Riflessione a sistema uno/tutto


La scienza-sguardo a uno/Tutto
Paesaggi biostorici
Un libro deve essere come un'arma che possa rompere i mari ghiacciati dentro di noi. Franz Kafka

“… In chiave biostorica ogni uomo è uno storico, in quanto per compiere azioni, dovrà assumere una posizione meta-storica di lettura di campo-evento. Imparare a leggere la dinamica storica è la migliore garanzia all’azione… l’io per attuare conoscenza dovrà porsi fuori da sé e fuori dal mondo, infatti essendo egli un derivato dello stesso processo biostorico, per poter osservare il mondo dentro e fuori di sé, dovrà attuare un salto-uscita dall’io-cosmo, come un porsi oltre il piano del reale per poter cogliere il reale…” l’uscita implica l’apertura di uno spazio cognitivo: la finestra storiografica. L’uomo per conoscere e dare significato storico alla sua azione è chiamato ha sporgersi dalla finestra, per vedere e vedersi vivere. A. Colamonico, Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Campi, metodi e prospettive, p. 41.  Il Filo, Bari 1998.



I diversi. Mente: la verità, la regola, il modello. Cuore: l'amore, il dono, la vita. Non interrogare la fredda mente se vuoi la vita, essa potrà darti solo versioni di mondi, non il Mondo. Non aver paura di lasciarti negare dal caldo cuore se è la vita che cerchi. (da Le filastrocche di Spazioliberina (1992) in A. Colamonico. Ordini Complessi. Il filo, Bari 2002.)




Casi di geografie mentali


Sistema in/formato-in/formatore-in/formazione

 La vita è nella relazione tra un contenuto-individuo e un contenitore nicchia-campo storico letti come un insieme informativo, unico.

"Isolando, nominando, descrivendo... è lo stesso ricercatore che cuce il vestito storico alla sua scoperta. Egli è un bruco che tesse attorno a sé la sua pupa, ma poi ne resta prigioniero, come anestetizzato, insensibile alle altre forme della vita che si manifestano fuori dalla crisalide che lo avvolge, soffocandolo, lentamente." Antonia Colamonico, Il grido. © Il filo S.r.l. Bari, 2011.


Il sogno dei fisici è l'approdo ad una conoscenza del Tutto, in grado di poter avvolgere come in una coltrice tutta la realtà, per disegnarne le carte di processo e risolvere per sempre lo studio della Natura tutta dal micro al macro cosmo.

Non è un caso che alcuni di essi siano approdati alla teoria olistica, molto affascinante, ma legata più ad una letteratura filosofica che alla reale manifattura fisica dell'organizzazione vitale, a 360°.

Una simile velleità fa sorridere i teologi che credono nel mistero divino, area dell'invisibile, o gli psicologi che pongono l'inconscio, quale buio di consapevolezza, o i matematici che la considerano poco algebrica, secondo la teoria degli insiemi. E si scontra inoltre con un'assenza quasi totale di riflessione sulle strutture organizzative dell'azione dell'osservare e sulla mente-pensiero dell'osservatore-agente che rende, con la sua azione esplorativa, significative le cardature e tramutare di realtà, aperte da una molteplicità di atti decisionali che rendono leggibili i piani degli osservati, intessendo le dipendenze tra le rilevazioni, le immaginazioni, le visualizzazioni e le spiegazioni, cioè:

  • L'osservatore storicoi non è un fattore neutro nell'espletare l'osservazione, ogni quid informativo è ricondotto all'occhio-mente lettore che su quell'appiglio esperienziale tesse la sua tela di significanza storica.

La crisi d'obiettività nell'azione del ricercare

Emerge dalle teorie scientifiche elaborate sinora una crisi d'obbiettività nel non riconoscere la limitatezza osservativa delle singolari letture, che anche se di grande valenza dimostrativa ed applicativa, restano pur sempre una riduzione limitativa della ricchezza naturale della vita; infatti quello che oggi si sta pagando è il prezzo per aver scisso le conoscenze in tante sottoclassi di realtà, svincolandole dall'influenza dell'individuo-soggetto storico che legge secondo degli obiettivi che rendono relative le letture a delle prospettive di futuro possibile che non sempre sono ben-immaginate o ben-impostate:

  • Si pensi allo spreco di risorse e di vite dietro l'utilizzo dell'amianto nelle costruzioni, o degli insetticidi come il DDTii, proibito in USA nel 1972 e in Italia nel 1968.

  • Sembrerebbe come se si fosse smarrita la visione d'insieme a uno/tutto di individuo/campo-habitat di cui ebbero molto riguardo le società agricole che sentirono forte il loro legame con la terra, senza dimenticare le civiltà di raccoglitori e pescatori che lessero la natura come madre!

Su tale mondo del reale de-composto sono state, poi, sviluppate delle gerarchie economiche in relazione ai fattori di mercato, dando a talune conoscenze l'appellativo di scientifico e ad altre quello di credenza, generando così una logica scissa a figli e a figliastri, in cui i medesimi fatti-eventi se giustificati con una lettura a taglio e linguaggio ad esempio filosofico o poetico sono etichettati come semplici punti di vista, se letti con un taglio e linguaggio chimico o fisico come verità oggettive o, fattore ancora più deleterio, se letti da certi centri di ricerca, verità “sante”, se letti da altri centri non affiliati magari alle multinazionali, delle fantasticherie da ingenuità populista:

  • confondendo l'oggettivo con l'oggettivante, la spiegazione disciplinare con la verità storica, il caso particolare con la totalità vitale, direbbe D. Hume.

Zona d'ombra: Il ricercatore

Snaturando la relazione individuo-campo, si è creata una zona d'ombra nelle letture, oscurando il ruolo storico funzionale e interattivo dell'osservatore stesso nella medesima costruzione dei significati e nella produzione dei linguaggi che sono solo strumenti identificativi della varietà di rilevazioni esperienziali che producono l'elaborazione delle concettualizzazioni che sono solo schemi mentali di rappresentazioni storiografiche, protese verso un fine che si fa utile storico:

  • una realtà di carta, quindi, che mira ad un tornaconto più o meno funzionale allo stesso perché del ricercare!

L'uomo non accede alla verità se non tramite una spiegazione ragionevoleiii che non dà la verità storica, ma la semplice veridici dimostrata in una relazione di sensi-versi ragionevoli a più strati dimostrativi che si pongono in relazione con i piani delle aspettative, dei bisogni, delle ricadute economiche e politiche, delle aspirazioni di democrazia o di tirannia, degli stati di benessere e di malessere:

  • Se si riflette, la medesima parola Natura è un'astrazione, cioè un concetto elaborato dalla mente uomo per identificare e inscatolare (chiudere in una scatola-bolla cognitiva) una particolare increspatura d'osservazione storica, così pure il concetto di realtà o di processo o di stato … Tutte semplici concettualizzazioni che hanno dato luogo a parole-particelle topologiche che, permettendo la spaziatura della mente, di riflesso danno identità all'habitat. Produzioni-filature quindi della mente umana, per meglio orientarsi nel campo vitale.

La vita in sé, come già sostenuto, non è né natura, né astratta, né concreta, né artificiale, né reale... Essa semplicemente è un tutto-uno che si rigenera per effetto erosivo dei fatti-quanti storici, riorganizzandosi sempre a uno/tutto!


Il fatto nudo è il solo dato oggettivo

Sotto il profilo realistico l'unico dato veramente oggettivo, se proprio d'oggettività si vuole parlare, è il fatto-nudo cioè quel accadimento-quid che prende visibilità in un dato tempo-spazio storico, incidendo la vita e aprendola ad una cresta evolutiva diveniente.

Su tale appiglio l'osservatore edifica la sua versione di corrispondenza vitale.

Dalla relazione fatto-verità si coglie l'importanza storica degli eventi-fatti e delle scelte di risposte-fatti che incidono il divenire e lo indirizzano verso una particolare evoluzione di cresta o vuoto storico.

Solo il fatto-quid ha in sé la sua oggettività naturale che si fa appiglio cognitivo come un quanto-storico di un “fatto-tempo-spazio che si evolve in un quanto-informativo prendendo “nome-data-luogo” - aspetto storiograficoiv - che una volta chiamato-collocato-datato si presta ad essere orlato in un sistema a nicchia di significato storiografico-disciplinarev:

  • Per essere più espliciti se si osserva il Medioevo come sistema storico-economico-politico, si sta lavorando su una concettualizzazione che come in un gioco di scatole cinesi permette di raggruppare una molteplicità di eventi e intorno ad essi costruire una ragionevolezza informativa, così pure se si lavora sul Risorgimento o la Depressione del '29; mentre se si osserva il fatto-nodo25 dicembre 800 (data) incoronazione di Carlo Magno ad opera di papa Leone III-(detto) Roma (luogo)”, si sta osservando un accadimento “realmente attuatosi” e su tale nodo storiografico si può intessere tutta una spiegazione di effetti-procedure; l'intessitura è un ricamo esplorativo funzionale ad una particolare inclinatura piega-evolutiva che si vuole imprimere nella cresta vitale, non passata ma futura, è questo che motiva l'azione stessa della tessitura.

  • In tale azione d'orlatura della realtà il cervello umano svolge un ruolo importantissimo che non può essere oscurato dalle scienze dette oggettive, ritenendolo un fattore non rilevante ai fini della esplorazione del mondo, esterno alla psiche.

È la mente-pensiero uomo a costruire la forma della realtà essendo interconnesso con il campo vitale che lo forgia ed evolve, forgiando questo a sua volta, infatti se si analizza la struttura di un cervello-mente si coglie l'affinità evolutiva con la spugna storicavi, isolata nell'epistemologia biostoricavii:

  • la corteccia cerebrale presenta delle circonvoluzioni che, senza un aumento del volume del cervello, ne hanno evoluto, nel tempo, la funzionalità, attraverso delle ripiegature che ne amplificano la superficie (struttura a spugna con nicchie di diverse ampiezze); le pieghe più profonde, chiamate scissure danno la possibilità di dividere in quattro aree, due laterali e due centrali, che rappresentano i nodi-punti di riferimento con cui si possono isolare i quattro lobi (frontale, parietale, temporale, occipitale).

Tale azione di lettura, tuttavia non va confusa con il modo naturale di essere e funzionare del cervello che è e rimane un tutt'uno-coeso, non solo con il sé-individuo, ma con tutto il campo-habitat che lo contieneviii e di cui ne visualizza la forma. Attraverso la lettura della corteccia cerebrale si può ipotizzare come l'adattabilità all'ambiante abbia evoluto lo stesso organismo-umano e via via che si è complicatoix lo spazio-campo habitat, si è complicato il sistema cervello che ha rappresentato-visualizzato-spiegato, con un gioco di proiezionix, tale spazio-habitat:

  • Se il cervello non è un fattore neutro nella costruzione-visualizzazione del campo-vitaxi, ne scaturisce che la realtà letta è direttamente influenzata dall'architettura mentale dell'osservatore medesimo, tanto che ogni cervello vede un'angolata sfumatura di realtà con un grado di distorsione del campo. Per cui se ne deduce che ogni scienza ha in sé un fattore soggettivo che ne condiziona l'elaborazione-esposizione-dimostrazione, essendo ogni cervello-ricercatore strutturato a poter visualizzare e interpretare, con un gioco di modifiche continue, le proiezioni appunto, il campo della sua ricerca, come già sostenuto da me nel 2005xii :

  • La Relatività Generale, ad esempio, è stata un parto della mente stessa di A. Einstein che ha richiesto la partecipazione attiva del suo cervello nel visualizzare, immaginare e proiettare le informazioni, vincolandole al suo verso di una verità costruentesi in un processo bi-direzionale campo/cervello-campo/habitat (lettura a topologia dentro/fuori). Chi si e ritrovato nella sua teoria, di fatto ha modificato l'organizzazione del suo pensiero-mente (processo evolutivo), rendendolo compatibile con quanto definito da A. Einstein ed estendendo, magari, il suo compreso ad un'ulteriore possibilità di postulazione in grado di modificare l'inclinazione prospettica della teoria generale medesima. Non è un caso che ad esempio il fisico italiano G. Arcidiacono abbia parlato negli anni '80 di Relatività generale proiettiva, mentre oggi si sia attuata una trasposizione dalla fisica alla biostoria con l'ipotesi di una topologia di mente multi-proettiva (A. Colamonico, M. Mastroleo 2010) .
Come avviene con il gioco dell'elastico che si tende e si accorcia, in relazione alla pressione esercitata dall'osservatore, così le organizzazioni-postulazioni-proposizioni si modificano e si moltiplicano in un complesso gioco di letture e riletture, dipendenti tutte dalle particolari geografie mentali degli osservatori. D'altronde come l'elastico se troppo teso si rompe, così in un'enunciazione-formulazione si può innescare una rottura che ne infici il valore o meglio la tenuta storica. Tuttavia quella rottura-crepa a sua volta si fa radice-nodo per l'apertura di una differente prospettiva, con il superamento della teoria stessa (le biforcazioni delle trame) e la nascita di un nuovo verso direzionale.

Il pensiero casa-nicchia di realtà fattuale-fattibile

Riassumendo, ogni fatto-evento se letto trova casa nella mente dell'osservatore che si fa nicchia-nido storico-semantico di tale avvistato e oggettivato:

  • Il fatto - se letto, è bene ripeterlo - si trasforma in evento (evoluzione gnoseologica dall'ignoto al noto) e assume un nome-luogo-dataxiii che permette d'identificarlo, collocarlo, numerarlo in una tipologia o serie di accadimenti che lo fa rientrare in una casistica, ma la casistica è un aspetto cognitivo e non un modo naturale del fatto che è un senza nome, fattore xxiv.

La conoscenza quindi non dà l'aspetto oggettivo della realtà in sé, ma la ricostruzione compiuta dell'osservatore mente-uomo su un quid che ha attratto il suo sguardo, portandolo ad elaborare intorno ad esso una spiegazione significativa in grado di attribuire lo stato di oggettività:

  • la scienza, tutta, acquisisce la vita oggettivata - resa oggetto di osservazione - e ne possiede solo una particolareggiata interpretazione - il contorno storiografico - che non potrà mai essere esaustiva e totalizzante, una volta per sempre, poiché l'immaginazione dell'osservatore gioca un ruolo importante nella definizione storiografica e disciplinare dell'avvistato, mutando l'immaginazione, muta automaticamente la forma di realtà.

Ogni uomo sviluppa una sua immaginazione e l'insieme degli immaginati crea le evoluzioni storiografico-disciplinari con il superamento delle conoscenze e delle stesse scienze:

  • quello che, ad esempio, oggi si chiama alchimia era la chimica studiata e applicata sino a tutto il medioevo;

  • quello che oggi si chiama astrologia è stata l'antica astronomia,

  • quello che oggi definiamo scientifico, in un futuro sarà letto come una fantasticheria di menti fanciulle.

In tale essere soggetta ad essere superata sta il limite di tutto il sapere che non può essere confuso con il processo vitale in sé - il modello non è il territorio. Se ne deduce quindi che anche le conoscenze elaborate dalle scienze sono delle semplici metafore della vita come in una stesura poetica o pittorica o favolistica, per cui in un processo di democratizzazione informativa:

  • se ha valore il sapere scientifico, uguale valore ha quello filosofico o teologico o poetico o narrativo...

 

La fissità cognitiva di un'umanità monca

Solo una mente malata di fissità cognitiva può ritenere un ambito esplorativo più importante al fine storico di un altro, il negare valore alle molteplicità osservative crea un'umanità moncaxv che perde ricchezza espressiva e, per ricaduta, ricchezza immaginativa e di riflesso economica (stato di asfissia).

Il limite della società industriale, nata dalla rivoluzione scientifica della modernità, sta nel aver negato valore all'interezza delle espressioni umane, riducendo a formule astratte la verità, a soli bisogni economici l'umanità, depauperandola degli stati emozionali e imponendo la legge di mercato come attrattore cognitivo-produttivo-sociale (occhio lineare-sequenziale da catena di montaggio), che automaticamente fa scartare, poiché ritenuto un inutile speco di tempo, tutto il contorno immaginativo e ideativo e costruttivo che si fa sottobosco informativo ed esperienziale della medesima economia:

  • Si pensi ad una foresta depauperata della sua realtà-radici-humus-semi-insetti con il gioco di inseminazione che fa prendere strada-evoluzione alla foresta di domani.

Oggi l'economia italiana e non solo, ha subito una fase d'arresto, stato di asfissia, poiché chi negli anni '60 e '70 ebbe le chiavi dell'economia nazionale non credette in quel sottobosco informativo che si stava intricando intorno alla rivoluzione informatica, un esempio eclatante fu la scelta di tagliare il settore informatico Olivetti (1965) venduto alla multinazionale statunitense General Electric, quando furono riorganizzate le quote azionarie dell'azienda d'Ivrea e tracciati i nuovi obiettivi produttivi:

  • la vendita fu “giustificata semplicemente dal prevalere di una considerazione personale di Valletta e di qualche collega a cui il resto del gruppo d’intervento non fece obiezionixvi. Va ricordato che Valletta era legato alla FIAT e quindi a quelle logiche lineari a catena di montaggio che massificarono e standardizzarono i processi di lavoro e di produzione, in nome dell'efficientismo.
    • Il sistema di fabbrica fu a creare la scissione tra colletti bianchi (fase immaginativa e organizzativa) e colletti blu (fase esecutiva e assemblativa), atomizzando la fasi del lavoro a singole unità uni-operazionali.

Ogni conoscenza ha in sé parti di verità e parti di rielaborazione immaginifica, così come la poesiaxvii ha in sé una molteplicità di appigli storico-informativi su cui il poeta ricama il suo verso velato di realtà, così pure per un'opera pittorica, per una scoperta scientifica o per una fiaba:

  • Ad esempio il racconto di Cappuccetto Rosso, cela una verità di pedofilia che è narrata ai bambini sotto forma di lupo-umanizzato. Una lettura superficiale che si fermi alla metafora lupo potrebbe far definire tale tracciato storico-narrativo una cosuccia per menti piccine, anche diseducativa; ma se lo si inquadra in una finestra allargata che legga il sottobosco dei non detti, allora emerge la carica informativa che rende il cervello-bimbo attento al campo-habitat. In parte il negare valore alla fiaba, alla poesia, al sogno, all'ozio, al silenzio, al gioco... rende fragile l'umanità e, di riflesso, esposta alle “intemperie” della vita che non è o buona o cattiva, o giusta o sbagliata, o utile o inutile, ma graduata a più venature di incidenze che necessitano un occhio scaltro e una mente vigile.

Se si vuole proprio porre una differenza di valore tra le molteplici elaborazioni espositive, questa è nella funzione storica. Ogni tessuto-ricamo ha una sua valenza di ruolo storico-vitale interessato al benessere tutto di sistema a organismo individuo/campo:

  • la fiaba ha un suo scopo che differisce da quello della chimica o della biologia o della fisica, o della pittura; ogni indirizzo storico si fa funzionale ad una particolareggiata incrinatura di significato-valore che rende la forma a frattalexviii della coscienza/conoscenza a  tutto-uno. Ad esempio nella favola c'è una formula d'insegnamento indirizzata all'educazione delle nuove generazioni che si riscopre nel gioco dei ruoli e delle situazioni che danno le variegate modalità dell'essere uomo; mentre nello studio di una reazione biochimica c'è l'obiettivo di interagire con una molteplicità di combinazioni di alimenti per trasformarli in una farmaco. Qualcuno potrebbe asserire che sia più importante il farmaco rispetto al bambino dal punto di vista economico-industriale, mentre altri potrebbero asserire precisamente il contrario. Proprio su tali difformità di giudizio si creano le politiche storico-sociali delle famiglie e dei governi con le gerarchie di priorità d'azione, di tendenze d'intervento, di evoluzioni di umanità con le sacche di ricchezza/povertà:

  • È sulle qualità storiche delle scelte che nascono i gradi di tirannia e di democrazia!

Una questione di scelta: qualità o quantità?

Naturalmente su tale gerarchizzare nascono le scale di valore tra gli individui e tra gli Stati nazionali con le difformità di indirizzi-versi delle scelte politiche e degli investimenti che aprono a delle possibilità di proiezioni di futuro, chiudendo ad altre, ritenute poco importanti o convenienti. La stessa definizione di valore assume delle sfumature variegate di significati che fanno variare le portate storiche delle scelte di azioni e che possono essere ricondotte a due scale d'orientamento storiograficoxix:

  • la quantità, ad esempio una scelta economica come quella di fine '800 di creazione delle Trust industriali che spinsero i Governi nazionali verso forme di autoritarismo e di monopolio;

  • la qualità, ad esempio una scelta democratica, come all'indomani del secondo conflitto mondiale che vide la nascita della Repubblica Italiana con il referendum del 2 giugno del 1946.

L'osservatore, negando e dando valore a particolari processi evolutivi, a discapito di altri, privilegia certe interpretazioni a deprezzamento di altre, imprimendo così l'andamento storico della dinamica sociale, economica, politica, culturale...
In tale essere bussola cognitiva l'uomo è il perno-cerniera di costruzione della ragnatela della conoscenza tutta che si fa tramatura storica (il sapere) su cui intessere le progettazioni con le selezioni dei fatti-risposte, nuovi.

La mente-pensiero entra da protagonista nella tessitura di una particolare angolazione di realtà storica, certo non tutti gli uomini contribuiscono in ugual misura all'organizzazione del futuro:

  • c'è chi è più consapevole del suo ruolo-funzione strategico, chi meno; chi è più ingordo di potere-ricchezza e chi si lascia condurre per mano da chi decide di pensare per lui e di agire per lui; non è un caso che ci siano sempre gradazioni difformi di libertà e di potere, di ricchezza e di impegno, di libertà e di servitù.

Ogni uomo-società, in tale dare e togliere valore storico a porzioni di tessiture, edifica il grado di malessere/benessere individuale e sociale, implementato le creste o i vuoti della spugna storica:

  • Si pensi al modo come si realizzò, ad esempio, il Regno Italico nel 1860-1861, quando furono avvallate le spinte economico-industriali del Nord a discapito del Mezzogiorno agricolo, che finì col divenire terra di rapina (il caso dell'oro sottratto al Banco di Napoli) su cui scaricare il debito dello Stato piemontese (la pressione fiscale incentrata sulle proprietà e non sul reddito percepito che rendeva difformi gli utili tra sistemi agricoli intensivi - Nord - ed estensivi - Sud) e infine il luogo dell'esodo di massa (emigrazione di una forza-lavoro a basso costo)xx.

La stessa rilevazione può essere estesa ad una molteplicità di fatti storici che in relazione a una serie di giustificazioni espresse dagli vari osservatori, hanno assunto valenza di verità o di semplice credulità infantile.

Ogni valenza apre ad una scelta politico-economica privata e sociale che si fa verso-cresta qualitativa o quantitativa di un'economia familiare, nazionale e internazionale:

  • Si pensi alla critiche fatte dagli ambientalisti negli anni '90 alle centrali nucleari che ne sottolineavano la pericolosità degli impianti soggetti all'usura nel tempo, e come essi siano stati ridicolizzati dai così detti esperti di settore;

  • oppure alle critiche fatte al disboscamento selvaggio dell'Amazzonia che per i meteorologi avrebbe potuto innescare una molteplicità di cambiamenti climatici con l'aumento della forza degli uragani  e con corrispettivo aumento del pericolo devastante per le coste meridionali atlantiche degli USA - ricordo personalmente il contrasto che si sviluppò a fine anni '80, quando iniziò a evidenziarsi lo sguardo ecologista, avendone fatto oggetto di riflessione didattica con gli studenti delle mie classi - le risposte politiche furono molto polemiche, tanto da dare a chi poneva l'ambiente come un risorsa da tutelare, una veste da fanatico “figli dei fiori” di tardo '68.

  • Il disprezzo è un ottimo deterrente all'apertura logica, quindi un freno storico-sociale, utile alla mente da dittatore!

Senza sottovalutare il come un'educazione incentrata sulla paura e sul disconoscimento sistematico del soggetto-individuo destinatario crei in lui gli stati d'ansia che a loro volta innescano, con il continuo disconoscimento del sé, la fragilità emotiva con la rinuncia alla difesa della dignità del sé. C'è una forma di gusto a sottomettere la mente del destinatario, in una comunicazione, ed è tale stato di piacere malevolo che rende dittatore l'emittente che, imponendo il proprio verso, definisce l'altro ego-centrico, narcisista quando rivendica il suo grado di libertà (tipico caso da racconto "il lupo e l'agnello". direbbe Esopo! Ecco il valore storico delle favole!).

La mancanza d'apertura logica allo sguardo dell'altro, è bene puntualizzarlo, nasce da una rigidità osservativa che vincola lo sguardo-mente osservatore ad una sola linea di lettura (fissità) che a lungo andare, per un'assenza dialogica, crea in lui la gabbia pregiudizievole (la pupa che lo soffoca) rendendo avvitato il pensieroxxi a uni-verso osservativoxxii.

L'aver sottovalutato il processo d'apprendimento intrinseco alla medesima azione di conoscenza, in un certo senso, ha avvitato a sua volta la scienza moderna su una posizione di occhio uni-direzionale di lettura che fa studiare il campo-habitat e non l'individuo-uomo che organizza e popola quel campo, scolorandone così il valore storico di cittadinanza.


L'uomo oggetto di scarto

Oggi l'evoluzione scientifica ha in un certo senso come scavalcato l'uomo, facendo dell'umanità l'elemento di scarto economico e di indifferenza politica (le caste). Si pensi:

  • all'economia finanziaria che sta producendo un nuovo medioevoxxiii con la nuova tesaurizzazione della moneta e relativa crisi produttiva per i capitali non rinvestiti in forza-lavoro, ma tenuti congelati per i giochi-finanziari di un mercato azionario o monetario che vive per se stesso, essendosi spezzato il legame con il settore produttivo;
  • oppure alla tecnologia automatizzata che sta rendendo l'uomo un'eccedenza economica, per mancati investimenti sulla  stessa intelligenza. Egli è sistematicamente estromesso dagli ambienti produttivi e organizzativi, con relativa inflazione del mondo del lavoro, governato da macchine intelligenti che svolgono le funzioni di assemblaggio o monitoraggio... bypassando la forza-lavoro mente-braccio-uomo.

Ma senza investimenti in nuovi sbocchi occupazionali, che creino nuovi spazi economici le politiche degli Stati mostrano una forma di disattenzione profetica (logica a breve periodo), infatti ogni qual volta si è creata una crisi del mondo del lavoro si è innescata una dispersione di umanità per mancato investimento sull'uomo medesimo. In tale perdita di senso storico si può già ipotizzare, in un futuro molto prossimo, un incremento vertiginoso dell'esodo di massa tra i Continenti, con gravi squilibri economico-politici che nessun governo potrà evitare, a condizione che non si faccia del lavoro la forza vincente di tutta quanta la società-mondo, aprendo alla Società della Conoscenza.

Solo investendo a larga scala sull'intelligenza e il benessere di ogni uomo, a tutto Mondo, si può uscire dal vortice di povertà, poiché, investendo sul non ancora immaginato, si aprono le nuove creste evolutive. Fare dell'intelligenza il vero valore economico, inoltre fa cadere tutte le gabbie logiche, essendo essa una prerogativa radicata in ogni pensiero-cervello-uomo come la forza-potenza naturale, auto-propulsiva, che non ha colore della pelle e non genere maschile o femminile e né etnia e né età! Intelligenza che va letta a 360°, non solo come capacità matematica o logica o creativa (riduzionismo), ma anche come tenerezza di sguardo, difficoltà mnemonica, espressiva, espositiva. Tutti quei campi che dimostrano i punti forti e i punti deboli su cui poter intervenire amplificando le immaginazioni-azioni.
  • Oppure - dopo quanto appena detto - si pensi alle strettoie dei medesimi studi sul cervello umano, posto dagli scienziati come un semplice processo biomeccanico de-storicizzato che, con la compiacenza silente delle stesse neuroscienze, sta implementando la manipolazione del pensiero con cui l'uomo è letto, da una certa realtà produttiva che finanzia le medesime ricerchexxiv, come semplice consumatore-passivo di immagini-emozioni-beni creati su misura da una pubblicità-schiavizzante che è espertissima nelle tecniche di persuasione e manipolazione dell'attenzione, per puri fini di mercato che crea sempre nuovi oggetti di culto, un esempio il telefonino ultimo grido, status symbol di uomo-oggetto dell'oggettoxxv.

  • Oppure che dire della Natura de-naturata con tutte le forme di sofisticazione che in nome della scienza fanno ingrassare le mafie ormai globalizzatesi prima degli stessi Stati

Certo una domanda sorge naturale, a cosa serva arricchirsi tanto se poi la progenie sarà malata per secoli per i pesticidi o le diossine nascoste nei terreni o nei fertilizzanti o nelle scorie radioattive!


Si percepisce una forma di regressione storica, come un'inversione di tendenza evolutiva, rispetto agli studiosi antichi che fecero dell'intelligenza dell'individuo il campo di lettura privilegiato nelle loro ricerche e non il mercato con il suo andamento, la tecnologia con la sua forza anche devastante o il potere con la sopraffazione delle intelligenze depauperate del libero arbitrio grazie all'uso massiccio di farmaci o di droghe o di immagini-slogan o di fast food che riducono le capacità proiettive-progettuali del pensiero; isolando l'individuo in uno spazio cognitivo sempre più ristretto, sino ad essere solo un punto-posizione, in cui è azzerata la dimensione prospettica dello sguardo-mente, che si fa  punto adimensionale, avvitato in un subito non esteso - frantumazione dell'io/sé, con la perdita dell'identità (uomini ombra).

Quei sapienti-scienziati di un passato remoto ebbero grande capacità immaginativa e multi-proiettiva, lessero la conoscenza come un processo di gnosis a tutt'uno tra psiche e natura (che non equivale al Tutto dei fisici odierni) con una molteplicità di sguardi, a più profondità e di carte-linguaggi-tagli disciplinari con una pluralità di analisi sfaccettate. Essi guardarono all'uomo-valore come un complesso sistemico e cognitivo aperto a tanti interessi e a tante possibilità di realizzazioni politiche, economiche, sociali, culturali, occupazionali, in grado di fare assumere la cittadinanza attiva nella vita.

Essi stessi furono uomini a tutto tondo:

  • matematici, filosofi, poeti, politici, scienziati, artigiani, .. che posero l'uomo a centro-luogo della ricaduta delle stesse azioni storiche che andavano sì a modificare l'habitat, ma  per renderlo più ospitale, più idoneo alla vita.


Il salto di lettura: Verso un nuovo Umanesimo

Recuperare l'uomo come interezza vitruviana aperta a più possibilità è quello che necessità ripristinare, passando da una visione di conoscenza scissa, frantumata che s'allontana come meteore che tendano a disperdersi e annullarsi nei meandri del cosmo; a una visione a uno/tutto a frattale, con tante esplosioni di consapevolezze che, emergendo dai vuoti di parola, diano una coscienza coesa e aperta alla molteplicità storica, vera ricchezza economica con i tanti sguardi e le tante possibilità attuative e moltiplicative:

  • Si pensi a quante intelligenze vengano sprecate nei campi profughi o nell'ozio inerziale di un azzeramento del lavoro (crisi occupazionale) con tanta gioventù sprecata per una politica malata d'immaginazione, che si è avvitata su una vite sola  di autodifesa economica, ad esempio la sola politica tributaria che sta asfissiando l'intero paese Italia, smettendo così d'investire e di rischiare sul futuro, in nome di una Salute Pubblica da difendere che inconsciamente fa accettare l'idea di una malattia sociale, non identificando più la novità che affiora come la ricchezza evolutiva.

Per uscire da tale gap cognitivo ed economico, si pone il bisogno di un nuovo orizzonte osservativo che faccia porre l'uomo a centro dialogico e nevralgico dell'umanizzazione dell'intero sistema storico a 360°, poiché una storia senza uomo è un campo senza forma, nome, contorno, identità:

  • l'osservatore storico, biostoricamente parlando, è la bussola cognitivaxxvi che indirizza lo sguardo e ricama su quell'avvisato-appreso una giustificazione logica ed emozionale che lo fa sentire compartecipe della vita.

L'abilità di lettura non si misura sui tempi brevi o immediati, ma sulle portate storiche a lungo periodo a grande respiro che mostrano le lungimiranze osservative, veri ponti di umanitàxxvii:
  • Se vestire la Natura di significato, non equivale all'essere Natura, così come una ricetta di torta di mele, alla torta che la mamma prepara la domenica mattina, ciò non delegittima le azioni del ricercare, poiché su tali azioni nascono le capacità di risposta alla vita in una storia umanizzata.

Il vestito è solo un guscio in cui si racchiude (dare un confine) un appreso informativo per poterlo memorizzare e riconoscere se lo si rileva nuovamente. Essendo esso solo un'osservazione è soggetta a continue correzioni e ogni correzione è una forma di strappo del modello-carta di realtà.

Imparare a strappare le teorie, senza farne dei feticci da adorare sull'altare del dio denaro, è il compito storico del vero ricercatore che deve saper restare indifferente di fronte alla sua scoperta, anche se grande la sua incidenza storica, anche se ha richiesto molto studio e spreco immaginativo, poiché essendo ogni carta-modello un semplice approdo, non è un territorio. 

Il restare umili di fronte all'appreso, come servi sciocchi di fronte alla vita, rende permeabili, sensibili, attenti, attivati a riconoscere il valore degli altri detti, ad avvistare quegli effetti farfalla (risposte minime a battito di ali di farfalla del campo) che rendono variegate le conoscenze, evitando le presunzioni di chiusura in una sola formula, di tutta quanta la naturalezza della vita.

Acquisire la plasticità dell'occhio-mente crea le molteplicità di produzioni che rendono le conoscenze stesse più conformi alla naturalezza vitale, il bloccare in una formula o in un approdo economico o politico o tecnologico o religioso la conoscenza, innesca le logiche tiranniche che fanno assumere una distanza dal contorno-contesto, letto come area dell'indifferenza, in tale chiusura la psiche-osservatore scivola nelle generalizzazioni con le etichettature in schemi rigidi.

Logiche a Caino del mondoxxviii che creano le presunzioni a-storiche, tipiche di menti contratte in uno stato di immobilismo immaginativo e ideativo che sclerotizza la realtà, fermandola nel tempo in una immagine sbiadita, priva di identità. 


L'errore della modernità

In sintesi la scienza moderna e intorno ad essa tutto il sistema di contorno dall'economia alle tecnologie con le  politiche sociali, tecnocratiche e culturali, sino a tutto il '900, hanno dato per scontato che l'osservato letto e teorizzato fosse corrispondente in tutto e per tutto alla carta di lettura elaborata da un mente-logica umana, la quale anche se molto organizzata, colta e ben-disposta, resta pur sempre una semplice struttura del sotto insieme universo, di cui è un singolare granulo-seme di una particolarissima crescita evolutiva.

  • Ogni seme, sia esso stella, grano, cellula, idea, emozione... ha in sé l'eco-indirizzo evolutivo di creazione relativa al proprio séxxix, ma non possiede tutti gli indirizzi-versi della Creazione. Essendo l'eco evolutivo un vuoto di vita che si appresta ad essere organizzato in una relazione individuo/campo di coltura, ogni legame è una dialogica nuova che apre una via nuova di processo storico, schiuso sia alla continuità che alla novità (visione di creazione creantesi e non creata-chiusa in una formula per sempre).

Imparare a leggere il divenire-diveniente richiede un occhio-mente attento ai nuovi fatti-segni evolutivi, che si mostrano come imprevisti, con gradi di stranezza che richiedono una ridefinizione e una ricollocazione di tutto l'appreso informativo modellizzato:
  • Il modellizzare impone una consapevolezza di apprendimento e di costruzione del linguaggio stesso, con cui si andrà a vestire la stranezza rilevata. Il linguaggio svolge un'azione di spaziatura della mente, funzionale alla presa di realtà.

Ogni stranezza emergente non è un errore storico-evolutivo, ma una incognita vitale che si è mostrata all'occhio-mente osservatore; in tale mostrarsi prende storicità e si dona come novità nuda allo sguardo umano che dovrà vestirla di valore, l'uomo attribuisce il valorexxx e su questo si misura il suo grado di generosità storica:

  • nelle eccedenze informative si costruiscono le democrazie, nelle implosioni conoscitive, si affermano le dittature, essendo ogni scoperta una nuova possibilità di azione e ogni azione un nuovo compito storico che allarga l'adattabilità all'essere nella storia di ogni uomo.

Se si legge in tale bivalenza la dinamica del divenire, si colgono le fasi di esplosione/implosione che rendono altalenante l'andamento della storia con le apertura/chiusure degli spazi e con le generosità e le avarizie cognitive ed economiche.


Le radici devono avere fiducia nei fiori - Maria Zambrano

Imparare a tenere sotto controllo il personale modo di rispondere alla vita - l'osservatore che osserva sé che osserva - può rendere più fluido il divenire o più rallentato, nel primo si è più democratici, nel secondo più tirannici. Ogni uomo ha in sé un grado, variabile, di tirannia e di democrazia:

  • Se si scommette nell'uomo come valore intellettivo, allora si hanno più possibilità di implementare le ricchezze storico-politiche, ogni svolta di boom economico ha puntato sulla cultura distribuita come risorsa per il benessere nazionale; viceversa ogni inversione, verso una forma di regressione che ha bloccato la conoscenza e con essa la scuola, la ricerca... creando le schiere di ignoranti - oscurantismo.



Un seme nascosto nel cuore di una mela è un frutteto invisibile. (proverbio gallese)


__________________

iA. Colamonico. L'osservatore biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Op. cit. Sito Ufficiale di Biostoria scienza & metodo - © 2011/2012

iiR. Carson, Primavera silenziosa. Feltrinelli, 1999.

iiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.

ivA. Colamonico. Biostoria. Op. cit. Il Filo, Bari 1998.

vA. Colamonico L'osservatore biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Op. cit. Sito Ufficiale di Biostoria scienza & metodo - © 2011/2012

viA. Colamonico. La spugna eco-biostorica. Saggio Nido-Sito: https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/

viiA. Colamonico. Biostoria. Op. cit. Il filo, Bari 1998.

viii Ogni carta di lettura è solo un modello di spiegazione relativo ai campi di riflessione, isolati e studiati; ogni campo è e rimane una visione ristretta e circoscritta di un quid (zona d'ombra) che trasborda la frontiera-finestra stessa di lettura, in tale esserci un oltre il limite imposto, ogni carta è soggetta ad essere riscritta (processo di apprendimento) per ogni nuova rilevazione-fatto che ne rende limitatane l'osservazione precedente. Imparare ad interagire con il limite si fa vera ricchezza gnoseologica e come ricaduta ricchezza economica per un'intera società.

ix Complicare, in tale ambito, non ha un significato negativo, come una confusione che crea disordine informativo, ma al contrario come una ricchezza di organizzazioni a strati soggiacenti che ne amplificano le funzionalità vitali e storiche.

xA. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della mente nel salto eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010.

xiE. Bellone. Qualcosa, là fuori. Come il cervello crea la realtà. Codice, 2011.

xiiA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. 2005.

xiiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, 1973.

xivA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, 1993.

xvA. Colamonico. Il ruolo della poesia nella storia. 21.6.2008. Blog: http://palestredellamente.blogspot.it/2008/06/incontro-di-poesia-frammenti-di.html

xviIl caso Olivetti. Il computer l'anno inventato gli italiani. 27 ottobre 2013. http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/10/il-caso-olivetti.html#more M. Pivato Il miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta. Donzelli editore, 2011.

xviiA. Colamonico. La poesia movimento dell'anima. 30.5.2010. Blog: http://palestredellamente.blogspot.it/2010/06/la-poesia-movimento-dellanima.html

xviii A. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010

xixA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI. Milano 1993.

xxiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xxiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xxiiiA. Colamonico. La crisi finanziaria e le risposte degli Stati: il nuovo Medioevo, martedì, 24 marzo 2009. http://biostoria.blogspot.it/2009/03/la-crisi-finanziaria-e-le-risposte.html

xxviA Colamonico. L'osservatore biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Op. cit. Sito Ufficiale di Biostoria scienza & metodo - © 2011/2012

xxviiA. Colamonico. Ordini Complessi. Op. cit. Il Filo, Bari 2002.

xxviiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xxixA. Colamonico. Biostoria. Op. cit. Il filo, Bari 1998.

xxxA. Colamonico Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.


Acquaviva delle Fonti, 8 novembre 2013

© Antonia Colamonico






Antonia Colamonico © 2013 - Tutti i diritti sono riservati.





Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà





Approfondimento






Biostoria: quaderno n° 1

Antonia Colamonico

Fatto tempo spazio
Premesse per una didattica sistemica della storia

OPPI, Milano 1993

  • Premessa
  • Disordine-ordine
  • La rete
  • I piani della rete
  • La maglia storiografica
  • La produzione dei fatti
  • L'appropriazione-trasposizione dei fatti storiografici
  • La dinamica e la lettura del processo storico
  • Ipotesi di costruzione della struttura chiave
  • I dualismi del processo storico


La 1a Finestra Storiografica (historiographical window).

(da A, Colamonico. Fatto tempo Spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI Quaderni, Milano 1993, p. 22.)










Biostoria: quaderno n° 3

Antonia Colamonico

Ordini Complessi
Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni

Il filo, Bari 2002

Premessa

1° Campo - Ipotesi di viaggio nella Conoscenza

Introduzione

1a finestra - Il campo d'osservazione

  • La finestra di lettura come campo-lente
  • Esempio di costruzione di una finestra storiografica
2a finestra - Il campo universo
  • Esempio di costruzione di un campo-rete universo

3a finestra - Il campo evento

  • Esempio di costruzione di una mappa esplorativa di campi e di effetti di evento

2° Campo - L'ordine biostorico

Introduzione

4a finestra - Il quanto storico e il quanto informativo

  • i fili-approcci di lettura degli eventi
  • Esempio di costruzione di una maglia storiografica e di un gioco di lettura
4a finestra - L'eco storico e i tempi di lettura
  • Esempio di costruzione di una lettura a campo profondo

6a finestra - La traslazione di evento e la costruzione di realtà

  • Esempio di costruzione di un ordine a nuclei di saperi

3° Campo - La rete informativa-immaginativa e la coscienza

Introduzione

7a finestra - la dimensione storica e gli ordini di realtà

  • Esempio di soggettività della percezione
8a finestra - Il soggetto lettore-attore-abitante nell'organizzazione del proprio io e dei propri spazi
  • Esempio della funzionalità dei vincoli esplorativi e delle carte d'osservazione

9a finestra - Gli ordini multipli

    • Valenza della quinta dimensione di lettura per un pensiero al plurale
    • Esempio della portata storica dei vincoli di valore nella costruzione di realtà

Indice dei fuori campo

(le visioni metaforiche della realtà da Le stagioni delle parole, inedito)

  • L’abito
  • Libertà di costruzioni costruzioni di libertà
  • Il dono – la porta
  • Il salto
  • Discontinuità di tempi andate e ritorni – il fuso
  • Echi
  • L’angolazione la dinamica della libertà
  • La finestra
  • Tessuti il filo
  • Il sogno
  • Il grido calici di poesie
  • I diversi - mente/cuore



"...il pensiero occupa un suo spazio-tempo ed  assume una forma a spugna... La capacità ad organizzare gli ordini complessi mentali passa per la quinta dimensione di lettura... imparare a ragionare in simultanea su più registri informativi permette il take-off delle conoscenze..."  da A. Colamonico. Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a 5 dimensioni. (2002)





Biohistory Epistemology


La strada di ogni nuovo percorso non è facile da praticare; tanti sono gli impedimenti, le incomprensioni, gli scoramenti che premono a far desistere, a lasciare andare. Per questo sento fortemente il bisogno di esprimere il mio grazie a tutti coloro che mi hanno incoraggiata a continuare... (da dedica. A Colamonico. Biostoria Il Filo, Bari 1998).




(A Colamonico. Biostoria, indice dei campi. Il Filo, Bari 1998)

(...) Si dice che la nostra sia solo una percezione tridimensionale e che non ci è data la visione del tutto vitale; ma il non vederlo non significa che non si possano cogliere briciole di tutto, frammenti di ordini complessi che trascendano i limiti funzionali. piccole porzioni di cosmo che strutturandosi in atoni e poi in molecole, abbiano insieme volume e storia, spessore e tempo. (...) Da A Colamonico. Biostoria. Il filo, Bari 1998.


5 Il campo e la dinamica vitale




Le dinamiche in relazione agli ambienti naturali



(...) Nel caso degli ambienti naturali, si potrebbero distinguere, per esigenze di metodo, i tre spazi-territori fondamentali (materia-bios-pensiero) che si costituirebbero dalle esplosioni e dalle influenze di evento.

Ogni evento non si limita a perturbare il suo spazio-habitat, ma produce una variazione, anche minima, in altri territori non propriamente suoi, come ad esempio un evento atmosferico ed uno psichico. Una scoperta scientifica e un terremoto in un’isola del Giappone e l’arrivo di un asteroide su Giove e l’esplosione di una bomba a Tel Aviv... hanno degli effetti di evento differenti in relazioni ai luoghi fisico-biologico-mentalii che saranno coinvolti dalla loro azione di caduta.

In tal caso si può parlare di tre territori complessi e organizzati come di tre sotto-campi del campo universo:

  • uno fisico-geografico, uno chimico-biologico, uno psichico-mentale.

I tre non sono tra loro scissi, bensì contenuto-contenitore l’uno dell’altro, come stanze, interconnesse, della casa:

  • Campo Tuttoii.

Si cominciano, anche, a studiare le influenze di campo-fuori campo, ad esempio le perturbazioni magnetiche, sulle regioni non solo fisiche in senso stretto, ma mentali o biologiche, come il rapporto pensiero-radiazioni o perturbazioni atmosferiche e presenza di certe malattie vascolari e muscolari.

Dagli studi emerge sempre di più una struttura di realtà multipla che si influenza e si condiziona nel suo interno. I tre territori - materia-bios-pensiero - appaiono un unico complessoiii.

Una visione dinamica degli effetti di forze a struttura multipla, sta mutando i paradigmi del pensiero scientifico che avevano sempre distinto i processi fisici da quelli mentali e da quelli biologici. Si ritiene, con tali vecchi parametri, che un evento in fisica o in biologia non sia la stessa cosa di quello in storia, come se lo scoppio della bomba atomica nel 1945 ad Hiroshima, ad esempio, non avesse nulla a che fare con il diffondersi della radioattività o della leucemia, essendo quella una risposta militare-politica e non, anche, fisico-biologica.

Una visione di un’unica rete di connessioni tra le tre forme di spazio è già accettata di E. Moriniv che evidenzia come la divisione dei tre campi sia stato più il frutto della logica omeostatica occidentale, basata su un’ontologia che confondendo la lettura con la realtà, portava a considerare i concetti come delle entità chiuse:

  • sostanza, identità, causalità, oggetto... destinate a mantenere l’equilibrio mediante l’espulsione delle contraddizioni e dell’erranza.

Un tale sistema di pensiero non è più in grado, oggi, di spiegare la complessità dinamica e strutturata del reale che pur avendo mille lati rimane uno solo, come un diamante che assumendo più sfaccettature, assorbe e riflette in sé i colori dell’iride.

Gli studiosi parlano di salto di paradigma come passaggio da un pensiero meccanizzato ad uno ecologizzato, e con tale salto si apriranno le porte della nuova era.

La nuova sfida per l’umanità sarà un pensiero che sappia cogliere il tutto e l’uno insieme, accettare i limiti della conoscenza ed essere auto-propulsivo per inventare l’inimmaginato, il non ancora pensato.

Lo studio biostorico in parte vuole soddisfare tale esigenza e porsi come legaccio di unione tra i saperi e tra i reali, in quanto tutto è riconducibile al quanto storico, poiché tutto è storia. (...)

____________

iConsiderare luogo non solo lo spazio geografico, ma anche il pensiero serve a comprendere le relazioni che si tessono tra le idee e le azioni. Solo ponendo la mente come un territorio psichico-fisico-biologico in espansione si possono giustificare le relazioni tra quantità-qualità di azioni e quantità-qualità di idee.

ii A tale proposito, ad esempio, la biofisica sta indagando sulle perturbazioni di evento a più livelli di spazio, e sempre più emerge una visione di struttura cosmica intercorrelata dal punto più centrale, scelto dall’occhio osservatore, a quello più periferico. Per una visone ecologgizzata dell’universo si veda: F. Capra, L’universo come dimora, ed. Feltrinelli, Milano 1994.

iii R. Rucker - La quarta dimension: un viaggio guidato negli universi di ordini superiori - ed. Adelphi, Milano 1994.

iv E. Morin, op. cit.

Da A Colamonico. Biostoria (p. 51). Il filo, Bari 1998. © Tutti i diritti sono riservati.






dal Blog:

sabato 1 maggio 2010

Oltre Edagar Morin:

di Antonia Colamonico 


(Octavio Ocampo)


La ricerca scientifica si evolve sull’individuazione di un limite cognitivo, per quanto si possa essere rigorosi nell’indagine c’è sempre una maglia che sfugge e rende lacunosa, se non errata, l’interpretazione della realtà, proprio da tale smagliatura dell’intreccio argomentato parte il nuovo verso-direzione della Conoscenza che dà a questa una struttura frattale a spugna con trame, nicchie e chioma (A. Colamonico Le carte biostoriche e la geografia del pensiero complesso. 2007).

Importante è parlare d’interpretazione, poiché la mente umana nell’organizzare la realtà di fatto la delimita e la riduce al modo privato d’osservare, chiamare, giustificare, interpretare l’oggetto che le è di fronte.

Il legame osservato/osservatore è il vincolo che rende le visioni con le relative carte di lettura e linguaggi delle semplici modificazioni di una realtà che trasborda il limite, cioè va oltre i bordi-confini che l’uomo assegna nella sua azione esplorativa.

La conoscenza procede per campi-finestre d’interesse e d’osservazione e come ho più volte sostenuto nei miei scritti, il campo-finestra è uno spazio-lente limitante e deformante, che assegna un perimetro ad una porzione di campo storico che presenta una struttura a uno/tutto:
  • L’essere l’uno/tutto della vita fa sì che, quando si vanno a creare dei campi ristretti d’osservazione, si neghino i legami fattuali posti oltre la frontiera cognitiva, per cui si dà origine nella lettura a una dualità di ombra/luce.

La finestra storiografica come lente cognitiva


L’assegnare il confine è come se si accendesse un riflettore su una porzione di realtà che, messa in luce, si svela all’occhio osservatore; ma la linea di confine crea, in simultanea, una zona d’ombra tutto intorno al campo di lettura che cela le altre porzioni di spazio: il celare è la messa in oscurità di realtà che diventa lo spazio dell’indifferenza cognitiva.

L’indifferenza-buio, è bene precisare, non è una proprietà della realtà, ma il limite cognitivo umano, per cui le osservazioni sono sempre circoscritte e soggette ad essere superate.

La realtà isolata e poi letta, resta fortemente vincolata alla ampiezza di lettura. Come sottolineai in Fatto Tempo Spazio - Premesse per una didattica sistemica della storia (1993), se si amplifica o si riduce il diametro della finestra, effetto zoom, automaticamente cambiano le visualizzazioni delle relazioni nodali tra gli osservati e di qui, per effetto di ricaduta, degli stessi significati.

Ogni lettura produce una carta interpretativa o modello che non può considerarsi definitivo, ma soggetto a continue ridefinizione in relazione al variare della lente/finestra cognitiva, utilizzata: plasticità della conoscenza e dello stesso occhio-mente.

Per comprendere tale dipendenza tra l’ampiezza della finestra e la visione delle relazioni vitali, necessita acquisire un occhio sistemico che pone la realtà come un unico universo in sottouniversi tutti eco-interdipendenti, a più livelli e strati organizzativi. Tale megastruttura è fortemente dinamica, poiché una perturbazione in un punto x di un sotto-sistema y, determina un effetto di ricaduta, nel tempo, in tutti quanti i sistemi del sistema allargato: effetto farfalla.

Si può comprendere come l’andamento storico, inteso come il processo vitale a livello cosmico, si evolva non secondo una singola dinamica che mette in atto una singola linea evolutiva, ma una molteplicità di dinamiche che rendono pluridimensionale l’intero sistema universo, come una Rete in reti di entropie/sintropie a livello di tutti i sotto sistemi. La realtà si presenta come un corpo unico, quale grande cuore che pulsa, in tale pulsare consiste la Vita storica.
  • Tale premessa serve a comprendere il perché dell’Oltre Edgar Morin.
Nel 2003 ebbi l’opportunità di conoscere Morin, l’epistemologo della Complessità e ne ricordo ancora la grande disponibilità al dialogo e la forte capacità d’ascolto, nonostante l’età. Leggendo i sui libri sul Metodo isolai un limite concettuale, cioè quello di definire la dinamica vitale come un processo duale di entropia/neghentropia (A. Colamonico Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity . 2005).

Nei miei studi, essendo partita dalla teoria del Caos, avevo focalizzato il processo storico come una gemmazione-fioritura di eventi che fanno della vita una megastruttura ramificata a spugna, con nicchie di pieno/vuoti.


La Spugna Storica (M Mastroleo)

Il pieno, dato dagli eventi che hanno preso spazio-tempo, sono le creste storiche; il vuoto, le cavità della spugna storica generate dagli eventi che non hanno preso forma o hanno perso spazio-tempo, si pensi agli effetti di una guerra o di un terremoto, ad esempio il vuoto architettonico creatosi con i crolli aquilani.

Ora essendo la spugna un oggetto reale, fisico, che può essere esaminato, ruotato, sezionato, smembrato… veniva fuori che le letture, variavano in relazione alla lente-operatore-registro di conoscenza, dando origine, così, a carte diversificate: una lettura sul tempo dava una visione a echi storici; una spaziale a gemmazione di vuoti/pieni, come un sistema poroso e lacunoso.


Mappa biostorica di lettura di cresta di evento:
Porosità della Vita (Marcello Mastroleo)


Ogni carta-lettura, indi svelava/velava una parte di verità e questa stessa, a sua volta, assumeva una forma frattale, a spugna.

Da una simile architettura, porosa, veniva fuori che la vita, come il sistema universo è il risultato di un processo entropico/sintropico che, secondo una dinamica a uno/tutto, determina i pieni/vuoti di vita/morte: gli sdoppiamenti dei sistemi, le ramificazioni della vita, la complessità come una unica coabitazione.

La realtà, vista come una megastruttura a uno/tutto, comporta un occupare e un perdere spazio-tempo, in questo gioco di vita e di morte entra sia un processo d’erosione, visto come la perdita di organizzazione, processo entropico; e sia uno d’acquisto di nuova organizzazione, processo sintropico. Per cui la dinamica vitale non si può più porla tra entropia/neghentropia, ma necessariamente tra entropia/sintropia.

Proprio la sintropia svolge la funzione di attrattore nella costruzione della vita, dando l’ordine-indirizzo nuovo, altrimenti non si spiegherebbe come mai tutto il sistema universo, soggetto all’erosione del tempo, si tenga ancora oggi coeso.
  • Se la neghentropia non era la seconda fase del processo vitale su quale piano si poneva?
La neghentropia non è relativa alla dinamica vitale in sé, come oggetto tutto, ma come capacità di lettura del soggetto osservatore-attore-abitante storico che leggendo, interpretando la dialogica vitale, può rispondere alla vita, quale secondo giocatore.

Credo che a molti, in questi anni d’abbondante silenzio intorno al mio pensiero, sia sfuggito un particolare molto significativo della mia architettura: non ho definito la Storia-vita come un sistema Tutto, bensì come un sistema Uno/Tutto.

In questo essere l’uno e il tutto di(a)logicamente insieme, si costruisce la relazione individuo/campo come scambio informativo che rende ogni soggetto il coattore del tutto vitale, è qui si pone la neghentropia, poiché interpretando, comprendendo, il soggetto può ridurre o accelerare l’erosione/esplosione storica, rendendo non scontata la dinamica evolutiva.

In cosa consisteva il limite dell’architettura di Morin, in parte derivato da alcune letture dei fisici, nell’aver unificato l’oggetto e il soggetto storico, ponendoli come una realtà lineare, a uni-forma. Egli aveva trascurato di leggere con occhio scisso il dentro/fuori della vita che pone una struttura duale, topologica, di individuo/campo, in cui c'è un gioco vicendevole di scambio emittente/destinatario.

Nella visione di una megastruttura ad uno/tutto, l’uno e il tutto non s’identificano, sono due distinti che interagiscono, essendo in relazione dialogica di nodo/rete che produce gli eventi: tutto è storia!

Ogni evento è causa/effetto di una risposta storica che può assume differenti nomi in relazione alle scienze che l’indagano:
  • l’individuo perturba il campo-nicchia; la nicchia perturba l’individuo-uno, da qui la visualizzazione del processo storico non più a linee, ma a cerchi sintropici che nel tempo danno luogo a delle spirali fattuali, per averne un’idea si pensi ai cieli di Van Gogh (A Colamonico, Fatto tempo spazio, 1993).
L’aver letto il dentro/fuori della vita come identità, aveva portato a trascurare la differenza posta già da Maturana e Varela in L’albero della conoscenza (1992) tra rete e mappa. Essi, infatti, distinguono la rete dalla mappa-carta, dicendo che nella conoscenza noi elaboriamo le mappe di lettura intorno ad una dinamica che ha una struttura a rete che resta, nella sua vitalità, fuori dalla mappa che si ferma alla membrana che rende isolato l’oggetto vitale, si riferivano alla cellula.

La rete è il processo vitale, la mappa-carta è la conoscenza come riduzione della vita all’occhio osservatore, alla maniera di un piegare a sé la realtà:
  • se quindi la carta di lettura è legata all’osservatore, la neghentropia, come lettura, non è intrinseca al processo vitale in sé, ma è su un altro piano di realtà.
In biostoria, infatti posi una mappatura del tempo diversificata e definii il tempo entropico come una fuga verso l’esterno, effetto disgregante del sistema e il tempo sintropico come una fuga verso l’interno, effetto aggregante del sistema; tale dualità rende il processo vitale, pulsante, cioè vivo.

Morin, scrive che la dinamica storica procede attraverso un processo di sintropia/neghentropia, come un’alternanza di perdita di energia-informazione e riduzione della perdita di energia-informazione, a seguito di conoscenza. Secondo i fisici la neghentropia permette di rallentare i processi degenerativi, non di bloccarli, infatti, per alcuni, si procede inesorabilmente verso un’entropia totale:
  •  di qui il nichilismo storico.
Ora analizzando la dinamica biostorica così come l’avevo interpretata nei miei scritti si evinceva il limite concettuale che andava ad inficiare in parte l’architettura della conoscenza storica posta, poiché le si assegnava un tempo a tempo, mi spiego meglio, un tempo che procedendo verso un’entropia era destinato a morire.

La mia architettura a più gradi di dinamiche Entropia/sintropia/neghentropia, aveva introdotto la vita nel sistema storico come processo rigenerativo e riequilibrante delle forze che nel gioco di vuoti/pieni aprivano alle Novelle Sintropie del Caos, gli ordini della diversità, con il relativo passaggio dal pessimismo, all’ottimismo storico:
  • la Vita è più forte della morte!
Delle carte biostoriche si evince che non ha importanza quale cresta il processo vitale potrà assumere nel tempo, ma continuerà, per sempre, ad erodere spazio-tempo alla morte.

Dedico questa pagina a tutti quegli accademici incontrati che mi hanno dato il silenzio, vorrei far notare loro che nel silenzio nasce il nuovo:
  • Il silenzio non è un vuoto-vuoto, ma un vuoto quantico  pieno di fremiti, di palpiti, di pulsazioni che una volta decifrati, chiamati, ordinati… danno forma al nuovo verso dei realtà!

Antonia Colamonico © 2010 - Tutti i diritti sono riservati.



Reference on the name biohistory


Antonia Colamonico (2005). The Story of a Paternity. World Futures 61 (6):441 – 469.Name does matter. During exploration of knowledge, name provides dignity of existence. Isolating a quid from a whole, name gives that quid a status (i.e., helps it to gain a space, time, and fact). Biohistory had its own name in August 1992, when finally my mind isolated the historical quantum as the promotor of life. Shape follows name; Biohistory began to take shape in 1993, when it ran into Edgar Morin's ideas. For about a year, Biohistory had been a game I toyed with, using it to show my pupils the explosion of events in spaces. I even gave it a poetic dress, in the form of nursery-rhymes (Spazioliberina; Colamonico, 1993). In 1993 I also read Morin's Introduction to Complex Thought (1993), in which it is assumed that a new science and a new doctrine would manage to read the one-whole. It was then that I understood that this theory would have been the body-mind-eye of my joyful child. So I adopted Morin as the father of my Biohistory










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Finestre in finestre: proiezioni dialogiche stratificate.







La scoperta

"Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto." Jorge Luis Borges.




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