Il laboratorio affronta progressivamente diversi aspetti della fotografia di ritratto, dalla direzione del soggetto alla gestione dello spazio, dall’uso della luce con impronta cinematografica fino alla costruzione di immagini attraverso contrasti, ombre e profondità visiva. Il lavoro sul volto, sulla postura e sulla presenza scenica diventa parte integrante della ricerca fotografica.
Accanto alla fase di scatto viene sviluppato un percorso dedicato alla trasformazione fisica dell’immagine stampata. Le fotografie vengono stampate su carta fotografica e successivamente reinterpretate manualmente attraverso solventi, abrasioni, acrilici e interventi diretti sulla superficie. Ogni opera diventa così un pezzo unico, tra fotografia tradizionale e trasformazione.
Il laboratorio si concentra sulla costruzione di uno sguardo personale e coerente, lontano dall’estetica standardizzata della post produzione digitale troppo spinta e dalla ricerca dell’immagine spettacolarizzata. L’obiettivo è sviluppare una relazione più consapevole con la luce, con il ritratto e con la materia fotografica, trasformando il processo creativo in parte integrante dell’opera finale.
Una parte del percorso sarà dedicata anche alla fotografia del movimento e al rapporto con performer, attrici, musicisti e figure provenienti dal mondo artistico. Lavorare con soggetti abituati allo spazio scenico permette di sviluppare una ricerca più spontanea, emotiva e cinematografica.
Ogni partecipante sarà accompagnato nello sviluppo di un progetto personale costruito lungo l’intero laboratorio. Le immagini prodotte potranno entrare a far parte di esposizioni, installazioni o future pubblicazioni collettive dedicate alla ricerca sul ritratto contemporaneo.
Una parte centrale del laboratorio sarà dedicata allo sviluppo cinematografico dell’immagine attraverso il lavoro e l’esperienza di Antonio Scaramuzza, operatore di ripresa e steadicam operator che ha lavorato in produzioni cinematografiche internazionali come C'era una volta in America di Sergio Leone, Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, Opera di Dario Argento e numerosi altri progetti cinematografici e televisivi tra cinema d’autore e produzioni internazionali.
La sua presenza all’interno del laboratorio rappresenta un punto fondamentale nello sviluppo del percorso, perché introduce uno sguardo direttamente legato al linguaggio cinematografico e alla costruzione narrativa dell’immagine. Attraverso il confronto con Antonio, la fotografia viene affrontata non soltanto come immagine singola, ma come parte di una possibile sequenza visiva capace di suggerire atmosfera, tensione, racconto e movimento.
Il lavoro sviluppato insieme si concentra sulla relazione tra fotografia e cinema, sull’importanza dell’inquadratura, sul peso emotivo della luce e sulla costruzione di immagini capaci di evocare una narrazione anche attraverso dettagli minimi, posture e direzioni dello sguardo. L’analisi delle fotografie prodotte durante il laboratorio diventa quindi parte essenziale del processo creativo. Le immagini vengono osservate e discusse non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto attraverso una lettura cinematografica capace di comprenderne forza narrativa, equilibrio visivo e intensità espressiva.
Le revisioni collettive rappresentano uno dei momenti più importanti del laboratorio, perché permettono di comprendere come un ritratto possa trasformarsi in frammento di un racconto più ampio. Ombre, profondità, relazione tra soggetto e ambiente, direzione della luce e costruzione della scena vengono analizzate come elementi narrativi e non semplicemente estetici.
L’obiettivo di questo percorso è sviluppare nei partecipanti una maggiore consapevolezza visiva, aiutandoli a costruire immagini capaci di dialogare con il cinema pur mantenendo una forte identità fotografica. Il laboratorio si muove così lungo un territorio condiviso tra ritratto, scena e linguaggio cinematografico, dove ogni fotografia può diventare parte di una sequenza emotiva e visiva più ampia.
Il laboratorio è rivolto a chi desidera approfondire il linguaggio del ritratto fotografico attraverso un approccio autoriale, sperimentale e profondamente pratico. Non è pensato come un corso tecnico tradizionale, ma come uno spazio condiviso di ricerca artistica, confronto e costruzione dell’immagine.
La partecipazione richiede continuità, presenza e disponibilità al lavoro collettivo.

The workshop explores cinematic portrait photography through subject direction, spatial composition, light, shadows and visual depth, developing a personal and coherent visual language. Alongside the shooting sessions, participants work on the physical transformation of printed photographs through solvents, abrasions, acrylics and direct manual intervention, turning each image into a unique piece between photography and material experimentation.
Part of the project is dedicated to movement, performance and collaboration with artists, performers and musicians, creating a more spontaneous, emotional and cinematic approach to portraiture. Each participant develops a personal project throughout the workshop, with the possibility of future exhibitions and collective publications.
A central part of the laboratory is developed together with Antonio Scaramuzza, camera operator and steadicam operator for films such as Once Upon a Time in America, The Name of the Rose and Opera. Through collective analysis and discussion of the images produced, participants explore the relationship between photography and cinema, learning how atmosphere, narrative and visual tension can emerge through light, framing and scenic presence.
The workshop is intended as a shared space for artistic research and experimentation rather than a traditional technical course, requiring continuity, presence and active participation.

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