La vita nel processo partecipativo

Fatto-tempo-spazio storico
Antonia Colamonico © 2013

Nella realtà il presente è un ribollire di tanti fatti a tempo 0, che emergono dal vuoto del campo storico.

Il passato e il futuro, ordinati e narrati, sono speculari più ad un occhio-lente di lettura che ai fatti in sé. (Il grido)


Le trame della vita in un'Osservazione a tempo 0
La relazione Osservatore/Osservato/Osservazione



- Voce ai silenzi... Ricami di voli -

Nella notte... Orditi non gridati si tendevano alle bigamie dei pensieri per essere intessuti, come voci dei silenzi, nelle trame di poesie non ancora nate.

Da A. Colamonico, Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994.

Intono a quel cercare nel vuoto della mente, Giacomo stava iniziando a porre dei vincoli per un appiglio di salvezza. Aveva intrapreso un percorso di guarigione, come lo chiamava.

Voleva provare a ruotare l'occhio di lettura per dare un significato differente alle sue assenze interiori. Provare a rileggersi con un occhio estraneo e iniziare a dare pace alla sua anima. Il percorso implicava un viaggio nelle differenti dinamiche di risposte alle situazioni storiche.

Era un vero incamminarsi nella memoria, con la consapevolezza che l'indagare non doveva portarlo all'auto-assoluzione, ma al recupero di sensibilità.


In tutta quella introspezione affioravano le distorsioni di quella parte di sé che non aveva mai avuto un luogo, uno stato. Quella parte segreta a cui era stata preclusa una possibilità di realizzazione, e via, via che indagava scopriva i sensi e le ragioni degli altri.

Era stato come sordo al campo, alle necessità di chi lo aveva conosciuto; così avvitato in se stesso aveva perso la bellezza dell'altro e di riflesso di sé. Questo suo viaggio nelle emozioni lo apriva alla  vita e gli lasciava leggere tutte le strettoie sentimentali e razionali in cui si era condannato, condannando anche quelli che lo avevano amato. (da A. Colamonico.Il grido - Orditi di trame‎ > ‎9° Ordito‎ >Giacomo © 2011)


Il grido

Folata di pensieri in forma scomposta


L'osservatore dà il verso al futuro


Storia di un volo
 
- Spazioliberina, passeggiando una mattina, da dietro una porticina intravide Strutturato Spaziostretto: tutte linee intersecanti, tutto muri portanti, tutto pilastri rotanti, tutto vani privati. La liberina, curiosina di sapere il perché di tanti se, volle dare un’occhiatina. Ma lo strutturato spaziostretto, geloso di tanta libertà, in un recinto fatto di tanti se… se… se… se… rintanò la birichina.
Antonia Colamonico








Nella Società Globalizzata a “Sistema Mondo” necessita uscire da un'idea uni-dimensionale di scienza, legata alla sfumatura data da Galileo con il suo metodo scientifico, per confrontarsi con altri sguardi-carte-metodi, in una visione di finestra osservativa allargata che faccia focalizzare, comparandoli, altri sistemi rappresentativi, in grado di arricchire le conoscenze e generare dei processi informativi moltiplicativi, con un più ampio spettro di realtà.

Il processo evolutivo degli individui/Società rientra in massima parte in quel processo ibridativoi che a molti non piace, poiché lo leggono come una forma di abbrutimento storico delle locali realtà-umanità, private e nazionali, (esaltazione del mito della razza pura).

Ma analizzandolo con una lettura a occhio-neutro che sappia prendere una distanza emotiva dagli enunciati, senza spaventarsi dei cambiamenti di indirizzo-impostazione, esso è una chiave di lettura perfettamente funzionale alle mappature, con occhi-lenti nuovi, di una realtà naturale in movimento che comprenda lo stesso osservatore-agente (ogni uomo) a sua volta perturbato e contaminato dalle medesime rilevazioni-evoluzioni che di volta in volta isola, indaga, assimila.

Il processo storico-fattuale è iscritto nella medesima dinamica dei campi/individui che eco-interagendo si contagiano vicendevolmente, trasferendo i modi dell'altro nel proprio bagaglio informativo-esperienziale, come nei processi di mimetismo.

L'appropriazione-trasposizione dei fatti

L'apertura degli spazi individuo/campi è il naturale processo di ap-propriazione (= azione che tende a fare propria) della vita che porta ogni individuo-società ad apprenderla e ad interiorizzarla come i tanti modi esplicativi per esercitare una cittadinanza storica - processo emulativo - che porta a trasferire le modalità fattuali da paese a paese, da civiltà a civiltà, da soggetto a soggetto:

  • come non ricordare l'esodo di massa dei cittadini albanesi verso le coste pugliesi degli anni '90 per effetto televisioneii, quando essi appresero dai programmi televisivi italiani il sistema di vita occidentale e scelsero di migrare in massa per rincorrere l'illusione di un guadagno a portata di pulsante (il tele-quiz).


L’approdo di 20.000 cittadini albanesi a Bari a bordo della nave Vlora, l’8 agosto 1991

Documentario: La nave dolce del 2012 diretto da Daniele Vicari.


Oggi a distanza di 20 anni coloro che sono rimasti, integrandosi nel tessuto territoriale pugliese, hanno arricchito da un lato la loro condizione economica assimilando i comportamenti italiani e, nel contempo, arricchito il territorio-Puglia, insegnando alle popolazioni locali come essere plastici (permeabili) alla vita, sapendosi modellare al campo-habitat (processo di apprendimento):

  • Ricordo personalmente la gara di accoglienza che nacque in quei mesi; come insegnante ho avuto modo di essere spettatrice dell'integrarsi di ragazzi, senza pregiudizi di sorta, nelle differenti realtà-classe, senza alcuna forma di problema, anzi il confronto che ne nacque sulle due culture fu uno stimolo all'apertura mentale di tutti gli studenti.

Le riscritture storiche per effetto delle perturbazioni dei fatti-eventi

Imparare a leggere le Società come una perturbazione di campi-individui parte da una premessa metodologica di apertura logica, cioè l'evoluzione di una dinamica storico-fattuale, non può essere letta come un tracciato definito e coercitivo che imponga delle selezioni, delle aperture, delle andature chiuse, prestabilite, ma bensì quale continua riscrittura delle modalità adattative che ibridandosi tra loro, continuamente, aprono a nuove possibilità, antecedentemente non ipotizzabili, non codificabili e non immaginabili:

  • Esiste un fattore d'imprevisto che spesso va ad inficiare le previsioni, rendendo idiote le pretese di bloccare il divenire in una formula assoluta, mono-tematica o mono-culturale, di un per sempre!

All'interno dei sistemi naturali-sociali-economici-politici-culturali c'è un coefficiente d'apprendimento che rende permeabili, vicendevolmente, i soggetti dando spazio agli assorbimenti di quelle dinamiche che in un primo impatto potrebbero apparire come stranezze storiche. In tale essere co-presenti, essi si co-evolvono, come in un dialogo tra due innamorati, costruendo tempo 0, per tempo 0 il volto relazionale della realtà storica che non è una ripetizione di stampi pre-confezionati (standardizzazione), ma un modellamento-accomodamento (plasticità), solo similare ad un processo precedente attuatosi. Similare non equivale a identico in ciò ogni organizzazione vitale è sempre nuova, pur nella permanenza apparente in una tipologia-modello:

  • il modello-tipologia è una categorizzazione umana che serve per apprendere e memorizzare la particolare forma di realtà isolata, ma non è della naturalezza della res-storica, se la ricetta non è la torta, così la primavera del 1956iii non è stata identica a quella del 2012. In tale non essere identico, ogni processo produce un fattore di novità che è funzionale alla ricchezza delle forme.

Un esempio di cecità di lettura

Ad esempio, la crisi finanziaria che sta bloccando la crescita economica italiana e non solo, è il risultato della poca corrispondenza tra i modelli e le evoluzioni naturali dei mercati. Le carte sono vincolate alle scelte emergenti da una serie di proiezioni di futuro che danno le possibilità strategiche dei piani di crescite, ma ogni crescita ipotizzata a sua volta può essere viziata da una forma di egoismo storico che innesca una cecità a campo-allargato:

  • Una prova è stata la bolla finanziaria del 2008, in massima parte dovuta ai modelli utilizzati per valutare ilRischio di credito” alla luce degli accordi di Basilea IIiv con le nuove regole per valutare la stabilità dei Patrimoni delle Banche che fecero sovrastimare il rischio dei piccoli debitori e sottostimare il rischio dei grandiv.




Questa miopia, ha inciso in due modi diversi sulla quota di capitale messa a “riserva legale” dagli Istituti di Credito per far fronte ad eventuali default delle controparti:

  1. sottovalutare la probabilità di default ha giustificato una ridotta quantità della riserva legale;

  2. sottovalutare i grandi ha dato l'impressione che il rischio a cui l'Istituto si esponeva fosse minore di quanto lo sarebbe stato in realtà, giustificando una ulteriore riduzione della riserva legale.

Per fare un esempio concreto, la probabilità che falliscano contemporaneamente 1.000 controparti indipendenti (persone fisiche) con una somma di 15.000 € ciascuno, è svariati ordini di grandezza inferiore alla probabilità che ne fallisca una sola (persona legale) con un debito di 15.000.000 €. Anche se la probabilità di fallimento del singolo-piccolo debitore è molto più alta di quella del singolo-grande debitore, tuttavia la probabilità che falliscano insieme tutti i 1000 piccoli, decresce esponenzialmente con il loro numero:

  • in entrambi gli scenari, l'Istituto potrebbe essere esposto a una perdita di 15.000.000 €, ma il primo caso è molto più improbabile del secondo; quindi se ne deduce che un modello che sottostimi il secondo tipo di rischio (si ricordi il caso ad esempio Parmalat o Cirio, ...) espone l'Istituto in maniera molto più pericolosa di quanto non accada sottostimando un grande insieme di piccole entità.

Questo disallineamento è stato abilmente sfruttato per generare profitto nella seguente procedura:

  • i debiti verso i piccoli sono stati raggruppati in portafogli e, questi portafogli, sono stati rivenduti alle finanziarie; ma, essendo messi in circolo da un grande creditore (la banca), il rischio a loro associato rifletteva la solidità sovrastimata del creditore e quindi avevano un rendimento inferiore rispetto al rischio effettivo del portafoglio, garantendo al creditore una speculazione sulla sovrastima del rischio di credito.
I capitali così guadagnati potevano essere rinvestiti tutti per finanziare nuovi piccoli debitori, da raggruppare in nuovi portafogli, e rivendere, essendo tale operazione un arbitraggio sul tasso d'interesse.

Schematizzando il gioco con un esempio pratico:

  1. Tanti piccoli soggetti finanziari sottoscrivono un debito nei confronti di un Istituto di credito;
  2. l'Istituto sovrastima al 7% il loro rischio di default reale del 4%, garantendosi un tasso d'interesse sui prestiti maggiorato del 75%;
  3. per evitare di accantonare inutilmente (il rischio è sovrastimato) la riserva legale necessaria a elargire i prestiti al 7% di rischio, l'Istituto rivende in portafogli pacchetti di debiti a istituti investitori (es fondi pensione, assicurazioni sulla vita, ...);
  4. in questo modo il rischio di credito è stato rivenduto e non c'è più bisogno di mettere a riserva legale la copertura per le operazioni di prestito;
  5. questi portafogli, a loro volta, riflettono il rischio sottostimato ad esempio all'1% dell'Istituto di credito che fa da garante, e quindi hanno un rendimento inferiore a quello che percepisce l'istituto stesso prestando soldi, garantendo, nell'esempio, all'Istituto un rendimento del 6% sulla cifra prestata senza rischi.

La tenuta del gioco

Il gioco, tuttavia, regge nella misura in cui l'Istituto di credito sia in grado di coprire i default dei piccoli debitori che si possono naturalmente verificare, ma per fare ciò dovrebbe avere un sufficiente margine di copertura accantonato a riserva legale, che di fatto non ha più, avendo azzerato il rischio e reinvestito in prestiti il margine, per sfruttare al massimo il proprio capitale.

Quello che ne consegue è che l'Istituto di credito ha in realtà un rischio di default molto più alto di quello stimato dai modelli non possedendo più la copertura finanziaria per restituire i soldi agli Istituti investitori in caso di default di "pochi" piccoli debitori.

La bolla finanziaria che ne è nata è stato il prezzo pagato per aver dato, negli accordi di Basilea II, la possibilità agli Istituti di Credito di decidere autonomamente il valore della propria riserva legale, purché giustificato da un qualche modello statistico che come una ricetta non è garanzia della bontà della torta. Negli accordi si è omesso di stimare che la riserva legale costituisce una perdita per ogni Istituto, per almeno due motivi:

  1. Non potendo essere investita, non produce guadagno.

  2. Al tempo stesso non producendo interessi si svaluta per via dell'inflazione.

È quindi evidente che l'Istituto per primo non abbia interesse a mettere da parte più soldi di quanti ne servano per essere ragionevolmente sicuro di non fallire, nel caso di qualche debitore inadempiente.

Ma, se l'Istituto mira al ribasso della riserva legale ed è lui stesso a giustificare la quantità di soldi accantonata, è chiaro che se potrà scegliere un modello di rischio, adotterà quello a lui più convenientevi (soggettivismo nell'attribuzione del valore a un modello “scientifico”).

Se a questo si aggiunge anche la possibilità di rivendere opportunamente sottostimato il proprio rischio, ne consegue che il gigante ha i piedi d'argilla.



L'esempio riportato sullo studio del rischio di credito fatto dal matematico Marcello Mastroleov nel 2004, prima che l'accordo divenisse effettivo, è funzionale a comprendere come ci sia un effetto a cascata di eventi, tutti legati alla scelta storica iniziale (t.0) che apre con l'eco storico le trame-creste evolutive, vincolate a loro volta alla scelta immaginativa-argomentativa che si fa “lavagna” di proiezioni di effetti


Le proiezioni fattibili piano degli immaginati

Il proiettare un'immagine di futuro non equivale alla topologia di realtà che prenderà effettivamente casa nella vita, poiché la lettura di un territorio è una riduzione conducibile al punto di vista dell'osservatore che elabora una qualche forma di legame tra e l'osservato, con un particolare verso-inclinazione che segna il grado-limite della lettura medesima:

  • in tale essere un intricato fattuale, la scelta con il modello e l'utile apre ai gradi di generosità/grettezza storica con le esplosioni/implosioni di economie-società.

Il valore vincolato del modello-osservatore nasce in parte, come già contestualizzato, dalla medesima posizione di lettura a uno/tutto con la lettura stessa.

Accuratezza osservativa non rilevata da Galileo e ben dimostrata nell'invito di Cristo a saper ruotare lo sguardo alle sfumature dei punti di vista degli altri che marcano il termometro della generosità, quale apertura etica alla vita che diviene il significativo cardine attrattivo di tutte le scelte storiche.

 Il soggettivismo di costruzione nel dare il verso di realtà

Volendo fare un esempio ulteriore, si pensi alle costellazioni e alle teorie “astrali” che le vedono motori delle dinamiche umane. É singolare pensare che ciò che a noi appare “uno scorpione” lo è solo perché, non essendo in grado di valutare a occhio nudo le distanze celesti, noi percepiamo le stelle come complanari, senza profondità. La sfera delle stelle fisse come un guscio che avvolga la Terra, ma:

  •  se ci spostassimo in un punto diverso dell'Universo, avremmo che le nostre costellazioni si “spezzerebberoper effetto della profondità che, di fatto, le separa. É singolare che a forme inesistenti in natura si attribuisca il potere di influenzare l'esistere nella quotidianità (oroscopo) ed è ancora più singolare che ci sia chi creda in ciò e modelli la sua giornata in virtù di una "chiacchiera" informativa.

Un simile paragone può essere fatto con le teorie economiche, in cui si assumono dei principi come assiomi dell'agire umano, chiudendo il singolo - la persona - in una equazione di profitto e il suo agire nel costante inseguire il massimo di tale funzione, senza altri campi di interesse e altri orizzonti osservativi. Facendo ciò si esclude tutto ciò che non è possibile codificare in numeri o quantificare, come la gioia di un sorriso o il gusto del regalare un gelato ad un bambino, senza un'idea di tornaconto o la voglia di una passeggiata sulla spiaggia a pieni nudi, incontro al sole:

  • In questo senso le teorie economiche sono simili all'astrologia in quanto osservano una carta che priva la realtà del suo spessore naturale (sfumature dell'essere) e speculano su di essa come se fosse la realtà, offrendo ricette per cucinare torte deliziose!

L'esempio economico o astrologico può essere esteso a tutte le teorie umane, scientifiche e non, che elaborano solo carte di una verità soggetta ad essere riscritta e in parte rigettata ogni qual volta una stranezza vitale renda inadeguate le proposizioni (detti) e le previsioni (immaginati).


Il vincolo osservato-osservatore-osservazione

Chiave di lettura della realtà è il vincolo osservato-osservatore che trova spiegazione (azione che toglie la piega) in una carta d'osservazione, la quale è e rimane solo una verità di carta e non di carne, pelle, ossa... di  individui o campi, incarnati nella vita:

  • Se la vita-bios è il tutto/uno vitale che prende storia in uno spaziotempo 0 di presente, implementandosi e contaminandosi, per effetto del perturbandosi degli stessi campi/individui, allora le letture dovranno essere ugualmente agili, snelle, pronte a ricomporsi in mille e mille versi altri che non chiudano alle supremazie dei detti, dei dimostrati, dei valutati... ma aprano alla plasticità di una parola-carta che si accompagna alla vita modellandosi ad essa, senza pretendere che la vita rientri in una verità di carta (logica ego-centrica a uni-verso di un io dominante).

Con un approccio eco-biostorico alla conoscenza, si può iniziare a leggere la Storia-bios:

  • non più come un semplice rapporto dialettico tra le Potenze-Stati che si contendono ora con via diplomatica (trattati), ora con via bellica (conflitti) lo sfruttamento di un territorio, la linea di un confine, il giacimento di una risorsa, l'attracco in un porto, l'andamento di un indice azionario; secondo dei principi di potere-dominio che scindono le società-individui in sfruttati e sfruttatori, in padroni e servi … (visione a uomo-vecchio). 
  • Ma come un processo comunicativo che ha, nella sua stessa struttura organizzativa, iscritta l'informazione (= azione che prende forma-casa in un tempo 0 di presente) che rende le dinamiche evolutive coese tra loro, come un “ composto di elementi granulari fissati tra loro”vii e co-estese in una molteplicità di traiettorie che rendono eco-interdipendente il tutto/uno vitale


La vita come valore storico

In tale prendere luogo-sagoma-abitazione, la vita-bios, come un tessuto connettivo si vincola al contesto fisico-biologico-geografico-politico-economico-sociale-culturale e si radica (mette radici) nella memoria-coscienza storica degli individui-campi di quegli spazi a uno/tutto come un legame a contenuto-contenitore (utero-feto) di quella realtà che si mostra e si lascia apprendere e segnare in trascritture vitali.

Il prendere forma fa assumere un contorno-superficie che è soggetto a molteplici adeguamenti, vincolati in parte al campo-nicchia storica (habitat) e in parte allo stesso occhio-mente dell'osservatore-agente (individuo-soggetto) che rileva quell'avvistato e lo con-torna di significato-valenza trasferibile come ipotesi di risposta storica, trasferibile in un successivo contesto - processo di appropriazione-trasposizione dei fatti storiograficiviii.

La lettura storiografica, che non è la bios-storia, è quindi funzionale alle con-seguenti produzioni fattuali, in quanto ogni fatto che è appreso si evolve in eco informativo, disponibile alla trascrizione di una nuova pagina di fattibili - campo degli immaginati - che per essere calata nella pagina-bios di nuovo tempo presente - campo del reale - richiede un adeguamento.

Ogni scrittura epistemologica è dunque una semplice ipotesi di fatto-nodo storico possibile:

  • Il campo del possibile direbbe D. Hume non è la categoria dell'obbligatorietà, ma della probabilità che richiede un occhio-lettore attento e neutro (non di parte), che sappia prendere le distanze dai tornaconti uni-direzionali, legati al solo ego-sé (letture uni-direzionali), che rendono viziose le scelte, come nell'esempio sulla logica degli Istituti di Credito che ha introdotto la crisi di liquidità del denaro con la speculazione nata intorno al giro dei prestiti, che oggi sta asfissiando le imprese italiane e per ricaduta i cittadini. Una lettura che non tenga conto delle ricadute di campo ha in sé una forma pregiudizievole che rende sordi ai segnali di quel sottobosco, precedentemente indicato, che fa essere permeabili alle istanze-letture dello sguardo altro, che può, se de-privato della sua dignità-alterità, inficiare le previsioni.

  • Il processo di lettura non è solo umano, ma di tutto il campo-cosmo a tutte le dimensioni-particolarità che attuano le azioni di risposta come un modellamento, fattibile (che si può fare). La differenza sta solo nel fatto che l'uomo ha consapevolezza del suo "solo" dialogare con la vita, non possedendo i codici delle altre realtà naturali se non attraverso le carte delle sue impressioni-interpretazioni, vincolate alla sua organizzazione cognitiva e affettiva di spettatore a mente/cuore che comprende e si immedesima.



Da una lettura a isole ad una ad arcipelago

Il passaggio da una lettura storiografica a mondi-civiltà a isole, ad una a arcipelagoix di mondi-civiltà co-evolutivi, implica il saper leggere la dinamica del divenire con un doppio fuoco di lettura (occhio duale) che guardi il fuori (l'alter) e il dentro (l'ego) come due luoghi-topos che si evolvono, insieme, osservandosi l'un l'altro con un effetto specchiox.

Ogni fatto-evento è un punto-nodo storico che non è quindi svincolabile da una regione-rete di contesto relazionale che lega i soggetti-agenti e i campi storici in una eco-interdipendenza in cui entrambi con la privata particolarità che gli appartiene come una pelle, dà il contributo a tutta la vitalità dell'insieme sistemico. In tale essere un uno/tutto che pulsa e risponde, ogni risposta è intrisa di responsabilità di scelta-oggi in grado di aprire il seme-trama di risposta-futura:
  • Si pensi ad una gioco di smorfie facciali di fronte ad uno specchio, che rifletta all'osservatore ciò che lui stesso mima.

  • Il soggetto-agente, senza averne lettura (assenza dello specchio), influenza la risposta futura, aprendo nell'alter-campo una linea-solco (il tracciato evolutivo) di possibilità di risposta di ritorno alla sua stessa azione. Naturalmente il ritorno avrà un tempo di elaborazione che fa parlare di tempi brevi, medi, lunghi. Come l'uomo risponde alla natura, così la natura con i sui tempi risponde all'uomo e i raccolti saranno proporzionali ai gradi di attenzione, vicendevoli.

L'etica della vita 

Nell'azione del rispecchiarsi il campo e l'individuo si armonizzano, vincolandosi e influenzandosi nelle risposte storico-fattuali, per cui sono co-spettatori del divenire e co-attori responsabili dei gradi di ben-essere e mal-essere biofisico, sociale, economico, politico... di tutto il complesso vitale che si informa/deforma continuamente come un respiro-cuore che dà il ritmo vitale all'insieme dialogico.


La nuova apertura logica 

Il superamento da una visione dialettica a quella dialogica, si struttura sul cambiamento d'attribuzione del valore, da parte dell'osservatore-agente, che è riconosciuto in modo paritario (a-narchia = fuori dalla gerarchia) sia al campo-nicchia e sia all'individuo, insieme relazionale, letti come un unico bene inalienabile che richiede, nelle procedure fattuali, il rispetto delle diversità costitutive e attuative dell'esercizio singolare della cittadinanza (area del bene come valore).

L'individuo e il campo-contorno non sono letti più come due forze in contrasto (occhio-dialettico dall'etica autoritaria-forte) che apra ai rapporti di potere e sopraffazione; ma come una dualità di ricchezza moltiplicativa che non è uni-formabile in una sintesi che di fatto fa perdere parti di tesi e parti di antitesi (processo oppositivo). In tale inalienabilità sistemica, intrinseca alla vita, l'io- e il campo-nicchia sono i valori storici e i cardini-matrici di naturalezza vitale (etica gentile-autorevole) che prende spaziotempo, moltiplicandosi in mille e mille modi, che coabitano nelle sacche nicchie della spugna storica.

Per comprendere l'effetto moltiplicativo-esponenziale di una lettura dialogica, si pensi ad un mondo in bianco e nero (lettura dialettica) e ad un mondo a colori (lettura dialogica), nel primo caso la sintesi dà una sfumatura di grigi (come una sottrazione di complessità), nel secondo il combinarsi variegato a più colori, dà le sfumature di tutta la scala cromatica (moltiplicazione di complessità). Certo nella sfera della libertà dell'individuo rientra la preferenza tra le due forme di sfumature (scala dei grigi o scala colori), tuttavia la natura nella sua generosità non si è risparmiata nel dare all'uomo la possibilità d'osservare una creazione variegata a multi-forma e a multi-faccia e a multi-verso. Mentre l'uomo con la politica a mono-colture e a mono-culture sta dissipando tale ricchezza (grettezza cognitiva di una mente a mono-verso).


Il nodo di svolta

 la logica dell'Uomo Nuovo

Il passaggio da una lettura a linee-uni-direzionali a una a campi-finestre multi-prospettiche sta nel non confondere la carta di lettura con la vita-bios, cioè nel non sovrapporre, azzerandone la differenza, la storiografia alla storiaxi , poiché rientrano:

  • la prima nel processo di conoscenza a campi ristretti (riduzione d'ordine), quale sottrazione di complessità per vincolare-condurre a sé-osservatore la lettura di realtà;

  • la seconda nel processo vitale, moltiplicativo-esponenziale (intensificazione di ordine in una complicanza vitale) che si organizza secondo continue riscritture a multi-faccia e a multi-campi e a multi-corsi evolutivi e forse a multi-mondi e multi-universi.

"... La differenza tra biostoria e storia è nella direzione dello sguardo dello stesso osservatore. Lo storico in senso tradizionale indaga gli eventi focalizzando dei fatti passati (pagine storiografiche) per carpire un insegnamento da trasferire nell'oggi. Il biostorico è uno studioso di dinamiche di campi vitali e focalizza l'oggi quale campo-scena storica da cui affiorano i fatti-ora (tempo 0), come una gemmazione di "fatti-spazi-tempi" (A. Colamonico,1993) a più strati di organizzazioni: struttura multi-proiettiva (A. Colamonico - M. Mastroleo, 2010). Egli nell'apparente disordine dell'oggi cerca di disegnare le traiettorie dei futuri possibili, per cui è uno sguardo proiettato nel futuro. In tale difformità si creano le differenti indagini che rendono la biostoria una "gemmazione nuova" nella struttura evolutiva a chioma-spugna della Conoscenza.

La direzione dello sguardo è intrinseca al processo esplorativo che non è visto più come un campo scisso-indipendente (verità oggettiva in sé), ma frutto di una relazione (osservato-osservatore-osservazione) che rende le letture vincolate ad una soggettività storico-semantica che si oggettiva nella carta di lettura (luogo dell'incontro-nodo osservato-osservatore) che resta a testimonianza di un compreso storiografico. Nella costruzione della realtà entrano dunque i fatti rilevati, le posizioni di lettura assunte dall'osservatore, le molteplici chiavi-linguaggi utilizzati, le lenti cognitive con relative scale di lettura e tutto quel sistema comunicativo e storico che è sfondo-matrice (humus) della stessa capacità mentale (solco in cui si impianta il seme informativo) nell'attribuzione dei significati con cui si interpretano le dinamiche dei fattuali-fatti-fattibili (1993). Il differente approccio alla lettura degli eventi, implica un'apertura di sguardo-mente diversa, la metafora della logica di Spazioliberina. (A. Colamonico, 1992) e di riflesso una difforme geografia della mente dell'osservatore medesimo che svolge l'azione di lettura. ..."xii


Il linguaggio polisemico

Il salto di lettura dal sistema a isolati storici a uno a arcipelago di unico insieme (occhio eco-biostorico) permette di leggere la produzione informativa "filata" dalla mente umana -  proposizioni, narrazioni, spiegazioni, dimostrazioni, etc. - quale processo naturale del cervello-pensiero, funzionale alla fioritura dei fatti-eventi:

  • come lo sono l'humus, il clima... per la fioritura di un ramo, così le parole e le loro concatenazione e slabbrature di significati-simboli per le immaginazioni di risposte fattibili  per l'agire nel mondo, in modo consapevole.

Ogni pro-posizione/de-finizione se letta come l'evoluzione-fioritura naturale del pensiero, richiede da parte dell'osservatore un 2° livello di organizzazione di sguardo (Io-Sè2) che dia un pensiero potenziato di osservatore di sé che osserva, come il passaggio da individuo-osservante de-naturato dai vincoli di lettura che egli stesso costruisce, cioè un occhio-mente de-personalizzato e de-responsabilizzato, a osservatore con/naturato e in/carnato nella medesima lettura che si fa impronta del suo "particolare"compreso; quindi, cosciente dell'implicazione della sua azione che vincola la presa di un particolare futuro (responsabilità storica).

Sfumatura sfuggita a Galilei e isolata da Cristo, con la sua etica gentile, che permette di attuare i salti-logici di lettura a dentro/fuori con una lente-sguardo plastico a più gradi-lenti di ampiezze-finestre osservative che danno le zoomate di organizzazioni-sguardi (occhio a 5 dimensioni).

Una mente in grado di vedere e  intra-vedere, fuori e dentro il sé nel mondo, i sensi espressi e quelli nascosti, intra-vita e intra-pagina, di una topologia a vincoli di percorsi osservato-osservatore-osservazione.

Tale occhio a multi-grado e a multi-fuoco di lettura apre ad uno sguardolente osservativo a raggiera:

https://sites.google.com/site/biostoria/_/rsrc/1321958974611/biostoricamente/gli-enti-biostorici/Osservato-Osservatore%20Small.jpg

  • ogni raggio è una direzione di indirizzo-verso storico, di un tutto/uno che si assembla in una pluri-vocità di visualizzazioni frattali che rendono la mente lettore aperta alle incognite del divenire, in-comune, sapendo virare gli indirizzi di lettura in relazione alle alee-risposte che si fanno il tornasole del PH della pelle del Corpo vitale.

Uno sguardo-mente quindi che superando la visione a uomo monco precedentemente definita, faccia di ogni osservatore un uomo a più abiti mentali coesi, in grado di saper leggere con una pluralità di lenti che lo aprano ai multi-mondi del campo e dell'io- sé, fusi in un abbraccio a mente/cuore con il tutto/uno del creato-creatore-creature (cognitivismo etico).

Aver cuore della pluralità di letture rende più attenti alla vita, assumendo gli occhiali da:

  • biologo, storico, geografo, matematico, poeta, teologo, artigiano, bambino... cioè una mente ad apertura logica continua (la logica di Spazioliberina), non confinata in schemi prefissati, ma pronta a lasciarsi segnare-rigare (ibridare) da tutte quelle sfaccettature di echi-segni esperiti a tempo 0 che danno le variegate formule dei modi possibili di esercitare le cittadinanze nella storia (sistema di lettura a due occhi).


La mente multi/proiettiva di un pensiero a 5 dimensioni

Una mente/cuore che sappia essere accorta al campo e al sé, razionale ed empatica, quindi:

  • estesa a pluri-lente a pluri-ordine-direzionale, a pluri-campo semantico-disciplinare che serbi consapevolezza delle profondità dei campi e delle insorgenze delle novità storico-esperienziali, degli echi-quanti informativi (gli abbagli-luce delle intuizioni), delle procedure organizzative delle coerenze e delle coesioni sintattico-grammaticali, funzionali ad ogni azione disciplinata in un contesto storico-semantico. Ogni contesto si apre ad un linguaggio che si fa grammatica e sintassi del suo significato;

  • attenta ai ritorni delle ricadute di evento che danno il punto-regione delle co-evoluzioni a tempo presente con l'assunzione della co-responsabilità storica del divenire di custode della vita e non arpia del divenire;

  • caleidoscopica a multi-visione di un uno/tutto di possibilità che la faccia essere esperta della sua osservazione a poli-semantica e a poli-mondi come tanti occhiali da adottare in relazione alla sfumatura di significanza-esperienza intercettata, tanto da saper leggere l'immediatezza dei fatti, non azzerando i tempi in un nichilismo a-temporale (scetticismo), ma in un'anticipazione prospettica di presente-futuro-presente-passato-presente che faccia essere oculata la scelta, aperta al divenire sistemico che ha iscritto in sé, come uno/Tutto, il valore.


(Carta biostorica da A. Colamonico. Fatto tempo spazio, 1993)

Con l'organizzazione dello sguardo eco-biostorico non si ha l'assembramento di tanti sguardi distinti di soggetti distinti che si mettono intorno ad un tavolo a parlare (interdisciplinarità), come da molti viene intesa la nuova apertura logica che la leggono come una somma di più cervelli-menti singolari che si fanno gruppo, ma bensì di ogni singolare individuo storico (funzione pedagogico-maieutica) che s'apra a più mondi-modi disciplinari, come le molteplici vie con cui il soggetto-storico - ogni uomo - può approcciarsi alla vita e fare esperienza di essa a multi-verso che renda il suo sguardo caleidoscopico, immediato, snodato e profondo (salto d'evoluzione); infatti una mente nuova (moltiplicativa-esponenziale) di un'evoluzione nuova, più estesa e più aderente alla plasticità della Vita creata/creantesi tutta.

Una mente-uomo a molteplici indirizzi-sguardi-discipline, quindi, che sappia essere insieme:

  • biologo, in grado di saper osservare come  in un vetrino, ad esempio, una dinamica organizzativa di una muffa e sgranare le diramazioni e le complicanze funzionali alla sopravvivenza della stessa, rilevandone le eventuali contaminazioni e le possibili espansioni, in una sequenza temporale accelerata che dà la dimensione di lungo presente.

  • Storico (in senso stretto) nel saper trattare dei narrati di passati prossimi o remoti (carte storiografiche) per isolare i nidi-semi degli eventi futuri, insieme a tutte le dinamiche processuali che rendono intricati quei vecchi fatti in tutti quei detti; distinguendone le cronologie, i periodi, le contemporaneità, le emergenze fattuali, le inclinazioni ideologiche, isolandone di volta, in volta i modi privati di tutti le fonti del suo osservare. Solo che in tale sguardo non si trattano le muffe, ma delle dinamiche concettuali e delle organizzazioni fattuali che s'intricano in un groviglio di fili-parole-nodi fattuali a tutt'uno, con impresse la struttura mentale di ogni osservatore altro. Saper leggere intra-pagina educa lo sguardo al saper estrarre il dato oggettivo - fatto nudo - dal contesto di contorno idea-logico - fatto vestito.

  • Geografo nello scandagliare i luoghi e nello scoprire i de-clivi che cedono spazio alle pianure o alle coste o alle depressioni carsiche... cioè a tutte le molteplici topografie delle nicchie di vitalità naturali e umanizzate, a multi scala. Se si riflette, il vero libro della storia è lo spazio vitale a 360°.

  • Matematico nel saper tradurre le particelle parole in particelle numerico-algebriche spogliando la realtà della sua immanenza. Lo sguardo moltiplicativo è matematico e geometrico, insieme, poiché richiede l'abilità di fare dei salti di scala, dei rovesciamenti di occhio-posizione, delle inversioni di lettura. La matematica come linguaggio di proiezione della realtà in spazi astratti permette, come la storia, il formarsi di collegamenti trasversali che trascendendo lo stato fisico, rendono il tutto coeso, narrabile.

  • Poeta nel giocare con le codifiche di parole, per rovesciare i sensi-valori onde cavar fuori un'estensione altra di significativa verità. In tale saper vedere nel vuoto di significato egli si fa il custode-cantore degli spazi celati, l'anticipatore delle aperture logiche che daranno le virate direzionali alle future letture storiografiche.

  • Teologo nel saper affondare lo sguardo nella zona dell'indivisibile di quel Dio-creatore che ha ben-voluto l'umanità, incarnandola in tutto quel Creato a tempo presente (t.0) che prende radice in un eco-respiro, dì-veniente.

  • Artigiano del sogno che sa vedere in in un legno una seggiola, in una vite un ponte tra due rive, in un vapore una macchina di energia, in un guizzo un universo inflazionato.

  • Bambino nello stato sentimentale di eterna meraviglia per  una realtà che vive a tutto tondo con le sue fantasticherie. ...

Ogni osservazione è una sovrascrittura, un attraversamento della dinamica del divenire che ha in sé due vincoli-poli organizzativi della medesima direzione dello sguardo osservativo:

  1. Lo stato di tenuta, la ricorsività delle scritture vitali che di fatto rende uni-forme una dinamica alle coordinate evolutive di sé (permanenza storica); si pensi al processo naturale del ritorno delle stagioni, legato al movimento della Terra, che dà la possibilità di diversificare le colture in agricoltura e di riflesso moltiplicare le possibilità delle operazioni umane (aratura, semina, raccolto...), o alla presa di vita di uno zigote che inizia il processo di sdoppiamento che lo condurrà a farsi feto e poi con la nascita bambino, uomo, vecchio, oppure alla corrente d'aria che si condensa, dando corpo alla nuvole poi alla pioggia.

  2. Il nodo-luogo di cambiamento che crea una biforcazione che amplifica le possibilità evolutive con l'ingresso di una stranezza che dà il la a una nuova modalità (mutamento storico) che moltiplicando le traiettorie evolutive rende variegate le manifestazioni dei fenomeni locali, sempre unici.


La presa di realtà in una carta a multi-epistemologia

Ogni fatto-evento è unico, per sempre, pur seguendo la sua naturale inclinazione che, se registrata e rappresentata dà la carta della cresta evolutiva a biforcazioni dei processi naturali, ad esempio, relativi al clima, ai terreni, alle inondazioni, alle epidemie, alle economie ...


https://sites.google.com/site/biostoriamappe/_/rsrc/1374742010327/home/le-carte-di-lettura/mappa%20biostorica%20della%204%20societ%C3%A0.png?height=400&width=394

Carta evolutiva delle 4 Società economiche

(A. Colamonico. Fatto tempo spazio. 1993)


Le 2 carte ipotizzate disegnano, utilizzando il concetto di area economica chiave quale ago-bussola dell'orientamento delle confluenze fattuali nel tempo, l'evoluzione delle incidenze economiche che hanno intricato e ibridato le aree geo-politiche.



(M. Mastroleo - Modello La spugna storica, 2008)
Esempio di effetti della contaminazione storica tra le aree geografiche

Per comprendere questo processo comunicativo dell'abitare nel Mondo per poi disegnarne lo spettro, necessita partire da una semplice postulazione:

  • Tutto è storia, poiché tutto prende spazio-tempo da una dinamica di fatti quale processo di informazione - azione che in-forma assumendo verso-direzione a spaziotempo presente (T. 0) - per effetto del “toccarsi” dei quanti storicipromotori di vita - che danno il la all'organizzazione dei fatti-eventi, letti e registrati dall'osservatore-agente-abitante uomo in una carta di lettura che dà la topografia di avvistato-inteso storiografico.

L'informazione viaggiando, da luogo a luogo, essa stessa è un perturbatore storico, ibridando le mentalità e le procedure organizzative fattuali, tanto da rendere variegate, non solo le società-storiche ma, all'interno di sé, ogni società stessa.


https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1328349900682/config/3b054c62b0bd490c.jpg

(M. Mastroleo- Modello La porosità della spugna storica, 2008)

Ibridazione delle Culture per effetto della contaminazione storica

La presa di coscienza della realtà dei fatti-tempi-spazi, richiede la partecipazione attiva della mente-sguardo dell'osservatore che, come già espresso, è co-paertecipe alla creazione diveniente, attraverso quel processo di conoscenza che lo fa relazionare con l'io-sé nel mondo, fuori di sé e dentro di sé.

Il salto dal fatto ad ap-preso storico rende vincolata la natura agli stati-modi della coscienza e vincolata la coscienza agli stati-modi letti nella natura, in tale farsi co-presenti si modellano in un uno/tutto, come in un abbraccio, in una lettura storiografica a multi-disciplina.

Il processo d'apprendimento, iscritto nella matrice della vita, apre l'uomo alla conoscenza del mondo con il saper racchiudere, ogni appreso, in una carta epistemica a molteplici vestizioni storiografiche (scienze in senso lato), tutte legate alle particolari relazioni individuo/campi:

  • non si può più immaginare un sapere come un dato oggettivo per se stante, sempre valido indipendentemente dal legame con l'osservatore-società che l'ha sistematizzato, quindi uniforme a qualsiasi latitudine e longitudine o periodo storico, ad esempio, con le semplici coordinate di lettura occidentali.

Per non peccare di ristrettezza cognitiva e immaginativa nel ritenere nulli i significati e i modi evolutivi delle aree extraeuropee, ad esempio, che si sono evolute con altri occhiali-sguardi osservativi, necessità aprire la mente a nuovi orizzonti.

Tra l'altro oggi una posizione osservativa avvitata sulla sola impostazione occidentale è anacronistica, dato lo spostarsi dell'asse economico dall'Atlantico al Pacifico (carta in alto), con relative evoluzioni e ricollocazioni delle aree economico-culturali chiave, che stanno confluendo in altre coordinate storico-geografico-immaginativexiii, ad esempio cinese, indiana, giapponese.

Come precedentemente scritto il non saper leggere il mutamento è gabbia cognitiva, come quella isolata già dallo stesso Galileo nel sistema informativo teocratico tardo-feudale che fece scattare le accuse di eresia nel contrapporre la lettura tolemaica a quella eliocentrica. Ogni gabbia si struttura su una chiusura-fissità immaginativa che rende a-storiche le letture che perdendo il senso-direzione fanno smarrire nella “coscienza” il valore del divenire.


Esempio di perdita di senso, rilevato da una carta

Il salto d'impostazione nella lettura a occhio eco-biostorico è il risultato dell'evoluzione storica medesima che richiede una rimodulazione e lo svecchiamento dei significati, con la valutazione della loro tenuta storiografica, per renderli più aderenti al cambiamento:

  • Ad esempio uno dei nodi saldi del sistema economico-politico odierno è la "società efficentista", deriva storica dello stesso modello tayloristico che puntò alla riduzione dei tempi morti di produzione con la parcellizzazione e la standardizzazione del lavoro e dei prodotti nel sistema di fabbrica che decreto l'agonia di quello artigianale; ma allargando lo sguardo alla società-mondo, seguita alla globalizzazione dei mercati, essa non risponde più ai bisogni di una umanità così ampia, con sacche sempre più grandi di povertà ed esclusione, tanto da poter parlare di vera inefficienza epocale.

Necessitano altri attrattori cognitivi:

  • cerniere-ponti d'umanità che si facciano chiavi di lettura e di coesione tra i popoli e le genti tutte, in cui ci si possa riconoscere e in cui ognuno passa dare il suo contributo, secondo le sue particolarissime specificità.

Ad esempio nel campo della teoria della negoziazione (mappa in basso) è stato dimostrato, in uno studio del 2011xiv sulla tenuta storica dell'efficientismo che ogni qualvolta si persegue una nozione di efficienza nella negoziazione, questa determina la possibilità delle parti di manipolare il protocollo di negoziazione per ottenere un vantaggio a scapito dell'efficienza globale.


(Carta d'equilibrio in una negoziazione efficientexiv )

Questo grafico mostra i differenti equilibri che si presentano implementando uno schema di negoziazione efficiente, ovvero uno schema in grado di garantire, a ogni parte negoziante, di finire la trattativa con una variazione di utile, non negativa:

  • le parti possono solo guadagnare dalla negoziazione!

La possibilità di condurre negoziazioni efficienti è sensibile, tuttavia, al grado di informazione reciproca dei partecipanti, in particolare:

  • maggiore è la conoscenza che una parte ha dell'utilità dell'altra e maggiormente sarà in grado di distorcere l'andamento della negoziazione, per raggiungere un equilibrio a lui più favorevole.

La distorsione della trattativa, passa attraverso delle dichiarazioni mendaci che la parte in questione fa al negoziatore per pilotare il suo operato, facendo credere che tali dichiarazioni siano rappresentative della sua reale utilità, mentre sono il frutto di una finta utilità che garantisca un accordo, per lui, migliore di quello che avrebbe ottenuto dichiarando il vero. Ne consegue la possibilità di sfruttare strategicamente l'informazione dichiarando il falso.

Tale possibilità è sensibile al variare del punto iniziale della trattativa ma, come il grafico mostra, essere onesti (T1,T2) non è mai una strategia dominante, quindi le parti sono razionalmente spinte a sfruttare il vantaggio che hanno sulle altre.

L'effetto che si ottiene è che la negoziazione si arresta non nel punto di massima efficienza globale, ma nel punto in cui la parte manipolante ottiene il massimo guadagno a scapito del globale e il tutto senza violare le regole del gioco:

  • In breve l'efficienza può essere manipolata e diventa di fatto inefficienza mascherata da efficientismo virtuosoxv.


(Carta: Esempio di manipolazione in una negoziazione efficientexvi )

Si dimostra inoltre che i meccanismi di negoziazione non manipolabili sono non efficienti come, ad esempio, le aste inglesi al secondo prezzo, in cui essere onesti è sempre la sola strategia vincente.


Si provi ora ad esportare lo studio dal campo matematico a quello storico e si rileggano i fatti con le dinamiche, ad esempio:
  •  il caso ILVA di Taranto che ha fatto speculare i Riva sugli incentivi di smaltimento rifiuti tossici, in cambio di false promesse di attuazione della prevenzione negli stabilimenti tarantini;
  • oppure i casi di finanziamenti-incentivi elargiti dallo Stato alle grandi-imprese per la formazione giovanile con la promessa di assunzioni, mai fatte;
  • oppure tutte quelle sovvenzioni elargire con i fondi europei per le calamità naturali in agricoltura su produzioni mai esistite. ...
Tutte storie di malo-affare da vecchie logiche miopi che hanno ingabbiato la speranza del mondo in un vuoto di storia. 

Per spalancare le porte del futuro alla bellezza storica a tutto campo, necessita un salto logico con uno sguardo a occhio-multiplo che sappia essere espressione di una conversione profonda che dia il volto nuovo alla umanità, vincolandola al cardine-cerniera - Vita - a 360°:
  • Ogni cardine è il vincolo-chiave dell'etica condivisa, il motore propulsivo nell'incanalare la scelta dell'oggi in una geografia del domani!
In ciò è il vero valore-significato di ciascun cardine elaborato, selezionato e interiorizzato dalle coscienze singolari e sociali:
  •  Se esso è, ad esempio, il mercato, allora esploderà uno scenario A, facendo implodere il contorno degli scenari altri possibili e così se esso è il profitto, scenario B, o la vita scenario C, o la bellezza scenario D,  ... 
Ogni scenario, è bene ribadirlo, implementerà una diversa fioritura di realtà storica  e ogni fioritura una difforme relazione individui/campo con margini più o meno marcati di bellezza/bruttezza, libertà/tirannia, ricchezza/povertà, giustizia/ingiustizia, ...

Ogni fioritura prodotta, poi, se letta da un osservatore che sappia sporgersi da un orizzonte a punto infinito (occhio di Dio), rivelerà il grado interno di amorevolezza.

Nel mondo dei possibili, a uno-tutto vitale, spetta all'uomo-società stabilire i prezzi e i costi del suo raccolto, assumendosene la responsabilità e interrogandosi sul senso del suo sé nel divenire.





_________________________________

iR. Marchesini. Post-humann. Verso nuovi modelli di esistenza. Bollati Boringhieri, 2002. - “ … L'Umanesimo propone una sorta di autarchia nel rapporto uomo come entità essenza e umano come dimensione espressiva, il post-umanesimo rompe il dettato dell'auto-sufficienza e legge l'umano quale esito inclusivo di alterità... esito ibridativo che è a tutti gli effetti un processo storico...”, p. 69; da Il tramonto dell'Uomo la prospettiva post-umanistica. Dedalo, 2009.

iiA. Colamonico. Biostoria, op. cit. Il filo, Bari 1998.

iiiNella primavera del 1956 ci fu una copiosa nevicata, ricordata anche da una canzone: https://www.youtube.com/watch?v=kYEWiJkMpVM

ivL'’accordo di Basilea 2 è stato ratificato nel 2004 ed è entrato in vigore a partire dal gennaio 2007. “Si tratta di un sistema di regole che hanno lo scopo di assicurare la stabilità patrimoniale delle banche principalmente a garanzia dei depositi ma anche a garanzia della sicurezza ed efficienza del sistema bancario.” http://www.professionisti24.ilsole24ore.com/art/AreaProfessionisti/Economia%20e%20management/Dossier/NUOVO_PROFESSIONISTI/BASILEA_ACCORDO.pdf

vM. Mastroleo. Analisi della Probabilità di Default. Modello Fazzy per la mediazione tra giudici e giudici differenti. Il Filo, 2004;  Rishi K Narang. Inside the Black Box, A Simple Guide to Quantitative and High-Frequency Trading, 2nd edition, John Wiley & Sons, 2013 (p. 10) " ... the credit debacle that began to overwhelm markets in 2007 and 2008 ... was likely avoidable. Banks relied on credit risk models that simply were unable to capture the risks correctly. In many cases, they seem to have done so knowingly, because it enabled them to pursue out-sized short‐term profits (and, of course, bonuses for themselves). ".

viL. Barzanti, M. Mastroleo. On the Actual Inefficiency of Efficient Negotiation Methods - arXiv.org math.OC -

gennaio 2012.

viiCoeso: “composto di elementi granulari fissati tra loro”. http://www.treccani.it/vocabolario/coeso_%28Sinonimi-e-Contrari%29/

viiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI 1993.

ix A. Colamonico. Biostoria scienza & metodo: Prime carte di viaggio. Bari 1997.

xA. Colamonico. Biostoria, op. cit. Il filo, Bari 1998.

xiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI 1993.

xiiA. Colamonico. Biostoria. Le carte di lettura per una scienza dello sguardo. Il Filo 2010. Link https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/Home/biografia

xiiiV G. Mezzetti: Le geografie della globalizzazione. La Nuova Italia 2006; I territori della Storia. La Nuova Italia, 2004.

xiv L. Barzanti, M. Mastroleo. “The Effect of Information on the Performance of Negotiation Models.”, Economic Performance, Editor Richard K. Benson, Nova Science Publishers NYC, 2011, pp. 167-207, ISBN: 978-1-61324-702-0, 09/2011.

xvL. Barzanti, M. Mastroleo. On the Actual Inefficiency of Efficient Negotiation Methods - arXiv.org math.OC -

gennaio 2012.

xvi L. Barzanti, M. Mastroleo. “The Effect of Information on the Performance of Negotiation Models.”, Economic Performance, Editor Richard K. Benson, Nova Science Publishers NYC, 2011, pp. 167-207, ISBN: 978-1-61324-702-0, 09/2011.


© Antonia Colamonico, 20 novembre 2013





Antonia Colamonico © 2013 - Tutti i diritti sono riservati.

Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà






Approfondimento






Melagrano, metafora del Sito Ufficiale Biostoria:

https://sites.google.com/site/biostoriamappe/_/rsrc/1369637944987/home/geografia-della-mente-1/cristologia/limite/unit%C3%A0.jpeg?height=166&width=200


L'albero del melograno si racconta fosse l'albero della Conoscenza nel giardino dell'Eden. Il suo frutto si mostra come un esempio di costruzione complessa a uno/tutto, distribuito in ambienti separati da una membrana-pellicola. Ogni nicchia-celletta ospita una molteplicità di chicchi e ogni chicco è una trama non estesa di piante future. In tale essere un uno/tutto si presta bene come immagine di una conoscenza multi-proiettiva che si organizza in un complesso a spugna di unità informative (i quanti-echi) e di potenzialità elaborative (le trame-reti storiografico-disciplinari).



Dal Blog: BIOSTORIA (Biohistory of Knowledge) - Lettura della dinamica della vita

lunedì 2 giugno 2008

La democrazia bloccata e la crisi economica italiana


Antonia Colamonico

La crisi italiana che ha messo in moto un processo di regressione sociale con l’impoverimento generale a partire della stessa classe media, da molti è letta come il risultato di una regressione economico-finanziaria che sta investendo la Società a livello mondiale, implementando i vuoti di spugna.

Si pensi alle nuove economie emergenti, cinese e indiana, che invadono i mercati con prodotti a bassissimo costo che creano il disfacimento della produzione nazionale o alla crisi dei mutui in USA che ha promosso lo stato di allerta di tutto il sistema finanziario o all’aumento del greggio che sta facendo salire i costi delle bollette energetiche e della benzina con ricaduta dei rincari dei prezzi, ecc.

In questa pagina vorrei provare a cambiare l’ottica di lettura e iniziare a disegnare la cresta dello stallo produttivo come il risultato di una mancanza di spirito democratico.

Quando spiego ai miei alunni la nascita degli Stati Moderni, 1600-1900, indico come fattore chiave del mutamento storico il superamento di una visione di Stato teocratico, in cui la relazione Dio-Sovrano-Suddito era posta come un principio assoluto e non soggetto a critica alcuna, con la visione dello Stato di diritto con la formula Legge-Stato-Popolo.

  • Come Dio era il collante tra sovrano-suddito, così la legge lo diviene tra stato-popolo.

Dio-Legge sono i perni intorno a cui si organizzavano e si organizzano i rapporti di potere. Nel sistema antico Dio giustificava l’autorità del sovrano, che secondo le intenzioni bibliche era vista come la missione di un prescelto, in virtù di un talento o carisma che lo poneva al servizio del popolo. È importante sottolineare come nell’accezione biblica il mondo è di Dio e l’uomo non può sentirsene padrone. Ma, nel corso dei secoli, quando le famiglie monarchiche si avvilupparono intorno al concetto di dominio, si finì con l’abusare di Dio.

Si attuò una regressione politica, in quanto Dio fu messo al servizio di un casato che assunse un ruolo assolutistico. Su tale abuso di Dio, con il consenso anche delle gerarchie ecclesiali, si scatenò la rivolta borghese che iniziò a legittimare il potere non in nome di Dio, ma in quello del Popolo.

A scuola ci hanno educato a vedere tale nuova visione come la naturale conseguenza di un ribaltamento della visione escatologica della storia che tracciava l’iter dell’Umanità come una parabola che iniziava e si chiudeva con il Regno di Dio. Tale visione che raggiunge l’apice profetico nella pagine di Isaia, immaginava il tragitto della storia come un continuo miglioramento dei rapporti socio-economici che avrebbero finito col produrre la giustizia universale, letta come una Società di pace.

Con il passaggio alla visione secolare, Dio è stato estromesso dalle trame della storia e l’uomo si è posto quale artefice del suo destino. Gli stessi umanisti-rinascimentali compresero che l’essere l’emittente/destinatario della storia implicava per l’uomo dei rischi, cioè il pericolo dell’auto-esaltazione del sé. È il caso del bambino che si compiace di essere bravo e finisce per divenire arrogante, poiché bravo. Non è una coincidenza che nell’iconografia di tale periodo un posto importante è riservato alle rappresentazioni sacre ed è troppo semplicistico definire tale realtà, legata alla committenza ecclesiale. Si pensi alla grandezza della forza espressiva della Cappella Sistina.

Estromesso Dio dalla storia, si ebbe il passaggio verso l’esaltazione del sé e nacquero gli assolutismi degli Asburgo, dei Borboni, dei Tudor, ecc. di qui il bisogno degli empiristi ed illuministi di porre un argine alle ingiustizie degli Stati Assoluti, rispolverando l’antico concetto di legge.

Nasceva, così, la definizione di Stato di diritto che pone a base dei legami storici la carta costituzionale che le due parti, stato-popolo, sono tenuti a sottoscrivere.

  • Perché nuovamente il ricorso alla legge, come mezzo di negoziazione, come lo era stato con Mose nel deserto?
  • E non è un caso che il Mosè sia uno dei capolavori di Michelangelo?

La risposta è semplice, poiché senza leggi chiare, giuste, accettate e fatte rispettare, gli egoismi privati con relativi disastri storici prendono piede.

La legge diviene nuovamente il cardine intorno a cui far ruotare la società, se la legge è giusta, si crea una società di giustizia, se è ipocrita una società di facciata, ambigua, schizoide, poiché ciò che è valido per te, non lo è per me.

  • Quale è la situazione oggi in Italia rispetto alla legge?

Esiste anche in ciò una dissociazione mentale, poiché ogni legge si è frantumata, come l’io di Moscarda, in una moltitudine di commi e codicilli che rendono privata la giustizia che è nella sua stessa definizione un valore universale.

Ecco perché la crisi italiana è essenzialmente una crisi giuridica, poiché l’aver asservito la legge alle lobby economiche e politiche ha significato svuotare di significato lo Stato. Importante è comprendere che il valore dello Stato come Istituto del Governamento di un Paese, risiede nell’essere al servizio dei cittadini, se ciò non è, lo stato è un fantoccio nella mani di chi nuove i fili per l’accaparramento del patrimonio di Dio. Nasce così il senso di abbandono con cui la gente, i giovani, le famiglie, gli impiegati, gli operai, i pensionati, … leggono la realtà storica italiana. Nascono così la corruzione; la vendita delle coscienze, a cui prima si è fatto credere che non esiste la coscienza; l’alienazione mentale ed etica; lo sballo e l’edonismo per tenere a bada i sensi di colpa.

Quando spiego ai miei alunni come avviene la compravendita delle coscienze che creano le ingiustizie storiche, faccio un esempio ricavato dalla teoria dei giochi: se ho una torta e la mangio da solo chi mi osserverà mi definirà ingordo, ma se ne conservo una bella fetta per me e poi sbriciolerò la rimanete parte dandone un pezzettino a tutti, tutti saranno felici, con un minimo di spesa per me.

Se si sostituisce la torta con le mazzette, il gioco è chiaro, per cui la crisi giuridica passa per la mercificazione della dignità della vita: è il peccato di Giuda che si diede un valore di 30 denari. I corruttori sono soliti affermare che tutti hanno un prezzo e chi non ce l’ha, resta fuori dal gioco. Si pensi alla solitudine e al sacrificio di un Falcone, di un Borsellino, di un Dalla Chiesa.

  • Restare fuori dal gioco è una scelta di civiltà, poiché solo così la giustizia può prendere piede.

Da quanto sin qui detto con una lettura a occhio biostorico, emergono due spazi di riflessione storica:

  1. Non c’è sostanziale differenza tra quanto affermato nei testi sacri e quanto sostenuto dagli intellettuali dall’empirismo in poi.
  2. La crisi italiana è essenzialmente giuridica e morale.

Secondo la visione escatologica, Dio sceglie l’eletto per le sue qualità morali e amministrative che lo rendono un soggetto adatto ad organizzare la struttura politico-sociale, a far rispettare la legge, a porre la giustizia a base del vivere civile, a farsi servo dei deboli e dei poveri.

Secondo quella secolare si è di fatto confermato quanto sostenuto dai profeti biblici, poiché solo ponendo la legge a base dei rapporti, si possono superare i particolarismi che piegano la legge ai tornaconti privati. La legge si pone nella visione moderna come la garanzia della giustizia sociale. Ma che cosa di fatto si è avviato negli Stati moderni, come Dio fu piegato ai casati, così la legge è stata confezionata sui bisogni di potere e ricchezza delle minoranze economiche che avevano fatto del mondo una proprietà privata. Si pensi alle ambiguità delle politiche economiche che di fatto hanno creato uno scollamento tra la legge come formula giuridica e la sua applicazione come procedura che fa di tale legge il diritto del cittadino.

Da un lato stanno i codici, visti come valori assoluti che segnano il grado di civiltà di una società; dall’altro gli iter applicativi che si frantumano in rigagnoli di particolarismi, da divenire finzione sociale.

Oggi la crisi economica è prima di tutto il risultato di una cattiva gestione dello stato con cattiva gestione delle coscienze, poiché le clientele economico-produttive hanno innescato una molteplicità di ingiustizie con il consenso dei più. Si pensi allo sfruttamento dei giovani che restano precari a vita, in primo luogo nella scuola o all’abolizione della meritocrazia nelle assunzioni che fu voluta dai partiti della Prima Repubblica, per creare le clientele elettorali, di fatto mai abolite.

  • Credo che se si vuole uscire da tale fase di stallo sia questa la strada da imboccare e togliersi la maschera dell’ipocrisia etica e sociale.

Non si può chiedere ad un giovane di vivere nella precarietà a vita, senza dirgli che ciò lo vogliono gli stessi imprenditori che non hanno male digerito lo Statuto dei Lavoratori. Non si può non rinfacciare agli imprenditori che la crisi nasce perché non si è creato potere d’acquisto con una valida politica salariale, asfissiando di fatto il mercato interno. E poi se l’aumento del petrolio fa da barriera al mercato estero, si comprende bene come l’implosione storica si inneschi.

Tale processo di regressione è solo la punta più vistosa di una forte involuzione democratica che ha reso fantoccio lo stato italiano; necessita togliersi la maschera del perbenismo direbbe Pirandello, e iniziare veramente ad operare al servizio del cittadino.




sabato 17 maggio 2008


Il Salto Epocale: la Società della Conoscenza


di Antonia Colamonico

La lettura precedente “La fuga dei giovani cervelli: il salto generazionale negatosu Ezio Tarantelli permette di aprire una finestra eco-biostorica sul futuro e di ipotizzare le linee evolutive del cambiamento in atto.

Oggi siamo di fronte a quello che gli storici e gli economisti definiscono un salto epocale che si differenzia dal semplice salto generazionale poiché oltre a implicare un ricambio nella leaderships di un Paese, implica anche una frattura storica, come una discontinuità con il passato che implica una riorganizzazione del modello mentale e sociale.

L’evoluzione del processo storico procede a due fasi che si possono definire di continuità/discontinuità, essendo i processi nel tempo dinamiche ordinate che tendono al disordine, processo di entropia. Il disordine a sua volta muove verso un grado successivo di ordine, processo di sintropia.

Il gioco storico/vitale si presenta all’occhio dell’osservatore che intraprende l’azione di lettura della realtà, processo neghentropico, come un’alternanza di situazioni chiare e situazioni confuse. Le letture sono quindi vincolate alle capacità di lettura o meglio agli ordini mentali con cui si interpretano gli eventi che possono aprire ai significati storici.

Il disordine è il punto di rottura dell’equilibrio di un processo dinamico, come crisi organizzativa dell’ordine evolutivo. Se si legge la vita come una dialogica io/tu, individuo/campo, ogni risposta di evento, tra i due, è un’informazione. Il ritmo degli scambi informativi incide sul rimodellarsi dell’ordine, che fa trovare un punto d’equilibrio, armonia tra i due soggetti storici. Se il tempo pesa sullo stato d’equilibrio di un processo sistemico, allora l’organizzazione vitale entra in crisi ogni qual volta il ritmo si accelera, per eccesso d’informazione.

Cercando di chiarire con un esempio, si pensi ad un pedone che stia per attraversare una strada: egli è fermo al bordo del marciapiede ad osservare il flusso delle auto, per decidere il momento opportuno per attuare il passaggio. Il soggetto spettatore-attore-abitante della scena storica, mentalmente fa un calcolo di tempi per trovare l’istante idoneo all’attraversare. Questo processo decisionale è estremamente facile se le auto, viste come effetti di evento della nicchia-campo (strada), procedono ad un ritmo lento. Le cose cambiano se si accelera il ritmo del flusso e le auto sfrecciano ad una velocità incalzante: il pedone, in una tale situazione accelerata non potrà calcolare il momento idoneo all’attraversamento. Nelle due situazioni le dinamiche evolutive presentano due differenti possibilità di soluzioni:

  • la prima, procede in senso ordinato e lineare verso l’esito finale, l’attraversamento;
  • la seconda, si doppia in due possibilità d’evoluzione, o restare fermo o morire sotto un’auto. Tale situazione è disordinata.

Ogni processo è dis-ordinato se ha due o più possibilità di ordine evolutivo, di qui la complessità del sistema, quale crisi di lettura dell’insieme sistemico.

Nel caso dell’attraversamento del pedone, la soluzione diviene una creazione di un terzo elemento dialogico: il semaforo che regola il traffico e permette l’attraversamento.

  • Il semaforo è la soluzione che apre ad un grado differente di ordine.

Il Sistema industriale, con tutte le logiche ideativo-economico-sociali che ha prodotto: si pensi alle organizzazioni sindacali, partitiche, economiche, scolastiche, salariali…, è oggi obsoleto. Esso si presenta come un processo di lettura lineare-sequenziale che se è stato valido con una dinamica storica a isola, interna ad un singolo stato o ad una limitata area geografica, non lo è più per un sistema ad arcipelago-rete, in cui gli input d’evento provengono da più sistemi, insieme. Si pensi al flusso delle merci e al cambio dell’asse geo-economico dall’Atlantico al Pacifico.

Il salto epocale è un salto di paradigma, come lo stravolgimento della stessa organizzazione di lettura. È bene precisare che esiste la lettura e la posizione di lettura:

  • la prima è l’atto che genera le informazioni,
  • la seconda è il modo con cui si procedere per generare le informazioni ordinate.

L’atto del leggere e il modo come si concretizza l’atto del leggere, non si pongono sullo stesso livello cognitivo. Nel caso paradigmatico si lavora sui modelli mentali, con cui si attribuiscono i significati ontologici, mentre con la lettura si lavora sui modelli del significato semantico. Cercando di semplificare con un esempio: osservo Giorgio bere un bicchiere di acqua.

La giustificazione o lettura dell’azione del bere si pone per me occhio lettore, su due livelli di significato:

  • quello ontologico, l’azione di Giorgio del bere è funzionale alla vita;
  • quello semantico, Giorgio beve perché ha sete.

Cercando di essere più chiari, che cosa è cambiato perché si possa parlare di salto epocale?

Sono cambiate le velocità dei sistemi storico-sociali, in quanto nell’era della globalizzazione si parla di un doppia velocità e di una doppia linea evolutiva, quella condizionata dai fattori interni agli stati e quella legata ai fattori esterni ai medesimi.

Nel 1890 con l’affermarsi del sistema industriale si parlava di andamento ciclico, ad esempio dell’economia, con fasi alterne di congiunture positive e negative che si alternavano mediamente ogni 15 anni.

Oggi si parla di stallo. Lo stallo è la crisi di un processo strozzato che non va né avanti né indietro: è quella incapacità decisionale del pedone che resta fermo sul marciapiede, in quanto non sa calcolare il tempo opportuno per l’azione. Nel 2008 siamo sotto il profilo della crescita storica in uno stato di profonda crisi decisionale, poiché la complessità del sistema, con la molteplicità di input informativi che ne consegue, è letta come disordine, Caos.

Il salto epocale consisterà in una riorganizzazione del modo di leggere gli ordini di un sistema ad alta velocità. Necessita dunque superare la linearità e sequenzialità del sistema industriale: ecco il salto epocale, trovare nuove regole. La gestione della nuova realtà storica, passerà per il mutamento gnoseologico che implicherà il salto ontologico.

Per essere più chiari, si parla di tre salti epocali che hanno generato il passaggio dal sistema di raccolta dei frutti spontanei e di caccia, a quello agricolo, a quello industriale, a quello digitale. Che cosa è cambiato nei tre momenti del cammino dell’umanità: l’oggetto del desiderio, intorno a cui si andavano ad organizzare i rapporti di potere, di ricchezza/povertà. Se per il cacciatore paleolitico l’uccisione della preda più pregiata determinava la leadership, in quello agricolo il possesso del latifondo, in quello industriale dei mezzi di produzione, in quello digitale del trattamento delle informazioni. Per cui ad esempio l’azione del rubare se avveniva nel 1° sistema l’oggetto privilegiato era la preda, di qui l’importanza della foresta e del dominio sulle aree di caccia; se era la terra con relativo raccolto, si comprende il perché delle guerre fratricide per un terreno, per una linea di confine; se era la produzione di beni materiali, allora le guerra e le rapine avvenivano per una risorsa energetica, una miniera, una macchina, ecc. se l’oggetto del desiderio è l’informazione e il suo trattamento, la pirateria informatica è la nuova forma di furto. Che cosa è cambiato nelle quattro realtà storiche, semplicemente il significato che si è attribuito alla realtà.

Il salto epocale, oggi, passa dunque per il valore che viene dato alla capacità a saper giocare con le informazioni per implementare le conoscenze.

  • Il nuovo valore è la mente umana e di qui l’accaparramento alle intelligenze migliori con la fuga dei cervelli.

Credo profondamente che questa verità sia sconosciuta alla classe dirigente italiana, perché non ha fatto una politica occupazionale significativa oltre ad una scolastica innovativa.

Per la prima volta è lo stesso uomo l’oggetto privilegiato, si parla infatti di un nuovo umanesimo, e dell’uomo non la sua forza lavoro, che aveva reso schiavi gli ebrei o gli africani, ma la capacità mentale a saper produrre informazioni nuove e funzionali al benessere privato e comune. Questa si può definire la rivoluzione più importante, poiché l’intelligenza non è né ricca e né povera, né donna e né uomo, né bianca, né nera… ma per far sì che tale terreno mentale germogli necessitano degli investimenti enormi sulle scuole, università, istituti di ricerca. Ogni politica che non è indirizzata in tal senso è obsoleta, legata ad un paradigma superato.

La possibilità della sopravvivenza nasce dalla stessa capacità di lettura e il bello della storia, che definisco in Biostoria il processo di democratizzazione della vita, è che una volta che si è aperta la nuova via, il processo non può essere più fermato, solo rallentato a costi altissimi.
Antonia Colamonico © 2008 - Tutti i diritti sono riservati.



La scelta del nome "Quanto Storico"

Quanti storicihttps://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/briciole-di-biostoria/quantostorico/spazio%20quanti%20storici.png

Dare un nome è una scelta di campo dell'osservatore che parte da una particolare qualità dell'osservato, che una volta isolata, si fa radice-legame di collegamento con un altro nome, preso, anche, da un altro indirizzo-disciplinare, che contenga tale qualità. In tale spostamento di senso-verso per somiglianza qualificativa si allarga il significato di un termine, già posto (senso ristretto).

Nel caso dell'indagine biostorica, il nome quanto storico è scaturito, nell'istante in cui si è posta (A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993) la differenza tra storia (bios-vita) e storiografia (scrittura della bios-vita), da cui scaturisce che l'evento-fatto è un quid-nudo (non detto) che l'osservatore posiziona in una definizione-datazione-collocazione di veste di realtà. Si generano così due dimensioni vitali quella dei non conoscibili (“virtuali” per i fisici quantistici), area del buio cognitivo che apre al vuoto di spugna, che a sua volta riecheggia il vuoto quantistico dei fisici e quella degli identificati-appresi (il campo degli eventi noti dichiarati, esplicitati, applicati... iscritti nelle molteplici discipline).

Dallo sdoppiamento (storia-storiografia) del campo osservativo è poi scaturita la dinamica di lettura, a pieno/vuoto (porosità) degli eventi, come il processo di rendere noto (l'evento-quanto informativo) un ignoto (l'evento-quanto storico, letto come unità inscindibile, non estesa, di "fatto-spazio-tempo", privo di nome-luogo-data), che agisce tuttavia da perturbare dello stato di un sistema storico, in un tempo 0 di presente (A. Colamonico: Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Il filo, Bari 1998; Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002). Da tale essere un non-collocabile il quid-fatto si presta all'analogia con il quanto fisico, essendo entrambi unità discrete, secondo una visione a granuli di eventi da un lato e di spazio fisico dall'altro.

La parola "quanto " si è così allargata come una bolla che ne assorba un'altra , estendendosi nel significato dal campo della fisica quantistica a quello della biostoria. Nella costruzione del linguaggio è importante tenere presente che anch'esso ha una crescita, naturale, a frattale (evoluzione a spugna). Le medesime geografie mentali entrano nella comprensione o meno dei significati e nelle valutazioni storiche, tanto che non tutti attribuiscono i medesimi significati alla parole, con facili fraintendimenti e conflitti.

Trovare un accordo sulle parole richiede delle negoziazioni dei significati stessi, essendo le parole “particelle topologiche, in grado di mutare le spaziature dei pensieri. In tali intenti-accordanti, il linguaggio assume fluidità e le “parole plasticità(A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005; A: Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010).

Evoluzionedi un significato-parola

Da A. Colamonico. Il piglio-eco-biostorico. L'osservatore e il linguaggio (nota iii). (© 27 settembre 2013 - Antonia Colamonico).

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La forza della vita
Il grido
è l'effetto 1 che attesta l'atto di nascita, aprendo al respiro quale presa storica del ritmo vitale di abitante della Vita.

I Profughi

Il beccheggiare del peschereccio era l'unica cosa viva, in quella nottata vuota di stelle, il freddo umido penetrava, da quei panni adattati all'ultimo minuto, dando ai corpi un anticipo di quella che sarebbe stata l'ora ultima.

Erano in 80, non avevano bagagli. Non si poteva negare lo spazio ad una vita che chiedeva di respirare. Erano tutti ammassati, come una ricca cucciolata che a stento sta nella cesta preparata per l'occasione, solo che essi non scodinzolavano la corta coda e non trovavano un capezzolo caldo che li scaldasse.

A volte la vita è molto generosa con gli animali, dando loro ciò che a molti uomini è negato.

I loro sguardi erano cavi, non avevano trame di futuro e tanto meno di passato. Erano immobili in quelle frazioni gelide di presente che riduceva il campo dei pensieri a elementari atti respiratori.

La coscienza dell'esodo prende tutti i pensieri al laccio del nulla che, azzerando ricordi e sogni, rende sopportabile l'addio. Erano tanti visi con tante storie differenti, ogni sguardo una povertà, ogni movimento delle palpebre un'esclusione da qualcosa, da qualcuno, anche da sé.

Quando gli eventi erano precipitati dopo la rivolta, era iniziato l'esodo in massa verso le frontiere. Erano dei senza nome a confino, in cerca d'umanità.

Il movimento delle onde era il segno della vita, sorda alle beghe delle ideologie che innescano le gabbie di società. Ogni orlatura di terra un nome, ogni nome una tipologia di diritto, ogni diritto uno stato di cittadinanza, ogni cittadinanza un vincolo d'azione.

Porre strati vincolanti di codici e cavilli, a guardar bene, è la funzione degli amministratori che in virtù dell'ordinare, strizzano in una pressa lo slancio di libertà che muove le dinamiche del cuore.

Certo non tutti i cuori sono amorevoli, ma il vincolare il gregge nel recinto non annulla l'anelito al pascolo che solo, di filo in filo, può togliere la fame. Lo sapevano bene i pastori antichi che puntualmente aprivano i recinti, alle prime luci del nuovo giorno, lasciando a pecore e agnelli di praticare tutti i sentieri erbosi.

L'alba era vicina, un fil di luce era a dritta dalla prua, mentre di fronte la linea dell'ignoto iniziava a profilarsi tra un'onda e l'altra.

Il buio di quel presente stava evolvendosi in un “cavo” futuro.

Antonia Colamonico © 2011 - Tutti i diritti sono riservati.

Vitalità.   Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`è in te. - Madre Teresa di Calcutta -


Agostino

- Pronto Don Agostino, sono Alessio, sono a Conca Specchiolla, c'è uno spettacolo da brivido...

Agostino si apprestò ad uscire, mentre col pensiero scorreva ogni parola di quella telefonata, come i grani del rosario del venerdì.

Lo spettacolo che si porse ai suoi occhi, su quella spiaggia di scogli misti a sabbia, era un film senza colore, come quelli di Rossellini, quando nel dopoguerra proiettava il volto nascosto della guerra.

Altra gente era accorsa, tutto il paese si stava mobilitando. Decisero di dividersi in piccoli gruppi e di percorrere la costa, lui si mosse verso sinistra, dove la sabbia prendeva il sopravvento sugli scogli, rubando loro la supremazia. Il cielo era grigio come l'acqua torbida, in cui si intravedevano alghe strappare dal fondale. Certo il giorno prima con quel tempaccio e quel vento di scirocco il mare si era fatto grosso e rumoroso, tanto che se ne sentiva l'eco dalla sacrestia.

Ogni passo si fermava, non distogliendo gli occhi dalla riva, guardava a destra, poi a sinistra e ogni tanto un grido rompeva quel silenzio cupo: - Eccone un altro!

Fu così che apparve, semi sommersa dalla sabbia, quella camiciola bianca che si confondeva con la spiaggia; comprese lo stato d'animo di Noè dopo il diluvio, era un corpicino di bambina di qualche mese.

Gli si accostò senza toccarla, era piccola, piccola e tutta sola in quella veste bianca che una mamma aveva cucito con tanto amore. Era fredda, lo si capiva dal colore; le palpebre abbassate tracciavano una linea tenue e il nasino e la piccola bocca aperta all'ultimo respiro.

Se ne era andata dolcemente, senza disturbare le polizie del mondo con la sua clandestinità di bimba senza identità.

Un vuoto scavò il cuore di Agostino, certo la valle di ossa secche che si mostrò al profeta doveva essere come quella spiaggia, piena di corpi trafugati alla vita. Anche lui, nuovo Ezechiele, si chinò a raccogliere tra le braccia quel corpicino e provò a soffiare l'alito della vita, percependo un lieve tremore a mo' di saluto, mentre un carabiniere gli si accostava dicendo: - ne abbiamo raccolti circa ottanta, don Agostino.

Solo allora il pianto, iniziò a farsi spazio nella gola di tutto quello strazio, voluto dai cuori di pietra di tanta grassa civiltà.

Antonia Colamonico © 2011 - Tutti i diritti sono riservati.


Testare la realtà.


Agostino

Nel vialetto si percepiva il silenzio mesto delle tombe e l'odore acre dei fiori putrefatti, che segnano quel luogo di confine. Agostino mentre camminava, di colpo, si sentì il profugo della vita.

Non aveva più una preghiera da snocciolare, come scaramanzia mascherata da bontà. Non aveva una lacrima pronta ad affacciarsi tra le ciglia nere, consapevole della mestizia della fine.

La sua gola da quel giorno aveva deglutito tutto il suo pensiero e quel pianto aveva inaridito i cigli di tutti i viali del suo cuore.

Fece ancora pochi passi e si fermò di fronte al mucchietto di terra che non aveva una croce, ma solo una piccola lapide bianca.

Come faceva già da un anno, ogni giorno, rilesse l'iscrizione che lui stesso aveva voluto:


Su

questa sponda

il mare

ti pose,

piccolo Angelo.


Dopo averla tenuta tra le braccia e assaporato l'inconsistenza del suo essere un fagottino del niente, aveva compreso tutta la retorica di un cristianesimo di facciata. Come Francesco con il lebbroso, anche lui aveva trovato, finalmente, la sua via per Damasco.

Antonia Colamonico © 2011 - Tutti i diritti sono riservati.





Il salto di paradigma biostorico

 l'occhio di lettura di un pensiero frattale

Traduzione da: A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge. (August 2005)



(...)

  1. Mappatura del pensiero frattale


Essendo la storia il processo spaziale a campo profondo di tutta quanta la realtà, a tempo 0-infinito, si presenta all’occhio osservatore come una dinamica di costruzione di luoghi; i topos.

I topos possono essere i luoghi:

    • mentali, fisici, chimici, organici, inorganici, materiali, immateriali, concreti, astratti, reali, virtuali…

In una visione biostorica si definisce realtà tutto ciò che entra nel gioco vitale, acquisendo, nell’attimo stesso del suo porsi, un fatto-tempo-spazio (elemento costitutivo del quanto).

Crollano così tutte le riduzioni e divisioni di una logica disgiuntiva e separativa (Morin, 1993) che componeva le scatole disciplinate di conoscenze indipendenti. Con un occhio biostorico tutto è soggetto ad essere perturbato/perturbatore, essendo tutto storia.

Se tutto è storia, quindi non si può dare a parti di realtà la dignità di esistere e a parti, negare il diritto ad esserci:

    • la nuvola di quel dato cielo, l’idea di quella data mente, il sasso di quel dato fiume, l’orbita di quella data stella, il sorriso di quella data bocca… tutti insieme entrano nel ballo vitale, con pari dignità.

Ecco il salto di paradigma e la scoperta dell’eticità dialogica, intrinseca alla storia. Anche la realtà virtuale cibernetica, ad esempio, nell’istante in cui si è posta, è entrata nel gioco dei nodi-maglie-reti storiche; lo stesso vale per un sogno che spaventa un bimbo nel cuore della notte o un’idea che apre uno spaccato di soluzione nuova o un riflesso di luna che si specchia nell’occhio di una donna innamorata.

Tutto è perturbato/perturbatore in una logica coordinativa e connettiva, in cui la causa e l’effetto si eco-auto-modellano, inseguendosi in un abbraccio d’amore infinito.

Tornando ai topos; essi si prestano a essere letti e ispezionati, nel tempo, sotto molteplici aspetti, grazie a carte-lenti biostoriche che sono le chiavi d’accesso alla realtà e nel contempo gli organizzatori del pensiero; anch’esso processo naturale carsico e frattale, a spugna.

Esiste un legame profondo tra osservatore-osservato che insieme si auto-modellano e ogni modellamento implica una differente tipologia di lettura di realtà: rapporto letto-lettore-lettura.



Il salto di paradigma da un sistema epistemologico determinista ad uno probabilista, passa per un salto di lettura, nell’organizzazione dei sistemi di acquisizione-memorizzazione delle informazioni, che apre al pensiero frattale.

Per comprendere cosa sia una dinamica frattale, bisogna uscire da una visualizzazione di tempo continuo ed entrare in una di tempo discreto, discontinuo:

    • acceso/spento/acceso/spento… luce/buio/luce/buio… visto/non visto/visto/non visto...

Il vuoto/pieno di tempo è consequenziale all’azione di disturbo del quanto che esplodendo mette in crisi il campo e di ritorno questo, a sua volta, dovrà rispondere alla perturbazione subita (rapporto dialogico) elaborando un nuovo quanto perturbativo.

Nell’azione di conoscenza, osservando le dinamiche, si possono assumere varie posizioni di lettura ad esempio una interna occhi io/tu, con l’assunzione di un punto di vista:

  • qui si inseriscono le letture ideologiche, con gli schieramenti di destra e di sinistra.

Un’altra esterna, come un occhio egli, posizione utopica (= terzo occhio) che con uno sguardo non-luogo, distaccato, coglie l’alternanza di ordine/disordine/ordine/disordine… come gioco dialogico.

Il tempo di un sì fatto spazio è a gemmazione o a singhiozzo. Se poi il vuoto/pieno lo si guarda, non in relazione ad un singolo campo-finestra (visione ristretta), ma in uno allargato, aperto a più dinamiche (campo schizato e multiplo = occhio di mosca), allora si noteranno le esplosioni/implosioni di tempi-spazi-fatti, relativi alle differenti nicchie-sacche biostoriche.

Le diversità, in una simile posizione, smetteranno di essere dei contrari per divenire identità (pensiero connettivo). Ad esempio i concetti-azione di entrare e uscire letti con un occhio interno agli spazi si presentano come due opposti; letti con l’occhio utopico sono un’identità, in quanto la diversità non è nell’azione, ma nella posizione di lettura:

  • Questa è una visone frattale, multipla, ma richiede un occhio eco-biostorico che sappia guardare dall’alto la complessità e visualizzare i processi perturbativi esterni/interni ai sistemi organizzativi, in simultaneità.



Nell’organizzazione della conoscenza, possono co-esistere vari sistemi di lettura, ogni sistema imprime il suo grado-valore (+ o -) di deformazione alla realtà.

I sistemi tradizionali, sono prevalentemente discorsivi, cioè lineari-sequenziali, tali sistemi sono molto deformanti, essendo oltre che riduttivi, anche distanti dalla naturale dinamica evolutiva della mente, che è a spugna cioè carsica e frattale.

Il salto cognitivo passa per una lettura geografica, di tipo topologico. La storia è evoluzione-organizzazione di spazi e uno di tali spazi si chiama pensiero.

Il metodo più idoneo a organizzare e gestire le informazioni passa per una struttura a mappe che sia il più possibile vicina al naturale evolversi dello stesso pensiero. Una lettura che sia dialogica, cioè:

    • ordinata/disordinata, chiusa/aperta, piana/profonda, piena/vuota, centro/periferia, acquisito/ignorato, emittente/destinatario, io/tu…

Il passaggio ad un simile sistema di lettura implica fare un salto nel vuoto, cioè rinunciare all’ordine e entrare nei disordini informativi o sintropie del caos, quali gradi di ordini superiori. Il salto è possibile solo se si interiorizza la regola che:

  • ordinare è il modo naturale della vita di compiersi.

Cioè l’accettazione che l’altro, il destinatario dell’azione, ad esempio, soggetto alunno, ha in sé come fatto naturale mentale la possibilità di ordinare, apprendere. L’apprendere è lo stesso processo vitale (Maturana, Varela,1992).

Nella costruzione del sapere-pensiero, bisogna partire dai disordini informativi, come la parcellizzazione dei vecchi ordini-tessuti o meglio l’atomizzazione e la quantificazione (= azione che diventa quanto) delle conoscenze.

Il sapere dovrà essere destrutturato in un cielo di stelle che apparentemente brillano per se stanti. Ogni informazione dovrà essere un quanto-stella informativo che ha in sé il suo valore-significato, il quale si presta ad essere deformato (effetto guanto) in più contesti. Poi, con giochi di aggregazioni e voli di lettura, si faranno in-orbitare (mettere in orbita), le stelle informative, ri-modellandole in costellazioni a corpi-sacche-nicchie trans-disciplinari.

Nella costruzione delle costellazioni, si utilizzeranno le carte di lettura che apriranno la mente alle tre differenti gradazioni di proiezioni spaziali: campo profondo (Colamonico, 2002). Il campo profondo è il grado di libertà dell’occhio a muoversi ad angolo sferico a 360° in uno spazio topico-atopico-utopico, come in-luogo, fuori-luogo, non-luogo, a più finestre.

Ma il pensiero a tre livelli di visualizzazioni, per conservare memoria di sé, nonostante la molteplicità di costruzioni, dovrà essere fortemente consapevole di essere un io multiplo. La consapevolezza, si acquisisce sul piano delle meta-cognizioni o meglio dei meta-livelli organizzativi, che aprono allo studio di operazioni/operatori storiografici.

La nascita di un occhio-mente frattale e non schizofrenico, passa per un meta-livello cognitivo che rende auto-consapevoli delle operazioni, delle visualizzazioni, delle tipologie, delle aggregazioni e dei salti di prospettiva-lettura nei dentro/fuori di sé:

    • legando ogni fattore iniziale a quello subito seguente e ogni azione alla sua scala di valore. Eticità dialogica.

Si spiega, così, il nuovo valore di frontiera/limite nella finestra storiografica che non è più un valore indifferente, ma la soglia-confine del ribaltamento-rovesciamento del ruolo-funzione di attore/spettatore dei dentro/fuori di osservazione.



Nel rapporto di costruzione della realtà, l’osservato-osservatore-osservazione, insieme costruiscono la visione del reale. Se cambia uno dei tre fattori, automaticamente, muteranno le stesse costruzioni; tale dipendenza introduce la relatività nel processo di acquisizione, legando le rilevazioni ai campi-carte-occhi di lettura (Colamonico, 1994).

È bene precisare che la relatività non va confusa con il relativismo cognitivo:

    • La prima è l’accettazione del valore interno ai sistemi che si auto-delimitano, per cui si parla di vincolo eco-auto-referenziale che rende la realtà unica e nel contempo etica: ad ogni singola azione segue il suo singolo effetto con la conseguente assunzione del ruolo biostorico. 
    • Il secondo, relativismo, è la negazione di valore, cioè il pressappochismo della conoscenza, quindi la stessa negazione del significato storico del sapere e da ciò un forte elemento d’entropia (disordine) nella lettura eco-sistemica e dialogica delle vita (Panikkar, 1993).


  • Che cosa sono le letture caleidoscopiche?

Ogni carta di lettura dà una visualizzazione differente di mappa di realtà. Per comprendere la variazione ci si deve muovere su tre gradi-lenti di osservazioni: topiche, atopiche, utopiche.

Le prime due permettono la visualizzazione degli stati in-luogo delle perturbazioni, di cui la prima è relativa agli agenti-emittente, occhio-io; la seconda i fuori-luogo, cioè le perturbazioni viste con occhio-destinatario (tu) interno alla stessa dinamica. Le così dette rilevazioni locali a due occhi emittente-destinatario.

La terza i non-luogo, un’indagine che si muove sui meta-livelli delle visioni generali. Questa è la dimensione paradigmatica, occhio egli, che può permettere il ribaltamento del valore, annullando i significati e i rumori perturbativi (Montuori, 2003).

Il gioco caleidoscopico di gradazione/ribaltamento, nasce da una mobilità dell’occhio d’osservazione che impara a mutare le finestre-scale di luogo-valore semantico.

La medesima situazione studiata con i tre differenti occhi, permette di superare la cecità di letture fortemente vincolate agli stati emotivi-ideologici. Ad esempio viste dal di dentro le dinamiche assumono più rumore-disturbo, essendo più forti i condizionamenti percettivi; mentre le stesse viste con un occhio esterno, egli, assumono una minore dipendenza dagli stati di aspettative e di dipendenze del riconoscimento dei ruoli/funzioni, come in un gruppo di lavoro. Importante è sottolineare che l’io-lettore/agente si muove in tutte le dimensioni-gradazioni di lettura, che lo fanno essere attore/spettatore insieme:

    • l’io multiplo di cui parla Morin.

Il passaggio dal pensiero che separa a quello che coordina, da quello che isola a quello che connette, passa lungo la linea di frontiera della stessa finestra d’osservazione che dà dinamismo alle letture.

Si può così parlare di plasticità dello sguardo-lente, ma tale mobilità e velocità dell’occhio-mente passa per un’ulteriore fattore la plasticità quella della stessa parola che dà corpo-vita agli isolati informativi. (...)
















Kostantin Kacev

"It is very important that we feel an emotion, a real fluid. We must have a feeling that we are present here and now, and not just like some electronic cell, but like real human beings that are spiritually connected. Nature created us all with a purpose to leave better things behind, for those that will come after, until the time abandons us."








Arte Etrusca

Arte Paleolitica



Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente

Antonia Colamonico
Centro Studi Biostorici - Il Filo s.r.l.; Via Santino Ventura, 47/D
70021 Acquaviva delle Fonti (BA), Italy;
antonia.colamonico@ilfilo.it

Marcello Mastroleo
Dipartimento di Matematica per le Scienze Economiche e Sociali, Università
degli Studi di Bologna; Via Zamboni, 33
40126 Bologna, Italy
marcello.mastroleo@unibo.it
© Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010.

1. Introduzione


La frammentazione della Conoscenza in discipline e sotto-discipline ha generato un’asimmetria cognitiva e, le stesse, si sono sviluppate a differenti ritmi evolutivi. Ad arginare tale fenomeno d’alienazione contribuisce la contaminazione, per cui un’idea decontestualizzata, diventa forza propulsiva in un altro campo. Il processo di contaminazione avviene perché uno studioso crea un’analogia tra due ambiti disciplinari e in questa apertura logica (Licata, 2008) vi è un trasferimento del significato.

La difficoltà maggiore a rendere sincrone le conoscenze è data dall’aver creato la dicotomia tra sapere scientifico e sapere umanistico, per cui se con la rivoluzione tecnologica c’è stata l’implementazione nelle conoscenze meccaniche, ad esempio, non c’è stata una medesima innovazione in quelle storiografiche che hanno conservato pressoché indenni le lenti cognitive elaborate nel 1500-1600, ad esempio la carta del C. Cellario (1634-1707).

Lo stallo cognitivo odierno, crea una dicotomia non solo disciplinare, ma anche epistemologica e paradigmaticai. Necessita, quindi, un ammodernamento della lente di lettura e delle carte esplorative.
Tale apertura cognitiva, biostoria, ha iniziato a delinearsi (Colamonico, 1993), quando è stata riletta con un occhio sistemico l’architettura storiografica, trasferendo in ambito storico l’allora emergente teoria dei sistemi complessiii. Ne deriva, nel presente contributo, un modello cognitivo di Realtà come una multi-proiezione per strutture logiche di un sistema globalmente decoerente.


2. Gli enti biostorici.

Per secoli si è identificata la storia con la lettura storiografia (Le Goff), confondendo la carta con il territorio d’osservazione. Tale ambiguità ha generato una distorta percezione del ruolo e della funzione dello storico, visto come uno studioso-narratore di soli fatti passati.
Distinguendo tra osservato-osservazione-osservatore è possibile dipanare il legame tra storia, storiografia e storico: la prima è la dinamica dei quanti storici negli stati di presente; la seconda è la lettura-carta degli echi informativi; mentre il terzo è colui che osservando, disegna le carte storiografiche.

L’anello di congiunzione tra l’osservato e l’osservatore è la carta di lettura che, quale mappa, svolge la funzione di ponte (Mezzetti) tra il piano passato e quello futuro, in un presenteiii. Lo storico (in questa visione generale ogni uomo) è uno spettatore attivo della dinamica che resterà influenzata per sempre dalla sua stessa azione.

La ricaduta sul piano cognitivo del diversificare la direzione dello sguardo tra passato e futuro, è l’ampliamento dell’abito mentale dell’agente storico che, da custode-memoria di situazioni definite e fisse nel passato, si fa ricercatore-scienziato di mondi possibiliiv.

Il tempo presente (tempo 0) è il tempo della Vita, letta quale dinamica di quanti che prende e perde storia-forma, di presente in presente. Si definisce quanto storico ogni singolo fatto che avviene a tempo 0 in uno spazio. Il suo tempo di vita è brevissimo, nasce e nuore quasi simultaneamente, lasciando una traccia-eco di sé che si propaga, nello spazio-tempo.

Fatto-tempo-spazio (Colamonico, 1993) sono le grandezze fondamentali della ricerca che prende corpo nel rilevare l’eco informativo del passaggio del quanto, facendo di esso un evento storicov. L’evento contribuisce alla creazione di nuovi eventi, poiché nel momento in cui viene rilevato ed entra nel bagaglio conoscitivo di un soggetto storico, questi agirà tenendo in considerazione l’informazione. Nella ricaduta d’evento si generano altri eventi in una specie di effetto domino, dando alla Storia la forma di una spugna, un frattale con vuoti e pieni, nicchie e creste d’evento (Colamonico, 1998). 


3. La finestra storiografica e la quinta dimensione di lettura.


Lo studio di una struttura così complessa richiede una lente cognitiva, anch’essa complessa (Colamonico, 1993): la finestra storiografica, l’unione di tutti gli eventi in un insieme di spazi per un intervallo temporale.

Se si vuole, ad esempio, indagare la Rivoluzione Francese, essa è delimitata dall’area Francia e dal periodo 1789-1799. La finestra, delimitando il confine, si presta ad essere usata come terreno d’indagine storiografica, poiché può essere pensata come un insieme la cui appartenenza è in relazione all’attinenza di un evento alla particolare indagine. Ritornando all’esempio, nella periferia francese, l’eco parigino ha impiegato tempo ad arrivare, per cui gli accaduti in quei luoghi prima dell’arrivo dell’eco non sono in relazione fattuale con essa e sono da escludere, perché fuori tema. Al tempo stesso gli echi della rivoluzione hanno prodotto degli sconvolgimenti geopolitici nei territori limitrofi, quindi, per una visione più completa delle ripercussioni storiche è necessario allargare la finestra originaria. Il restringimento o l’allargamento, effetto zoom in Colamonico (1993), della lente-finestra è possibile grazie a operazioni elementari di unione e intersezione.

Lo spazio-tempo storico con l’insieme di tutte le finestre che si possono costruire è quello che in matematica si chiama uno spazio topologico:

  • uno spazio su cui è definita una famiglia di insiemi che è chiusa rispetto alle operazioni di intersezione e di unione.

Partendo dalle finestre di forma elementare, grazie alla struttura topologica della storia, se ne possono creare di sempre più complesse, ma è possibile arrivare al punto d’isolare i soli eventi che appartengono al tema definito?

In generale, la risposta a questa domanda è no, perché, come  precedentemente detto, la struttura tematica degli avvenimenti ha la forma di spugna frattale e può essere solo circoscritta dalla topologia per finestre ma non definita, si pensi ad esempio al tappeto di Sierpinski o alla polvere di Cantor. Per poter isolare le tematiche storiche è necessario quindi ricorrere ad una ulteriore discriminazione, sfruttando la dimensione fattuale, l’etichetta dell’evento. Ne deriva che la visione cognitiva di finestra è una stratificazione di tematiche che coesistono nel tempo-spazio: è la mente dell’osservatore storico che costruendo le relazioni di analogia tra i fatti delinea i temi e non la storia ad organizzarsi per temi.

La stratificazione della finestra storica è, dunque, una dimensione cognitiva propria dell’organizzazione analogica del cervello umano (Colamonico, 2008).

Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna una, ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della realtà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di iper-sfere penta-dimensionali osculanti, ovvero una specie di “iper-cipolla” (si veda Figura 1) che si presta ad essere sfogliata tema per tema.

Risulta evidente che tale quinta dimensione è una dimensione di lettura; è esterna all’osservato e riflette il modo di strutturare la realtà dell’osservatore:

  • per questo motivo, tale apertura dimensionale è passata inosservata, in quanto nei ragionamenti, l’osservatore focalizza la sua attenzione su uno strato della cipolla (spazio di eventi in relazione logica), non su tutta la cipolla.

La finestra storiografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo (Colamonico, 2002), all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni (Licata, 2003) fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo (Colamonico, 2005), mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi.





(M. Mastroleo, modello mente multi-proiettiva. 2010)


4. Conclusioni.


In questo lavoro, partendo dalla distinzione tra storia e storiografia, e ripercorrendo l’approccio biostorico alla conoscenza, si è mostrato un modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità. Ne deriva una visione di pensiero a sua volta come una spugna. Tale modello si presta ad essere generalizzato in contesti più ampi (ad esempio, la mente collettiva o l’organizzazione delle scienze) che saranno oggetto di studi futuri.

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i A guardar bene, gli storici del 1500-1600 avevano la doppia cultura e la loro produzione difficilmente era uni-settoriale.

ii L’ibridazione è stata possibile, grazie ad un’indagine sugli enti fondamentali che contribuiscono
alla costruzione della realtà e quindi alla riorganizzazione storiografica.

iiiIn tale salto prospettico di passato-presente-futuro si attua l’interazione tra la realtà e
l’immaginazione dello storico: come l’ingegnere, partendo da una carta progetta la diga che modificherà

ivIndirizzare lo sguardo al passato o al futuro implica lavorare su due differenti spazi di lettura
che si pongono come sistema chiuso e sistema aperto (Popper).

vCollocare un fatto-evento in uno spazio e in un tempo è l’operazione atomica dell’indagine storiografica.


References

1. Colamonico, A.: Fatto Tempo Spazio Premesse per una Didattica Sistemica della Storia, Oppi, Milano (1993)
2. Colamonico, A.: Biostoria Verso la Formulazione di una Nuova Scienza, Il Filo, Bari (1998)
3. Colamonico, A.: Ordini Complessi Carte Biostoriche di Approccio a una Conoscenza a Cinque Dimensioni, Il Filo, Bari (2002)
4. Colamonico, A.: Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity, World Futures: The Jounal of General Evolution, 61(6) 441-469, Taylor & Francis (2005)
5. Colamonico, A.: Le carte biostoriche e la geografia del pensiero complesso – In Atti del 50° Convegno Nazionale AIIG, 92-97, Edizionipagina, Bari (2008)
6. Mezzetti, G.: La cultura come sistema, In B. Vertecchi (a cura), La scuola italiana verso il 2000. La Nuova Italia, Firenze (1983)
7. Gleick, J.: Caos. La nascita di una nuova scienza, Rizzoli, Milano (1989)
8. Le Goff, J.: Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino (1977)
9. Licata, I.: Osservando la Sfinge. Di Renzo Editore, Roma (2003)
10.Licata, I.: La logica aperta della mente, Codice Edizioni, Torino (2008)
11.Popper, K. R.: Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità, Arnaldo Editori, Roma (2005)







Indice saggio.

Il nodo storico: Osservato-osservatore-osservazione

La presa di realtà

Le gemmazioni storiche in una lettura a Nodi/Rete della Vita.

  • La Comunicazione: La democrazia creatrice del processo dialogico, a individuo/campo.

La Verità Vincolata.

 Antonia Colamonico. © 2012/2013 - Tutti i diritti sono riservati.





(articolo, 2008)











"Nella dinamica della vita esiste una sola forma di bellezza, che si acquisisce con l’atto della nascita: la bellezza data non dall’appartenenza ad una categoria, ma dal semplice essere la categoria! ... Occupare uno spazio, consumare un tempo, esprimere una forma… sono queste le qualità che fanno di ogni essere vivente un cittadino della storia..." (A. Colamonico)














(da A. Colamonico. Le filastrocche di Spazioliberina. 1992)








(Giotto - Cappella degli Scrovegni, completata nel 1306. Padova)


Le nicchie-nido di biostoria