1° cap. Il nodo vitale oggetto/soggetto storico

La Società della Conoscenza

Biostoria Quaderni: n° 5

Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo

Le Geometrie della Vita

nel Salto Eco-biostorico


Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo

© 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari

Alla Palestra della Mente

Saggio a nicchia-sito







  • Le intra/vestiture di realtà
È difficile dare un'idea dell'enorme estensione della matematica moderna. Questa parola estensione non è quella giusta:
  • io intendo un'estensione cinta di splendidi particolari, non una mera uniformità pari a un piano privo di oggetti, ma una bellissima porzione di paesaggio intravisto in lontananza, che deve essere attraversato e conosciuto, studiato fin nei minimi dettagli, dalle colline alle valli, dai fiumi alle rocce, dai fiori agli alberi.
Arthur Cayley

[matematico inglese (Richmond upon Thames, 16 agosto 1821 – Cambridge, 26 gennaio 1895) noto per il Teorema (di Cayley) sull'isomorfismo intorno alla teoria dei gruppi e il Grafo (di Cayley)  del gruppo libero su due generatori a e b, quale albero infinito in cui ogni vertice è adiacente a quattro spigoli.]











Il nodo vitale oggetto/soggetto storico





Il campo privilegiato delle scienze cognitive è la mentei, quella scatola ermetica che indaga, visualizza, confronta ed ha memoria del mondo e di sé, ma rimane sostanzialmente chiusa, aliena nel suo processo del dire, vedere, sentire, gustare, ascoltare

Da sempre l’umanità si è interrogata sul cervello e sul modo come una realtà materiale, corporea, fatta di cellule, neuroni, sinapsi… possa produrre una realtà immaterialeii fatta di sentimenti, idee, visioni… che si lasciano, come fanciulli, organizzare in idee, concetti, sentimenti, teorie, tecnologie… per poi far ritorno nell’aspetto corporeo, tangibile del reale delle cose.

In molti hanno cercato di dare una risposta sul come avvenga il passaggio dal mondo sensibile, percepito dai cinque sensi e chiamato realtà, al mondo delle idee, le immaginazioni, che pur non avendo uno spazio tangibile, entrano da protagoniste nella costruzione storica, uno su tutti K. Popper che, con tutto lo spessore della sua speculazione, è approdato alla teoria dei tre mondiiii con cui ha cercato di spiegare e nel contempo unificare tre realtà:

  • la materia, mondo 1,

  • il pensiero, mondo 2

  • le realizzazioni fisiche che scaturiscono dalle idee, mondo 3.

Lasciando agli epistemologi e agli scienziati il compito di scrivere circa le differenti investigazioni degli studiosi dei vari periodi storici e circa la robustezza scientifica delle differenti interpretazioni, in questo ambito si vuole fare una piccola escursione nel paradigma eco-biostorico che cerca d’elaborare una topologia della mente-occhio osservatore, pluridimensionale (A Colamonico - M. Mastroleo, 2010).

Il salto biostorico, come nuovo modo di esercitare la funzione di osservatore parte da uno sdoppiamento del fuoco di lettura che rende scisso il campo visivo e crea gli ordini multipli e paralleli di lettura. Un occhio-mente, dunque, in grado di muoversi, simultaneamente, tra più dimensioni, con l’agilità di un sguardo, a più sensori, ad angolo giro, in grado ciascuno di ruotare a 360° dentro e fuori di sé; visualizzando, a ogni passaggio, aspetti complessi, più o meno sfumati di realtà che prendono e perdono forma, in relazione alle stesse angolazioni di lettura che mostrano e celano porzioni di vita.

Un simile oggetto bio-fisico-mentale, velocissimo, in grado di cogliere le entropie e le sintropie delle dinamiche, come un entanglement quantisticoiv, è in grado di far percepire alla mente, al di là delle correlazioni di causa-effetto locali, in un'azione istantanea, le correlazioni “non locali”, armonizzando i campi informativi, a tempo 0. Processo ampiamente descritto in Ordini Complessi (A Colamonico, 2002), quando analizzando la lirica Discontinuità di tempi, si pose l’organizzazione di un pensiero frattale che si auto-organizza in ordini multipli con un fuoco sdoppiato, come se gli occhi fossero de-coordinati e svincolati, disegnando ognuno una visione per proprio conto v.

Esempio di una poesia frattale

“…La parola, come particella topologica, rientra nel processo di naturalizzazione dello Spazio-Tempo. Emerge come una bolla di significato da un vuoto quantistico e ne rivela il fluttuante mistero. Nell’azione poetica l’osservatore coglie brandelli di verità che con un gioco di ombre/luci danno forma al frattale poetico, quale struttura a spugna con nicchie-stanze di significati che possono essere visualizzati sotto molteplici prospettive. La poesia, come forma geometrica, intreccia in un tempo di presente i piani di passato-futuro, racchiudendo l’anima profonda della dialogica vitale. In tale capacità a leggere in simultaneità la vita, come un entanglement, la Poesia si fa immagine, ricamo…” https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/poesie-e-filastrocche/il-filo


Plasticità dell'occhio-mente in una scienza dello sguardo

L’organizzazione di un tale occhio-mente plastico, caleidoscopico, in grado di zoomare la vita e di miscelare le zumate dando vita a nuove visualizzazioni, è il nuovo paradigma che apre alla novità del 3° millennio che è ancora tutto da immaginare, considerato che, come era solito affermare C. M. Cipolla (1974), il passato è morto:

  • essendo un non c’è più, dunque, è giusto collocarlo nella sua nicchia storica, il ricordo, e lasciarlo riposare, per spalancare la finestra del futuro, tutto da disegnare nei nuovi attimi di presente, a tempo 0.

Volendo cercare di dare una definizione della scienza&metodo biostoria, essa può essere letta come una membrana-utero, la nicchia a campo universo, che avvolge, come tanti feti, ai quali dà significato storico, tutte le altre scienze che indagano sugli aspetti locali della dinamica vitale, in tale essere meta-scienza si pone come un oggetto finito che avvolgendo la conoscenza la osserva e la custodisce da una posizione a punto infinito e in ciò può definirsi scienza dello sguardo.

Nel suo essere una visualizzazione proiettiva di spazi-tempi-fatti si coglie tutta la ricchezza del pigliovi eco-biostorico, quale campo a uno/tutto in grado di attuare di colpo (entanglement) le letture simultanee.

Nell’indagine biostorica assume un ruolo fondamentale la direzione dell’occhio, come il campo d'interesse, vincolato ad una scelta dell’osservatore, che indirizza la lettura verso un quid (appiglio cognitivo) che diviene poi l’oggetto stesso d’osservazione.

Cercando di essere più espliciti, la conoscenza muove da un tutto indistinto, ad esempio un cielo d’estate, in cui l’investigatore isola un movimento, un aereo che lascia una scia nell’azzurro; nell’istante stesso in cui la variazione di campo è colta dall'occhio essa si pone come oggetto d’osservazione che emerge, isolandosi dal tutto, si pensi all’aereo che catturando l’attenzione immediatamente pone il cielo in ombra, mentre la scia è in luce.

In tale gioco di ombra/luce si distinguono destrutturandosi:

  • l’oggetto e lo sfondo, il primo come individuo storico, il secondo come nicchia storica.

  • I due sono un uno/tutto interagente che sono scissi solo in relazione alla posizione di lettura e alla scelta dello stesso osservatore.

  • L’azione dell’isolare (rendere isola) l’oggetto, offusca tutta un serie di legami che restano un fuori campo del piano di lettura, ma l’essere dei non letti non significa che essi siamo estranei alle dinamiche storiche successive, infatti si pongono come le trame nascoste della vita che non si mostra, mai, nella sua totalità o pienezza o interezza.

  • In tale incompletezza si attua la ricchezza/povertà di ogni lettura che è sempre parziale, vincolata ma tuttavia sempre soggetta ad arricchirsi con nuovi elementi, se non a ribaltarsi.

  • Nel gioco di probabilità e di proiezioni si crea la plasticità di lettura che si pone come riflesso della plasticità del campo d'osservazione.

Quando l’oggetto-individuo isolato è identificato, aspetto cognitivo, assumendo un nome si colloca in una forma topologica mentale che diviene l’immagine identificativa con cui in seguito lo stesso osservatore riconoscerà l’oggetto. Ogni assunzione di realtà implica un’accettazione di immagine-rappresentazione che si pone come il legame dentro/fuori.


Una volta che l’osservatore ha definito l’individuo storico, nasce un interesse o feeling intorno all’oggetto, aspetto emotivo, che porta ad esplorarlo, conoscerlo, stimarlo… amarlo.


Si può comprendere come le azioni successive a quella dell’identificazione, siano tutte vincolate alla scelta iniziale che ha indirizzato (dare il verso-direzione) lo sguardo verso una linea di futuro che si è aperto ad una dinamica e chiuso ad un’altra. Per cui, ritornando all’esempio, se si sceglie l’aereo, sarà trascurata, magari una nuvola, poco distante, che diventerà il vuoto informativo del fuori-campo dell’azione di lettura e della costruzione di azioni.

Nel gioco ricorsivo di sguardo-direzione/nome-immagine/fuoco-campo di lettura/risposta-azione… l’osservatore può proiettare quel quid che ha acquistato identità (in un tempo presente) o nel piano del passato o in quello del futuro, investigando le possibilità di traiettorie di significati (investigare implica il dare l'abito di realtà a quel quid informativo che da ignoto si fa cosa nota, conosciuta, sperimentata, appresa e poi condivisa in una pagina-narrazione):
  • l’aereo da dove viene? chi lo ha preso?…(passato),

  • dove va? perché va?(futuro).

Il passato/futuro sono i due campi immaginativi del non c’è più, del non c’è stato e del non c’è ancora, del potrà esserci. Non sono la realtà naturale, ma un riflesso di realtà immaginata, cioè un eco storico-informativo che prende concretezza-identità nella coscienza dell’osservatore in quel dato momento di presente, attualizzandosi nella sua mente:

  • È l’occhio-mente lettore che giocando con le proiezioni di immagini dà profondità spazio-temporale alla sua azione di riflessione, a tempo 0.

Spazi di riflessione

Le 3 dimensioni, topico-atopico-utopico, come un gioco a occhio infinito che crea i dentro/fuori della Coscienza.

“…La percezione dell’io e dell’habitat permette di attuare, di volta in volta, le azioni del rimodellare lo Spazio nel Tempo. L’azione del rimodellare, da parte dell’uomo, inizia con un salto gnoseologico che l’io lettore-attore-abitante dovrà compiere per divenire un occhio egli, in grado di uscire dai limiti del proprio io, dei propri non io, per iniziare, così a vederli muovere come dei distinti insieme. Tale operazione equivale al porsi alla finestra a cogliere il movimento della vita dentro e fuori la propria membrana, a registrare i mutamenti e cominciarli a catalogarli, raffrontarli, porli insieme, comprenderli. Tali operazioni formano le infinite mappe-carte di realtà che possono essere visioni limitatissime o infinite, in proporzione alle stesse capacità elaborative della coscienza. Si spiegano così le molteplicità degli sguardi, definizioni, valutazioni, commenti, comprensioni…” Da A. Colamonico, Ordini Complessi. Il Filo. Bari 2002, pag. 69.



Il tempo tra oggettività e soggettività

I fisici oggi, iniziano a mettere in crisi l’oggettività del tempo, si comincia a riflettere sull’inesistenza di un tempo indipendente dall’occhio lettore; ad esempio C. Rovelli (2010) sostiene l’inesistenza del tempo, poiché quando si parla di tempo lo si pone sempre su un piano di relazione con qualcosa:

“… non misuriamo mai il tempo in sé, misuriamo sempre delle variabili fisiche A, B, C… (oscillazioni, battiti, e molte altre) e confrontiamo sempre una variabile con l’altra, cioè misuriamo la funzione A (B), B (C), C (A)… e così via. È utile tuttavia immaginare che esista una variabile “t”, il vero tempo, che non possiamo mai misurare , ma che soggiace a tutto…”.
v

Biostoricamente il tempo è il fuori della vita. Lo osserviamo solo come mutamento di spazio-forma, susseguirsi delle stagioni, ma non possiamo descriverne il colore, il suono, l'odore... semplicemente perché, il tempo è solo "presente" come "tempo 0" che segna il nodo di partenza del mutamento a seguito dell'informazione di evento (A, Colamonico, 2005 b).

Per essere più chiari, nella dinamica degli spazi, visti come degli in/formati, l'evento-fatto agisce da perturbatore che in/forma di sé il campo di ricaduta della sua azione; nello spazio in/formato ogni perturbazione segna una micro-frattura che modifica la direzione della cresta storica, il pieno di spugna.

Il tempo: punto 0 delle micro-fratture degli spazi

Il tempo è il punto-nodo di partenza (tempo 0) del cambiamento di direzione, per cui esso nasce/muore simultaneamente (A. Colamonico, 2010 b):

  • nel nascere crea la partenza del cambiamento, nel morire lascia un eco-informativo, indizio di sé che permane all'infinito... Essendo un eco il tempo è il vuoto della nicchia storica per cui non è visibile in sé, ma è un segno-orma-eco, ricordo, misurabile tramite le de/formazioni delle forme; le variazioni di spazio, di cui parla C. Rovelli.

  • La dinamica frattale dello spazio, a seguito delle perturbazioni storiche che creano le micro o le macro fratture, genera un tempo a sua volta frattale che procede, nascendo/morendo, di pari passo con lo spazio, prendendo la sua stessa forma.

  • Accettando una tale posizione di lettura si comprende come nel gioco di pieno/vuoto di spugna, il tempo è relativo al vuoto, lo spazio è relativo al pieno, per cui le due parti, visibile/invisibile, sono lo spazio e il tempo che non possono essere posti come due entità distinte, ma come un uno/tutto topologico di dentro/fuori, il cronotopo, che si pone non solo quale unità ideale e metafisica, ma quale unità reale, fisica e concreta e osservabile.

  • Se si osserva lo spazio, in un tempo 0, si ha la visione di un singolo fotogramma fermo; se invece si osserva lo stesso campo per un periodo, si ottene una successione di fotogrammi che mi visualizzano gli effetti d’evento, i quali incidono lo spazio, in tale osservazione cinetica si pone la lettura temporale.

  • Accettare una simile mappatura, implica ammettere che gli eventi-fatti storici, incidendo gli spazio-tempi, sono i costruttori di trame di futuro. Essi non sono scontati, non entrano nel campo di un prevedibile certo, poiché essendo la scelta che ha preso indirizzo futuro, in un gioco di una molteplicità di strati spazio-temporali, possono presentarsi come dei non attesi, dei non ancora immaginati, rendendo aperto il Sistema storia.







La nicchia storica come effetto dell’erosione dello spazio-tempo per effetto dei quanti storici.







Sezione di una cresta d’evento come dilatazione frattale dello spazio-tempo




La coscienza ri-flette

Per comprendere il ruolo attivo dell’osservatore nella costruzione di realtà, necessita indagare sul significato dell’azione di riflessione. Nel ri/flettere la coscienza genera una distorsione d’immagine, quale curvatura dell’osservatore verso l’osservato e dell’osservato verso l’osservatore, come in uno specchio, in tale dinamica del rispecchiarsi reciproco, la coscienza si dilata, dilatando a sua volta la realtà:
  • sotto il profilo topologico si hanno due forme interconnesse di processo che con una doppia relazione di inclusione e di esclusione che, se viste con una logica connettiva, non sono due antinomie, ma l’una l’inverso dell’altra come un gioco di dentro/fuori.

  • Per un processo di inclusione io-mondo, come nell’universo di W. De Sitterviii, la coscienza impara a spiegarsiix verso l’infinito passato e verso l’infinito futuro, in uno spazio presente, in tale tendersi del raggio di riflessione, si estende il significato della vita che si moltiplica in detti-parole che perdono e acquistano senso storico, processo di esclusione, con la moltiplicazione del significato-realtà.

  • La coscienza dilata il mondo, il mondo dilata la coscienza; una realtà senza osservatore non avrebbe una nicchia di significato, un osservatore senza mondo-realtà, non avrebbe possibilità di sviluppare informazioni, teorie, conoscenze.

Campi d'indagine del paradigma biostorico



(Carta biostorica, dalla Presentazione Meeting - Ordini Complessi - Bari, 5 sett. 2002.)

Il dinamismo dell'occhio-mente eco-biostorico risiede nella capacità a moltiplicare le angolazioni di osservazione, in relazione ai 3 campi di lettura, che un un colpo d'occhiosi mostrano quale insieme relazionale, unico.
La capacità di una simile organizzazione del Pensiero-sguardo a frattale nasce dalla 5a dimensione di lettura, isolata per la prima volta, solo, nel 1992.
L'aver identificato tale possibilità elaborativa naturale della mente, offre l'opportunità storica di sviluppare un metodo d'apprendimento a quadri multipli di sapere in grado di innescare il take-off della medesima Conoscenza; il campo questo del
"metodo" biostoria.

La capacità di costruire linguaggi rende complesso lo spazio d’osservazione-azione, poiché l’organizzazione della vita, come processo naturale (il fuori), si intreccia con l’organizzazione del pensiero, processo culturale, (il dentro) che dà al primo i confini e le strutture processuali che sono mondi interpretati (N. Goodman, 1985). Si può cogliere come l’intero processo di conoscenza sia un uno/tutto con lo stesso processo di realtà, come in un abbraccio vitale, la conoscenza forgia la realtà e la realtà forgia la conoscenza, attraverso una fitta rete di stimoli e rimandi che a feed-back si prendono e si lasciano.

Il perdere significato è il processo entropico che ritardando il tempo di costruzione della consapevolezza nella coscienza, crea in essa uno stato di stress emotivo e cognitivo, una forma di spaesamento che richiede un’adeguazione, come un’apertura logica; il trovare il senso è un processo sintropico, anticipativo, che fa intravedere, in un guizzo di luce, una possibile soluzione, creando così uno stato di benessere, poiché si sa di poter essere in grado di saper affrontare l’incognita presente.

Aspetti anticipativi della mente

Sugli aspetti anticipativi della mente poco si è indagato, poiché lo studio del futuro implica un’incognita fisica di non realtà che non è facile da circoscrivere. Indirizzare lo sguardo al futuro, presuppone il saper scommettere sull’ignoto che non è il luogo di un assoluto, ma di un relativo, poiché esiste un laccio-vincolo che lega (annoda) il particolare domani alla precisa scelta di presente, in tale legame la cresta di futuro è in rapporto di dipendenza con l’azione che avendo preso corpo in uno stato di presente, l’ha influenzato così, come, quello stato presente lo è stato a sua volta di un passato che lo aveva immaginato:

  • in tale eco-interdipendenza si può parlare di rete storica a campo uno/tutto, osservatore/osservato, che assume la forma di un frattale a spugna, con nodi-legami-maglie che si prestano ad essere letti in campi e sotto campi di finestre storiografiche (A Colamonico, 1993), in grado di far visualizzare i pieni e i vuoti di spugna, le creste e le nicchie insieme, come nel tappeto di Sierpinski, dato che la spugna richiama la visualizzazione tridimensionale dello stesso tappeto.

  • Ogni vuoto e ogni pieno della spugna storica è il risultato di una dinamica che ha cambiato indirizzo nella cresta di futuro, come un prendere e un perdere realtà, quale processo di vita/morte che coabitando danno la forma porosa (a buchi) alla vita e nel contempo alla coscienza.

Le due tendenze, entropica/sintropica, come due versi direzionali intrecciati e coesistenti, sono tuttavia indipendenti e possibili da studiare e mappare separatamente, come gli stati di malessere/benessere sia della realtà esterna che di quella interna (il mondo e la coscienza). Sotto l’aspetto cognitivo ed emotivo, gli stati creano una dinamica fluttuante che tende o verso la chiarezza di idee o verso l’ignoranza o buio conoscitivo, le fasi alterne si pongono in relazione ai gradi di consapevolezza della coscienza che possono essere annotati in tracciati con una geografia della mente (A Colamonico, 2008, a).

Una conoscenza a salti

Parlare di stati mentali dà la possibilità di proiettarli al di fuori della coscienza ed osservare le fluttuazioni con un occhio a punto infinito, posizione utopica, che permette di iniziare a ragionare sulle dinamiche e sui perché, in tal modo si attua il salto di coscienza, come un secondo livello, la meta-coscienza, che permette un’azione di neghentropia che si interfaccia alla dinamica entropica/sintropica agendo da correttore storico, come capacità ad invertire una tendenza e a mutare gli stati di dolore o malattia in stati di benessere o viceversax.
Passato-presente-futuro sono, quindi i tre ordini temporali della coscienza che aprono la mente alla profondità della dinamica storica che altrimenti sarebbe un semplice e solo fotogramma, in tal senso il tempo si pone come quarta dimensione di lettura.

Le tre coordinate dello spazio danno lo stato presente del sistema storico, mentre il tempo proietta la visione a tempo 0 nei campi di passato e di futuro. La capacità proiettiva dà consistenza e profondità alla coscienza e alla realtà, insieme, come il dentro/fuori della vita, vista questa come un processo di costruzione geometrica di spazi di realtà, momento per momento:
  • Il presente è lo spazio a tempo 0, come piano della tangibilità che prende corpo, visibilità concreta, vita.

  • Il passato e il futuro sono proiezioni di una realtà che di fatto non esiste; ad esempio, l’informazione “è caduto il muro di Berlino” è un eco storico di un qualcosa che è avvenuto nel 1989.

  • Il secondo si differenzia dal primo, poiché il passato è un costruito, un compiuto che ha imposto la scelta d’azione, lasciando traccia del suo passaggio, divenuta la forma definitiva, si pensi alla struttura di un albero che conserva gli echi dei suoi mutamenti nel tempo;
  • il futuro è un costruibile che si presta ad un molteplicità di cambi o indirizzi di scelta storica, sino al momento del fatto-accadimento a tempo 0. La dinamica di costruzione della vita non è solo del mondo biologico, ma di tutto il sistema universo, per cui ogni elemento o soggetto storico interagisce con un contorno-campo che lo definisce.

La dimensione storica della Coscienza tra tempo immaginario e tempo reale


“… Sant’Agostino la definisce l’estendersi dell’anima nel tempo e in questa azione di dilatazione l’io tesse il legame passato-futuro. In parte tale definizione è ancora valida, in quanto la risposta ad un segno è frutto di un’immagine che funge da collante-collettore tra un prima e un dopo. È nel piano presente che prende corpo l’idea di risposta… che poi si fa azione.” Da A. Colamonico, Biostoria. Il Filo. Bari 2002, pag. 55.


Il passato è un sistema chiuso, il futuro un sistema aperto (K. Popper, 2005), per cui se il mio sguardo è prevalentemente attratto dal passato, inconsapevolmente leggerò una sequenza di eventi che si sono susseguiti con un ordine definito, inesorabile, che non si presta più a cambiamenti:
  • in tale rigidità fattuale, il passato è statico, immobile nella sua nicchia storica d’appartenenza che lo tramanda nel tempo, come l’immagine sbiadita di un accaduto.

  • In tale connotazione di passato, la storia si presta alla lettura storiografica, intesa come un tentativo neghentropico di risalire quella traccia per ricreare, sulla carta, l’ambiente che l’ha prodotta; ma il ricreare, come un voler restaurare una situazione è altro dall’essere l’identità storica che ha preso forma in una data nicchia spazio-temporale che delimitandola le ha assegnato il diritto di cittadinanza nella vita.

Se lo sguardo, viceversa, è attratto prevalentemente dal futuro, essendo la dimensione del sogno e non quella del ricordo, il cambiamento storico è possibile, poiché l’azione non avendo preso corpo, non essendosi incastonata nella realtà presente, essendo solo una proiezione di eco che non ha mai preso corpo-identità, si presta ad essere rigettata, corretta, limata, ridefinita, in tale lavorio concettuale e valutativo la forma vitale si plasma, si rimodella con sempre nuove probabilità di nicchie storiche:

  • È in tale gioco di possibilità che il sogno può cambiare il corso della storia e trasformare un'ingiustizia in una giustizia, una tirannia in una democrazia, una povertà in una ricchezza, un dolore in una gioia, un’ignoranza in una conoscenza.

Occhio-mente il segna(e)vento

Lo sguardo indirizza le letture e le costruzioni storiche che possono aprirsi alla restaurazione o ai risorgimenti. Ogni apertura di spazio ha in sé gradi più o meno ampi di tirannia e libertà.

“…È in questo stato d’insicurezza, fatto di linee di Passato e linee di Futuro, le quali si annodano e si distanziano, che si rigenerano le restaurazioni e i risorgimenti di ogni Epoca. Cercando di superare una logica oppositiva, lineare e sequenziale, che tende a ridurre gli spazi di significati isolando le parole come tante realtà distinte, si può guardare alle due diversità restaurazione/risorgimento come ad un unico processo che in simultaneità si afferma e auto-delimita. Leggendo con un occhio eco-biostorico, il restaurare implica portare in luce quello che ormai si è offuscato o invecchiato, per il passare inesorabile del tempo. Il tempo come quarta dimensione dello spazio incide sui campi di realtà, deformandoli per effetto della dinamica turbativa dei quanti storici. La restaurazione necessita ogni qual volta si vuol porre un argine o un freno all’azione entropica del divenire storico. Il divenire come dimensione di futuro, implica un campo aperto, cioè un’organizzazione che implicitamente contiene delle aree di non prevedibilità o meglio di non governabilità: per quanto si possano elaborare ed intrecciare le linee di futuro, c’è sempre una maglia che sfugge, che crea una falla nel sistema di previsioni e rende precarie le mappe di lettura, sin lì elaborate.”. Da A. Colamonico, Il Pensiero Creativo e il ruolo del futuro nella Dinamica Biostorica: restaurazione e risorgimenti. In Pianetascuola, n° 3, lug.-sett. pp. 3-6, Ed. IRFOS – Bari. 2005.

In siffatto dinamismo della coscienza, quale esercizio di libertà, l’individuo storico si assume la responsabilità della sua azione, poiché sapendo giocare con le proiezioni di passato/futuro si pone come il secondo giocatore della dinamica vitale, ed essendo non un semplice fruitore storico (visione consumistica) bensì un attore storico, oltre che abitante-spettatore, egli tra una scelta di possibilità dà consapevolmente la privata curvatura alla cresta di futuro.

Nella scelta delle proiezioni di fatti-eventi futuri si gioca la funzione neghentropica della coscienza, cioè la capacità della mante di ruotare, proiettare, ribaltare i sensi storici, aprendosi o alle entropie o alle sintropie della vita; ai vuoti o ai pieni spugna, alla morte o alla vita (A Colamonico, 2010 a).

Ogni salto di passato-futuro della coscienza implica un doppio effetto con la messa in ombra di un sistema rappresentativo della realtà e la messa in luce di nuove carte-significati. Per comprendere come avvenga tale operazione, necessita compiere un salto di livello cognitivo, cioè fare una meta-indagine sulle azioni che si compiono nella ricerca, privata e sociale, di significato storicoxi.


https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1322041265786/biostoricamente/gli-enti-biostorici/oggetto-soggetto-storico/pomegranate.jpg?height=132&width=200


_______________________

i Etimologicamente mente ha il significato d’intendere, misurare, dare un senso, quindi è un immaginare. Il termine è comunemente utilizzato per descrivere le funzioni superiori del cervello.

ii "… In che modo un oggetto materiale (un cervello) può suscitare concretamente la coscienza? (e di contro) … In che modo una coscienza, attraverso l'azione della sua volontà, può influire realmente sul moto, in apparenza fisicamente determinato, di oggetti materiali? .. quale vantaggio selettivo conferisce una coscienza a coloro che la posseggono?..." R. Penrose. La mente nuova dell'imperatore. Rizzoli, Milano 1992, pag. 512.

iii “… Al primo livello si trova la teoria della comparsa dei nuclei atomici pesanti al centro delle grandi stelle e, a un livello superiore, l'evidenza dell'apparizione di molecole organiche in qualche parte dello spazio. Al livello successivo emerge la vita. Anche se un giorno l'origine della vita dovesse diventare riproducibile in laboratorio, la vita crea qualcosa di totalmente diverso nell'universo: la peculiare attività degli organismi, in particolare le azioni degli animali molto spesso tese ad uno scopo, e il loro risolvere problemi. Tutti gli organismi sono continui risolutori di problemi, pur non essendo consapevoli della maggior parte dei problemi che tentano di risolvere. Ad un livello ancora più alto c'è il grande passo della comparsa degli stati coscienti. Con la distinzione fra stati coscienti e stati incoscienti qualcosa di totalmente nuovo e della massima importanza entra a far parte dell'universo. Si tratta di un mondo nuovo: il mondo dell'esperienza cosciente…” K. Popper. La selezione naturale e la comparsa della mente" in Tre saggi sulla mente umana. Armando, Roma 1994, pag. 7.


iv Il termine "entanglement", inteso come intreccio tra particelle, costituisce la sfida maggiore per fisici e filosofi da quando Werner Heisenberg cominciò a scandagliare i misteri dell'infinitamente piccolo; con esso si indica, in fisica quantistica, il fenomeno in cui una minima azione su una particella abbia immediatamente effetto sulla particella gemella anche se questa è stata spedita a miliardi di anni luce. La più spettacolare applicazione del fenomeno dell'entanglement è il teletrasporto quantistico, una procedura che permette di trasferire lo stato fisico di una particella a un'altra particella, anche molto lontana dalla prima. (D. Aczel Amir. Entanglement. Il più grande mistero della fisica. R. Cortina – 2004). Molti spiegano la telepatia con tale fenomeno, l’aspetto interessante è che per la prima volta nel mondo scientifico, si ammette l’esistenza di processi non locali che agirebbero insieme, come un accordo silenzioso a distanza, una quasi sinfonia istantanea. Se si accetta una struttura quantistica della mente, tale fenomeno potrebbe essere alla base di una visione “a colpo d’insieme”, come una forma fisica di sesto senso. Accettare una tale possibilità di visualizzazioni sdoppiate interconnesse, nasce da una topologia di pensiero de-coerente che crea le coerenze simultanee, il fenomeno è alla base delle aperture logiche (A. Colamonico, M. Mastroleo. 2010)

v La lirica stessa si pone come un esempio di poesia frattale a più strati di significati che ha richiesto una forma nuova di linguaggio fatto di parole, grafici che combinandosi aprono alle sintropie semantiche. A Colamonico, 2002. Op. cit, pag. 31.

vi Piglio con un doppio significato: lo sguardo e la presa; uno sguardo che prende la vita, l’avvolge e la legge, come il senso profondo della storia che si compie in tutti i tempi 0 di presente.

vii C. Rovelli. Che cos’è il tempo? Che cos’è lo spazio? Di Renzo Editore, Roma 2010, pag. 45.

viii L’universo di De Sitter è “l’universo iperbolico, nel quale il raggio dell’ipersfera aumenta continuamente con conseguente espansione cosmica e la materia che si espande sempre più…” da G Arcidiacono – S. Arcidiacono. Sintropia Entropia Informazione. Di Renzo Editore, Roma 1991, pag. 88.

ix L’atto dello spiegare, come un togliere la piega, permette l’apertura del significato che assume una trama-direzione di senso. Si pensi ad un seme che contiene il tutto in sé, ma si dovrà tendere nello spazio-tempo per dare corpo alla pianta.

x È d’obbligo introdurre il dualismo bene/male, poiché l’osservatore con un atto decisionale sceglie il modo come rispondere alla dinamica di campo e in tale decisione si assume la responsabilità storica del grado di benessere/malessere che vuole introdurre nella vita, in senso lato. A. Colamonico, 1998. Op. Cit.

xi Ogni uomo è uno storico, ogni uomo è un ricercatore di significato che si può indagare con metodi differenti di indagine. “… c’è l’azione del semplice ricercare che porta alla registrazione dei fenomeni (1° livello cognitivo) in cui lo studioso elabora i cataloghi disciplinari e racchiude all’interno di una classe-famiglia la realtà. Si pensi ai ricercatori del ‘700 che compilarono i cataloghi botanici. In tale fase si dà il nome alle cose e si rilevano le qualità che vengono codificati in carte-modelli identificativi. C’è poi l’azione vera e propria dell’esplorare (2° livello) che porta il ricercatore a: focalizzare un campo di lettura, definire un periodo di osservazione, registrare i fenomeni che si presentano alla sua osservazione, leggerne le qualità, scoprirne le proprietà, teorizzare un modello di comportamento, formulare una legge… È l’idea tradizionale, potremmo dire classica, del modo d’esercitare la funzione di scienziato. In tale fase si indaga per lo più su campi che sono sufficientemente chiari e che rientrano in quelli che sono i canoni cognitivi conosciuti. Ma lo scienziato si trova anche di fronte ad un’atipicità dei fenomeni, per cui le carte-giustificazioni sin lì elaborate sono inadeguate a dare risposte di senso. Di fronte a tale diversità comportamentale lo scienziato ha due possibilità: o chiudere gli occhi e dire che si è di fronte ad un errore storico o cercare di allargare la sua conoscenza, aprendo gli occhi al nuovo. È in tale fase che subentra il 3° livello d’indagine. Si sposta la riflessione dai processi alle giustificazioni dei processi. È in tale fase che l’oggetto privilegiato dell’indagine diviene lo stesso osservatore, come il soggetto attivato a conoscere. Cercando di essere più semplici si passa da un piano di lettura del processo in sé a quello della carta-modello che giustifica il processo. Questo è il campo paradigmatico che apre la riflessione alla creatività con la scoperta di un nuovo campo scientifico, come un livello più raffinato della visualizzazione delle realtà… Da tale sfida gnoseologica è nato quello che oggi chiamo il paradigma biostorico… si pone su un piano di meta-storia e in quanto tale è trasversale alle discipline…”. A. Colamonico. I vuoti e i pieni della spugna biostorica: l’autoreferenzialità della vita. Abstract: Meeting Ai Margini del Caos, Firenze 20, 21 Novembre 2008 - Palazzo Strozzi.


Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo © 2013 - Vietata la riproduzione -



Pagine Collegate: Premessa 1° cap. Il nodo vitale oggetto/soggetto storico 2° cap. Lo stato attuale della conoscenza 3° cap. Il paradigma biostorico e la dinamica dell’occhio 4° cap. La funzione storica dell’osservatore nell’organizzare la realtà Bibliografia


Comments