Il problema di Monty Hall: tre porte, due capre, una macchina; scegli una delle porte, ma, prima di aprirla, un'altra persona, cosciente della collocazione dell’autovettura, rivela una capra e ti propone di cambiare; qual è la scelta giusta? Rimanere davanti alla porta iniziale o accettare l’offerta? Sorprendentemente, non è indifferente: il calcolo delle probabilità suggerisce di corrispondere all’invito della persona informata sui fatti. Ian McEwan traspone questo paradosso matematico, che fece arrovellare le menti degli statunitensi negli anni ’90, quando il conduttore Monty Hall lo propose a un concorrente del gioco a premi Let’s Make a Deal, nel mondo della letteratura, edificandovi sopra una spy-story deliziosa, che fa della sfacciata letterarietà delle situazioni e dei personaggi la sua linfa vitale. In Sweet Tooth ogni personaggio è convinto di essere un Pigmalione, di stare foggiando a suo piacimento gli altri: ma chi tesse realmente le fila del gioco? Chi è il pezzo di marmo destinato a diventare Galatea?
Serena Frome ama la letteratura e, per questo motivo, quando un professore di Cambridge col quale ha una relazione clandestina, Tony Canning, le propone di entrare nell’MI5, abbandonando, così, gli studi matematici imposti dalla madre, accetta senza esitazione. Il lavoro, da principio, è noioso, consiste solo nell’intercettare messaggi di possibili spie russe che si rivelano puntualmente dei tiepidi simpatizzanti innocui, ed è reso ancora più insopportabile dalla fine improvvisa della relazione col professore. Tuttavia, allorché Serena Frome è scelta per il programma Sweet Tooth e le viene assegnato il compito di arruolare tra le fila della propaganda americana un promettente scrittore, Tom Haley, la sua vita cambia radicalmente, divenendo una pedina dei giochi pericolosi della Guerra fredda.
Tutti i personaggi di Sweet Tooth credono di conoscere una verità nota solo a loro e, confidando su questa convinzione, tentano di manipolare gli altri, con l’intento di renderli delle marionette foggiate a loro immagine e somiglianza, non riuscendo, tuttavia, ad emergere alla consapevolezza di non essere giocatori, ma solo pezzi della scacchiera che possono muoversi solo in una direzione.
Serena è un personaggio complesso, volubile, che nello svolgersi della vicenda va incontro a due metamorfosi fondamentali, che, di volta in volta, la rendono equipollente all’immagine che qualcun altro ha di lei: la giovane studentessa, infatti, nonostante abbia una mente brillante, è una donna che, costretta dalla madre a studiare discipline scientifiche, non riesce a brillare come dovrebbe, ma che, annegata dalla noia e dalla delusione, si espone continuamente a pericoli di cui non è consapevole. La prima metamorfosi avviene per opera del professor Canning, che con i suoi insegnamenti concede a Serena un nuovo futuro e un lavoro, ma che la rende una spia incosciente. Il Pigmalione della seconda, invece, è Tom Haley, scrittore seducente e scaltrito, che risveglia la femminilità di Serena, dando vita a un corpo che, ormai da anni, era scivolato nell’apatia.
Squisitamente letteraria è la costruzione del romanzo, che presenta al suo interno diversi racconti di secondo livello, inseriti col pretesto di essere un prodotto della penna di Tom Haley: essi riflettono la trama dell’opera senza invadenza, indicando chiavi di lettura sorprendenti dell’intera vicenda, in una costruzione che ricorda le Metamorfosi di Apuleio. In particolare, uno di questi ha proprio l’intento di mostrare come l’intero romanzo sia una rivisitazione del mito di Pigmalione, impreziosita dalla consapevolezza dell’alienazione contemporanea, che, svuotando di poesia la narrazione ovidiana, la rende lo specchio dei patologici desideri dell’uomo del Ventesimo secolo. Il racconto narra la storia di Neil Carder, un uomo ricco e noioso, divorziato dalla moglie dopo meno di un anno di matrimonio, che spende la sua vita nella monotonia e nell’inattività. Un giorno, passando davanti alla vetrina di un negozio, Neil vede un manichino fermo di fronte a un manifesto e se ne innamora perdutamente; entrato nella boutique, lo compra insieme a diversi abiti ed accessori femminili. Gli dà nome Hermione e vive con esso una passione bruciante, la quale, tuttavia, si esaurisce in appena una settimana, quando Neil inizia a sospettare di un tradimento della “sua donna” con la domestica di casa.
Questa breve narrazione mostra come la società contemporanea abbia privato gli uomini di autenticità, alienandoli in un mondo grigio, privo di arte, di emozioni, di miracoli. Ciò che manca alla storia di Neil rispetto a quella dello scultore cipriota è una Venere che vivifichi la sua Hermione: non c’è più posto nella narrazione contemporanea per le divinità e per l’irrazionale, le statue sono destinate a rimanere tali. McEwan svuota il mito di Pigmalione di ogni forma di lirismo, presentandone una rivisitazione dominata dall’insania e dalla patologia. Queste riflessioni si proiettano sulla trama principale del racconto: i vari protagonisti della storia non sono né demiurghi né creta informe; sono dei manichini che si fingono uomini, ma che, in realtà, sono imprigionati in un’apatica rassegnazione frutto di una società di cui sono perfetti interpreti. Lo stesso romanzo, con la sua trama quasi stereotipica, è una denuncia della mancanza di forza creativa nell’uomo contemporaneo.
Nota dell'autore
Giunto alla conclusione del ciclo di articoli sulla ricezione del mito di Pigmalione nella storia della letteratura, ringrazio il professore Francesco Ursini e la dottoressa Francesca Salvatori per avermi concesso la possibilità di pubblicare sul sito della AICC Delegazione di Roma Sapienza, aiutandomi a perfezionare il mio stile e le mie conoscenze.
L'autore
Daniele Maria Falciglia è nato a Enna il 24 ottobre 2005. Ha frequentato il liceo scientifico “E. Majorana – A. Cascino” di Piazza Armerina, dove ha conseguito il diploma nel 2024. Nello stesso anno è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Alfiere del Lavoro per meriti scolastici. Dal 2024 è uno studente del Corso di Laurea in Lettere Classiche presso la Sapienza Università di Roma e frequenta il Collegio Universitario di Merito dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro – Pozzani”.