Costruzioni di Realtà a multi-strato e multi/faccia

Il soggetto oggettivante
Intrecci significativi

Antonia Colamonico © 2013

"L'amore sopprime l'analisi"
Raïssa Oumançoff Maritain


"... Esiste un indissolubile legame che vincola l'osservatore all'osservato, rendendoli un organismo unico a cosmo, ma come accade per la Luna, in tale dualità si mostra sempre e solamente una sola faccia: l'oggetto d'osservazione. Il lato luminoso del sistema vitale è lo spazio esterno all'io/sé, quello spaccato di vita che si pone di fronte, come luogo dell'oltre la membrana che isola l'occhio osservatore, rendendo questo l'estraneo del campo, l'alieno di quell'area che si colora di: cielo, stelle, prati e fiori, volti e sorrisi, parole e teoremi, macchine... e tutto l'altro ancora.

L'universo-campo pone in ombra l'occhio-mente del soggetto lettore, quella soggettività indagatrice e contemplante che, di individuo in individuo, attraversa la trama complessa della storia, rendendola “cosa viva”. In quest'ombra che ci appartiene più dello stesso oggetto amato e apostrofato, si tesse la fitta rete informativa di quel flusso di continuum d'insieme, che rende i due una cosa sola, per sempre, nel complesso gioco dell'intravedere. È il soggetto l'occhio-filtro, il punto 0 di partenza, di tutto quel complesso di reali che si dischiude, rivelandosi come il diverso dal sé. ..." (Da. A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. Il punto 0 - © 2011 Il filo, Bari)



Osservatore-Osservato-Osservazione


La Realtà oggettivata



(Da: Il filo, © 1994)
L’anima bisogna crearla, inalare ciò che inspira, immaginarla: darle voce. Incarnarla è l’opera umana, l’umana fedeltà a sé, il poetico è ascoltarla, fare del suo soffio un verbo, di quel verbo un altro inizio, un’altra unica creazione. Hugo Mujica.

Perdere il valore limitante del modello-carta, porta il mondo filosofico-scientifico e con esso tutto il sistema storico-fattuale che si accorpa e organizza intorno, alla generalizzazione dei processi di conoscenza che perdono il significato di abito-vestito soggettivo e si fanno realtà oggettiva, come un insieme di verità, racchiuse e forgiate (finite), facilmente interscambiabili e intercomunicanti tra individuo e individuo, tra generazioni e generazioni, epoche e epoche, senza l'attività partecipativa del soggetto ricevente:

  • Errore in cui ogni uomo può cadere, se portato a credere le sue letture di realtà corrispondenti automaticamente non solo alla natura in sé, ma a quelle esperite e sviluppate dagli altri osservatori-sguardi, per scandalizzarsi, magari, quando scopre delle sfumature altre di significati che modificano l'inclinazione del senso da lui inteso e trasmesso. Da tale incapacità a leggere le geografie mentali, nascono in gran parte le incomprensioni.

La scoperta della plasticità della conoscenza-linguaggio-parola-coscienza... si manifesta in modo evidente, anche all'occhio più distratto, con una breve passeggiata in internet per una ricerca di informazioni, cosa che tutti oggi possono sperimentare.

In un sistema reticolare a nodi-finestrei appare subito la differenza tra un'indagine a libro che dà le letture uni-direzionali-sequenzialiii - inerenti al senso-verso stesso di lettura che rende obbligata la successione di periodi-parole, dall'inizio alla fine pagina - da quella a parole-calde che aprono lo sguardo alle molteplici direzioni dei multi-campo della rete, in cui l'occhio-mente si posiziona a punto adimensionale, aperto ad una molteplicità di indirizzi-versi visivi.




Ogni indirizzare lo sguardo è una scelta di campo-verso che richiede una partecipazione (atto consapevole) alla creazione dell'ordine informativo, infatti:

  • In tale postazione di lettura, la capacità decisoria dell'organizzazione del campo-testo non ricade solamente sul narratore-ideatore della pagina web, su cui l'osservatore sta indagando, come avviene nel percorso a libro, ma è condivisa tra il lettore e il narratore, essendo prevista una mobilità di costruzione nella successione delle sequenze informative, con il salto registro da temporale a spaziale:

  • vedere il tempo non equivale al vedere lo spazioiii!

In tale essere co-decisore si crea nella mente-sguardo osservante-lettore un dinamismo maggiore che dà una sensazione di maggiore libertà non solo nella direzione dell'occhio, ma nelle stesse connessioni tra i significati che si aprono a struttura a rosa, similare a quella di una fioritura, come se fosse un fuoco pirotecnico che emerga da un buio visivoiv:

  • Se si riflette un po' in tale elasticità e ampiezza visiva, c'è una forma di anarchia (fuori dalla gerarchia) di lettura che spiega in parte la notevole opposizione, almeno in Italia, all'uso degli elaboratori elettronici su larga scala.

Ancora oggi ci sono persone che dichiarano la loro avversione al mondo della rete, rivelando una rigidità-fissità d'occhio-mente per tutto ciò che crea spaesamento mentale ed operativo (incapacità a gestire l'imprevisto), quasi come se la mano si rifiutasse a muoversi sulla tastiera e l'occhio a leggere una videata o il cervello a pensare e comprendere; da tale incapacità a gestire la maggiore libertà nascono le crociate contro internet con l'esaltazione dei libri come se fossero dei feticci.

Dimenticando che ogni epoca ha sviluppato il suo sistema di lettura e scrittura, funzionale alla medesima operatività, è come se si continuasse a voler scrivere con la scrittura cuneiforme, ritenendo quella alfabetica riduttiva di ricchezza espressiva, non comprendendo che ogni sistema s'incarna in un'economia di tempo funzionale alle evoluzioni-accelerazioni economico-culturali; tanto che oggi un semplice sistema di scrittura alfabetica non è più idoneo alla velocità del sistema a nanosecondiv.


I modelli di lettura e lo sviluppo cognitivo

Analizzando meglio gli stati cognitivi dell'apertura di una videata si coglie come la prima impressione che l'osservatore riceve è un senso di sbandamento per un'eccedenza dell'offerta informativa intorno alle parole impostate, che rendono molteplici i campi di lettura che si presentano come oggetti-chiusi che necessitano di un'apertura, una forma di forzatura del sistema-monitor che si spiega al comando del dito che clicca, facendo aprire una nuova finestra (azione molto amata dai bambini con i video-game) come se fosse un rapporto a utero-fetovi.

L'apertura della nuova videata, offre all'occhio una nuova complessità sempre d'aprire e da esplorare a più sguardi.

In tali processi operativi dal punto di vista cognitivo, si crea un'accelerazione delle capacità connettive ed analogiche del pensiero che assume un andamento a singhiozzo e una struttura a spugna con le fioriture di campi e le ramificazioni di unità-informative a differente ampiezza-profondità (creste informative).


Dal sistema a libro a quello a finestra

Rispetto alla semplice lettura a libro cosa è cambiato, non certo l'attività elaborativa del cervello, che sia con il sistema a libro che con quello a videata decodifica e codificare le informazioni per apprenderle e trasferirle in altri contesti, ma quello che sta mutando in modo evidente è la durata stessa di ogni singola insorgenza-risposta operazionale della mente:

  • nel sistema a libro si può parlare di lentezza cognitiva che dà un ritmo più cadenzato, ritmato all'azione di lettura-apprendimento, mentre nel sistema a videata c'è un forma di convulsione informativa che richiede da parte del lettore una maggiore mobilità dell'occhio-mente (apertura logica con relativa importanza a saper gestire il personale apprendimento) e da parte dell'ideatore della pagina una certa arguzia d'impaginazione per catturare l'attenzione su quei punti caldi, magari di altro colore, che egli ritiene più significativi da trasmettere e far memorizzare, essendo i nodi che aprono ad altre creste evolutive (struttura a spugna).

In tale operazione di rendere interessante a sotto-campi ristretti tutta quella variegata molteplicità dell'offerta di:

 fatti, detti, prodotti, società, ricerche, immagini, opinioni...

si sviluppa da un punto di vista operazionale un tessuto poroso, a sistema carsico, con pieni e vuoti (sotto-pagine linkate) che si annidano come tante stanze in stanze (rapporto utero-feto), dando la sensazione di custodire un segreto tutto da svelare, come in una caccia al tesoro, scoprendo gli indizi, per poi interpretarli e rendere noto il mistero.


Dal punto di vista dell'organizzazione un sito, ad esempio, è una nicchia criptata (utero)che cela un abbaglio informativo (feto)che chiede di essere decriptato, come se si fosse in un sistema crittografico di spionaggiovii.

In tale stato di celato-nascosto, il senso profondo dell'informazione si svela non inseguendo la linea di lettura (sistema a libro-occhio a linea), ma solo in proporzione all'abilità di navigazione e alla curiosità dell'osservatore-lettore:

  • Più fine è il suo occhio più alto sarà il suo grado d'apprendimento, che richiede la personale partecipazione, per cui le quantità e le qualità informative non saranno uguali per tutti i lettori, ma vincolate alla capacità d'esplorazione che essi stessi sapranno apprendere e  sviluppare.

In tale abilità e agilità d'organizzazione, oggi i giovani sono bravissimi, mostrando una celerità di sguardo che è un riflesso della stessa celerità della loro mente (salto generazionale) e non una superficialità d'attenzione come molti adulti cercano di veicolare, sminuendone il valore.

Si potrebbe dire che la costruzione di un sito-nicchia implichi un valore aggiunto, non essendo una semplice trasmissione di un verso di ideazioni comprese, ma una trasmissione che è attenta alle libertà del destinatario.

C'è, quindi, un surplus di attenzione-tenerezza dialogica che sdoppia l'occhio-mente scrittore a più punti-nidi di organizzazione del messaggio, i punti-chiave, che una volta catturata l'attenzione dall'osservatore-lettore, lo incamminano verso un livello più profondo a multi-strato di significati (struttura multi-proiettiva) che possa far nascere in lui o le corrispondenze o le dissidenze informative ed emotive, con i contorni di indifferenze:

Da A, Colamonico. Fatto Tempo Spazio. OPPI, Milano. 1993



La 1
a Finestra Storiografica
(historiographical window). (da A, Colamonico. Fatto tempo Spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI Quaderni, Milano 1993, p. 22.)


  • Per essere più espliciti con un sistema a videate-finestre si crea una maggiore profondità di sguardo con un migliore senso di libertà che rende le comunicazioni più intricate e, in tal senso, più coinvolgenti, anche, emotivamente.

Si spiega così quel senso di smarrimento liberatorio che si innesca nell'azione di ricerca in rete che fa scolorare la consapevolezza del campo-habitat (con tutte le sue problematiche) e rende attentissimi alle moltiplicative operazioni di lettura, in tale perdere il contorno casa-ufficio-classe... si esalta la funzione elaborativa del cervello di ogni individuo e si crea un'accelerazione dei processi di apprendimento privati e collettivi con la moltiplicazione delle possibilità operative che rendono meno dittatoriali le conoscenze e quindi più libero e intraprendente tutto il Sistema-Paese:

  • È come se l'intero Patrimonio Culturale ed economico di una Società-Nazione si quintuplicasse in un take-off esponenziale in grado d'accorciare la distanza dall'infinitoviii. Un sistema d'apprendimento, quindi, che rende più vicini allo sguardo di Dio direbbero gli antichi profeti, in quanto rende l'occhio-uomo attento alle più piccole percezioni (lettura dei segni-appigli) che aprono agli effetti farfalla, con uno sviluppo di benevolenza verso l'imprevisto, fattosi sistema di apprendimento (crollo della rigidità mentale e ideologica)

Si capisce allora il valore di una Società della Conoscenza, in cui ogni evento-quanto informativo si fa seme in grado di imprimere una spinta auto-propulsiva funzionale alla produzione di sempre nuova conoscenza (processo creativo).


La democratizzazione dello sguardo-mente

Ad un occhio attendo che analizza i due sistemi di letturaix, appare evidente come si sia innescata una democratizzazione attraverso lo stesso sistema di lettura-scrittura con un'esplosione di produzioni che richiedono uno sguardolente più affinato, in grado di aprirsi agli ordini multipli dai significati allargati a multi-strato e a multi-verso:

  • quegli ordini complessi che rendono le letture più naturali, aderenti (a pelle) alla ricchezza delle dinamiche storico-fattuali di una Creazione in eterno divenire. Quindi quello sguardo carezzevole identificativo del modo cristologico di esercitare la cittadinanza nella storia.


Saggio-nicchia a nido informativo: Il piglio eco-biostorico, 2013


E cosa più bella, tale sistema a finestre è un'organizzazione di lettura de-gerarchizzata, in grado di far crollare le tirannie politiche ed economiche o editoriali e accademiche o dottrinali e ghettizzanti dei baroni della conoscenza, poco disposti a spezzare gratuitamente con tutti il pane delle parole, e sono proprio loro oggi i più inesperti nell'esplorazione e nella realizzazione informatizzata che invece di ammettere la privata ignoranza, cercano di fare resistenza al divenire e quindi si pongono a dis-informatori storici in nome di una tradizione de-storicizzata (fuori dalla storia-bios).

In tale chiudere gli occhi al cambiamento si confonde l'autoritarismo con l'autorevolezza che nasce dal riconoscimento del valore, basato sulla preparazione-competenza-disponibilità all'ascolto e non sugli arrivismi e le lotte di potere da primi della classe (quello sguardo di Caino in altre pagine analizzato).

La mancanza d'attenzione al campo crea le chiusure ideologiche che rendono vuote le parole (retorica) e vecchie le comunicazioni stesse, in tal senso i giovani, educati sulle nuove competenze tecnologiche, hanno una maggiore permeabilità alla vita, un occhio meno superficiale e una forma di distacco verso il possesso, in tal senso sono anche più fragili e si spiega anche in ciò il fatto che le logiche a libro abbiano ingabbiato il sistema salariale, creando la povertà giovanile, almeno in Italia. Presi dalla ricerca in rete, i giovani perdono di vista il lato lucrativo dell'azione e finiscono con il non saper difendere l'impegno-ore del loro lavoro intellettuale che viene fatto passare come semplice piacere-gioco (area dell'ozio). Non è un caso che molti giovani informatici siano sotto-pagati in proporzione alle ore e ore di impegno, letto da chi non è in grado di fare il loro lavoro, come una sorta di  gioco di dadi.

Non si può non ricordare che in Italia c'è stata negli anni '80 una forte opposizione al cambiamento e, cosa grave, non solo negli ambienti conservatori, ma da parte degli stessi presunti democratici che lo leggevano come una forma di nefasto capitalismo, estendendo la loro avversione, da guerra fredda, per gli USA alla medesima società informaticax. Personalmente ho vissuto questa forma di ghettizzazione, avendo avuto sin dal '85 la consapevolezza della ricaduta innovativa della nuova tecnologia sul pensiero, tanto da elaborare una didattica a finestre-campi per lo studio della storia e della letteratura:

  • In tale chiusura di occhi-sguardi, purtroppo, si è accumulato il ritardo cognitivo e operazionale della stessa Nazione Italia, tanto che oggi la maggior parte dei giovani ha un semplice rapporto d'intrattenimento con il PC e con Internet, non avendo fatto comprendere loro, da parte della classe e genitoriale e docente e politica e economica e sindacale (congiuntura negativa) la portata epocale della crescita esponenziale delle conoscenze con la conseguenziale amplificazione dei processi di immaginazione ed d'oggettivazione della realtà (take-off culturale-democratico).

Dopo questa passeggiata negli ordini delle conoscenze, si osservi (immagini a lato) come un sistema a libro appaia piatto, uni-forme con un'impostazione "ego-metrica", mentre un sito sia una cosa quasi viva, palpitante a multi-linguaggio e a multi-senso, similare a quella molteplicità di segni da captare dell'occhio cristologico, precedentemente posizionato.


In una nicchia-sito, ogni rilevazione dimostra di fatto all'osservatore storico che attua la lettura, come si costruisca un nido in rete, in cui custodire una inclinazione-verso di realtà compresa che si faccia opportunità in divenire, vestendo le percezioni, le impressioni e gli interessi con significativa ragionevolezze, soggette a continue correzioni (cosa impossibile nel libro) che mutando i punti di vista rendono la plasticità dell'ascolto-osservazione-mente-vita-lettura, in virtù di una percezione-eco altro che richiede un nuovo modellamento con un'adeguata rivisitazione sia del significato e sia dello sguardoxi:

  • tutto il processo in sintesi di codifica e decodifica, ordine e disordine per ordinare di nuovo, del ragionare con sé di sé nel mondo, in-formato di sé.

Il giro di parole serve a rendere come di fatto il passaggio da una visione statica di conoscenza ad una dinamica crei le correnti dei ri-modellamenti eco-inter-di-pendenti tra l'individuo e il campo, tanto da assumere l'uno il contorno dell'altro (topologia) e in tale contornarsi, vicendevolmente, si apprendono e si adeguano, divenendo un unicumxii:

  • e i due saranno una cosa sola!


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La topologia di una Carta a uno/Tutto

Tutto questo processo del definire per ridefinire di nuovo - coscienza per coscienza, individuo per individuo, società per società, spazio per spazio, attimo per attimo - altro non è che il naturale modo degli osservatori (ogni uomo) di appropriarsi della realtà filtrandola in una molteplicità di rappresentazioni-carte-campi (interni-esterni) a Io/Mondo, su cui si possa prendere posizione con rapporti di simpatia/antipatia/indifferenza che facciano sentire più o meno integrati, più o meno amati. 

Ogni acquisizione non è un semplice insieme di bit-informativi, bensì una carta cognitiva quale campo ordinato a molteplici registri informativi, i quali danno la struttura a multi-strato, a multi-faccia e a multi-sentimento dei significati, onde sapersi orientare con sicurezza e celerità nella vita in cui ogni uomo è immersoxiii.

Ogni carta è un paesaggio di un sistema-modello che è memorizzato e depositato nei registri della memoria, che rende pronti (ogni uomo)  a rispondere agli eventi, cioè quel percorso d'apprendimento, funzionale alla cittadinanza nella vita:

  • come ad esempio, tutti quei processi biofisici del connettomaxiv che stanno ora mappando i neuroscienziati, cercando d'entrare nelle trame profonde del dinamismo di un cervello per rilevarne l'impronta a spugna, identificativa, come quella di un pollice.

Le rilevazioni più raffinate che essi stanno elaborando sono il risultato dell'aver sgranato i contorni osservativi con le lenti-sensori-cadici-algoritmi-elaboratori, che hanno permesso una visione modificataxv della realtà precedente a sistema unico-generalizzato di un cervello, identico in tutti (astrazione).

Anche le nuove letture, se pur più raffinate, tuttavia sono sempre di-pendenti dagli sguardi e non danno il cervello oggettivo in sé, errore in cui potrebbero cadere i nuovi ricercatori se rendessero assolute le loro cartografie, ma solo il grado più raffinato di lettura della naturalezza di un cervello singolare, oggettivato (reso oggetto di lettura) dal loro sguardo.

  • È l'uomo che dà lo stato di oggetto ogni qual volta apre una campo di osservazione, in cui isola delle parti del tutto e le pone a res-cognitiva, cosa da conoscere.

  • La vita non è né oggettiva, né soggettiva, semplicemente è!


Oltre il sistema Moderno

Il salto di paradigma davisione staticaavisione plastica del paradigma eco-biostorico, in un certo qual modo fu messa in luce dallo stesso David Hume (1711-1776) quando criticò, nel Trattato sulla Natura Umanaxvi, il moralismo di una forma d'io-categorico con affermazioni coercitive (da fanatismo ideologico di una fissità dell'occhio-mente) con cui si saltava, nelle trattazioni filosofiche o etiche, da un è a un deve essere:

“... In ogni sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l'autore va avanti per un po' ragionando nel modo più consueto, e afferma l'esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle cose umane; poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto delle abituali copule, è o non è, incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la più grande importanza. Infatti, dato che questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, è necessario che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ciò che sembra del tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costituire una deduzione da altre relazioni da essa completamente differenti ...”xvii

Estendendo la sua riflessione a tutte le tipologie di scritture, comprese quelle scientifiche:

  • dire, ad esempio, la mela è rossa, non equivale al dire la mela deve essere rossa, infatti c'è tutta una casistica variegata di forme e colori di mele; l'esempio fa comprendere come sia facile fare un salto di registro espositivo, passando da una frase descrittiva-esplicativa (la mela è rossa) di una qualità sperimentata ad un'espressione imperativa-impositiva (la mela deve essere rossa) di un ordine di qualità obbligata.

Errore in cui caddero in molti, nel periodo delle facili inquisitorie da cacce alle streghe, non solo concernenti gli aspetti teologali delle questioni o delle azioni, in senso stretto, si pensi alle guerre di religione nel secolo precedente a quello dello storico; ma anche in relazione alle questioni accademiche, filosofiche, politiche, economiche, pedagogiche, in senso lato, che produssero gli irrigidimenti ideologici e le imposizioni dei punti di vista, con tutte le dispute su cosa fosse meglio dire e non dire, sostenere e non sostenere, vedere e non vedere...

La critica di scetticismo, con cui ancora oggi è etichettato il filosofo e storico scozzese nasce in parte da una negativa lettura della sua accortezza osservativa - naturalismoxviii - che lo portava ad invitare gli interlocutori-menti a non affrettare le conclusioni nel formulare dei giudizi chiusi, ferreixix, vere gabbie di pregiudizio, esercitando una sospensione del giudizio (3° occhio a posizione utopica) similmente a quella esortazione di Cristo ai discepoli a non giudicare, imparando a mutare la posizionare dell'occhio-mente, in relazione ad altri punti di vista, su altri piani di lettura, su altri orizzonti osservativi, su altre tipologie di fenomeni:

  • In tale apertura arguta e generosa degli spazi-tempi-fatti-nomi-cose-individui si dà alla mente un'altra possibilità di significato storico, rendendo le osservazioni-letture più aderenti (rapporto abito-pelle) al modo moltiplicativo di Dio nella creazione, assumendo una propensione alla benevolenza (etica gentile) nei confronti delle diversità storiche e sociali e fenomeniche.

Riflettendo con un simile sguardolente, il naturalismo evidenziato da D. Hume potrebbe essere posto come il germe-nodo storico in grado di preannunciare l'evoluzione-cresta storica di quell'effetto farfalla che lega le dinamiche vitali alle variazioni minime dei processi iniziali che moltiplicano gli andamenti con le creste evolutive, aprendo a quel versetto “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap. 21,5):

  • lettura potenziata di realtà, isolata da E. N. Lorenz nel 1963, che ha trasformato l'errore in un'apertura creativa, quindi non più come una negazione di verità, ma una ricchezza di possibilità altra della stessa verità, svincolata dall'astrattezza della carta-mappa ed incarnata, iscritta nello stesso processo vitale.

  • Lettura che come ricaduta sulla mente-pensiero dell'osservatore (ogni uomo) offre la possibilità di inforcare degli occhiali-sguardi nuovi con scenari di mondi nuovi, in cui la benevolenza dello sguardo (cristologico), precedentemente posto, si faccia un tutt'uno con lo stesso metodo scientifico. Vera riconciliazione in grado di sanare quella frattura da sguardi uni-direzionali e uni-organizzativi, precedentemente analizzata, quando si è posto il confronto tra lo sguardo galileiano e quello cristologico.

Alla luce delle ulteriori scoperte, legate alle tecnologie informatiche che permettono le aperture a frattale dei campi, emerge il valore di quell'impercettibile granulo di nonnulla - quanto storico - dal fattore aleatorio, vera ricchezza creatrice della natura che sa cogliere ogni occasione per dare vita ai processi nuovi, sorprendendo continuamente l'occhio-osservatore (stato di meraviglia), che come risposta è obbligato, se non vuole essere a-storico, a mutare l'idea-carta-parola-sintassi... già costruita:

  • in tale continua riscrittura l'osservatore esplica a pieno il suo ruolo di lettore-cantore della vita in tutte e tutte le sue forme che lo aprono alle molteplici discipline e ai moltiplicativi sguardi altri (dinamismo) che nelle loro incompletezze osservative particolari, si fanno insiemi di completezza-democrazia.

La “visione plastica eco-biostoricaxx, si gioca tutta su questo equivoco gnoseologico isolato, in Fatto tempo spazio (A. Colamonico, 1993) tra una lettura che blocca e ferma la realtà in una carta-fotogrammaxxi che tende a ingiallirsi nel tempo (lettura esclusiva a linea) e una lettura che lascia scorrere la vita, inseguendone con zoomate, le evoluzioni, come in un film a più trame (lettura inclusiva a raggiera), da scienza&metodo dello sguardo


L'errore di lettura tra storia e storiografia

La confusione tra storia-bios e storiografia-scrittura della biosxxii - (in senso lato) ha fatto peccare di titanismo il mondo della ricerca e con esso quelli connessi di talune scienze politiche, economiche, sociologiche, pedagogiche... che hanno spadroneggiato sino a tutto il '900 con le gravi conseguenze storico-sociali di un Sistema Mondo a grandi sacche di tirannia-povertà, poiché:

  • confondere la spiegazione logica e la dimostrazione scientifica di alcune “teste ben fatte” direbbe E. Morinxxiii con il verso della vita, a 360°, è una mancanza di concretezza, oltre che pochezza immaginativa con una ricaduta sulle pochezze etiche, politiche, scientifiche, economiche, pedagogiche... con connesse conseguenze fattuali che hanno aperto e aprono ai conflitti, alle ingiustizie, alle condanne, alle cerchie di classi e sottoclassi di umanità.

  • Confondere la vita che si pone a contenitore-matrice del contenuto-cervello umano che la elabora (solamente) in carte esplicative, influenzate dai sui stessi limiti costituzionali, cognitivi, immaginativi, strumentali, emozionali, esperienziali, è una strettoia cognitiva che si fa ignoranza personale, sociale, epocale; un novello oscurantismo direbbero gli illuministi, in cui al vecchio inquisitore papale dell'epoca galileiana si sostituisce il nuovo inquisitore biofisico-genetico che impone le razze, le selezioni di massa, le selezioni di sementi, le selezioni di parole, di idee, di cure, di sguardi, di umanità. Negando le cittadinanze (bio-potere) a tutte quelle diversità naturali che il suo occhio riduttivo legge quali errori della natura da correggere o curare o reprimere. 

Essendo ogni uomo un unicum per sempre, ogni lettura della realtà che si produce, da ogni mente umana, è unica per sempre e in tale essere una singolarità soggettiva, si comprende il significato-valore storico-vitale dello stato di soggetto oggettivante, che imparando a conoscere per vivere, veste di oggettività il movimento della vita e in tale vestizione o in-vestitura di realtà egli scrive a sua volta il suo verso particolarissimo di storicità che si fa impronta informativa-seme del suo passaggio nella vita:

  • In tale scrivere la vita si fa il suo sguardo-mente un tutt'uno con essa come quell'unicum del testo sacro in cui i due si fanno una cosa sola a contenitore-matrice e contenuto-scrittura, o se si preferisce un'altra metafora a legame campo-seme che si ap-prestano insieme a fare fruttare i raccolti, o un'altra ancora a utero-feto (l'altro livello dello sguardo, sistema a 2 occhi).

Per comprendere come sia facile cadere in una forma d'esaltazione del sé-osservatore, è interessante ricordare la metafora di Hilary Putnam “cervelli in vascaxxiv in cui al di là del paradosso:

  • tra un non sapere se il cervello umano sia libero di percepire, immaginare e ideare o se sia allacciato con dei sensori in un una mente-contenitore pensante al posto suo;

si evince come indagare sulla verità naturale della vita come oggetto posto di fronte e avente una sua oggettività, sia in sostanza un'illusione che si può fare trappola cognitiva, valutativa e comunicativa; bloccando il processo reale di conoscenza che parte da una molteplicità di stimoli-appigli esperienziali concreti che si aprono ai molteplici stati cerebrali, cognitivi e emozionali dell'essere immersi nel processo chiamato vita, di cui l'uomo può costruirsi solo delle ragionevoli visioni narrative che come tutte le storie peccano di fantasticheria intricata di veritiera naturalezza.


La realtà ragionata

Accettare il limite della ragione, è bene precisare, per non essere tacciati di relativismo e pressapochismo dalle menti uni-direzionali facili a scandalizzarsi, non implica la sconfessione di tutto quanto il sapere, se mai porre un freno allo stato di dominio costruito su tale sapere che porta a fermare il divenire nelle baronie degli autoritarismi:

  • si pensi al gioco di alcune case farmaceutiche o di alcune multi-nazionali che hanno bloccato le ricerche dei settori alternativi, impedendo altre forme di procedure-tecnologie, magari a costi molto più convenienti. In tale mancanza di coscienziosità si rivela il pericolo di una scienza oggettiva, scientifica, denaturata, de-cosciente, svincolata da una verifica costante sulla tenuta del significato stesso dell'azione del ricercare (osservatore dell'osservatore) che porta a scolorare nella coscienza dello scienziato o politico o economista... l'uomo come valore e a porre il mercato come forma di autentica idolatria.

Porre il soggettivismo della conoscenza, sia chiaro non è un'azione di demolizione della scienza o dell'esplorazione scientifica della natura o dell'etica in senso stretto, ma semplicemente la presa di consapevolezza che qualsia affermazione risultante dalle osservazioni-dimostrazioni-verificazioni deve lasciare aperta una finestra alla possibilità altra che naturalmente biforchi tale lettura e renda più arricchita la conoscenza, come un porgere la guancia a un altro schiaffo di verità:

  • Ogni schiaffo-appiglio è un risveglio di concretezza, un'immersione nella vita che genera le metamorfosi che fanno della crisalide una bellissima farfalla.


Consapevolezza che nasce dal sapere che ogni descrizione ha in sé un barlume d'invenzionexxv che si genera automaticamente per colmare i vuoti informativi di una realtà che all'occhio umano appare lacunosa, a campo-nicchie di pieno/vuoto, dei visti e non visti, dei visibili e invisibili:

  • quei vuoti/pieni di spugna descritti in altre pagine che si fanno la vera ricchezza immaginativa, ideativa e attuativa dell'intera umanità che sa rileggere e rileggersi, effetto zoom, spingendo lo sguardo sino alla frontiera ultima dell'intero universo-cosmo o fino alla piega più intima del suo cuore, facendo emergere come tanti giochi frattali, sospesi sul vuoto di  un non visto che si fa utero-matrice della vita (a 360°); tutti quei molteplici abbagli-quanti informativi che si fanno prese di realtà a multi-campo, a multi-verso, a multi-disciplina.

Sulla zona del non visto si gioca la scommessa della risposta alla vita, poiché l'osservatore spingendo l'occhio-mente, sino al confine ultimo che schiude al nulla di parola, strappa un fonema, un guizzo che si fanno sillaba-forma, parola-sagoma, periodo-campo, racconto-figura di veridicità storica e intorno a tale intessitura, il vuoto e il pieno di parola-segno si incontrano, si incarnano in una visione a uno/Tutto, aperta al divenire dello “spazio-tempo-fatto" di ogni quanto storico”xxvi:

  • Gli stessi nomi sono semplici particelle qualificative, costruzioni della coscienza umana poiché la vita in sé non ha nome, non è oggetto o soggetto, non ha campi-limiti o frontiere e cosa più importante non ha regole che corrispondano in tutto e per tutto ai modelli-carte elaborati dalla mente-uomo. Nessuna disciplina, anche la più sofisticata, argomentata e riproducibile, può dichiarare di possedere le chiavi della costruzione della vita, essendo ogni lettura una interpretazione ragionevole di un quid che resta in massima parte oltre lo stesso campo visivo.

  • Le stesse visualizzazioni non sono il modo naturale degli stati della vita, ma il modo naturale dello stato del cervello-uomo di rappresentare, immaginare, raffigurare e raccontare il suo sé nel mondo, diveniente.


Il sistema a uno/Tutto dei campi di studio

la vita è narrata in relazione a molteplici campi di studio ed assume ora la forma di un processo matematico, ora di un'organizzazione biologica, ora di un processo fisico-dinamico, ora di una valenza etica, ora di un'incidenza pedagogica, ora di una raffigurazione estetica e ora di un ordine politico (congiuntura positiva):

  • Ogni lettura è un'economia di spesa (in-vesti-mento), spendibile nelle azioni vitali; ogni rilevazione è un semplice vestito che la mente stessa dell'osservatore storico elabora in relazione ad una molteplicità di corrispondenze rilevate tra un fenomeno e una spiegazione logica che allacciandosi in un tessuto narrativo fanno della relazione vita-osservatore una realtà oggettivata, forgiata, spiegata.

Nessuna narrazione è in grado di contenere tutto il processo vitale, esso trasborda i limiti umani e in tale trasbordare rende sciocche tutte le pretese tiranniche di chi vuole imprigionare la vita in una carta, presentata come lettura definitiva, tanto che è la stessa natura a stravolgere e sconvolgere la stessa scienza ogni qual volta essa crede di essere approdata al mistero della vita che di fatto fa resistenza alle verità di carta.

Quello che è certo, tuttavia, è che esiste un legame tra lo sguardo-mente uomo e le tipologie di verità che di volta in volta vengono rilevate ed elaborate, tanto che la realtà assume sempre più la proprietà della creta, la plasticità appunto, poiché organizzabile in relazione al contenitore in cui è inglobata.

Ogni contenitore disciplinare è un semplice campo di lettura che rende diversificata la medesima natura, che assume volto-spiegazione all'interno della carta epistemologico-disciplinare con cui è identificata e inquadrata.

  • Si comprende allora che la coscienza umana ha la sola consapevolezza di una realtà raccontata, non l'oggetto in sé, ma solo una parcellizzata lettura di un non so ché che si lascia avvistare dall'occhio-mente osservatore, riflettendogli quello che egli stesso decide di captare e trasformare da quanto storico (campo dell'ignoto) a quanto informativo (campo del noto).

Volendo ricorrere ad un immagine, allora la realtà è un segnale-eco che la mente osservatore capta (funzione di antenna della spugna del pensiero) e grazie ad operazioni naturali - incarnate nella medesima struttura corporea - e a strumenti di amplificazione del segnale, da egli stesso prodotte, traduce in immagini, forme, movimenti, corposità, consistenze, reazioni...

Tutte quelle molteplici forme che si fanno oggetti di studio delle medesime branche scientifiche:

  • Se l'organizzazione della realtà è indirizzata dallo sguardo-mente, allora ogni dimostrazione è solo un'interpretazione soggettiva che tende a farsi oggettivante, cioè a dare lo stato di oggetto-orma ad un quid che resta oltre.


La gerarchia semplice tecnica di conoscenza

Si comprende allora la portata di tale rilettura della conoscenza, in quanto tutte le consapevolezze umane da quelle etiche a quelle economico-politiche, da quelle fisiche a quelle biologiche... sono tutte soggette ad essere riscritte, senza pretese di onniscenza da primi della classe (gabbia ideologica in cui sono caduti molti scienziati o economisti o teologi... aprendo ai conflitti ideologici).

Esistono solo dei gradi di comprensione che si pongono in relazione alle geografie mentali, evolutesi nel corso degli stessi processi d'apprendimento che trasformano, non solo il singolo individuo, ma le Società tutte (economia della conoscenza).

  • Se l'uomo è un semplice orecchio-occhio che capta il segnale-eco della vita, allora le antiche scritture contenevano dei margini di verità, non solo teologiche, ma scientifiche. Sembrerebbe quasi che quel dualismo posto da G. Galilei, sicuramente per salvarsi il collo, possa essere accorpato intorno all'unica verità di una creazione, in cui il Dio-creatore, informando di sé (eco storico), rende informata ogni creatura, a 360° gradi, in ogni tempo 0 di presente.

Se l'uomo è predisposto, sin dalla nascita che gli attribuisce lo stato di vivente, a conoscere per poter vivere, allora tutto il cammino di ogni singolare esistenza è un'evoluzione silente che tende a codificare-decodificare segnali-input, per collocarli e nomenclarli in una serie di spazi-tempi-fatti-nomi-cose-individui noti, ordinati in campi di appartenenze organizzative e in tipologie di possibilità interagenti... cioè a trasformarli in quadri di conoscenze, strutturati a discipline di pari dignità, funzionali alle risposte storiche. 

Crollano così tutti i castelli delle presunzioni che rendono l'umanità scissa in caste-classi e con esse le conoscenze-discipline a molteplici gerarchie d'importanza storica (primato dell'economia sull'etica o l'estetica o la poetica).

Il gerarchizzare essendo un semplice espediente mnemotecnico, è solo un criterio di lettura per orientarsi nella complessità dei segnali-echi storici, per cui come cambiano gli orientamenti-orizzonti osservativi, così cambiano le gerarchie informative. Come mutano le consapevolezze, così mutano gli stati di potere tra le cose-individui (logica da-gerarchizzata e de-gerarchizzante di una mente plastica).

Per cui viene riconfermato quel guizzo informativo del testo sacro che fece parlare di creta, come impasto che può prendere forma molteplice, in virtù di una mano sapiente che sa forgiare quella sagoma deforme in oggetto finito:

  • metafora-verità che è stata una delle prime scoperte dell'uomo che osservando e contemplando il manifestarsi della vita è approdato alla proprietà più profonda dello stesso divenire dell'io nel mondo di Dio.



Naturalezza adornata
Foto M. Mastroleo, 2013)


__________________

iA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.

iiA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

iiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.

ivA. Colamonico. Biostoria. Op. cit. Il filo, Bari 1998.

v“... misi subito a fuoco che il limite ad una visione allargata che oggi chiamo approccio biostorico, era l'utilizzo di un semplice codice alfabetico e per questo lo affiancai a delle visualizzazioni grafiche e geometriche. Iniziai a scarabocchiare fughe di linee, cerchi, punti, slogan di parole e mi resi conto che ormai la mia mente era in grado di vedere gli enunciati, di proiettarli in tempi e spazi passato-futuri e di elaborarli in ordini differenti di lettura. ...” da A. Colamonico. Biostoria, op. cit. premessa, p. 7. Il filo, 1998.

viA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. cit. In World Futures, 2005.

viiNon è un caso che i primi elaboratori siano nati per fini bellici, lo stesso Turing sviluppò la sua macchina per decifrare i codici segreti tedeschi. A. Hodges. Alan Turing. Una storia di enigma. Bollati Boringhieri, 2012.

viiiA. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Ed Cacucci – Bari, 2006.

ixA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.

xP. Manacorda. Lavoro e intelligenza nell'età microelettronica. Feltrinelli, 1984.

xiA. Colamonico. Come è nata la scienza e metodo Biostoria. In Il grido © 2011

xiiA. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della mente nel salto eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010.

xiiiL'idea dell'immersione richiama lo stato iniziale della vita, quell'utero materno con liquido amniotico che a culla l'avvolge e dà casa alle moltiplicazioni dello zigote. È un cambio di sguardo da una lettura a successione lineare ad una di campi a contenitore/contenuto. A, Colamonico. Biostoria, op. cit. Il Filo, Bari 1998.

xivH. S. Seung. Connectome: How the Brain's Wiring Makes Us Who We Are. New York: Houghton Mifflin Harcout (2012)

xvModificata, in tale contesto, perde il significato negativo che è solitamente attribuito, per assumere il senso di soggetto a modifiche in relazione al mutamento storico-vitale del campo stesso di lettura.

xviD. Hume. Trattato sulla natura umana a cura di P. Guglielmoni. Bompiani, 2001.

xviiD. Hume. Opere filosofiche, vol. I, Trattato sulla natura umana (pp. 496 e 497). Laterza, 2008,

xviii“... Hume vuol essere “il filosofo della natura umana”. “La natura umana, egli scrive, è la sola scienza dell'uomo; eppure è stata sinora la più trascurata” … In realtà tutte le scienze si riallacciano alla natura umana, anche quelle che ne sembrano più indipendenti come la matematica, la fisica, e la religione naturale; poiché anche queste fanno parte delle conoscenze dell'uomo e sono giudicate dai poteri e dalle facoltà umane. Perciò il solo mezzo per condurre avanti la ricerca filosofica e quello di indirizzarla direttamente verso il suo centro, che è la natura umana; dalla quale si potrà poi muover agevolmente alla conquista delle altre scienze che sono tutte più o meno legate con essa.” Da N. Abbagnano. La storia della filosofia. Vol. 2°, pag 366. UTET, 1969.

xix“”... Ha cercato di sottrarre l'etica e la politica alle loro imposizioni metafisiche riconducendo l'origine e la validità di esse a bisogni e o esigenze umane. Ha, soprattutto ristretto la capacità conoscitiva della ragione al dominio del probabile. Egli ammette, bensì che ci sia un campo di conoscenze nel quale l'uomo può conseguire la certezza della dimostrazione; ma restringe questo campo “alla quantità e al numero” cioè al dominio astratto o formale in cui non si fa alcun riferimento alle cose reali. ...” Da N. Abbagnano, op. cit. p.367.

xxA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

xxiA. Colamonico. Biostoria. ,Op. cit. Il Filo, Bari 1998.

xxiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.

xxiiiE. Morin. La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero. Raffaello Cortina, Milano 2000

xxiv H. Putnam. Brains in a Vat (in Reason, Truth and History, Cambridge University Press, Cambridge 1981, pp.1-21): “... Immaginate che un essere umano (potete immaginare di essere voi) sia stato sottoposto ad un’operazione da parte di uno scienziato malvagio. Il cervello di quella persona (il vostro cervello) è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chimiche che lo tengono in vita. Le terminazioni nervose sono state connesse ad un computer superscientifico che fa sì che la persona a cui appartiene il cervello abbia l’illusione che tutto sia perfettamente normale. Sembra che ci siano persone, oggetti, il cielo ecc., ma in realtà l’esperienza della persona (la vostra esperienza) è in tutto e per tutto il risultato degli impulsi elettronici che viaggiano dal computer alle terminazioni nervose. Il computer è così abile che se la persona cerca di alzare il braccio la risposta del computer farà sì che "veda" e "senta" il braccio che si alza. Inoltre, variando il programma lo scienziato malvagio può far sì che la vittima "esperisca" (ovvero allucini) qualsiasi situazione o ambiente lo scienziato voglia. Può anche offuscare il ricordo dell’operazione al cervello, in modo che la vittima abbia l’impressione di essere sempre stata in quell’ambiente. [...] Potremmo anche immaginare che tutti gli esseri umani ... siano cervelli in un’ampolla. Naturalmente lo scienziato malvagio dovrebbe trovarsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esiste nessuno scienziato malvagio; magari l’universo ... consiste solo di macchinari automatici che badano a un’ampolla piena di cervelli. Supponiamo che il macchinario automatico sia programmato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva ... Quando sembra a me di star parlando a voi, sembra a voi di star ascoltando le mie parole. Naturalmente le mie parole non giungono per davvero alle vostre orecchie, dato che non avete (vere) orecchie, né io ho una vera bocca e una vera lingua. Invece, quando produco le mie parole quel che succede è che gli impulsi efferenti viaggiano dal mio cervello al computer, che fa sì che io ‘senta’ la mia stessa voce che dice quelle parole e ‘senta’ la lingua muoversi, ecc., e anche che voi ‘udiate’ le mie parole, mi ‘vediate’ parlare, ecc. In questo caso, in un certo senso io e voi siamo davvero in comunicazione. Io non mi inganno sulla vostra esistenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cervelli esclusi...”; Ragione, verità e storia. Il saggiatore, 1985. Altre letture consigliate di H Putnam: .Mente, linguaggio e realtà, tr. it. di R. Cordeschi, Adelphi, 1987 - Il pragmatismo: una questione aperta, tr. it. di M. Dell'Utri, Laterza, 1992 - Rappresentazione e realtà, tr. it. di N. Guicciardini, Garzanti, 1993.

xxvE viceversa ogni invenzione ha in sé un barlume di verità, spetta all'occhio-mente dell'osservatore saper discernere e nel farlo sdoganare la coscienza dalle strettoie di un moralismo generalizzante e di uno scetticismo annichilente che, letti con un occhio eco-biostorico, sono le due facce di una stessa medaglia di una conoscenza de-naturalizzata e de-personalizzata che si fa strettoia immaginativa, espositiva e attuativa; tutti quei formalismi che Cristo invita a tenere sotto controllo, partendo dal proprio sé. Modi che rivelano un'incapacità a leggere a tutto tondo la vita come dialogica individuo-campo che insieme si allacciano e si vincolano.

xxviA. Colamonico. Ordini complessi. Op. cit. Il filo, 2002.



© 7 ottobre 2013 Antonia Colamonico











Antonia Colamonico © 2013 - Tutti i diritti sono riservati.




Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà





Approfondimento




Sito: La spugna eco-biostorica

Il Vuoto/pieno degli stati vitali e le creste di lettura in una mappatura a  Spugna  di Realtà multi-proiettiva.

La costruzione della Realtà è il processo naturale di oggettivazione del mondo/sé, che si con/cretizza (passaggio da  creta-informe a forma-res), fatto, per fatto; tempo 0, per tempo 0; spazio, per spazio, nelle mente dello stesso osservatore che filando/sfilando le coerenze e incoerenze della vita, in cui è immerso, dà il verso-vestito storico al movimento che cade sotto il suo sguardo, acquisendo gli stati cognitivi (osservazione-identificazione-ideazione) ed emozionali (sensazioni). Il gioco degli stati di sé/mondo che come echi informativi affiorano dal vuoto di memoria, danno i gradi di benessere/malessere che rendono ogni uomo il testimone della vita.



Porosità della vita- Carte Biostoriche (M. Mastroleo - 2008)

https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1374909272507/Home/biografia/il-tempo-e-lo-spazio-biostorico/la-spugna-storica/spugna%20biostorica%20mastroleo%202.png?height=271&width=400








Alcuni stralci


Ogni scrittura storiografica (e non solo) è un semplice punto di vista che mostra più che il fatto in sé, l'idea che l'osservatore-narratore si è costruita intorno al fatto. Assumendo una posizione a favore o contro che trapela nelle scelte di concatenazione dei periodi e di selezione delle parole ed aggettivazioni: - Ogni fatto ha in sé un alone di segretezza, uno spazio di silenzio-vuoto che riguarda l'area di elaborazione immaginativa e mentale dello stesso soggetto protagonista d'evento. Tale luogo si può definirlo lo spazio del rispetto in quanto è il campo-nicchia della coscienza in cui l'individuo, in silenzio, si pone allo specchio di sé nel mondo, è decide il come rispondere alla vita che gli pone degli interrogativi in attesa di una risposta. (Da A. Colamonico. Dimissioni Pontefice, in Il nodo storico - La spugna eco-biostorica. ©15 febbraio 2013)




Navigatore biostorico
(Da A. Colamonico. Biostoria, p. 78. Il Filo, Bari 1998)


(...) In chiave eco-biostorica c'è uno scarto spazio-temporalevi tra il sistema cerebrale come complesso sistema bio-fisico in grado di captare i segnali e di commutarli in scariche elettriche e il sistema immaginativo come la forma velata della mente.

L'organizzazione del pensiero è uno dei molteplici 
processi di naturalizzazione, così come lo è quello di una gemma di fior di pesco che sboccia su di un ramo spoglio, grazie a quella ninfa vitale che lo partorisce al cambio di stagione:

  • In tale prendere gemma, in un momento attrezzato all'accoglienza (i fattori climatici, le brezze dei venti e tutte quelle dinamiche di campo-habitat che riportano le condizioni primaverili) il fiore (campo-individuo) si allaccia al suo campo-nicchia contenitore (ramo) e i due si fanno un nodo-fattuale, all'occhio attento dell'osservatore, che da tale “stato” comprende che è ormai primavera. 
Se si entra in una dimensione topologica a dentro/fuori di strutture che coabitano, a pluri-spazio dimensionale, ogni salto di forma apre un universo completamente nuovo, da quello precedente, di cui conserva solo qualche eco, (la struttura del fiore ha poco e nulla, di quella del ramo) che si può fare elemento di disturbo-rumore, reminiscenza, di un eco di vita che non è più:
    • Si pensi, ad esempio, alla dislessia che genera nella scrittura e, quindi nella costruzione dell'ordine sequenziale delle lettere, un'alterazione di posizione, quale salto di lettera (acqua → aqcua, bambino → abimbno) che rendeslabbrata la stesura. 
Il pensiero (nuovo individuo) ha poco a che fare con l'organizzazione dei neuroni e il dinamismo del cervello (campo-nicchia che l'ha generato); il sistema di nodi-sinapsi-trasmettitori incide marginalmente con il suo più o meno coerente flusso di scariche a rendere significativa la qualità dei pensati. Questi sono legati alle attività di produzione, di scelta delle parole e di costruzione dei periodivii, immersi nel tessuto spugnoso storico-emozionale dello stesso uomo-pensante che si fa entroterra connettivo delle sue “crisalidi”, essendo le produzioni ideative piùil frutto di maieutiche (maieutiké, sottinteso téchne) edeuristiche (εὑρίσκω, scopro o trovo), propedeutiche ai fatti-discorsi, che al semplice dinamismo neurologico. In tale senso la biostoria della conoscenza (Biohistory of Knowledge), esplicata in queste carte, si pone su un livello differente nei confronti della biologia del cervello (campo delle neuroscienze) e delle tecniche biologiche applicate alla storiografia (campo delle indagini sui resti archeologici per misurare le mutazioni genetiche e tracciare le evoluzione dei DNA: 
    • Lo studio storiografico con strumenti biologici, ad esempio, ha lo sguardo rivolto al passato e muove l'indagine su quelli che sono i resti organici per mappare i mutamenti genetici in relazione ai cambi climatici, alle differenti economie e alle introduzioni delle tecnologie. Certo si muove con uno sguardo aperto alle società, ma non esce dai limiti della storiografia tradizionale.
Con la scienza & metodo biostoria (Biohistory of Knowledge),invece, si è ridimensionato lo studio del solo passato, ponendo l'attenzione sul cambiamento epocale, seguito alla nascita della Società delle Informazioni, come più volte spiegato, permonitorare l'effetto di ricaduta sulla organizzazione del pensiero dell'uso degli elaboratori elettronici. In tal senso l'indagine ha assunto una fisionomia di scienza dello sguardo a occhio-mente complesso.

La mia Biostoria più che una teoria dell'evoluzionismo della specie, di stampo ottocentesco, è un metodo-strumento di lettura, unamaieutica-bussola cognitiva, così come apostrofataviii, poiché permette lo studio delle correlazioni tra le posizioni di lettura dell'osservatore (opportunamente monitorate ed organizzate in finestre di apprendimento) e le geografie degli scenari immaginativi, per scoprire le possibili amplificazioni degli echi informativi nell'organizzazione del pensiero/mondo, a topologia frattale.
La conoscenza, in tale spazio epistemologico, scaturisce dalla rilevazione di un ordito di realtà che per essere conosciuto, necessita una molteplicità di azioni-funzioni mentali, proiezioni,angolazioni, gradazioni di lettura, ... che rendono il gioco del vedere-comprendere un complesso caleidoscopico fatto di videate-osservative. Queste, tracciando il contorno-limite sia semantico sia spazio-temporale, della medesima osservazione generano una geometria dello sguardo pluri-dimensionale, in coerenza con le intuizioni di Bruno de Finetti quando scriveva: 

  • La ... geometria si serve dell'intuizione spaziale, ma più che altro come di un potere magico per dare corpo e rappresentazione a concetti, situazioni, problemi di carattere generalmente non per se stesso geometrico, ma statistico, economico ecc.; insomma, per così dire, la dottrina dello schema mentale adatto per afferrare intuitivamente tutti i problemi pratici ... la matematica non è un meccanismo a sé da sostituire al ragionamento, ma è la ragionevole base e prosecuzione dell'ordinario ragionamento...”ix (di conseguenza) “La mancanza della diretta intuizione visiva nell'andare oltre le tre dimensioni non è da tale punto di vista un ostacolo meno esteriore e contingente di quanto la mancanza di dita nell'estendere la definizione di numero altre il dieci...”x. 
Lo scarto tra il cervello-macchina e il pensiero-visione passa per quella possibilità multi-proiettiva che apre al gioco soggettivo di probabilità che fa elaborare gli spazi-mondi pluridimensionali che si fanno carte cognitive di una realtà anch'essa a multi-faccia e a multi-sfere, in cui è richiesta l'azione di risposta dell'osservatore-vivente. (...)

(Da:  Antonia Colamonico. Da La Spugna Eco-biostorica. La relazione vitale - 3° campo,Riversare. © 2013. Tutti i diritti sono riservati.)





(Carta biostorica, 1998)
















(...) In tale plasticità visiva, immaginativa, posizionale egli stesso "costruisce" lo spazio a pluri/ampiezze e pluri/coordinate della sua visione di realtà.

La costruzione non è la semplice successione lineare di un processo sommativo, come in una pellicola di film in cui si ha una sequenza di fotogrammi che in successione scorrono sullo schermo-mente. Ma bensì, come tante esplosioni pirotecniche di fuochi in fuochi che alternano luce/buioxi, quali salti-guizzi di lettura che danno le lontananze e le vicinanze, con le porosità e le scale di grandezze, le familiarità e le estraneità, tutto in un complesso gioco di proiezioni con amplificazioni e dilatazioni, a più lenti e a più fuochi  che rendono la mente a sua volta multi-proiettiva:

  • Il vedere e il non vedere le molteplici sfumature intorno ai "fatti" e ai con/torni dei fatti sono le conseguenti "possibilità" di visione che tuttavia rendono fragile il confine verità/falsità, per la stessa influenzabilità dell'osservatore che nell'azione del guardare può perdere di vista il “fatto” in sé, lasciandosi sedurre dalle particolarità di insiemi con cui vengono intessuti i fatti stessi, da lui stesso o dagli osservatori che lo hanno preceduto, ad esempio in una lettura-costruzione di pagina storiografica.



Una finestra-documento evento: L'intreccio quantistico tra Ordine e Caos.

In tale gap informativo si impone per lo stesso lettore storico (ogni uomo) una nuova apertura logica che impone il saper imparare ad essere osservatore dello stesso osservatore (se stesso o altro) che ha catturato, interiorizzato e trasmesso un quid informativo, reso oggettivo nella produzione (sia essa una pagina di libro, una fotografia o un vaso o una legge matematica o una teoria scientifica o uno spettacolo teatrale o una tecnologia...) che avrà impressa in sé, anche il privato verso-direzione di realtà:

  • Ad esempio in una lettura di una pagina storiografica imparare a non lasciarsi manipolare delle complesse orchestrazioni e argomentazioni con tesi e contro tesi che spingono uno storico-scrittore a far assumere una posizione intorno ai fatti, facendogli scartare-tacere alcune angolature e evidenziarne altre posizioni, con conseguenti elencazioni fattuali vincolate al verso selezionato della cresta storica,  secondo privati rapporti di antipatia-simpatia. 

La narrazione, in tal senso, contiene sia il punto di vista dello scrittore, sia i fatti, sia le empatie intorno ai fatti; tutto tale intreccio si fa fattore di disturbo-rumore nella lettura, per cui necessita, nell'atto di lettura uno sguardo mente molto affinato a saper scomporre la trama storiografica e a restare indifferente ai giochi scenici abilmente armonizzati, per piegare la curvatura narrativa fattuale al privato punto di vista, di ogni narratore-altro.

Il saper discernere il visto e il non visto e il punto di vista-scrittore si pone come “qualità osservativa” di un occhio eco-biostorico che sapendosi posizionare a punto infinito, rivendica la “libertà di coscienza” di singolo lettore-osservatore che è messo, momento per momento, di fronte alla “scelta di assunzione della responsabilità storica della sua personale azione-risposta alla dinamica dei fatti.

Ogni passaggio-lettura, nel flusso comunicativo, è unascoperta soggettiva che prende nicchia-topos in un campo-mente uomo collocabile, databile e appellabile che sarà unica per sempre. 

Ne consegue che molte delle comprensioni e incomprensioni nascono dalle difformi geografie mentali con relative capacità organizzative ed esplorative che danno veste storica ai fatti, isolati e raccontati. In tale impostazione le comprensioni sono delle confluenze di visioni che si avvolgono come in una bobina che rende “coese” le letture e di contro le conflittualità familiari, sociali, etniche, epocali... sono semplicemente delle forme di "cecità visive" (campi vuoti di lettura) che portano, gli osservatori, a disconoscere il verso storico dell'altro. Se tale disconoscimento è assunto a regola morale, di fatto si nega all'altro il diritto naturale a saper costruire il valore cognitivo dei suoi avvistati e nascono così le censure storiche e le gabbie di umanità:

  •  Il non vedere se non si fa possibilità di nodo-switch, di apertura mentale, genera gli irrigidimenti immaginativi, che stoppando il flusso informativo in una formalizzazione rigida di realtà, fanno nascere una forma di fissità e dittatura mentale.

La democrazia cognitiva, richiede topos-nicchiacasa nella stessa mente osservatore che prende realtà nel momento stesso in cui si accetta la "presenza" delle molteplici geografie di pensiero, con una complessità di mappe-carte di lettura, privatamente elaborate, con un complesso molteplice di giochi organizzativi che fanno affiorare le sempre nuove novità informative.


Ogni cara racchiude il suo "abbaglio" di verità che si fa patrimonio storiografico, spendibile in risposte storiche. Il saper riconoscere nelle molteplici narrazioni quel barlume-bit di quanto-eco, diviene la strategia dell'organizzazione di un pensiero per nodi-reti che sa navigare nelle conoscenze, catturare le informazioni-chiave e far fruttare da esse i nuovi-bagliori di consapevolezze (gemmazione del pensiero) che produrranno le ulteriori organizzazioni di significati.
Ogni abbaglio-guizzo è la lacerazione della membrana d'isolamento individuale che si fa “apertura” dello spazio storico-cognitivo che rende visibile il passaggio-bit dell'informazione nella relazione dialogica, individuo-campo, che rende entrambi dei conoscibili.
In tal modo si comprende come in una lettura multi-proiettiva della mente, l'osservatore per poter comprendere il mondo esterno, in cui è inserito (rapporto feto-utero), dovrà imparare a elaborare dentro di sé la carta-mappa (nel senso topologico del termine) in grado di riflettere il mondo, che si mostra così come egli stesso è in grado di elaborare.
In un certo sen
so, per poter rappresentare l'universo esterno, la mente, indipendentemente da cosa si intenda effettivamente per mente e per mondo, deve possedere almeno la stessacomplessità topologica che osserva, prescindendo dalla percezione sensoriale di realtà:

  • se si ipotizzano, ad esempio, i pluri-mondi e le pluri-forme di universi, allora bisogna automaticamente accettare che la mente-uomo osservatore che compie le azioni d'immaginare e di tracciare, studiandone le possibilità, le consequenzialità e le molteplicità di organizzazioni dei reali, ha in sé un solco informativo pluri-dimensionale e pluri-facciale quale micro-campo di tale macro-campo universo. (...)

(Da:  Antonia Colamonico. Da La Spugna Eco-biostorica. La relazione vitale - 2° campo, La nicchia. © 2013. Tutti i diritti sono riservati.) 




Indice saggio.


La Spugna Eco-biostorica

Struttura
Il nodo storico: Osservato-osservatore-osservazione
La presa di realtà
Le gemmazioni storiche in una lettura a Nodi/Rete della Vita.
  • La Comunicazione: La democrazia creatrice del processo dialogico, a individuo/campo.

La Verità Vincolata.

 Antonia Colamonico. © 2012/2013 - Tutti i diritti sono riservati.



















































Da A. Colamonico, M. Mastroleo. Le geometrie della Vita. Verso una topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo © 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari

4° cap. La funzione storica dell’osservatore nell’organizzare la realtà

La mente osservatore bussola cognitiva


(...) L’osservatore oltre a isolare le identità in uno spazio di lettura e a tessere i vari linguaggi, crea l’immagine stessa della realtà che assume una forma topologia a dentro/fuori di spugna storica:

  • è la mente-coscienza dell’individuo che, agendo da bussola cognitivaiii, permette l’orientamento in uno spazio-tempo che assume forma grazie allo stesso cervello (geometria multi-proiettiva della mente).

Nel 1600 l’architetto, matematico e filosofo spagnolo Juan Caramuel già parlava di operazioni della mente sostenendo che l'intelletto fa i numeri e non li trova e le cose sono distinte ciascuna in sé e intenzionalmente unite dal pensieroiv.

Una tale posizione che incrinava l’oggettività delle leggi, passò sotto velato silenzio nel periodo delle grandi scoperte scientifiche che hanno fatto da sfondo alla rivoluzione industriale.

Oggi le sue tabulae sono al tempo stesso uno strumento, un gioco e un esperimento di logica matematica riguardante i limiti della rappresentazione.

Lo stesso G. B. Vico nel 1744 nella Scienza Nuova, spiegava che la mente umana giudica le cose lontane ed inaccessibili tramite ciò che le è familiare e vicino, indicando come le civiltà e i fatti antichi, venissero provati tramite i criteri contemporaneiv.

È La mente che fa da collante di realtà interna/esterna, passata/futura, privata/sociale, che altrimenti si mostrerebbe frantumata in tante e tante singolarità, indicibili.

Nella visione vichiana c’è già la consapevolezza del tempo presente, come l’anello di unione tra un passato e un futuro che dà il significato alle trame dei corsi e ricorsi storici. Egli ebbe la grande intuizione, che passò inosservata nel suo tempo, che la dinamica vitale non segue un percorso a linea, come nella carta del C. Cellario, ma a cicli; poiché nell’evoluzione si generano sempre dei nuovi imbarbarimenti da cui partono i novelli corsi di civilizzazione, secondo le tre funzioni mentali istintiva-fantastica-logica con le relative società animalesca, poetica e razionale. In tale alternanza ciclica di barbarie e di civiltà si conserva tuttavia una vena di linearità di pensiero, essendo i momenti storici da lui letti come delle fasi di superamento con relativa scomparsa della precedente, e inoltre da notare il valore-primato attribuito alla razionalità (punto di vista prettamente coerente con la società dei lumi).

Nelle dinamiche individuali e sociali, al contrario, c’è una forma di mantenimento di tutti i modi appresi, che di fatto permangono come in una banca dati, pronti per essere riproposti. E. Morin (2001) sottolinea la compresenza di un bipolarismo homo sapiens/demens in ogni individuo-società, per cui più che di fasi si può parlare di fenomeni e anti-fenomeni, di emergenze e di implosioni, di costruzione e di distruzione, quali modi coesistenti che rendono non scontata la vita.

In tale apertura logica a più dinamiche, la storia è soggetta a molteplici manifestazioni con ampi gradi di violenze o di generosità che per essere letti necessitano di una nuova carta storica:https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1370518270793/home/struttura/assorbire/il-tempo-0/Mappa%20biostorica%20pensiero%20complesso.gif?height=284&width=320

  • Se la scelta di risposta fattuale avviene di volta, in volta, in funzione di come la mente dell’attore storico interpreta una situazione e tesse le reti dei significati nello stato di un particolare presente; allora la carta mentale o lente cognitiva con cui leggere la dialogica soggetto/campo storico dovrà essere non una linea-retta, ma un campo-finestra, in cui può essere zoomato e ruotato il diametro di apertura dello spazio-tempo, dando vivacità alle visioni.



In biostoria l’osservatore si pone esso stesso come uno sguardolente che, miscelando le aperture del campo d’osservazione, edifica la sua storia come risposta privata alle perturbazioni quantiche.


Proprio l’idea di una costruzione mentale dell’azione apre lo scenario del passato-futuro, come l’area delle proiezioni temporali in cui si integrano le immagini e la realtà, in una scelta di fatto, vitale.

La selezione di una risposta chiude una possibilità e apre una nuova linea:

  • è in tale gioco di aperto/chiuso che si creano le creste/nicchie di pieno/vuoto della spugna biostorica.


Il contributo della Cibernetica

Al mutamento della carta gnoseologica in atto ha contribuito la nascita della cibernetica, quando si è iniziato a parlare di autoregolazione, di causalità circolare e di equilibrio interno degli organismi vitali, visti sia come mente-individuo, aspetto psicologico, e sia come mente-gruppo, aspetto sociologico. Decisiva è stata, poi, la posizione di C. E. Shannon (1971) che, coniando il termine bit per designare l'unità elementare d'informazione, ha per la prima volta fornito la definizione della nozione di informazione:

  • non sono i segnali fisici che viaggiano dal mittente al destinatario, né i loro significati, ma solo le istruzioni di scelta, per cui nelle dialogiche non sono i segnali, tra cui le stesse parole, che trasmettono i contenuti, i concetti e gli ordini concettuali, ma sono i destinatari che ognuno secondo il suo criterio logico-informativo-esperenziale, codificano e assegnano il significato.

Se è il soggetto storico che in relazione al suo sistema cognitivo attribuisce il valore ad un dato eco-segnale, allora l’osservatore diviene il tornasole della realtà. L’occhio-mente soggettivo svolge un ruolo fondamentale nel costruire le dinamiche di futuro che avranno una ricaduta non solo individuale, ma sociale e ambientale; in tale direzione si è mosso H. von Foerster (1987) spostando l’attenzione, nell’indagine, dai sistemi osservati al sistema osservatore.

Le conoscenze edifici mentali

Proprio studiando i modi della coscienza nella sua azione di cogliere il mondo, sempre più gli studiosi della complessità si sono resi conto che la conoscenza non può essere intesa più come una semplice trascrizione fedele del mondo esterno, costruita con atomi di informazioni come per un puzzle, ma un edificio interno all’uomo, fatto con materiali interni alla mente.

Interessante è stato il contributo di H. Maturana che ad esempio con i suoi studi sugli anfibivi ha dimostrato, che un osservatore categorizza per una combinazione d’impulsi elettrochimici della cui origine non sa nulla. 


Il nuovo campo meta-storia luogo della fusione: osservato-osservatore

Se la mente con i suoi processi bio-chimici, fisici e cognitivi, costruisce il vestito della realtà interna/esterna alla coscienza, aprire un campo di riflessione su come migliorare i modi del pensiero è della massima importanza per lo storico che dovrà allargare lo sguardo dalla semplice storiografia come il racconto intorno ai fatti, alla meta-storia quale studio della dinamica organizzativa della mente che attua coscientemente la risposta storicavii, modificando la realtà.

In una visione dialogica di individuo/campo non c’è più spazio per l’incoerenza dei fatti, non esiste una risposta dell’individuo o del campo che non sia un atto coerente, nato da un’anticipazione di futuro che porta a dover decidere quale inclinazione dare alla cresta storica.

Non esiste un caso maligno, quale “fato” estraneo, poiché c'è solo il modo coerente del destinatario di rispondere al segnale in relazione ai suoi criteri evolutivi i quali potrebbero apparire assurdi per un emittente poco attento che li considera “a caso”.

Se la dialogica individuo/campo è l’attrattore storico che rende coesa la vita allora il costrutto è l’unità elementare di discriminazione della risposta comunicativa, è un atto di conoscenza che rende il mondo e l’io intelligibili e dialoganti. Se la natura e l’uomo non disponessero di tali criteri di discriminazione intrinseci alla privata linea di futuro, il fluire degli eventi apparirebbe indifferenziato e di conseguenza privo di significato, un non conoscibile, come quel vuoto quantistico che pur possedendo una fluttuazione energetica, rimane una struttura invisibile.

G. A. Kelly (2004) sostiene che un costrutto non è né un pensiero né una sensazione, ma un atto decisionale. In tal senso se il costrutto è una mossa consapevole di una partita che si gioca a tempo 0, allora ognuna crea il significato e nel contempo la nicchia di realtà che si vuole implementare. Gli stessi processi psicologici sono canalizzati dall'anticipazione degli eventi di scenari futuri, in tal senso si può parlare di responsabilità e di sentimento storico dell’osservatore che decide, coscientemente, il modo del suo mondo.

Ogni cognizione è una costruzione anticipativa, strettamente personale, che non può essere considerata la semplice rappresentazione di una realtà unanimemente condivisa, ma una realizzazione privata a multi-verso, soggetta a modifiche in relazione ai cambiamenti e alle sfumature del significato che ogni soggetto storico di volta, in volta costruisce:

  • cade in tale senso il mito, caro al Manzoni, del realismo storico come la teoria del vero quale bene incondizionato uni-dimensionale; ma non certo la responsabilità storica, essendo l’occhio osservatore-attore-abitante a dare l’impronta alla curvatura della vita con la sua risposta d’azione.



Carta biostorica di lettura, a ombra/luce, di una dialogica fattuale con ricadute di eventi.
(Da A. Colamonico. Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a 5 dimensioni, p.83. Il filo, Bari 2002)

Il sistema ad ombra/luce della verità


Non esiste una verità unica e assoluta, ma tante verità per i tanti momenti dei tanti soggetti e ogni verità introduce il suo grado di giustizia/ingiustizia che si intreccia con tutto il sistema ad ombra/luce della verità. Parlare di un sistema complesso della verità comporta l’accettazione che esistano tante angolazioni di lettura nella possibilità di costruzione di risposta storica e sono le possibilità che aprono a frattale la stessa definizione di vero, rendendola una struttura topologica di pieno/vuoto:

    • il pieno è la linea della verità relativa al soggetto agente che ha trovato una giustificazione di futuro alla sua azione che è coerente al suo piano di aspettativa;

    • il vuoto è relativo al campo in cui ricade l’effetto d’azione che richiede la risposta del destinatario, come la sua cognizione di verità che apre al suo privato verso di futuro.

La dialogica fattuale, legata alle anticipazioni di futuro dei differenti soggetti, crea le qualità di pieno/vuoto della realtà, per cui proprio in relazione agli egoismi e agli altruismi ci saranno le ricadute storiche con i gradi di povertà e ricchezza, più o meno distribuiti, più o meno condivisi.

Sotto l’aspetto economico i gradi di egoismo/altruismo sono funzionali alla distribuzione della ricchezza/povertà, considerato che i beni materiali come la terra, il denaro, l’energia… sono delle realtà finite che, se immaginate come forme geometriche, possono assumere molteplici configurazioni e dalla figura si può calcolare il grado di giustizia/ingiustizia storica di una particolare società.

Se l’osservatore-attore è responsabile del grado di qualità dell’io/campo, allora lo stato di salute della mente diviene funzionale ai gradi di obiettività e di giustizia storica. Si comprende, ad esempio, il perché nel corso dei secoli sia stata negata la conoscenza a differenti gruppi sociali, come gli schiavi o i contadini o le donne o i neri, per motivi di stabilità politico-economica si era schivi a diffondere la conoscenza:

  • l’essere ignorante equivale ad avere poca probabilità a mutare l’indirizzo all’azione, poiché si è bloccati nell’ideare le tendenze d’inversione di rotta, con ciò si spiega il perché del perpetuarsi delle povertà e delle schiavitù di grandi masse umane che nonostante il folto numero, non erano in grado di elaborare una risposta innovativa.

  • L’essere cosciente del ruolo storico della propria mente crea gli stati di grande libertà, poiché si è in grado di anticipare una pluralità di dinamiche che aprono ad una pluralità di effetti storici, per cui si è nella condizione di selezionare l’azione più idonea alla vita, esprimendo una grande capacità di discernimento.

I tracciati-carte del pensiero

Se quello che viaggia nella relazione io/mondo è un quanto informativo privo di significato in sé, tracciare delle carte-mappe che visualizzino l’organizzazione del pensiero e il suo stato di salute, si pone come un elemento strategico del divenire storico:

  • Non tutte le menti sviluppano uguali dinamiche cognitive o assegnano medesimi significati; ma tutti possono con un’azione d’apprendimento, mutare una tendenza negativa, introducendo un’apertura nuova di futuro, dato che una tendenza non è semplicemente uno schema immaginario, ma una realtà fisica, tangibile e direzionale della apertura della cresta storica.

Essendo la dialogica io/campo la dinamica attuativa di ipotesi di futuro, allora si può intervenire con consapevolezza sulla costruzione del domani, ragionando intorno al modo come costruire e potenziare le facoltà anticipative d’evento per essere, così, più selettivi nelle scelte vitali.

L’osservatore imprime la privata angolazione, infatti, impara ad orientarsi nello spazio-tempo, come ha ben sottolineato J. Piaget (1977) con i suoi studi sulla nascita dell’intelligenza, per cui diviene il protagonista del suo spazio-tempo, interagendo con l’ambiente che può assumere differenti contorni e luoghi come ad esempio uno spazio casa-famiglia, uno scuola o ufficio-colleghi, uno paese-cittadini, uno chiesa-fedeli, ect. In una tale tessitura di relazioni il soggetto storico inizia ad assumere una molteplicità di posizioni di lettura, ogni posizione è un toposviii (luogo) reale che gli dà una lettura discreta della vita, in cui egli si inserisce imprimendo la sua personale inclinazione.

Ragionando intorno alla posizione storica si può tracciare la spugna del pensiero che assume le sembianze degli stessi spazi di lettura esterni alla mente. Nell’ambito della costruzione di sé, si possono definire tre angolazioni che corrispondono a tre spazi complessi che sono tre sfere di finiti e infiniti insieme:
  • la sfera campo-Io, la sfera campo-Tu, la sfera compo-Infinito.

In relazione ai tre mondi si possono sviluppare sotto il profilo temporale tre estensioni di lettura, a breve, a medio e a lungo termine. Ragionando intorno alle letture, miscelando le differenti angolazioni e proiettando i campi storici, l’individuo impara a rispondere alla vita:

  • tutta la dinamica storica è filtrata dall’occhio osservatore che di volta in volta trova il suo modo storico, in tal senso si può parlare di auto-referenzialità soggettiva che rende oggettivata la vita nella relazione, dando il privato contributo al complesso reticolo storico.

  • Tutte le risposte del soggetto sono affermazioni della personale individualità che si fa una delle singolarità del campo, per cui ogni soggetto si pone come il secondo giocatore della vita mentre tutto il campo è il complesso gioco di una molteplicità di singolarità che comunicano e creano un corpo-organismo unico, a nodo/rete, della storia.

La spugna del pensiero impronta di singolarità

http://space.comune.re.it/icgalilei/03_scuole/gavassa/ipertesto_invertebrati_2009/imm/spugna.jpgLa spugna del pensiero, come una struttura bio-fisica visibile con una geografia della mente, si auto-organizza introno a tre ordini evolutivi che corrispondono ai tre spazi, topico-atopico-utopico.

I tre luoghi sono i tre differenti mondi di lettura che danno le dimensioni dell’osservatore:
  • il soggetto io; del campo-habitat, 
  • l’oggetto tu; del campo infinito come il luogo Egli, che si posiziona oltre il piano della dialogica dei finiti io/tu, come occhio-mente a punto infinito. 
  • Il terzo occhio è lo spazio dell’assoluto che funge da attrattore storico come equilibratore cosmico che rende la vita presente e coesa in tutti i tempi 0.
Le tre sfere danno la dimensione tri-a-logica di creatura/creato/creatore, come un uno/tutto interagente e scindibile solo sotto l’aspetto gnoseologico.

Lo sviluppo delle tre identità nella coscienza dell’osservatore si evolve a tempi discontinui e con crescite, rallentamenti, negazioni, riconoscimenti e ribaltamenti che creano le differenti chiome mentali dei molteplici osservatori (A Colamonico, 2006, b). Ogni sviluppo relativo ad uno dei tre indirizzi di futuro, apre ad una difforme valutazione d’azione, per cui si creano tre differenti aree logiche con tre diversi indirizzi etici con relative ripercussioni sulla spugna della realtà che prende veste nel tempo 0 di ogni presente:

  • il campo dell’io, come il soggetto osservatore-attore-abitante storico è la capacità di appropriarsi del sé, che consapevolmente sa filtrare con il suo occhio-ego la realtà e costruire la privata risposta vitale con il personale spazio di libertà.

  • Il campo del campo tu, come tutta quella realtà che si pone di fronte all’io, permette di verificare le ricadute d’evento come la logica dell’occhio-non io, e ha una valenza cognitiva quale altro giocatore della dinamica vitale che può con la sua risposta o inficiare o avvallare la previsione di futuro, delimitando lo spazio di libertà dell’io.

  • Il campo dell’infinito, come il luogo di dio, dà spazio all’utopia che è la visione più estesa, allargata e generale di futuro, la quale svolge la funzione di stabilizzatore-armonizzatore delle tensioni private e sociali, permettendo di superare le tendenze auto ed etero-distruttive.

La presenza di uno occhio utopico nella mente permette di creare le situazioni di grande altruismo, con il superamento del nichilismo storico legato ad una lettura indirizzata esclusivamente agli aspetti entropici. Estendendo la coscienza alla dimensione del sogno universaleix si sbloccano le logiche impietrite di fronte alle catastrofi, dando spazio alle letture sintropiche che indirizzano il giudizio, con il non-senso del passato, verso il ribaltamento del significato:

  • generare lo svuotamento del significato apre alla nuova interpretazione di futuro storicox; anche se molto spesso nelle società si è assoggettata la dimensione utopica al mantenimento del potere costituito e consolidato, generando in tal modo delle crisi economiche e sociali, poiché indirizzare lo sguardo solo al passato blocca la dinamica del divenire che si evolve sempre verso forme più complesse di democrazie, intrinseche al processo vitalexi.


Importanza della posizione utopica per una geometria complessa della mente

Togliere valore alla dimensione dell’occhio di dio, porta lo spazio-mente ad edificarsi secondo un sistema a geometria piana, limitando così le possibilità spazio-temporali di proiezione dell’azione. Accettare la dimensione utopica equivale alla realizzazione di una geometria mentale a campo profondo in cui è possibile attuare il ribaltamento di un processo, come capovolgimento del significato che fa leggere insieme il senso/non senso storico, rendendo duali le letture, e prive di gabbie ideologiche:

  • liberare la mente dalle tirannie si pone come il processo più evoluto dell’organizzazione della coscienza.

In tale dimensione utopica si creano i salti epocali, come le grandi rivoluzioni che generano una biforcazione nell’evoluzione del processo, aprendolo agli ordini più complessi di realtà; in tal senso, ad esempio, la stessa rivoluzione industriale che oggi è in gran parte responsabile dello stato di malattia del sistema Terra, quando si pose come anticipazione di futuro, si mosse su un livello di grande generosità utopica:

  • una visione di benessere collettivo, data la grande povertà economica e culturale seguita alla grave crisi agraria feudale, spinse gli economisti liberali del ‘700 ad attuare le rivoluzioni borghesi ma l’errore, in seguito, è stato l’aver abbandonato l’utopia, perché spaventati delle nuove masse operaie che educatesi sui loro scritti, rivendicavano uguali diritti. Essi, negando il futuro al IV stato, rivolsero lo sguardo al passato, attuando così un’inversione di tendenza che ricreò le supremazie con gli egoismi delle aristocrazie economiche di tutto l’800 e di gran parte del ‘900xii.

Il piano dell’utopia, come occhio a punto infinito, è funzionale alla realizzazione dei programmi a lungo termine che danno il diametro più ampio della visione. Solo in questa posizione matura della conoscenza, entra il sentimento storico, che si pone come il grado più evoluto d’elaborazione della coscienza (A. Colamonico, 2006), attraverso il passaggio dal piano della semplice acquisizione che crea le identità e le relazioni tra gli oggetti/soggetti, a quello del sapienza come gusto della bellezza della vita che si rivela, gratuitamente, nelle sue mille e mille forme, fuori e dentro la mente dell’occhio soggettivo.

L’acquisizione di un significato vitale, di un’identità universale, genera nell’osservatore un senso di gratificazione che si sviluppa in un sistema di emozioni. Il semplice stato emotivo momentaneo si organizza, così, in corpo sentimentale come l’insorgere impetuoso e fulmineo di un impulso amoroso, che crea un equilibrio intenso, costante, profondo tra cognizione ed emozione, tra informazione e vita, tra il lato destro e quello sinistro degli emisferi cerebrali che in simbiosi si fondono nel tutto della rete vitale.   Link

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"...il pensiero occupa un suo spazio-tempo ed  assume una forma a spugna... La capacità ad organizzare gli ordini complessi mentali passa per la quinta dimensione di lettura... imparare a ragionare in simultanea su più registri informativi permette il take-off delle conoscenze..."  da A. Colamonico. Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a 5 dimensioni. (2002)








Gemmazioni della mente - Nella camera degli specchi ho spezzato un mio pensiero e, come cineasta innamorata, ho filmato la ballata delle idee... A Colamonico