l'organizzazione delle informazioni in modelli /
lo Spreadsheet, il Data-base
LEZIONE 19: Spreadsheet Il mondo del "what if"
Un foglio elettronico (spreadsheet), come Excel, è un sistema basato su righe, colonne e celle. Ogni cella può:
Contenere dati (cella-contenuto)
Generare risultati basati su altre celle (cella-risultato)
Ciò che rende il sistema rivoluzionario è che una cella-risultato può diventare a sua volta una cella-contenuto, creando una rete dinamica di interconnessioni.
Il foglio di calcolo introduce due concetti fondamentali:
Interconnessione dinamica dei dati – Ogni modifica si propaga automaticamente, aggiornando l’intero sistema.
Modelli gerarchici – Strutture a cascata o ad albero, dove ogni livello dipende dal precedente.
Questa logica ha trasformato l’architettura, dando vita a strumenti come Grasshopper, dove modificando un parametro, l’intero modello cambia in tempo reale.
Esistono due approcci logici:
Logica induttiva: "Se X, allora Y" (causa-effetto) (if...then...).
Logica deduttiva: "Cosa succede se cambio X?" (sperimentazione) (what if...).
La seconda, tipica dell’architettura parametrica, permette di esplorare scenari multipli, generando soluzioni flessibili. Non si lavora più su forme statiche, ma su famiglie di configurazioni adattabili.
La scienza non procede per certezze assolute, ma attraverso ipotesi, modelli e sperimentazione. Il metodo scientifico è, di fatto, un continuo "What If...", dove ogni nuova scoperta è il risultato di scenari ipotetici testati e verificati.
🔹 Osservazione – Si parte da un fenomeno inspiegato. (E se la mela cade perché è attratta dalla Terra?)
🔹 Ipotesi – Si formula un possibile modello. (E se la gravità fosse una forza universale?)
🔹 Esperimento – Si testa l'ipotesi. (Misurando il moto dei corpi, posso confermarlo?)
🔹 Teoria – Se l’ipotesi regge, diventa un modello scientifico valido (Teoria della Gravità di Newton).
Questo ciclo continua all’infinito: ogni teoria è vera finché un nuovo "What If..." non ne dimostra i limiti.
Einstein – E se il tempo non fosse assoluto?
Meccanica quantistica – E se una particella potesse essere in più stati contemporaneamente
Multiverso – E se il nostro universo fosse solo uno tra infiniti?
LEZIONE 20: Le informazioni A&N strutturate e il database grafico/geografico (GIS)
Per comprendere il passaggio da un foglio elettronico a un database, è essenziale definire cosa sia un database. Storicamente, uno dei primi esempi di database è il censimento, una raccolta strutturata di informazioni sulla popolazione.
Se volessimo censire la nostra classe, inizieremmo con una tabella composta da:
Fields (colonne) – Attributi omogenei come nome, cognome, età
Records (righe) – Ogni riga rappresenta un individuo con i suoi dati
Questa struttura deriva dall’algebra dei vettori: le righe sono le entità e le colonne i loro attributi. Nei database moderni, oltre a numeri e testi, possiamo memorizzare immagini, video e dati complessi.
Archivio tradizionale
Negli anni ‘40, catalogare significava ordinare alfabeticamente o cronologicamente. L’organizzazione manuale garantiva l’accesso rapido alle informazioni.
Search, Don’t Sort (Cerca, non organizzare)
Con l’era digitale, la strategia è cambiata: per un computer è più efficiente cercare che ordinare, mentre per l’uomo è vero il contrario.
Amazon è un esempio di database fisico basato su questo principio:
I prodotti non sono organizzati per categoria
Ogni articolo ha un codice e viene trovato da sistemi automatizzati
il recupero è più rapido rispetto alla logica tradizionale dei supermercati
Lo stesso principio si applica ai sistemi di car sharing: le auto non hanno una posizione fissa, ma vengono localizzate e utilizzate più velocemente.
Georeferenziazione
Oggi, i dati non sono solo numeri e testi, ma anche coordinate spaziali. Ogni foto scattata da uno smartphone è geotaggata, permettendo di ritrovarla su Google Earth.
GIS (Geographical Information Systems)
I GIS sono database avanzati che associano dati a luoghi. Questo permette di analizzare fenomeni urbani, ambientali e sociali con una precisione senza precedenti.
Open Data e Mappe Interattive
I governi pubblicano dati georeferenziati su trasporti, urbanistica e ambiente, rendendoli accessibili tramite strumenti come QGIS.
Dal foglio elettronico al database, il salto è epocale:
🔹 Si passa da dati isolati a sistemi interconnessi
🔹 La logica tradizionale dell’archivio lascia spazio alla ricerca dinamica
🔹 I dati non sono più solo numeri, ma rappresentano relazioni, luoghi e connessioni
I database moderni non si limitano a memorizzare informazioni: le rendono vive, interrogabili e utilizzabili per prendere decisioni intelligenti. 🚀
LEZIONE 21: Evoluzione del concetto di modello Da Alexander Klein a UNStudio
Il concetto di modello è centrale in architettura e progettazione, non solo come rappresentazione di un’idea, ma come strumento per organizzare e strutturare il pensiero progettuale.
Nel Settecento e Ottocento, il modello era inteso come un insieme di regole razionali per rispondere a esigenze concrete. L’Illuminismo e la Rivoluzione Industriale hanno spinto verso un approccio scientifico alla progettazione, dove ogni spazio doveva rispondere a criteri funzionali definiti. Ne sono un esempio i lavori di Alexander Klein, che analizzava le necessità abitative traducendole in soluzioni geometriche precise, o il Neufert, un manuale che codificava standard spaziali per ogni funzione.
L’idea di un modello statico, basato su risposte predefinite, ha dominato fino al Modernismo e al Razionalismo, con strumenti come il Modulor di Le Corbusier, che proponeva un sistema proporzionale basato sulle misure del corpo umano. Tuttavia, questi modelli, per quanto efficaci, non tenevano conto delle variabili impreviste e della complessità sociale.
Negli anni Sessanta, la rigidità della progettazione funzionalista inizia a essere messa in discussione. Christopher Alexander propone un nuovo approccio: anziché definire a priori la forma di uno spazio, è necessario scomporre i bisogni in unità minime e ricostruirle attraverso una logica relazionale. Nel suo Notes on the Synthesis of Form, introduce la struttura semilattice, un modello in cui le connessioni tra le parti non seguono una gerarchia rigida, ma si sviluppano in maniera flessibile.
Questo apre la strada al modello strutturalista degli anni Settanta, ispirato agli studi antropologici di Claude Lévi-Strauss. Qui il modello non è più una formula fissa, ma un sistema che lascia margine al cambiamento. Un esempio pratico è il concetto di open building di John Habraken: gli edifici non vengono progettati come oggetti finiti, ma come sistemi aperti in cui la struttura principale resta stabile, mentre gli spazi interni possono essere adattati dagli utenti nel tempo.
Con l’avvento del digitale, il concetto stesso di modello si trasforma. Non si tratta più di una prefigurazione statica della realtà, ma di un sistema aperto in grado di simulare dinamiche complesse. Nasce il modello diagrammatico, che non rappresenta più solo la forma di un edificio, ma le sue relazioni spaziali, funzionali e temporali.
Peter Eisenman sviluppa un approccio in cui il progetto è il risultato di una serie di trasformazioni progressive, non di una forma predefinita. Ben van Berkel di UNStudio spinge oltre questa idea, confrontando il computer in architettura con l’invenzione del cemento armato: uno strumento che non si limita a rappresentare, ma che genera nuove possibilità progettuali.
Oggi il concetto di modello si avvicina sempre più a quello di un sistema vivente: una rete di relazioni in continuo adattamento, che integra dati in tempo reale, simulazioni ambientali e interazioni sociali. Il progetto non è più solo un prodotto finale, ma un processo in divenire, capace di rispondere a esigenze mutevoli.
Questa evoluzione riflette un cambiamento più ampio nel modo di pensare la progettazione: non più come un atto chiuso e deterministico, ma come un sistema aperto, in cui il progetto è un’ipotesi che si verifica nel tempo. L’architettura non è più un oggetto, ma un insieme di relazioni, e il modello non è più una regola statica, ma un metodo per esplorare la complessità.