Mentre del nonno Pedrin i ricordi sono più fanciulleschi e mitici per la nonna Palmira sono già mediati dalla coscienza. Pur ricordando tanti fatterelli dell’infanzia (una volta le rivelai che io e Mauro la chiamavamo il tacchino Dig Da Dig supponendo una qualche rassomiglianza con il più amato dagli americani e suscitando una malcelata offesa durata un mese) i ricordi più cari sono quelli della sua vecchiaia.
Infatti, un po’ per noia, un po’ per sollevare la mamma dalle varie incombenze e, non ultimo per affetto, per molti anni mi recavo con frequenza plurisettimale a visitarla partendomene il pomeriggio dalla nuova abitazione di Via Opisso. Per certo verso le conversazioni erano spassose del tipo che le donne che ai suoi tempi andavano a Genova erano delle bagasce e di un tale che dal poggiolo tagliava con un coltello le trombe marine. Comunque la nonna era ormai vecchia e tendeva a ripetere più o meno sempre le seguenti cose:
- le era piaciuto tantissimo il suo Pedrin
- detestava fortissimamente la di lui sorella Cateinin
- aveva un po’ di dolore alle ossa.
Su quest’ultima faccenda in particolare aveva preso l’abitudine di prendere una pastiglia di Optalidon quotidianamente. Dopo un po’ scoprì che l’effetto migliorava con un goccino di cognac. Negli ultimi tempi, quando le visite erano quasi quotidiane per via dell’impossibilità di muoversi di casa a causa delle quattro rampe di scale, il consumo era salito ad un flacone di Optalidon ed una bottiglia di Stock alla settimana.
Ma l’argomento più ricorrente riguardava le mie ipotetiche fidanzate che mi attribuivaa causa di un aspetto furbesco che non credo di aver avuto. Sperava infatti che prima o poi mi sarei presentato con un Pedrin al femminile e sperava anche di vedere prima o poi dei nipotini.