La strage del Circeo, racconta la storia di due giovani ragazze cadute vittima di due mostri. Le giovani, con l' inganno vennero portate in una villa, che si trova presso il litorale del Circeo. Le due però cadute nella menzogna, vivono due giorni da incubo, martoriate e torturate. Una di queste due ragazze, Rosaria, non riuscì a sopravvivere a quei giorni d' inferno, mentre l' altra, Donatella, ne uscì viva fingendosi morta. Ciò che più mi fa rabbrividire sono gli atti di violenza disumana ed inaudita ai danni di due anime innocenti, e nonostante tutto l'orrore quei meschini cercarono comunque di uscirne a mani pulite, come mostrato anche nel corso del processo. Donatella però riuscì ad ottenere giustizia, tanto sudata e guadagnata con fatica e dolore. Giustizia, sì proprio giustizia, un traguardo ostacolato che però la ragazza ottenne con l'aiuto di Teresa, la madre e un pubblico di donne sempre pronte a sostenerla ed affiancarla. Ed è proprio da lei che dobbiamo prendere esempio, la forza di andare avanti, di voltare pagina, di dimenticare. La forza di denunciare, di urlare al mondo che anche noi donne valiamo qualcosa, gridare che questi atti non sono giustificati, chiedere aiuto senza timore che ci possano essere conseguenze, cosa che nonostante il tempo trascorso non è cambiata affatto. ''Non puoi andare a ballare, la gente si aspetta che tu soffra" urlò l' avvocata alla sua assistita, ma lei, non fu una giovane qualunque, era Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo, e lei a diventare un simbolo per tutte le donne, una bandiera del movimento femminista, "Mi devo sentire in colpa perché voglio andare avanti?". Ed era proprio in quel momento che "la storia del massacro del Circeo" divenne molto di più, una lotta per i diritti delle donne. "Le donne non resteranno più mute" disse Teresa a Donatella. Da lì infatti, partirà una lunga lotta per modificare una legge e una mentalità di un paese, battaglia che vedrà vittoria solo nel 1996, quando lo stupro sarà dichiarato "delitto contro la persona" e non solo un' offesa alla morale. Infatti per la legge italiana di allora lo stupro era solo un reato contro la morale e il buon costume, non contro la persona. Ma l' autodeterminazione di Donatella riesce a cambiare il finale di una storia da incubo, ripagando tutto il sacrificio e finalmente questi atti non saranno più giustificati. Ma in realtà non è andata a finire esattamente così: ad oggi d' altronde i diritti che noi donne siamo riuscite a guadagnarci, purtroppo in certi contesti sono ancora vani e certi "gesti'' vengono ancora giustificati con frasi del tipo ''Era vestita così, cosa si aspettava?'' semplicemente ci si aspettava un cambiamento non un regresso, frasi del genere testimoniano ancora una mente maschilista, che vede l'uomo possessore e padrone, che discolpa certi comportamenti, mentalità patriarcali che tendono a scagionare il comportamento degli uomini, responsabilizzando quello delle donne, che si ritrovano colpevolizzate per la violenza subita, mentalità che si basa su una cultura che protegge gli uomini violenti e meschini, e come accade per il massacro del Circeo, uomini agevolati dal fatto di essere ricchi, potenti, di appartenere ad una classe sociale elevata, restando spesso impuniti.
Martina Mazza