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Antonia Colamonico

Arte quantistica - Frattale poetico  La parola, come particella topologica, emerge come una bolla di significato da un vuoto quantistico e ne  rivela il fluttuante mistero. Nell’azione poetica l’osservatore coglie brandelli di verità che con un gioco di ombre/luci danno forma al frattale poetico, quale struttura a spugna con nicchie e stanze di significati.

Lo sguardo-mente eco/biostorico

Lente cognitiva a 360°

Per una Topologia di Realtà individuo/campo a corpo unico



(Jacek Yerka)


 












I piani di lettura e la moltiplicazione dell’occhio: ragionando intorno al frattale poetico


Nel post La mente biostoria e l’organizzazione della poesia Antonia Colamonico, ha messo in luce la differenza tra un occhio lineare e uno moltiplicativo. La conseguenza di questo cambiamento porta, come esplicitato anche nel post Il paradigma biostorico e la topologia del Pensiero Complesso, a una accelerazione del sistema in esame. La lirica "Cambiamento di stato" e' un esempio letterario di questa differenza.
Si snoda su tre direzioni parallele rendendola di fatto l'impronta di ben 729 differenti liriche in senso classico.
Questa stima è ottenuta considerando i possibili percorsi semplici che dal titolo vanno alla conclusione. Se, invece, si permette di selezionare almeno una parola lì dove il rigo è in parallelo, il numero delle possibili letture vola a ben 117649.
Ci si rende facilmente conto del potere espressivo ti tale modo di scrivere.
A differenza della poesia in senso classico in cui lo status del poeta era rappresentato attraverso la ricerca lessicale, nella poesia con occhio biostorico, da un lato, vi è la ricercatezza lessicale, e dall'altro una molteplicità espressiva che più si adatta a rappresentare le complesse espressioni umane e che, di fatto, rende il lettore protagonista attivo, non solo nell'atto di leggere, ma ben sì in quello di dare corpo alla lettura stessa.





Antonia Colamonico

Solo uscendo dai rigidi schemi di un sapere confezionato si potrà dare alla mente una possibilità di spiccare il volo verso nuove geometrie e viaggiare alla velocità della luce.
(da A. Colamonico Biostoria. Verso al formulazione di una Scienza nuova. Campi metodi e prospettive. © Il Filo, 1998.)


Iter evolutivo dell'idea "Biostoria" (Biohistory of Knowledge)


Scienza & Metodo del Pensiero Multiplo



Che cosa è biostoria?


Per comprendere cosa sia biostoria, bisogna per un attimo soffermarsi a riflettere sul rapporto uomo-tempo, nella Società delle Informazioni.

Nei sistemi antichi l’azione dell’uomo aveva un tempo d’elaborazione molto più ampio rispetto ad oggi, esso si esprimeva in stagioni, in mesi, segnando il tempo della semina, dell’aratura, della raccolta:

  • Il ritmo della vita era di molto più lento.

Una prima grande accelerazione si ebbe con il Sistema Industriale, in cui si passò da un’organizzazione in mesi ad una in ore.

Oggi il tempo di risposta di un computer si esprime in nanosecondi, per cui vi è una perdita o caduta quasi totale del tempo dell’attesa:

  • l’ideazione e l’azione finiscono con l’occupare, con uno scarto quasi impercettibile, lo stesso attimo di tempo.

Si parla molto di tempo reale o tempo 0, ma misurarsi con tale velocità, richiede delle capacità di lettura, di osservazione, d’ideazione e di decisione molto più ampie e nello stesso tempo selettive.

Saper scegliere la risposta nel momento stesso in cui si pone la domanda, richiede un bagaglio di conoscenze molto più ampio e una capacità decisionale molto più veloce.

  • Non tutte le ipotesi di risposte sono idonee all’azione.

Biostoria nasce da tale constatazione del mutamento storico e vuole porsi come scienza&metodo che educhi alla gestione del tempo zero o meglio dell’attimo vitale.

Il suo campo d’indagine è l’infinito storico, scomposto in quanti informativi, tali da essere organizzati in rose di eventi che tendono all’infinito passato e futuro; questo è possibile mediante un’analisi di tipo infinito- infinitesimo.

E’ una scienza dello sguardo, intesa come una scienza plastica che si modella intorno alle nicchie spazio-temporali, registrando le perturbazioni che l’evento ha prodotto in esse; in tal senso è una scienza che si affina di volta in volta secondo le diverse osservazioni che vengono effettuate:

  • le scienze dell’era delle informazioni data la velocità e l’instabilità del sistema, saranno semplicemente delle tracce di lettura, delle ipotesi di percorsi, in continua evoluzione.

E’ bene sottolineare tale svolta gnoseologica, in quanto si sta passando da una conoscenza statica, che isolava la vita in fotogrammi fermi nel tempo-spazio, ad una dinamica, in cui l’azione di lettura si esplica come un accompagnare, un seguire il movimento della vita:

  • La prima fermando l’immagine limitava la complessità dell’esistenza in una serie di piccole definizioni,

  • la seconda non vuole ridurre, non vuole limitare, ma semplicemente osservare per il gusto estetico dell’osservazione. La bellezza del vivere assume così un significato inalienabile.

Questa lettura dinamica oggi è possibile grazie al computer, che può con la sua velocità disegnare i processi vitali, basti pensare alla geometria frattale che è stata visualizzata grazie a delle equazioni matematiche che moltiplicandosi per milioni di volte hanno generato la "geometria della natura".

Biostoria è dunque la scienza che studia l’espletarsi o manifestarsi della vita, come:

  • movimento di eventi,

  • evoluzione di tempi,

  • aperture di spazi,

  • acquisizioni di consapevolezze,

  • risposte di azioni.


L’oggetto di studio sono le informazioni, quali segni-echi di evento.


I prodotti sono le carte di pensiero, simili alle carte nautiche che permisero la navigazione negli oceani.

Per questo biostoria si pone come una rivoluzione del linguaggio, in quanto si passa da un'organizzazione delle conoscenze per costrutti di enunciati, la successione sequenziale delle frasi, ad una di costrutti per mappe

  • infatti l’accelerazione del pensiero porterà al pensiero topico, di tipo geografico, per luoghi o meglio mappe-carte di idee.

Questa rivoluzione permetterà lo sdoppiamento delle linee del pensiero (pensiero a frattale) e in un prossimo futuro l’uomo potrà accelerare le sue capacità di lettura, gestione, risposta, in quanto potrà pensare in simultaneità su più ordini di pensieri.


https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/la-mente-multi-proiettiva/salti%20ecobiostoria.png




Antonia Colamonico  (dal canovaccio dell'intervista a TeleMajg - del 17. 11. 1999)













Il Gioco di Echi nella Coscienza.


La coscienza sdoganata dal pregiudizio che la relegava nella nicchia della credenza religiosa, entra da protagonista nella Nuova Era della Società a Sistema Mondo:
  • ogni individuo è chiamato a farsi protagonista del verso di realtà che andrà ad incidere la trama della Storia, imprimendo il suo personale contributo alla Vita.
La coscienza, come la consapevolezza di sé nel mondo, è in grado di elaborare, filandolo, il filo silente che rende coesa quell'esistenza all'uno/tutto della coabitazione vitale.

Educare all'esercizio della libertà di essere, semplicemente e unicamente, se stessi è il vero traguardo a cui indirizzare l'occhio in una democrazia della vita, in cui ogni esistenza ha valore semplicemente perché è, vive, respira, occupa uno spazio-tempo, svolge un'azione che la rende parte del Tutto vitale:
  • in tale essere uno nel Tutto ogni singolarità acquista profondità uni-versale (uno che si versa nel Tutto di Dio).

(M Mastroleo: esempio di Modello di permanenza informativa nei mercati finanziari, 2009)



Traccia di un'identità

Agnese

Addio. Da questo momento non sentirai più parlare di me! - Con queste parole Agnese chiuse, decisa a girare pagina.

Era un'idealista che sapeva districare i grovigli delle storie che al suo sguardo si sfilavano in tanti gomitoli dai significati sempre più sfumati e, come succede a tutte le Cassandra, pochi le prestavano un'autentica attenzione.

Chi è radicato nelle logiche del mondo, crede di possedere le chiavi del domani, facendo e disfacendo a proprio comodo. Sono i Caino a tacciare di ingenuità chi, come Agnese, sa presagire gli effetti di ritorno delle azioni.

E quando quegli effetti bussano alla porta della vita, la frase tipica è: - Come aveva detto... in questo caso, Agnese!

Il senno del dopo è degli sciocchi e la donna lo sapeva bene, per questo nel dopo non si faceva mai trovare, amava il tempo presente. Il tempo dell'incontro.

In/contro dell'uno verso l'altro, in tale ri/scontro si attua la possibilità di guardarsi negli occhi.

Amava vedere negli occhi le cose pensate, dette, taciute.

Gli occhi, per quanto si possa essere bravi, sfuggono alla mente che sa creare le trappole con gli ammiccamenti e i raggiri del dominio.

Ogni occhio ha una sua particolare pagliuzza di luce e ciascuna pagliuzza una molteplicità fratta di intensità luminose. Nell'occhio si fissa il guizzo vitale che rende il presente una scaglia di storia.

Imparare a leggere il guizzo d'occhio è una forma d'esercizio mentale, un allenamento per accelerare l'intreccio tra neuroni e segnali che perturbandosi e allacciandosi danno corpo agli stati di pensiero da cui germogliano, come un fiore rosso di geranio, le risposte alla vita.

Per una maggiore ampiezza d'osservazione e una più agile azione, Agnese aveva imparato sin da bambina a restare al bordo della scena, non perché fosse una codarda, ma per una più agile lettura.

Per essere liberi, - si ripeteva - necessita posizionarsi al margine, lo spazio di quella frontiera che apre a una doppia linea di fuga o verso il centro o verso l'oltre delle situazioni. È in tale luogo che si attua la scelta.

Il vero libero è un emigrante! - E lei si sentiva un'errabonda che non equivale all'essere una vagabonda.

L'errare implica un andare senza la paura di non conoscere la meta, mentre il vagare è un procedere a zig-zag, incuranti del selciato; lei invece era attenta ai percorsi che una volta intrapresi seguitava sino in fondo, per poi, una volta giunta, sostare all'ombra.

Il posizionarsi in ombra - si diceva - è funzionale per un'azione rapida, fulminea, come quel guizzo d'occhio che è il testimone di ogni scaglia di vita.

da A. Colamonico, Il grido. folata di pensieri in ordine sparso.
© 2011 - Antonia Colamonico


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L'organizzazione di lettura per mappe di processi

Leonardo: un Pensiero-Sguardo Complesso



Nell’organizzazione della conoscenza, possono co-esistere vari sistemi di lettura, ogni sistema imprime il suo grado-valore (+ o -) di deformazione alla realtà. 


Saper vedere lo spazio

Saper vedere il tempo


La plasticità dell'occhio-mente implica una grande abilità a giocare con:

  • le informazioni, quali echi-quanti informativi,

  • i campi tematico-disciplinari, ambienti epistemologici

  •  le parole, i numeri, le forme... particelle topologiche che permettono le aperture logiche del pensiero

  • le sintassi e le grammatiche degli intrecci procedurali, le regole del gioco.

  • le gemmazioni degli ordini nuovi, le aperture logiche che imprimono la nuove direzione al divenire della storia.

Ogni gioco è un'abilità proiettiva che dispiega le geometrie organizzative del cervello che con un gioco di sinapsi e neuroni a specchio intesse connessioni tra gli echi, i campi e le parole-numeri-forme... permettendo la mappatura di paesaggi cognitivi che si fanno nicchie immaginative delle molteplici possibilità attuative-operazionali.

Da tali abilità a interconnettere ed estendere le informazioni si attua il salto logico da un pensiero al singolare ad uno pluri-dimensionale, che sa agire in tempo 0, anticipando le proiezioni delle ricadute di effetto degli eventi (funzione anticipatava del pensiero che genera i frattali immaginativi a organizzazione complessa).


Biostoria: quaderno n° 6

Antonia Colamonico

Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0


1a Nicchia:
Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva

2a Nicchia: L'accoglienza della novità. Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali

Antonia Colamonico. © 2011/2012





Educare al Pensiero Creativo


Giochi di letture/scritture

Il grido - Orditi di trame‎ > ‎2° Ordito‎ > ‎

Agnese

Adorava la poesia che cela le cose in un riflesso d'eco lontano. Aveva praticato sin da bambina i poeti, voleva carpirne l'arte. La vita le si porgeva come schiuma allo scoglio, viva, ridente ma facile a dileguarsi. In tale gioco di risacche la storia trovava trame nella sua mente e ogni trama un filo teso a quel grido primordiale che attraversando l'ignoto, apre al respiro della vita.

Agnese stava cercando tra le righe colme di parole, quei sensi celati che si fanno chiavi di spazi ben più complessi. Della poesia quello che più l'attraeva era il vuoto di parole, quello spazio comunemente chiamato “scarto” che fa di un narrato, una lirica.

Stava preparando la lezione, per gli esami Montale era il più papabile, doveva trovare l'appiglio giusto per farne l'attrattore mentale dei ragazzi e renderli forti di fronte alla commissione.

Le tornò un verso:

Orditi non gridati

si tendevano

alle bigamie

dei pensieri...

come voce dei silenzi...

Ecco, aveva bisogno di un ordito, quale traccia disposta a farsi nodo e, poi rete e, ancora tessuto. Lesse con ritmo calcolato le strofe più care di “Ossi di seppia”:

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d'orto...

abbaglia … meraviglia … travaglio … muraglia ... bottiglia.

La poesia è musica fattasi parola, - si disse - ogni parola è una particella topologica che crea uno spazio-nicchia nella coscienza e ogni spazio è una possibilità del movimento vitale che chiede d'essere allacciato ad un significato.

Ciascun significato è un universo di percezioni lievi che danno veste storica ad un detto che così agghindato si presta ad essere tramandato: di stanza in stanza, di uomo in uomo, di tempo in tempo.

Entrare nella psiche del poeta è imparare a percepire il movimento della sua anima. È un camminare in punta di piedi sulle sabbie mobili del suo sentito, di cui la parola è solo l'orlo.

Praticare le spiagge montaliane - pensò ancora - è un aprirsi all'etica di un giusto, che resta scavata di fronte al ferro delle armi.

Nella sua poesia, così essenziale, c'è tutto lo stridore della battaglia che dà spazio alla stupidità delle frontiere, delle razze, delle divise e dei vessilli che tagliano i viventi in tanti scarti scomposti, come quelle “scaglie” di mare lontano o i “cocci aguzzi” in cima alla “muraglia”.

Aveva finito, sentì le palpebre anch'esse scavate, gli occhi l'avevano abbandonata per lo sforzo di voler vedere.

Aveva squarciato il non detto del poeta e fatto l'orlo a giorno al suo osso di parola e ora, sfinita, poteva porgere quell'ordito a Marco, a Claudia, a Lidia e a Giuseppe che, all'esame, sarebbero stati in grado di annodarlo nel “tessuto” della loro forza.

da A. Colamonico, Il grido. folata di pensieri in ordine sparso.
© 2011 - Antonia Colamonico

Giochi di introspezione/ispezione

Enrico

La nave stava prendendo il largo, lasciandosi alle spalle la costa alta con i suoi dirupi pieni di anfratti. Certamente in un passato molto remoto quelle grotte avevano visto uomini poveri di parole, ma colmi d'istinto. La sopravvivenza richiede fiuto e capacità a lasciarsi condurre dal campo. Enrico, subito, distolse lo sguardo. Non voleva innamorarsi di tanta bellezza.

L'amore non rientrava nei suoi schemi, troppo impegnativo e il suo tempo era tutto preso. Sentì, in risposta, una fitta all'altezza del polpaccio, quella vecchia ferita ogni tanto si faceva sentire, era come un'amante che non si dà pace, dopo l'abbandono.

La bellezza dell'andare per mare l'aveva scoperta con la leva, era stato sulla Garibaldi, ne ricordava ancora l'odore acre della stiva. A volte la notte, chiudendo gli occhi, ne percepiva il rollio ora dolce, ora pieno di tonfi spessi.

Non era stato facile, dopo un po' che si è per mare, il mal di terra ti prende all'improvviso e ti esplodono dentro i campi. Senti di aver voglia di correre all'impazzata come un asino che sfugge al giogo e ragliando da incosciente, si lascia inseguire dal padrone che impreca. Aveva visto spesso quella scena da bambino e aveva riso tanto, tifando per l'animale. Sua madre gli aveva spiegato la differenza tra un cavallo, un asino e l'ibrido mulo.

C'è un momento in cui la nave è consapevole dell'addio, la costa si fa linea e cambia la direzione. Nel suo lavoro di proiezioni di spazi aveva esercitato molto l'occhio. Avvezzo com'era a guardare l'orizzonte, aveva finito col farne l'oggetto privilegiato della sua analisi. Le sue orlature comprendevano cieli e pianeti, sistemi stellari e nuclei molecolari. Ma quello che più l'appassionava era quella sub-struttura invisibile di fluttuazioni di campo che non si lasciano intravedere e tuttavia producono, con affetto, i corpi dei reali.

Affinare l'occhio a tanta imprendibile finitezza apre al mistero da cui sbocciano, per incanto, tutte le particelle del gioco sottile di nicchie e campi che ora aprendosi, ora negandosi, eseguono la danza della vita.

Quelle fluttuazioni erano come quel rollio della Garibaldi, nelle notti stellate, quando lo stato di coscienza lasciava il posto alla fiaba e tutto si faceva musica.

da A. Colamonico, Il grido. folata di pensieri in ordine sparso.
© 2011 - Antonia Colamonico











Giochi di significati/posizioni




Da A. Colamonico. Le filastrocche di Spazioliberina. In Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della Storia. OPPI, Milano 1993.



















Giochi: arte-a-parti

Giochi di sovrapposizioni




Evoluzioni di Echi




Antonia Colamonico © 2013 - Vietata la riproduzione -


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