La principessa perduta
C’era una volta un regno che viveva prospero e felice. Un bel giorno la regina Jessica partorì e nacque una bimba davvero bella, con i capelli biondi e gli occhi di smeraldo. La chiamarono Anne. Una notte stranamente più scura delle altre, Anne sparì. A rapirla erano stati dei briganti, che però, mentre attraversavano un villaggio, la persero. A trovarla fu una donna i cui figli erano morti appena nati, e la prese con sé. Crescendo, Anne diventava sempre più bella, tanto che le altre ragazze cominciarono a essere invidiose, escludendola. Continuando a essere rifiutata, Anne cominciò a rattristarsi e a chiudersi in sé stessa. La sua mamma adottiva, vedendo la sua figliola così triste, provò in tutti i modi a tirarla su di morale, ma Anne continuava a essere sempre più triste. Un giorno arrivò un bellissimo giovane su un maestoso cavallo bianco. Tre giorni dopo, sia lui che Anne scomparvero.
Anne si svegliò sopra il cavallo bianco del principe. Questo le spiegò che il regno dei suoi genitori era in pericolo, e che lei doveva salvarlo. Si avventurarono nel bosco e cavalcarono giorno e notte, senza fermarsi, per cinque giorni, finché non arrivarono nel regno di Valviolacea, dove governavano il re Lucas e la regina Jessica. Vedendo il regno così in difficoltà, Anne chiese immediatamente al principe cos’era successo. Il principe rispose che ciò era stato causato dal Mago Supremo, che voleva conquistare Valviolacea, essendo il regno più bello e felice del bosco. Il principe, che Anne scoprì si chiamava Rafal, la portò nel castello reale dove il re e la regina si nascondevano. Quando entrarono, Anne per poco non svenne: i suoi genitori erano diventati dei piccoli coniglietti morbidosi! Il principe la informò che solo l’erede poteva utilizzare la bacchetta magica formulando il controincantesimo e liberare i suoi genitori. Rafal consegnò la bacchetta ad Anne che, al contatto con essa, si sentì attraversata da un brivido. All’improvviso, Anne pronunciò un incantesimo che non aveva mai sentito prima, come se le parole le fossero suggerite dall’oggetto magico stesso. Subito i suoi genitori tornarono al loro aspetto normale e poterono finalmente abbracciare la loro figliola perduta. Ad interrompere questo dolcissimo momento fu il principe, che ricordò alla famiglia reale che là fuori c’era un mago potentissimo determinato ad annientare il loro regno. Sentendolo, sciolsero subito il loro abbraccio ed elaborarono un piano per distruggere il mago. Dopo un po’ misero a punto un piano che consisteva nel distrarre il mago per poi attaccarlo alle spalle con un incantesimo immobilizzante e, per sicurezza, uno di stordimento, così da riuscire tutti insieme a togliergli i poteri. Qualche minuto dopo lo stavano già attuando. Mentre Anne e Rafal distraevano il Mago, Jessica e Lucas si portavano alle sue spalle, in modo da essergli abbastanza vicini da poter scagliare l’incantesimo:
“Immobilitat magus magnum,
Immobilitat magus in aeternum!”
Il Mago, colto alla sprovvista, non fece in tempo a schivarlo e venne travolto da una scia di luce dorata, per poi rendersi conto che non riusciva più a muoversi. Nel frattempo Rafal e Anne lanciarono un incantesimo di stordimento, così che perdesse anche i sensi. L’ultima cosa che il Grande Mago vide prima di addormentarsi fu l’abbraccio della famiglia reale, che dopo tanto tempo era veramente felice di riunirsi. Tuttavia, dopo aver tolto definitivamente i poteri al Mago, Anne chiese ai suoi genitori se poteva andare con Rafal, che l’indomani avrebbe compiuto vent’anni, diventando quindi Re di Boscobasso. La coppia reale,anche se un po’ triste, lasciò partire Anne col suo innamorato, visto che dopo tutto quello che aveva passato, si meritava solo il meglio. Il giorno dopo Anne, più bella che mai nel suo vestito da sposa, uscì dal palazzo di Boscobasso per andare dal suo principe, così che lei e Rafal potessero sposarsi. Quello stesso giorno, però, accadde un fatto strano: nel bosco era apparso un sentiero di tulipani bianchi, che collegava Valviolacea con Boscobasso. Anne regnò con fermezza e bontà al fianco del suo principe e, dopo la morte della loro regina, i sudditi cominciarono a dire che l’anima di Anne vagava ancora tra Valviolacea e Boscobasso, proteggendo e aiutando i loro abitanti.
Sara, Gaia e Nathaniel 1E, 02/12/2024
Un inverno Leonardo, Aurora e Maria festeggiarono il loro diciottesimo compleanno nel paese ghiacciato.
La notte stessa organizzarono un piano che prevedeva di vendicarsi con la regina dei ghiacci, perché aveva congelato il loro paese e anche i loro genitori.
Quindi partirono la mattina presto verso il castello della regina dei ghiacci; nel percorso dovevano attraversare una foresta molto pericolosa.
Arrivati alla foresta, Leonardo urlò: “Attenzione! C’è un drago di ghiaccio! Ci può uccidere!”. Leonardo estrasse la sua spada di fuoco e la infilzò prima in pancia e poi in testa al drago di ghiaccio.
Proseguirono verso il castello e finalmente arrivarono: c’era un castello maestoso e un paesaggio davvero invernale. I tre ragazzi si avventurarono all’interno: “È gigante questo castello” disse Maria. In quel momento arrivò la regina che provò ad uccidere i tre avventurieri.
Allora Aurora disse: “Attenta Maria, attento Leonardo!”.
In quel momento la regina lanciò la sua lancia di ghiaccio contro i ragazzi, però Maria la schivò, ma Leonardo fu colpito dritto al petto. Aurora e Maria si fiondarono ad aiutarlo, ma lui piano piano si stava congelando: quindi Aurora e Maria, arrabbiate come belve, presero la spada di Leonardo e la infilarono in pancia alla regina dei ghiacci con tutta la loro potenza, mentre lei era distratta.
La regina cadde a terra sanguinante, mentre le due ragazze continuavano a chiederle come poter salvare Leonardo e il loro paese, minacciandola di rinchiuderla in una gabbia piena di serpenti: “Prendete il diadema che ho al collo e spezzatelo, così tutta la mia magia sparirà come polvere” disse la regina.
Le due le strapparono dal collo il diadema e lo pestarono ripetutamente. In quel momento Leonardo smise di congelarsi e Maria e Aurora lo andarono ad aiutare, perché faceva fatica ad alzarsi e respirare.
Quando tornarono al paese, scoprirono che si era scongelato e gli abitanti soprannominarono Leonardo, Aurora e Maria “I tre Moschettieri”.
Durante la celebrazione videro i propri genitori, corsero ad abbracciarli e successe una cosa pazzesca…
Aurora, Maria e Leonardo 1E, 02/12/2024
In un bosco c’era un villaggio comandato da un borgomastro, vicino a un altro col quale era in conflitto da anni.
Una sera dal villaggio vicino giunsero degli gnomi, che diedero alla figlia del sindaco un baule. La mattina dopo si svegliarono e non trovarono più il borgomastro: si scoprì che l’avevano rapito gli gnomi.
Il pomeriggio la ragazza decise di intrufolarsi nei magazzini e prendere il baule che le avevano dato la sera prima: all'interno c’erano una bistecca, una corda di chitarra e delle pinze.
La ragazza decise di incamminarsi per andare a salvare il suo papà. Dopo un po' di chilometri incontrò un signore che suonava la chitarra con una melodia che era impossibile ascoltare. “Perché suoni questa sgradevole melodia?”. Lui un po’ sconvolto le raccontò che un giorno, mentre stava suonando per il sindaco, aveva sbagliato una nota e per questo gli era stata strappata una corda della chitarra ed era stato cacciato dal villaggio; aveva così deciso di andare all'entrata del bosco a suonare la chitarra e di non far passare nessuno mai più; la ragazza ricordandosi della corda di chitarra la prese dalla tasca e gliela diede. Il signore la ringraziò e la lasciò passare.
Dopo alcuni chilometri trovò alcuni lupi affamati: la ragazza d’istinto fischiettò e lanciò la bistecca più lontano possibile e i lupi corsero verso la bistecca; la ragazza scappò e vide il capo branco correre verso di lei; il lupo le disse: "Vengo con te! Ti aiuterò: i tuoi amici mi hanno comunicato che sei andata ad aiutare tuo padre!” “Ok, grazie mille! Andiamo!”.
Arrivati alle mura del villaggio, il lupo disse: “So cosa fare,ora scaverò una buca che andrà a finire davanti alle sbarre della cella”. Il lupo si mise a scavare e in cinque minuti finì la buca, la ragazza si mise per terra ed entrò nella buca, vide suo padre e urlò: “Papà! Come stai?”. Rispose: “Bene, tirami fuori da qui!”. La ragazza prese la pinza senza pensarci e allargò le sbarre, il lupo le disse: “Sali sulla mia schiena!”. La ragazza e il padre così fecero e scapparono, ma degli arcieri cercavano di colpire il lupo e uno ci riuscì: lo colpì alla zampa. Ma il lupo non si arrese e percorse un'altra strada fino a incontrare il burrone che separava la foresta dell'altro villaggio e si lanciò: tra le urla della ragazza e del padre riuscì ad atterrare dall'altra parte.
Arrivati al villaggio il lupo non ce la faceva più.
Il villaggio decise di fare una statua e dedicarla al lupo. Il villaggio decise di continuare a distruggere case e rompere costruzioni. Un giorno la statua fu distrutta e…
Tommaso, Greta e Alice 1E, 02/12/2024
I tre coraggiosi avventurieri
C’erano una volta tre coraggiosi avventurieri, El Basso, Luna e Oceania, con i loro coraggiosi accompagnatori Balù, Rafa Mbappe e Lirchez. Si misero in marcia verso un'isola misteriosa per ritrovare il ciondolo perduto di Atlantide. Si diressero prima ad un mercato del pesce, dove avrebbero poi preso un elicottero guidato dal signor Stoik. Quando salirono non fu molto rassicurante, poiché da lì uscì una gallina. Il capitano, il signor Stoik, annunciò con orgoglio la partenza e … via, l’elicottero partì in volo fin su in cielo, sopra le nuvole! Oceania soffriva di vertigini e urlò: “Sto per vomitare! Non c’è un sacchetto per il vomito?“. Stoik però con tono scherzoso le consigliò: "Metti la testa fuori, in fondo è come un grande sacchetto, giusto?”.
Oceania, invece, si girò e si mise a dormire.
Luna nel frattempo si fece una scorpacciata di orsetti gommosi, mentre El Basso arrivò ad ottomila coppe su “Brawl stars”.
All’arrivo il telefono di El Basso era scarico, Luna in bocca aveva un sacco di caramelle ed Oceania aveva fatto un bel pisolino pomeridiano.
L’elicottero aveva poca benzina, ma bastava per tornare a casa, se non fosse per un’aquila che si era schiantata contro l’elica posteriore del veicolo.
Allora i tre avventurieri e Stoik entrarono in una specie di portale creato dalla natura, un po’ rovinato ma … dentro era pieno di verde, come una giungla.
Con grande coraggio Luna si fece avanti e fece strada a tutti.
Ad un certo punto sbucarono fuori in un campo dei massi giganteschi, però Oceania saltò troppo bruscamente in un sasso, che probabilmente era molto fragile e si ruppe. Oceania ci cascò dentro e si sporcò tutta di bava: ”Che schifo !” esclamò e Stoik andò ad aiutarla. Aiutandola però si accorse che quello era un uovo e chiunque l’aveva deposto era sicuramente da quelle parti. Ad un certo punto si sentì un ruggito provenire dagli alberi in cima al nido e…. paf! Sbucò fuori dal nulla un lucertolonte che si fiondò con tutte le forze su quei poveri ragazzi. Il gigante animale saltò addosso a loro senza pietà, ma poi arrivò un uomo vestito in modo pittoresco e con colori sgargianti. Era l’ eroe! Pensare che gli tirò un pugno talmente forte che lo mandò in orbita (ultimo avvistamento è stato a Giove). L’eroe li portò alla base non molto lontana da lì. Per arrivarci bisognava prendere l’ ascensore, che contiene massimo 10 persone. Arrivati in cima l’ ambiente era luminoso e molto moderno, tutto bianco e fece vedere il suo pezzo forte: una stanza in cui faceva delle feste magnifiche quando salvava qualcuno, anche se era quasi da un decennio che non c’era anima viva.
Ad un certo punto l’eroe chiese se volevano fare un aperitivo. Si vestì da cameriere e prese gli ordini: per Luna ed Oceania un mojito; per Stoik una chouffe e per El Basso una golden IPA. L’eroe chiamò Stoik per andare in terrazzo dove avrebbe bevuto la birra facendo due chiacchiere.
Luna vide Balù entrare in una stanza, mentre Oceania vide Stoik steso a terra con una schiumetta in bocca e l’eroe con un macete in mano.
Per fortuna Luna chiamò i due amici per seguirla. Andando dentro una stanza buia, dopo aver seguito Balù, trovarono un covo pieno di armi con al centro una colonna con sopra una teca che conteneva il ciondolo di Atlantide. Quando Oceania prese in mano il ciondolo entrò il cosiddetto “eroe” con un macete e disse : ”Mettete giù quel gioiello altrimenti non uscirete vivi da questa stanza!”.
Oceania con un tono aggressivo rispose :” NO! ME LO TENGO IO! DEVO FAR RESUSCITARE STOIK!!”.
I tre erano con le spalle al muro ma … si sentì un boato provenire dall’esterno. Era il lucertolonte venuto dallo spazio con in groppa il figlio di Stoik che era un astronauta. I due iniziarono a distruggere tutto l’attico e si diressero verso il finto eroe, che si ritrovò sull’orlo dell’attico distrutto; il lucertolonte si alzò in piedi e gli disse: “Ehi bello!! Ti spiezzo in due!”. Dalla paura il finto eroe si lanciò di sotto cantando: ”I believe I can fly…”.
El Basso, Oceania e Luna molto provati presero il ciondolo e andarono a resuscitare Stoik. Un lampo di luce colpì il cuore di Stoik e d’un tratto si alzò intontito e spaesato, pensando di essere ancora a casa: ”Cos’è successo?” chiese Stoik, ma nessuno rispose e tutti, compreso lucertolonte, andarono ad abbracciarlo.
Dopo avergli raccontato l’accaduto montarono tutti in groppa a lucertolonte per fare un bel viaggetto alle Maldive.
Christian, Gloria e Alice 1E, 02/12/2024
C’era una volta, in una città lontana e misteriosa, un posto incantato dove vivevano felicemente fate, elfi e altri abitanti fantastici.
Tutti erano molto tristi perché un drago sputafuoco cattivo, cavalcato da un mago e da terribili nemici invasori, aveva fatto un incantesimo affinché gli abitanti non potessero più parlare e comunicare tra loro.
Il perfido mago teneva sempre sotto controllo la situazione, ma si addormentò per la stanchezza e venne disturbato da una piccola cicogna.
Il drago infuriato corse verso gli abitanti e iniziò a sputare fuoco.
All’improvviso comparve in cielo il meraviglioso unicorno Gino e invece da terra accorsero tante dolcissime fate assieme a Zakaria, il re della foresta.
Le loro forze si unirono talmente tanto che sopraggiunse in aiuto il drago buono di nome Arturo, che fece salire sul dorso tutti gli abitanti, portandoli in un nascondiglio in mezzo alla foresta. Messi al sicuro, tornò al paese e con la sua potenza immobilizzò tutti i nemici invasori, per poi sputare su di loro un’enorme quantità di fuoco che tutti si “arrostirono”, compreso il drago cattivo.
“Cotti a puntino” furono catapultati, in un colpo solo, dall’altra parte della città.
Finalmente divennero un popolo libero e la città fu salva grazie all’aiuto di quegli eroi arrivati in soccorso. Il drago Arturo tornò nel nascondiglio della foresta a recuperare gli abitanti, che in men che non si dica fecero ritorno al loro paese, finalmente tranquillo.
Camilla, Ambra e Rayhan 1E, 02/12/2024