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Il territorio mentale e le angolazioni di lettura

Cartografie di spazi naturali in Scenari immaginativi e attuativi
Antonia Colamonico © 2013

Le regole del gioco nel paradigma biostorico
(Biohistory of Knowledge)

Le nicchie-nido di biohistory epistemology


Hai una fervida passione indagatoria. Ricami l'orlo di un indizio. Sei guerra che cede all'armistizio. Il sospetto indefinito reclama componenti di serie e si riscalda al fuoco delle macerie. Il pregiudizio alticcio vaneggia di sermoni eterodossi. La verità è solo un impiccio. (Ed Barsoski)



"... La finestra storiografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo, all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo, mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi. In questo lavoro, partendo dalla distinzione tra storia e storiografia, e ripercorrendo l’approccio biostorico alla conoscenza, si è mostrato un modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità. Ne deriva una visione di pensiero a sua volta come una spugna. Tale modello si presta ad essere generalizzato in contesti più ampi (ad esempio, la mente collettiva o l’organizzazione delle scienze) che saranno oggetto di studi futuri. ..." Da: A. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente. © Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010. In Gli enti biostorici. Sito ufficiale di Biohistory of Knowledge.

Biohistory Epistemology


From Epistemology of History
to the birth of a new Science

BIOHISTORY

© 1996 Antonia Colamonico (translation by Luisa Argenti)





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Apertura di spazio


Buon viaggio nella spugna di un pensiero!

Novità: Quaderno di Biostoria n°8.






Il punto e la regione

Geografia del legame individuo/campo


La parola punto dà il luogoi ad una molteplicità di significati che creano la spaziatura frastagliata del pensiero e di riflesso della realtà osservata:

  • Il punto ente geometrico primitivo adimensionale che assume una posizione;

  • il punto segno d'interpunzione che chiude una frase-proposizione dandole il senso compiuto;

  • il punto del discorso che permette di fare chiarezza sull'idea chiave intorno a cui si organizza un'esposizione-argomentazione;

  • il punto luogo geografico in cui si registra un accadimento, ad esempio il punto dell'incidente stradale che spesso è segnato con un fascio di fiori o una piccola lapide;

  • il punto con l'ago che serve a ricamare un tessuto come il punto croce;

  • il punto delle coordinate geografiche per stabilire una posizione ad esempio in aeronautica o in marina per sapere con esattezza il luogo in cui si trova un aereo o una nave;

Ogni definizione altra, da cui ha preso origine la parola punto, è un'estensione del suo significato che ne moltiplica il senso, dandole un forma-immagine chiusa da un perimetro-confine di senso che tuttavia può slabbrarsi, effetto guantoii, in relazione a delle sfumature nuove di significato che aprono il perimetro della parola ad altre direzioni (plasticità della parola), come in un fiocco di neveiii.


Le proiezioni di lettura nel gioco di posizioni

Ogni parola, in relazione alle variazioni di senso-direzione, può assumere una molteplicità di sfaccettature che allargano gli spazi ideativi dei significati (campo delle idee-immagini) e in simultanea lo spazio cognitivo della mente, relativo alla particolare applicabilità di direzione-verso esplorativo (indirizzo storico-epistemologico che vincola lo sguardo-mente al senso storico che si dà alla proiezione di lettura), con cui l'osservatore-agente (ogni uomo) può costruire la rappresentazione della realtà che sta osservando (campo dei modelli-carte di conoscenza che schiudono alle discipline-scienze e alle geografie mentali):

  • la rappresentazione del campo-habitat è funzionale all'elaborazione dell'azione storica che rende l'individuo-agente un co-creatore della vita a tempo presente (t. 0). Il tradurre gli osservati in modelli rappresentativi è intrinseco alla condizione stessa dell'essere un vivente che apprende, come si evince dagli stessi graffiti paleolitici, che sono la testimonianza della capacità del cervello-mente uomo d'elaborare l'ambiente, farne una mappa mentale e saper agire, orientandosi grazie ad essa.

Ogni parola assume, oltre ad un suono, una forma-immagine e un significato racchiusi nella parola stessa (particella topologica) che nasce in relazione ad un'azione d'isolamento da uno sfondo-confine che ne circoscrive il vincolo-peso di lettura e da una comparazione con gli apprendimenti pregressi (memoria storica) che fa di quel isolato un assimilato e compreso, ad esempio, connessa alla parola punto c'è uno spazio-regione di contorno che ne permette l'identificazione e la possibilità (per il punto) di posizionarsi e quindi farsi un isolato identificabile e trasferibile (azione del traghettare) in una ulteriore situazione osservativa che presenti delle caratteristiche similari (apertura logica):

  • nel caso del punto del discorso la regione-contorno è il discorso-tessuto stesso che fa da contorno all'idea chiave che si sta definendo e richiudendo nel contesto, senza il discorso come insieme di proposizioni di senso, non avrebbe alcun significato porre il punto chiave (concretezza del linguaggio).

  • Nel caso del punto croce, il contorno è lo stesso tessuto-stoffa che assume la funzione di base della collocazione del segno-punto di ricamo che per analogia ripropone la forma di x-nodo. Così pure per il punto di coordinate geografiche che permette di dare il grado-valore della posizione nel cielo o nel mare, con la mappatura dello spazio d'osservazione. La carta-mappatura è funzionale all'azione esplorativa, è funge da acceleratore cognitivo, in tal senso assume importanza lo sviluppo topologico della mente-pensiero che crea la velocizzazione delle organizzazioni cognitive, passando da un processo sommativo ad uno moltiplicativoiv

Si comprende come, in relazione alle tipologie di punto, mutino le tipologie di regionev, che ne allargano il significato, infatti essa, da semplice porzione di spazio che delimita una zona, si fa ad esempio area geografica, istituzione politico-economica, suddivisione del corpo umano...

Riflettendo su cosa siano in effetti un punto e una regione, si può facilmente constatare che sono parole-sensi-forme che danno indicazioni direzionali allo sguardo e quindi un'organizzazione spaziale alla mente che può ordinare il campo-habitat e orientarsi in esso, ponendo dei vincoli, a dentro/fuori, tra il sé e il mondo (topologia della mente/campo a corpo unico).


Il vincolo nell'organizzazione dello sguardo-mente

Lo stesso vincolo si fa espediente esplorativo che permette di scomporre l'osservato in finestre-maglie di lettura che sono dei campi locali (topos), ristretti, con cui poter miscelare le rilevazioni e costruire le relazioni storiche che danno i quadri ordinati degli ordinamenti informativi, letti quali sistemi coerenti di conoscenze che permettono all'uomo di sviluppare l'agilità operazionale (relazione occhio-mente-mano ben compresa da Leonardo da Vinci).

Porre l'attenzione sul ruolo storico-semantico del linguaggio, implica l'assunzione che esso sia fortemente ancorato alla realtà osservativa dell'uomo e svolga nello specifico la funzione di sistema di riferimento, quale possibilità concreta per l'individuo reale a tempo presente (t. 0) di poter tracciare delle coordinate spaziali-temporali-semantiche... che lo facciano consapevolmente muovere e agire all'interno del campo-habitat vitale, il contenitore-nicchia del suo stesso abitare nella storia, da contenuto-individuo. Porsi come un isolato (a isola) fa assumere anche all'uomo la connotazione di punto-posizione adimensionale che può potenzialmente muoversi in uno spazio-nicchia, a 360°, come quel punto geometrico iniziale, aperto a 360° di possibilità direzionalivi.

L'essere posizionato in uno spazio-regione indica l'assunzione di uno stato-luogo di appartenenza-collocazione, ma l'essere (visione statica) non è condizione sufficiente al vivere, essendo la vita una realtà aperta al divenire (visione cinetica) con molteplici mutamenti di stati, come in una visione filmica.

L'individuo storico, nell'atto di presa-posizione nel campo-habitat, per muoversi abbisogna di essere abilitato fisicamente e mentalmente a muoversi, in tal senso egli nasce già attrezzato come seme a saper imparare a camminare, vedere, ascoltare, immaginare, ricordare... agire. Il suo cervello captando i segnali del mondo (funzione di antenna) lo fa evolvere da punto-seme a spugna-pianta, facendogli apprende insieme il campo e l'io-sé che sono i topos-regione della relazione vitale:

  • Il camminare, vedere, ascoltare... implicano un saper andare in direzione di un appiglio-sponda che si faccia regione-luogo d'approdo. L'indirizzare è un dare il verso direzionale allo guardo e poi all'azione, essendo la mente-occhio-mano un sistema cognitivo unico.

In tale mappatura ogni uomo è un nodo-punto che si apre a raggiera a una molteplicità di spazi osservativivii che spalancano la mente-occhio ad una molteplicità di possibilità di relazioni e costruzioni storiche che rendono il pensiero frattale, a spugna.

Ogni approdo è un campo vitale che svolge il ruolo di nicchia-habitat, in cui posizionarsi e stazionare per un tempo misurabile.

Ogni nicchia-casa abilita l'individuo a delle specifiche funzionalità storiche:

  • si pensi ad un cacciatore del neolitico che si sposti in un bosco e camminando, incontri un fiume da attraversare, poi un altopiano pietroso... una pianura desertificata... Ogni attraversamento implica un cambio di sguardo-situazione ambientale con relativo mutamento di comportamenti e di corrispettive rappresentazioni mentali dello spazio (funzione di antenna della spugna del pensiero). Trasferendo l'esempio in una molteplicità di campi disciplinari, ogni spostamento da un piano semantico all'altro implica una riorganizzazione mentale con una spaziatura del pensiero che si intensifica (apprendimento continuo).



Il rispecchiamento degli spazi esterni nell'organizzazione della coscienza

La rappresentazione geografica degli spazi si modifica di pari passo con il cambiamento dei campi-habitat in cui l'individuo-uomo si relaziona:

  • nello spazio bosco egli sviluppa una conoscenza di erbe, di arbusti e di piante velenose o mangerecce, di animali e insetti, di terreni e avvallamenti, di rocce e di fogliame...

    Il suo occhio poi svilupperà una capacità osservativa a breve e medio raggio, essendo impedito dagli alti fusti a vedere la linea d'orizzonte (lungo raggio) che resterà per lui una parola vuota di significato-immagine, ma che acquisterà senso-valore solo quando in uno spazio-nicchia a pianura, riuscirà a spingere lo sguardo sino al confine-limite della linea d'orizzonte.
    Essere uomo di pianura non equivale all'essere uomo di montagna o di foresta o di mare; idem per la topologia di un matematico o di un fisico o di un poeta. Le geografie mentali con i relativi sguardi-significati sono potenzialmente pilotate e virate dalla forma del campo-habitat, per cui di riflesso le
    dinamiche immaginative apriranno degli scenari storici completamente difformi e si comprende così quale sia l'importanza del viaggiare per l'apertura logica del pensiero che dà le nuove ipotesi di risposta alla vita, con le possibilità di uscire dai vicoli ciechi che creano gli stalli politico-economico-culturali con le inversioni di tendenze.
  • Nella condizione del viaggio assume, ad esempio, valore positivo la migrazione che permette di espandere gli orizzonti immaginativi ed attuativi; quando nella storia si sono avuti i salti epocali alla base del cambiamento c'è sempre stata una migrazione di massa. Ogni cambiamento è un'apertura degli orizzonti immaginativi-attuativi con relativa intensificazione delle possibilità logiche, funzionali alle risposte storiche:

  • come si intensifica l'habitat, così si moltiplica l'abilità logico-immaginativa dell'uomo che fa la fotografia mentale di quell'habitat.

In ogni mutamento-spostamento, attivandosi le facoltà d'apprendimento, si genera nell'individuo una costante rilettura sia dell'ambiente, il campo-nicchia (il fuori), e sia del sé, il campo-io (il dentro), che topologicamente si armonizzano a nastro di Möbiusviii:
  • gli stati di disagio, ad esempio, sono delle incomprensioni, dei disordini informativi, per una crisi di lettura che non fa vedere le direzioni dei significati situazionali, quindi un'incapacità di lettura che rende l'individuo storico non preparato al saper rispondere a tempo presente (t. 0), nascono così gli stati di ansia e di stress emotivo con i sentimenti di inadeguatezza che ingabbiano il pensiero negli stalli cognitivi, veri avvitamenti, che se perpetuati creano i vuoti-cellette dei sensi di colpa, dei risentimenti-diffidenze, dei rancori, dei pregiudizi e delle stagnazioni storiche, economiche, psichiche e culturali:

  • L'immagine dello stagno rende l'idea della crisi di dinamismo in cui si cade con l'assunzione delle generalizzazioni pregiudiziali che fanno smettere di vedere la realtà presente, in funzione di un'idea a-storica e a-critica di ego-alterità.

L'altro si fa insieme-vuoto di uomo bianco, nero... o di italiano, francese, arabo... o di cattolico, ebreo, musulmano... Perdendo nome-identità, in sé, chi è di fronte perde naturalezza e fisicità, di riflesso, storicità databile, collocabile, appellabile. La vita è composta di individui incarnati, di sangue e ossa, di nome e cognome, di aspirazioni e desideri... e non di parole-sensi chiusi generalizzanti, che sono solo direzioni-immagini orientative della lettura degli stati di realtà:

    • dire Antonia è un senso-direzione che fa indirizzare lo sguardo-mente verso Antonia, ma il dire non è l'essere Antonia, come sistema vitale che respira, immagina, sente, … ama!



La funzione storica del modello-carta di lettura


Il rispondere alla vita è la capacità relazionale che permette la costruzione dei nodi-quadri informativi che danno le mappature di realtà, Ogni mappa è un modello-carta di rappresentazione vitale che si fa magnete vincolato/vincolante d'azioni storiche:
  • più chiare saranno le mappe-carte, più celeri le visioni di risposte storiche, per cui la capacità a potenziare l'elaborazione mentale con la rappresentazione-mappatura geometrica delle situazioni si fa la più importante forma d'investimento per un Paese che voglia crescere economicamente, socialmente e culturalmente ( democrazia). Bloccare l'apprendimento e ridimensionare le facoltà mentali, riducendone le capacità dialogiche è il modo per mantenere bloccata una Società-civiltà (dittatura):

  • Dittatura/democrazia sono i poli direzionali che permettono di stabilire l'andatura di un sistema storico (società e uomo), che lo rendono permeabile a più livelli e gradi di adattabilità, con gli stadi economici (M. Rostow, Gli stadi dello sviluppo economico. 1962); le ondate storiche (A. Toffler, La terza ondata. 1981); le aperture di-a-logiche a più menti-mondi della logica multipla di Spazioliberina (A. Colamonico. Le filastrocche di Spazioliberina. 1992) con cui si è iniziato a visualizzare uno suardolente a occhio eco-biostorico quale “... modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità...”ix.

In una dinamica vitale a stati-salti di realtà, il fulcro nodale del mutamento degli orizzonti osservativi è nella stessa relazione individuo/campo (punto/regione) che permette all'osservatore storico (ogni uomo) di costruire una chiara e consapevole direzione-indirizzo di dinamica storica (valore funzionale della relazione che rende cinetica la vita)x:

  • Ogni punto-io denaturato dalla sua regione-campo è un non senso, un non luogo, un non stato; così pure una regione privata dal suo punto-io è uno spazio delegittimato dalla sua funzione di contenitore. Uno studio scisso del campo-habitat e dell'individuo storico, quali realtà indipendenti, crea una forte distorsione di sguardo-mente, come una forma di miopia direzionale e cognitiva che rende generiche e fortemente astratte le letture, che saranno più idonee a riposare nelle pagine di un libro di carta che nella mente-carne di un osservatore-agente-abitante storico, necessitato a rispondere agli eventi-fatti.


Moltiplicazioni osservative a occhio-mente eco-biostorico
(l'apertura di-a-logica a più menti-mondi della logica multipla di Spazioliberina)

Imparare a leggere la dinamica vitale, a tempo presente (t. 0), come un processo simultaneo a più gradi e livelli di contenuto/contenitorexi, implica l'assunzione di un differente approccio alla conoscenza, in grado di sviluppare un'altra topologia del sapere a tre e più sistemi-universo, eco-inter-dipendenti in grado di dare le mappature di:

  • io-ego,

  • tu-alter,

  • io/tu-ego/alter.

L'io-ego è il topos mentale della legittimazione del sé, che fa ricondurre ogni sguardo-habitat della comparazione individuo/campo agli stati privati e soggettivi che danno all'osservatore storico quel senso di benessere/malessere che lo accompagna nella vita, con tutte le armoniche di stati emotivi e cognitivi che rendono sfaccettata la coscienza di nel mondo di Dio. Mentre il tu-alter è tutto ciò che si pone di fronte al soggetto storico (a-topos) che egli legge come diverso e altro dal sé, che segna il confine-limite in cui lo stesso ego si circoscrive. La relazione io/tu è la lettura a occhio egli (u-topos) delle molteplici dialogiche che ogni individuo storico costruisce con gli spazi-campi storici, letti insieme, come una risposta di eventi, a tempi intermittenti, discreti, in cui si gioca vicendevolmente il doppio ruolo di emittente/destinatarioxii .

Si possono così visualizzare i tre spazi-rami da cui si dirameranno le fronde della chioma della spugna mentalexiii.

Essere attenti al sé non è una forma d'egoismo o di narcisismo, ma il costante riconoscimento dell'appartenenza alla vita che rende l'individuo storico reale, selettivo, discrezionale e attento ad avvistare e riconoscere le strettoie storiche che si fanno le gabbie del sopruso, dell'arroganza, della privazione, della dipendenza, dell'intolleranza e dell'odio:

  • Nascono gli stati di dolore, quando ci si sente non accettati per quello che si sente di essere, spesso le pedagogie autoritarie hanno letto la consapevolezza del singolo ad essere un singolare individuo storico con un personale punto di vista, come una gabbia di sciocco egoismo da scardinare, per essere così uni-formato al senso comune d'intendere e d'interpretare la realtà, prescindendo dalle geografie mentali che rendono ogni individuo storico un unicum per semprexiv. Sono nati così i conformismi di massa, specchio di una società a tendenza autoritaria che impone i modelli comportamentali, anche con la repressione e la sottomissione (mobbing, bullismo...), in nome di codici e codicilli che hanno come obiettivo non lo Stato di diritto, ma quello di privilegio che rende gli uomini scissi in caste-ordini rigidamente imposti. Si pensi alle mode che danno le uniformi di eleganza, di gusto, di stili di vita... per far sentire l'io accettato dal gruppo che lo legittima solo se uniformemente allineato allo standard del modello di realtà esaltato (evoluzione da uomo a manichino):

  • importane è non dimenticare che dietro ogni modello c'è sempre un osservatore-agente che ha scelto, selezionato, incanalato e incarnato un indirizzo storico che è il suo privato senso di realtàxv, facilmente ammirabile, senza tuttavia assolutizzarlo a unico verso della verità osservata (gli assolutismi-gabbie logico-sociali).



Geografie e cittadinanze


La differenza tra una forma e l'altra di Stato-governo, passa da una differente interpretazione della cittadinanza nella vita:

  • nello Stato di diritto, tutti i cittadini sono tali per diritto di nascita e in tale essere abitante della Storia, nasce con dei diritti inalienabili, riconducibili alla vita-libertà-felicità (Dichiarazione d'Indipendenza Americana, 1776), a cui si possono aggiungere altri diritti che danno lo stato di dignità del vivente; il diritto al lavoro (negato oggi a tanti giovani italiani), il diritto alla salute con il riconoscimento a tutti del diritto ad essere curato; il diritto alla conoscenza che evolve l'individuo-seme in uomo-quercia di consapevolezze storiche; il diritto alla prole... Tutti diritti che aprono al bisogno inalienabile di essere potenzialmente se stessi, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione che si professa, dalla nazionalità in cui si è nati, dallo stato di ricchezza, dalla tipologia di lavoro, dallo stato di salute... Si comprende come si sia di fronte ad un sistema variegato di riconoscimento della persona, in quanto individuo-soggetto storico che ha valore per il semplice fatto di essere e di occupare uno spazio-tempo vitale, in cui resterà per sempre impressa l'impronta informativa del suo passaggioxvi (permanenza storica).

  • Nello Stato di privilegio si creano le logiche da Cainoxvii del mondo, con le voragini di egoismi (vuoti di spugna) che fanno assumere ad una manciata di uomini una posizione da re, assisi  su di un piedistallo, perché si ritengono i migliori. Nascono così le manie di dominio, di sfruttamento, di sopraffazione, di disconoscimento delle libertà di altri uomini. Si pensi alla coscienza scissa degli inglesi, quando con il triangolo commerciale ricorsero alla schiavitù (gli afroamericani) per coltivare le piantagioni di caffè e di cotone; pratica da secoli abolita in Europa con le varie rivoluzioni liberali, ma perpetuata dagli stessi europei, nei territori extraeuropei. La coscienza scissa apre ai comportamenti ambigui a tendenza mafiosa (mercificazione della coscienza), senza remore nel corrompere, nel manipolare e piegare le tendenze storiche verso dei tornaconti molto privatistici che fanno scomporre l'umanità in tante classi e sottoclassi di differenti qualità di cittadinanza, per cui ad alcuni sono riconosciuti come legittimi alcuni stili di vita, mentre per altri sono solo pretese faziose e presuntuose. L'autoritarismo, in ogni sua forma, è una miopia storico-cognitiva, fatta passare come il modo naturale della vita che si organizza sulla forza della specie dominante che con la selezione naturale, estromette i difetti storici. Grande bugia storica che è stata funzionale alle logiche egemoniche di fine '800 e primo '900.

Tutte le politiche tiranniche e necrofile, di tutti i tempi e di tutti i luoghi, hanno in comune questo senso di sentirsi migliori di fronte a una massa amorfa che pretende di vivere (arroganza di Caino che si posiziona a dio del fratello Abele). Sono nati così ogni volta i genocidi, le epurazioni etniche, le guerre di religione, le faide e le mafie che assoggettano, nei molteplici tempi di presente, in nome di uno status quo in grado di salvaguardare i privilegi di chi si crede il più degno.


Pedagogie delle eco-inter-di-pendenze storiche

Le pedagogie di tali modi schizati sono tutte incentrate sul rispetto severo della tradizione che piega l'individuo non alla sua naturale inclinazione ad apprendere per comprendere, ma al memorizzare l'appreso di altri che si definiscono i custodi dell'ordine oggettivo e quindi assoluto, uomini-dio che spesso in nome di Dio si fanno i garanti dell'ordine umano, ma non certo vitale:

  • Si pensi, ad esempio, alle gerarchie della Chiesa cattolica nel 1500 che vietarono la lettura della Bibbia ai laici, perché ritenuti non attrezzati mentalmente per comprendere il testo sacro; cosa che non fu condivisa da M. Lutero e dai protestanti che anzi aprirono le scuole pubbliche obbligatorie, per permettere ad ogni cittadino di apprendere la Bibbia, per farne il libro giornaliero del dialogo con Dio. Non è quindi un caso che siano state le aree geografiche della riforma ad elaborare l'idea moderna di democrazia, in risposta ai tribunali d'inquisizione che passavano al vaglio i credenti, se legittimi o illegittimi alla fratellanza con Cristo e alla figliolanza con Dio!

  • Si pensi alla crisi attuale degli Stati islamici che sta esplodendo in una serie di guerre civili con stragi che hanno come obiettivo l'ingabbiare il sistema storico nell'idea di un modello di passato che tuttavia non aveva previsto la rivoluzione microelettronica che ha permesso ai giovani di esercitare, come tutti i giovani del mondo, la libertà degli apprendimenti, zigzagando nella rete (Primavera Araba 2011). Sono due sguardi-mondi che si stanno misurando e scontrando in nome di due idee di cittadinanza nella storia. Dallo scontro nulla potrà tornare ad essere come prima, poiché si stanno creando, nelle coscienze individuali, delle prese di verità, con altre geografie, legate non più alle mode o alle retoriche ideologiche dei sentito dire, ma al dolore, incarnato, nei cuori per i fratelli, le madri, i figli e le figlie, così brutalmente massacrati. Sono le loro morti che insegneranno ad ogni superstite il valore della libertà al singolare di abitante della vita. È triste constatarlo, ma da ogni genocidio la vita ne è uscita rinforzata, in quanto ogni tirannia si è fatta vittima di se stessa (processo di implosione). Sono le tante rinascite che rendono sempre splendente l'essere nel respiro della vita (etica della Vita).


L'osservatore storico elabora le carte di realtà
 Patrimonio Culturale


____________________________

iIl termine luogo è posto in relazione alla definizione di Pensiero come uno spazio-regione che si presta ad essere organizzato, ispezionato, espanso... da A. Colamonico. La spugna eco-biostorica Saggio-nicchia © 2012-2013.

iiA. Colamonico. Biostoria. Il Filo, Bari 1998.

iiiA. Colamonico. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. Alla palestra della mente. Il filo, Bari 2006.

ivA. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Cacucci, Bari, 2006.

vA. Colamonico. Storia. In Nuova Secondaria, 15 settembre, p. 69-71. Ed. La Scuola, Brescia1994.

viA. Colamonico. Fatto tempo spazio. OPPI, Milano 1993.

viiA. Colamonico. La spugna eco-biostorica. © 2012-2013.

viiiA. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della mente nel salto eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010.

ixA. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente. © Il Filo, Bari, 8 settembre 2010.

xA. Colamonico. Biostoria. Il filo, Bari 1998.

xiA. Colamonico. Biostoria. Il filo, Bari 1998.

xiiA. Colamonico. L'osservatore storico tra echi di realtà e tempi 0. 1a nicchia © 2011 - 2a nicchia © 2012.

xiiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006. - La spugna eco-biostorica © 2012-2013.

xivA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

xvA. Colamonico. Angolo-riflesso - Gioco di posizioni nelle proiezioni storiche. Aspetto Autoreferenziale nelle Osservazioni - Il soggettivismo nelle Scienze-Metodi di Ricerca. © 2013.

xviA. Colamonico. La spugna eco-biostorica. © 2012-2013.

xviiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.




© 24 agosto 2013 Antonia Colamonico





Sito: Le Carte biostoriche







Antonia Colamonico © 2013
- Tutti i diritti sono riservati.

Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà




Approfondimento





Biostoria: quaderno n° 6

Antonia Colamonico

Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0


1a Nicchia:
Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva

2a Nicchia: L'accoglienza della novità. Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali

Antonia Colamonico. © 2011/2012




lenti di lettura


Dalla presentazione:











L'uno/tutto della Spugna del Pensiero:

  • occhio-mano-mente.
Mettere le ali al pensiero

"... il metodo di lettura e apprendimento lineare-sequenziale del sistema tradizionale si pone, oggi, in modo fortemente anacronistico, in rapporto al dinamismo delle informazioni prodotte, nei nanosecondi che si susseguono a un ritmo incalzante. La linearità va letta come un processo addizionale che si evolve per somma degli addendi:
  • 2 + 2 + 2 + 2 + 2 + 2 + 2 verso ∞.
Ad esempio, in sette passaggi, si ha una crescita di 14, secondo l’esempio numerico. Si può notare, come un simile processo richieda tempi alquanto lunghi, poiché procede più lentamente verso l’Infinito. Viceversa la logica seguita al sistema informatico, organizzata a finestre-nodi, si evolve secondo un processo moltiplicativo, a Costellazioni Semantiche, che si espandono come il prodotto dei fattori:
  • 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 x 2 verso ∞.
Il risultato che si ottiene in 7 passaggi è 128. Volendo proiettare nel tempo il confronto tra le due crescite, si nota che se a sette passaggi il valore è di 14 e 128; a dieci sarà di 20 e 1024; a quindici di 30 e 32.768, e cosi via. Si può, così, facilmente sperimentare come si è di fronte ad una crescita esponenziale delle capacità di lettura della stessa mente umana che procede più celermente verso l’infinito... "

(dal saggio: A. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso. In AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Ed Cacucci – Bari, 2006.).






Biostoria: quaderno n° 7

Il nodo storico: Osservato-osservatore-osservazione
La presa di realtà
Le gemmazioni storiche in una lettura a Nodi/Rete della Vita.
  • La Comunicazione: La democrazia creatrice del processo dialogico, a individuo/campo.

La Verità Vincolata.



Fuori campo
  • Angolo-riflessoGioco di posizioni nelle proiezioni storiche (Aspetto Autoreferenziale nelle Osservazioni Il soggettivismo nelle Scienze-Metodi di Ricerca)
 
Antonia Colamonico. © 2012/2013





dal Blog: 

Le Palestre della Mente

giovedì 28 febbraio 2008

Aspetti psico-sociali del mobbing

di Antonia Colamonico

Sintesi dell’intervento alla Tavola Rotonda: Mobbing, rilevanze sociali e forme di tutela nel pubblico, nel privato e nella scuola dell’autonomia. Bari, venerdì 6 giugno 2003 - Aula Magna della Corte d’Appello, Palazzo di Giustizia.


Il caso letterario più noto di mobbing è il racconto di Luigi Pirandello: Il treno ha fischiato. Belluca, il protagonista della novella, ne subisce una doppia forma, come spesso accade in tali soggetti, in ufficio ad opera dei suoi colleghi (forma orizzontale) e in casa da parte di una famiglia che sa solo sfruttarlo. Il personaggio diviene il capro espiatorio delle angherie, degli scherzi e delle dicerie dei colleghi, che, approfittando della sua mitezza, scaricano su di lui gran parte del lavoro ripetitivo, della loro noia di ufficio e dell’insoddisfazione professionale.

Il mobbing indica la presenza di uno stato di disagio nell’organizzazione e gestione di un ambiente di lavoro e non solo. Di fatto è sempre esistito, lo troviamo nella scuola, nella classe, negli uffici, nelle caserme, nelle corsie di un ospedale, in casa… Solo che ora si pone con maggiore urgenza all’attenzione del mondo del lavoro e della tutela del lavoratore, poiché il cambiamento attuatosi con la rivoluzione informatica ci ha reso dei soggetti emotivamente più fragili.

La rivoluzione della società delle informazioni, infatti, velocizzando i sistemi produttivi, ha accorciato il tempo tra l’ideazione e la realizzazione di un’azione; il velocizzare e il relativo computerizzare i processi, a loro volta, hanno fatto scaturire un maggiore bisogno di qualità nel lavoro:

  • qualità che invece di alleggerire l’impegno, lo ha notevolmente aumentato. Il docente, ad esempio, di quindici anni fa, aveva un carico di lavoro di gran lunga inferiore, rispetto a quello di un insegnante odierno; lo stesso vale per gli altri ambienti di lavoro.

Prima il tempo del dopo lavoro era di gran lunga più ampio e ciò dava la possibilità di assorbire, digerire e di dimenticare gli inconvenienti e le incomprensioni.

Oggi tale tempo di sedimentazione non c’è più, in quanto il lavoro sembra non finire mai, e di qui, gli stati di disagio e di conflittualità sembrano ormai non abbandonarci più.

La fragilità emotiva ci rende tutti ansiosi e più attenti alla qualità delle comunicazioni interpersonali, per cui non siamo più disposti a subire forme di pressioni psicologiche che vadano ad incidere nel tempo sulla sfera dell’autostima personale e del benessere familiare.

Condivido quanto ha sostenuto precedentemente il prof. Ernesto Cianciala che ha definito il mobbing: il furto della proprietà intellettuale di un individuo che va a ledere il diritto ad architettare la propria mente.

Le pressioni psicologiche impediscono ai soggetti d’organizzare e d’esprimere la propria libertà intellettuale, però vorrei porre la mia attenzione su quelli che sono i nostri comportamenti.

Se studiamo il fenomeno, così come lo analizza Leymann, già citato dal Dott. Pietro Curzio, ci rendiamo conto che tutti prima o poi siamo stati soggetti a mobbing, ma anche noi, prima o poi, mettiamo in moto con una frase, con uno sguardo, con una maldicenza, con una mancanza di attenzione i processi di mobbing.

Si comprende come questo tema sia molto delicato, infatti condivido la difficoltà di stesura di una normativa giuridica; il fenomeno richiede molta attenzione:

tutto potrebbe essere mobbizzato/mobbizzante.

Per questo è importante lo studio sulla prevenzione in un ambiente di lavoro, per impedire o ridurre l’insorgenza di tali comportamenti.

La comparsa di pressioni psicologiche indica la presenza di una conflittualità non gestita all’interno ambiente di lavoro e quindi uno stato di crisi latente che rende instabile il sistema organizzativo; perciò è molto importante creare un clima di fiducia e di rispetto. è bene precisare che volontariamente e involontariamente, il dirigente e gli stessi soggetti vanno preparati e informati (= formati-insieme) sul piano delle dinamiche di gruppo e delle tecniche comunicative.

Necessita una Cultura di Civiltà, come la chiamerebbe Edgar Morin, una mentalità comune che faccia, del rispetto dell’altro e di sé, il suo modo di essere Società Civile.

Necessita elaborare una visione di qualità relazionale, basata sulla lettura in chiave positiva delle situazioni, come una educazione al successo e al benessere (la storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno).

Prevenire il mobbing, significa anche prepararsi mentalmente a difendersi da mobbing, riconoscendolo sin dal suo primo insorgere.

L’apertura di un contenzioso giuridico è già un senso di fallimento per la coscienza del soggetto che la mette in atto. Ma per riconoscerlo e bloccarlo al nascere, necessita imparare le tecniche di organizzazione comunicativa, attraverso una palestra della mente.

La nostra società è molto attenta al corpo, dedica molte economie alla bellezza fisica del muscolo e del viso, ma non dà valore alla architettura del pensiero.

Come potenziare la capacità organizzativa della nostra mente e quindi la nostra stessa libertà?

Semplice, fare dei percorsi di formazione per imparare la costruzione di un modo di rispondere; per scoprire il valore del luogo e del tempo del silenzio, che può essere silenzio pieno/vuoto; per saper leggere i significati delle intenzioni/funzioni comunicative e il senso delle tipologie di leadership autoritaria/democratica, delle posture del corpo e del viso…

In sintesi imparare a ribaltare una situazione e a saper leggere i bisogni dell’altro, a saper risolvere un conflitto. Lavorio, possibile in un learning, che con esercizi di apprendimento individuali e di gruppo assicuri la salvaguardia della libertà architettonica del pensiero.

A conclusione, è importante sottolineare che uno dei fattori d’incomprensione è la linearità o struttura sequenziale del pensiero tradizionale, a cui educa la stessa scuola.

L’univocità come uni-direzionalità dello sguardo-mente non permette di leggere/leggersi con gli occhi degli altri.

È tempo di iniziare a muoversi col pensiero complesso, ipotizzato da Morin, con le organizzazioni informative a più sistemi di ordini, disegnate nelle carte biostoriche, con l’io-multiplo quale unità a più sfaccettature.
Salo attuando un salto cognitivo da un uni-verso ad un pluri-verso di realtà, si può rafforzare e corroborare la Coscienza soggettiva, che rimane sempre la migliore garanzia di difesa della Sintropia del Caos o meglio dell’Ordine delle Diversità.
giovedì 3 aprile 2008




Il pensiero creativo e il ruolo del futuro nella dinamica bioStorica: Restaurazione e Risorgimenti

di Antonia Colamonico

(In Pianetascuola, n° 3, lug.-sett. pp. 3-6, Ed. IRFOS – Bari. 2005.)

La tragica spirale di azioni violente, non ultimi gli attentati di Londra e di Sharm el Sheik, sta mostrando l’altra faccia della Globalizzazione: all’unificazione dei mercati, delle procedure, delle mode, delle tecnologie, procede di pari passo l’unificazione sia delle mafie nazionali, che tendono ad internazionalizzarsi nei vari traffici clandestini, sia delle forme violente di opposizione alle classi dirigenziali, più o meno, democratiche. Si direbbe che si siano messe in atto due forze contrarie che in nome della Globalizzazione tendano a farsi fuori, vicendevolmente:

  • Da un lato lo Stato di diritto che in nome della legalità, tende a mettere ordine nella complessità del nuovo sistema mondiale e, dall’altro lato, il dominio di ristretti nuclei delinquenziali organizzati, fortemente aggressivi, che tendono a universalizzare l’illegalità.
  • Da un lato i Governi che tendono ad accelerare il cambiamento delle economie nazionali e dall’altro le ataviche supremazie baronali, non importa se religiose o economiche o culturali, che tendono a bloccare il cambiamento, in nome di una calcificata tradizione.

Certo chi credeva che con la Globalizzazione si sarebbero eliminate le contraddizioni o meglio estirpate le grettezze locali, ha peccato di superficialità. Ascoltando un qual si voglia telegiornale, si ha la sensazione di una follia collettiva che sta, di fatto, minando le basi della convivenza civile e, in tale stato d’insicurezza, si fanno spazio gli echi di catastrofi bibliche, di novelli periodi bui che sembrano appressarsi alle porte della Storia.

Riflettendo sul Presente, emerge una grave crisi di giudizio: si è creduto possibile poter gestire la complessità di una Società a struttura Mondo, con i vecchi paradigmi delle società nazionali.

Per comprendere il grave errore paradigmatico, bisogna addentrarsi, ad esempio, nelle politiche messe in atto nell’Ottocento per comprendere che nazionalità e universalità non sono solamente semplici parole, ma bensì due modi differenti di vedere e di valutare. Se dico la Nazione italiana, implicitamente, associo a tale nozione un insieme di aree geografiche, di modi di vita, di idee e luoghi comuni, ecc. che, restando stabili nel tempo, tendono a creare un modello unico di società. A partire, infatti, dal 1861 l’Italia si identificava in uno Stato isola, cioè uno stato circoscritto da un confine-frontiera che ne garantiva un grado elevato di autonomia; certo c’erano stati dei sistemi di alleanze commerciali e politiche, ma la sovranità era nello stesso Stato italiano che proponeva in modo più o meno democratico le linee di futuro, alle quali erano indirizzate le procedure giuridiche, economiche ed educative.

  • Ma cosa è cambiato oggi?

Lo Stato italiano è sovrano per un terzo: c’è stata un’emorragia di poteri verso le autonomie regionali e verso la Comunità europea. Le tre differenti realtà istituzionali non sempre remano nella stessa direzione e ciò crea degli stalli organizzativi, dei ritardi burocratici, dei conflitti di potere che ricadono sul malgoverno della stessa Italia. La crisi in atto è sempre più complessa e non può essere letta con i semplici occhiali ottocenteschi del dualismo destra/sinistra.

Si direbbe, poi, che la stessa Europa stia nascendo/morendo insieme, come un bambino, nato vecchio. Nasce come realtà politica e muore come realtà socio-economica: si pensi ai flussi migratori extra-europei, all’affacciarsi delle neo-economie asiatiche.

Le stesse carte di lettura degli scenari mondiali si stanno lacerando e in tale sconvolgimento le tradizionali logiche interpretative dei fenomeni si fanno stridenti. Si direbbe quasi che, come sostiene E. Morin, la Cultura Meccanicistica che fa da sfondo alla Società Industriale, sia giunta al capolinea.

Il capolinea è il luogo dove, nel viaggio, termina la strada ferrata e si apre la piazza; termina la certezza rilassante del binario e si apre l’incertezza dello spazio aperto.

  • A chi non è capitato di giungere al terminale di una stazione e aver percepito mescolarsi alla gioia dell’approdo una sottile trama, fatta di dolore/ansia che fa esitare, circa il dove andare?

È in questo stato d’insicurezza, fatto di linee di Passato e linee di Futuro, le quali si annodano e si distanziano, che si rigenerano le restaurazioni e i risorgimenti di ogni Epoca.

Cercando di superare una logica oppositiva, lineare e sequenziale, che tende a ridurre gli spazi di significati, isolando le parole, come tante realtà distinte, si può guardare a queste due diversità, restaurazione/risorgimento, come ad un unico processo che in simultaneità, si afferma e auto-delimita.

Leggendo con un occhio eco-biostorico, il restaurare implica, portare in luce quello che ormai si è offuscato o invecchiato, per il passare inesorabile del tempo.

Il tempo come quarta dimensione dello spazio, incide sui campi di realtà, deformandoli per effetto della dinamica perturbativa dei quanti storici.

La restaurazione necessita, ogni qual volta si vuol porre un argine o un freno all’azione entropica del divenire storico. Il divenire come dimensione di futuro, implica un campo aperto, cioè un’organizzazione che implicitamente contiene delle aree di non prevedibilità o meglio di non governabilità: per quanto si possano elaborare ed intrecciare le linee di futuro, c’è sempre una maglia che sfugge, che crea una falla nel sistema di previsioni e rende precarie le mappe di lettura, sin lì elaborate.

Dopo l’Imperio napoleonico, infatti, si avvertì il bisogno di una restaurazione, non solo per riproporre gli antichi privilegi, ma essenzialmente per imparare a leggere il nuovo che era emerso, dietro gli eserciti francesi. Nuovo che aveva sconcertato gli stessi rivoluzionari che si erano sentiti spaesati, di fronte a quello spazio aperto di mercatura e di legislatura. Ma, legittimata la Restaurazione con il Congresso di Vienna (1814-’15) ed avviata la lettura del nuovo, automaticamente si innescarono i Risorgimenti: questi vanno interpretati come la conseguenza naturale di quella riorganizzazione storica che fece prendere posizione, alle nuove generazioni dell’epoca, di fronte al divenire della Storia.

Riflettendo meglio, il prendere posizione in favore delle linee di futuro, procede di pari passo con la capacità di lettura: più chiara è la lettura della complessità della vita e più facile è prendere una posizione in funzione del mutamento; viceversa meno chiara è la lettura del nuovo, è più difficile diviene, quindi, liberarsi del passato.

Il non essere in grado di attuare una revisione del proprio pensiero, dà luogo alle dittature e alle supremazie che fanno da sfondo ad ogni economia e società.

Importante è accettare che in ogni sistema politico-economico c’è un grado più o meno grande di tirannia/libertà, grado che procede in relazione alle capacità più o meno grandi di lettura del divenire storico.

Leggendo in tale ottica la realtà storica, si evince che i Regimi conservatori e reazionari, sono in uno stato di crisi di lettura della nuova realtà storica, a struttura globale. Stato di ignoranza che li porta a mettere in atto una serie di azioni, anche violente, per bloccare il movimento della Vita.

  • Ma il processo storico si fa inesorabile, nel suo procedere verso il futuro!

  • Anzi, più feroce è la repressione, più facile diviene la presa di posizione a favore del cambiamento!

Se da tale bivalenza, restaurazione/risorgimento, non è dato uscire, allora c’è da chiedersi:

  • Come rispondere in modo più funzionale alla vita, personale e collettiva?
  • Come rendere meno stridente l’azione del cambiamento?

La risposta è data in parte degli studi sulle bio-scienze e in parte da quelli sulle neuro-scienze, che stanno ponendo da una lato il concetto di bio-informazione, e dall’altro quello di lateralizzazione del cervello.

Leggere la dialogica della Vita in termini di bio-informazione implica inserire, nella dinamica relazionale individuo-campo, la presenza di uno scambio informativo che vincola, modellandoli, i processi evolutivi di entrambi. Se il passaggio d’informazione è alla base del divenire storico, ciò significa che nell’Azione del Comunicare si genera nell’individuo-campo uno stato bivalente di disordine/ordine, come una alternanza di stadi di de-strutturazione/ri-strutturazione, in funzione delle perturbazioni quantiche.

Se, inoltre, la lateralizzazione del cervello è una delle maggiori conquiste evolutive della specie umana, essa implica che la mente umana può assumere una bivalenza di tendenza che lo porta a riflettere sulle azioni e nel contempo ad agire, attraverso una fitta rete di cellule neuronali che comunicano tra loro, tramite un elevatissimo numero di sinapsi cioè di connessioni inter-neuronali. In questo gioco informativo si può parlare di pensiero critico e pensiero creativo che svolgono le funzioni di meta-cognizione e di cognizione che portano: il primo, a riflettere e a giustificare quanto è stato codificato o appreso; il secondo, ad aprirsi all’azione, inventando le nuove linee evolutive degli stessi apprendimenti. In tale gioco di riflessione/azione l’uomo entra da Protagonista, come secondo giocatore, nella dinamica del divenire storico.

Il riflettere e l’agire a loro volta entrano in relazione con la percezione dell’andatura del Tempo.

In un sistema lento il tempo della riflessione sarà più ampio, in un sistema veloce, invece, esso si restringerà, poiché le risposte storiche alla vita si amplificheranno, per effetto dell’accelerazione nel processo perturbativo dei quanti d’evento.

Per essere più chiari, in una Società ad Isola le variazioni storiche saranno contenute e limitate, quindi le letture più semplici e convenzionali. Viceversa in una Società ad Arcipelago, le azioni perturbative saranno amplificate, essendo nel contempo più grande e più diversificato il campo di azione. Qui le letture saranno molteplici e, a volte, anche contrastanti. Ne consegue che, se in un sistema lento potrà essere privilegiato il pensiero critico, che frena l’azione, non essendoci necessità di azioni, in uno veloce, si dovrà, necessariamente, potenziare il pensiero creativo, che, aprendo a soluzioni inusitate, è più funzionale al dinamismo del Campo.

Osservando lo scontro in atto, dietro al processo di Globalizzazione, si può affermare che questa conflittualità ha basi essenzialmente cognitive, più che ideologiche o economiche o giuridiche, in quanto le carte di lettura utilizzate nella gestione-ideazione degli eventi sono mutate. Ed è proprio tale cambiamento a creare le incomprensioni tra chi è attrezzato mentalmente al nuovo e chi è prigioniero nelle tradizionali letture, obsolete e a-storiche.

Necessita, quanto prima, da parte di tutta quanta la leadership mondiale, un Salto di Paradigma che porti a privilegiare il pensiero creativo. Salto che purtroppo non tutti compiono nello stesso momento: il tempo gioca un ruolo importante nella costruzione delle bio-diversità.

Il tempo agisce, poi, in relazione agli stati mentali e culturali. Ad esempio si è studiato che il salto paradigmatico implica uno stato iniziale di sofferenza, per cui è dal dolore che si è spinti a cambiare il modo di vedere, non è un caso che il Sistema Informatico si sia impiantato immediatamente dopo la Crisi Petrolifera, seguita alla Guerra del Kippur (1973).

Per essere più chiari, il salto di paradigma si attua quando la parola si apre ad un nuovo senso-direzione (= significato).

L’incomprensione tra gli Stati, le Società, gli individui, nasce, quando non si accetta la plasticità della parola, quando si tende a chiudere-circoscrivere e assolutizzare la parola all’interno di un unico contesto e questo porta a non comprendere la stessa parola, se usata in un contesto nuovo.

Da un punto di vista eco-biostorico, la plasticità della parola implica la plasticità del pensiero e quella dello sguardo-lente con cui si osserva.

La plasticità è legata ad un abito mentale che fa essere osservatore-ricercatore di significato-valore e non solo custode-garante di significato-valore. Per essere più precisi, nella comunicazione si giocano rapporti di potere che vengono di fatto attribuiti alle stesse parole: chi non ricorda, negli anni ’70, le logorroiche discussioni se era più esatto chiamare Mazzini un democratico o un moderato? Secondo i marxisti era un moderato, secondo i democristiani un rivoluzionario!

Il ricercatore non tende a cristallizzare il significato delle parole, egli sa che il senso-direzione è relativo al contesto di osservazione e se cambia, anche di una virgola, il contesto, automaticamente la parola assume una sfumatura nuova, più consona al nuovo campo di lettura.

Accettare ciò non equivale ad aprirsi al relativismo.

È bene precisare che relatività e relativismo sono due significati contrari: il primo si pone in senso positivo e il secondo, negativo. La differenza si gioca sulle conseguenze eco-biostoriche legate alle due visualizzazioni:

Se è relativo, implica un contesto circoscritto che dà il senso-direzione e, nell’indirizzare, pone un vincolo testuale alla parola.

Se invece è relativismo, non si accetta il vincolo-limite tra parola-contesto e facendo così, il significato viene, indifferentemente, trasferito in più contesti. Ma ciò svuota la parola di senso-direzione. Ad esempio, se è vera l’affermare “Essere donna è bello!” in Francia, non lo è, altrettanto, in Cina, Stato in cui, per la politica del controllo delle nascite, ci sono stati molti casi di infanticidi di bambine, per il desiderio delle coppie di avere il figlio maschio.

  • Da un punto di vista biostorico, la parola entra nella costruzione della Storia, in quanto indirizza le linee di futuro, edificando i piani di Realtà.

La difficoltà alla base delle incomprensioni, in genere, è che gli stati mentali-culturali sono diversificati. Per economia di spesa, infatti, si tende a chiudere la parola nel contesto usuale; ciò di fatto è, negare l’apprendimento, visto come un imparare ad aprirsi ai significati nuovi. In questo chiudersi, si smette di dialogare e, una volta consolidato il significato, si tende ad associare alla parola uno stato di potere. Ad esempio Aristotele è stato un grande, oggi si direbbe un creativo o, usando il de Bono, una corrente di idee, ma non si può dire altrettanto della Scuola Aristotelica, che tendeva a bocciare tutto il nuovo che stava emergendo nei secoli seguenti, cristallizzando la terminologia aristotelica. Dove l’inghippo? Nello Stato di Potere: essa aveva negato la possibilità di altri contesti-osservazioni-evoluzioni, cioè aveva negato la bio-diversità, affermando la Supremazia Aristotelica.

Spogliarsi dello stato di potere è difficile, in quanto ad esso è legato anche un discorso di gestione del flusso di moneta; ma lo Stato di Potere, quando lo si afferma, implica tacitamente il superamento dell’Idea. Affermare, perciò, il potere di una Cosca mafiosa o di una Elite religiosa o economica, significa, automaticamente, porre ad essi un confine che li chiude-circoscrive in uno spazio di azione-consenso limitato. Ma osservando bene, nel chiuderli, di fatto, si apre un altro spazio di Realtà, che va oltre la linea del confine e che si pone come un Novello Risorgimento di libertà, idealità e legalità.

Nella consapevolezza di tale procedere della Vita, nasce la certezza che si può essere più forti delle supremazie, dei soprusi e delle ingiustizie e degli attentati di ogni Epoca. Solo velleitariamente si può credere di fermare il divenire della Storia. Divenire che, aprendosi all’alea del non-atteso, del non-previsto, è democrazia, in quanto porta l’Individuo (sia esso cellula o molecola o nube o foglia o uomo) a distinguersi dal Campo, emancipandosi da esso. In tale processo d’emancipazione, si costruisce la storicità dell’Individuo, che gli fa assumere una posizione nello Spazio del Universo Storico, consumando il Tempo.

San Francesco, apostolo del dialogo cristiano-musulmano, ha dato un esempio-indirizzo d’azione: inseguire il processo di futurizzazione della Storia, spogliandosi mentalmente dal bisogno di potere. Certo non è facile, ma solo l’umiltà fa essere uomini nuovi!

Si potrà progettare il futuro, assumendo un abito mentale nuovo, ma sia chiaro non con l’intendo di sostituirsi al potere consolidato e cattedratico, ma per non perdere la plasticità della propria mente-azione; per non smettere di ascoltare, di comprendere, di immedesimarsi nel Campo, di aprirsi alle incognite del domani e di commuoversi alla Vita. Non dovrà essere lo sguardo indirizzato al dominio, ma all’apostolato, alla gioia del condividere gli “appresi”, del dividere insieme il pane della Conoscenza. In questo, dividere insieme, si attua il Salto Cognitivo che apre alla Società della Conoscenza, poiché nel dividere si svolge il doppio ruolo-funzione di emittente/destinatario, che fa affermare/ascoltare, riaffermare/riascoltare… secondo la dialogica della Vita, dialogica che permetterà di restare nella Storia.





dal Blog:
 lunedì 18 febbraio 2008

La direzione dello sguardo nella costruzione della storia

In un’indagine biostorica assume un ruolo importante la direzione dello sguardo, come il campo d'interesse, vincolato ad una scelta, che indirizza la lettura verso un quid che diviene l’oggetto d’osservazione. Per essere più espliciti, la conoscenza muove da un tutto, ad esempio un cielo d’estate, in cui l’osservatore isola un movimento, un aereo che lascia una scia nell’azzurro, nell’istante stesso in cui l’aereo cattura l’attenzione il cielo è messo in ombra e la scia, in luce. In tale gioco di ombra/luce si distinguono l’oggetto e lo sfondo, il primo come individuo storico, il secondo come nicchia storica. I due sono un uno-tutto interagente che si scindono solo per esigenze di lettura.
Quando l’oggetto-individuo è identificato, assume un nome, poi l’interesse porta ad esplorarlo, conoscerlo, stimarlo… si può comprendere come le azioni successive a quella dell’identificazione, siano tutte vincolate alla scelta iniziale che va ad indirizzare il piano di futuro che si apre ad una dinamica e si chiude ad un’altra; per cui se scelgo l’aereo, trascurerò, magari una nuvola, poco distante, che diventerà il fuori-campo della mia azione di lettura e della mia costruzione di azioni.
In questo gioco di sguardo/direzione/nome/fuoco/azione, il soggetto osservatore può anche proiettare quel quid di presente o nel piano del passato o in quello del futuro: l’aereo da dove viene, chi lo ha preso… dove va, perché vaIl passato/futuro sono i due campi immaginativi del non c’è più e del non c’è ancora. Non sono la realtà, ma un'immagine-riflesso di realtà, cioè un eco informativo che prende concretezza in quel momento di presente.
Passato-presente-futuro sono i tre piani della coscienza che aprono la mente alla profondità della dinamica storica, vista come un processo di costruzione di realtà, momento per momento. Il presente è lo spazio a tempo 0, come piano della tangibilità che prende corpo, visibilità concreta. Il passato e il futuro sono proiezioni di una realtà che di fatto non esiste. Ad esempio l’informazione “è caduto il muro di Berlino” è un eco storico di un qualcosa che è avvenuto nel 1989.
Il futuro si differenzia dal passato, poiché il secondo è un costruito, un compiuto che ha imposto la scelta di un’azione, che una volta selezionata è divenuta definitiva; il futuro è un costruibile che si presta ad un cambio di scelta storica. Il passato è un sistema chiuso, il futuro un sistema aperto, per cui se il mio sguardo è attratto dal passato, inconsapevolmente leggerò una sequenza di eventi che si sono susseguiti con un ordine finito, che non si presta più a cambiamenti. Se è attratto dal futuro, essendo la dimensione del sogno e non quella del ricordo, il cambiamento è possibile, poiché l’azione non avendo preso corpo-realtà, si presta ad essere rigettata, corretta, ridefinita…
In tale gioco di possibilità il sogno può cambiare la direzione della storia e trasformare un'ingiustizia in una giustizia, una tirannia in una democrazia, una povertà in una ricchezza, un dolore in una gioia...
Per un approfondimento:
  • A Colamonico, Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI quaderni, Milano 1993.
  • A Colamonico, Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002.




Pagine secondarie (1): il piglio eco-biostorico