Se tutto fosse andato secondo i piani, ieri avremmo avuto una mattina di meritato riposo ed una senz'altro bella visita di Arequipa. Invece è andata come andata ed oggi siamo qui pronti a riprendere il nostro viaggio, con un po' di rammarico per le cose perse.
Il gruppo si allarga con nuovi compagni di viaggio, quindi aumenta di dimensioni pure il pullmino e cambia la guida turistica, che per oggi si chiamerà Àlvaro.
Lo scopo principale di Àlvaro è quello di farci sopravvivere all'andare dagli attuali m. 2.335 d'altitudine ai m. 3.830 del Lago Titicaca, passando per un altipiano che tocca quota m. 4.528. Pertanto, la prima sosta è per l'acquisto di Gatorade, certi tipi di caramelle e di foglie secche da masticare, comunque il tutto a base di coca (!). Ok, credo non serva specificare che ci faremo della pianta naturale e non della droga da essa derivata, vero?
Alle prime avvisaglie della strada in salita, Àlvaro chiede la nostra attenzione per un antico rituale. Prendiamo dal nostro sacchetto le tre foglie di coca più belle - una per il mondo del cielo e il suo condor, una per il mondo dove siamo e il suo puma, una per il mondo del sottosuolo e il suo serpente - facciamo un pensiero, una preghiera, alla Pachamama (Madre Terra) e ad essa le restituiamo gettandole dal finestrino.
Reciprocità. Noi prendiamo dalla Pachamama e a lei restituiamo per gratitudine. Se l'equilibrio si incrina, ecco terremoti, eruzioni o altro come per dire "prendi molto, dai poco, come la mettiamo?". Da qui i sacerdoti che fanno sacrifici, anche umani, per cercare di sistemare il maltorto. Reciprocità. Molto bella questa parola e suggestivi i gesti e i significati.
A seguire, la vera e propria somministrazione delle foglie di coca: bisogna impilare una dozzina di foglie e appallottolarle intorno a un catalizzatore (è già contenuto nel sacchetto acquistato, il nostro era la buccia marcia della banana), poi mettere la pallina in bocca tra i denti e la guancia, indi ogni tanto ciucciare. La somministrazione in tale modo del principio attivo della coca, insieme a una giusta idratazione e al stare calmi e tranquilli senza agitazione, ci aiuterà a superare anche questa ulteriore prova peruviana.
La Strada da Arequipa a Juliaca attraversa una delle riserve più belle del Perù: la Reserva Nacional Salinas y Aguada Blanca, una vasta distesa andina con decine di vulcani, tra tutti i El Misti e Chachani (uno di questi proprio in eruzione durante il nostro passaggio, comunque era molto lontano da noi), e una fauna selvatica che si è adattata a sopravvivere in un ambiente ostile, tra la quale la vigogna e i fenicotteri, qui debitamente tutelati. Dopo una sosta per gustare uno squisito mate (tisana) con in infusione delle erbe del luogo, oltre alla coca (anche questo fa parte del processo di adattamento all'altitudine), arriviamo a toccare quota m. 4.528 in quel di Crucero Alto.
Attraversiamo la cittadina di Juliaca, a detta di Àlvaro la più brutta dell'intero Perù.
Le torri funerarie di Sillustani si stagliano anche per una dozzina di metri d'altezza, con sullo sfondo lo spoglio paesaggio della penisola del Lago Umayo. Gli antichi colla, la popolazione che un tempo dominava la regione del Lago Titicaca, erano una tribù guerriera di lingua aymarà che in seguito fu assorbita dagli incas. I colla usavano seppellire i nobili proprio in queste torri funerarie chiamate chullpas. Queste strutture cilindriche custodivano le spoglie di interi gruppi famigliari, insieme a grandi quantità di cibo e oggetti personali destinati ad accompagnare e defunti durante il viaggio nell'aldilà. Le pareti esterne, realizzate con massicci blocchi di pietra, sono a volte decorate (come lo vediamo con una lucertula).
Nelle vicinanze del sito ci sono delle caratteristiche fattorie costituite da più edifici racchiusi da delle basse mura, alle quali si accede da un arco sormontato da dei simpatici e curiosi tori. Le popolazioni locali non conoscevano questi animali sino all'arrivo degli spagnoli e, vedendoli così imponenti, li hanno assunti a simbolo di forza, di sicurezza, così da metterli all'ingresso a mò di difesa della fattoria. Quante storie affascinanti ci sono da questa parte del Mondo!