PROPOLI - UNA "MEDICINA" RACCHIUSA NELL’ ALVEARE
L’uso della propoli è ben conosciuto dell’uomo da molto tempo. Nell’antico Egitto i sacerdoti, attraverso tecniche molto complesse, la usavano per mummificare le spoglie dei defunti. I Greci, ai quali si deve probabilmente l’etimologia della parola, la raccoglievano per uso esterno, in particolare per cicatrizzare ferite o piaghe e lo stesso facevano i Romani. Gli Incas del Sudamerica la impiegavano nella cura delle affezioni febbrili ben prima dello sciagurato arrivo degli Europei, mentre in Russia, già nel XII secolo, era in uso contro la carie e l’infiammazione del cavo orale.
Fino al XVIII secolo, in ogni caso, l’utilizzazione di questo prodotto era assai diffusa nella medicina popolare in diversi Paesi europei e trovava impiego anche nella cura di infiammazioni respiratorie, emorroidi, piaghe da ustioni e da decubito, vesciche, calli, eczemi, foruncolosi, punture di insetti, tagli e ferite di ogni genere. Cadde poi piuttosto in disuso, salvo una breve parentesi nella quale, in occasione di una guerra che contrappose gli Inglesi ai Boeri in Sudafrica, venne usata con risultati eccellenti nella cura delle ferite.
La ripresa del suo utilizzo fu merito della tradizione che si mantenne in vita nei paesi dell’est europeo e particolarmente nell’ex Unione Sovietica, paese nel quale continuo a occupare un ruolo di prestigio nella farmacopea ufficiale.
Da noi, fino a qualche anno fa, la propoli era considerata una sostanza senza alcun interesse pratico e un intralcio che richiedeva una inevitabile perdita di tempo per sbarazzarsene in occasione della visita all’alveare.
Attualmente le ricerche sulle sue proprietà, composizione e utilizzazione sono in costante progresso ed è facilmente prevedibile che i suoi campi d’impiego non mancheranno di crescere nel prossimo futuro.
Da dove viene
L’origine della propoli è stata a lungo misconosciuta. Per molto tempo si è creduto che fosse un prodotto secreto dall’ape, mentre oggi si ritiene fondatamente che sia una sostanza resinosa bottinata dall’ape nelle gemme di certe piante: pioppi in modo particolare, oltre a betulle, salici, ippocastani, pini, abeti, querce, olmi, ontani.
L’ape stacca un frammento di resina nella gemma con l’aiuto delle mandibole, poi lo trasporta nei contenitori pollinici delle zampe posteriori, ammucchia più particelle resinose, sinché il carico è completo. Quindi fa ritorno all’alveare, dove si libera, con una certa difficoltà, del suo raccolto, che viene arricchito dalle operaie con secrezioni salivari ricche di fermenti e immagazzinato.
Le api raccolgono la propoli al di fuori dell’epoca di grande importazione di nettare. Durante la quale le operate si dedicano all’allevamento, alla raccolta e allo stoccaggio di riserve per la stagione invernale. La raccolta ha luogo durante le ore centrali della giornata, quando la temperatura è superiore a 20°C e le resine sono malleabili.
Se la temperatura si abbassa, la propoli diventa infatti dura e friabile e perciò meno avvicinabile.
L’uso nell’alveare
All’interno dell’alveare la propoli è usata per molteplici scopi: come materiale da costruzione, per I’ isolamento, la protezione, come cemento o mastice, vernice. Le api usano infatti per costruire vere e proprie barriere di difesa poste dietro al foro d’ingresso dell’arnia, destinate a controllare l’eventuale arrivo di nemici o a ridurre l’apertura del foro d’entrata se le condizioni climatiche lo richiedono.
La impiegano pure per colmare o chiudere crepe e fessure, in modo che l’arnia sia resa perfettamente ermetica, ottenendo così il miglior isolamento termico possibile e impedendo l’entrata ai visitatori indesiderati.
Con la propoli le api riparano i favi in cattivo stato e consolidano tutto ciò che sembra loro di dubbia solidità, verniciano le superfici interne dell’arnia allo scopo di eliminare qualsiasi asperità, ricoprono i nuovi favi in modo che le cellette, prima che la regina vi deponga le uova, siano disinfettate, alla stregua di una vera e propria "sterilizzazione".
Con la propoli e la cera, infine, ricoprono piccoli animali o insetti che, penetrati nell’ arnia, non riescono più a uscirne: praticano in tal modo una sorta di imbalsamazione che blocca il processo di putrefazione.
Come si presenta
La qualità della propoli, le sue caratteristiche fisico-chimiche e terapeutiche variano a seconda della sua provenienza e degli alberi da cui è tratta. Alcuni tipi di api propolizzano poco, altre in modo enorme.
Anche il colore varia secondo la provenienza; ha generalmente un colore bruno, con tutte le possibili sfumature, dal giallo al nero, frequentemente con effetti rossastri e verdi.
L’odore è decisamente aromatico e sa di resina, cera, miele, vaniglia; il sapore è particolare e inconfondibile: quando si mastica, occorre insalivarla accuratamente in modo da renderla soffice e omogeneizzarla.
All’inizio della masticazione è però piuttosto sgradevole, perché tende a incollarsi ai denti. L’uso più frequente e pratico è quindi, di solito, in soluzione alcolica (e solubile in acqua): negli estratti alcolici si sono rilevati gli stessi componenti presenti nel prodotto al naturale.
I suoi componenti
Dato l’interesse piuttosto recente per la sostanza, non si conosce ancora perfettamente la composizione della propoli. Per quello che sino ad ora se ne
sa, secondo il dottor Donadieu risulta composta da un 50-55% di resine e balsami, da un 25-35% di cera, dal 10% di oli essenziali e sostanze volatili, dal 5% di polline, dal 5% di materiali organici e minerali diversi. Secondo M. M. Shemjakin, contiene vitamine del gruppo B (B1, B2, B3 o PP) e, per quanto riguarda i minerali, vi si trovano: alluminio, bario, calcio, cromo, cobalto, rame, stagno, ferro, manganese, nichel, piombo, silicio, stronzio, titanio, vanadio, zinco. Diversi autori sottolineano la presenza di flavonoidi e fanno risalire a questi elementi alcune delle proprietà che sono riconosciute alla propoli.
Le proprietà della propoli
Secondo A. Ravina, i flavonoidi contenuti nella propoli sono in grado di svolgere un’importantissima azione protettiva sui capillari sanguigni, sono in grado di potenziare l’attività dell’acido ascorbico (vitamina C), svolgono un fondamentale ruolo nella diminuzione delle infiammazioni. In effetti pare ormai assodato che alla propoli possano essere riconosciute proprietà antibatteriche o battericide, anestetiche, cicatrizzanti, antinfiammatorie. In particolare l’azione antibiotica si esplica, oltre che sui batteri, anche su virus influenzali e virus delle piante (da cui deriva l’uso nell’agricoltura biologica per la preparazione di diversi prodotti in grado di tener testa a diverse malattie delle piante). Ne sono state notate anche le proprietà fungicide su alcune specie di funghi in grado di provocare affezioni parassitarie o micosi.
Pare inoltre che possa vantare proprietà antireumatiche, immunologiche anti ossidanti (con prevedibili applicazioni non solo in campo alimentare, ad esempio, nella conservazione di alcuni cibi, ma anche con applicazioni nell’industria cosmetica, in medicina e in biologia). L’uomo sano può usare la propoli per via interna, generalmente per aumentare le resistenze naturali dell’organismo e per rinforzarlo nella sua lotta contro le aggressioni.
In caso di specifici disturbi, potrà essere presa da sola o in associazione con altre terapie. In particolare in caso di anemie, di affezioni dell’apparato respiratorio (angine, faringiti, laringiti, riniti, sinusiti, otiti), di gengiviti, stomatiti, dolori e infezioni dentarie, gastriti, ulcere gastroduodenali, coliti, infiammazioni dell’apparato urinario e genitale, cura della pelle (contusioni, ferite, coupe rose, geloni, screpolature, bruciature da sole o ustioni, ascessi, foruncoli, lesioni della regione anale, calli e duroni, eczemi, psoriasi, radiodermiti, micosi di alcuni tipi, manifestazioni cutanee dell’herpes zoster).
Modalità d’uso
La propoli può essere impiegata allo stato naturale anzitutto in forma solida, come pasta da masticare o in frammenti di grandezza variabile, granulata o in polvere. Ma può essere ingerita anche come estratto diluito in alcol: le soluzioni alcoliche possono essere in percentuali variabili dal 3 al 30% di propoli, secondo la necessità e le prescrizioni.
Associata ad altre sostanze, la propoli può presentarsi anche sotto forma di pomata o unguento. Essa inoltre può essere preparata con altre sostanze medicamentose o con altri prodotti dell’alveare. Secondo il dottor Donadieu, la pasta da masticare, consigliabile particolarmente nella cura delle affezioni dell’apparato respiratorio, andrebbe assunta in tre riprese, preferibilmente dopo i pasti, con una prolungata masticazione che la insalivi accuratamente per mezz’ora.
La forma granulare in polvere, particolarmente nei disturbi dell’apparato digerente e urinario, andrebbe preferibilmente presa prima dei pasti, inghiottita con acqua, previa abbondante insalivazione, circa 3 g al giorno, in tre riprese.
La propoli in soluzione alcolica va presa un’ora circa prima dei pasti, magari diluita in un po’ d’acqua calda. Per uso esterno, può essere applicata con aiuto di un tampone o come aerosol direttamente sulle lesioni.
Sotto forma di pomata o unguento, può essere applicata 2-3 volte al giorno.
In genere, la posologia utilizzata dai ragazzi è la metà di quella per gli adulti.
Il trattamento dovrà essere sempre iniziato con dosi progressive, che permettano di misurare la reattività del soggetto.