Dott.ssa MADDALENA SIMEOLI
Ruolo: Psicologa, Coordinatore Educativa Domiciliare
Area: Minori e famiglia
Compiti
Presa in carico delle situazioni di coppie conflittuali, sia su invio dell’Assistente Sociale che di Provvedimenti giudiziari;
Intermediazione generazionale (genitori-figli) sia in seguito ad accesso spontaneo che su invio dell’Assistente Sociale o di Provvedimenti giudiziari;
Supporto alla genitorialità (solitamente su invio del Tribunale) o dell’Ass. Soc.;
Componente dell’équipe per l’Affido del CISA, per l’attivazione e il monitoraggio di Affidi Educati e Familiari;
Attività di supporto psicologico rivolto ad adulti e giovani adulti;
Monitoraggio dei progetti Educativi in coordinamento con le Assistenti Sociali;
Coordinamento con l’Ass. Soc. per l’organizzazione degli incontri in Luogo Neutro;
Stesura dei calendari per gli incontri in Luogo Neutro e verifica del rispetto dello svolgimento degli stessi;
Partecipazione a riunioni di coordinamento, sia interne all’Ente che con Enti esterni (N.P.I., SerD., C.S.M.);
Conduzione del gruppo di Auto-mutuo-aiuto per genitori con figli con disabilità.
In base alla sua esperienza lavorativa, quali sono state le criticità maggiormente riscontrate durante questo periodo nei giovani?
Iniziamo specificando che i disagi cresciuti durante questo periodo, non sono necessariamente nati durante questo periodo: la pandemia ha amplificato problemi preesistenti. Infatti, esempi di difficoltà che si stanno sempre più diffondendo, sono l’isolamento e il calo dell’interesse nei confronti della scuola. In realtà, però, chi sta risentendo maggiormente della chiusura sono i bambini: l’infanzia è il periodo in cui le emozioni vengono espresse molto anche attraverso il contatto fisico, quindi i giovanissimi stanno soffrendo di questa privazione in particolar modo.
Lei ha citato l’isolamento come problema in crescita: teme la diffusione di fenomeni come quello degli hikikomori?
I dati sono ancora troppo pochi per fare previsioni; ma, comunque, non penso proprio: l’hikikomori sceglie di isolarsi, mentre la chiusura durante la pandemia è stata imposta.
Come descriverebbe il ruolo dei social per i giovani durante la pandemia?
I social sono stati d’aiuto agli adolescenti per non sentirsi troppo soli durante la pandemia, salvandoli parzialmente dalla situazione in cui invece si trovano i bambini più piccoli. Tuttavia, in quegli ambienti, i giovani sono soggetti a piogge di informazioni, le quali non vengono però affiancate da un apprendimento né un confronto (soprattutto ora). Inoltre, i ragazzi non hanno ancora un senso critico abbastanza sviluppato per riuscire a distinguere il falso dal vero.
Cosa ne pensa dello stigma nei confronti di chi va dallo psicologo?
Questo stigma deriva dalla nostra ignoranza nei confronti del mondo della psiche: spesso si finisce per temere ciò che non si conosce. Ma non si dovrebbe provare vergogna nel rivolgersi a un professionista: è perfettamente normale cercare aiuti se non ci sentiamo forti abbastanza per affrontare le difficoltà in solitaria.
Sicuramente questa pandemia lascerà un segno nella crescita delle generazioni future: quali sono gli aspetti negativi e positivi che potrebbero emergere?
Sicuramente, un aspetto positivo è il fatto che i giovani si stiano unendo sempre di più: vogliono il cambiamento, al contrario di noi vecchi –ride-, e lottano insieme per ottenerlo. È anche bene che si confrontino tra loro e coltivino il beneficio del dubbio, così da crescere. Inoltre, se si tornasse in fretta alla normalità, i giovani potrebbero anche uscire non troppo segnati da questa pandemia, grazie all’elasticità del loro cervello; tuttavia, ciò sarebbe possibile solo nel caso in cui anche l’ambiente che li ospita e le persone con cui sono a contatto si fossero riabituati alla vecchia normalità delle cose, senza vivere nel terrore. Il più grande effetto negativo derivato dalla gestione della pandemia è infatti la costante sensazione di paura: la sfida sarà evitare di trasmettere questo sentimento ai nostri ragazzi.
Infine, secondo me, l’eredità migliore che questo infelice periodo ci lascia è la consapevolezza di non potere controllare il mondo e la natura: spero che, durante l’ultimo anno, l’umanità abbia appreso tale importantissima lezione.
A cura di Teti Lucrezia, 1^AR