Emiliano Bartolucci, sotto il palco
Diario di un Live Reporter
Il Talento di Roma
Agosto 2023
Con Emiliano Bartolucci inauguriamo una rubrica dedicata alla musica vissuta non soltanto sul palco, ma anche dietro le quinte e sotto le luci dei concerti. Un universo che Emiliano conosce profondamente e che oggi racconta attraverso il progetto editoriale *Diario di un Live Reporter*.
Fotografo, formatore e osservatore della scena musicale indipendente, Bartolucci ha trasformato il live in uno spazio narrativo dove immagini, emozioni e relazioni diventano parte integrante del racconto.
Emiliano, raccontaci la scintilla che ti ha avvicinato alla fotografia.
È un piacere risponderti. In realtà quella scintilla è molto più lontana delle prime fotografie scattate da ragazzino.
Sicuramente aver studiato in una scuola importante mi ha dato l’opportunità di sviluppare curiosità e sensibilità verso l’immagine. Però credo di stare ancora metabolizzando il mio rapporto con la fotografia, perché dal punto di vista emotivo resta qualcosa di piuttosto confuso e conflittuale.
Le emozioni importanti arrivano a periodi e, paradossalmente, gli anni del Covid sono stati quelli che mi hanno regalato le soddisfazioni maggiori, non solo come fotografo ma anche come insegnante e aggregatore di fotografi e progetti.
Come mai hai sentito l’esigenza di scrivere un diario? È stato anche un modo per chiudere un periodo e ripartire?
Probabilmente sì. È un po’ come realizzare una mostra retrospettiva, anche se normalmente quelle vengono concesse ai grandissimi fotografi.
Questo ebook rappresenta la conclusione di un periodo preciso della mia vita professionale, ma anche un modo per dire: “faccio anche altro”.
I live sono estremamente stimolanti, ma allo stesso tempo logorano e assorbono giornate intere che potresti dedicare ad altri progetti, compresa la formazione, che per me resta un’attività fondamentale.
Da tempo porti avanti la tua “School of Rock”. Di cosa si tratta?
È un workshop, una sorta di specializzazione dedicata a chi ama la fotografia musicale.
Negli ultimi tempi è stato partecipato con entusiasmo e ha permesso a molti ragazzi di creare un gruppo, confrontarsi sotto palco, condividere idee e sviluppare una propria visione personale, andando oltre la semplice cronaca dell’evento.
Con la scuola cerchiamo di passare dal classico reportage live a qualcosa di più vicino al ritratto creativo, dove le emozioni contano molto più del semplice “ieri sera hanno suonato questi”.
Spero che questa intervista possa incuriosire e avvicinare nuove persone a un corso che considero di qualità e soprattutto accessibile a tutti.
Quali sono stati i live più emozionanti che hai fotografato? E a quali scatti sei più legato?
Ce ne sono tanti.
In passato ho fotografato band molto conosciute e ricordo con particolare emozione i concerti dei Cranberries.
Oggi, però, preferisco avvicinarmi a chi deve ancora emergere. Tra gli ultimi live che mi hanno colpito c’è sicuramente quello dei Gang a Trevignano Romano, una band che ha dedicato la propria carriera artistica a raccontare tematiche sociali.
I loro brani non si limitano all’aspetto musicale: sono veri e propri messaggi da custodire e analizzare con sensibilità.
Negli ultimi anni sembra esserci un vero boom della fotografia musicale. A volte sotto palco si vedono quasi più fotografi che pubblico. Cosa è successo?
Va di moda, diciamolo chiaramente.
Questo ha avvicinato moltissime persone al sotto palco. Inoltre band, locali e magazine spesso non retribuiscono il lavoro fotografico, quindi concedere più pass diventa il modo più semplice per ottenere gratuitamente grandi quantità di immagini da utilizzare come promozione.
La fotografia musicale è complicata ma affascinante, soprattutto per i giovani. Fotografare una band molto seguita significa ottenere visualizzazioni immediate e raggiungere tanti appassionati.
Come ogni fenomeno, però, esistono aspetti positivi e negativi.
Il sistema della visibilità rapida rischia di diventare usa e getta: contenuti immediati, non retribuiti e spesso approssimativi. In questo meccanismo diventa difficile distinguere la qualità e il valore reale del lavoro fotografico.
Hai altri progetti in cantiere? Negli ultimi tempi ti sei avvicinato anche al video.
I video mi piacciono moltissimo.
Li considero un contesto perfetto per sviluppare creatività e raccontare storie. Recentemente ho lavorato con i TCR per il singolo Spirits of the West e spero di realizzare presto altri progetti simili.
In generale mi occupo spesso di tematiche sociali, ma quando lavoro su quelle mi manca la musica; e quando mi occupo di musica, mi mancano le tematiche sociali.
Spero soltanto di continuare a migliorare e produrre immagini di qualità. In fondo, la fotografia — che ci piace tanto suddividere in categorie — resta sempre una sola.