Gea, Portatrice di Vita
Il seguente link rimanda alla registrazione della nostra composizione:
https://drive.google.com/drive/folders/1I4M5BvjZNavG7hEHPerWYe3F_mkJr4bk
(esecutori: Andrea Papillo - pianoforte; Emanuele Lupano - pianoforte. Registrazione effettuata presso l’aula 35 del Conservatorio Antonio Vivaldi di Alessandria)
A) Diamo una mano a Gustav.
Ascoltando la musica di Holst, abbiamo avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Tuttavia come poter dire che l'opera del nostro adorato compositore sia incompleta? Marte, Venere, Giove, Nettuno…ogni pianeta ha un suo movimento, una sua melodia, cosa si potrebbe ancora aggiungere? A quel punto ci siamo resi conto che proprio alla Terra, pianeta straordinario e unico nel suo genere, almeno tra quelli che orbitano intorno al Sole, scrigno prezioso in cui il Sistema Solare gelosamente custodisce il grande tesoro della vita, Holst non ha dedicato nemmeno un paio di note. Abbiamo quindi deciso di completare noi stessi il lavoro di Holst, scrivendo un movimento dedicato alla Terra.
B) Il titolo.
Mantenendo l'elemento comune al nome di tutti i movimenti, per cui ogni pianeta è portatore di qualcosa, abbiamo pensato che il titolo più adatto ad una composizione dedicata alla Terra fosse “Gea, Bringer of Life”. Gea, in greco antico "Γῆ", per mitologia greca rappresentava la forza divina della Terra. Madre di molti figli, tra cui Urano (il cielo), Ponto (il mare) e i dodici Titani, a loro volta progenitori degli dei dell'Olimpo, era considerata l'origine stessa della vita: proprio per questo abbiamo pensato di definirla "Portatrice di Vita".
C) I temi e l'ispirazione.
Componendo “Gea, Bringer of Life” abbiamo immaginato di spostarci fisicamente all’interno di uno scenario primordiale ai tempi della nascita del Sistema Solare e dei pianeti che ne fanno parte, simile a quello immortalato nella celeberrima immagine intitolata “Pale blue dot” scattata dalla sonda Voyager 1 in viaggio ben oltre l’orbita di Nettuno a 6 miliardi di chilometri dalla Terra. La musica che abbiamo scritto è una narrazione sonora di questo viaggio spazio-temporale e rispecchia le sensazioni e le emozioni che la sua idea provoca in noi. Dall’immensità dello spazio siderale, vuoto, misterioso e meraviglioso, ci siamo avvicinati alla grande nube di polvere e gas che avrebbe dato origine al Sistema Solare. Ci siamo fermati a osservare, mentre questo vortice di polvere si metteva a ruotare su sé stesso e a diventare incandescente, così tanto da generare, infine, il cuore del nostro Sistema Solare, il Sole, e con il materiale rimanente, i pianeti con i loro satelliti e gli asteroidi. Poi, nelle profondità del Sistema Solare, abbiamo scorto un piccolo pallino luminoso, spoglio ed indefinito, ignoto, dal quale certamente non ci si può aspettare granché.
Pian piano, abbiamo raggiunto questo piccolo pianeta, e con grande sorpresa lo abbiamo scoperto essere tempestoso, flagellato da violente bufere, tuoni, fulmini ed eruzioni vulcaniche, mosso da forti piogge e tormente. Era la nostra Terra, alle origini della sua formazione. Ma così come dopo ogni tempesta viene il sole, dopo quelle tormente venne uno spiraglio di luce, dal quale, in modo unico e irripetibile, come in nessun altro luogo del cosmo intero - per quanto conosciamo fino ad ora sull’Universo, nonostante la speranza che non sia davvero così non morirà mai -, come un raggio di sole che trafigge le nuvole, come un fiore che sopravvive all’incendio di una foresta, con trascendentale forza di creazione, dal buio più profondo, è nata la vita stessa.
D) Struttura.
Per descrivere musicalmente tutto ciò, abbiamo scritto tre temi, che si alternano senza uno schema compositivo specifico. E’ per questo quindi che si parla di una “fantasia”.
La tonalità d’impianto è sol maggiore, ma nell’introduzione, con la quale abbiamo voluto trasmettere la sensazione della vastità dello spazio e della nube di polvere, ignota e oscura, da cui nasceranno il Sistema Solare e la Terra stessa, non vi è una netta conferma della tonalità: vengono sfruttati accordi “vuoti”, senza la terza, che identifica il modo minore o maggiore, e la scala pentatonica di sol, che fa sembrare veramente questa melodia sospesa nel vuoto. La musica che ascoltiamo abitualmente si definisce “tonale” in quanto le diverse note presenti nella scala (dette più genericamente “gradi”) sono definite da intervalli ben delineati, a seconda dei quali si può parlare di tonalità maggiori o minori. Le prime, generalmente danno una sensazione di gioia e piacevolezza, le seconde suonano più cupe e malinconiche al nostro orecchio. Le scale pentatoniche invece, sia per i suoni che le caratterizzano sia per il modo in cui vengono utilizzate, non trasmettono né una sensazione di gioia pura nè tantomeno di una malinconia troppo invadente: per questo abbiamo sfruttato la scala pentatonica di sol nella parte di introduzione, lasciando l’ascoltatore in una situazione emotivamente molto indefinita e, per l’appunto, sospesa. L’introduzione continua nella tonalità di mi bemolle, questa volta con l’introduzione di due suoni che risultano nuovi all’orecchio dell’ascoltatore: la quinta aumentata e la terza maggiore, che avvicinano alla tonalità di mi bemolle maggiore ma fanno comunque percepire una certa sospensione armonica. La tensione aumenta, culminando nel momento in cui il basso (la voce più grave suonata dal pianoforte) si sposta sul la, che tuttavia non identifica l’introduzione di una nuova tonalità: si resta in mi bemolle, che però è parte di un accordo dissonante - una settima diminuita - che crea una forte tensione.
Cromaticamente ci si sposta sulla dominante di sol maggiore e finalmente si apre l’esposizione del primo tema, il “Tema della Vita”, in sol maggiore - caratterizzato sia da accordi completi sia incompleti, che quindi mantengono l’atmosfera sospesa dell’introduzione. Ci teniamo a far notare una particolarità: nell’introduzione, armonicamente parlando, ci si sposta dal Sol, al Mi bemolle, per poi andare al La. Queste tre note, nella dicitura anglosassone, che sfrutta le lettere dell’alfabeto dalla A alla G, per nominare le note rispettivamente dal La al Sol, formano proprio la parola “GEA”. In questo ci siamo ispirati al grandissimo J.S. Bach, il quale inserisce, in varie delle sue composizioni, il tema “BACH”, che utilizza le note Si bemolle, La, Do, Si naturale (in quanto quest’ultimo viene indicato con la lettera H nella dicitura tedesca).
Ci stiamo avvicinando alla Terra e ne scorgiamo sempre meglio i contorni: il pianeta stesso sta prendendo vita dallo stesso magma incandescente che lo costituisce. Il Tema della Vita viene riproposto ed elaborato, questa volta con un’atmosfera più dolce e malinconica. Il passaggio alla tonalità di Mi bemolle viene usato questa volta come passaggio modulante per arrivare a re minore, la tonalità del secondo tema.
Il secondo tema, il “Tema della Pioggia”, è in tempo ternario e richiama le tormente e le tempeste che flagellano la Terra dopo la sua formazione: partendo da poche e lievi note, il tema si ripete, in un crescendo che porta all’immagine delle tempeste più violente e distruttive. L’esecutore che non suona il tema interviene suonando degli accordi fortemente dissonanti, in particolare Mi eccedente e Sol diminuito, presi in unisono o arpeggiati: simboleggiano i tuoni e i fulmini, irregolari, spaventosi e potenti, che squarciano il cielo in preda alla tormenta, illuminandolo.
La tempesta si placa, e ritorna la tonalità di sol maggiore, con l’esposizione del terzo ed ultimo tema, il “Tema del Vento”. Si tratta di un vento inteso sia come fenomeno atmosferico sia metaforicamente come simbolo del cambiamento e della novità, dell’evoluzione. La sensazione del vento viene trasmessa da una dinamicità del ritmo totalmente nuova e più energica, tramite l’uso della figura ritmica delle quintine. Il Tema del Vento alterna le tonalità di Sol maggiore e Mi bemolle maggiore. I due esecutori si scambiano nel ruolo di eseguire il tema, e alternativamente suonano delle frasi melodiche che arricchiscono l’armonia e creano la sensazione del movimento inarrestabile del vento, della dinamicità del pianeta che si evolve, plasmato dalle forze della natura. Raggiunto l’apice dell’intensità del Tema del Vento, ricompare il Tema della Vita. E’ nata la vita, sul puntino piccolo e insignificante venuto dal vuoto del cosmo che noi chiamiamo Terra. Si riconferma la tonalità di Sol maggiore, e “Gea, Portatrice di Vita” si conclude, con un ultimo accenno al Tema della Vita.
E) Strumentazione e orchestrazione.
Il movimento è scritto per due pianoforti. Tuttavia non si tratta di una composizione in cui i due pianoforti suonano sempre insieme, seguendo uno stesso andamento e una stessa intensità - sia espressiva sia dinamica. Vi sono momenti in cui un esecutore tace, come nell’introduzione, in cui la dinamica è così delicata e la melodia sussurrata, che il suono di due pianoforti risulterebbe troppo pieno. In altri momenti, come nel Tema della Pioggia o nel Tema del Vento, i esecutori interagiscono: mentre il primo suona la parte “principale”, tematica, sorretta da un’armonia ora più ricca e ora più scarna, a seconda delle scelte espressive, l’altro contribuisce ad accentuare il colore di ciascuno dei temi suonando melodie ritmicamente e armonicamente in accordo o in totale contrasto con il tema. Il pianoforte che in una data sezione non esegue la parte tematica, quindi, sostiene l’espressività del tema, aggiungendo idee melodiche che lo arricchiscono o ricordano temi di altre sezioni, che vengono a mescolarsi tra loro, oppure, al contrario, suona accordi fortemente contrastanti con esso, creando momenti di forte tensione e pungente dissonanza.