Il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Istituto Tecnico “Lorenzo Mossa” di Oristano ha dedicato un’intera mattinata a iniziative, performance e laboratori, coinvolgendo studenti e studentesse di diverse classi in un percorso di riflessione collettiva.
Attraverso parole, gesti simbolici, attività creative e momenti di confronto, la scuola ha voluto ribadire il suo impegno nella sensibilizzazione contro la violenza di genere e nella promozione di una cultura basata sul rispetto, sull’ascolto e sulla responsabilità.
Nel piano terra dell’Istituto, la classe 2S ha presentato un progetto dedicato al linguaggio con cui i media raccontano la violenza sulle donne.
Il percorso dal titolo “Il potere delle parole” è stato pensato per analizzare come i titoli dei giornali e le scelte lessicali possano influenzare la percezione dei femminicidi.
L’attività si è aperta con la lettura di titoli di giornale reali, spesso formulati in modo da attenuare la responsabilità dell’assassino o presentare il delitto come un gesto emotivo. Gli studenti hanno analizzato criticamente espressioni come “L’ha uccisa perché lo voleva lasciare” oppure “È stato un raptus”, evidenziando come queste narrazioni possano distorcere la realtà.
La classe ha poi illustrato i principi del Manifesto di Venezia, documento che invita a un giornalismo più consapevole e rispettoso.
La presentazione si è conclusa con un’attività simbolica: la campana del rispetto, un percorso rosso a terra su cui gli studenti hanno collocato messaggi come “Se ti fa paura non è amore” o “Se ti isola dal mondo non è amore”: un modo immediato per riconoscere i segnali della violenza.
Alessia e Daria
Un altro spazio della mattinata è stato dedicato al progetto “Piccola impresa al femminile”, un’iniziativa volta a far riflettere gli studenti sulle dinamiche delle relazioni tossiche e sulla prevenzione della violenza.
All’interno del percorso era presente anche “L’albero della gentilezza”, simbolo dei comportamenti e dei valori necessari per costruire relazioni sane. Gli studenti hanno osservato e discusso i segnali che spesso anticipano una relazione violenta: il bisogno di controllo, la gelosia eccessiva, i commenti svalutanti, l’isolamento dalla rete sociale.
Il progetto mirava a far sviluppare consapevolezza e incoraggiare i ragazzi a rivolgersi a qualcuno di fiducia quando vivono situazioni che generano disagio o paura.
Dal nostro punto di vista, si è trattato di un progetto semplice ma estremamente efficace, capace di trasmettere messaggi immediati e utili per la vita quotidiana.
Asia e Chiara
Un altro momento della giornata è stato dedicato alla lettura di testi poetici e di un monologo originale.
Abbiamo partecipato alla recitazione di poesie come “Non è l’amore quello che fa male”, “Mai più silenzio”, “Non doveva accadere mai più” e “Canto e ballo sardo in onore a questa giornata”. Questi testi hanno invitato tutti a un’intensa riflessione sulla violenza e sulla necessità di cambiare il modo in cui viene percepita.
La parte più coinvolgente è stata il monologo “Mi chiamavo Alice”, scritto dalla studentessa Anna Steri, che dà voce alle donne che subiscono abusi e non riescono a essere ascoltate. Il racconto, semplice ma potente, rappresenta la storia di una ragazza vittima di violenza e, allo stesso tempo, la sofferenza di molte altre.
Durante la mattinata abbiamo anche intervistato alcuni studenti che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento. Tutti hanno sottolineato l’importanza di proporre iniziative di questo tipo in modo continuativo, perché aiutano a comprendere meglio la realtà che ci circonda.
Parole, testimonianze e silenzi hanno unito studenti e insegnanti in un momento condiviso di consapevolezza.
Lorenzo e Tommaso
“I 15 motivi di Giulia Cecchettin”: una performance per ricordare e riflettere
Nel corridoio della scuola, le classi 3L e 4H, guidate dalle docenti Antonella Desogus e Valerie Lecca, hanno presentato la performance “I 15 motivi di Giulia Cecchettin”.
Quindici frasi, ognuna accompagnata da un gesto, un oggetto o un colore, hanno dato voce al ricordo di Giulia e a tutte le donne vittime di violenza.
Il rosso, simbolo del sangue versato, ha aperto la sequenza; il silenzio finale, intenso e condiviso, l’ha chiusa, creando uno spazio di riflessione collettiva. Gli studenti hanno curato letture, foto, video e organizzazione, contribuendo a un lavoro corale in cui creatività, educazione civica e memoria si sono intrecciate.
L’obiettivo era duplice: ricordare Giulia e sensibilizzare i ragazzi sul fatto che la violenza di genere è un problema reale, vicino e urgente. La performance ha mostrato una scuola capace di educare non solo attraverso le discipline, ma anche attraverso l’empatia, il rispetto e l’impegno civile.
Eleonora e Michelle
Le attività svolte il 25 novembre hanno ricordato a tutta la comunità scolastica che la violenza non è un tema distante, ma un problema che coinvolge la società intera.
Attraverso progetti, parole, gesti e momenti di ascolto, gli studenti hanno avuto l’occasione di confrontarsi con storie difficili e riflessioni profonde.
Questa giornata ha insegnato che dire no alla violenza non è una formula rituale, ma un impegno quotidiano: riconoscere i segnali, ascoltare chi ha bisogno, usare le parole con responsabilità e costruire relazioni basate sul rispetto.
Un percorso che la nostra scuola continuerà a coltivare, nella speranza di contribuire alla formazione di una comunità più consapevole e solidale.
L'intervista a due studenti del istituto