La condizione della donna ieri e oggi
Il 25 novembre: giornata contro la violenza sulle donne.
Il 25 novembre 2022 nei locali dell’Auditorium dell’ISIS “G. Salerno” di Gangi(PA) è stata organizzata dagli studenti rappresentanti d’Istituto, Matteo Doccula ed Emanuele Barberi, una manifestazione dedicata alla “donna e alla violenza sulle donne”.
E’ stato rappresentato uno spettacolo che ha avuto come protagonisti alunni e docenti: Alessia Mazzola ha interpretato un monologo; Miriam Serio e Simona Alleri hanno recitato un testo; la prof.ssa Paradiso ha letto una poesia; alcune ragazze hanno realizzato una coreografia sulle note di “Impossibile”. Questa è risultata una rappresentazione “toccante e commovente”, ricca di spunti e variegata che ha consentito anche di ricostruire, con l’aggiunta di alcune note e qualche ricerca, un sommario profilo sul ruolo delle donne e sulle violenze da esse subite.
La donna, fin dall’antichità, è sempre stata considerata “meno adatta” dell’uomo a svolgere le varie attività, quasi fosse “figlia di un dio minore”, ed è stata privata degli stessi diritti e della stessa libertà di cui godeva l’uomo. Questa mentalità, purtroppo, continua a perdurare ancora oggi in certi ambienti ed investe non solo i Paesi del Terzo mondo, le cui società risultano meno sviluppate e progredite, ma riguarda anche i contesti sociali dei Paesi più avanzati, informatizzati e industrializzati.
Questo modo di pensare ha spinto da sempre ad esercitare la violenza di qualsiasi natura sia sulle donne adulte che su quelle minorenni e addirittura ancora bambine e, spesso, in luoghi pubblici o nei posti di lavoro. La violenza è stata esercitata con atti intimidatori e persecutori, abusi sessuali, matrimoni imposti o prematuri, delitti d’onore, mutilazioni dei genitali femminili, uxoricidi passionali e premeditati. Un fenomeno grave, che ha prodotto danni alle donne sia sotto l’aspetto fisico, sia sotto l’aspetto psicologico .
Nel corso dei secoli il ruolo della donna ha subito dei cambiamenti. In generale, le donne del patriziato o aristocratiche e del ceto medio attendevano alla direzione generale della vita familiare, non esercitavano alcuna professione ed erano escluse dagli affari economici e dalla gestione del potere politico. Alle donne del ceto popolare, invece, erano assegnati i lavori più umili e pesanti : aiutare gli uomini nei lavori dei campi, svolgere l’attività di balia o insegnante, prestare l’opera di cameriera, cuoca, infermiera o altri ruoli faticosi e di sottomissione all’ autorità maschile. Questo stato di cose in Italia è perdurato, pressoché inalterato, fino al secondo conflitto mondiale. Nell’epoca antica l’epica e la letteratura parlano di donne dee, ninfe e maghe, o di eroine che nella tragedia combattono il loro destino. La storia del costume, attraverso iscrizioni, oggetti, suppellettili ed altre fonti archeologiche, ci rimanda frammenti della vita quotidiana e permette di ricostruire una situazione sociale in senso più realistico. Nella società aristocratica e maschile della polis greca e nel mondo romano la donna ritaglia il proprio ruolo all’interno della propria dimora e degli affetti familiari, occupandosi della cura della casa e dei figli, ma resta esclusa dagli affari economici e dalla gestione del potere politico. Peraltrodall’età imperiale neroniana e si può dire fino ai nostri giorni alcune figure femminili di alto rango sociale sono state protagoniste di congiure di palazzo. Dai poeti della letteratura italiana la donna è stata cantata ora come mezzo di elevazione morale e di salvazione ( come ad esempio Beatrice per Dante), ora come fanciulla da adorare , amare e contemplare (come in Petrarca, Gaspara Stampa, Tasso, Ariosto, Foscolo, Leopardi, ecc.), ora come mezzo di piacere ma anche a volte di perdizione per l’uomo (come in Cecco Angiolieri e D’ Annunzio) . Le rivoluzioni industriali hanno favorito l’occupazione delle donne nelle fabbriche. Da allora la donna ha assunto via via nuovi e diversificatilavori : segretaria negli uffici, commessa nei negozi , imprenditrice, direttrice, pediatra, avvocatessa, giudice ed altri ruoli. Nella prima guerra mondiale, in Italia, a causa del reclutamento degli uomini destinati a combattere nelle campagne belliche, il lavoro femminile nelle fabbriche aumentò notevolmente. Il regime fascista considerò importante il ruolo della donna, ma nello stesso tempo sempre secondario. Tant’è che le donne continuarono ad essere escluse dalla politica e dalla vita culturale, perché considerate scientificamente “meno adatte”. Stufe di questa pesante discriminazione e dietro la spinta degli esiti negativi, per l’Italia, dellaseconda guerra mondiale, le donne hanno iniziato a lottare per la conquista della parità dei diritti e dei doveri tra i due sessi. Un esempio sono le “Suffragette”: esse erano le protagonistedel movimento di emancipazione femminile, nato per ottenere il diritto di voto per le donne. Quest’ultimo, dopo numerose lotte, fu esercitato per la prima volta il 2 giugno del 1946 (in occasione del Referendum per la sceltafra Monarchia oRepubblica) e fu considerato un importante traguardo per la società e per l’emancipazione femminile.
I maschilisti nel mondo, però, continuarono a ritenere che le donne fossero “inferiori” all’uomo e, forti di questa convinzione, non desistettero dalla efferata esecuzione di ogni sorta di violenze su di loro. Un esempio eclatante è il caso accaduto alle sorelle Mirabal, uccise il 25 novembre del 1960, per essersi opposte al regime dittatoriale del dominicano RafaelLeònidas Trujillo. Esse furono catturate da agenti del servizio segreto, stuprate, torturate, massacrate, strangolate e gettate in un precipizio in modo da simulare un incidente in auto. Nel 1961 l’indignazione popolare portò all’uccisione di Trujillo; questo fatto segnò anche la fine della dittatura. In memoria della tragica fine delle trecoraggiose sorelle (il cui nome di battaglia era Las Mariposas- Le farfalle), nel 1981, col primo Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibiavvenuto a Bogotà, venne fissato il 25 novembre come Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, istituita ufficialmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.
Nonostante queste enormi conquiste da parte delle donne, purtroppo, la violenza su di loro è continuata a manifestarsi con stupri, abusi e maltrattamenti fisici e psicologici di vario genere. L’uomo deve capire, una buona volta, che la donna non è più disposta a sottostare al suo potere: padre, fratello, fidanzato o marito che sia. La Costituzione italiana sancisce la piena parità tra uomo e donna. Il lavoro delle casalinghe non può essere considerato subordinato a quello dell’uomo. Fanno bene le donne a continuare a lottare per il giusto riconoscimento dei loro diritti e per il “gender equality”. Oggi le scarpe rosse e le panchine rosse vengono utilizzate come simboli, per non dimenticare le vittime della violenza sulle donne. Le varie lotte hanno fatto sì che le donne passo dopo passo siano riuscite ad occupare i vertici dello Stato: Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri, del Parlamento europeo e italiano, del Senato. Il ruolo, svolto dalle scuole nell’opera di sensibilizzazione verso il problema, oggi assume un grande e insostituibile valore educativo e formativo.
Auspichiamo che da domani potremo dire che la violenza sulle donne possa essere un brutto ricordo, che ha riguardato i tempi passati e di cui noi oggi ci siamo liberati.
Lavoro svolto dagli alunni della classe III T-ITE sez.Turismo e coordinato dalla Prof.ssa Giuseppina Seminara
Gangi, 30/11/2022