l'impatto dell'informatica nella città e nella ricerca architettonica contemporanea /
IL WORLD WIDE WEB
LEZIONE 0: L'Information Technology come Crisi e come Sfida
Ma cosa significa davvero crisi?
È un punto di rottura che impone un cambiamento, un paradigma che apre la strada a nuove soluzioni. Ed è proprio da qui che nasce la modernità.
Un meccanismo di crisi: la modernità è ciò che trasforma la crisi in valore, generando un’estetica di rottura e cambiamento².
La modernità, quindi, non esiste senza crisi. È la risposta a un problema, la soluzione a un paradigma emergente.
In Architettura: L’invenzione della prospettiva (crisi) pone un nuovo problema: come progettare ora che esiste un metodo scientifico per rappresentare lo spazio? La risposta è la nascita di un’architettura basata sulle linee prospettiche (modernità).
Brunelleschi, Basilica di San Lorenzo
Brunelleschi, Portico degli Innocenti
Nell’Arte: L’introduzione dello spazio prospettico (crisi) cambia il modo di rappresentare le scene. La pittura assume una logica teatrale, basata su specchi e camera oscura, con un ragionamento scientifico verificabile (modernità).
Masaccio, La Trinità
Piero della Francesca, Città Ideale
Nel Cinema: L’arrivo del cinema sonoro (crisi) sconvolge le abitudini dell’epoca. Ora la voce diventa un elemento imprescindibile per gli attori, ridefinendo il modo di fare cinema (modernità).
Michel Hazanavicius, The Artist
Damien Chazelle, Babylon
Esattamente come la prospettiva ha rivoluzionato l’architettura, l’informatica rappresenta oggi un nuovo paradigma.
L’Information Technology è la crisi e la modernità insieme:
È uno strumento dirompente, che mette in discussione il modo in cui si pensa e si progetta.
È un nuovo linguaggio, che necessita di una sintassi per essere compreso e sfruttato.
È un catalizzatore di modernità, che attende ancora di essere pienamente valorizzato.
Oggi, come Brunelleschi nel Quattrocento, siamo chiamati a immaginare un nuovo modo di costruire e progettare, facendo dell’informatica non solo un mezzo, ma una vera e propria nuova modernità.
L’invenzione della fotografia ha rappresentato una crisi per molte discipline artistiche e progettuali, tra cui l’architettura. La crisi nasce dal fatto che la fotografia introduce una nuova modalità di percezione e rappresentazione dello spazio, diversa dal disegno e dalla prospettiva tradizionale.
Come ha reagito l’architettura?
L’Architettura come Oggetto Fotografico
Con la possibilità di essere fotografata, l’architettura smette di essere un’esperienza solo diretta e diventa un’immagine riproducibile e diffondibile.
La fotografia trasforma il modo in cui gli edifici vengono percepiti e comunicati: non più solo visitati fisicamente, ma anche visti attraverso immagini.
Questo porta gli architetti a una maggiore attenzione per le inquadrature, le facciate scenografiche e gli effetti visivi che la fotografia può esaltare.
La Nascita dell’Architettura Iconica
La necessità di risultare "fotogenici" stimola l’uso di forme spettacolari e composizioni plastiche che funzionano bene in fotografia.
L’architettura diventa sempre più immagine e brand, influenzando il marketing e la comunicazione visiva delle città.
La Fotografia come Strumento di Analisi
Architetti come Le Corbusier e Mies van der Rohe iniziano a utilizzare la fotografia non solo per documentare, ma per analizzare lo spazio.
La fotografia permette di cogliere giustapposizioni inaspettate, prospettive innovative e giochi di luce, che influenzano il modo di progettare.
Un esempio è il rapporto tra László Moholy-Nagy (fotografo del Bauhaus) e l’architettura moderna: i suoi scatti esplorano geometrie e ombre che diventeranno elementi chiave dell’architettura razionalista.
L’Architettura e il Movimento
Prima della fotografia, l’architettura era spesso rappresentata come un oggetto statico.
Con la fotografia e poi con il cinema, si sviluppa l’idea di uno spazio dinamico e narrativo.
L’Architettura e la Post-produzione Fotografica
Oggi gli edifici non esistono solo fisicamente, ma anche attraverso immagini elaborate e modificate digitalmente.
I render fotorealistici e la post-produzione creano una versione "idealizzata" dell’architettura, spesso più potente dell’edificio stesso.
Questo ha portato a una nuova crisi della materialità, dove l’architettura esiste prima (e a volte solo) come immagine.
La fotografia ha rivoluzionato il modo in cui l’architettura viene percepita, progettata e comunicata. Da una crisi iniziale è nato un nuovo approccio, che ha reso l’architettura più consapevole della propria immagine, della sua narrazione visiva e del rapporto con lo spettatore. Oggi, con l’avvento dei social media e della realtà aumentata, questa evoluzione continua, ponendo nuove domande sul futuro dello spazio costruito e sulla sua rappresentazione.
Le Corbusier - attico Beistegui, Parigi
“L’architettura è una serie di eventi successivi che lo spirito cerca di trasmutare attraverso la creazione di relazioni precise e travolgenti che fanno scaturire sensazioni psicologiche profonde, un diletto spirituale si sente leggendo la soluzione, una percezione di armonia arriva a noi dalle qualità matematiche che uniscono ogni elemento del progetto. Ma come si riceve una sensazione architettonica? Con l’effetto delle relazioni che percepisci”
LEZIONE 1: Una definizione di Informazione, il mistero dello Zero
Il punto come DATUM
Il punto tracciato sul foglio rappresenta un dato di partenza: un elemento che modifica lo stato precedente del foglio (da bianco a segnato). Questo dato è, però, privo di dimensioni, come ci insegna Euclide ("il punto non ha parti"), e pertanto non è misurabile secondo la geometria euclidea.
Le convenzioni e la formazione di mondi
Un dato, di per sé, non ha significato, ma può essere interpretato attraverso infinite convenzioni. Ad esempio, il segno sul foglio può essere visto come un ovale (geometria), un uovo o un anello (semantica), la lettera "O" (alfabeto) o il numero "0" (numerico). Ogni convenzione applicata a un dato genera una diversa interpretazione e quindi "forma" un mondo di significati.
L'informazione come applicazione di una convenzione
L'informazione non è altro che il risultato dell'applicazione di una convenzione a un dato. In altre parole, il dato diventa informazione solo quando viene interpretato, e questa interpretazione dipende dalla convenzione adottata.
Informatica: tutto è in-formazione
Nel campo dell'informatica non esistono dati puri, ma solo informazioni. Qualsiasi input nel sistema deve infatti rispettare una convenzione per essere elaborato. Questo porta a una definizione più dinamica dell'informazione: essa non è mai statica, ma è un processo continuo di formazione, sempre in evoluzione.
La modellazione delle informazioni
Se tutto in informatica è "in-formazione", allora il processo fondamentale è la modellazione: l'atto di dare forma all'informazione. Il modello è una rappresentazione organizzata e strutturata che sintetizza gli elementi essenziali di un fenomeno, traducendo l'informazione in una forma comprensibile e operativa. La modellazione è, quindi, il modo in cui l'informazione prende forma e diventa utilizzabile.
Tutto ebbe inizio circa 25.000 anni fa, quando l’uomo cominciò a sviluppare rudimentali sistemi per contare e tenere traccia delle quantità. Ecco i passaggi fondamentali che hanno portato alla nascita dello zero e all’evoluzione dell’arte del contare:
Contare con le dita
L’uomo primitivo iniziò a contare usando le dita delle mani, raggiungendo così il numero 10. Probabilmente, in gruppo, sviluppò sistemi per contare a multipli di 10.
Tacche sugli alberi
Con il passare del tempo, si passò a segnare quantità utilizzando tacche sugli alberi. Fu scoperto un sistema per rappresentare i multipli di 5, utilizzando segni trasversali per facilitare il conteggio.
I sassolini come strumento di conteggio
Le tacche furono presto sostituite da sassolini, che venivano raggruppati in base alla quantità da contare. Questo metodo permise di aumentare il massimo conteggiabile, limitato solo dalla disponibilità di sassolini.
L’utilizzo di canalette nel terreno
I sassolini vennero organizzati in canalette scavate nel terreno, allineandoli per facilitare il calcolo visivo e mantenere ordine durante il conteggio.
Ramoscelli e conchiglie: la nascita dell’abaco
I sassolini lasciarono spazio a un metodo più strutturato: dieci conchiglie venivano infilate in un ramoscello forato, e ogni ramoscello rappresentava una decina. Questa innovazione segnò la nascita del primo rudimentale abaco.
La numerazione greca
Con l’avvento della civiltà greca, ai numeri furono assegnati dei nomi per facilitarne la memorizzazione. Nelle canalette dell’abaco, si associarono i numeri a lettere dell’alfabeto greco, gettando le basi per un sistema di numerazione più astratto.
Da lettere a simboli astratti
Nel tempo, le lettere furono gradualmente sostituite da segni astratti, fino a raggiungere i numeri arabi che utilizziamo oggi. Tuttavia, mancava ancora il concetto di "zero".
La nascita dello zero
Si iniziò infine a concepire un valore antecedente all’1: il nulla, l’assenza di quantità. Questo nuovo numero, lo 0, aveva un duplice significato: da un lato indicava il nulla, dall’altro simboleggiava l’azzeramento, ovvero il punto di partenza. Un concetto straordinario, carico di un curioso ossimoro: assenza (0) e presenza (1).
Da questa intuizione scaturì non solo lo zero come numero, ma anche la concezione alla base del codice binario, il linguaggio fondamentale della tecnologia moderna.
prompt per chatgpt - immagine generata tramite AI
LEZIONE 2: il ruolo strutturale dell'informazione: la Terza Ondata
Alvin Toffler, sociologo e futurologo, descrive l’evoluzione della società attraverso tre grandi "ondate", ognuna caratterizzata da un diverso modello economico, sociale e culturale.
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Prima Ondata: Società Agricola (8000 a.C. - XVIII sec.)
Passaggio da società nomadi a stanziali basate sull’agricoltura.
Economia centrata sulla produzione agricola (80-90% della popolazione impiegata).
Produzione industriale e servizi quasi inesistenti.
Seconda Ondata: Società Industriale (XVIII sec. - metà XX sec.)
Rivoluzione Industriale: migrazione verso le città, sviluppo delle fabbriche.
Meccanizzazione dell’agricoltura (20-30% della popolazione impiegata).
Industria come motore economico (40-50%), crescita del settore terziario (20-30%).
Terza Ondata: Società dell’Informazione (dal XX sec. a oggi)
Dominanza del settore terziario (70-80% della popolazione impiegata in servizi, tecnologia e conoscenza).
Automazione e digitalizzazione riducono la manodopera industriale (15-25%) e agricola (2-5%).
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Società Agricola → Architettura simbolica, monumentale, legata alla religione e alla comunità.
le costruzioni avevano una forte valenza simbolica e identitaria. I templi, le piazze e le abitazioni erano espressione del legame tra l’uomo, la comunità e la natura. L'architettura non era solo funzionale, ma serviva a rappresentare il ruolo dell'individuo nella società e il suo rapporto con il mondo circostante. .
"io esisto in quanto rappresento".
Società Industriale → Architettura funzionale, efficiente.
l’attenzione si sposta dalla rappresentazione alla funzionalità. Gli edifici vengono progettati con criteri di efficienza, rispondendo alle necessità della produzione e della crescita urbana
L'uso di nuovi materiali come acciaio e cemento permette la costruzione di fabbriche, infrastrutture e quartieri operai, mentre le città si sviluppano secondo una logica industriale, con zone specifiche per il lavoro, la residenza e il commercio.
"io esisto in quanto funziono".
Società dell’Informazione → Architettura adattabile, tecnologica, interattiva, sostenibile.
l’architettura assume un ruolo ancora più dinamico e interattivo. Gli edifici non sono più solo spazi fisici, ma veri e propri sistemi intelligenti che interagiscono con chi li abita. L’uso della domotica, dei materiali innovativi e dell’intelligenza artificiale trasforma le costruzioni in strumenti capaci di adattarsi alle esigenze delle persone
"io esisto in quanto informo".
"Any customer can have a car painted any color that he wants, so long as it is black."
"Ogni cliente può avere un'auto del colore che desidera, purché sia nero."
Henry Ford
il modello che vuoi al colore che vuoi, motorizzazioni, optional e allestimenti tutto configurabile dalla A alla Z
Uno degli aspetti più evidenti della Terza Ondata è il superamento del modello di produzione di massa. Durante l'era industriale, Henry Ford imponeva la standardizzazione come principio di efficienza: l'automobile era uguale per tutti, in modo da ridurre i costi e aumentare la velocità di produzione. Oggi, invece, le aziende puntano sempre di più sulla personalizzazione. La tecnologia consente di adattare il prodotto alle esigenze del singolo consumatore, offrendo un’ampia gamma di opzioni e configurazioni.
Il settore automobilistico è un chiaro esempio di questa trasformazione. Mentre all'inizio del Novecento la produzione era fortemente dipendente dalla manodopera e dalla catena di montaggio, oggi l'industria automobilistica sfrutta robot, intelligenza artificiale e big data per costruire veicoli sempre più personalizzati e tecnologicamente avanzati.
Non si tratta solo di estetica o comfort, ma anche di funzionalità: auto elettriche, veicoli autonomi e sistemi di assistenza alla guida sono possibili grazie alla capacità di raccogliere e gestire enormi quantità di informazioni. Questo passaggio riflette un cambiamento più ampio nella società, in cui il consumatore non è più solo un destinatario passivo della produzione, ma un soggetto attivo che sceglie e configura il prodotto in base ai propri desideri.
Secondo Thomas Kuhn, il cambiamento sociale e tecnologico non è lineare, ma avviene attraverso "salti di paradigma".
Un paradigma diventa insostenibile quando non riesce più a rispondere alle esigenze della società, e viene quindi sostituito da un nuovo modello. La Terza Ondata rappresenta uno di questi salti, in cui la tecnologia e l’informazione hanno reso obsoleti molti degli schemi della società industriale.
Il lavoro non è più vincolato a un luogo fisico, la produzione non è più solo di massa, e l’architettura non è più statica e funzionale, ma dinamica e interattiva. Tutto si muove verso una maggiore flessibilità e personalizzazione, in risposta alla crescente complessità della società contemporanea. Siamo di fronte a un cambiamento che non riguarda solo l’economia o la tecnologia, ma il modo stesso in cui concepiamo la nostra esistenza e il nostro rapporto con il mondo
i cambiamenti non avvengano in modo lineare, ma attraverso trasformazioni radicali che ridefiniscono il modo in cui le persone vivono, lavorano e interagiscono.
Robert Venturi (1925-2018) è stato una delle figure chiave del Postmodernismo in architettura. Le sue ricerche hanno avuto un forte impatto sul modo in cui l’architettura comunica e trasmette informazioni, introducendo un nuovo approccio al linguaggio architettonico basato sulla complessità, l’ambiguità e la comunicazione simbolica.
Ambiguità e sovrapposizione di significati.
Decorazione e simbolismo, elementi rifiutati dal Modernismo.
Riferimenti storici e vernacolari, in contrasto con la neutralità modernista.
L’architettura non deve essere solo funzione, ma anche espressione culturale e comunicativa.
"Learning from Las Vegas" (1972) – con Denise Scott Brown e Steven Izenour
Venturi e il suo team studiano Las Vegas, una città costruita intorno alla pubblicità e ai cartelloni luminosi, e ne traggono una lezione fondamentale: gli edifici parlano attraverso segni e simboli.
"Duck" (L’anatra) 🦆
Un’architettura in cui la forma stessa esprime la funzione (es. il Guggenheim di Wright, la Bauhaus).
È tipica del Modernismo, ma Venturi la considera limitante perché rifiuta il linguaggio esplicito.
"Decorated Shed" (Capanno Decorato) 🏠📢
Un’architettura semplice che usa segni, decorazioni e simboli per comunicare (es. un edificio anonimo con un grande cartello).
Venturi sostiene che questa sia la vera architettura popolare e comunicativa.
Venturi introduce un modo di pensare all’architettura come sistema di comunicazione, aprendo la strada a ricerche successive legate alla semiotica, ai media digitali e alla città contemporanea.
🔹 Anni ‘80-‘90: Architettura e Semiotica
Architetti come Charles Jencks e Aldo Rossi sviluppano l’idea che l’architettura sia un linguaggio simbolico, con riferimenti storici e culturali.
🔹 Anni 2000: Architettura e Digitalizzazione
L’avvento dell’Information Technology rende ancora più forte l’idea di architettura come informazione, con facciate digitali, schermi e interazioni visive.
🔹 Oggi: Architettura e Smart Cities
La città diventa un sistema interattivo, dove l’architettura è ibridata con il digitale, creando nuovi modi di comunicare con lo spazio urbano.
LEZIONE 3: Comunicazione Marsupiale: Informazione e figure della Comunicazione in Architettura
Negli anni ‘50, il dibattito sull’architettura era dominato dai principi del Movimento Moderno, guidato da figure come Le Corbusier, Mies van der Rohe e Walter Gropius. Secondo questi maestri, l'architettura doveva rispondere a criteri di razionalità, funzionalità ed efficienza, riducendo al minimo l'ornamento e l'espressione simbolica. Il motto di Louis Sullivan, “la forma segue la funzione”, sintetizzava questa visione, secondo cui un edificio doveva derivare la propria estetica unicamente dalle necessità pratiche.
In questo contesto, la Sydney Opera House di Jørn Utzon rappresenta una rottura radicale.
Il progetto si distingue per una concezione in cui la forma non è più una diretta conseguenza della funzione, ma un'entità autonoma, capace di evocare emozioni e significati, capace di comunicare.
Questa rivoluzione formale si collega a un fenomeno più ampio: il ritorno delle figure retoriche. Mentre il modernismo aveva cercato una tautologia tra forma e funzione, la Sydney Opera House segna una riscoperta del valore simbolico e narrativo dello spazio costruito.
Allo stesso modo, nel marketing contemporaneo, le aziende utilizzano metafore e simboli per personalizzare il messaggio e coinvolgere il pubblico in modo più emozionale.
La pubblicità moderna gioca sempre più sulla soggettività e sull’interpretazione individuale, spesso mettendo in secondo piano il prodotto stesso a favore di una narrazione simbolica e suggestiva. Nel caso di questa immagine, gli elementi più immediatamente riconoscibili – il fuoco come passione, la mela come tentazione – creano un’atmosfera carica di significati, mentre il vero soggetto, la borsa, finisce in secondo piano, quasi oscurato dalla costruzione visiva.
Il dettaglio delle gambe piegate della donna diventa il punto focale dell’attenzione, distogliendo lo sguardo dal prodotto e spostandolo su un’estetica che gioca con il desiderio e il mistero. Questo meccanismo dimostra quanto la pubblicità contemporanea possa essere ipersoggettiva, ovvero costruita su livelli di significato che non tutti riescono a decifrare.
In questo modo, il messaggio rischia di diventare esclusivo: chi non coglie l’associazione tra gli elementi simbolici e il prodotto può sentirsi estraneo alla comunicazione, quasi escluso dal desiderio di possedere quella borsa. Il risultato è una pubblicità che non informa in modo diretto, ma sfida lo spettatore a interpretarla, spingendolo in un labirinto visivo che può tanto affascinare quanto confondere.
memoriale dell'olocausto
Peter Eisenman, 2005
Guggenheim di Bilbao
Frank O.Gehry, 1997
Rolex learning center
SANAA, 2010
museo Soumaya
Fernando Romero, 2011
LEZIONE 4: Strumenti cognitivi e strumenti operativi: sfida per ridefinire i confini dell'architettura
Cos’è davvero il paesaggio?
È una semplice descrizione di ciò che ci circonda o un modo per dare senso alla realtà? In realtà, il paesaggio è un’interpretazione, una rappresentazione estetica e culturale del mondo, in costante evoluzione.
Il paesaggio, come lo intendiamo oggi, non è sempre esistito. La sua prima vera rappresentazione emerge negli affreschi dei fratelli Lorenzetti nella Sala dei Nove a Siena. Qui il paesaggio non è solo sfondo, ma simbolo di ordine e armonia tra uomo e natura.
Da quel momento, il paesaggio diventa:
Un equilibrio tra elementi naturali e antropici
Un’espressione culturale collettiva
Un concetto in continua trasformazione
L’idea di paesaggio evolve con il tempo e le epoche artistiche lo interpretano in modi differenti:
Mondrian trasforma il paesaggio in un sistema di linee e colori primari, rappresentando l’astrazione del mondo moderno.
I paesaggi prospettici del Rinascimento riflettono la razionalità e il calcolo scientifico dell’epoca.
L’era industriale modifica il concetto di paesaggio, includendo fabbriche, città e nuove infrastrutture.
Oltre allo spazio fisico, esistono paesaggi mentali, luoghi di sperimentazione e immaginazione che anticipano le trasformazioni della realtà. Questo concetto si estende fino ai nuovi paesaggi informatici e digitali:
L’uso del suffisso “-scape” in inglese (landscape, urbanscape, netscape) dimostra come il concetto di paesaggio si estenda a dimensioni immateriali.
Il paesaggio di Mondrian è un'astrazione geometrica della realtà, in cui la natura viene trasformata in un sistema ordinato di linee e colori primari. Le sue opere, come Composizione con rosso, blu e giallo, non rappresentano più il paesaggio in modo figurativo, ma ne catturano l’essenza attraverso strutture rigorose e forme essenziali.
In questo modo, Mondrian reinterpreta il paesaggio dell’era industriale, riducendolo a una griglia di elementi puri che riflettono un mondo sempre più razionale, costruito e regolato dall’uomo. Se nei suoi primi lavori si poteva ancora scorgere una stilizzazione di alberi e campi, nelle opere mature il paesaggio diventa una pura idea, un equilibrio dinamico tra forze orizzontali e verticali, tra ordine e vitalità.
Mondrian non rappresenta più il mondo visibile, ma un paesaggio mentale, astratto, in cui la natura e la città si fondono in un nuovo linguaggio visivo essenziale e universale.
Sala dei 9, fratelli Lorenzetti
Paul Klee, 1928
The Blur, Diller&Scofidio
NET-scape
La differenza tra utensile e strumento non è solo linguistica, ma concettuale. Alexandre Koyré, filosofo e storico della scienza, ne evidenzia la distinzione:
L’utensile (outil) è un oggetto che amplifica le capacità fisiche dell’uomo. Esempi classici sono il martello, la pala, la leva: strumenti pratici che rendono più efficiente un’azione meccanica.
Lo strumento (instrument), invece, ha una funzione più complessa e profonda, spesso legata all’espressione intellettuale e creativa. Koyré fa riferimento in particolare agli strumenti musicali, che non si limitano a facilitare un’attività, ma trasformano un’intenzione astratta (la musica) in realtà concreta.
Questa distinzione è cruciale per comprendere il ruolo degli strumenti nel progresso culturale e tecnologico.
Alcuni strumenti nella storia hanno rivoluzionato il nostro modo di percepire e interpretare il mondo, andando oltre la loro funzione originaria e trasformandosi in veri e propri mezzi di innovazione culturale.
Oggi, con l’avvento dell’information technology, la distinzione tra utensile e strumento è più che mai rilevante:
Se la consideriamo un utensile, la tecnologia digitale è solo un mezzo per velocizzare o automatizzare compiti già esistenti.
Se la vediamo come uno strumento, il digitale non si limita a migliorare il passato, ma introduce nuove categorie di pensiero e modi di interagire con il mondo.
Proprio come la fotografia ha spinto la pittura a reinventarsi, e il cinema ha trasformato il concetto di narrazione, il digitale sta cambiando il modo in cui creiamo, comunichiamo e comprendiamo la realtà. Non è solo un aiuto pratico, ma una nuova piattaforma per l’innovazione e la sperimentazione.
Comprendere questa differenza significa non limitarsi a usare la tecnologia come un semplice utensile, ma esplorarne il potenziale trasformativo, cogliendo le opportunità di un mondo sempre più connesso e dinamico.
LEZIONE 5: La lunga crisi dell'Ottocento. Ricerche e innovazioni tra architettura, ingegneria e arte
L’idea di una nuova architettura affonda le radici nella Rivoluzione Industriale francese, con figure come Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. I loro progetti anticipavano un’architettura razionale e geometrica, espressione dei principi illuministi, in netto contrasto con gli stili ornamentali del Barocco e del Rococò.
La cultura architettonica venne poi rinnovata sotto Napoleone, con la fondazione del Politecnico e l’approccio razionalizzante della Scuola di Durand. Questo periodo segnò il passaggio da un’architettura basata sulla decorazione a una fondata su logiche tipologiche e strutturali, aprendo la strada alle trasformazioni future.
L’industrializzazione introdusse materiali e tecniche costruttive inedite. Il ferro divenne il simbolo di una nuova era architettonica, utilizzato per ponti, stazioni e capannoni industriali, rivoluzionando la costruzione grazie alla sua resistenza e leggerezza.
Uno degli esempi più straordinari di questa epoca fu il Crystal Palace di Joseph Paxton, realizzato per l’Esposizione Universale di Londra del 1851: una struttura in ferro e vetro che sfidava i canoni tradizionali dell’architettura. Tuttavia, l’integrazione di questi nuovi materiali non fu immediata: l’architettura ufficiale tardava ad accoglierli, preferendo ancora forme classiche e monumentali.
Un punto di svolta si verificò con l’incendio di Chicago del 1871, che spinse alla ricerca di nuove soluzioni costruttive più sicure. Da qui nacque la tecnologia del telaio in ferro e acciaio, che rese possibile la costruzione dei primi grattacieli, trasformando il volto delle città.
Non tutti accolsero l’industrializzazione come un progresso positivo. In Inghilterra, il movimento Arts and Crafts, guidato da William Morris e Philip Webb, promuoveva un ritorno all’artigianato e alla bellezza naturale, in contrapposizione alla produzione industriale in serie.
Parallelamente, in America, Louis Sullivan sviluppò il concetto di architettura organica, cercando di armonizzare forma e funzione nei primi grattacieli. La sua celebre frase "Form follows function" divenne un principio cardine del modernismo, influenzando intere generazioni di architetti, tra cui Frank Lloyd Wright.
Con l’espansione delle ferrovie, la stazione ferroviaria divenne un simbolo dell’era moderna. Era il luogo del movimento e della trasformazione, un’architettura ibrida tra ingegneria e design.
L’arte impressionista colse questa nuova realtà dinamica: pittori come Monet rappresentarono le stazioni immerse nel fumo e nella luce mutevole, restituendo visivamente la frenesia della città moderna. Questo cambiamento nella percezione dello spazio urbano trovò eco anche nell’architettura, che iniziò a interrogarsi su nuovi modi di concepire il paesaggio metropolitano.
Parallelamente ai mutamenti architettonici, anche l’arte stava vivendo una trasformazione epocale. Paul Cézanne iniziò a scomporre le forme e a esplorare nuove modalità di rappresentazione dello spazio, anticipando l’astrazione.
Questa ricerca culminò nel cubismo di Picasso, con opere come Les Demoiselles d’Avignon, che destrutturarono la prospettiva tradizionale e introdussero un nuovo modo di concepire la realtà. Questa rivoluzione visiva ebbe un impatto profondo anche sull’architettura, aprendo la strada al Movimento Moderno, che si affermò definitivamente con il Bauhaus e Le Corbusier.
"Strada di Parigi in un giorno di pioggia"
Gustave Caillebotte, 1877
"Tulip and Willow"
William Morris, (1873)
"La stazione di Saint-Lazare" Claude Monet, (1877)
"Les Demoiselles d’Avignon" Pablo Picasso, (1907)
LEZIONE 6: La Trasparenza: il catalizzatore dell'architettura della rivoluzione industriale, Il Bauhaus di Dessau
La Bauhaus ha origine a Weimar, dove nasce come una scuola dall’anima sperimentale e innovativa. Giovani da tutta Europa vi portavano idee rivoluzionarie, spesso in contrasto con il contesto culturale e politico della città. Tuttavia, è con Walter Gropius che il Bauhaus assume una nuova identità: il trasferimento a Dessau segna il passaggio da un ambiente accademico a un vero e proprio laboratorio progettuale, in risposta alle sfide della crisi industriale.
L’edificio del Bauhaus a Dessau non è solo una scuola, ma un’architettura-manifesto che incarna i principi di funzionalità, innovazione e collettività. Ogni elemento è progettato in funzione dell’efficienza e dell’interazione, riflettendo l’ideale di una nuova società moderna.
Uno degli aspetti più rivoluzionari dell’edificio è l’uso delle ampie superfici vetrate, una nuova trasparenza che elimina i confini tra interno ed esterno. Questo non è solo un elemento estetico, ma un vero principio ideologico: la luce diventa metafora di apertura, connessione e condivisione.
il Bauhaus a Dessau non è solo un’opera architettonica, ma un simbolo di una nuova concezione dell’abitare e del progettare, dove forma e funzione si fondono per rispondere ai bisogni di una società in trasformazione. Comprendere questo edificio significa esplorare le radici di un pensiero che ha ridefinito il modo di concepire l’architettura e il design nel mondo moderno.
Moholy-Nagy è stato uno dei principali promotori della fotografia e del cinema come strumenti di innovazione artistica. La sua teoria della "Nuova Visione" (Neue Vision) proponeva un modo di vedere il mondo radicalmente diverso, basato sull’esplorazione di punti di vista inusuali, sulla luce, sul movimento e sulla frammentazione dello spazio visivo. Questo approccio sfidava la tradizionale rappresentazione prospettica rinascimentale, introducendo dinamiche più vicine al linguaggio dell’industria e della modernità.
Un esempio chiave è il suo lavoro sulla fotografia sperimentale e i fotogrammi: attraverso esposizioni multiple, sovrapposizioni e giochi di luce e ombra, Moholy-Nagy destrutturava la realtà, offrendo nuove modalità di percezione dello spazio. Questi esperimenti trovano un parallelismo con il cambiamento che stava avvenendo nell’architettura del Bauhaus: così come l’architettura abbandonava la decorazione per abbracciare la funzione e la modularità, la fotografia si allontanava dal realismo pittorico per esplorare composizioni astratte e dinamiche.
Uno dei suoi lavori più iconici dell'epoca è il "Modulatore Spazio-Luce" (1922-1930), una scultura cinetica in metallo e vetro che interagisce con la luce per proiettare ombre dinamiche nello spazio circostante. Quest’opera non è solo un esperimento artistico, ma un manifesto della sua idea di design, in cui la luce e il movimento diventano parte integrante della forma e della funzione.
manifesto bauhaus
nuove prospettive
sperimentazioni
modulatore spazio-luce