Il lungo periodo di isolamento e immobilità a cui siamo stati costretti a causa del Covid, ha rappresentato un elemento di forte criticità in un mondo globalizzato che ci aveva abituato a sentirci “cittadini del mondo” innescando probabilmente una crisi economica di proporzioni eccezionali, ma anche un elemento di nuova fantasia che ci ha spronati a sperimentare forme di smartworking, videoconferenze; a desiderare di rallentare i ritmi, a immaginare città e quartieri più vivibili e meno inquinati dove poterci riappropriare di spazi verdi, di silenzio, di un nuovo rapporto con la natura e le persone.
Si afferma l’esigenza di una nuova mobilità sostenibile. Il World Business Council for Sustainable Development la definisce così: Mobilità sostenibile significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro.
Sappiamo che Il settore dei trasporti consuma un quinto dell’energia primaria prodotta nel mondo. Il 40 per cento di questa viene usata dal traffico urbano.
Secondo le stime Oms, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove la qualità dell’aria è oltre i limiti di sicurezza per la salute. Per quanto riguarda l’Italia, le aree con media annua delle polveri sottili Pm2,5 con una media annua tra 26 e 35 microgrammi si concentrano nelle aree cittadine, in particolare in Pianura Padana. Tre le sostanze ‘killer’ sotto accusa: le polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui l’Oms attribuisce decine di migliaia di morti premature in Italia.
Scrive papa Francesco nella Laudato si: per poter parlare di autentico sviluppo, occorre verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualità della vita umana e questo implica analizzare lo spazio in cui si svolge l’esistenza delle persone. Gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire…..Ci sforziamo di adattarci all’ambiente e quando esso è disordinato, caotico, e saturo di inquinamento visivo e acustico, l’eccesso di stimoli mette alla prova i nostri tentativi di sviluppare un’identità integrata e felice. ( n. 147)
Ancora una volta occorre far appello ai nostri stili di vita e ad una innovazione tecnologica equa, sostenibile e umana: più alfabetizzazione informatica, automobili connesse, sharing economy, smart city, infrastrutture più moderne, progressiva elettrificazione delle automobili, ma soprattutto una nuova curiosità e una disponibilità personale a cambiare un po’ le nostre abitudini. A scambiare e sperimentare nuovi mezzi di trasporto, a manovrare le nuove app, a informarsi sui progressi nel settore e su tutte le nuove opportunità che le nostre città ci offrono.