Angolo-riflesso

Quaderno di Biostoria n° 8.

Il piglio eco-biostorico

- Verso una scienza & metodo dello sguardo -

Il territorio mentale e le angolazioni di lettura

Cartografie di spazi naturali in Scenari immaginativi e attuativi

Le regole del gioco nel paradigma biostorico

Antonia Colamonico © 2013 (Saggio nido-nicchia)


Piglio eco-biostorico assume il doppio significato di sguardo e  di presa; uno sguardo che prende la vita, l’avvolge e la legge come il senso profondo della storia che si compie in tutti i tempi 0 di presente; in tale capacità di lettura si concretizza la topologia multi-proiettiva della mente che in simultanea modella il dentro/fuori di realtà, come l'abbraccio dialogico individuo/campo, soggetto/oggetto, io/habitat...


PREMESSA


Gioco di posizioni nelle proiezioni storiche


Aspetto Autoreferenziale nelle Osservazioni

Il soggettivismo nelle Scienze-Metodi di Ricerca


L'osservatore è il decisore che dà la piega, con relativa inclinazione di significato, alla forma del suo osservato, il quale resterà incastonato, come una gemma in un anello, nel modo organizzativo del decisore stesso che tra una molteplicità di significati possibili seleziona quello funzionale alla sua stessa rilevazione-narrazione. In tale relazione incarnata di osservato-osservatore-osservazione
, a sistema unico, ogni scienza o ogni scrittura-opera è un evento al singolare che si porge come ordito per gli ulteriori intrecci dei nuovi osservatori-creatori di significati storici, spendibili negli eventi che verranno.
Ogni rilevazione è il risultato di uno sguardo-lente lettore che si è misurato con un complesso sistema ordinato, ne ha isolato delle tracce e su quelle intuizioni informative ha imparato ad organizzare il suo sistema ordinato di lettura significativa. Nella relazione lettura-vita è l'osservatore stesso, quale negoziatore di significati, ad assumere la funzione di ordinatore di senso-valore storico.
La vita non è né ordinata, né disordinata. Ordine e disordine sono solo i due poli di organizzazione in cui l'individuo-lettore si muove in relazione alla sua capacità di lettura che gli dà una molteplicità di sfumature di sguardi. Ogni sguardo è un livello più o meno chiaro di comprensione. Non tutti gli individui storici presentano le medesime competenze osservative e organizzative, quello che per alcuni è chiaro, per altri confuso e viceversa
, per cui si può parlare di ricchezza di sguardi che danno una forma a multi-sfaccettatura alla realtà. Ogni faccia è un modo particolare di leggere con relativa possibilità di rispondere alla vita; più saranno le ipotesi di risposta e più saranno amplificate le probabilità di restare nella storia.
In una scienza dello sguardo necess
ita apprendere il come diversificare le letture per rendere l'osservatore mentalmente attrezzato a rispondere, sviluppando modelli diversificati di costruzione di realtà.

Ultimissime



Scenari immaginativi

In questa breve riflessione vorrei porre l'attenzione sull'aspetto immaginativo che apre i nuovi campi di ricerca, quali percorsi d'approfondimento su una natura che si svela sempre più intricata allo sguardo dell'osservatore.

Biostoria, scienza & metodo, come carta-lettura interpretativa di una realtà a spugna a uno-tutto con vuoti e trame, nicchie e creste evolutive che rendono porosa la sua chioma, si presta quale esempio concreto per comprendere l'aspetto autoreferenziale, presente in ogni azione di ricerca. Per essere più esplicita:

  • Ogni scrittura, a prescindere dalla sua tipologia, è un lavoro di riordino e di ricostruzione immaginativa, privatissimo, di un quid che si è mostrato all'occhio-lettore. Ogni definizione-lettura è un fatto unico, anche se avvallata da riferimenti bibliografici ad altri ricercatori o scrittori che di fatto rientrano solo a margine nel lavoro stesso di stesura.

Per comprendere tale aspetto individualistico presente in ogni organizzazione informativa necessità porre l'attenzione sulla geografia mentale del ricercatore stesso, che immaginando, rilevando e organizzando,  collega e tesse il filo del suo ragionamento in una successione spazio-temporale di approdi informativi, a cui giunge il suo pensiero, prendendo, a sua volta, una forma sempre più complessa, similare all'oggetto stesso della sua rappresentazione (topologia a corpo uno tutto individuo-campo-habitat). Ogni rilevazione si interconnette più con gli scritti precedenti dell'osservatore, che con la realtà in sé. Nell'universo epistemologico di biostoria che, come spesso dichiarato iniziò a prendere forma e nome nell'agosto del 1992, a guardar bene ho descritto non tanto la vita quanto la capacità comprensiva di Antonia stessa che con un gioco di riflessioni e di osservazioni, dilazionate nel tempo, ha costruito un modello spugnoso di realtà storica.

Premesso che, per giungere ad un livello così organizzato di pensiero necessita una buona consapevolezza degli scritti di altri pensatori che si pongono a orditi informativi funzionali alla tessitura - valore economico della cultura - (si vedano ad esempio le note e le bibliografie dei quaderni che danno la visione allargata e multidisciplinare degli altri sguardi che hanno fatto da sfondo paradigmatico alla ricercazione biostorica); va tuttavia puntualizzato che la nascita di un nuovo tracciato, implica sempre una fase creatrice che apra dapprima gli scenari ideativi nella mente stessa dell'osservatore che, singolarmente, contempla la nuova cresta di immaginati che, prendendo forma-casa nel suo pensiero, solo dopo si faranno dei tracciati narrativi da comunicare. E, solo ancora dopo, quegli immaginati si evolveranno in condivisi da altri osservatori che leggendoli come orditi altri, decideranno se renderli sotto-strato del loro racconto altro.

Per cui l'ideatore-scrittore essendo il primo a visualizzare non ha riferimenti a cui appigliarsi se non le sue medesime intuizioni e di fatto l'unica presa di realtà è la medesima immaginazione che gli ha svelato la nuova creaturai, mentre solo come contorno echeggeranno nel lavoro i riferimenti ad altri scrittori.

  • Si pensi ad un Michelangelo che nel momento di creare l'affresco della Cappella Sistina, si fermasse a dire questo braccio è ripreso da quel pittore, quel sorriso da quell'altro, il dito da una sintesi di altre dita di quei tre pittori altri e così ogni chioma, volto, paesaggio... Certamente con un simile approccio la Cappella Sistina non sarebbe divenuta il capolavoro che noi contempliamo. Capolavoro che ha richiesto una fluidità immaginativa nello spazio mente di Michelangelo, quale gioco autonomo di accoppiamenti strutturali tra immagini-proiezioni di significati-scelte di colore-armonia di forme. Certo il suo sguardo aveva fissato altre raffigurazioni, ma la dinamica della visione-pensiero in lui ha saputo trovare delle differenti collocazioni spazio-semantiche nella volta della cappella, divenendo questa un unicum di immensa bellezza. Lo stesso discorso vale per la Divina Commedia, per la Teoria della Relatività Generale, per l'invenzione del cannocchiale... Tutte chiarezze informative che hanno preso casa nella mente di un databile e appellabile individuo storico che con un atto decisorio ha scelto come incanalare e rendere visibile la sua intuizione di guizzo informativo. Ogni pensiero-mente si fa nicchia di una particolarissima angolazione di realtà che assume identità grazie al contributo di quel pensiero, funzionale con il suo sguardo particolare a quella lettura-sfumatura di verità.


Lo sguardo fratto

Ritornando a Biostoria, personalmente non sono un'accademicaii, abbandonai l'idea di una simile carriera inizialmente intrapresa, quando scoprii la mia allergia alla polvere che mi rende le biblioteche luoghi soffocantiiii. Sono stata, per circa 38 anni, un'insegnate di scuola superiore con uno sguardo duplice, attento alle discipline-grammatiche che insegnavo e alle ricadute mentali sulla psiche dei miei alunni che erano il termometro del valore della mia azione educativa (processo a feedback).

Nell'esigenza di pragmatismo che guidava la mia azione nella vita-classe, ho sviluppato un occhio-lente e di riflesso una conoscenza più sul come fare, che sul come dire:

  • non mi interessavano tanto i discorsi, a volte cavillosi, delle critiche alle scuole di pensiero che fanno discutere per ore, come a volte accade nei forum o negli speciali televisivi, tra un costruttivismo e un cognitivismo, tra un è più giusto dire o un è meglio dire... quanto gli aspetti strutturali della loro incidenza costruttiva di realtà.

Ricordo ancora, ad esempio, nei miei anni giovanili le lunghe diatribe nei collettivi se Mazzini fosse stato più democratico o più conservatore, dispute che rendevano stressanti le conversazioni e fortemente avvitate su prese di posizione faziose che finivano col dare alle parole e ai loro significati un'assolutezza da vera gabbia concettuale. Odio le gabbie che mi riportano a quella sensazione di soffocamento della mia allergia!
  • non mi soffermavo tanto a studiare le teorie intorno alla validità discorsiva e argomentativa dei detti e giustificati, ma essenzialmente in relazione alla loro applicabilità pedagogica che rende il valore funzionale delle teorie stesse; per cui ogni studio nella mia ricercazione didattica non è mai stato visto come un isolato confinato in una pagina di libro o quale re arroccato all'interno di una proposizione, ma come uno strumento di sperimentazione per rendere il mio fare educativo più opportuno allo sviluppo dell'autonomia cognitiva e operativa degli studenti.

Essi sono sempre stati il vero oggetto della mia attenzione-osservazione! Essere approdata a Biostoria è stato solo un caso, non un'azione premeditata, in questo senso la leggo come un dono amorevole per aver creduto nei ragazzi e nella loto possibilità di libertà. Spesso mi sono interrogata sul perché proprio io avessi avvistato tale complesso sistema ad ordine multiplo che ha richiesto un immenso sacrificio per tradurre quell'avvistato in discorso trasferibile


Il pragmatismo storico-vitale

L'azione pedagogica in una classe reale è altra cosa dalla lettura di una teoria sulla classe, così pure l'azione dell'apprendere, dalle teorie d'apprendimento; oppure la storia-vita (biostoria) dalla pagina del racconto storiografico (la storia nel senso tradizionale), come scrissi in Fatto tempo spazio (Oppi Milano, 1993) esiste uno scarto spazio-temporale tra la storia-vita e la storia-carta di realtà.

Il modello-carta è un'astrazione che va poi calata nella realtà operativa ed è in tale prova del fuoco che si rivela il suo limite funzionale che richiede delle perenni azioni d'adeguamento; infatti in biostoria parlo di scienza di processo e non di stato, parlo di scienza-sguardo in eterno ri-modellamento e non di legge o di teorema o di soluzione finale:

  • in una lettura di realtà multi-proiettiva ogni legge, ogni teorema e ogni risoluzione è funzionale al particolare e circoscritto campo di riflessione-osservazione, in cui l'osservato-osservatore costituiscono un unico sistemaiv.

Necessita, per entrare in un sì fatto panorama epistemologico, fare un salto concettuale che porti oltre l'idea settecentesca di scienza come studio delle leggi oggettive di una realtà indipendente dall'osservatore che si rivela nella sua interezza organizzativa.

Già dagli anni '80 gli studi sull'Ecologia della mentev e sull'occhio-visionevi hanno rivelando come la lettura dello spazio con quella che chiamiamo realtà sia una forma di compromesso tra l'osservatore-mente e il campo-osservato, essendo il modo di elaborare del cervello con la stessa capacità immaginativa della mente un fattore non neutro nella costruzione della visione. Biostoricamente parlando quella che si chiama realtà è solo il punto 0 d'incontrovii tra un movimento e un'elaborazione immaginativa di tale movimento che abilita l'occhio-sguardo a vedere:

  • in tale dinamismo immaginativo/esperienziale, infatti, in biostoria parlo di parola-guantoviii e non di parola-gabbia; parlo di senso-confine dai contorni slabbrati a fiocco di neveix e non di frontiere uni-definite invalicabili... Di creazione divenientex e non di realtà conclusasi... di sguardo indirizzato dal futuro e non dal passato...

Smitizzare le scritture con le relative affermazioni non è un atto irriverente, ma la presa di consapevolezza che il nostro accesso alla realtà è veicolato dalle carte-modelli-narrazioni che danno alla verità esperita una particolare inclinazione, come in un gioco di specchi che de-formano l'immagine riflessa:

  • Allora se la verità assume la forma-veste che lo stesso occhio-lettore imprime alle curvature e alle gerarchie dei perché-come-in quanto ché-dato che... con le derivanti tipologie di variazioni, basterà mutare la curvatura con la gerarchia per produrre delle nuove sfumature di quella stessa verità dai mille e mille vestiti. Ogni sfumatura non è un atto d'irriverenza nei confronti degli ordinamenti precedenti, ma un livello più raffinato di conoscenza,con un grado di maggiore aderenza ad una realtà che tende a sfuggire, facendo resistenza ai contorni delle determinazioni che sono semplici riduzioni soggettivexi, localmente applicabili.


La plasticità osservativa-esperienziale

Questa plasticità osservativa è quello che la classe scolastica ti permette di sperimentare, quando scopri che ogni alunno ha compreso a modo suo il tuo dire e il tuo affermare, non perché poco attento o mentalmente poco dotato, ma solo perché il suo bagaglio di conoscenze ha aperto in lui scenari altri, con sviluppi altri che a te erano completamente sfuggiti e quell'esserti sfuggito non inficia il tuo valore di osservatore, ma semplicemente arricchisce la tua consapevolezza, dilatando il tuo sguardo-orizzonte con i modi altri che rendono frattale la tua stessa preparazione:

  • Sperimentare l'essere frattale della vita-conoscenza è l'essenza stessa dell'insegnamento, per chi ha voglia di apprendere dall'alunno che ha in sé il seme della conoscenza che non chiede altro se non di farsi quercia di consapevolezze.

Il dinamismo vitale di una classe scolastica, infatti, è un'eccellente palestra di vita, in quanto permette di sperimentare una mente complessa, se letta come unica unità-insieme, con tanti sguardi che aprono a tanti orizzonti immaginativi ed attuativi e ogni sguardo è un grado di profondità, una curvatura di bellezza, una inclinazione di una verità incarnata e non astratta, rigidamente bloccata in una pagina. Infatti è proprio su tali differenze che nascono le gemmazioni ideative che evolvono lo stesso processo di conoscenzaxii, letto come un insieme, a corpo unico, che trasla ogni singolarità, quale complesso patrimonio dell'intera umanità:

  • se ogni lettura ha come nodo nevralgico intorno a cui si avvolge e svolge l'azione stessa di lettura, il medesimo osservatore storico che attua l'azione, allora tutte le letture sono un fatto individuale e auto-referenziale che danno i vestiti alla verità che così interpretata, riflette delle particolari geografie mentali. Negare questo processo naturale di appropriazione della realtà, significa avere una visione statica di realtà, fissa e immobile, come se fosse fatta da tante biglie che se ne stanno immobili sul ripiano verde di un biliardo, denaturate dall'occhio-colpo del giocatore e, in quanto tali, prive di un significato storico.


Dissodare le parole

La stessa parola autoreferenziale perde, così, l'intonazione negativa che fa facilmente gridare allo scandalo, per farsi ricchezza immaginativa ed ideativa di cosa viva, aperta a mille e mille modi altri (effetto guanto).

Il non essere un'accademica mi ha:

  • da un lato precluso una molteplicità di possibilità divulgative della mia idea, ricordo ancora quell'editore barese che rimase affascinato dalle carte dei miei appunti di biostoria nel 1994, ma non volle pubblicarle, poiché non essendo una docente universitaria era economicamente rischioso investire nella mia teoria;

  • dall'altro mi ha dato una tale libertà di movimento e di sperimentazione nella realtà-classe, come mi fece notare anni fa l'amico prof. Maurizio Gusso, da essere, oggi, libera dagli schemi mentali generalizzanti, legati all'appartenenza a scuole di pensiero. La mia carriera di docente è stata fortemente pilotata da quei guizzi negli occhi degli alunni, che ogni volta mi informavano che si era attuato un compreso, in quel databile tempo 0 di presente, unica dimensione di realtà.

Ordinate visioni. Non esistono santoni del sapere e della verità, come sosteneva Socrate il sapere e la verità sono dentro di noi, come un punto-spazio che non chiede altro che di esplodere e diventare il "frattale" della nostra mente/cuore. Ac 11Quando ritorno, ad esempio, a quella porta che mi fu chiusa in faccia dall'editore, rido perché sono le porte che ti sbarrano la strada, le vere opportunità che danno forza alla ricchezza naturale della tua immaginazione e realizzazione. Il buffo è che biostoria, a distanza di 20 anni, resiste, tanto da essere oggetto di riflessione per tesi di laurea e di confronto nei forum, mentre quella casa editrice è morta. Certo quell'editore investendo in essa, forse, avrebbe potuto dare una difforme inclinazione evolutiva all'azienda e al mio pensiero, ma purtroppo si è perso quello spirito mecenate che fece grandi gli editori del passato, governati più che dal mercato, dall'idea di nazionalità e di umanità in cammino. La sua ristrettezza di orizzonte si è fatta gabbia cognitiva, rendendo scontate e ridondanti le sue offerte editoriali, tanto da fallire.

Oggi vedendo i miei siti che mi hanno resa in parte autonoma dagli editori sono felice per quel diniego che mi ha permesso di essere pioniera nell'ideazione delle nicchie-saggi, offerti gratuitamente grazie alla rete e a Google in particolare, come uno spezzare il pane della conoscenza con chi ha voglia di apprendere, in un momento storico in cui la Cultura sta divenendo un bene di pochi.

La mia allergia, ad esempio, mi svincolò dall'esercitare la carriera di accademico, dandomi uno spazio più dinamico d'osservazione, la classe. Ricordo ancora il viso meravigliato del professore di Pedagogia 3, quando vide la bozza del quaderno di biostoria nel 1998:

  • parlare di complessità negli anni novanta, in Italia, era quasi una forma di irriverenza; la teoria del caos era pressoché sconosciuta, ricordo ancora lo sconcerto che suscitai quando ai convegni sui nuovi programmi di storia nel 1991-1994, a Bellaria, presentai le mie mappe evolutive a biforcazioni, introducendo lo spazio-finestra a campo uno-infinito nell'architettura della disciplina. Solo dopo il film Jurassic Park ai loro occhi persi quell'alone di stranezza.


Il valore del dialogare

Aprirsi al dialogo chiedendosi spiegazioni sui significati celati in una mappa, in una poesia, in un concetto  - il carsismo della parola - è una palestra funzionale al non rendere stantio il personale sapere. Come scrissi nell'introduzione ad Ordini Complessi (Il Filo, 2002), ogni scrittura è solo un approdo di una complesso viaggio di riflessione-osservazione-immaginazione che resta celato nell'intreccio narrativo, ed è intorno a tale spazio del taciuto, del vuoto-silenzio comunicativo che un interlocutore può aprire una finestra di dialogo, per intravedere dei significati nuovi che la sua mente sola potrà intravedere. In tale univocità si gioca il ruolo di vivente che partecipa alla vita con il suo contributo personalissimo.

Imparare a dialogare con le parti di sé e con gli sguardi degli altri, ti fa confrontare con i sensi comuni, le frasi fatte, le verità scontate ma svuotate di significato. Insegnandoti a saper prendere le distanze, imparando ad esercitare quella libertà di posizione che solamente può farti approdare, ad esempio, all'occhio eco-biostorico dallo sguardo-mente a punto infinitoxiii che ti proietta oltre gli scenari comuni, in quel piano dell'utopia che porta a spingere l'occhio-mente sino al limite-frontiera del non ancora visibile.


La gemmazione del pensiero

Nelle mie ricerche con un approccio auto-propulsivo di costante rilettura (azione dell'avvolgere) sono approdata all'osservatore storico (ogni uomo) come lente-bussola cognitiva che intesse la realtà così come fa il ragno con la tela.

In tale costante messa in discussione dei miei approdi di acquisizioni ho potuto isolare il processo di gemmazione del pensiero con la struttura a spugna della mente-habitat proprio perché ho riposto l'uomo con la sua interezza intellettiva ed emotiva al centro della stessa azione immaginativa ed ideativa che fa da campo-utero alla gestazione dei fatti.

Fatti che non sono frutto di un caso ma diramazioni-trame di scelte che hanno trovato spazio-casa nella geografia mentale dell'osservatore-agente-abitante che ha agito, facendosi così co-creatore della dialogica del divenire e non, come in molti vorrebbero, semplice fruitore di beni voluti e definiti in alti luoghi.

Un tale esercizio della libertà è scaturito, per esempio con biostoria, semplicemente dall'aver in-seguito lo stesso evolversi del mio pensiero, in relazione alle molteplici rilevazioni pedagogiche in campo-classe e così facendo ho di fatto acceso un grande riflettore sulla mia stessa mente e ho osservato da altre postazioni, come un osservatore neutro a cento occhi, quello che in essa accadeva, inseguendo le tendenze, le ideazioni, le perplessità, le novità...

Tutto quel processo auto-referenziale che si fa vera ricchezza mentale ed emozionale che distingue e rende liberi e consapevoli di essere un abitante della vita, unica dimensione degna di essere difesa e salvaguardata, non in nome di un bio-potere come tal altri vorrebbero far passare, de-storicizzando la teoria di M. Foucault, ma poiché essa, vita, è la sola dimensione che ci rende:

  • presenti, osservanti, agenti, sognanti, amanti... in ogni tempo 0 di presente, unica dimensione di realtà ritmata da un respiro.

il respiro di un racconto

Giulia

Luce. Tanta luce, come non ne aveva vista mai. Si sentì abbagliata e lontana, tanto lontana come una meteorite sfuggita dalla sua orbita. Non ebbe paura. Un senso di pace, tanta pace, la possedeva, dandole sazietà.

- Signora! Signora mi sente? - Con colpetti decisi, Caterina, schiaffeggiava la guancia paffuta, ripetendo: - Signora, mi sente? Si svegli! Si svegli!

Giulia percepì un eco lontano che piano, piano prendeva spazio nella sua coscienza, come una maglia che, nel gioco di fili e ferri, prende diritto e rovescio. Ecco in lei si stava rovesciando la luce in suono, il suono in un significato chiaro, deciso: Signora!

Fin troppo deciso, tanto da interferire con la sua calma infinita che non accettava il confine: - Signora si svegli!

Fisso un punto di fronte e con meraviglia intravide una sagoma china che non conosceva: - Signora, signora!

Lasciatemi in pace, pensò e quella di ritorno: - Signora è andato tutto bene, ora la riportiamo in camera, dormirà ancora, se sentirà dolore, mi chiami!

Le fece percorrere, così sdraiata, un corridoio sino all'ascensore, un altro corridoio interminabile e poi la stanza. La depose sul letto e lei ebbe voglia di chiudere gli occhi.

- Mamma come ti senti? Noi siamo qui, stai serena! Puoi dormire, noi siamo qui!

Intravide Eleonora, poi Domenico e infine gli occhi colmi di lacrime di Luca, a cui rispose, solo, con una carezza nello sguardo: - Come era fragile di fronte alla vita, come un fanciullo, un pollicino! - Lo amava per questo.

Richiuse gli occhi, voleva ritornare da quella luce. Si assopì nuovamente.

Solo il respiro dava segno del suo essere in vita, quel respiro un po' cadenzato come quello “sciabordare delle lavandare” al fiume del poeta o come la “nenia” del soldato, nel deserto, che lancia alla luna, nella notte, un'esca d'amore.

© 2011 - Antonia Colamonico


Il 2° livello della coscienza

Essere osservatori dell'osservatorexiv medesimo è la condizione che apre al 2° livello della coscienzaxv come ben seppero e sanno i grandi maestri, allenati a cogliere le ricadute cognitive ed emozionali del loro fare nella mente-sguardo degli alunni, e sono questi ultimi che aprono con la loro diversità alla dialogica comunicativa con le molteplicità immaginative, attuative che rendono sempre nuove le comprensioni.

I grandi filosofi dell'antichità non se ne stavano nel chiuso delle biblioteche a leggere e a razionalizzare teorie su teorie, ma erano mediatori di comunicazione, essi piegavano (azione del flettere) in uno scambio informativo costante e fluido con i loro discepoli le teorie e le stesse riflessioni che aprono i nuovi scenari immaginativi con le nuove molteplici possibilità attuative.

Socrate volutamente non ha lasciato scritti, ritenendo la scrittura un dopo la parola e, essendoci uno scarto spazio-temporale, una manipolazione del suo valore-gestazione-fioritura.

Il termine gestazione è voluto, poiché ogni compreso è un fatto unico, una nascita che richiede un prima e un utero-mente, cioè il tempo d'elaborazione e la geografia mentale che aprono gli spaccati di verità che si prestano a farsi cosa-nota, in un tempo 0 di presente.

Il gioco di visione-proiezione-collocazione-narrazione permette alla conoscenza di essere cardata e tramandata di uomo in uomo, di società in società, di era in era. Ogni passaggio implica una presa di realtà da parte di un osservatore e una trasmissione di eco-informativo, evolutosi:
  • la presa è l'atto di nascita di un compreso che si fa presente in uno spazio-tempo-mente collocabile, databile e definibile;

  • mentre l'eco è un vuoto informativo, semplice segno di quel passaggio, che si lascia rivestire da un osservatore altro disposto a leggerlo e ammodernarlo come cosa viva.

La vita e la morte sono due spazi coesistenti che danno forma a vuoto/pieno alla spugna storica in tale bivalente possibilità evolutiva, l'osservatore tesse, azione per azione, le sue proiezioni fattuali-fattibili che aprono alle realizzazioni storiche dei fatti.

Ogni realizzazione si combina con i vari campi degli immaginati che si fanno il campo silente dello strato ideativo-emozionale in cui ha preso forma quello schizzo-informativo vitale che si fa azione storica.

Ogni azione-fatto è una presa di posizione, auto-referenziale, che lega per sempre l'osservatore a quella scelta-testimonianza di quel particolare compreso, per cui ad esempio snaturare Biostoria dallo sguardo-mente di Antonia, significa ridurre Antonia a un cervello-pensiero senza storia-identità e Biostoria ad un intreccio di parole prive di quella coscienza che ha vagliato, posizionato, scalato, intrecciato con atti decisionali, fortemente consapevoli, tutto quell'insieme sistemico di significati e di fonemi.


Valore operazionale di uno studio sulle geografie mentali

Ogni scelta di parola, di punteggiatura, di detto o taciuto si fa un'assunzione di angolazione storica che imprime una piega alla dinamica del divenire che così modificata si fa casa imprevista e innovativa:

  • Questo è l'errore metodologico nell'insegnamento di alcune discipline, come la matematica o la fisica, che solitamente si studiano come teorie astratte, delegittimate dallo spazio-mente dell'osservatore che le ha prodotte, con un tecnicismo operazionale che fa assumere ad una legge-proprietà un valore scisso, chiuso in una gabbia rigida di senso direzionale e non un valore relativo multi-proiettivo, legato allo sguardo-campo-nicchia di quel particolare sguardo-mente che ha saputo intesserlo nel campo storico, dando così forma-parola prima di tutto alla sua geografia di verità.

Entrare nella geografia mentale degli scenari immaginativi di uno scrittore o scienziato o artista o artigiano o operaio o scolaro o mamma o innamorato... è un imparare a leggere/leggersi come un uno-tutto multi-prospettico, inter-coeso, per sempre.

In tale univocità si gioca il valore inalienabile della complessità del divenire che assegna ad ogni individuo una funzione partecipativa singolare ad una creazione, non tracciata e non costruita, ma in continua ricollocazione e ricomposizione che si apre al non ancora immaginato, al non ancora pensato, al non ancora previsto...

Tutte quelle novità che rendono moltiplicativa la vita, letta come spugna a corpo a uno-tutto eco-biostorico.



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i Biostoria la definisco spesso come la mia creatura, meglio la mia bambina, essendo uno sguardo mente al femminile. A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6. Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005. pp. 441-469.

ii Ricordo quando ebbi modo di incontrare Edgar Morin, nel 2003, egli ci tenne a puntualizzare il suo non essere un accademico. Mi colpi in quell'incontro la sua affabilità comunicativa con l'attenzione prestata a tutti gli interlocutori, tessendo delle relazioni comunicative efficaci, attente alla dinamica delle parole. Per questo ho voluto dedicargli il mio lavoro: Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/a-biostoria-quaderni/bibliografia

iii Essere allergici alla polvere rende attenti al respiro che si fa il vero valore, per questo ne Il Grido - Folata di pensieri in forma scomposta (© 2011) ne ho fatto la chiave di lettura che cuce in un insieme le narrazioni: “La chiave di lettura: Il grido è l'effetto 1 che attesta l'atto di nascita, aprendo al respiro quale presa storica del ritmo vitale di abitante della Vita.” https://sites.google.com/site/ilgridoantoniacolamonico/

ivA Colamonico, M Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010.

v G. Bateson. Verso un'ecologia della mente. Adelphi, 1977. - G. Kelly. La psicologia dei costrutti personali. Raffaello Cortina, 2004

vi D. H. Hubel. Occhio, cervello, visione. Zanichelli, 1988. - T. F. Banchoff. Oltre la terza dimensione. Zanichelli, 1993.- R. Rucher. La quarta dimensione: un viaggio guidato negli universi di ordini superiori. Adelphi, 1994.

vii A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. © Il Filo Bari, 2012

viii A. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una nuova Scienza. Campi, metodi, prospettive. Il Filo, Bari 1998.

ix A. Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero complesso. ©Il Filo, Bari 2006.

x A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. © Il Filo Bari, 2012

xi B. de Finetti, Filosofia della probabilità. il Saggiatore, 1995

xii La conoscenza come il complesso architettonico-operativo dello stesso sapere umano è il vero patrimonio di una Società, fatto di informazioni-trasferibili che possono rendere sfumate e molteplici le realizzazioni dei fatti-risposte storici. Ogni conoscenza è un approdo ed un ordito, insieme, da un lato risolve una situazione e dall'altro porge un eco-appiglio agli ulteriori sviluppi dello stesso abitare nella storia. Sviluppare uno sguardo allargato apre la mente alle proiezioni a tempi variabili (a breve-medio-lungo termine) con le letture non solo a nodi-punti ma anche a creste-maglie. Per chi è esperto di organizzazioni a nodi-rete si rammenta che si possono definire come unità-chiave: i nodi, la rete, i legamenti che possono essere letti singolarmente, ad uno a uno, o in maglie-finestre che creano dei piccoli insiemi sistemici di visione-realtà. A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Oppi, 1993.

xiii A. Colamonico, M. Mastroleo op. cit. 2010.

xiv H. von Foerster. Sistemi che osservano. Astrolabio, Roma 1987.

xv E. Morin I miei demoni. Meltemi Editore, 2004.



© 9 agosto 2013 - Antonia Colamonico - Tutti i diritti sono riservati.


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