I CARE:
PACE E' PRENDERSI CURA
I care - don Milani - preparazione del Convegno del 9 novembre 2019
9 novembre 2019 - Primo raccolto del Kaki di Nagasaki e 30 anni dalla caduta del muro di Berlino
Gli interventi sono stati proposti dal Prof. Aldo Ligustro (docente di Diritto Internazionale, UniFg e testimone della caduta del muro di Berlino), dal Prof. Roberto Rana (docente di Merceologia e di Educazione ambientale, UniFg) e dalla Dott.ssa Hara Francesca Hiroko (sopravvissuta alle conseguenze delle esplosioni nucleari)
La cura
Amore e mito:
la voglia di possesso può essere vero amore? (Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini)
l’eleganza della danza dell’amore (Amore e Psiche, Antonio Canova)
amore tra passato e presente, idillio e premonizione (Ettore e Andromaca, Giorgio De Chirico)
Il bacio, un segno d’amore:
mistero e timori, Il bacio, di Francesco Hayez
il bacio nascosto, Bacio con la finestra, di Edvard Munch
intimità del bacio, Il bacio, di Gustav Klimt
il bacio come sorpresa, Il compleanno, di Marc Chagall
oltre il bacio, l’abbraccio, Sopra la città, di Marc Chagall
Tenerezza e amore oltre la gravità, La passeggiata, di Marc Chagall
Pensieri e parole, La sposa nel vento, di Oscar Kokoshka
Può mai l’amore provare vergogna?, Amanti, di Renè Magritte
L’amore materno, Pietà in San Pietro, Michelangelo Buonarroti
L’amore materno oltre la bellezza, Pietà Rondanini, Michelangelo Buonarroti
LA CURA (Franco Battiato - Manlio Sgalambro) 1996 [L’imboscata]
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via,
dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie
perché sei un essere speciale
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee,
come vi ero arrivato, chissà…
non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza,
percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto,
conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te…
Io sì, che avrò cura di te…
A MANO A MANO
A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l'amore
A mano a mano si scioglie nel pianto
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
Di quando vivevi con me in una stanza
Non c'erano soldi ma tanta speranza
E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato mi sembra più assurdo
Di quando la notte eri sempre più vera
E non come adesso nei sabato sera
Ma, dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
E a mano a mano vedrai con nel tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele
L'amore è tornato
Ma, dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
di Marco Luberti e Riccardo Vincent Cocciante
Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini
Amore e Psiche, Antonio Canova
Ettore e Andromaca, Giorgio De Chirico
Il bacio, Francesco Hayez
Il bacio con la finestra, Edvard Munch
Il bacio, Gustav Klimt (particolare)
Compleanno, Marc Chagall
Sopra la città, Marc Chagall
La passeggiata, Marc Chagall
La sposa nel vento, Oskar Kokoschka
Gli amanti, Renè Magritte
Pietà in San Pietro (dettaglio), Michelangelo Buonarroti
Pietà Rondanini, Michelangelo Buonarroti
Testimonianza del padre di una vittima di femminicidio
Le cause remote sociali e familiari, il dramma, le difficoltà sociali e legislative del dopo
L'esistenza, per Martin Heidegger, è essere nel mondo, quindi essere fra gli altri.
La cura è la radice primaria dell’essere umano, l'espressione del rapporto tra l'uomo e gli altri e può essere inautentica o autentica.
La cura inautentica sottrae agli altri le loro cure procurandogli direttamente ciò di cui hanno bisogno; è quindi rivolta verso gli oggetti più che verso gli uomini (es. procurare del pesce a qualcuno che non sa pescare) ed è espressione di "essere insieme".
La cura autentica, invece, aiuta gli altri ad assumersi le proprie cure e quindi a essere liberi di realizzare il proprio essere (es. insegnare a pescare a qualcuno che non sa pescare); è espressione di "coesistere".
Heidegger riporta la favola di Igino (scrittore latino del I sec d.C.):
La «Cura», mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa abbia fatto, interviene Giove. La «Cura» lo prega di infondere lo spirito a ciò che essa aveva fatto. Giove acconsente volentieri. Ma quando la «Cura» pretese imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre la «Cura» e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché aveva dato ad esso una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione: “Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fin che esso vive lo possiede la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo poiché è fatto di humus (Terra)”.
Attraverso la Cura l’uomo (humus) tiene insieme la dimensione corporea (Terra), quella spirituale (Giove), costruendo la sua esistenza nello scorrere del tempo nella storia (Saturno).
La Cura precede sia lo spirito, sia il corpo, ed ha impresso il suo sigillo nell’intimo dell’essere umano. E’ un a-priori ontologico che si trova all’origine di ogni esistenza umana. E’ quella energia, quella forza, che dà continuamente vitalità all’essere umano. Senza la Cura l’uomo rimarrebbe o semplicemente terra, un pezzo di argilla, o soltanto uno spirito disincarnato, fuori dalla storia. Senza la Cura l’essere umano diventerebbe inumano. E’ un modo-di-essere fondamentale dell’uomo ed esprime la sua dimensione radicale.
L’UOMO NON “HA” CURA, “E’ ” CURA.
L’alterità diventa valore, sacralità, complementarietà.
La logica del dominio, per Heidegger, ha radici ben più profonde del cogito cartesiano. Il culto della dea-ragione non è solo nell’Illuminismo ma soprattutto in una concezione distorta dell’Essere.
Tutto questo apre al pensiero della differenza, al PRIMATO DEL VOLTO.
“In principio è l’altro”, è il centro del pensiero di Emmanuel Levinas. Chiamiamo “volto” l’epifania di quel che può presentarsi ad un "io" tanto direttamente quanto, proprio per questo, esteriormente. Il volto è linguaggio dell’altro, discorso, parola, appello ad uscire da me stesso, a non essere indifferente, a spezzare la solitudine dell’io, ad aprirmi all’incontro.
Si passa dunque ad una “alterità responsabile” e l’alterità diventa etica. La libertà è responsabilità. Non la libertà che cerca l’uomo occidentale che per guardare prima a sé schiaccia l’altro e impedisce la sua libertà. Invece bisogna prendersi cura della libertà dell’altro, dei suoi diritti, dei suoi problemi.
Da ciò deriva, forte, l’esigenza di giustizia; perché siamo più di due, c’è anche un Egli.
M. Quintana
Incontro con Ennio Remondino, noto giornalista RAI ed inviato di guerra
Dalla guerra nella ex Jugoslavia, alle guerre e alle armi nel mondo, al ruolo del giornalismo oggi. Per la pace, per la comprensione, per la verità.
L'incontro, tenutosi in videoconferenza, è durato 1 ora.
Brevi cenni biografici su Ennio Remondino si possono trovare qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Remondino
La sua attuale attività si concentra soprattutto nel sito giornalistico di politica estera REMOCONTRO - LA VIRTU' DEL DUBBIO:
Due estratti da un suo testo:
La mia prima avventura in Bosnia è iniziata nell'inverno 1992. Si sparava già a Sarajevo. Un pullmino Ducato per trasportare la tonnellata di attrezzature indispensabili e una Regata famigliare per la troupe di ripresa: giornalista, cameraman e guida-interprete. «Squadra leggera», si chiamava allora, leggera soprattutto in fatto di sicurezza. La vendita dei giubbotti antiproiettile era vietata in Italia: materiale da guerra, appunto. Per fortuna nella Jugoslavia allo sfascio si comprava facilmente lungo la strada. Le povere macchine aziendali si arrampicavano dalla costa adriatica sino alle montagne di Sarajevo, lungo la strada sterrata tracciata dai bulldozer delle Nazioni Unite per far passare i carichi umanitari al riparo dai colpi di artiglieria delle fazioni in lotta. Il sentiero di Ho Chi Minh, lo avevamo ribattezzato noi giornalisti, per evocare ben altri eroismi.
Già allora osservavo, fra lo stupito e l'ironico, l'apparato semimilitare di CNN e BBC. Auto fuoristrada blindate prese direttamente dai magazzini militari dell'US Army, Defender della Rover, tutti acciaio e vetri multistrato, collaudati nell'Ulster. Le solite «americanate» di fronte alle nostre Fiat nazionali, né fuoristrada, né blindate. Il percorso relativamente protetto, in quella fase della guerra, iniziava da dopo Mostar e portava a Ilidza, alle porte di Sarajevo. A Ilidza, quando ci capitai per la prima volta, si sparava.
I bosniaci di Sarajevo, già accerchiati, cercano di tenere il quartiere di Otes, fra la pista dell'aeroporto e la prima linea degli assedianti. Otteniamo il pass serbo e attraversiamo la terra di nessuno. La Regata fa da battistrada, il Ducato segue con la fureria. La prima cosa che scopri, quando finisci direttamente sotto tiro, è la differenza fra i rumori che si sentono al cinema e quelli veri. Una pallottola che prende la carrozzeria e la trapassa fa lo stesso schiocco di una piccola pietra che puoi aver sollevato con le ruote. Il proiettile che buca il cristallo di fronte alla tua faccia fa un rumore più secco, ma sembra avere il sonoro male sincronizzato: prima vedi il buco, poi senti il botto.
Battere in ritirata non è mai disonorevole in guerra, pur di riuscire a farlo abbastanza velocemente. Fare inversione di marcia in una strada stretta, ingombra dei rami degli alberi mitragliati, mentre senti gli schiocchi di altri colpi che bucano la tua macchina, presenta qualche difficoltà. Sul Ducato, oltre alle attrezzature tecniche, viaggiano anche 200 litri di benzina, e già immagino l'esplosione e il rogo. La gimcana fra gli ostacoli anticarro in rotaie d'acciaio e mine ti costringe a non pensare ai proiettili che vedi zampillare nelle pozzanghere che hai di fronte. Questi sì che sembrano veri, lo stesso zampillo dei fumetti di Tex Willer, a cui manca soltanto la scritta zip, zip, zip. Quando arriviamo al riparo di una casa, il pullmino che ci segue si blocca. Colpi di clacson e urla.
Un colpo di cecchino questa volta ha fatto centro. Roberto Cannaviccio, l'organizzatore Rai che è al volante, ha il braccio sinistro trapassato, ma la pallottola se la tiene dietro, conficcata nella scapola. Il giubbotto antiproiettile ha fatto da sponda e ha deviato nella schiena la pallottola uscita dal braccio. La ferita è impressionante. Il proiettile, deformato dal primo impatto con il parabrezza, ha fatto un foro di entrata grande quanto una moneta da 100 lire. Il buco d'uscita è peggio. Altra sequenza di film da rivedere. C'è poco sangue attorno, ma sul montante della macchina, sul vetro laterale e sul sedile dove mi siedo per prendere il volante al posto di Cannaviccio, c'è l'appiccicoso della carne sparpagliata attorno che si confonde con i fili di lana del pullover bordeaux. Anche il sonoro, al solito, non coincide: nessuna frase eroica o invocazione di perdono divino da parte del ferito, ma una colorita sequela di maledizioni al giornalista, al giornalismo e alla Rai, inviati tutti assieme dritti dritti a quel paese.
I primi soccorsi sono dei serbi. Chi sia stato a spararci non lo sappiamo ancora oggi. 10 chilometri più avanti, a Kiseljak, al comando dei Caschi blu delle Nazioni Unite, tutta l'assistenza che otteniamo è una nuova fasciatura e una boccetta di morfina. Una notte a frullarci la schiena sulle buche del sentiero di Ho Chi Minh coperto di neve, e di prima mattina, a Spalato, imbarchiamo su un aereo-ambulanza un Cannaviccio quasi allegro dopo le generose dosi di morfina che gli avevo somministrato durante il viaggio. Il proiettile che ha nella scapola lo toglieranno a Roma.
Da quel giorno amo molto le auto blindate, le circondo dell'affetto della gratitudine, le accudisco con l'attenzione di chi a loro chiede molto. La mia prima blindata l'ho praticamente scippata all'allora direttore generale della Rai, Biagio Agnes. Una nobile Thema berlina, dei tempi delle Brigate Rosse, che invecchiava abbandonata in un garage, come i brigatisti in carcere. Dopo quel primo dramma sfiorato a Sarajevo, la berlina ministeriale grigio metallizzato ha scoperto la sua segreta vocazione di automezzo d'assalto. Ha combattuto con onore, è stata ferita da una raffica di kalashnikov che l'ha percorsa lungo la fiancata destra senza penetrarla, ha affrontato a muso duro un trasporto truppe francese rovinandosi il profilo, s'è fatta slitta sui ghiacci del monte Igman e ha sopportato con docilità l'inesperienza e l'egoismo di tanti autisti improvvisati.
La Lancia Thema targata Roma D54235, prima macchina da guerra della Rai, ha cessato di esistere fra le buche e i sassi delle ormai amate strade della Bosnia. Ora l'azienda ci coccola con un fuoristrada blindato. Fare televisione in guerra sembra essere considerata, qualche volta, una cosa seria.
- - -
Il problema vero, oggi, è che le guerre non si fanno più soltanto per vincere, ma soprattutto per convincere. I generali dunque fanno il loro mestiere nel prenderci sistematicamente in giro, come ha denunciato, con ben altro fraseggio, lo stesso Santo Padre (Giovanni Paolo II). La chiamano infowar, ma resta la vecchia storia dell'inganno.
Passano i tempi e oggi rincorri le parole in inglese, però gratta gratta i problemi restano sempre gli stessi: esiste uno scopo superiore che motivi o almeno giustifichi l'inganno popolare cui, a parole, attribuisci la sovranità?
Uno studioso di guerra e di comunicazione, Carlo Jean, generale e professore universitario, in un recente dibattito in cui ci siamo trovati, con la sua solita spregiudicata trasparenza ha detto: «Oggi è in corso un conflitto fra le esigenze di democrazia, e le nuove esigenze di sicurezza». Il riferimento era alla crisi internazionale nata dopo l'11 settembre. Perfetto, generale, ma prima di Osama bin Laden era molto diverso? I generali dell'aeronautica del caso Ustica hanno mentito per conto loro o per «superiori interessi di sicurezza»? E le tanto denunciate deviazioni attribuite, a ondate, ai vari servizi segreti sono episodi da ladri di galline o menzogne politicamente obbligate? Per quanto ho conosciuto in questi anni del mondo militare italiano, credo nella stragrande maggioranza di galantuomini in divisa. Il problema dunque è quello che si è lasciato scappare il generale Jean, il “conflitto di interessi” fra democrazia e sicurezza. Qual è la priorità, signor presidente, signor deputato, signor senatore, signor generale? E tu, signor cittadino, quale ritieni sia la tua personale esigenza primaria? Quanta democrazia sei disposto a spendere, in cambio della sicurezza, e per quale tipo di sicurezza?
2 estratti da E. Remondino, La televisione va alla guerra, Sperling and Kupfer, 2002, 18-19. 63-64
Incontro con Roberto Lavanna, tra i fondatori e direttore del Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Foggia
Il 14 gennaio 2020, come Progetto Uomo-Mondo, abbiamo visitato la Comunità di Emmaus.
Per incontrare volti, intraprendere percorsi, confrontare e condividere idee
Incontro con i volontari di Trash challenge Foggia
"FOGGIA LIBERA FOGGIA": è il nome della marcia che "Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie" ha indetto a Foggia per il 10 gennaio 2020, per svegliare la società civile foggiana, avvolta da una sonnolenza che sembra connivenza. Circa 20.0000 persone hanno chiesto legalità, sicurezza, onestà. Don Luigi Ciotti ci ha chiesto "di essere orgogliosi di essere foggiani", ma giustamente lo ha vincolato alle conseguenti e necessarie azioni di vita civile e cittadinanza attiva. Come Progetto abbiamo partecipato convinti, per riaffermare i valori di pace e di impegno civile in cui crediamo
Far west Grecia e Turchia tra unità speciali e nazionalisti armati. «Ci sono gruppi armati a cui l’esercito ha affidato il lavoro sporco». Il colonnello di Alba dorata a caccia di profughi: ‘siamo patrioti’
Lo denunciano l'Unicef e fonti locali. A rilento i colloqui Russia -Turchia: Erdogan chiude: ancora accuse al regime di Assad