Scrivo queste cose su sollecitazione del mio consorte che si è fissato di trasmettere ricordi. In realtà, proprio perché abbiamo vissuto con il nonno per tanto tempo insieme non mi pare di aver nulla da dire.
Il nonno, rimasto vedovo molto giovane, abitò prima con le figlie e successivamente al loro matrimonio con i miei genitori. Alla mia nascita, sperando in un maschietto, disse ‘n’atra figgia’ ma fu poi un balio perfetto. Ricordo infatti che con lui, emulando una improbabile televisione, infilavo il ‘Corriere dei Piccoli dietro il vetro del forno della cucina economica.
I miei ricordi lo riassumono da sempre pensionato. In realtà egli lavorò come ponteggiatore nei cantieri navali di Genova-Sestri Ponente dopo aver perso il posto nelle ferrovie dello stato, ai tempi del fascismo, in ragione delle sue opinioni politiche. Già in pensione comunque, le origini contadine lo tradivano nell’andare ad aiutare, per modico compenso un floricoltore in viale Modugno a Pegli o i parenti pegliesi nelle Grillee (dal genovese: Case dei grilli) o nella cerca dei funghi in cui talora mi coinvolgeva, bambina.
Trasferitici dalla abitazione di Genova-Sestri Ponente a Genova-Pegli con sua grande soddisfazione, ritornando al paese natio, era uso festeggiare la domenica con grande solennità, tramite un pacchetto di canestrelletti del Carruba’ (letterale: venditore di carrube – Se non sapete cosa sono le carrube, buone per cavalli e cristiani, dovete provare l’antenato della Coca Cola. E se non sapete cos’è la Coca Cola vuol dire che da quando ho scritto ‘ste cose è passato veramente tanto tempo).
Negli ultimi anno il suo passatempo favorito era recarsi al lanternino o all’INFRA. Quest’ultima era una società dopolavoristica Pegliese che sorgeva vicino al greto del torrente Varenna dove si poteva guardare giocare a bocce oziando sotto gli alberi e bevendosi un bicchiere di vino.
Nonostante la forte fibra, che nella maturità gli consentiva di portare un sacco di patate a piedi da Piampaludo a casa a Pegli, la malattia alla vescica combattuta per diversi anni alla fine ebbe la meglio.
Dopo aver scritto con l’aiuto del citato consorte, Gianni, a lui è venuto il dubbio che post mortem di lui non sappia dire altro che ‘lavorava in banca’.