Gli allievi delle classi quinte incontrano Graziella Proto sul tema “Donne e mafia”.
Giorno 8 marzo 2023 nei locali dell’ISIS“G.Salerno” di Gangi, dalle ore 11,30 alle 13,15, le classi quinte ITE, Liceo e Serale hanno partecipato ad un incontro con Graziella Proto, che si è intrattenuta sul tema “Donne e mafia”.
Graziella Proto è una giornalista e dirige la rivista antimafia e femminista “Le Siciliane”. E’ co-autrice del volume “Io sono Rita”, libro-inchiesta su Rita Atria, testimone di giustizia a soli 17 anni.
Graziella ha iniziato l’incontro enfatizzando la giornata dedicata alle donne, affermando: “Anche io, come tante altre donne, non dico << buon otto marzo>>›, ma dico << buon lotto marzo>>; io lotto, lotto con la quotidianità, esattamente come farei con la lotta alla mafia, anche solo non andando nelle discoteche dove spacciano droga: questo è lottare contro la mafia.”
Nell’introduzione ai lavori la Proto ha puntualizzato brevemente cosa si intende per mafia. Si tratta di “strutture criminali, prevalentemente maschili, assolutamente maschiliste, che operano solo per potere e profitto, disposte a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi”. La giornalista ha proseguito soffermandosi sui vari tipi di mafia operanti nel mondo (Cosa nostra, Camorra, ’Ndrangheta, Sacra Corona Unita ecc.). Ha menzionato anche Pippo Fava, scrittore e giornalista ucciso da “Cosa nostra” (modo in cui i mafiosi chiamano la mafia siciliana).
“La mafia non è un fenomeno locale, ma va oltre i confini nazionali e spazia nei vari Continenti.E fino a quando gli uomini di Stato insieme a tutti gli apparati connessi (Magistratura, Servizi Segreti, Forze pubbliche, Finanza ecc.)e le varie Comunità nazionali, regionali e locali non prenderanno atto del reale potere di questo fenomeno (rivoluzione culturale), la mafia resterà una questione irrisolta”, così dice Graziella Proto, ricordando le parole di Pippo Fava.
Si sofferma, quindi, sul ruolo delle donne e su come quest’ultime operano all’interno delle strutture criminali: figlie, mogli, fidanzate, amanti.
Il ruolo delle donne negli anni è cambiato. Inizialmente, esse dovevano soltanto dimostrare che la loro era una famiglia normale, senza scheletri nell’armadio; si dovevano comportare come “donne ombra” e avevano il compito di trasmettere i codici mafiosi ai figli. Dagli anni ‘90 in poi le donne hanno cominciato ad assumersi il ruolo dei mariti, dei familiari, dei fidanzati, comportandosi spesso molto più crudelmente dei loro congiunti.
Un tipo di donna “cattiva”, che la giornalista Proto descrive, è la donna “spugna”. Essa assorbe tutte le informazioni riferite dal marito, dagli altri familiari, dai parenti o dagli amici del marito e si comporta come loro. Viste dall’esterno, queste donne sembrano vittime, ma in realtà la maggior parte di loro, quando i loro partner finiscono in galera, si “scatena”.
Delle donne impegnate nella lotta contro la mafia, Graziella Proto descrive non quelle note e conosciute come Rita Borsellino, ma parla di altre storie di donne meno famose: Maria Saladino, Michela Buscemi, Lia Pipitone e, infine, Rita Atria. A casa di Rita, ogni sera si presentavano delle persone e ognuna poneva un problema al padre mafioso Vito Atria; la bambina partecipava a questi incontri e, anche se piccola, ascoltava, guardava e assorbiva, come “donna spugna”. Il padre venne ucciso a Partanna,quando Rita aveva 12 anni; il fratello poi trasformò Rita nella sua più fedele confidente: le raccontava tutto quello che riguardava la mafia. Rita, a conoscenza di moltissime informazioni, dopo la morte di suo fratello,decise di collaborare con Paolo Borsellino, al quale in cambio chiese di voler conoscerei nomi degli assassini del padre e del fratello.
La morte di Borsellino nella strage di Via D’Amelio del 19 luglio 1992 segnò definitivamente l’animo di Rita, che decise di togliersi la vita per il dolore: il 26 luglio 1992 si lanciò dal settimo piano di un palazzo in viale Amelia 23, a Roma.
La ragazza lasciò scritto sul suo diario: “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l'unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta”.
I giovani dell’ ISIS“ G. Salerno “ hanno ascoltato con attenzione ed interesse le parole della giornalista Graziella Proto, poiché la mafia è un problema che li coinvolge emotivamente, dal momento che tanti ragazzi sono travolti da questo fenomeno sociale.
FIRMA
Alunna Stefania Miserendino
Classe V sez.Turismo