LE API
UN BENE PREZIOSO
L’ape, uno degli animali più importanti e in pericolo del nostro pianeta, ha una vita laboriosa che parte dalla cella in cui nasce fino al suo continuo lavoro e alla sua morte. Ma com’è organizzato l’alveare? Come si produce il miele? E perché le api sono in pericolo?
Queste sono alcune delle domande a cui proverò a rispondere.
LE API e L’ORGANIZZAZIONE NELL’ALVEARE
Le api sono dotate di sei zampe e il loro corpo è suddiviso in capo, torace e addome. Sul capo si trovano le antenne e gli occhi, e spesso l’ape ha il torace peloso e l'addome di colore rosso-marrone con bande nere e gialle-arancione. Inoltre all'estremità dell'addome c’è un pungiglione collegato a una ghiandola di veleno.
Di solito in uno sciame che vive in un alveare si possono trovare 30 o 50 mila esemplari ed esistono 26 sottospecie riconosciute.
Le api si suddividono in tre categorie: il fuco, le api operaie e, la più importante, l’ape regina.
Ecco un’immagine per darvi un’idea delle forme e dimensioni di questi animali.
IL FUCO
Il fuco, che possiamo definire “l’ape maschio”, nasce solo durante la primavera dalle uova non fecondate e ha il compito di fecondare l’ape regina. Dopo il volo nuziale che compie la regina per accoppiarsi con altri fuchi (ma ve ne parlerò meglio quando presenterò la regina), questi dopo la fecondazione muoiono e vengono strappati
loro gli organi genitali. Essi sono privi del pungiglione, hanno una lingua corta e la loro corporatura è di 15-17 mm circa.
L’APE OPERAIA
Le api operaie sono quelle più piccole, infatti misurano 10-15 mm circa. Nascono dalle uova fecondate della regina ed hanno una vita breve che, più o meno, è di 40 giorni. Dopo tre giorni dalla deposizione nasce dall’uovo una piccola larva (simile ad un verme), che viene accudita e nutrita da altre api operaie adulte. Solo per i loro primi tre giorni di vita (sia larve che fuchi) verranno nutriti con pappa reale, molto più sostanziosa, mentre per il resto della loro esistenza mangeranno solo nettare e polline. In sei giorni le larve diventano pupe e crescono fino ad occupare tutto lo spazio disponibile all'interno della cella ( * vedi la foto) in cui si trovano, che poi verrà sigillata con della cera. In dodici giorni da pupe diventano vere e proprie api operaie e con questo iniziano anche a lavorare.
Il loro compito nella società nella prima settimana è quello di nutrire i fuchi, l’ape regina e le larve. Poi, finita la prima settimana, si occuperanno di produrre la cera, per ingrandire il favo e per tenere pulito l’alveare. Infine nell’ultima parte della loro vita potranno uscire a raccogliere il nettare per creare il miele e il polline per la pappa reale.
( * ) celle dei fuchi e delle api operaie
L’APE REGINA
L’ape regina è il capo delle api e misura 18-20 mm circa. E’ l’unica in grado di riprodursi e nella bella stagione può deporre fino a 2-3 mila uova al giorno.
NASCITA E ACCOPPIAMENTO
Nasce nella cosiddetta cella reale ed è l’unica nell’alveare che si nutrirà per tutta la vita di pappa reale. La pappa reale è un alimento prodotto dalle ghiandole delle giovani operaie che le consente di crescere più rapidamente, di essere più robusta e di vivere più a lungo. Infatti in media un’ape regina può vivere fino a 6-7 anni.
Quando questa esce dalla cella in cui si trova diventa un’ape regina vergine, cioè non fecondata. Tra il suo quinto/quindicesimo giorno di vita compie dei voli di perlustrazione, chiamati “voli nuziali”, all’esterno dell’alveare, dove si concentrano molti fuchi. Infatti in
questi voli l’ape regina dovrà accoppiarsi con dei fuchi; più alto sarà il numero di fuchi che la fecondano, più grande sarà la costanza nel tempo dell’ovodeposizione. Ai fuchi però dopo la fecondazione vengono strappati gli organi genitali.
cella reale
LE UOVA
Le diverse forme e dimensioni delle celle determinano la nascita di un’operaia, un fuco (se l’uovo non è fecondato) oppure di un’altra regina.
L’ape regina, per rendere sterili le altre api e per far capire che la sopravvivenza dell’alveare è in buone mani, produce delle particolari sostanze chimiche chiamate feromoni, che vengono diffusi attraverso un processo di nome “trofallassi”. Però, quando la regina invecchia o nell'alveare ci sono troppe api, questi feromoni non arrivano ovunque; per questo se la sovrana è vecchia le api operaie dovranno allevare in fretta un’altra regina che andrà a sostituirla. Ma se invece l’alveare è troppo pieno o la regina non riesce più a produrre uova costantemente (ciò succede dopo i suoi tre anni di vita), questa dovrà sciamare (cioè lasciare l’alveare) con una parte della colonia per creare una nuova dimora, mentre la vita nel primo alveare continuerà a proseguire con una nuova sovrana.
Se nell'alveare invece dovesse nascere una nuova regina in un momento di tranquillità, la vecchia sovrana dovrà uccidere la rivale in duello per mantenere la corona.
LA REGINA FUCAIOLA
Se l’ape regina non viene fecondata o se gli spermatozoi contenuti nella spermateca vengono esauriti, si parla di un’ape “fucaiola”. Questa sovrana per tutta la sua vita sarà in grado di deporre solo uova non fecondate, facendo nascere continuamente tantissimi fuchi; ciò comporterebbe la morte dell’intero alveare perché, non avendo più uova fecondate, le api operaie non potrebbero più allevare una nuova regina. In questi casi l’intervento dell’apicoltore è importante, ma generalmente le api dell’alveare sono benissimo in grado di cacciare la regina fucaiola e di allevare una nuova sovrana anche da sole.
IL CANTO DELLA REGINA
Le api regine emettono un vero e proprio canto, solo però in situazioni particolari: può essere prodotto da una vergine appena nata, per avvisare le altre ancora nelle cellette della sua presenza; oppure avviene per annunciare la nascita di una nuova regina all'interno dell'alveare, così da evitare scontri tra due regine; in un altro caso ancora, la vecchia ape regina che sta per sciamare produce il canto con l’intento di assicurarsi che venga eletta una nuova regina, in modo da non rischiare di lasciare le altre api senza una sovrana.
In tutti questi casi il suono prodotto dalla regina è un SOL# (SOL diesis) e lo studio di questo genere di richiami è molto importante perché può essere utilizzato per la previsione della sciamatura.
L’ALVEARE E IL MIELE
L’alveare è la casa delle api, formata da tante piccole celle.
Alla base della produzione del miele troviamo due fattori importanti: il nettare e la melata.
Il nettare è composto principalmente da acqua, zuccheri e da altre sostanze ed è la secrezione zuccherina di alcune particolari ghiandole della pianta chiamate “nettàri”, che si trovano principalmente alla base dei fiori. Questa sostanza ha il compito di attirare gli impollinatori che, raccogliendola, fecondano il vegetale che lo produce. Non tutte le piante producono lo stesso tipo e le stesse quantità di nettare, infatti alcune vengono definite “nettarifere”, che cioè risultano particolarmente importanti per il sostentamento delle api.
La melata invece è ricca di zuccheri, sali minerali ed enzimi ed è una sostanza zuccherina prodotta da particolari insetti parassiti delle piante. Le api la prendono direttamente dalle foglie.
Le api che raccolgono queste sostanze si chiamano “bottinatrici”, per via del prezioso “bottino” (cioè il nettare e la melata da cui poi ricaveranno il miele) che recuperano per il mantenimento di tutto l’alveare. Le bottinatrici possono volare fino ad oltre 3 km dalla loro dimora, se necessario, e una volta trovata una fonte di rifornimento tornano indietro indicando alle altre api quale strada percorrere. Le bottinatrici prendono queste sostanze raccogliendole nella borsa melaria (all’interno del loro corpo) e, quando questa si riempie, contenendo circa 40 mg, l’ape ritorna all’alveare.
All’interno della borsa melaria inizia la prima fase di trasformazione delle sostanze in miele. Infatti vengono aggiunti diversi enzimi che provengono direttamente dall’apparato digerente dell’ape. Giunta all’interno dell’alveare, la bottinatrice consegna il nettare raccolto ad altre api attraverso la trofallassi che consiste nel trasporto delle sostanze con il contatto bocca a bocca o lingua a lingua (o meglio ligula a ligula). Queste procedono con la lavorazione, aggiungendo altri enzimi e occupandosi dell’evaporazione dell’acqua in esso contenuta (ventilazione). Le celle che contengono il futuro miele vengono rivestite con uno strato di cera (opercolo) per proteggere e mantenere il contenuto.
PERCHÉ LE API SONO IN PERICOLO E COME POSSIAMO SALVARLE
Le api sono in serio pericolo, infatti ne stanno scomparendo tantissime in tutto il mondo. Ciò è causa di molti fattori, come il riscaldamento climatico, l’inquinamento ambientale, la perdita di molti habitat naturali… Ma la causa principale è la presenza di pesticidi e prodotti chimici; infatti questi danneggiano il sistema nervoso delle api facendole morire anche dopo contatti minimi con questi veleni. Inoltre possono provocare la perdita dell’orientamento, compromettendo le loro capacità cognitive.
Senza le api più del 70% dei cibi si estinguerebbe e per questo questi insetti sono fondamentali per la nostra sopravvivenza.
Per proteggere le api esistono vari modi, ma quelli più importanti sono: evitare l’uso di pesticidi e piantare fiori e piante come lavanda, girasole, rosmarino, salvia e calendula.
CURIOSITÀ
Le api hanno cinque occhi, due più composti ai lati del viso e tre più semplici che sono posizionati tra quelli più strutturati.
Il 20 maggio è la giornata mondiale delle api: la data è stata scelta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite perché coincide con la data di nascita di Anton Janša, il quale nel XVIII secolo fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne nel suo Paese natale, la Slovenia. Infatti fu proprio questo Stato a promuovere la celebrazione della giornata e a riconoscere il grande valore di questi insetti.
Le api utilizzano la danza come modo per comunicare.
La quantità di nettare raccolto da un’ape operaia per ogni viaggio di ricerca è di circa 30-50 mg. Con un peso corporeo di circa 0,1g, un’ape operaia può trasportare quasi la metà del suo peso corporeo in nettare. Quindi 10.000 api operaie devono fare 4 viaggi per produrre 1kg di miele.
Le api diventano aggressive solo quando percepiscono una minaccia per se stesse oppure per l'alveare. Infatti, per loro pungere equivale a morire perché il pungiglione, che ha dei dentelli e non si sfila una volta penetrato nei tessuti, è collegato agli organi interni dell'insetto.
Spero che queste informazioni vi siano state utili per conoscere meglio questi insetti e che vi abbiano fatto riflettere sull’importanza delle api.
Giorgia 1F, 28/05/2025
Vi racconto di uno dei miei fiori preferiti: il girasole, che con i suoi petali gialli e il suo pistillo color nocciola mi trasmette gioia e allegria.
La sua leggenda
La leggenda racconta che una giovane ninfa di nome Clizia era innamorata del Dio del Sole. Apollo sentendosi lusingato la abbandonò, la ninfa pianse ininterrottamente per nove giorni seduta su un campo senza mai togliere lo sguardo dal sole.
La leggenda narra che il suo corpo si trasformò in un telo, i suoi piedi in radici e i suoi capelli divennero una corolla gialla. Clizia si trasformò in un fiore giallo chiamato girasole, che ammirava tutto il giorno il sole.
Le sue caratteristiche
Grazie al suo colore questo fiore risalta subito agli occhi.
La sua caratteristica principale è quella di essere rivolto sempre verso la direzione del sole.
Il girasole è un fiore sviluppato in altezza: un esemplare può arrivare fino a due metri.
I semi vengono piantati tra marzo e aprile. Può essere piantato sia in un campo che in un vaso, ma bisogna assicurarsi che sia esposto al sole.
Ma la cosa più bella di questo vivente è che i suoi semi possono essere un prodotto: alimentare di solito si usano nell’insalata, zuppe e anche sui crackers.
Questo fiore è molto bello da regalare alle persone che hanno raggiunto un obiettivo e che inizieranno un nuovo percorso, per esempio una laurea.
Viola, 17/03/2025
L’animale più grosso al mondo è la balena azzurra, in nome scientifico Balaenoptera musculus, un mammifero che appartiene alla famiglia dei cetacei. Può arrivare dai 24 ai 28 metri di lunghezza e pesare fino a 150 tonnelate. La sua pelle è di colore blu-grigio con sfumature più chiare sul ventre, ma può apparire più chiara quando si osserva in superficie, a causa della rifrazione della luce.
Può contenere oltre 300.000 denti.
Le balenottere azzurre sono distribuite in tutti gli oceani del mondo, ma tendono a preferire le acque fredde e temperate, come quelle che si trovano nelle regioni polari durante l'estate, per nutrirsi, e spostarsi verso acque più calde durante l'inverno per la riproduzione. Possono essere trovate in zone come l'Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano.
La balenottera azzurra si nutre principalmente di krill, piccoli crostacei che costituiscono la base della sua dieta. Durante il periodo di alimentazione, può consumare fino a 4 tonnellate di krill al giorno. Usa la sua bocca a forma di sacca per filtrare enormi quantità di acqua attraverso le lamelle di fanoni, trattenendo i crostacei che vengono mangiati. La riproduzione avviene generalmente ogni due o tre anni, con un periodo di gestazione che dura circa 10-12 mesi. Le balenottere azzurre danno alla luce un solo piccolo alla volta, che può pesare circa 2-3 tonnellate alla nascita e misurare circa 7-8 metri di lunghezza. Dopo la nascita, il piccolo viene allattato per circa 6-12 mesi prima di iniziare a nutrirsi di krill. Purtroppo, la balenottera azzurra è in pericolo di estinzione. Durante il periodo della caccia alle balene, nel XIX e XX secolo, le popolazioni di balenottere azzurre furono decimate, riducendo drasticamente il loro numero. Oggi, grazie a leggi internazionali e a moratorie sulla caccia, la popolazione è in lento recupero, ma le minacce continuano a persistere, come il cambiamento climatico, la collisione con navi e il rumore sottomarino che interferisce con la loro capacità di comunicare.
CURIOSITA’:
La balenottera azzurra ha un cuore gigantesco, che può pesare fino a 180 kg ed è grande quanto un'auto.
La sua lingua da sola può pesare quanto un elefante adulto.
Nonostante le dimensioni enormi, le balenottere azzurre sono in grado di raggiungere velocità di 30 km/h in brevi tratti.
Aurora 1F, 11/03/2025
Il cranio che arriva fino a 5,79 m
LA CARTA DEI DIRITTI DELLE PIANTE
Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale, pensa che le piante abbiano una forma di intelligenza che si esprime nelle loro relazioni e le riunisce in una ampia comunità, una nazione, che ha elaborato per sé e per tutti i viventi una Costituzione.
Art. 1: La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene a ogni essere vivente.
L’articolo 1 ci ricorda che la Terra, il nostro pianeta, non è solo la casa degli uomini ma anche di tutte le altre forme di vita, animali e vegetali.
Facendo un confronto tra questo articolo e il primo della Costituzione Italiana ( “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo…” ) , ci siamo resi conto che nei confronti delle piante e degli animali, l’uomo non ha governato in maniera democratica; infatti ha preso delle decisioni egoistiche che hanno favorito lui e non gli altri esseri viventi,
portando così la Terra alla deforestazione (taglio degli alberi sopra il loro tasso di crescita con conseguente estinzione di alcune specie di piante e animali) e alla desertificazione, dovuto ad uno sfruttamento eccessivo del suolo, rendendolo così incoltivabile. In passato le persone vivevano in armonia con la natura, ma oggi purtroppo molti di noi non la rispettano, mettendo così a repentaglio la vita di tutti gli esseri viventi, noi compresi.
MA NOI RAGAZZI E RAGAZZE CI PRENDEREMO CURA DELLA NATURA E CAMBIEREMO LA STORIA, GUARDANDO IL FUTURO MA CON UNO SGUARDO VERSO IL PASSATO!
Giorgia, Luca e Matvii 1F
In poche parole, quest’ articolo potrebbe essere:
“ La Terra è la nostra casa e nessuno la comanda.”
La Terra è la nostra casa e bisogna amarla come lei
fa con noi.
Questo articolo si basa su quello della
Costituzione Italiana: “L’Italia è una
Repubblica democratica fondata sul lavoro. La
sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione."
Questo articolo si unisce bene con l’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 (cioè “ La Vita sulla Terra”), perché senza gli alberi non ci sarebbe la vita sul nostro pianeta.
Come mai gli alberi sono così importanti per noi e gli altri esseri viventi?
Sono importanti per la vita perché ci danno ossigeno e aspirano l’ anidride carbonica fornendoci aria pulita da respirare.
Dobbiamo veramente ringraziarli!
Emma e Nicole 1F
La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene a ogni essere vivente.
L’uomo ha sempre rivendicato la propria sovranità sul pianeta, conquistata in virtù della sua presunta superiorità su tutte le altre specie viventi, cioè si è sempre ritenuto indipendente nei riguardi della natura, sfruttandola in ogni modo, senza preoccuparsi delle conseguenze future, causando incendi e catastrofi di cui poi viene accusata la natura al posto dell’uomo.
Noi dipendiamo invece dalla natura, come la natura dipende da noi. Ciò riguarda ogni essere vivente, vegetale e animale. Nessuno ha il diritto di rompere questo equilibrio: l'uomo non è l’essere vivente superiore, è solo un anello di una lunga catena.
Dovremmo iniziare a rispettare gli animali e smetterla di sottometterli con farmaci e iniezioni per guadagnarci.
Presto intere specie animali si estingueranno e finiranno tutte le risorse naturali.
Alice, Tommaso e Nathaniel 1E
Art. 2: La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono.
Art. 3: La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate.
Secondo me, è giusto che la Nazione delle piante non riconosca gerarchie animali, perché se gli alberi non avessero dato riparo, oggi la nostra specie si sarebbe già estinta. Se ci fermiamo a pensare a quello che le piante hanno fatto e ancora fanno per noi ne resteremo stupefatti, perché, nonostante tutto,. noi dovremmo essere tutti come l’ uomo che piantava gli alberi e non come le persone che andavano in guerra e disboscavano. Gli alberi non hanno bisogno di una piramide del potere per riconoscersi l’un l’ altro, a differenza degli uomini.
Samuele ed Enrico, 1F
Art. 4: La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni.
Secondo noi la vita è il diritto più importante, che va rispettato e tutelato. In particolare, dovremmo rispettare gli alberi, che dandoci ossigeno ci danno anche vita. Ne sentiamo molto parlare ma i fatti poi mancano. Il disboscamento infatti è una di queste problematiche: siamo consapevoli che gli alberi ci servono per la nostra quotidianità, ma ci stiamo lasciando prendere la mano. Almeno, se ne tagliamo uno, piantiamone un altro. Gli alberi sono come maghi che ci danno la vita, quindi non bisogna tagliarne tanti, perché ci stiamo facendo del male da soli e proprio per questo prima di disboscare bisogna sempre pensarci due volte.
Uno studio dice che per salvare il nostro pianeta abbiamo solo dodici anni, pensiamo alle generazioni future: come dice proprio l’articolo 4, ”le piante rispettano tutti i viventi e quelli delle prossime generazioni“, così noi dovremmo prendere esempio dalle piante e dagli animali.
Perché non possiamo essere tutti così?
Alice, Sara, Camilla e Aurora 1E
Art. 5: La Nazione delle Piante garantisce il diritto all'acqua, al suolo e all'atmosfera puliti.
L’articolo 5 dei diritti delle piante di Stefano Mancuso ci sfida a ripensare il nostro rapporto con il mondo vegetale, invitando a una profonda riflessione sulle conseguenze dei nostri comportamenti e di quanto sia importante essere rispettosi nei confronti della natura.
La nostra Terra fornisce un habitat e una casa a moltissimi animali e vegetali e contribuisce alla regolazione del clima. Le piante hanno, come noi umani, il diritto di vivere e crescere sane e forti, proprio per questo dobbiamo rispettarle come loro fanno con noi.
L’articolo 15 dell’Agenda 2030 prevede di prendersi cura della vita sulla Terra in tutte le sue forme, proprio come la carta dei diritti delle piante.
Entrambe le iniziative ci aiutano a riflettere sul nostro rapporto con la natura e di quanto sia importante fare di tutto per garantire la salute dei vegetali per il benessere del nostro pianeta.
Le piante hanno, come noi umani, il diritto di vivere e crescere sane e forti, proprio per questo dobbiamo rispettarle come loro fanno con noi.
COME POSSIAMO NOI FARE QUESTO?
Ci sono moltissimi modi per aiutare, anche semplicemente nel nostro piccolo, il pianeta.
Ad esempio possiamo non gettare a terra i rifiuti, spegnere le luci e l’acqua quando non ci servono e riciclare i rifiuti che non devono essere per forza buttati.
Questo articolo si collega anche all'obiettivo 6 dell’Agenda 2030, ovvero avere acqua e servizi igienici puliti e sicuri.
Crediamo nonostante il poco tempo in un futuro migliore!
Sveva, Viola, Lorenzo e Diletta, 1F
L’acqua, l’ambiente pulito e l’atmosfera sono gli elementi più utili per respirare e sopravvivere e rientrano anche in un altro obiettivo dell’Agenda 2030, cioè la salute ed il benessere.
Questo articolo è paragonabile con la legge umana che dice: “L’acqua è un diritto essenziale per la vita umana”, come recita la “Dichiarazione universale dei diritti umani”, quindi l’accesso all’acqua potabile è sicuramente un diritto umano essenziale.
Christian, 1E
L’uomo e tutti gli esseri viventi senza le piante non esisterebbero. Infatti attraverso la fotosintesi le piante ci danno l’ossigeno per respirare.
La nostra Terra con tanti boschi, foreste e vegetazione, se noi le sappiamo conservare, ci garantirà acqua e atmosfera sempre pulite.
Dobbiamo impegnarci a non gettare rifiuti e riciclare il più possibile per non danneggiare l’ambiente.
Noi dobbiamo dare il buon esempio alle nuove generazioni, perché continuino su questa strada, magari migliorandola.
Leonardo, 1E
Se non ci fossero le piante la vita non sarebbe possibile, in quanto loro oltre a produrre l'ossigeno producono cibo per gli esseri viventi e danno un riparo agli animali, garantendo così la sopravvivenza.
Le piante inoltre purificano l'aria e proteggono il suolo dall'erosione.
Per questo dobbiamo averne cura e trasmettere la loro importanza agli altri.
Dobbiamo rispettarle e magari, per chi ne ha la possibilità, piantarne di nuove e scegliere dei prodotti biologici per i quali non sono state utilizzate sostanze dannose per loro e per tutti noi.
Ambra, 1E
Art. 6: Il consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato.
Tra le risorse non ricostruibili ci sono gli alberi, perché noi potremmo ripiantarli, però ci mettono tanto a crescere per la precisione, 40 cm all’anno; dobbiamo tenere conto anche che gli alberi ci danno l’ossigeno e noi senza quello moriamo di sicuro.
Secondo me è impossibile tornare a come eravamo prima; lo so che tu che stai leggendo non hai capito questa frase, ma intendo dire che il Mondo prima del 2024 era un posto migliore (riguardo il rispetto per la natura), perché prima c’era meno disboscamento ed adesso distruggono un sacco di alberi al giorno…
Questo si collega all’AGENDA 2030 perché noi ci lamentiamo tanto che il mondo sta peggiorando ma dobbiamo anche capire che è colpa nostra. Se noi distruggessimo sempre meno alberi il mondo sarebbe un posto migliore e ci lamenteremmo di meno.
Maria e Rayhan, 1E
Secondo noi gli articoli 4 e 6 sono i più concreti e importanti perché sono attuali ed evidenziano il rispetto universale verso tutti gli esseri viventi; a tutti vengono riconosciuti i diritti e per questo devono essere rispettati e protetti non solo per il bene degli esseri viventi di oggi, ma anche per quelli che verranno in futuro.
Questi articoli sono concreti e attuali visto lo scioglimento dei ghiacciai per colpa del cambiamento climatico: se continuerà così, i nostri discendenti, gli animali, le piante e tutta la Terra scompariranno.
Questi articoli si collegano all'obiettivo 15 dell’Agenda 2030, perché hanno gli stessi fini: proteggere la biodiversità, le foreste, gli ecosistemi e usare le risorse naturali in modo responsabile, pensando alle generazioni future.
Tutti nel nostro quotidiano possiamo compiere piccoli gesti per salvaguardare le risorse naturali.
Gabriele e Aurora, 1F
Art. 7: La Nazione delle piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione.
Bisogna smettere di tagliare alberi perché ci priviamo dell'ossigeno.
L'albero, se ci pensiamo, è più buono dell’uomo, perché ospita tutti gli esseri viventi che cercano una casa, mentre l’uomo non ospita quasi mai gli immigrati
Questo articolo si collega alle leggi della Costituzione italiana tramite l'articolo 9, che tutela il paesaggio, il patrimonio storico e artistico della nazione, e si collega all'obiettivo 15 dell’Agenda 2030 perché dice che va rispettato sempre e non solo oggi.
Non dobbiamo abbattere gli alberi, perché contengono l’80% della biodiversità terrestre.
Jayden, Alice e Giada, 1F
Art. 8: La Nazione delle piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di essere viventi come strumento di convivenze e di progresso.
Ci è piaciuto molto questo articolo perché promuove l’aiuto reciproco fra le piante e gli animali . Tante volte noi esseri umani siamo permalosi e non accettiamo l'aiuto di nessuno, anche se ne avremmo bisogno: per questo dovremmo prendere esempio dalle
piante e non rovinarle.
Greta e Gloria, 1E
Il nontiscordardime, o “Myosotis”, è un fiore che ha affascinato l’umanità per secoli con la sua bellezza delicata e il suo significato simbolico.
Questo fiore con i suoi petali blu o rosa e il suo centro giallo è un simbolo di amore eterno e di ricordi indimenticabili.
Il nontiscordardime è un fiore da una storia molto affascinante: secondo una leggenda infatti il nome deriva da un cavaliere che, mentre raccoglieva i fiori per la sua amata lungo un fiume, fu trascinato dalla corrente. Mentre lottava contro le acque, lanciò i fiori alla sua amata gridando “NON TI SCORDAR DI ME!”.
Da allora, nel linguaggio dei fiori, è un simbolo specifico di amore vero e costante, di ricordi indimenticabili e di fedeltà.
Quando regali un mazzo di nontiscordardime a qualcuno, gli stai dicendo che il tuo amore per quella persona sarà eterno e che non la dimenticherai mai.
E’ un messaggio potente e significativo che può essere trasmesso attraverso questi piccoli fiori blu.
Oltre al suo significato nel linguaggio dei fiori, il nontiscordardime ha anche un simbolismo in altre culture. In alcune tradizioni, è visto come un simbolo di successo e di realizzazione dei propri sogni. In altre, è un simbolo di protezione contro il male e la sfortuna. In alcune culture è invece un simbolo di immortalità e vita dopo la morte.
Questo fiore ha molto da offrire: non solo è bello e delicato, ma ha anche un significato profondo e potente.
E’ un messaggio che può essere trasmesso attraverso un semplice mazzo di fiori ma che ha un impatto duraturo.
Nonostante tutto è un fiore che merita di essere ricordato.
Che tu stia cercando il tuo amore eterno per qualcuno, o semplicemente per aggiungere un tocco di bellezza al tuo giardino, il nontiscordardime è un fiore che non dovresti dimenticare!
CURIOSITA’
STRANI UTILIZZI DEL NONTISCORDARDIME
Il nontiscordardime non è solo bello da vedere, ma si può anche usare in cucina, ad esempio per decorare dolci, insalate e bevande. Hanno un sapore delicato e leggermente dolce.
MI RACCOMANDO, SE TI INCURIOSISCE UTILIZZARLO IN CUCINA RICORDA DI RACCOGLIERE SOLO I FIORI CHE NON SONO STATI TRATTATI CON PESTICIDI O SOSTANZE CHIMICHE!
L’utilizzo più particolare di questo fiore è nell’ambito della medicina.
In certe culture è stato utilizzato per curare mal di gola, tosse e problemi respiratori. Non abbiamo ancora conferme scientifiche che sostengano queste informazioni, ma è affascinante scoprire come questo fiore è stato utilizzato nei secoli.
Il nontiscordardime è molto più che un semplice fiore: con la sua bellezza delicata e il suo significato simbolico, ha il potere di toccare il cuore e l’anima.
Sveva 1F, 04/12/2024
La “Festa degli alberi” si celebra il 21 novembre, per non dimenticare che gli alberi sono di fondamentale importanza per l’uomo e tutto il pianeta.
In tutta Italia vengono organizzate iniziative con lo scopo di favorire la loro crescita e diffusione e sensibilizzare adulti e bambini in merito all’importanza del tema.
Ma quali sono le origini della festa?
Al tempo dell'antica Grecia e dei popoli orientali quando veniva piantato un arbusto c’era l’usanza di festeggiare, mentre i Romani ritenevano che gli alberi fossero legati alla religione: in particolare, il fico era collegato alla fondazione della città, perché la cesta in cui furono abbandonati Romolo e Remo si fermò sotto i suoi rami dove li trovò la lupa.
Nei secoli successivi, gli alberi furono protagonisti di diverse opere letterarie, artistiche e architettoniche: vennero utilizzati per creare bellissimi giardini di ville e orti botanici.
L’orto botanico di Padova fu fondato nel 1545 su volere della Repubblica di Venezia. E’ il più antico giardino botanico universitario e contiene specie vegetali provenienti da tutto il mondo.
In Italia, nel 1951 il Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste decise che la "Festa degli alberi" dovesse svolgersi il 21 novembre di ogni anno. Dal 1979, l’organizzazione fu delegata alle regioni, che potevano decidere in autonomia quali iniziative promuovere.
A partire dal 2013 ritornò per legge la Giornata dell'Albero Nazionale, che ogni anno viene dedicata a un specifico tema: per esempio, alcune delle tematiche degli ultimi anni riguardavano la biodiversità e i cambiamenti climatici.
Nel 2020, LEGAMBIENTE ha dato inizio alle azioni del progetto europeo "Life Terra" con l’obiettivo di piantare 500 milioni di alberi nei prossimi 5 anni. Dal 2015 ad oggi sono stati messi 40.000 alberi e arbusti autoctoni di ogni regione in oltre 200 città italiane.
Nel 2024 a Verona è stato creato un giardino didattico: i volontari hanno piantato delle siepi per circondare un'area abbandonata destinata a parcheggio e creare uno spazio sicuro e protetto. All'interno, insieme agli alberi già presenti, sono stati piantati 20 nuovi alberi in modo che i bambini possano osservare la natura e le sue trasformazioni.
Ma perché gli alberi sono così importanti da meritarsi una festa?
Tutti sappiamo che gli alberi e le foreste sono importanti perché producono ossigeno e rendono l’aria più pulita, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico.
Purificano l’aria che respiriamo, filtrano l’acqua che beviamo e grazie alle loro radici riducono il rischio di frane e alluvioni.
Ma c’è dell’altro: sono anche ecosistemi complessi!
Secondo Greenpeace, le foreste custodiscono l’80% della biodiversità terrestre ospitando moltissime specie animali e vegetali.
Sono anche la casa di popoli indigeni capaci di vivere in armonia con la natura proteggendola e sostenendola.
L’Italia ha 11 milioni di ettari di territorio verdeggiante che copre quasi il 37% del territorio nazionale e di conseguenza i servizi “gratuiti” forniti dagli alberi al nostro paese non sono indifferenti, anzi rappresentano una vera e propria risorsa economica, basti ricordare la filiera dell’arredamento, della carta e del sughero.
Purtroppo spesso l’uomo dimentica tutto questo e si concentra di più nella distruzione di foreste per avere spazi da dedicare ad altre attività come l’agricoltura industriale e l’allevamento intensivo.
Noi ragazzi siamo il futuro: impariamo dagli errori del passato e proteggiamo questi straordinari alleati!
Alice 1F, Maria e Greta 1E, 30/11/2024