3° cap. Il paradigma biostorico e la dinamica dell’occhio

La Società della Conoscenza

Biostoria Quaderni: n° 5

Antonia Colamonico - Marcello Mastroleo

Le Geometrie della Vita

nel Salto Eco-biostorico


Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo

© 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari

Alla Palestra della Mente

Saggio a nicchia-sito


I frattali immaginativi-ideativi paesaggi geometrici della mente

Il frattale poetico

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/a-biostoria-quaderni/4-giacobbe-e-isaia/tessuti.png
























(Da A. Colamonico, Il Filo, in Le stagioni delle parol
e © 1994.)

" ... L'azione del saper cavare è il cardine-nocciolo della vita stessa, intesa come un apprendimento continuo e consapevole, che porta ad elaborare intorno agli appresi un contorno, gli stessi campi semantico-fattuali, in senso ampio, che si fanno collegamenti nodali di un unico reticolo a multi-strati.In tale processare il diritto e il rovescio dei sensi di parole-nodi e di campi-rete si crea la dimensione prospettica del poter ruotare e traslare il significato di un appreso precedente in un'azione storica nuova:

"Filare le parole. Ricomporre i gomitoli dei segni le matasse dei punti i velli dei pensieri... e poi... Cardare i pensieri. Comporre le Matasse e i gomitoli. Tessete le parole.”

Nella facoltà di poter giocare con le parole e i loro versi, si attua la spaziatura del pensiero che assumendo profondità, può invertire gli ordini e passare attraverso gradi-lenti più affinati di lettura. Nella meta-lirica Tessuti è spiegato tale dinamismo di chiarificazione con i passaggi di letture:

l'agire sulle differenti sgranature dei significati produce un'azione di andata e di ritorno (tessutigomitolimatassevellimatasse→gomitoli→tessuti) che dilata e ristringe i gradi di finitezza storica. Gli ordini informativi calati nei disordini (velli dei pensieri) simili al vuoto caotico dei “fili non tesi”, permette di connettere il tempo reale (Tessuti) con il tempo immaginario, area ignota da cui è sorto come processo d'emergenza quel tessuto codificato.

Si possano proiettare le parole e le immagini dei fatti nei piani dei passati prossimi e remoti o dei futuri semplici e anteriori, per riscontrare i costi/benefici di ciascuna scelta, a breve o a medio termine, e perché no, spingersi fino ai confini dell'infinito, area dei valori universali:

  • l'attuazione del “fatto” implica sempre la presenza di un grado di consapevolezza dell'effetto d'azione, come grado d'evoluzione prospettica dell'eco nel tempo, e intorno a tale proiezione si edifica la vita.

In tale intreccio di tempi immaginari e di tempi reali si sviluppa la capacità dell'occhio-mente-mano ad elaborare spazi su spazi di significati che si fanno stanze storiografiche nei differenti tempi 0 di realtà.

(Da A. Colamonico.Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 - Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. 3°  Campo - Il vuoto cognitivo e l'apertura dello spazio individuo/campo, p. 2. © 2011 - Il filo, Bari)











Il paradigma biostorico e la geometria dell'occhio-mente

- Biohistory of Knowledge -


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In biostoria, si parte direttamente dal modo come la mente organizza la realtà per categorie e campi cognitivi, sino a giungere al singolo frammento d’informazione isolato dal cervello, il quanto informativo, visto come la veste nominale del quanto storico-vitale. Il poter parlare di veste nominale del quanto, permette il passaggio da una grandezza bio-fisica a una informativo-cognitiva, permettendo così il salto di scala da quantitativa a qualitativa, precedentemente indicato.

Il punto di partenza è la presa di consapevolezza che la vita è un processo cosmico che si manifesta come sistema comunicativo complesso, dinamica dei campi, a più strati soggiacenti di spazio-tempi, che produce i fatti. Sono questi che, con un effetto dirompente nei campo-bacini di ricaduta, producono le perturbazioni fattuali che, squilibrando, spingono i sistemi ad elaborare sempre nuove azioni di riequilibrioi che innescano sempre nuove dinamiche, in un gioco di stimoli e di rimandi di ordini/disordini.


La posizione di lettura a punto infinito

Partendo da tale presupposto, apparentemente molto astratto, la dinamica storica è osservata da una posizione esterna a occhio infinito, a campo tutto, in grado di coglie l’andamento circolatorio (feed-back) di stimoli-risposte d’evento, come un continuo riordino dei sistemi interconnessi che pur restando privi, nella lettura, di un’identità disciplinare definita, assumono tuttavia la sagoma generativa della dinamica vitale, in senso ampio, che:
  • si riproduce e si annulla, per poi ricrearsi nuovamente e annullarsi… con un effetto continuativo di esplosioni/implosioni, di emergenze/collassamenti, di fusione/solidificazione, di soluzione/cristallizzazione… che danno storia, tolgono storia, alle differenti identità, che possono poi in successive letture assumere identità ed essere catalogare nelle differenti branche disciplinari e così trasformarsi in particolarità storico-semantiche.

inafDa una sì fatta angolazione, a tutto campo, si evince che esiste a livello cosmico, un “fattore cognitivo” (G. Schroeder, 2002), non ancora definito dai fisici e dai biologi, che agisce da “elemento informatore” che viene captato (funzione d'antenna) e poi trasmesso dagli individui e dai campi sistemici, quale filo silenzioso che intesse, come in un ricamo, le dinamiche dando identità e continuità al permanere della vita come un organismo a uno/tutto.


In tale mega-struttura si rilevano delle dualità polifunzionali di formato/informatore, di contenuto/contenitore, di emittente/destinatario… che reciprocamente con un ritmo ad intermittenza di eventi e di attesa di risposta d’evento, condividono le responsabilità attuative dei fatti, scambiandosi i ruoli in una relazione dialogicaii a tempi discontinui.

L’insieme delle risposte, prive di veste nominale, si mostra come una grande rete di nodi-legami-maglie, a campo universo (A. Colamonico, 1993).

L’azione dei fatti come la pluralità dei movimenti generati, agirebbe da fattore erosivo degli stati d’equilibrio dei campi storici che, con un effetto domino di ricaduta, si propaga, amplificandosi, a tempi difformiiii, dal luogo più prossimo a quello più lontano, turbando di fatto tutto quanto l’insieme universo vitale che nell’azione di riordino mostra consapevolezza, memoria, di ogni singolo fine storico.

Ogni soggetto-individuo storico si evolve verso un futuro che tende a far conservare, per un periodo di tempo, l’identità storica ad esempio di nuvola, di uomo, di roccia, di cellula, di corrente, di onda... L’identità permane per un certo tempo e poi collassa, come stato di morte che chiude ad una identità, ma non impedisce il nascere di una nuova identità, similare, se si creano le condizioni di campo. Si pensi alla primavera che crea le premesse per la fioritura del pesco, ogni fiore sarà tuttavia un nuovo individuo che resterà unico per sempre.

“… Il processo rotatorio di effetto-lettura-effetto. Come si può osservare dalla dinamica le diverse linee di elaborazione-lettura corrispondono al generarsi dei nuovi eventi derivati che sono il risultato di una interazione passato-futuro, secondo una successione sincronica” A Colamonico, Biostoria. Op. cit. 1998 pag. 48.


“… Il processo di condensazione a tempo 0, quale presa di visibilità nello spazio-tempo degli eventi. Il passaggio prima-dopo si ha come l’oggettivazione delle masse di eventi in “scaglie” di presente. Una visione a tempo 0 dà una percezione di storia puntuale, senza collegamenti, senza linee evolutive, quasi di uno scollamento tra il prima e il dopo…” A Colamonico, Biostoria. Op. cit. 1998, pag. 49.




La lente-sguardo a 360°


La lente disciplinare, con cui è inquadrato l’insieme cosmico, non è quella del fisico, né quella del bio-chimico o del poeta, ma quella dello storicoiv che legge il movimento come quanti d’evento che possono prendere una molteplicità di vesti nominali, partendo dal presupposto che tutto è vita, tutto è spazio, tutto è tempo, quindi tutto è storia che:

  • si presta ad essere chiamata, conosciuta e trattata come un fatto storico-informativo, a prescindere dalla tipologia di catalogazioni che danno le apertura e le appartenenze disciplinari.

  • si incarna nel processo di naturalizzazione dello spazio-tempo il quale attuandosi, dà visibilità storica a quella porzione di dinamica reale che può trovare casa-alloggio dentro o fuori la coscienza dello stesso osservatore.

  • si intreccia nella dinamica storica, indipendentemente dagli ordini concettuali con i quali si scindono le classi in animato-inanimato, concreto-astratto, vero-falso… poiché ogni espressione della vita da una simile distanza è una perturbazione quantica che, a prescindere dalla collocazione informativa attribuitagli dall'osservatore, influenza la costruzione di futuro, dando il suo particolare grado di inclinazione. Cadono così le distinzioni e tutto si fa vitale (A. Colamonico, 1998).

  • si  in-forma (prende luogo) in una sacca a nicchia-individuo vitale, in tale legane a uno/tutto è possibile isolare la nicchia storico/concettuale in cui si è plasmata, dando il privato contributo alla realizzazione vitale. Si pensi all'intreccio vitale tra la rete informatica (detta realtà virtuale) e l'organizzazione di una video-conferenza, in una sì fatta interazione cade la distinzione tra virtuale e reale, come pure tra astratto e concreto, essendo tutto in rete con il tutto e in tale essere insieme, insieme contribuiscono all'affermarsi della vita (A. Colamonico, 1993).

Quando in Fatto tempo spazio (1993) si identificò la vita come storia, è stata posta, inconsapevolmente, una membrana alle stesse conoscenze, alla stessa coscienza, alla vita in senso lato, che sono state lette non più come ambienti alieni e slegati, ma come, un macro sistema unico, che vive e pulsa, interagendo, complicandosi, intricandosi e comportandosi da grande cuore cosmico, da dio-mamma o meglio da immensa Matrioska, generosa ed interconnessa con tutti i suoi sotto-campi vitali dalla nicchia più piccola a quella più grande.

Importante è sottolineare che in tale organizzazione di lettura, trovano un significato storico lo stesso vuoto quantistico, già definito come lo stato sub-atomico delle particelle reali e le medesime indagini disciplinari che vengono legittimate, storiograficamente, come il tutto intricato/intricante della vita.

Tale capacità a poter cogliere l’organizzazione a rete uno/tutto della vita, nasce da una posizione di lettura esterna dell’osservatore che assume un luogo fisico immaginario, si pensi ad esempio alla sfera di Riemann in cui la possibilità di osservare un piano da un punto esterno ad esso di fatto ne permette l'avvolgimento su una superficie sferica che a differenza del piano di partenza è un oggetto finito e si presta quindi ad essere ruotato ed osservato in ogni sua sfaccettatura.

Il porsi in un punto di vista esterno al proprio io/campo comporta un doppio salto cognitivo, come un uscita dal mondo e un uscita dal sé, per poter vedere come un extraneo il mondo e l’io, l’oggetto e il soggetto, mentre essi costruiscono la relazione vitale, in un nodo storico, perturbandosi e modellandosi come un dentro/fuori:

  • la posizione di lettura dell’osservatore è funzionale alla tipologia di visualizzazione, poiché un occhio interno alle dinamiche non produce la stessa mappa cognitiva di un occhio esterno che focalizza da lontano (A. Colamonico, 2002).




La sfera di Riemann è ottenuta aggiungendo al piano complesso un "punto all'infinito”, il punto di osservazione esterno. Mentre la proiezione stereografica è l'operatore che mette in corrispondenza i punti del piano d'osservazione con quelli della sfera.







Dalle visualizzazioni proiettive nella cartografia, nasce l’idea di una geografia della mente con le carte dei processi mentali. A. Colamonico, 2008.








Le funzioni dello sgardo-mente a punto infinito

Il poter guardare alla conoscenza, alla coscienza e alla vita come ad un uno/tutto, implica come già evidenziato l’assunzione di un punto di vista esterno ai campi gnoseologici e vitali, come il “punto all’infinito di Riemann”, tale luogo (topos):
  • è la posizione u-topica dell’occhio di dio, inteso come la capacità simultanea di vedere in un colpo d’occhio il passato-presente-futuro relativi all’oggetto/soggetto storico o, semplicemente, lo sguardo ad occhio eco-biostoricov, identificato con la metafora di Spazioliberina (A. Colamonico 1992), vista come la capacità della mente di abbracciare l’uno/tutto insieme, come un intreccio topologico, dinamico di dentro/fuori l’oggetto/soggetto storico che coglie e proietta le sfumature, i respiri, le lievi implicazioni che nascono dalle perturbazioni delle fluttuazioni quantiche d’evento.

  • È la plasticità di lettura di uno sguardolente che con trasformazioni geometriche (E. Marconi, 1990) dà il corpo, la veste, la voce alla molteplicità del reale soggettivo e oggettivo insieme.

  • È l’elasticità proiettiva di visioni spazio-temporali, come il complesso delle relazioni io/tu/∞, che fissano l’osservatore, il dentro, in una posizione topica, all’interno di un sistema di riferimento, il fuori, quale posizione a-topica.

  • È il gioco dei tre mondi storici, quali triade di costruzione in un complesso unico che si modella insieme in tre realtà sistemiche che corrispondono al mondo, all’io, all’infinito come la dialogica creato/creatura/creatore.

  • È la costruzione di un paradigma storico-concettuale a struttura frattale di spugna che visualizza con salti analogici, le coerenze e le corrispondenze dei 3 campi logici che si pongono come dei distinti che danno; la logica del campo, la logica dell’io, la logica dell’infinito.

  • È l’armonia di un equilibrio pluri-spaziale a tempo 0 che sa cogliere le ragioni di tutti gli agenti storici secondo un’etica della vita che come entanglement è in grado di armonizzarsi essendo elementi distanti ma correlati in una univocità vitale, non-separabile che si presenta come un soffio, un alito dialogico.

  • È quel movimento primordiale, funzionale e strutturale del vuoto quantistico che assume forma storica e identità molteplice in una frazione a tempo 0 di presente che si rivela come l’apertura di spazio-finestra cognitivo, uno scatto fotografico, che mette in interfaccia l’uno/tutto insieme.

Matematicamente parlando, in un gioco proiettivo di relazioni, gli oggetti finali, risultati dalle trasformazioni spazio-temporali, ereditano tutte le proprietà (attributi) geometriche di quelli di partenza (oggetto iniziali). Con una si fatta mappa cognitiva ad occhio infinito, attento alle lievissime perturbazioni dei campi storici, la topologia risultante è un modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (decoerente) che struttura sacche di logicità…vi a cui viene data definizione di realtà. 



Struttura della mente multi-proiettiva biostorica, a occhio infinito (modello di M. Mastroleo, 2010)

“…In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi…” Da A Colamonico, M Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. http://occhiobiostorico.blogspot.com/2010/10/verso-una-geometria-multi-proiettiva.html


Il quanto storico promotore di vita

Il nodo di svolta dell’approccio biostorico (a Colamonico, 1993) è stato l’aver isolato una gabbia concettuale della cultura classica che portava a identificare e confondere la storia, quale dinamica vitale, con la storiografia, come lettura-scrittura dei fatti passati:

  • la prima è, con l’occhio biostorico, il processo di naturalizzazione dello spazio-tempo, piano di realtà a tempo 0;

  • la seconda è la coscienza del movimento storico, quindi il piano di lettura che dà forma all’interpretazione storiografica, come riduzione della realtà al particolare punto di vista dell’osservatore; le letture storiche (a 360°) non hanno un carattere di assolutezza, essendo il modo come l'osservatore storico vincola l’immagine di realtà alle sue scale e lenti di letturavii.

Tra il leggere e il vivere, essendo entrambi degli stati vitali, c’è uno scarto spazio-temporale che è destinato a rimanere per sempre non colmato, come quel vuoto quantico di realtà virtuale precedentemente sottolineato, poiché si è su due esplosioni di nicchie storiche differenti con spazi e tempi diversi. Se si entra in una lettura della dinamica degli stati a tempo 0, unica dimensione naturale, la storia assume una visione cinetica di movimento vitale perenne che crea i sempre nuovi stati a tempo 0, come nell’oscillazione costante del vuoto quantistico da cui emergono le forme-campi dei reali.

Per cui la vita, come processo di naturalizzazione, prende visibilità in uno stato presente in un complesso di dinamiche che ha preso forma da un quanto storico (il fatto-tempo-spazio non esteso), visto come il promotore che crea la perturbazione-deformazione della spugna storica; la forma topologica a campo universo.

Le funzioni storiche del quanto

(Carte biostoriche, 1998)


Il quanto storico ha in sé tre elementi costitutivi che si possono per agilità di lettura scindere; lo spazio, il tempo, il fatto. Essi assieme svolgono la funzione vitale [(complessa a corpo uno/tutto di perturbato (modifica di spazio), perturbazione (vita/morte del tempo), perturbatore (miccia-fatto)] che, una volta attuata, si apreviii in una forma-nicchia storica che manterrà memoria-eco del passaggio con un grado di perturbazione spaziale, temporale, fattuale


La scelta del nome "Quanto Storico"

Quanti storicihttps://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/briciole-di-biostoria/quantostorico/spazio%20quanti%20storici.png

Dare un nome è una scelta di campo dell'osservatore che parte da una particolare qualità dell'osservato, che una volta isolata, si fa radice-legame di collegamento con un altro nome, preso, anche, da un altro indirizzo-disciplinare, che contenga tale qualità. In tale spostamento di senso-verso per somiglianza qualificativa si allarga il significato di un termine, già posto (senso ristretto).

Nel caso dell'indagine biostorica, il nome quanto storico è scaturito, nell'istante in cui si è posta (A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993) la differenza tra storia (bios-vita) e storiografia (scrittura della bios-vita), da cui scaturisce che l'evento-fatto è un quid-nudo (non detto) che l'osservatore posiziona in una definizione-datazione-collocazione di veste di realtà. Si generano così due dimensioni vitali quella dei non conoscibili (“virtuali” per i fisici quantistici), area del buio cognitivo che apre al vuoto di spugna, che a sua volta riecheggia il vuoto quantistico dei fisici e quella degli identificati-appresi (il campo degli eventi noti dichiarati, esplicitati, applicati... iscritti nelle molteplici discipline).

Dallo sdoppiamento (storia-storiografia) del campo osservativo è poi scaturita la dinamica di lettura, a pieno/vuoto (porosità) degli eventi, come il processo di rendere noto (l'evento-quanto informativo) un ignoto (l'evento-quanto storico, letto come unità inscindibile, non estesa, di "fatto-spazio-tempo", privo di nome-luogo-data), che agisce tuttavia da perturbare dello stato di un sistema storico, in un tempo 0 di presente (A. Colamonico: Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Il filo, Bari 1998; Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002). Da tale essere un non-collocabile il quid-fatto si presta all'analogia con il quanto fisico, essendo entrambi unità discrete, secondo una visione a granuli di eventi da un lato e di spazio fisico dall'altro.

La parola "quanto " si è così allargata come una bolla che ne assorba un'altra , estendendosi nel significato dal campo della fisica quantistica a quello della biostoria. Nella costruzione del linguaggio è importante tenere presente che anch'esso ha una crescita, naturale, a frattale (evoluzione a spugna). Le medesime geografie mentali entrano nella comprensione o meno dei significati e nelle valutazioni storiche, tanto che non tutti attribuiscono i medesimi significati alla parole, con facili fraintendimenti e conflitti.

Trovare un accordo sulle parole richiede delle negoziazioni dei significati stessi, essendo le parole “particelle topologiche, in grado di mutare le spaziature dei pensieri. In tali intenti-accordanti, il linguaggio assume fluidità e le “parole plasticità(A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005; A: Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010).

Evoluzionedi un significato-parola

Da A. Colamonico. Il piglio-eco-biostorico. L'osservatore e il linguaggio (nota iii). (© 27 settembre 2013 - Antonia Colamonico).

- Tutti i diritti sono riservati -

L’insieme delle gemmazioni costituisce la spugna a nicchie di pieni/vuoti che dà forma biofisica alla storia, come un macro organismo unico che vive, mostrandosi ad un occhio osservatore.

L’assunzione di visibilità del fatto-tempo-spazio, permette nell’indagine storiografica biostorica di assumere differenti angolazioni di lettura che danno all’oggetto storico le connotazioni scientifiche, ad esempio, biologica, chimica, fisica, sociale, mentale(A Colamonico, 1998). In tale rapporto di parentela le discipline non sono più lette come campi di studio slegati e lontani, ma sono un'unica struttura frattale a spugna, in cui l’osservatore con una pluralità di lenti potrà spaziare a campo aperto (dimensione del volo) dall’uno all’altro ambito scientifico, mostrando nell’ampiezza delle letture, l’ampiezza della sua stessa apertura logica che dà lo stato di salute della sua stessa mente. In tale bipolarismo di forma mondo/mente si esplicano le letture a dentro/fuori dell’oggetto/soggetto storico ( A. Colamonico, 2008, a).



Una approssimazione della spugna di Menger, un frattale avente dimensione topologica uno (fonte Wikipedia).


“… lo studio della vita, quale unità relazionale, trasversale alla stesse discipline che si stanno evolvendo verso: la bio-fisica, la bio-genetica, la bio-geologia, la bio-ingegneria, la bio-etica, bio-dinamica… Se la vita è storia quale tempo 0 dell’esistere, spetta a biostoria, svolgere il ruolo d’attrattore tra le diverse ramificazioni del sapere. Essa infatti quale campo tutto di evento, si pone come bacino di attrazione che facilita la visualizzazione di una realtà frattale, schizata e sdoppiata che può costruire la mappa a sacche nicchie di tutti i reali fisico-biologico-psico mentali. Ogni nicchia è un insieme derivato/derivante di evento… la struttura globale è quella di un labirinto di cunicoli e caverne che si prestano a letture singole, parallele, trasversali, analogiche… in base ai rapporti simpatetici che si stabiliranno tra letto-lettore. Così operando l’indagine biostorica finisce essa stessa per creare una topografia della mente frattale, schizata, spaccata in grado di sdoppiarsi, moltiplicarsi pur conservando la consapevolezza di essere un uno… Da A. Colamonico, Biostoria, pp. 58, 59. Il Filo. Bari 1998.

La forma-topos della realtà assume la forma-topos della mente stessa dell'osservatore che nel gioco di attivazione della visione/immaginazione attiva il cervello a modificare le geometrie dello spazio a dentro/fuori.





(Carte biostoriche, dalla presentazione: Lo sguardo  la mente di C Colamonico, 2013)


Similarità delle strutture campo-vita/ campo-mente


Il passaggio, quindi, tra i differenti ambiti disciplinari richiede una continua apertura logica dell’occhio-mente osservatore, come la capacità cognitiva a saper indossare celermente, come un battito d’ali, una molteplicità di occhiali che, modificando continuamente le visioni del medesimo oggetto, ne danno la forma frattale, a spugna (A. Colamonico, M. Mastroleo, 2010).

In tale mobilità e plasticità di vita/occhio/mente si crea il nodo dialogico vitale individuo/campo/infinito che insieme, come in un abbraccio si modellano e si perturbano, auto-elaborando le risposte storiche che rendono comunicativa la vita. In questo incontrarsi si attua l’accoppiamento strutturale, di cui parlano H. Maturana e F. Varala (1992) o la doppia contingenza di N. Luhman (1990):

  • è nel dialogo osservatore-osservato che si creano i sensi-direzione storici, come le trame-reti delle creste della spugna, in cui s’intessono di volta, in volta i nodi di passato-presente-futuro, relativi ai differenti soggetti.

  • In tale ri-cucitura di fatti, di tempi, di spazi nei differenti attimi 0, la vita s’attualizza e prende forma topologica, a dentro e a fuori, la coscienza dell’osservatore.

L’azione di disturbo attuata del quanto-fatto alla topologia degli stati a tempo 0, lascia un segno-indizio del suo movimento che permane nello spazio-tempo come un eco di trama storica (A. Colamonico, 1998) che permette all’osservatore di dilatare la coscienza agli spazi-tempi dei prima e dopo l’evento stesso, quali proiezioni dei passati e dei futuri. Visti non come dei reali naturali (non avendo veste, corpo), ma come dei reali immaginari (cioè le rappresentazioni di una realtà non più visibile o non ancora visibile)ix

L’aspetto interessante di una visone a colpo d’insieme è che persistono due bacini d’attrazione nella dinamica dei fatti, uno entropico che tende verso un vuoto-morte e l’altro sintropico che tende verso un pieno-vita; i due poli (morte/vita) portano la storia, come movimento, a orizzontarsi come un gioco di tiro alla fune o verso la morte o verso la vita.

In tale tensione, prende corpo il tempo 0 che si pone come il punto d’equilibrox che di fatto fa condensare per una frazione di spazio-tempo un grado +/- di vita/morte.

Proprio in tale gioco di proiezioni (i reali immaginari) da un lato e di realizzazioni storiche (i reali naturali) dall’altro, la vita assume una forma porosa di vuoto/pieno che segnano il passaggio dal quanto storico, (pieno), al segno-eco, (vuoto) quale atto di nascita/morte, insieme:

  • Le nascite/morti sono a struttura frattale e si intrecciano nei vari stati-stadi dell’organizzazione della vita come il complesso unico che pulsa, si pesi alla morte delle cellule nonostante l’essere in vita del corpo. https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1328349900682/config/3b054c62b0bd490c.jpg


La porosità della vita/coscienza. (Modello di M. Mastroleo, 2008)



La relazione vuoto-eco informativo/pieno-vita reale nella coscienza


La struttura dell’eco storico in un sistema a nicchie d’evento con vuoti e creste che danno memoria all’unità sistemica.


“… Nella fusione di tempi-agenti-azioni-spazi l’eco si veste di realtà e il nodo passato-presente-futuro della rete storica si intesse. Rete che, a ben guardare, ha una struttura a campo profondo, pluridimensionale e dunque non riconducibile a linee univoche, sequenziali di lettura. L’azione esplorativa dà vita-corpo all’eco informativo che acquista una bio-fisicità storica, che gli assegna una nicchia spazio-temporale. L’eco, ridiventando un quanto promotore di vita, trasferisce il suo particolarissimo contributo senso-direzionale nella edificazione della realtà nuova. In uno stato di contemporaneità si trovano a coabitare l’uno e il tutto insieme … Da A. Colamonico, Ordini Complessi. 2002, pag. 42.



L’eco-vuoto d’evento o quanto informativo se localizzato, collocato, chiamato, circoscritto in una nicchia nominale, diviene una cognizione storiografica che si può intrecciare, argomentandola in una tessuto narrativo, il campo storiografico; oppure, vivendo in una nuova azione, il campo storia.

Dare il nome

Importante è sottolineare che il quanto informativo quale eco del passaggio vitale, prende corpo da un stato cosciente e non incosciente del pensiero, che decide liberamente di mettere in luce (atto decisorio), come sotto un riflettore, un’ombra-vuoto quantistico, attribuendogli il nome:
  • è il nome la particella topologica (A. Colamonico, 1998) che permette di vestire di senso-significato il primo stato di conoscenza.

  • È il nome che circoscrive la vita in una gabbia concettuale che è il campo del suo dominio semantico.

  • È il nome che crea il suo stesso campo di significato che, come il fiocco di neve di Koch, si presenta come un’area finita in un perimetro infinito, in grado di poter assumere sempre nuove possibilità di tracciati di senso.

  • È il nome che come un guanto si presta ad essere rovesciato in un senso nuovo che pur mutando forma e posizione, conserva tutte le sue proprietà.

  • È il nome che, ritornando all’immagine della macchina fotografica, è l’immagine-rappresentazione positiva (pieno) di un quid che ha preso forma-identità di cui resterà per sempre l’eco, il negativo (vuoto), che potrà sempre essere ristampato in una nuova fotografia di realtà a tempo presente, il tempo della vita.

  • È il nome il primo oggetto cognitivo che il bambino acquisisce e poi intorno ad esso costruirà tutta la sua scala di relazioni conoscitive che gli permettono di essere spettatore, attore, abitante della vita.

L’azione del rilevare (= portare in luce) è il processo neghentropicoxi che in relazione all’occhio-mente osservatore esegue un atto decisionale. La decisione è, a sua volta, un processo d’emergenza ovvero l’organizzazione di una scelta di un significato, intorno a un quid di un vissuto che si fa nuovamente reale nel nuovo stato di presente. In tale processo d’indossare l’abito del reale, la vita si rifà, si rimodella e riprende la forma spazio-temporale, lasciandosi nuovamente contemplare, misurare, pesare, confrontare, stimare.

La rappresentazione che scaturisce da una sì fatta gnoseologia è quella di un ribollire di quanti-echi che prendono e perdono forma, in ogni tempo 0 di presente:
  • proprio in tale prendere e perdere corpo il reale si colora e si scolora, si intensifica e si dirada, si stende e si ritira; creando i campi dei visibili e degli invisibili di realtà che insieme s’intrecciano negli stati mentali che creano le immagini a spugna di realtà… con un perenne gioco di entropie e sintropie in cui interviene l’osservatore con la sua azione di lettura neghentropica (A: Colamonico, 2005).


In una sì fatta topologia intessuta di vita-pensiero la stesse categorie di spazio e di tempo si deformano e si schiudono a nuovi possibili sensi o percorsi che aprono nuovamente i giochi e cognitivi e vitali alle nuove possibili visualizzazioni di tempo 0 e di tempo immaginato, di spazio reale e spazio immaginato, di proiezioni fattuali/fattibili e di realtà a più scale di grandezza.

Solo in un tale contesto fortemente dinamico, potranno decantare, come nella vinificazione, le gerarchie tra le forme della vita; i difformi primati disciplinari e le molteplici organizzazioni mentali. Potranno rivelarsi le gabbie concettuali delle teorie che rendono imbrigliata la vita in un modello cognitivo ed epistemologico che spesso si vuole far passare, per pigrizia mentale, come la verità assolutavi.

Solo in una sì fatta organizzazione il nuovo potrà nascere, come un non atteso che prende e fatto e spazio e tempo e nome, in una forma inusitata di vita:

  • spalancare la porta-finestra al futuro, è il gioco stesso della vita.

In tale plasticità di occhio-mente-vita, le stesse concettualizzazioni, si rivelano dei semplici giocattoli, funzionali al colorare e al ruotare spettri di vita che potranno trovare una validità storica, solo se circo-scritte, in un confine di significato, il nome-tessuto, che è e resterà per sempre, altro dalla vita


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“Il matematico, come il pittore o il poeta, è un creatore di forme. E se le forme che crea sono più durature delle loro è perché le sue sono fatte di idee." Godfrey H. Hardy



Il mondo magico di M. C. M. C. Escher,






Le organizzazioni a dentro/fuori.












Carta biostorica a contenuto/contenitore interni all'io osservatore-attore-abitante della vita.



"... Il cervello, inteso come il fuori della sacca-nicchia mente. Il pensiero è il dentro la nicchia mente... Il cervello e il pensiero non si identificano con la mente che è l'insieme tutto. La memoria a sua volta è il fuori del pensiero, come un'altra dimensione spazio-temporale, più interna alla mente, che si apre ad una successiva nicchia, la coscienza. Coscienza/memoria sono il dentro/fuori del pensiero, pensiero/cervello, il dentro fuori della mente. Il pensiero è relativo all'organizzazione di ideazioni-sensazioni; la mente alla gestione di tutto il corpo: questo spiega il buio del funzionamento del cuore o del fegato e la luce dell'idea di intraprendere un viaggio...". (Da A. Colamonico, Ordini Complessi. Carte biostoriche... p. 60. Il filo, Bari 2002)


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Esempi di  strutture, a spugna, a uno/tutto di nicchie-individui












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i “… Se nella vecchia impostazione tradizionale la disciplina Storia era stata identificata, erroneamente, con la storiografia (= scrittura) del passato, con la nuova, essa ha assunto la dimensione della Vita-bios, come la dinamica evolutiva, in tempo reale a Tempo 0, degli eventi quantici. Quanti che si aprono, come evoluzioni naturali, alle trame o echi, di passato-futuro. In tale gioco dinamico di lettura, l’occhio può indirizzarsi, liberamente in funzione dei campi d’interesse o verso il passato, dimensione del Ricordare o verso il futuro, dimensione del Sognare. Il Ricordare e il Sognare si collocano come i due poli dell’Immaginazione e questa è il campo profondo da cui prendono corpo le azioni, a tempo 0, cioè quei reali che fanno di quegli immaginati una “res storica”…” A. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA. VV. Cultura e Pedagogia della Riforma. Cacucci Bari, 2006, p. 134.

ii Il termine dialogica si differenzia dal termine dialettica, in quanto in questa c’è un rapporto di superamento, la sintesi, delle due posizioni logiche; mentre nella dialogica i due ragionamenti resteranno per sempre due distinti modi di leggere e di rispondere dei soggetti vitali che pur influenzandosi con le reciproche perturbazioni, conservano l’identità storica: un ape perturba un fiore, il fiore risponde con un modo da fiore che lo distingue, l’ape a sua volta de/formata dal fiore, elaborerà il suo miele, restando nella logica di ape. Nell’esempio si coglie come la dialogica vitale non annulla le identità, anzi si può sostenere che rafforza le identità, lo stesso vale per un rapporto pioggia/sasso, acqua/ferro… idea/emozione… ogni categoria nominale resterà sempre sé stessa, anche se si modificherà nella forma spazio-temporale.

iii Ogni campo vitale elabora la risposta in relazione ai suoi tempi di costruzione: il tempo fiore è diverso dal tempo sasso o dal tempo stella o dal tempo idea.

iv “… In chiave biostorica ogni uomo è uno storico, in quanto per compiere azioni, dovrà assumere una posizione meta-storica di lettura di campo-evento. Imparare a leggere la dinamica storica è la migliore garanzia all’azione… l’io per attuare conoscenza dovrà porsi fuori da sé e fuori dal mondo, infatti essendo egli un derivato dello stesso processo biostorico, per poter osservare il mondo dentro e fuori di sé, dovrà attuare un salto-uscita dall’io-cosmo, come un porsi oltre il piano del reale per poter cogliere il reale…” l’uscita implica l’apertura di uno spazio cognitivo: la finestra storiografica. L’uomo per conoscere e dare significato storico alla sua azione è chiamato ha sporgersi dalla finestra, per vedere e vedersi vivere. A. Colamonico, 1998, p. 41.

v “… Nella visione eco-biostorica l’organizzazione del pensiero complesso, parte dall’occhio di Spazioliberina [Colamonico, A. 1992] che determina un dinamismo di lettura e nasce da visioni sdoppiate dei tre campi io-mondo-(∞) che danno una lettura caleidoscopica della realtà. Spazioliberina è la metafora della mente nuova che sa organizzarsi in una perfetta simbiosi di mente/cuore. Sa capire le logiche delle dinamiche storiche e sa ascoltare gli echi degli stati emotivi. Imparare ad esercitare tale topologia di spazio-occhio implica uno stato cognitivo-emozionale che faccia della conoscenza l’oggetto del bene della vita, intesa quale ricerca continua di sfumature, di significati che aprano alle gemmazioni semantiche in grado di rendere più chiare le letture d’azione. Nell’esame gli eventi assumono eco storico e si intrecciano in nodi fattuali/fattibili. Si potrebbe sostenere che in questa azione di messa a nudo delle logiche, si ripercorre in senso inverso il viaggio della creazione: lo svelare, come l’azione del togliere il velo della cecità, implica il far cadere gli idoli dell’ignoranza, della superstizione, della tirannia che rendono buie le dinamiche della vita per percorre così la risalita verso l’infinito... quella capacità di Liberina di ancorare la sua azione al respiro della vita che si esprime nel luccichio di un’onda, nel batter di un’ala, nel tremolio di una foglia, nel sonno di un bambino, nella veglia di una mamma… è quella dimensione del cuore che fa incarnare l’etica nella rete della vita per rende l’io libero dalle male-scelte…La ricerca della chiarezza farà dell’io il lievito della storia e quindi ponte di speranza, proiettato nel futuro del mondo… È proprio questa la dimensione socio-economica eco-biostorica che apre l’individuo alla riappropriazione profonda dell’essenzialità della vita che si esercita con l’appropriazione profonda del proprio credo…Non esiste un dualismo di un di qua e un di là, bensì una dialogica finito/infinito…” A. Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero complesso. © Il Filo, Bari 2006, pp. 61-62.

vi A Colamonico, M Mastroleo, 2010. Op. cit. pag 2.

vii Aver vincolato la lettura all’occhio-mente dello storico che attua la conoscenza, fa cadere di colpo tutte le impostazioni ideologiche che si celano dietro le interpretazioni storiografiche, poiché se si cambia l’occhiale automaticamente muta il senso attribuito alla “res” storica. Questo spiega in molta parte il vuoto dato alla lettura biostorica dagli stessi storici, non è facile ammettere di essere dei lettori discreti dei fatti della vita (A. Colamonico, 2005, b).

viii L’effetto del quanto storico è una gemmazione, come il processo di apertura di spazio-tempo che fa nascere la vita, si pensi alla gemma di un albero, in primavera, che si evolverà in ramo-foglia-fiore-seme.

vii Interessante è constatare come nella costruzione storica ci sia una componente immaginaria che entra nell’elaborazione di realtà, poiché esiste una prassi, un comportamento significativo e strutturale nelle risposte d’evento che persegue un ordine intrinseco alle dinamiche. Proprio tale traiettoria dà la direzione di futuro agli stati di presente, che si organizzano, in modo autoreferenziale come individuo/campo, in funzione di uno risultato che diverrà la particolare curvatura della vita.

ix Sembrerebbe in una sì fatta topologia storica che il tempo 0, come lo stato di presente sia “ il punto di equilibrio tra le due componenti entropica e sintropica: in questi fenomeni non osserviamo né differenziazione sintropica, né il livellamento entropico. I fenomeni del nuovo modello ubbidiscono ai seguenti principi, che sintetizzano i precedenti: 1. Principio di causalità-finalità, in base al quale ogni fenomeno è prodotto da cause e guidato da fini. Di conseguenza esso dipende non solo dal passato (cause efficienti), ma anche dal futuro (cause finali). 2. Principio di riproducibilità parziale, per cui possiamo agire solo sulla componente entropica dei fenomeni” si comprende il valore dato sin ora alle letture del passato “e solo indirettamente sulla loro componente sintropica” poiché implica un non ancora visto “… Principio del livellamento-differenziato, cioè in ogni fenomeno la componente entropica è soggetta al livellamento” occhio oligarchico “e quella sintropica tende a dare stati di maggiore complessità” occhio democratico. “Di conseguenza a ogni processo costruttivo è accoppiato un processo disgregativo e viceversa… nello studio dei fenomeni entropici, la sperimentazione prevale sull’osservazione, e al contrario accade nello studio dei fenomeni sintropici. Infine è importante osservare che da un punto di vista matematico, l’esistenza delle due componenti entropica e sintropica in ogni fenomeno è giustificata dal fatto che le onde piane convergenti e divergenti non formano separatamente un sistema complesso di funzioni ortogonali. Per ottenere un sistema complesso è necessario considerare i due tipi di onde… a ogni fenomeno entropico corrisponde un fenomeno sintropico ottenuto dal primo per “inversione del tempo”, cioè il suo anti-fenomeno… soluzione/cristallizzazione…esplosione/implosione… creazione/annichilazione… ” Rivisitato da G. Arcidiacono e S Arcidiacono. 2006, pp. 37, 38

x Il processo neghentropico, si presenta come un’azione di lettura dello stato di un sistema, per risalire alle trame-ordini dei groviglio di flussi semantici e organizzativi, per cercare di comprenderne l’ampiezza storica del fenomeno.

xi L’osannare la personale esplorazione come la forma compiuta e completa di lettura della realtà è il frutto di una pigrizia cognitiva che spinge l’osservatore ad abbandonare la ricerca dei nuovi versi di significato della dinamica organizzativa dello spazio-tempo, vittima di tale stagnazione è lo stesso mondo accademico che con un processo auto-refernziale, mette in moto delle restrizioni alle forme nuove di indagine, vincolando la vita che resta ingabbiata in un pregiudizio storico con un effetto di ricaduta sullo stesso piano economico-sociale, implementando le sacche di povertà.


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