Pacifico, 1984
Severo, 1984
Arrogante, 1984
Luna, 1985
Estatico, 1985
Perplesso, 1987
Timido, un sorriso fugace, 1987
Seme, 1987
Collera, 1987
Entusiasmo, 1987
Vivace, 1988
Sciocco, 1988
Pigolamento, 1988
Sonno, 1988
1980 - 1988
Siamo esseri singolari.
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L’opera d’arte è qualcosa come un accidente, un accenno; una cosa trasversale che collega fra loro pensieri diversi e li sostiene.
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Distinguere le sfumature, le intenzioni meno espresse che lo sguardo coglie in maniera distratta: sono lampi che aboliscono l’unità che li accoglie.
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Un’avventura di trasformazioni è l’opposto di un rapido profilo: l’opera non si costruisce ma si forma, si forma come noi ci formiamo.
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Evidenza e coscienza, questo è l’attività artistica.
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Lo spazio è un’espressione discontinua, dimoriamo nell’accumulo e ci amministriamo con accuratezza.
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“Un oggetto non può vedersi nella sua totalità d’un solo colpo d’occhio”.
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L’attenzione alla luce è attenzione al presente, non suppone una verità assoluta, ma una verità sempre reinventata nei suoi margini.
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Lo sguardo estingue per un attimo lo scorrere di questo mondo in un’esplosione che lo ricorderà.
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Una smorfia ci riassume, è un valore fugace: si annuncia, appare e si disfà.
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Instabilità: colgo nell’atto, balzo contro, mi diverto.
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Il volo un po’ strambo della farfalla sull’acqua calma del grande fiume.
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Evidenza dei difetti: quando constato lo scorrere mi immobilizzo.
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Gli occhi cercano senza separare; poi l’azione: mano, utensile, materia; e la misura, economia dell’essere.
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È impossibile che non sia immediatamente vero.
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Tocco passando — agile, non abile.
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“Pensare come un primitivo, agire come uno stratega.”
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“Le possibilità che abbiamo percepito non devono imprigionarci.”
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I fatti sono l’interpretazione. Quello che mostriamo sono cose svolte, non come si sono svolte le cose.
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L’essere pronto non altera la volontà.
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Ci si avvicina gradatamente alla meta.
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Non si lavora per un dato momento, ma per l’universo e per tutti i tempi.
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Presente e inizio: una cosa sola.
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Siccome l’opera è un’attività attuata con un preciso intento … pensare bene alla fine, prima di tutto alla fine.
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Non esistono occupazioni innocenti.
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“Dare dignità simbolica al rifiuto del potere, al contrario di chi si auspica l’ingresso nei suoi apparati”.
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Ogni domanda ci riporta allo stesso argomento: la storia. E nella speranza di evitare il disastro accettiamo il suo singhiozzo.
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“Dobbiamo realizzare porzioni sempre minori di ciò che siamo in grado di fare.”
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Fra il richiamo delle sedimentazioni del passato e l’attrazione di un futuro più equilibrato, tra l’urto dei contrasti.