Diego Rivera
Antonia Colamonico © 2013
Indice quaderno n°8: Il Piglio eco-biostorico (Il territorio mentale e le angolazioni di lettura - Cartografie di spazi naturali in Scenari immaginativi e attuativi - Le regole del gioco)
Nota introduttiva; Premessa; Il punto e la regione; Il limite delle Scienze; L'osservatore e il linguaggio Parte I - Parte II; Costruzioni di realtà a multi/strato e multi/faccia; Riflessione a sistema uno/tutto; La vita nel processo partecipativo.
"L'azione del ricercare è come un fuoco interiore che arde e in tale ardore si crogiola, come una pepita d'oro, la conoscenza, assumendo la forma di polvere concettuale: ero il fabbro nella fonderia della storia, avevo quantizzato tutto il sapere in tante “scaglie di vita” che si prestavano ad essere ordinate e organizzate in una molteplicità di forme-oggetti storici. Trovavo le parole, disegnavo le carte, isolavo le tesi e le dimostrazioni, mi costruivo anche le contro-tesi e testavo il tutto nelle classi con gli alunni, poi verificavo gli appresi e i concetti e limavo, ridefinivo... monitorando le menti-alunno che si strutturavano a frattale con aperture logiche continue. Così tessendo e sfilando la nuova architettura da scheletro vuoto di finestra-nodo-rete, prendeva spessore-corpo a frattale spugnoso con nicchie di pieni/vuoti che si aprivano a geografie complesse." Da A. Colamonico. Il quanto storico, la finestra e io. 2 luglio 2011
Esempio di plasticità
La mente è in grado di tessere fili con ritmi discreti che si fanno un tutto, nell'azione di lettura. Per questo si può parlare di un soggettivismo cognitivo, funzionale a letture e azioni storiche circoscritte; è una:
"folata di pensieri in forma scomposta", così come è scomposta la mente. Tanti echi, in echi di immagini che come bolle impalpabili emergono da un vuoto e si addensano e si diradano, si accoppiano e si lasciano, in un girotondo di ritmi lenti e veloci che rendono coesa la coscienza.
Altrimenti sarebbe scavata come quel vuoto di spugna che apre al nulla della vita, a quel non essere che avrebbe potuto essere, al non più o al non ancora”. Da A. Colamonico. Il Grido. © 2011
Il salto epocale del 3° millennio, che sta aprendo le porte alla Società della Conoscenza, può essere sintetizzato in una parola:
plasticitài.
È come se tutto assumesse dinamismo, non solo nel senso classico della fisica, quale movimento di un corpo nello spazio-tempo, si pensi alla rotazione dei pianeti o alla caduta di una foglia in autunno, che costruiscono una traiettoria tracciabile, (occhio lineare-univoco che analizza scindendo l'osservato dall'osservatore), ma essenzialmente come una dialogica osservato-osservatore che modifica costantemente la forma-posizione dell'uno e dell'altro, che continuamente si ridefiniscono in un accoppiamento strutturale che è il vivere, vicendevolmente intrecciati come due corpi in un amplesso amoroso, da cui può nascere un individuo nuovo.
La plasticità è:
della vita in se stessa, a 360°, se letta da una posizione a punto infinito, occhio eco-biostorico, che si fa punto fisso, quale attrattore cognitivo, in grado di ricondurre a sé tutte le informazioni, sistemandole in versi-carte-parole di senso compiuto.
Del campo-habitat tutto che continuamente si riorganizza, come se vibrasse spinto da due forze contrastanti che ne definiscono gli stati del cambiamento con le accelerate, gli stalli e le frenate, ora verso il polo dell'entropia, ora verso quello della sintropia, dandogli il ritmo storico che se registrato da un osservatore, permette di far trascrivere le carte dei mutamenti e quelle delle permanenze nello spazio-tempo, fortemente circoscritte in quella rilevazione particolare (fotogramma).
Dell'osservatore-agente-abitante storico che interagendo con il campo, all'interno della sua nicchia storica, imprime e subisce gli effetti di ritorno con le modifiche dei suoi stati fisici, psichici, sociali, economici, politici... che se letti danno le scale vitali, a più discipline, funzionali alla misurazione dei gradi di salute/malattia, di equilibri/instabilità, di bellezza/bruttezza, di ricchezza/ povertà, di libertà/tirannia, di gioia/dolore... tutte quelle letture che fanno parlare, a 360°, degli stati evolutivi, introno a cui agire
Dei linguaggi che mutano pelle in relazione alle nuove constatazioni e rilevazioni, si pensi all'evoluzione dall'alchimia alla chimica o dalla meccanica classica alla meccanica quantistica o dalla logica aristotelica a quella kantiana...
Delle medesime parole, quali particelle topologicheii che per effetto guanto si aprono ai sensi nuovi come un bocciolo di rosa rossa, in cui ogni petalo è una forma similare di una parte di sé che partecipa alla sua essenza profumata.
Le parole vive assumono corposità nella mente dell'osservatore che ne svela il senso celato, intessendolo nel contesto di un pensiero che si condensa in una frase che ne spieghi il significato.
Della tenuta storica delle conoscenze che si modificano e si intensificano dando l'aspetto di un groviglio al sapere, come se ci fossero tanti fili che si annodano e si intersecano, dando una visione caotica che non faccia quasi trovare la direzione.
In una sì fatta topologia del sapere-realtà-parola... a multi-strato, a multi-nodo e a multi-campi, interscambiabili, necessita per non perdersi (processo d'imbarbarimento) una nuova bussola cognitiva che faccia tenere l'ago-sguardo dell'osservatore (ogni uomo) puntato all'orizzonte, a sua volta pluridimensionale, come multi-stella polare di punti fissi di orientamento, a cui rivolgersi, in relazione agli avvistamenti di incognite di viaggio (perturbatori di navigazione), per imprimere le virate di lettura, funzionali al vivere.
Ogni lettura ha una funzione storica che dà un indirizzo, una direzione, alle possibili risposte di azione.
La plasticità come forma in eterno essere è riconducibile al dinamismo stesso dei quanti storiciiii che, prendendo realtà nei tempi 0 di presente, si fanno pro-motori di vita, come molteplici la musicali per un concerto, su cui si accordano le dinamiche fattuali con le aperture degli spazi, le dipartite dei tempi, le organizzazioni dei campi-individui.
L'approdo a una tale complessità e dinamismo di lettura è il risultato della stessa curiosità cognitiva umana che investigando (processo di apprendimento) si è spinta, di volta in volta, sino al limite-confine dell'invisibile che docilmente si è fatto abbordare e imbellettare in un abito di realtà, che conserva tuttavia l'impronta del medesimo osservatore.
L'accesso alla realtà è vincolato alla carte di costruzione dei processi e le carte sono il punto di incontro tra un non definito e un definito che prende corpo in una spiegazione logica di senso.
Sono stati gli stessi ricercatori, misurandosi con le medesime creste evolutive delle loro discipline, a svelare gli approdi di una Realtà a multi-strato di organizzazioni in organizzazioni dinamiche, le quali stanno frantumando l'interezza del Sapere in una molteplicità di particolarità che rendono le letture sì frastagliate, ma nel contempo di breve durata, come se esse fossero in bilico su un inghiottitoio che tende ad assorbirle, annullandole:
il misurarsi con un “nulla di detto”, che segna una perdita di tempo dopo anni e anni di ricerche, rende le coscienze osservanti aperte al dubbio sul significato stesso del dover ricercare un qualcosa che poi necessariamente verrà rigettato da qualcos'altro.
Lo scetticismo dilaga quando non si è in grado di fare un bilancio intorno ai fatti compresi per compiere un'azione di scrematura che faccia dire questo è giustoe questo è sbagliato; questo è ancora valido e quest'altro è un non senso storico.
Ammettere il limite della conoscenza è un atto di coraggio che rende non sprecata l'azione del ricercare essendoci tante scoperte di contorno che poi torneranno utili e, nel contempo, svincola la coscienza dalle manie d'onnipotenza che spesso fa sentire padroni della vita:
ridimensionare il narcisismo, presente in ogni uomo, può essere un buono deterrente per non rendere stantii i saperi e di riflesso vecchi gli occhiali di lettura con cui si guarda.
Nel processo d'appropriazione della realtà si possono isolare due tendenze di direzione degli sguardi che si adottano in relazione a quelli che sono i gradi di sicurezza/incertezza degli appresi:
uno puntato verso l'analisi dei fatti che li espande aprendo alle geografie degli spazi, puntualizzandone le particolarità emergenti;
l'altro verso la sintesi che li racchiude e li riassorbe in un modello agile e funzionale alle letture medesime dando gli spaccati d'insieme.
I due indirizzi si intrecciano e si distanziano nel tempo, aprendo a nuovi sguardi e chiudendo a dei compresi ben definiti che poi si presteranno ad essere nuovamente destrutturati con l'apertura di nuovi orizzonti nelle letture.
Nell'Epoca Moderna c'è stata una vera esplosione delle facoltà di analisi che ha permesso d'innescare nel corso di circa 5 secoli, la gemmazione dei saperi (take-of), disciplinati in campi e sotto-campi di letture, che hanno dato corpo alla rosa della conoscenza con le differenti branche della scienze, tanto che oggi si è in una fase d'eccedenza informativa che rende come frastornati gli osservatori, tra tante possibilità di possibilità, di possibilità (crescita esponenziale), di poter essere o agire o sapere:
Necessiterebbe un buon taglio di capelli, per sfoltire il superfluo dei significati che rischiano di rendere gli stessi linguaggi, le medesime teorie e le altrettante parole dei vuoti cognitivi, privi di valore storico.
Si è quindi si è in un momento di bilanci e di verifiche sulle tenute delle informazioni all'interno delle branche dei saperi, con crescenti conflittualità tra le molteplici scuole di pensiero, ma tale mutamento del verso storico impone una presa di distanza dalla medesima coscienza osservante, per rileggere i fatti e le spiegazioni intorno ai fatti da una posizione- orizzonte a punto-infinito (occhio eco-biostorico), come un astronauta che ispezioni la Terra dal cielo, in uno stato di neutralità emotivaiv, da quasi extraterrestre:
Ogni cambio d'orizzonte osservativo o immaginativo richiede un salto logico per poter uscire da un campo-spazio di lettura percepito come inadeguato, e dare alla coscienza-occhio privato, e poi collettivo, la possibilità di rileggere e di risistemare, come in un cambio di stagione, i significati attribuiti agli stati vitali o alle interdipendenze evidenziate.
Importante è per ogni osservatore assumere un abito mentale disinvolto e dialogante per isolare, da altre angolazioni, quelle crepe interne alle razionalizzazioni che danno corpo ai vuoti di significato, per poi ripartire, attivando i nuovi indirizzi disciplinati che schiudano alle nuove gemmazioni di visioni-ideazioni-linguaggi-consapevolezze.
Esempi di mappe esplorative per la nascita di un Pensiero al plurale, uscendo dalla linearità di occhio-mente:
dallo sguardo a libro, a quello a finestra.
Gli occhiali cognitivi che sgranano i campi-realtà sono un tutt'uno col metodo con cui si osserva, ad esempio, ritornando a G. Galilei, egli per affermare la libertà di ricerca dei matematici e dei fisici nella sua epoca, tracciò l'iter del metodo scientifico con uno sguardo-direzionale induttivo (analitico) che non prescindesse da forme di deduzionev.
La sua indagine fu un processo di tipo bottom-up, come un procedere, per livelli crescenti d’astrazione, appunto, dal basso verso l’alto, dal particolare (il fenomeno) per risalire alla legge generale, passando per:
l'osservazione, la catalogazione delle corrispondenze tra i fenomeni, l'ipotesi di una legge sottostante ai fenomeni, le verifica dell'ipotesi con la rilevazione di altri casi... la codifica della legge in una carta di lettura, modello di realtà.
Il suo modo nel ricercare fu funzionale allo svincolare le coscienze scientifiche della sua epoca dalla tirannia dei sentito dire che si radica sulla ignoranza dei fatti concreti (generalizzazioni), che rendono le menti individuali passive di fronte alle dinamiche vitali (perdita della facoltà osservativa).
In un periodo storico di piena inquisizione in cui, in nome della verità rivelata, si perpetuavano vere obbrobri, egli infatti scardinò le connivenze tra una teocrazia che aveva strumentalizzato la religione, piegandola alle personalistiche manie di potenza di taluni alti prelativi, e un'aristocrazia che usava la fede per sottomettere le coscienze alle riverenze di una cittadinanza a cerchie-gradi di dignità, tanto da far definire la religione, ai primi del'800 (Bruno Bauer) “l'oppio dei popoli”vii.
Periodo in cui veniva imposto lo sguardo del Dio Creatore come lo spauracchio per uni-versalizzareviii le coscienze e uni-formarleix ad una visione di creazione statica, già conclusasi (rigidità di un occhio rivolto al solo passato), Galileo specificò il valore storico del fenomeno, come la singolarità emergente e interessante d'analizzare, con una mente sgombra dalle dipendenze generalizzanti non dimostrate e attenta agli stati dei reali.
Fu in tale indagare sul perché degli eventi, che egli poté scindere le credenze delle opinioni comuni, dalle rilevazioni delle realtà osservate, cioè quel salto logico dai sentito dire che aprono al piano della retorica, con le parole vuote di fatti, ai sensi-singolari dei casi specifici, reali.
E sono questi ultimi che fanno vagliare le corrispondenze tra i detti e i fatti, isolando i sensi pieni di significato.
Il suo fu un momento storico in cui il “fatalismo” era lo strumento dell'immobilismo sociale e politico, per rendere stagnanti le dinamiche, ed egli seppe indicare la strada dell'induzione per giungere all'universalizzazione, posizionando il peso-valore nella stessa osservazione da cui far scaturire i piani delle ipotesi, sei ragionamenti, delle verifiche...
Tutte procedure, queste, da cui poter astrarre le leggi universali e, così facendo, inconsapevolmente aprì una finestra sul futuro, tutto da edificare e da immaginare.
Provando a comparare lo guardo galileiano con quello cristologicox, Galilei non fu poi così lontanoxi dalle indicazioni di Cristo, ai suoi discepoli, di prestare attenzione al presente, per leggervi le reali povertà e quindi agire di conseguenza in funzione di un bene-comune concreto delle Società:
Se, infatti, alle povertà materiali e spirituali, fatte emergere dal Cristo, si sostituiscono quelle gnoseologiche di Galilei, allora entrambi hanno sottolineato l'importanza storica dell'attenzione al tempo 0 di presente in cui i fatti prendono storia, realtà. Per cui si può parlare di una comunanza di intenti che rende:
Cristo più scientifico e Galileo più credente.
Per comprendere la sottile differenza tra una visione statica delle gerarchie teocratiche e una dinamica dei due sguardi che seppero entrambi indicare come metodo osservativo e relazionale il valore storico del mettersi all'ascolto, si potrebbe riflettere sulla geografia mentale che un osservatore storico costruisce, intorno al significato del "sapere" e del "conoscere"; nel primo caso l'osservatore apre la coscienza alla consapevolezza del possedere il sapere ed è un io-pieno di sé; nel secondo, invece, l'io-lettore ha consapevolezza del suo essere ignorante, tanto da dover apprendere, quindi è un io-vuoto di sé. Focalizzare la sfumatura del significato è basilare per scoprire la differenza nella costruzione mentale che fa da specchio convesso alla personale coscienza del sé:
Focalizzare l'occhio sul primo caso, il sapere, il soggetto si apre ad un ego intransitivo (io so, dunque possiedo, tipico di un gerarca); il secondo soggetto si apre ad un ego-transitivo (io so di non sapere), quindi un ego che ha bisogno dell'altro per essere consapevole, in tale bisogno-apertura è un io relazionale (sguardo democratico).
Colui che sa di sapere, inoltre si siede in cattedra a "maestro di verità", illuminando colui che è ignorante, quindi inferiore, con la sua grande sapienza; mentre colui che sa di non sapere, non sviluppa la pretesa dell'insegnare all'altro la verità, se mai mostra solo la via-metodo del come poter accedere alla verità che chiede di essere scoperta privatamente da ogni uomo, in un dialogo soggettivo (apprendimento). Su tali venature di significato si giocano le tirannie e le democrazie, gli autoritarismi e le autorevolezze.
Ritornando ai due sguardi, una eventuale differenza tra il modo di Galileo e quello del Cristo si potrebbe cogliere, tutt'al più, non sulla tipologia dello sguardo per entrambi attento al mondo fenomenicoxii, ma nel modo di posizionare il suo sé osservatore, di fronte all'osservazione registrata:
lo studioso pisano, eclissando la coscienza del sé osservatore, nell'atto dell'osservazione, mirò a racchiudere i compresi in una carta-legge che si facesse la membrana, il confine della medesima osservazione, una volta per sempre e di fatto svincolandola, non solo dal contorno allargato (campo-nicchia a uno/tutto), ma anche dai vincoli del sé-osservatore. Per cui il suo sguardo assunse una direzione uni-focale, a solo indirizzo esterno, il mondo) e la sua fu una visione a campo ristretto, cioè interno alla finestra di lettura (bordo osservativo).
Nell'isolare il campo-evento dal contorno campo-allargato, comprendente il suo stesso occhio-sguardo, egli inconsapevolmente recise i fili-legami che rendono plastiche sia le letture, sia le dinamiche degli eventi, sia gli sguardi che rendono “vibrate” (accordate) le rilevazioni (oggetto di studio) a tutto l'insieme sistemico e non alle sole registrazioni effettuate a campo ristretto:
perdita nella lettura delle eco-inter-dipendenze dei sistemi allargati. Fu, quasi, come se per lui, e soprattutto per gli studiosi che lo seguirono, le geografie mentali e immaginative dell'osservatore fossero fattori indifferente ai fini delle letture locali e così pure le dipendenze dei fenomeni dal campo-contorno. Si pensi ad esempio allo studio sul pendolo:
“... Nello studio ... del moto armonico smorzato del pendolo, le variazioni del campo (contorno) nel tempo erano indifferenti, ai fini della lettura, per cui si poteva tranquillamente affermare la ripetitività del tracciato di volta in volta. Oggi grazie ai sensori di un computer, si è dimostrato che ogni tracciato è un percorso nuovo, unico, per effetto delle risposte, di volta in volta, del campo, tanto che si parla di una costruzione a otto...”xiii.
L'esempio fa comprendere come si possano modificare le carte in relazione a ulteriori aperture delle finestre d'osservazione, che permettono di effettuare le letture zoomate di realtàxiv, con gli sguardi multipli.
Pittura e dispositivi ottici: il Rinascimento
Lo sguardo cristologico, invece, nell'invitò a non creare gabbie concettuali (letture assolutizzanti), per conservare, sempre, un occhio sgombro dai pregiudizi (sistema ad apertura logica continua), leggeva le influenze anche minime (effetti farfalla) tra le relazioni individuo/campo; tanto da porre, all'attenzione dei discepoli, una molteplicità di sguardi con una molteplicità di logiche e di organizzazioni etichexv che non potevano prescindere da una riflessione sulla posizione assunta dal sé nell'atto dell'osservazione - io che dico - facendo della coscienza il punto di congiunzione tra l'esterno-mondo e l'interno-ego.
Con l'invito a calare nella coscienza ogni acquisizione e vagliarla con la lente della ragionevolezza, egli pose la topologia a dentro/fuori del pensiero.
Nasceva così il suo invito a non giudicare, da non intendere come un'assenza di giudizio storico che non faccia prendere posizione di fronte al presente e quindi inneschi la rinuncia al discernendo tra il il fatto-bene e il fatto-male, ma il suo consiglio era, semplicemente, una volta espresso il giudizio a:
non fissarlo de-contestualizzato nella memoria, facendolo diventare una gabbia concettuale astratta, con cui generalizzare le situazioni storiche locali nei “perbenismi di facciata” di chi sa di sapere e smette d'apprendere e osservare.
Il suo era dunque un occhio-mentexvi, coeso, a due e più fuochi individuo/campo, fortemente plasticoxvii in grado di selezionare le relazioni vicendevoli di volta in volta; un occhio-sguardo potremmo dire oggi più arguto, cosa di cui egli stesso era consapevole quando invitava ed ed essere “prudenti come serpenti e semplici come colombe”(Mt. 10-16).
Sono le generalizzazioni, prive di fatti, che svincolando il giudizio storico (in senso esteso) dalle osservazioni delle dinamiche a tempo presente e aprono al pregiudizio ideologico e con questo alla caccia alle streghe.
Tutto il fulcro dell'insegnamento di Cristo è in questo “stato vigile delle coscienze” a non creare idoli-gabbie dai modi scontati, in valutazioni prefissate, massificanti con risposte storiche preconfezionate:
Quindi è tutto nel non generare i “conformismi” delle coscienze di massa che azzerano le libertà degli sguardi e come ricaduta quelle dei reali, unici, per semprexviii.
Egli indicò un valore aggiunto allo sguardo osservante, sfuggito a Galileo, lo stato sentimentale (occhio a multi-sguardo che nasce da uno stato emotivoxix) che rende i gradi di misericordiaxx (etica gentile) nel non comprimere le osservazioni locali in un modello chiuso di unica possibilità esplicativa degli stati di realtà.
La curiosità osservativa aveva posto la coscienza galileiana con quella scientifica:
Sì, di fronte ad uno spazio-campo tutto d'apprendere, aprendo la sua mente alle molteplicità di quanti-echi informativi per disegnare gli stati delle osservazioni. Fu in tale apertura logica che egli seppe ricodificare la realtà in un sistema, dimostrato, di carta-modello, spendibile in elaborazioni future.
Tutte quelle operazioni, attuate dagli altri ricercatori che, dopo di lui, hanno attivato le successive aperture logiche del pensiero, con le dipartite dei molteplici linguaggi, delle intricate giustificazioni...
Cioè tutto quel groviglio di avvistamenti e di riflessioni che hanno permesso di allargare gli orizzonti immaginativi e di riflesso dato spazio alle nuove azioni di risposta alla vita, facendo così esplodere il frattale della scienza e della storia economico-politica, culturale, produttivo-commerciale...
Ma, il suo limite, se di limite si può parlare, considerato che fu anche l'inventore del cannocchiale con il quale è stato possibile sgranare gli spazi osservativi, fu nel considerare l'osservazione elaborata come una teorizzazione svincolata dall'occhio-sguardo dell'osservatore, attestante quindi una verità per se stante, priva della dipendenza-proiettiva di quanto la mente stessa ha appreso e modellizzato, in relazione agli strumenti-lenti, alle immaginazioni di lettura, alle teorizzazioni epistemologiche elaborate, ai linguaggi codificati, agli stati sentimentali ed emotivi (l'emozione si radica nella ragione, aprendola ai versi inconsueti).
Riflettendo, è come se la società scientifica, da tale momento in poi, si fosse data un tetto, una membrana entro cui rinchiudersi, per scindere ciò che, essa stessa, definiva verità o credulitàxxi; ritenendo, cosa molto grave, se stessa, quale occhio osservatore non esplorato, immune dalle gabbie pregiudizievoli, dai vincoli osservativi e dalle chiusure logiche che se non monitorati (2° livello della coscienza - l'osservatore che osserva se stesso) portano a sovrapporre il sapere con il potere.
Proprio quel vicolo cieco in cui erano caduti gli alti prelati che pretesero l'abiura del Galilei (pronunciata il 22 giugno 1633 di fronte al Santo Uffizio). Pretesa sconfessata, nel 1992, da papa Giovanni Paolo II con la richiesta del perdono che ha fatto prendere pubblicamente e si spera definitivamente, le distanze (occhio neghentropico) da tutta quella barbarie dei tribunali di inquisizione che allo sguardo-orecchio del pontefice polacco facevano echeggiare gli obbrobri dei lager nazisti.
È proprio lo stato di potere che rende decrepiti i saperi, non permettendo i modellamenti e le riformulazioni di sguardi altri e dando così luogo alle pedanterie delle parole tronfie e vuote (piano della retorica):
Si, proprio quelle parole di facciata, che si fanno sepolcri di meschinità, freno al divenire della storia.
La crisi che oggi sta vivendo il mondo scientifico, nato dalla modernità, è:
da un lato nell'acquisizione della plasticità concettuale delle sue scoperte che si prestano ad essere continuamente rimodulate se non cestinate, si pensi alle teorie economiche, da premi Nobel, che stanno rivelando dei buchi (vuoti) di lettura con l'emergere improvviso di bolle finanziarie e con le relative crisi economico-nazionali, con le aree degli imprevisti che rendono fallaci le letture;
dall'altro, dalla fissità di sguardo-mente-giudizio uni-lineare (occhio pregiudizievole) che non è più funzionale alle osservazioni multi-variegate e multi-disciplinate.
Si può parlare di vera crisi del paradigma scientifico che impone la necessità di una rilettura non solo delle carte-teorie, ma dei metodi d'approccio alla conoscenza (rivoluzione gnoseologica).
In tale spaccato di inadeguatezza osservativa, necessita indossare gli occhiali a sguardo allargato con un procedimento inverso, top-downxxii, ovvero per livelli crescenti di concretezza, per riduzione di complessità prodotta, avendo cura di non svilire le informazioni.
Il saper rinunciare all'assolutezza delle carte-osservazioni è il soggettivismo scientifico, posto in questo lavoro, quale processo di de-mitizzazione del sapere acquisito per poter ricondurre lo sguardo-mente osservante ai vincoli osservativi e alle eco-interdipendenze tra i campi multipli degli avvistati e quello dell'in-visibilexxiii (il non letto, il non registrato, il non immaginato, il non chiamato... Quel vuoto di informazione che apre anche al silenzio di Dio-matrice della Vita) che può così radicare (mettere radici) nello stesso paradigma scientifico, rendendolo umanizzato.
Aperto all'alea, incarnato in una realtà, a t.0, dialogata (legame osservato-osservatore-osservazione), sempre in costruzione e socchiusa ai mille e mille modi altri (fratture da cui potranno partire i nuovi modi) che a guardar bene sono altrettanti appigli per il germogliare di altri punti di vista che nascono dalle variazioni, anche, minime (effetti farfalla) degli sguardi e dei fatti.
In sintesi il salto storico che il mondo scientifico dovrà affrontare, se non vuole prendere il posto di quei “taluni alti prelati” - sostituzione della teocrazia con la tecnocrazia - è tutto nel passaggio da una scienza disumanizzante (priva dell'osservatore) ad un umanizzata, in cui la Coscienza dell'osservatore, come il luogo a cui si riconduce ogni avvistamento-riflessione, si faccia un tutt'uno con l'inclinazione data (grado di distorsione) nella spiegazione-dimostrazione, raccontando/raccontandosi.
Aprendo una finestra di riflessione a due fuochi-guardi sul mondo e sul sé che osserva e legge quel mondo; isolando le dipendenze degli sguardi-letture. Dando la topologiaxxiv degli spazi esterni e gli spazi interni in una carta a unicum storico che rifletta si la realtà, ma filtrata e virata da un particolarissimo sguardo e quindi soggetta a mutazioni di rotta che facciano ammettere gli errori, correggendo le portate storiche con inversioni di sguardi e di orizzonti in grado di aprire ai fatti nuovi. (...) (Continua)
Indice quaderno n°8: Il Piglio eco-biostorico (Il territorio mentale e le angolazioni di lettura - Cartografie di spazi naturali in Scenari immaginativi e attuativi - Le regole del gioco)
Nota introduttiva; Premessa; Il punto e la regione; Il limite delle Scienze; L'osservatore e il linguaggio (II Parte); Costruzioni di realtà a multi/strato e multi/faccia; Riflessione a sistema uno/tutto; La vita nel processo partecipativo.
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iA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.iiA. Colamonico. Biostoria. Op. tic. Il filo, Bari 1998.iiiLa scelta del nome quanto storico: - Dare un nome è una scelta di campo dell'osservatore che parte da una particolare qualità dell'osservato, che una volta isolata, si fa radice-legame di collegamento con un altro nome, preso, anche, da un altro indirizzo-disciplinare, che contenga tale qualità. In tale spostamento di senso-verso per somiglianza qualificativa si allarga il significato di un termine, già posto (senso ristretto). Nel caso dell'indagine biostorica, il nome quanto storico è scaturito, nell'istante in cui si è posta (A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993) la differenza tra storia (bios-vita) e storiografia (scrittura della bios-vita), da cui scaturisce che l'evento-fatto è un quid-nudo (non detto) che l'osservatore posiziona in una definizione-datazione-collocazione di veste di realtà. Si generano così due dimensioni vitali quella dei non conoscibili (“virtuali” per i fisici quantistici), area del buio cognitivo che apre al vuoto di spugna, che a sua volta riecheggia il vuoto quantistico dei fisici e quella degli identificati-appresi (il campo degli eventi noti dichiarati, esplicitati, applicati... iscritti nelle molteplici discipline). Dallo sdoppiamento (storia-storiografia) del campo osservativo è poi scaturita la dinamica di lettura, a pieno/vuoto (porosità) degli eventi, come il processo di rendere noto (l'evento-quanto informativo) un ignoto (l'evento-quanto storico, letto come unità inscindibile, non estesa, di "fatto-spazio-tempo", privo di nome-luogo-data), che agisce tuttavia da perturbare dello stato di un sistema storico, in un tempo 0 di presente (A. Colamonico: Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Il filo, Bari 1998; Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002). Da tale essere un non-collocabile il quid-fatto si presta all'analogia con il quanto fisico, essendo entrambi unità discrete, secondo una visione a granuli di eventi da un lato e di spazio fisico dall'altro. La parola "quanto " si è così allargata come una bolla che ne assorba un'altra , estendendosi nel significato dal campo della fisica quantistica a quello della biostoria. Nella costruzione del linguaggio è importante tenere presente che anch'esso ha una crescita, naturale, a frattale (evoluzione a spugna). Le medesime geografie mentali entrano nella comprensione o meno dei significati e nelle valutazioni storiche, tanto che non tutti attribuiscono i medesimi significati alla parole, con facili fraintendimenti e conflitti. Trovare un accordo sulle parole richiede delle negoziazioni dei significati stessi, essendo le parole “particelle topologiche”, in grado di mutare le spaziature dei pensieri. In tali intenti-accordanti, il linguaggio assume fluidità e le “parole plasticità” (A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005; A: Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010).ivA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. 2005. 2005.vMetodo in parte circoscritto da K. Popper che definì ogni osservazione “intrisa” di teoria, spesso fatta passare per osservazione (K. Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972). Ma puntualizzando meglio con occhio eco-biostorico, si possono leggere l'astrazione e la rilevazione come un uno/tutto del pensiero che si apre a due direzioni di sguardi, interdipendenti (rapporto a feedback), che si collimano e armonizzano in relazione alle opportunità contestuali e osservative in cui vengono applicati. Del resto già Aristotele, pur prediligendo la deduzione, sostenne che l'uomo si muove su le due strade (deduttive e induttiva) con i due versi di lettura. (Aristotele. Analitici secondi Organon IV; trad. e commento di M. Mignucci, intr. di J. Barnes. Editori Laterza, Bari 2007). “Opportunità”, non va letta con un'intonazione di valore negativo, ma come il limite che rendendo vincolate le letture, le circoscrive in una relatività multi-proiettiva di occhio al plurale (A. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della mente nel salto eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010).viI titoli ecclesiali erano spesso attribuiti in relazione all'appartenenza alle famiglie nobiliari, eclatante è il caso di papa Leone X (Giovanni de' Medici, 1474-1521), ordinato cardinale a soli 13 anni da Papa Innocenzo VIII. Tale consuetudine passata alla storia con il nome di nepotismo vide le grandi famiglie, come ad esempio i Farnese, gli Aldobrandini, i Barberini, contendersi le nomine per garantire ai casati i possedimenti terrieri (periodo di grande conflittualità) e con essi i guadagni. Il fenomeno fu ostacolato con la bolla Admonet nos di Pio V (1567), ma continuò a ripresentarsi saltuariamente sino al XVIII sec. (Fonte http://www.treccani.it/enciclopedia/nepotismo/ ) Interessante è constatare che fu Paolo III (Alessandro Farnese, 1468 -1549) a volere il Concilio di Trento (1545-1563) che diete il via allaControriforma rafforzando il potere dell'inquisizione romana con tutto il bene e il male che ne nacque. Papa passato alla storia anche per le nomine cardinalizie ai giovani nipoti (da qui l'origine della parola nepotismo). Galilei (1564-1642) nacque dopo soli 15 anni dalla morte del Farsene e a un anno dalla conclusione del concilio, si trovò a indagare nel periodo più cupo delle lotte di religione e dello strapotere dell'inquisizione per riaffermare l'autorità di un papato corrotto. E a nulla gli giovò la conoscenza personale del pontefice Urbano VIII (Vincenzo Maffeo Barberini) il quale pretese a tutti i costi la sua abiura. (http://www.treccani.it/scuola/tesine/papato_e_cultura_nei_secoli/2.html). Una pasquinata recita: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini (quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini). In tale asprezza di intendi e di fatti emerge come gli irrigidimenti ideologici, nascano, quasi sempre, in risposta a una perdita di credibilità del potere istituzionale (buio storico) da cui prende corpo il contro-potere.vii"La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli.": frase solitamente attribuita a Carlo Marx, divenuta a sua volta un luogo comune. Fonte: A. Donini Breve storia delle religioni, pag. 83. Newton Compton, Roma 1991.viii Uni-versalizzare = dare un unico senso-direzione (assolutismo).ixUni-formare = rendere uni-forme (conformismo) a uomo-massa, de-naturalizzando la bellezza singolare e unica di ogni soggetto storico (A. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006).xA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.xiProprio la misura del grado di lontananza dalla lettura, dell'interpretazione ufficiale cristologica, faceva scattare la condanna di eresia.xii“... Galilei intende sgombrare la via della ricerca scientifica dagli ostacoli della tradizione culturale e teologica. Da un lato egli polemizza contro il “mondo di carta” degli aristotelici; dall'altro vuol sottrarre l'indagine del mondo naturale dai limiti e dagli impacci dell'autorità ecclesiale. Contro gli aristotelici, egli afferma la necessità dello studio diretto della natura... libro … della scienza...”; da: N Abbagnano. Storia della filosofia. Vol. II (pp.167-168). UTET, 1969., Sotto il profilo del ridimensionamento della tradizione anche Cristo si pose contro certi “dottori della legge” del suo tempo: “... Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito:..” (Luca 11-52) .xiiiTraduzione da: A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. 2005. 2005.xivA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993.Antonia Colamonico
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Ogni significato storico parte da una scoperta privata che fa dare il nome, il quale circoscrive l'identità di quel compreso da veicolare e da traslare nei complessi strati di acquisizioni; tali operazioni rendono estesa la parola, facendole assumere un corpo, una struttura profonda che si fa nicchia di tale identità.
Assumendo, ad esempio, la meta-posizione per fare emergere come la coscienza stessa di Antonia abbia isolato l'epistemologia biostoria si può tranquillamente sostenere che:
Ogni scrittore è fuso nella sua creatura e così ogni scienziato con la sua scoperta e ogni artigiano nella sua opera, il poter raccontare è un'emergenza che richiede un terreno-mente (campo di coltura) così particolare che solo da quella privata coscienza può scaturire un tale intricato modo di essere unicum, in tal senso si fa spendibile il talento dell'individuo, nella tale piega della vita. E ogni scrittura è una crespatura, un'inclinazione che chiede alloggiamento. In tale trovare dimora si fa eredità storica per le generazioni future. ... (Link)