POLLINE
La materia prima
Come molti sanno il polline è il mezzo di fecondazione delle piante evolute (in botanica: fanerogame). Prodotto dagli organi maschili dei fiori, trasporta il materiale genetico verso le porzioni femminili dei fiori; riconosciuto lo stigma (parte femminile) della stessa specie, germina, e raggiunge gli ovuli che, fecondati, evolvono in semi e poi nuovi individui.
Ad un certo punto della loro evoluzione le piante hanno iniziato ad affidare i loro gameti al vento e successivamente, lì dove anche l’ambiente lo consentiva, hanno iniziato a sfruttare la presenza degli insetti. Questi sono attirati dai fiori per il loro colore, la forma, ma soprattutto perché questi producono una sostanza profumata e zuccherina, fondamentale fonte di nutrimento: il nettare.
Si tratta del più classico esempio di simbiosi mutualistica (condizione in cui due individui traggono vantaggio dalla reciproca presenza): la pianta ha un vettore per il suo polline e contemporaneamente l’insetto si procura il nutrimento.
Gli insetti impollinatori si chiamano pronubi e tra di essi le api domestiche sono le più importanti.
DAL CUORE DEI FIORI
Tutte le piante provviste di fiori si riproducono attraverso il polline, una finissima polvere costituita da microscopici granuli che rappresentano il materiale genetico maschile.
Lo stame (organo maschile del fiore), costituito da un peduncolo chiamato filamento, presenta all’estremità superiore un rigonfiamento chiamato antera. Questa struttura e formata da quattro sacche allungate ed è esattamente qui dentro che si forma il polline. Quando l’antera raggiunge la maturità completa si apre, favorendo l’uscita di milioni di granuli pollinici. Il polline può giungere all’organo femminile dello stesso fiore o di un altro fiore della stessa specie, e il percorso può essere compiuto in vari modi (impollinazione).
Ogni polline è unico al mondo, quasi come un’impronta digitale della pianta, e caratterizza una sola specie di fiore. Ogni granulo è un’entità biologica che racchiude tutto quanto è necessario alla vita: protidi, glucidi, lipidi, sali minerali, oligoelementi, vitamine, ormoni, enzimi. Svariatissime sona le forme, i colori, la quantità e le dimensioni dei granuli emessi da ogni singola pianta e in particolare quest’ultimo elemento, la grandezza, e in relazione al mezzo di dispersione. Si distinguono così due gruppi di pollini: anemofili ed entomofili.
II polline anemofilo (che significa "amico del vento”) e di solito più piccolo e leggero e il suo vettore principale e il vento (in primavera, infatti, l’atmosfera è satura di polline in sospensione, ne siamo letteralmente avvolti, anche se, per fortuna, quasi sempre la cosa non ci da fastidio). Appartengono a questo gruppo tutte le piante che emettono una grande quantità di polline, non molto ricco di principi vitali, che solo il vento può disperdere e trasportare un po’ dappertutto.
II polline entomofilo (cioè "amico degli insetti"). è invece trasportato dagli insetti. Le api, in particolare, sona responsabili della fecondazione delle piante entomofile nella misura del 75-80%.
La genesi del polline
Un’ape bottinatrice visita una sola specie di fiori, finché trova nettare o polline da bottinare su quella specie, quindi raccoglie una sola varietà di polline, che può avere colori variabili dal bianco avorio al grigio, al giallo, al verdastro, al rosso, al bruno, fino al nero. Quando si posa sulla corolla di un fiore viene di colpo cosparsa da una moltitudine di granuli di polline. Il corpo dell’insetto, appositamente predisposto, e come se si trasformasse in una spazzola miniaturizzata: tutte le parti dei suoi diversi organi, occhi compresi, sono ricoperte di sottilissimi peli ai quali i granelli di polline restano intrappolati. Tra un volo e l’altro l’ape "si ripulisce", iniziando a convogliare tutto il polline di cui è cosparsa verso l’addome, all’altezza del terzo paio posteriore di zampe. Dopo aver umidificato e impastato il polline con la saliva e il nettare raccolto su I medesimo fiore, inizia a elaborare due pallottoline di forma approssimativamente sferica che verranno agganciate da due appositi uncini, i quali hanno il compito di assicurare il voluminoso carico, evitando che si sganci durante il volo.
In ogni viaggio l’ape trasporta due di queste pallottoline, del peso di circa 7-10 milligrammi ciascuna e si calcola che per confezionarle debba visitare almeno un centinaio di fiori.
Quando l’ape farà ritorno all’alveare, magari dopo aver coperto una distanza di alcuni chilometri, il pesante bottino sarà sistemato all’interno dei favi, dentro le cellette-magazzino che circondano la covata, nella posizione migliore per la loro utilizzazione nel nutrimento delle larve non opercolate.
Un concentrato di proteine
Quando si parla della composizione del polline, bisogna sempre tener conto delle diversità che distinguono le svariate specie che le api raccolgono. La provenienza botanica incide infatti sulle
principali sostanze che lo compongono. In ogni caso, è l’unica fonte di azoto nell’alimentazione dei nostri bravi insetti e in media contiene circa il 30% di proteine (sostanze azotate aventi funzione plastica), percentuale questa che ha fatto si che venisse definito un "superalimento", indispensabile per la formazione del corpo delle api e per la produzione di pappa reale, necessaria per l’alimentazione dell’ape regina.
Oltre alle proteine, contiene elevate quantità di amminoacidi liberi, essenziali al nuovo organismo in quanto non in grado di sintetizzarli.
Nel polline sono stati isolati ben 20 dei 22 amminoacidi naturali esistenti nelle proteine alimentari e, per quanta riguarda l’interesse dell’uomo per questa sostanza, e state calcolato che 100 g di polline contengono tanti amminoacidi quanto 500 g di carne bovina o 7 uova, e che di conseguenza 30 g di polline (due cucchiaini rasi) sono sufficienti a coprire il fabbisogno proteico giornaliero di un adulto.
Tra gli amminoacidi contenuti, si possono ricordare: l’arginina, indispensabile per la crescita; l’istidina, necessaria alla fissazione dell’ossigeno inalato mediante la respirazione; l’isoleucina, che interviene nell’assimilazione delle proteine; la leucina, necessaria al buon funzionamento del pancreas e della milza; la lisina, che favorisce il rinnovo dei globuli rossi e la fissazione del calcio; la metionina, indispensabile per la crescita e l’integrità dell’organismo.
Ovviamente, il polline contiene anche altre sostanze. Acqua, anzitutto e poi glucidi in una percentuale variabile tra il 35 e il 40%, costituiti prevalentemente dagli zuccheri semplici glucosio e fruttosio, oltre che da lattosio.
So no presenti anche acidi grassi prevalentemente insaturi, in una percentuale media di circa il 5% (che in alcuni casi può aumentare sensibilmente), con proprietà ipocolesterolemizzanti. Contiene inoltre quasi tutte le vitamine necessarie al nostro organismo, particolarmente del gruppo B, vitamina A, PP, C, H, E, sali minerali e oligoelementi (sodio , rame, ferro, magnesio, potassio, calcio, fosforo, silicio, zolfo, manganese, fluoro ecc.) e diverse altre sostanze: enzimi, sostanze antibiotiche, una sostanza stimolante la crescita e la cosiddetta rutina, una componente che è in grado di aumentare la resistenza capillare. Senza considerare che l’elenco completo dei costituenti del polline è ancora ben lontano dall’essere portato a termine.
La raccolta
La raccolta del polline da parte degli apicoltori è un fenomeno relativamente recente e si è sviluppato in particolare negli anni Cinquanta.
L’apicoltore preleva circa il 10% del polline raccolto dalla famiglia durante tutta la stagione, cioè 3-3,5 kg per famiglia. Ogni famiglia ne raccoglie infatti circa 35 kg nell’arco di 6-8 mesi, ma i più importanti apporti hanno luogo in maggio-giugno, quando l’allevamento delle larve e al massimo. In quell’epoca l’allevatore applica per 4-6 settimane una vera e propria trappola all’alveare, costituita da una griglia con fori calibrati, che fa perdere a una parte delle api che rientrano, passando attraverso un foro, una o entrambe le pallottole di polline, che vanno a raccogliersi nella parte sottostante della griglia, svuotata al termine di ogni giornata affinché il prodotto non si alteri o non venga attaccato da parassiti.
Quando è fresco, il polline ha un’umidità piuttosto elevata e per essere conservato va essiccato a temperature non superiori ai 50°C, sufficienti a inibire lo sviluppo di muffe e batteri, che possono renderlo tossico. Questo trattamento termico, se mantenuto a tali temperature, lascia intatti i numerosi principi attivi.
AI memento dell’acquisto i granuli devono essere ben secchi e duri al tatto, segno che l’essiccazione e stata effettuata correttamente e che quindi non vi sono problemi di conservazione. Se vengono acquistati in negozio, e opportuno accertarsi che non siano stati lasciati a lungo esposti alla luce, che ha il potere di alterarne le qualità.
PROPRIETÀ CURATIVE DEL POLLINE
Secondo diversi ricercatori, se I’ uomo si nutrisse anche per mesi di solo polline non manifesterebbe sintomi di carenza, essendo un alimento completo
Anche senza arrivare a simili estremizzazioni, in ogni caso esso è indubbiamente un alimento prezioso a ogni età: e un prodotto che raccoglie tutti gli elementi migliori che si possono trovare nelle piante e nei fiori e, stante la sua natura di cellula germinale, è un prodotto di alto val ore biologico. E quindi ottimo nell’alimentazione, particolarmente nelle diete carenti di cibi di provenienza animale, e nella cura di diverse malattie.
Dal punto di vista alimentare esplica nei confronti dell’organismo un miglioramento generale delle facoltà intellettuali, una maggiore resistenza alla stanchezza, un aumento dell’appetito.
Il dott. Yves Donadieu lo ha così descritto: «Tonificante e stimolante, generatore di benessere con effetto euforizzante; riequilibratore delle funzioni che agisce in modo naturale e armonioso; disintossicante generale di tutto l’organismo nel quadro di un’azione fisiologica».
In generale, dunque, pub essere considerato un ottimo integratore alimentare con proprietà ricostituenti.
In particolare, dal punto di vista terapeutico vanta diverse proprietà.
Anzitutto e in grade di stimolare le funzioni gastriche, è efficace nelle affezioni intestinali dovute ad anomalie della flora batterica o alla presenza di germi patogeni, mentre la presenza di fermenti e di un antibiotico naturale simile alla penicillina lo fa diventare un vero e proprio regolatore dell’intestino. Esplica poi una positiva azione sui sistema nervoso, regolando nevrastenie e squilibri psichici grazie al suo contenuto di amminoacidi.
Svolge un’azione riequilibratrice nei casi in cui l’organismo tende a dimagrire o a ingrassare. Gli viene riconosciuta un’azione antianemica, soprattutto nei bambini, che si manifesta con un aumento dei globuli rossi, esplica una positiva azione contro l’ipertrofia prostatica, ha azione anoressica.
In generale, dunque, il polline può essere utile a tulle le età e in tutte le condizioni: agli adulti, ai bambini, agli anziani e nella gravidanza.
Si può dire che se per gli adulti risulta essere un tonificante e stimolante, un riequilibrante funzionale e un disintossicante di tutto I’ organismo, nei bambini stimola la crescita agendo inoltre da ricostituente e calmante, negli anziani svolge un’azione regolatrice addirittura più rapida che nei giovani; nella gravidanza, infine, svolge una benefica azione sul metabolismo e sui contenuto in amminoacidi.
La cura del polline
Si consiglia di intraprendere la cura a base di polline preferibilmente in primavera o ai cambi di stagione, iniziando ad assumere 1 cucchiaio da caffè a colazione, a digiuno, prima del pasto, masticando accuratamente per favorire l’insalivazione. Si tratta poi di abituare l’organismo per una settimana e quindi aumentare la dose a 15 g, che equivalgono a una cucchiaiata da minestra colma. Dopo due settimane, si può passare a due dosi giornaliere di 15 g l’una, una alla mattina e una a mezzogiorno prima del pasto, continuando sino a ottenere i benefici ricercati o, comunque, almeno per un mese. Quindi si può interrompere la cura, senza dimenticare però di ripeterla un paio di volte all’anno o a tutti i cambi di stagione, come cura di mantenimento.
Altri autori, come il dottor Donadieu, consigliano dosi più consistenti in caso di "terapia d’urto" di adulti, iniziando con l’assunzione di 30-40 g (2 cucchiai da minestra abbondanti) e mantenendo questa dose. Per persone adulte e in buona salute consigliano invece di in iniziare con dosi di 15-20 g e riducono l’apporto a 10-15 g in ragazzi da 6 a 12 anni e a 5-10 g in bambini da 3 a 5 anni, sotto controllo medico.
Il polline può essere consumato puro in granuli, oppure macinato in polvere. A volte il suo gusto può non risultare molto appetibile, per cui si consiglia di consumarlo spalmato sui pane con un poco di miele, o semplicemente di mescolarlo a miele. C’è chi consiglia di diluirlo in yogurt o latte per facilitarne l’assunzione, o semplicemente di versarlo in un poco d’acqua. Alcuni apicoltori che hanno compreso che l’associazione miele-polline costituisce un prodotto di alto valore dietetico, offrono
delle preparazioni di miele contenenti il 20-30% di polline. II tempo d’azione e la durata necessaria per una cura di polline sono variabilissimi secondo l’individuo, i disturbi che presenta, i risultati che si attendono e le dosi utilizzate.
II dottor Donadieu distingue una cura di circa un mese e mezzo a ogni cambiamento di stagione; una cura di tre mesi che inizi nel corso dell’inverno e termini all’inizio della primavera e un’altra cura di tre mesi che inizi alla fine dell’estate e termini con la fine dell’autunno; una cura continua a dose media ed equilibrata individualmente.
Allergie e controindicazioni
In primavera, quando l’aria è carica di microspore, qualcuno è vittima di disturbi allergici più o meno gravi e/o fastidiosi. Una delle manifestazioni più diffuse di pollinosi e la rinite allergica, meglio conosciuta come raffreddore da fieno, caratterizzata da prurito alle mucose nasali e agli occhi, infiammazione, starnutazione in serie, secrezione di muco e di liquido lacrimale. Nei casi più seri, si possono manifestare persino delle vere e proprie crisi d’asma.
Se il soggetto si allontana dalla località dove è presente la particolare specie di polline che ne scatena la reazione allergica, per esempio recandosi in alta montagna, dove cessa la vegetazione, i sintomi rapidamente spariscono.
La pollinosi viene curata in vari modi, ma spesso con scarsi risultati. Alcuni soggetti possono presentare sintomi di allergia anche all’assunzione per via orale del polline, ma si tratta in verità di
casi alquanto rari, che comunque implicano la rinuncia a quest’alimento. Più frequenti sono invece i casi di difficoltà di digestione del polline. Le microspore sono infatti protette da una membrana resistentissima, attaccabile dai succhi gastrici con una certa difficoltà, particolarmente se la sostanza viene somministrata in quantità rilevanti, dell’ordine di 50 g al giorno, per esempio. Secondo alcuni ricercatori, inoltre, in caso di insufficienza renale il consumo di polline dovrebbe essere ridotto o addirittura eliminato, in quanto sembrerebbe che certe resine presenti nella membrana protettiva della sostanza impongano ai reni per la loro eliminazione uno sforzo supplementare.
ALCUNI AMINOACIDI CONTENUTI NEL POLLINE
• Arginina: indispensabile per la crescita. Una eventuale carenza è causa di frigidità, sterilita, impotenza.
• Istidina: ematogeno che favorisce la formazione di emoglobina nel sangue necessaria alla fissazione dell’ossigeno inalato mediante la respirazione.
• Isoleucina: necessaria al buon funzionamento del pancreas e della milza.
• Lisina: favorisce il rinnovo dei globuli rossi (o emazie) e la fissazione del calcio.
• Metionina: indispensabile per la crescita e l’integrità dell’organismo. La carenza provoca anemie,
anoressia, disfunzioni epatiche.
• Fenilalanina: condiziona il metabolismo della vitamina C e associata con tale vitamina rende I’ organismo più resistente alla fatica e alle aggressioni patogene.
• Treonina e Triptofano: anche questi due aminoacidi favoriscono il funzionamento di pancreas e milza.
• Valina: fortifica le cellule nervose dei visceri e dei muscoli.