L'aeroplano
L'origine del mondo, progetto, 1975-78
La mano, testo
"Strip"
Cazzi per fischi
La periferia delle città mi ha per qualche tempo affascinato: il provvisorio assoluto. Vie larghe, sporche, muri velati dallo smog; vecchie rovine industriali affiancano imminenti rovine; vecchie automobili trascurate, ma accadeva che un portone di ferro si aprisse ed ecco un’automobile di lusso, soprattutto Porche. C’erano dei bar-trattoria, la quantità di biciclette sul marciapiede garantiva della qualità del vino servito all’interno. Mi piacevano i bar-trattoria con giardino e pergola, a volte su un’insegna si leggeva Alla Pergola. Mi piacevano le pergole all’abbandono; il suolo coperto di foglie morte; un cane abbaiava sottolineando il senso di solitudine, soprattutto d’inverno. Mi ricordo di un bar-trattoria in via de Castiglia: pergola, piccolo giardino, orto, campo da bocce. Tutto all’abbandono: abbondanza d’ortensie acconciate dei loro fiori ormai secchi; magnifico noce, appoggiato su un tappeto di foglie morte e rare noci — annerite, umide e vagamente acide —; acqua e foglie marce in un barile; orto approssimativo, piante de pomodoro appassite, una di zucca serpentava barocca lungo un muro. All’interno giocatori di carte; pensionati, alcuni avevano lavorato nell’officina giusto accanto e non riuscivano a rimanere a casa ad “abbruttirsi ascoltando la radio”, non riuscivano a staccarsi da quei luoghi — “un luogo è un linguaggio”, dice Giorgio Manganelli —. Uno dei giocatori di carte era il vecchio proprietario dell’officina accanto: il figlio lo aveva messo alla porta e lui invecchiava con i suoi operai. Ricordi sotto vetro ai muri: Milan AC, foto e autografi; Gino Bartali, sorridente, foto autografata; una squadra di giocatori di pallone dilettanti, quella del quartiere probabilmente. Il banco del bar tradiva un passato piuttosto ricco; il bollito, buono; il vino si lasciava bere: il provvisorio assoluto e una grande stabilità.