Il nuovo film di Roberto Gasparro e il tema del web                                                                                deviante                                                                                                                                  

                                                         Chi sono io

  La crisi morale della nostra società e la fragile identità di ognuno di noi nel mondo di oggi

 

La sera di giovedì 8 maggio 2025 alle ore 21, al cinema Massaua di Torino, si è svolta la prima cinematografica dell’ultimo film del regista indipendente Roberto Gasparro. Erano presenti alcuni interpreti e un pubblico che ama seguire il percorso di questo interessante cineasta, che sa cogliere temi attuali del mondo contemporaneo. La sceneggiatura ci mostra la crisi della famiglia nel nostro tempo: mancanza di conoscenza profonda tra i vari membri per l’assenza di un vero dialogo e per  il vuoto di sentimenti forti e autentici. La visione di questa prova cinematografica del regista di Moncalieri induce alla riflessione sul problema del web erotico e sulla facilità, con cui le ragazze di oggi si lasciano attrarre da questo sistema di comunicazione. Inoltre si coglie il tema pirandelliano della mutevolezza del nostro io e della realtà, quindi della grande difficoltà di conoscersi. Ciò che lascia perplesso lo spettatore è l’improvviso emergere della verità penosa che si cela nella  villa  borghese dell’imprenditore Giovanni Orsi: la figlia, senza saperlo, aveva inviato dei video ad un uomo, che poi scopre essere …il padre! A questo punto si manifesta la tragedia tra i componenti della famiglia: dietro la loro apparente rispettabilità si nasconde un degrado morale. Sembra come se ognuno di loro lasciasse cadere infine la propria maschera e mostrasse il vero volto della corruzione! Quest’ultima risulta pure tanto legata alla nostra realtà sociale con i suoi valori decaduti, così come succede nei drammi di Pirandello.|  Tuttavia il regista cerca di far intravedere ai suoi personaggi una speranza di redenzione, attraverso un percorso di conoscenza reciproca e di avvicinamento affettivo. Così la madre, il suo amante, il padre con il suo bisogno del web, l’amica  che vive con gli Orsi complice del comportamento deviante della giovane Silvia  e quest’ultima stessa potranno tentare di intraprendere  un nuovo viaggio esistenziale. Dopo la vergogna dinanzi alla comunità del loro paese  e la sconfitta tutti sentono il disperato bisogno  di  riscattarsi attraverso una vita più dignitosa e vera .  R. Gasparro usa una specifica tecnica di rappresentazione, la quale con tanti primi piani ci fa entrare nello stato d’animo di ogni protagonista. Ma non mancano le scene d’interni che ci mostrano il benessere materiale della famiglia, al quale si contrappone il buio etico. Gli attori hanno saputo dare voce a questo mondo di provincia in forte crisi in modo coinvolgente: ricordiamo Massimiliano Rossi (l’imprenditore Giovanni Orsi), Stefania De Francesco (Margherita Maggi), Vittoria Chiolero ( la giovane attrice che ha recitato in altri due film del regista e che in questa pellicola interpreta il ruolo di Silvia Orsi, dimostrando la sua costante crescita professionale), inoltre Tony Sperandeo, Gianni Parisi, Fabio Fulco, Massimiliano Cavallari, Angela Bertamino, Michele Franco e Ilaria Zoe Antonello.

“Chi sono io” ci offre un volto spiacevole della nostra società, ma ci induce a riflettere sulle cause che spingono i nostri giovani a scelte non costruttive, di cui probabilmente sono responsabili in modo indiretto anche gli adulti. Essi sovente non curano con attenzione la crescita interiore degli adolescenti e non li colmano di amore vero e profondo. Quest’ultimo è un sentimento che può aiutare i ragazzi ad evitare dei tristi errori, indicando piuttosto la via verso una piena e serena realizzazione di se stessi. Roberto Gasparro ha dimostrato ancora una volta di riuscire a fotografare il mondo dei giovani con una certa discrezione, senza eccedere nei toni espressivi, pur non nascondendo scomodi fenomeni sociali, lasciando tuttavia aperta la porta per costruire il miglioramento e ottenere una soluzione positiva.

                                                                                     Giuseppina Vitale