Il pianeta vivo
Quella sera Eleonora non riusciva a prendere sonno e continuava a rivoltarsi nel letto. Non capiva quale fosse la ragione di questa inquietudine che l’agitava: in fondo la giornata non era stata particolarmente difficile, anche se non erano mancati i problemi soliti. Esiste forse un lavoro che non crea difficoltà di vario genere? Indubbiamente no, altrimenti molti vorrebbero svolgerlo, sebbene a costo di un minor guadagno. Comunque la donna si sentiva la mente pesante: sembrava che quest’ultima volesse librarsi in qualche sconosciuta direzione. Infine il sonno, quando meno lei se lo aspettava, arrivò, ma quella non fu una notte priva di emozioni.
Infatti, appena incominciò a dormire, Eleonora ebbe la sensazione di entrare in una strana navicella, che si spostava velocissima nel cosmo attraverso stelle, pianeti e galassie. Era un fluttuare dolce nell’universo, il quale le suscitava un’intensa emozione, analoga a quella che provava quando da bambina, insieme al nonno Nino, volava con la giostra degli aeroplani così tanto divertente. Avrebbe quindi continuato quel piacevole percorso stellare, ma improvvisamente la navicella iniziò a scendere verso un piccolo corpo celeste simile alla Terra. La curiosità si impossessò della donna, la quale, non appena atterrò in un’ampia vallata tutta verde, guardò con meraviglia il paesaggio intorno a lei! Qui si distinguevano in cima agli alberi fiori di ogni colore, come quelli che aveva visto circa vent’anni prima nei boschi di Madeira.
Ciò che la colpì subito fu la grande somiglianza tra il nostro mondo e il nuovo appena sfiorato: dopo un assai lungo, ma a livello temporale piuttosto breve tragitto interplanetario, si ritrovava in un contesto naturale alquanto vicino a quello terrestre. L’ ambiente era accogliente, sicché non ebbe paura di uscire dall’abitacolo per muoversi attraverso lo spazio circostante e si diresse verso un agglomerato urbano che si notava in lontananza. Camminare non la stancava, anzi si sentiva desiderosa di raggiungere la meta, quasi fosse insieme agli amici del CAI rivolti a qualche cima, incuriosita dalle persone che avrebbe potuto incontrare.
Infatti all’ingresso del grosso centro abitato aveva visto degli esseri che somigliavano agli uomini, ma li differenziava il loro atteggiamento sereno e gioioso. Essendo abituata sulla Terra ad osservare spesso un’umanità dall’aria insoddisfatta o inquieta, poco sorridente, ma piuttosto impassibile, triste, o talvolta addirittura cupa, fu conquistata dall’aspetto rassicurante e abbastanza felice di coloro che la circondavano. Pensò di aver raggiunto un angolo dell’universo, in cui non esistevano i gravi problemi che tormentavano il nostro genere e dunque di essersi lei stessa liberata di quel peso interiore enorme che la opprimeva. In realtà, dialogando con diversi cittadini così lontani dal mondo a cui apparteniamo, capì che ignoravano il concetto di violenza sia fisica che psicologica ed intellettuale. Quindi la loro mente non conosceva quel complesso di azioni, scelte, costruzioni politiche e sociali che in qualche modo utilizzano pure tale forma aggressiva di comunicazione e di costrizione. Tutto ciò ad Eleonora sembrò meraviglioso e ne fu subito affascinata: finalmente poteva agire con spontaneità, come piaceva a lei, perché intorno a sé aveva degli esseri che desideravano l’uno il bene dell’altro e pertanto poteva fidarsi di qualsiasi persona! Se inoltre era sconosciuto ogni tipo di violenza, pensò che certamente non esistevano neppure armi offensive!
Continuando la sua esplorazione, la donna si accorse che c’erano sì degli oggetti somiglianti ad alcuni nostri strumenti bellici, tuttavia servivano solo per creare gioia. Ad esempio osservò delle macchine come cannoni che lanciavano a grande distanza cibo o qualcos’altro che fosse utile ad un cittadino di un luogo isolato, impossibilitato a spostarsi. Delle apparecchiature simili a missili lanciavano fiori, giocattoli, libri, cd per rendere felici tutti, grandi e piccoli, specialmente quelli che non potevano possederli facilmente. Che strano pianeta era quello! C’era un gran movimento, ma ognuno era rivolto a realizzare la propria felicità più profonda e quella degli altri! Anche se non tutti gli abitanti erano uguali, i più forti apparivano gioiosi di sostenere i più fragili e questi ultimi erano sereni nel sentirsi protetti senza dover chiedere nulla. Chissà perché sulla Terra non era possibile una realtà simile, anzi non di rado un cittadino era obbligato a ricorrere a tante strategie non sempre lineari e gradevoli per raggiungere qualcosa, un banale obiettivo, quando addirittura non si scadeva nella cieca brutalità!
Più si inoltrava in quel corpo celeste e maggiormente Eleonora si sentiva attratta da una magnifica forma di vita, la quale sembrava la proiezione di ciò che lei desiderava, anzi di cui avvertiva un disperato bisogno. La complicata e sovente distorta maniera terrestre di organizzarsi nella società le sembrava alquanto irrazionale ed incapace di assicurare serenità a chiunque. In fondo l’insoddisfazione e la sofferenza degli uni ricadeva pure sugli altri, che magari pensavano di possedere molto o tutto. E pertanto che felicità riusciva a raggiungere una persona in un contesto poco luminoso?
Dopo un’intensa giornata trascorsa alla scoperta di svariati paesi e città, la nostra protagonista si rilassò in una straordinaria serata musicale, con tanti generi eseguiti da artisti giovani e adulti, nonché persino anziani. Effettivamente su quel pianeta le persone cercavano di restare attive fino alla conclusione della loro esistenza con gioia, non mostrando stanchezza. Ciò le ricordava l’atteggiamento di Arthur Rubinstein, il quale eseguì il suo ultimo concerto a ottantanove anni, suonando sempre con passione, oltre che con virtuosismo. Persino nella notte poté girare senza grossi problemi, poiché non era necessario temere alcunché di grave, non esistendo la violenza ed essendo gli abitanti accoglienti e comprensivi in ogni situazione. Così la donna fece un bel giro nelle strade del centro di una cittadina, dove erano esposti molti quadri con fantastiche pitture e straordinarie luci illuminavano ogni angolo. Si sentiva invasa da una profonda quiete e camminava trasognata! Poteva visitare nelle ore notturne qualsiasi monumento senza timore, in quanto tutti i centri pubblici restavano aperti per chi volesse usufruirne, grazie alla disponibilità dei residenti. Quello era un mondo che si apriva ai bisogni di chiunque lo occupasse e non sprecava neanche un minuto del tempo concesso ad ogni essere per vivere. Esisteva in quella società la consapevolezza che qualunque esperienza positiva arricchisce la mente, l’animo e il cuore di chi la condivide. Musei, gallerie d’arte, centri religiosi e qualsivoglia luogo della collettività: tutto era sempre vivo, affinché ognuno o eventuali ospiti ne potessero godere nel migliore dei modi!
Alla fine dell’esplorazione, quantunque un po’ frettolosa, del pianeta Eleonora si ritrovò vicino alla navicella con la quale era arrivata e sentì una forza che la spingeva a rientrare, così raggiunse il medesimo posto che occupava il giorno prima. La piccola astronave si lanciò nella sua traiettoria celeste e con una suprema velocità, lontanissima persino da quella della luce, cominciò a dirigersi verso la Terra. Ad un certo punto atterrò in una piazzetta e la donna riconobbe la casa in cui era nata, la facciata della biblioteca e la cupola della Matrice. Provò una profonda dolcezza nell’osservare quel luogo e rivide se stessa bambina, seduta sugli scalini della casa di famiglia, usata come deposito degli attrezzi per la coltivazione delle campagne. Le piaceva molto stare lì, davanti al portone ad arco, con il sole che di fronte la riscaldava e il grande abbeveratoio di lato con il frontone in pietra dall’aria imponente, sopra il quale in primavera sbocciavano dei fiori gialli. Nella vasca scorreva continuamente l’acqua dalle bocche di due grossi volti, situati alle opposte estremità e quel fluire era come una musica continua, a volte smorzata dal rumore degli zoccoli degli animali che si avvicinavano per dissetarsi. Com’erano lontani quei momenti e nello stesso tempo come li sentiva presenti!
Improvvisamente l’orologio a pendolo che suonava le ore con i suoi rintocchi svegliò Eleonora dal viaggio onirico e lei si ritrovò tra le braccia del suo uomo: si sentiva leggera, senza più quel peso che la opprimeva al momento di addormentarsi. Era come se si fosse liberata dai suoi timori, dalle sue angosce, dal terrore dell’anima verso tutto quello che percepiva nel mondo e intorno a lei. Avrebbe voluto poter cambiare tanto quella intricata e talvolta triste realtà: ma ciò non le era possibile. Solo il suo viaggio astrale aveva reso tangibile quel desiderio per un po’in quella fantastica notte!
Giuseppina Vitale
Premio Letterario Efesto
Città di Catania
XII Edizione /2025
Sezione C
Ercole Patti --- Narrativa breve
Racconto fantastico/fantascientifico