Una farfalla vola fragile per l’aria: cela un uomo che fugge dal fuoco; non è un miracolo: l’essenza di farfalla vive nell’animo dell’uomo da sempre, il milagro esiste sullo stesso piano della realtà ed è verità tanto quanto essa. L’America Latina è una terra magica, legata alla forza ancestrale della natura, popolata da divinità teriomorfe nascoste nei fiumi, dove la metamorfosi è una fede incrollabile che riconnette l’uomo all’elan vital e al ciclo di creazione e distruzione cosmica. Alejo Carpentier, con il suo Il reino de este mundo, pietra miliare della cultura cubana, rilegge il mito di Pigmalione con una sensibilità neopagana, spiegandolo come miracolo naturale.
El reino de este mundo è un romanzo del 1949 di Alejo Carpentier, scrittore, giornalista, librettista e critico letterario cubano. L’opera, divenuta ben presto il manifesto del real maravilloso, narra la storia di Ti Noél, uno schiavo ad Haiti, che, dopo essersi affrancato dal suo padrone, appoggia la rivolta promossa da Mackandal e Bouckman (quest’ultimo personaggio realmente esistito), che porta alla destituzione del re Cristophe. Compiuta la sua missione, Ti Noél torna a vivere nella casa del suo padrone, ormai morto, praticando la magia e la metamorfosi. All’interno di questa vicenda è inserita la storia di Solimàn, schiavo massaggiatore di Paolina Bonaparte innamorato follemente della sua padrona e costretto a separarsene.
Descrivere il real maravilloso cubano come un movimento letterario è quantomai riduttivo: non è una moda artistica, bensì una fede, un modo di concepire il reale e viverlo; ecco perché sarebbe errato tradurlo come realismo magico. Alejo Carpentier nell’introduzione al romanzo spiega che abbracciare il real maravilloso non significa introdurre elementi magici nel reale trasponendo metaforicamente il proprio sé in essi come tipico del romanticismo europeo o considerandoli frutto del subconscio come per il Surrealismo, ma vuol dire credere fermamente che i miracoli siano parte integrante della storia di un popolo e siano realmente operanti. El reino de este mundo, infatti, è un romanzo storico che narra la rivoluzione haitiana con precisione e accuratezza: che Mackinder sia sfuggito alle fiamme tramutandosi in farfalla non è invenzione poetica, è fatto storico.
Todos sabían que la iguana verde, la mariposa nocturna, el perro desconocido, el alcatraz inverosímil, no eran sino simples disfraces. Dotado del poder de transformarse en animal de pezuña, en ave, pez o insecto, Mackandal visitaba continuamente las haciendas de la Llanura para vigilar a sus fieles y saber si todavía confiaban en su regreso. De metamorfosis en metamorfosis, el manco estaba en todas partes, habiendo recobrado su integridad corpórea al vestir trajes de animales.
Tutti sapevano che l'iguana verde, la falena notturna, il cane sconosciuto, il pellicano improbabile, non erano altro che semplici travestimenti. Dotato del potere di trasformarsi in un animale con gli zoccoli, in un uccello, un pesce o un insetto, Mackandal visitava continuamente le piantagioni della Piana per controllare i suoi fedeli e verificare se confidavano ancora nel suo ritorno. Di metamorfosi in metamorfosi, il monco era ovunque, avendo ritrovato la sua integrità corporea indossando spoglie animali.
(Traduzione dell'autore)
Le Metamorfosi di Ovidio sono un intertesto fondamentale dell’opera, che ne riprende temi e stile. In particolare, anche nel romanzo di Carpentier c’è una Galatea che prende vita: Paolina Bonaparte, infatti, lascia un segno tanto profondo nell’animo di Solimàn che, quando questi giunge a Villa Borghese e vede la sua statua scolpita dal Canova, riesce a ritrovarvi il calore del suo corpo. La Galatea di Carpentier, tuttavia, non è solo un oggetto passivo di metamorfosi ma anche un oggetto attivo: la sua sensualità riporta il proprio Pigmalione-Solimàn alla sua natura più ferina, risvegliando le sue passioni ancestrali.
Palpó el mármol ansiosamente, con el olfato y la vista metidos en el tacto. Sopesó los senos. Paseó una de sus palmas, en redondo sobre el vientre, deteniendo el meñique en la marca del ombligo. Acarició el suave hundimiento del espinazo, como para volcar la figura. Sus dedos buscaron la redondez de las caderas, la blandura de la corva, la tersura del pecho. Aquel viaje de las manos le refrescó la memoria trayendo imágenes de muy lejos […]. Con voz terrible, como si su pecho se desgarrara el negro comenzó a dar llamadas grandes llamadas, en la vastedad del Palacio Boghese.
Toccò il marmo con mani avide, e odorato e vista si trasferirono nelle dita. Toccò il seno. Fece scorrere il palmo sul ventre e il mignolo si fermò nella depressione dell’ombelico. Accarezzò la tenera curva della schiena, come per voltare il corpo. Le dita cercavano i fianchi rotondi, le delicate cosce, la purezza del seno e ritrovarono lontani ricordi, gli riportarono dimenticate immagini […]. Con un grido terribile, come se gli sfondassero il petto, il negro prese a urlare, più forte che poteva nel vasto silenzio di palazzo Borghese.
(Traduzione di Adriana Pellegrini, 1959).
Tanto profonda è l’influenza del poema ovidiano che questa descrizione, riportata nella traduzione di Adriana Pellegrini del 1959, sembrerebbe essere un frutto sofisticato della penna del poeta di Sulmona, il quale possedeva l’abilità demiurgica di rendere vive le immagini descritte non meno del Pigmalione del suo mito. Questa, dunque, è una prova tangibile della portata della diffusione dell’opera del nostro, che è riuscito a giocare un ruolo da protagonista anche in una delle opere più significative della cultura cubana.
L’ultimo articolo del ciclo riporterà nuovamente l’attenzione alla letteratura europea, ricercando influenze di Ovidio nella narrativa contemporanea.
L'autore
Daniele Maria Falciglia è nato a Enna il 24 ottobre 2005. Ha frequentato il liceo scientifico “E. Majorana – A. Cascino” di Piazza Armerina, dove ha conseguito il diploma nel 2024. Nello stesso anno è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Alfiere del Lavoro per meriti scolastici. Dal 2024 è uno studente del Corso di Laurea in Lettere Classiche presso la Sapienza Università di Roma e frequenta il Collegio Universitario di Merito dei Cavalieri del Lavoro “Lamaro – Pozzani”.