L'oss. II parte


Diego Rivera



Una relazione discrezionale

L'osservatore e il linguaggio

"L'azione del ricercare è come un fuoco interiore che arde e in tale ardore si crogiola, come una pepita d'oro, la conoscenza, assumendo la forma di polvere concettuale: ero il fabbro nella fonderia della storia, avevo quantizzato tutto il sapere in tante “scaglie di vita” che si prestavano ad essere ordinate e organizzate in una molteplicità di forme-oggetti storici. Trovavo le parole, disegnavo le carte, isolavo le tesi e le dimostrazioni, mi costruivo anche le contro-tesi e testavo il tutto nelle classi con gli alunni, poi verificavo gli appresi e i concetti e limavo, ridefinivo... monitorando le menti-alunno che si strutturavano a frattale con aperture logiche continue. Così tessendo e sfilando la nuova architettura da scheletro vuoto di finestra-nodo-rete, prendeva spessore-corpo a frattale spugnoso con nicchie di pieni/vuoti che si aprivano a geografie complesse." Da A. Colamonico. Il quanto storico, la finestra e io. 2 luglio 2011


Biostoria - Biohistory of Knowledge
Sito ufficiale - Scienza & Metodo di lettura della Complessità.


Il gioco del Pensiero

tra quanti storici e quanti informativi

https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1294821069139/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/la-geografia-della-mente/il-metodo-biostoria/cervia.gif?height=357&width=400

I Parte - II Parte

Il nuovo metodo eco-biostorico

Accettare il vincolo dell'inclinazione-verso nella lettura-costruzione della realtà fa della dialogica osservato-osservatore-osservazione il metodo stesso della ricerca per una topologia unificata a uno/tutto della realtà in cui l'individuo e il campo si fanno sistema, cioè i coesi storici, aperti al divenire.

Comprendere l'importanza di una scienza che ragioni di sé, con se stessa, nel mondo-natura ha una doppia ricaduta sul piano etico-sociale-culturale:

1. Essere un esempio di costruzione del pensiero nuovo di scienziato (o di qualsivoglia professione), mostrando la privata geografia mentale agli interlocutori:

Quasi uno spezzare il pane del proprio sé con l'altro che osservando impara a sua volta a vedere, a ragionare, a giocare con il suo pensiero, senza assolutizzarlo.

La
dimensione del gioco è intrinseca alla sua plasticità di lettura, infatti perdere la voglia di giocare è segno di fissità cognitiva e immaginativa. La fissità è indice di vecchiaia ideativa e di riflesso cerebrale.

Non ha senso una scienza (o qualsiasi professionalità) con livelli raffinatissimi di ricerca al singolare (da signorotti illuminati) che se ne stia arroccata nelle proprie cellette di alta specializzazione e una coscienza collettiva che resti al bordo del Sapere, poiché ritenuta non attrezzata mentalmente a comprendere, a saper fare o, cosa più grave, a poter acquistare consapevolezza della naturale disposizione del cervello ad apprendere e comprendere. L'apprendimento è intrinseco nel medesimo codice genetico -  evoluzione da mente-seme a mente-albero-fronda.

La sperequazione tra i pochissimi che sanno e i moltissimi che non apprendono, crea il
dominio dei pochi sui tanti (dittatura) che a lungo termine si pone come un gap economico e politico (vicolo cieco) con gli scarti di umanità e l'implodere del sistema; un po' come accadde nel medioevo, quando furono perse le tecnologie agricole e artigianali, l'uso della lettura e della scrittura, con la perdita dell'identità dello stesso sistema antico, e si ebbe la moria di uomini.


2. Essere mentalmente attrezzati a snidare (togliere dal nido per mostrare, portare alla superficie le trame storiche) le grettezze e le bellezze informative o di chi cerca di pilotare le coscienze trasformandole in schiave o di chi le vuole liberare dai lacci delle ignoranze (atto didattico). 

Ogni schiavitù è una forma di rinuncia a voler capire, un chiudere gli occhi al presente, perdendo la facoltà dell'osservare direbbe Galileo, del comprendere direbbe Cristo.


Ogni libertà
è un viaggiare verso una meta non ancora posizionata
che spinge a costruire ponti di futuro, rotte non ancora tracciate. Tutto quel processo che fa andare oltre i luoghi comuni, le etichette generalizzanti, le parole vuote, dai significati retorici.

Imparare a
vedere oltre il confine dei sensi scontati apre gli scenari immaginativi nell'osservatore (ogni uomo) incanalandolo verso altre soluzioni, in grado di evolvere positivamente le situazioni storiche.


I giochi frattali di lettura

Dal gioco dell'imparare a svincolare e vincolare, per svincolare nuovamente (lo sguardolente di Spazioliberina)xxv, nascono le letture frattali che danno la veste spugnosa alla realtà:

  •  porosità dell'io-campo con i vuoti e i pieni della spugna storica e della spugna del pensieroxxvi.


https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1284050759741/Home/l-occhio-eco--biostorico-il-nuovo-paradigma/Firenze%202008%207.jpg?height=240&width=320

Convegno ai Margini del Caos- Antonia Colamonico - Firenze, 20-21/11/2008. Palazzo Strozzi


Con una simile inquadratura cambiano non solo gli orizzonti scientifici che si moltiplicano, ma soprattutto il peso- valore degli stessi modelli-carte di lettura che perdono fissità e tutto assume la semplice funzione di un gioco di navigazione, tra il noto e l'ignoto della vita, in cui via, via che l'osservatore-navigante si muove negli spazi informativi, egli stesso decide di fissare e di limitare, di volta in volta, t.0 per t.0, scolorando o colorando:

  •  le frontiere d'osservazione - i campi-finestre di lettura - in relazioni a degli appigli-quanti informativi - i campi di osservati - da cui iniziare a intessere le conoscenze - i campi degli immaginati e delle narrazioni - funzionali alle risposte vitali - i campi delle operazioni - e alla lettura delle ricadute di effetto - i campi delle verifiche-portate storiche - a due sguardi-indirizzi, per sé e per la nicchia storica (topologia a dentro/fuori)
Dalla vitalità dei sensi direzionali inseguiti, nascono le riconferme storiche o i cambiamenti che virando le letture rendono dinamico il sistema ordinativo della realtà, la quale di fatto ha una corposità che trasborda ogni vincolo-frontiera di lettura, quell'oltre della vita che apre al verso-lato del mistero.

La relazione frontiera-appiglio-conoscenza-risposta-lettura-portata assume la funzione di ponte tra le due sponde del noto/ignoto che rende apparentemente ballerine le conoscenze, ma di fatto duttili, plastiche, aperte a svelare sempre nuove opportunità, con il semplice mutare o un contorno di lettura o un evento, o una spiegazione o un'azione o un effetto di ritorno. Ogni cambiamento snida una possibilità altra del poter essere dell'io-sé e della vita, a 360°, rendendo fragile il sapere.





Carta biostorica, il vincolo di lettura, da Ordini Complessi (2002)

In tale mobilità dell'occhio-mente osservatore, il limite di lettura, se letto con uno sguardo-mente eco-biostorico posizionato a punto infinito, perde il significato negativo di confine-tetto, rigido e invalicabile, per assume significato topologico quale importantissimo strumento cognitivoxxvii del gioco di apprendimento, ponendosi a bordo-dimensione, luogo, del ribaltamento di forme-forze-campi-eventi a più strati vitali e a più fuochi osservativi.


Topologia dello sguardo vincolato alla posizione di lettura (1992)

La vita
stessa, se letta con un occhio-mente
posizionato a punto finito, di tipo bottom-up (dal basso verso l’alto per livelli crescenti d’astrazione) appare fragile come eternamente in bilico su quelle voragini di vuoto cognitivo che tutte insieme tendono, a molteplici dimensioni, di riassorbire la Bios in ogni sua forma e grandezza, annichilendo tutto nel nulla della morte cosmica (occhio rivolto all'entropia totale):

Coordinate vitali


Foto di Miriam Frattura - Stormo di pensieri in volo.
1° premio: Concorso artistico Giugno in Arte 2012 - Perugia

  • Ma, mutando il senso di lettura, a top-down, (ovvero per livelli crescenti di concretezza per riduzione di complessità), appare come la vita dialoghi con la morte, facendo resistenza, con una miriade di processi sintropici, de-localizzati, che tutti insieme si modellano, vibrando (a mo di un soffio-respiro-spirito vitale), onde frenare la caduta nell'inghiottitoio del niente, e in tale dinamicità essa vita si compatta in una rete di reti, in cui restano impigliate le differenti sotto-realtà e sotto-campi, per farsi forza coordinativa e informativa a uno/Tutto, in un'armonia di armonie a tempi 0. Come la forma di un volo di stormi che all'unisono si coordinano in un unica direzione.
Proprio in tale suo farsi presente, tempo 0xxviii c'è la chiave di svolta della vita che si fa punto di congiunzione tra un vuoto di non più e uno di non ancora, e in tale posizione adimensionale  si apre a tutte le fioriture degli strati vitali.

Solo imparando a leggerla come un unico insieme l'occhio-osservatore-uomo
si rende disponibile e attento alle variazioni minime degli effetti farfalla (logica mente/cuore di Spazioliberina)xxix che fanno visualizzare le crescite moltiplicative degli individui/campi vitali (occhio di Dio nella creazione).

L'immagine visiva, qui descritta, è funzionale all'attivazione nel lettore dell'immaginazione stessa per rendere visualizzabili, grazie alle analogie, le idee e le stesse parole con relativi significati, un po' come quel gioco di parabole dell'insegnamento cristologico che, altro non era, se non una proiezione e trasposizione di immagini storiografiche per “rendere la vista” a tutti, spezzando così, il pane della conoscenza, i tanti quanti-echi informativi (forma pedagogica) che si prestano alle organizzazioni multiple dei saperi.


Il segreto che lega

Esiste come un filo informativo invisibile che lega la conoscenza alla coscienza-mente osservatore, questa al linguaggio-ideazione e questo alle produzioni-valutazioni storiche, tanto da poter affermare che la conoscenza della realtà è proporzionale alle capacità osservative e rappresentative dello stesso osservatore, il quale memorizzando, fotogrammi su fotogrammi di visioni di realtà, a tempo presente (t. 0), costruisce la memoria storica, privata e collettiva; cioè tutto l'insieme di echi-informativi che se opportunamente richiamati e rimodulati dai neuroni a specchio lo fanno immergere nelle due tendenze di lettura:

  • continuità e mutamento, quali due poli di orientamento che, come in un film, fanno apparire ora gli stati di permanenza, ora quelli di mutamento con la possibilità a graduare i tempi, a scomporre gli spazi e a esporre una ragionevole spiegazione che tracci l'impronta della stessa emozione che ha fatto puntellare i punti dei:

    •  mi piace e non non mi piace, è bello e non è interessante, è buono e non è opportuno... Tutte azioni della coscienza che si fa la garante delle linee-creste evolutive.

Ogni operazione attiva nel cervello una reazione biofisica che rende cooperativo il dentro (cervello) e il fuori (pensiero) nella stessa mente osservatore, che interagendo tra quanti e echi-informativi, a dentro/fuori, produce:

    •  reazioni biofisiche, idee immagini, emozioni, stati di bene-essere e di mal-essere, come una scrittura silente su più matrici semantiche,  intrecciando ora i processi biochimici, ora quelli ideativi, ora quelle emozionali ora quelli immaginativi...
Tutto quell'esercizio della libertà che riporta ogni coscienza al centro dell'eco-sistema gnoseologico che si fa carta-tracciato di apprendimento per imparare, prima di tutto, ad essere un vivente - significato cosmologico delle lettura cristologica che pone la dipendenza dal "Dio dei vivi".

Lo stesso codice genetico è una prova di come la vita sia nelle sua essenza nascosta un un tracciato di possibilità di scritture per produrre naturalezza, proprio come quel Dio-Parola contenuto nei testi sacri che si fa eco da captare in "Ascolta Israele!" (funzione di antenna della spugna del pensiero).

È la medesima mente dell'osservatore che captando i movimenti dei quanti storicixxx, quali segnali-echi informativi dei mutamenti del campo interno al sé (stati interiori) o esterno al sé (stati esteriori), visualizza gli stati dell'io e quelli del mondo, in cui è immersero, codificando e decodificando i sensi-direzionali a più campi-sguardi-linguaggi... che danno la veste-lettura alle situazioni storiche multi-disciplinari:
  • senza campi tutto resterebbe indefinibile, senza una frontiera che ne circoscriva le individualità in cui nulla potrebbe essere distinto e quindi letto;

  • senza sguardo tutto resterebbe un non letto, un non visto per sempre, area dell'eterno buio.

  • Senza linguaggi non ci sarebbero le osservazioni e l'uomo resterebbe fermo in un pensiero non esploso, come quel punto adimensionale, precedentemente posto, di una verità-conoscenza non ragionata e non percepita, e quindi non dialogata; stato che non è neanche degli animale o delle piante o dei minerali (seicentesca divisione in tre famiglie della vita), poiché stando alle ultimissime ricerche si inizia a parlare di comunicazione nelle molecole dell'acqua, sensibili alle variazioni di pressione del campo, o di linguaggio nelle piante, senza scordare i linguaggi tra uccelli o pesci o animali tutti che sono in grado di codificare forme semplici di pensiero ragionato, come ad esempio di scimmie o di elefanti o di cani che vivono il lutto

Tutte nuove letture che sgranando la finestra d'osservazione (effetto zoom) estendono l'idea di pensiero-linguaggio-vita, quale forma d'organizzazione appresa (partecipazione attiva alla creazione diveniente) che produce le risposte storiche (fatti) diversificate, scolorando per sempre l'idea di una "materia sorda" e priva di partecipazione costruttiva al divenire della storia.


Diego Rivera
(Guanajuato, 8 dic. 1886 – Città del Messico, 24 nov . 1957)


Se vivere è un captare segni-appigli per poi costruire intorno a quell'appreso una molteplicità di sensi-linguaggi-fatti-letture-campi-individui... si comprende il valore funzionale e storico dell'apprendimento che rende esplicite le dinamiche e nel contempo implicite, mostrando e velando parti di un gioco che si chiama vivere:
Ogni lettura è la carta espositiva di un compreso storico che nasce da una complessità di sguardi-osservazioni-linguaggi-forme che tendono a indirizzare l'occhio-mente verso una compagine di realtà che si apre nella stesso pensiero, in uno scenario informativo, soggetto a dilatarsi in proiezioni di proiezioni (le creste) che tendono:
  •  o verso un tempo passato, a più profondità, o verso un futuro anche esso a più possibilità di profondità, o verso uno spazio interno o verso uno esterno, o verso un luogo reale o verso uno luogo immaginario:
  • Dalla relazione luoghi reali-luoghi immaginari sono nate le stesse geometriexxxi. Il parlare di angolo retto o di ipotenusaxxxii o di topologiaxxxiii o di frattalexxxiv assume importanza, proprio perché c'è stato quel collegamento qualitativo che ha esteso lo sguardo-mente dell'osservatore a delle implicazioni di complicanze fattuali.
Ogni variazione implica da un lato, un'abilità di navigazione (spazio mente) che fa scalare e miscelare le lenti-sensi di lettura; dall'altro, una perturbazione, più o meno lieve, di tutto il complesso informativo (spazio gnoseologico) che con un gioco di richiami di echi informativi dà gli stati della realtà osservata, a tempo presente:
  • con tale caleidoscopia di movimenti tutto prende dinamismo e plasticità generando le singolarità vitali, gli unici storici che nonostante il loro essere dei distinti, si sentono e si osservano e si comprendono.

 Ad esempio le neuroscienze evolvendo le mappature del cervello con la lettura a 3D, stanno sviluppando la topografia tridimensionale del connettomaxxxv quale carta-impronta del movimento a uno/tutto dei legami tra i neuroni di un cervello, per visualizzarne la spugna delle dinamiche dei pensieri, come da me già ipotizzato in biostoria dal 1994. Connettoma che si fa carta d'identità del modo individuale e personale di funzionare e per esteso ragionare, relativo ad ogni singolo soggetto (soggettivismo che ritorna). 


Lo stesso ricercatore, Sebastian Seung, purtroppo, indica nel suo lavoro sulla mappatura del cervello "funzionante":
  •  “La missione delle neuroscienze è quella di esplorare i loro rami incantati per domare la giungla della mente."xxxvi
Rivelando il solito limite d'orizzonte, nella uni-direzionalità dello sguardo-scienziato che punta a far flettere la Natura verso l'uomo-economico.

Nel voler dominare la natura (visone attribuibile a Bacone), c'è una smania di possesso che spinge a una conoscenza finalizzata alla speculazione sugli utilixxxvii, tale limite impresso al valore dell'azione dell'osservare ha, come ricaduta sul piano della costruzione dello sguardo-lettura, la riduzione dei campi proiettivi delle letture, con riduzione delle coordinazioni osservative che chiudono gli scenari altri che sono letti come sprechi immaginativi.

In tale riduzionismo si fa sostare l'osservatore sui soli tempi a breve o a medio periodo, proporzionali alla capacità di lettura dei tornaconti visibili, legati alla durata vitale di un singolo individuoxxxviii facendo perdere lo sguardo utopico, a lunghissimi periodi, il solo in grado di aprire alle visualizzazioni allargate a campo infinito, che fanno di ogni uomo un seme-ponte di umanità - consapevolezza della responsabilità storica verso le generazioni future, i non ancora nati che hanno uguale diritto di "possibile" cittadinanza nella storia

Il solo spazio che permetta di far misurare l'uomo con le valenze profonde dei significati d'azione che danno lo spessore etico delle scelte di un'umanità che scommette, secondo per secondo, non solo per sé, ma anche per le generazioni di domani.

Si pensi all'idiozia di certe cecità storiche, per esempio l'uso degli ordigni atomici che ha costretto gli stessi ricercatori che li hanno immaginati a chiederne, in un appello firmato, alle massime potenze, l'eliminazione:

  • aprendo una finestra di riflessione sul come mai si fossero sbagliati nel sottovalutarne la pericolosità, emerge che essi avevano uno sguardo a breve raggio, ingabbiato nel bisogno immediato del vincere la guerra a tutti i costi, una scienza quindi dipendente e non in grado di fare un'azione di ri/flessione sugli effetti di ritorno, a campo allargato e occhio neutro, della sua medesima scoperta. Certo si potrebbe controbattere che l'atomica ha avuto uno sviluppo benigno per la produzione di energia elettrica con le  centrali nucleari, ma i fatti giapponesi del 2011, mostrano l'ulteriore cecità di un uomo-dominatore che crede di poter imbrigliare in una carta di lettura a solo indirizzo economico l'evoluzione degli eventi naturali, che al contrario trovano sempre spazi alternativi in cui incanalarsi, come quei fiumi in piena che esondando si riappropriano degli spazi, spesso rubati dalle ingordigie speculative di uomini a uni-lettura.


I ritmi della Co-evoluzione

La natura opera sui lunghi periodi, che creano le evoluzioni gentili, in cui con mano di madre essa con-duce (guida-insieme) nel futuro tutto il corpo dell'insieme vitale.

Il limite della conoscenza umana, se governata dalla semplice voglia di domare, è nella fretta d'evoluzione, di cambiamento che fa propendere le dinamiche verso un solo fuoco uni-decisionale di bisogno privatistico:

  • l'uomo “a solo tempo breve” ha uno sguardo limitatissimo che lo rende cieco alla ricchezza della vita. Si pensi alle mono-culture in agricoltura. In tale farsi polo-uni-decisionale dell'intero sistema naturale, egli potrebbe finire con l'essere sommerso per eccesso di natura stessa che avvolgendolo, finisca con il soffocarlo.

Apparentemente è un paradosso morire per troppa natura, ma se si sposta lo sguardo dalla meta-indagine dei processi fattuali (questa lettura), a quella delle semplici letture d'evento, si possono visualizzare, identificare e riconoscere gli eccessi d'attenzione al sé che uccidono:

  • Si pensi allo sviluppo della medicina per curare non più la semplice malattia (fatto naturale), ma la mortalità stessa (fatto innaturale) che rende smaniosi di lenti che sgranino ora la pelle registrando ogni piccola increspatura che segnali la vecchiaia; ora il grado di zucchero o di colesterolo nel sangue; ora il battito cardiaco con le venature delle gambe; ora ogni formazione nodulare... Tutte attenzioni al sé tolte al processo naturale come insieme vivo che si armonizza auto-guarendosi.

Certo non si vuole, in questo contesto espositivo, negare il valore della medicina, ma solamente evidenziare la smania all'essere sano di un uomo malato di paura d'ammalarsi, non è un caso che il costo più elevato per lo Stato italiano, e non solo, sia la Sanità, come se tutti i suoi cittadini fossero degli infermi colmi di mal-anni. In tale voler a tutti i costi monitorare lo stato di salute di tutti, si registra una perdita di fiducia nella vita, come ben-essere naturale di una madre-nutrie che ci contiene e ci custodisce in quella manciata d'anni che ci appartengono e ci distinguono per sempre (perdita della visione utopica).

  • Si pensi alle nuove direttive scolastiche che puntano alla valutazione continua e prolungata degli apprendimenti-abilità-competenze degli allievi dal primo, all'ultimo giorno della loro vita scolastica:

    • Che cosa è ciò se non un eccesso di attenzione alle dinamiche di apprendimento che porta ad ammalarsi per troppa attenzione

Mentre  il pensiero e con esso il cervello-mente ha il suo ritmo, le sue pause, il suo lasciarsi andare ai vuoti di pensieri che apparentemente sembrerebbero tempo-perso, ma di fatto sono gli spazi discreti in cui tutto viene lasciato decantare, per poter riemergere ed essere riletto e riordinato in modo muovo (donare/donarsi una pausa, un silenzio, un vuoto di parola, di osservazione che facciano semplicemente essere).

Pedagogicamente parlando, ogni ragazzo ha il suo ritmo d'apprendimento con i suoi tempi e cosa importante, nulla di quello che si legge, si osserva, si vive va perduto, poiché la mente è come un registratore di cassa, memorizza tutto e quando essa stessa ritiene opportuno con un guizzo-luce riporta alla superficie quell'appreso-custodito che si è fatto un tutto/uno nella matrice del pensiero-cervello stesso, casa naturale degli echi storico-informativi.

Se si riflette su ciò, si comprende come sia stupido voler valutare continuamente lo stato febbrile degli apprendimenti, se il pensiero è una spugna allora assorbe tutto e trattiene tutto e restituisce tutto quando arriva il tempo di quel reso-fatto storico.

Ogni uomo ha i suoi ritmi, le sue preferenze naturali, le sue trattenute di realtà, le sue restituzioni di compresi che si fanno carezze di umanità. Forzare i tempi è un atto di violenza sulle menti, è un segno di dominio che nasce da un'assenza di fede nella magnanimità d'apprendimento della vita tutta (perdita della visione utopia).

Con l’approccio eco-biostorico prediligendosi un processo, top-down, si possono imparare a leggere le dinamiche storiche da una pluralità di orizzonti con un gioco di andate e di ritorni a più tempi-durate.

Moltiplicandosi le letture si allargano gli sguardi e si fanno simili a quella visione a occhio di mosca più volte indicata, che rende meravigliati dalle capacità organizzative dei campi vitali nel loro aprirsi e richiudersi, per poi aprirsi nuovamente alle evoluzioni fattuali.

Nello stato di meraviglia decanta quell'inclinazione a possedere e si dà una tregua alla stessa razionalizzazione, permettendo alla mente di riposare nel lasciarsi incantare dalle incognite del campo.

In tale stato sentimentale di sguardo privo di logica (analogica-mente), il ricercatore si evolve da una razionalità che racchiude e comprime in un modello-parola la Natura (forzatura storica), a una naturalezza cognitiva e immaginativa che moltiplica gli spazi mentali e naturali, aprendolo a raggiera a tutte le sfumature dei modi-campi possibili (dimensione del voloxxxix). 



Uno sguardo ad angolo giro



I Parte - II Parte

_______________________

xvA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006. - A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © Il filo, Bari 2011-2012.

xviA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xvii A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. 2005.

xviiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xixA. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © Il filo, Bari 2011-2012.

xx L'essere misericordioso (compassionevole, avere cuore), apre la strada alla lettura del bene storico, in quanto fa credere nelle possibilità di rilettura, (processi neghentropici) che fanno nuove le dinamiche e le coscienze.

xxiIn parte da ciò è nata la condanna della fede e con essa della religione tutta, vista come una forma di superstizione basata su favolette da bambini, per cui il credente è letto ancora oggi da molti cultori della scienza come uno sprovveduto che ha difficoltà di apprendimento o dei gravi traumi non razionalizzati. Valutazioni queste che nascono da quelle logiche comuni, fondate sui sentito dire delle parole vuote di fatti che fanno non vedere. Precisamente tutto l'opposto di quanto affermato da Galilei e prima di lui da Cristo stesso che "invitava ad essere uomini liberi".(A. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006).

xxiiA. Colamonico, M. Mastroleo. La geometria della mente nel salto eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010

xxiiiIl ricondurre l'occhio al campo dell'invisibile è l'opportunità storica del mondo scientifico per ricucire quello strappo della modernità che scisse il campo della fede da quello della scienza, dando alla verità una doppia faccia che si presta, molto, alle ambiguità degradanti dei relativismi etici. Facendo, inoltre, dello scienziato un uomo senza cuore e del fedele un fanatico senza ragione. Personalmente tempo fa in un forum chiesi ad uno scienziato, se non fosse giunto il tempo per ricucire tale lacerazione e mi fu risposto, in modo secco, che sarebbero restati per sempre due distinti. Tale risposta che non acquietò la mia curiosità indagatrice, sottovalutava il valore dell'occhio eco-biostorico, posizionato a punto-infinito (occhio di dio) che fa leggere le dinamiche fattuali come eco-inter-di-pendenze, a più soggetti e a più campi-lenti, quindi come un unicum. Quello che il mio sguardo di biostorica aveva intravisto (occhio esterno alla contesa) era sfuggito al suo, pur attentissimo, modo osservativo (occhio interno alla contesa). Questa nota di conversazione giova a comprendere come l'imparare a giocare con le posizioni osservative sia funzionale alle riletture degli eventi per l'apertura dei significati nuovi: tutta quella logica gentile, personalmente rintracciata nell'agosto del 2006 nello “sguardo-mente cristologico (A. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006). L'impressione emotiva che si è impressa nella mia memoria, per la chiusura letta in tale risposta che non volle aprire ad una dialogica, è che il mio interlocutore non avesse prestato attenzione-orecchio alla mia domanda, forse perché ritenuta sconveniente per la scienza stessa. In tale limite, oggi, si rivela la chiusura dialogante dello stesso mondo scientifico e sono queste chiusure di occhi che inavvertitamente conducono gli osservatori (ogni uomo) verso i pregiudizi e le gabbie ideologiche. Proprio quei vuoti di conoscenza avversati da Galileo, quando nel suo metodo scientifico pose l'osservazione dei fatti vitali a tempo 0 (il tempo di Dio!).

xxiv A. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © Il Filo, Bari 2010.

xxvA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

xxviA. Colamonico. La spugna eco-biostorica. © Il Filo, Bari 2011-2012.

xxviiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.

xxviiiA. Colamonico. La spugna eco-biostorica. Il tempo 0. © Il Filo, Bari 2011-2012.

xxixA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

xxxLa scelta del nome quanto storico: si vada alla nota iii.

xxxiAnalizzando la costruzione della parola: geometrìa s. f. [dal lat. geometrĭa, gr. γεωμετρία, comp. di γῆ «terra» (v. gèo- [dal gr. γεω-, da γῆ «terra»]. – Primo elemento di parole composte della terminologia dotta e scientifica, derivate dal greco o formate modernamente, in cui significa «terra, globo terrestre, superficie terrestre» e sim.; in composti più recenti è usato anche come abbrev. di geografia (per es., geopolitica). /-gèo [dal gr. -γειος, -γαιος, der. di γῆ, dorico γᾶ; cfr. anche l’agg. γήιος, γάιος «della (o sulla o nella) terra»]. – Secondo elemento compositivo di pochi termini del linguaggio scient., di derivazione greca (come epigeo, ipogeo, perigeo), più raram. di formazione moderna (come endogeo), nei quali indica posizione o movimento rispetto al suolo o alla crosta terrestre. ) e -μετρία «misurazione» (v. metrìa [dal gr. -μετρία, der. di μέτρον «misura»]. – Secondo elemento di parole composte, derivate dal greco o formate modernamente nel linguaggio scient. e tecn., in cui significa «misura» (come simmetria, isometria, ipermetria) o più spesso «misurazione» (come in geometria, planimetria, goniometria). )].1. In senso ampio e generico, lo studio dello spazio e delle figure spaziali, originariamente sviluppatosi in forma empirica come insieme di regole pratiche per la misurazione di superfici e la costruzione di figure semplici in rapporto a problemi di agrimensura (probabilmente nella zona del delta del Nilo), e successivamente trasformatosi in scienza razionale come ramo della matematica ad opera degli antichi Greci, e in partic. di Euclide, in forma di sistema deduttivo basato su un insieme di assiomi. Per estens., nella matematica moderna, lo studio delle proprietà di invarianza degli elementi di uno spazio astratto rispetto a determinati gruppi di trasformazioni. Più specificamente, g. elementare, parte della geometria che studia le proprietà fondamentali delle figure del piano e dello spazio secondo metodi derivati dai postulati di Euclide, e per questo detta anche g. euclidea; g. analitica, metodo che permette di tradurre sistematicamente problemi e questioni geometriche in problemi e questioni algebriche o analitiche, o viceversa, in modo da poter risolvere problemi geometrici con i mezzi dell’analisi, ovvero problemi analitici con i mezzi della geometria; g. descrittiva, parte della geometria che ha per scopo la rappresentazione delle figure spaziali mediante figure di un certo piano (detto quadro), ottenute generalmente per mezzo di una proiezione, in modo che dall’immagine della figura si possa ricostruire la figura spaziale; g. differenziale, lo studio, basato essenzialmente sul calcolo differenziale, delle proprietà degli intorni di un punto, le quali rimangono invariate di fronte ai movimenti (g. differenziale metrica) e alle omografie (g. differenziale proiettiva); g. proiettiva, l’insieme delle proprietà delle figure degli spazî proiettivi che sono invarianti rispetto alle proiettività, cioè alle trasformazioni direttamente legate alle operazioni di proiezione e sezione. Con riferimento a possibili e particolari applicazioni: g. della carta, complesso di procedimenti per risolvere svariati problemi grafici di geometria piana mediante ripetuti piegamenti di un foglio di carta; g. del compasso, lo studio dei problemi e delle costruzioni che si possono risolvere mediante l’uso del solo compasso. Il termine, seguito da aggettivi tratti da un nome proprio (come g. euclidea, g. riemanniana, ecc.), indica impostazioni date alla geometria, o ai suoi particolari problemi, dagli studiosi di quel nome; con espressioni del tipo g. non archimedea, g. non pitagorica, g. non pascaliana, ecc. s’intende invece significare che in tali elaborazioni non valgono particolari teoremi o principî (per es., rispettivamente, il postulato di continuità secondo Archimede, il teorema di Pitagora, ecc.). In partic., g. non euclidee, quelle costruite a partire dalla negazione del 5° postulato di Euclide, o postulato delle parallele, secondo il quale per un punto esterno a una retta passa una e una sola parallela alla retta data. (Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/) Lo studio etimologico delle parole racchiude le dinamiche osservative e comparative che hanno portato all'evoluzione dello stesso linguaggio: Plasticità della parola, effetto guanto, che la rende “particella topologica” che costruisce gli spazi mentali idonei alla lettura degli spazi reali.

xxxiiAnalizzando la costruzione della parola: ipotenuṡa s. f. [dal lat. tardo hypotenusa, che è dal gr. ὑποτείνουσα (γραμμή) «(linea) sottesa»]. – In geometria, il lato maggiore di un triangolo rettangolo, e cioè il lato opposto all’angolo retto. (Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/ipotenusa/#) La parola come si può constatare è l'elaborazione di una collocazione spaziale, una particolarità informativa, dimostrata da un occhio lettore (Pitagora) e dimostrabile da eventuali altri osservatori all'interno del suo limite evocativo-concettuale-spaziale, quindi una “nicchia concettuale” (A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © 2011 - Il filo, Bari) che si presta alle misurazioni ed elaborazioni degli spazi geometrici.

xxxiiiAnalizzando la costruzione della parola: topologìa s. f. [comp. di topo- e -logia]. – 1. In geografia, lo studio del paesaggio e delle sue caratteristiche per individuare e definire i varî tipi di forme del suolo (l’insieme dei segni che si usano per rappresentare tali forme prende il nome di codice topologico). 2. In medicina: a. Sinon. poco usato di anatomia topografica. b. In ostetricia, l’esame dei rapporti tra parte fetale presentata e canale pelvico. 3. In linguistica, lo studio della collocazione delle parole, o di determinate parole, nella frase: problemi di topologia. 4. In matematica, settore della geometria, nato verso la metà del sec. 19° e attualmente in continuo sviluppo: si può definire come lo studio di quelle proprietà delle figure che non variano sottoponendo le figure stesse a deformazioni continue (che non provochino rotture né sovrapposizioni di punti); non rientra pertanto nella topologia alcuna nozione di misura (lunghezze, aree, ampiezze, ecc.). Per es., un cerchio è, da un punto di vista topologico, equivalente a un quadrato, ma non a una corona circolare; una retta reale proiettiva (cioè con l’aggiunta del punto all’infinito) è equivalente a una circonferenza; un toro non è topologicamente equivalente a una superficie sferica. La topologia è articolata in più settori, a seconda delle figure oggetto di studio e degli strumenti usati: t. algebrica, t. combinatoria, t. differenziale, ecc. Con analogo sign., il termine è talvolta usato nelle scienze applicate; per es., in elettrotecnica, t. di una rete elettrica (Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/). La parola ripropone il topos-luogo, spazio e -logia, filo del discorso, organizzazione del pensiero intorno allo spazio-campo disciplinare ad esempio archeologia. In biostoria, essendo stata privilegiata la chiave spaziale nell'organizzazione dei fatti storici, la parola-topologia si fa cardine intorno a cui far ruotare l'abilità di lettura-costruzione dell'osservatore che dà la spaziatura dei luoghi eterni e interni alla sua coscienza. A. Colamonico. Biostoria. Op. tic. Il filo, Bari 1998.

xxxiv Analizzando la costruzione della parola: - frattale agg. e s. m. [dal fr. fractal (termine introdotto nel 1975 dal matematico fr. B. Mandelbrot), der. del lat. fractus, part. pass. di frangĕre «spezzare» (v. fratto)]. – In matematica, denominazione di particolari enti geometrici (oggetti f. o assol. frattali) che possono essere caratterizzati da un numero non intero (cioè frazionario: e di qui il nome) di dimensioni, e quindi risultare, per es., intermedi tra quelli unidimensionali (linee) e quelli bidimensionali (superfici); sono solitamente definiti per mezzo di procedure ricorsive, e godono di determinate proprietà di scala, per cui rappresentazioni in scale diverse di uno stesso oggetto frattale presentano similitudini strutturali: in altri termini, se si ingrandisce con un opportuno fattore di scala una porzione comunque piccola dell’oggetto, si manifestano caratteristiche strutturali che riproducono quelle dell’oggetto non ingrandito. Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/

xxxv H. S. Seung. Connectome: How the Brain's Wiring Makes Us Who We Are. New York: Houghton Mifflin Harcout (2012). Sebastian Seung sta lavorando ad un progetto molto ambizioso: mappare un modello del cervello studiando le connessioni tra ciascun neurone. Chiama questo modello il nostro "connettoma", che è tanto personale quanto il nostro genoma e la sua comprensione potrebbe aprire una nuova strada alla comprensione dei nostri cervelli e delle nostre menti. Video: http://www.ted.com/talks/lang/it/sebastian_seung.html

xxxviH. S. Seung. Connectome: How the Brain's Wiring Makes Us Who We Are. New York: Houghton Mifflin Harcout (2012). la frase è una traduzione deel'ncipit del libro, fonte: http://scienzadifrontiera.blogspot.it/2012_01_01_archive.html

xxxviiConoscere per domare o per ... implica dare un fine prestabilito (risultato voluto: do ut des) all'azione esplorativa ciò in parte rende ciechi alle novità degli imprevisti. Conoscere invece per il gusto della conoscenza rende lo sguardo sensibile alle mutevolezze del campo che si pone in modo indipendente dagli stati di aspettative e in tale essere libero, l'osservatore apprende il rispetto dell'altro dal sé.

xxxviiiDa un pugno di secondi o ore o giorni, a una manciata di anni, veri nonnulla se commisurati al tempo evolutivo naturale di una singolare specie. Quello che l'uomo contemporaneo dimentica è che la stessa umanità ha una memoria di sé di circa 3 milioni di anni, per cui sa come rispondere ora guarendosi, ora emancipandosi, ora lasciando decantare le eventuali “tossine” … tutto quel bio-ritmo in-forma-tivo che rende ogni vita presente, prima di tutto a se stessa.

xxxixA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. © Il Filo, Bari 2006.


© 27 settembre 2013 - Antonia Colamonico




© 2013 Antonia Colamonico - Tutti i diritti sono riservati -





Quaderno: Indice

Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà







A
pprofondimento






Da: Le Palestre della Mente

lunedì 12 agosto 2013

Topologia del gioco - Gli spazi de-finiti del tempo 0


Dal Sito "nicchia-saggio": La Spugna eco-biostorica. © 2013 - Antonia Colamonico





di Antonia Colamonico 
(Epistemologa, pedagogista, biostorica)

Con la lettura eco-biostoricai, l'osservatore storico (ogni uomo) assume una ruolo-funzione, importantissimo, nell'organizzazione della realtà, essendo egli la lente-bussola che, districandosi nella vita, indirizza e orienta gli sguardi in relazione ad una molteplicità di campi d'interesse che si fanno oggetti privilegiati della sua eco-inter-azione vitale:
  • Saper agire nel tempo idoneo alla realizzazione di una data azione-risposta storica, implica una celerità di codifica dei significati, di elaborazione di un'ipotesi di risposta e di anticipazione delle ricadute d'effetto di quell'impronta informativa che sarà impressa, agendo, nel campo-habitat.
Ne scaturisce che l'indirizzare lo sguardo è l'assunzione di una posizione nello spazio, in tale prendere un posto-luogo, l'osservatore si fa punto-nodo di riferimento a cui far convergere tutti gli sguardi che verranno attivati e indirizzati verso i molteplici orizzonti osservativi che si faranno bordo-confine del campo-finestra di lettura; si pensi ad una bolla che avvolge, racchiudendola, una quantità di spazio che si fa un isolato, quale spazio nello spazio.

Il porre un bordo-confine è propedeutico alla tessitura del reticolo informativo delle proiezioni degli stati vitali di quella porzione di spazio-tempo così delimitata. Il porre un confine rientra nella 5° dimensione di letturaii che fa scomporre il tutto in campi e campi di insiemi informativi a cui si dà un nome-vestitura.
Si pensi alla complessità dei campi d'interesse che fanno di ogni soggetto, non solo uomo, un esperto in qualcosa che si intesse nell'insieme di abilità organizzative di tutta quanta la società, in tal senso si spiegano i talenti che rendono la scena storica una giostra di figuranti e ogni figura è un modo differente di esercitare la personale funzione storica, solo così acquistano significato storico:
  • i poeti, gli scienziati gli atleti, gli artigiani, gli operai, le massaie, gli apicultori, gli stilisti, i potatori, i panettieri, i fiorai, gli ambulanti... tutte quella molteplicità frattale di professioni che uscendo dall'idea di uomo-massa, rendono la società un reticolo pulsante di campi e sotto-campi di “mestieri” con una rosa allargata di specializzazioni e di abilità elaborative e attuative.
Ragionare per sistemi complessi, implica l'uscita dagli schemi sociali delle epoche antiche; la società informatizzata a struttura mondo non si può ridurla a delle macro-categorie di occupazioni, come a fine settecento, quando si parlava di tre classi sociali (nobiltà, clero, 3° stato) e tutti i francesi venivano etichettati e ingabbiati in un ceto di appartenenza storico-politico, fermo nel tempo.

Oppure come negli anni '70 del 1900 quando si era o proletari o borghesi e le due parole si facevano etichette, con un ché di dispregiativo da ambo le parti. Se si riflette, da tale riduzione classificativa sono nate le logorroiche dispute tra la destra e la sinistra che hanno sfibrato il tessuto politico italiano, riducendolo ad un bordello di mestieranti che in tale diatribe hanno imparato a servire il “partuicularissimo” interesse:
  • una logica oppositiva è funzionale alla stagnazione che si fa malattia storica di tutta la società, lo sanno bene gli strateghi abili nell'alimentare lo stato di diffidenza, funzionale ai conflitti, quel dividi et impera caro ai romani.
Un tale modo di ragionare, fortemente riduttivo, non è applicabile ad una società fortemente dinamica a struttura mondo, in cui le professioni si sono frantumate in una miriade di professionalità che rendono fortemente vivo e variegato il sistema:
  • La vivacità di una società-mondo non è data dallo status di ricchezza economica, ma da quella di ricchezza fattuale, non è un caso che civiltà fortemente legata ai vecchi sistemi artigianali oggi siamo civiltà emergenti (Cina, India).
In un sistema che si muove in nanosecondi quello che conta è la creatività degli individui che devono saper gestire l'imprevisto, sviluppando delle competenze e delle abilità elevatissime di una visione allargata, non perché mentalmente super-dotati, come da alcuni fatto passare con un ché di disprezzo per la professionalità, ma perché mentalmente liberi dai pregiudizi di logiche esclusive, ghettizzanti e nonché clientelari. Aprire una finestra di riflessione sugli indirizzi delle logiche è importantissimo per sviluppare un occhio eco-biostorico, attento agli effetti di ricaduta, non solo delle azioni, ma cosa più costruttiva, sui contorni dell'azione-risposta.
Ogni risposta implica un grado-angolo di scelta (+ o -) positiva/negativa, che scaturisce da un'aspettativa che resta non espressa, imparare a comprendere le aspettative dell'altro e di sé, potenzia la capacità anticipativa della mente, in tale apertura logica ad una realtà diveniente si amplifica l'area di libertà, imparando a negoziare la scelta storica tra una molteplicità di possibilità fattibili (che si possono fare, che è possibile fare)

Amplificazione dello sguardo:
 effetto
zoom dell'obiettivo che rende variegata l'ampiezza-profondità della finestra osservativa.

L'essere clientes implica l'assenza di tale spazio dialogico nella coscienza dell'individuo:
 in una lettura a corto raggio, può apparire che tale propensione “del mettersi al servizio di” sia funzionale alla particolare angolazione evolutiva che una classe politica vuole imprimere alla storia, ma con un occhio attento agli effetti farfalla, si rivela un vicolo cieco; in quanto non sono “coltivate” le competenze-abilità ma gli asservimenti-mantenimenti degli stati di potere. ... (continua)











Gioco di lettura a significati intrecciati









Topologica/mente tra gli spazi a dentro/fuori


Diego Rivera e Guanajuato


Il pittore, Diego Rivera, ha racchiuso nei suoi affreschi, maestosi, l'epopea coloniale spagnola in America che mutò il volto di quelle terre ad opera dei Conquistadores e dei Missionari. Quello che colpisce, salendo la scalinata che fa da contorno e cornice alle opere, è l'immensa energia che traspare, un po' come alla Sistina, nell'intricato crogiolo di forme colori, etnie.


Murale - Diego Rivera.
(Scalinata, Palazzo Presidenziale Città del Messico)


Ogni sagoma racchiude un ruolo e tutte insieme aprono agli stati sociali e alle epoche storiche con connesse oppressioni e rivolte, quasi come se tutta la storia messicana degli ultimi 4 secoli si fosse accorpata e incanalata in un unico flusso informativo, impresso, come pellicola, sulle pareti che si fanno testimonianza degli aneliti libertari e comunitari di tutta l'umanità. Sconcerta osservare tutta quella furia espressiva e nasce spontanea la curiosità sull'uomo e sulla particolarissima geografia mentale che ha saputo, in così spazio, racchiudere tutto il pathos di una Nazione, molto fiera della sua indipendenza.
  • Come nasce tanta forza espressiva? 
Certo dallo studio dei fatti passati; dalla constatazione delle gravi divisioni etniche che creano le ancora visibili sacche di povertà; dal grande legame di amicizia con Leon Trotsky che trovò asilo politico nella sua stessa casa; ma, allargando la finestra osservativa, solo passando dai murali alla città in cui è nato, come per incanto, si comprende l'arcano mistero di uno sguardo topologicamente sagace che con maestria ha saputo miscelare e  intersecare stati rappresentativi e stati emozionali, situazioni paesaggistiche e situazioni storiografiche.

Il tutto impresso su una parete che si è fatta specchio della stessa bellezza della sua città:
  •  Disegnata non con le case le chiese e i palazzi, ma con gli umori che hanno elaborato tutta quella urbanità.

Guanajuato (Messico)

La città, situata nella regione da cui prende il nome, inserita nel Patrimonio dell'Unesco, si ofre allo sguardo dell'osservatore nella sua immensa bellezza di un labirinto tra vie, palazzi e colori. Fu sotto gli spagnoli uno dei centri minerari più importanti per l'estrazione dell'argento e a memoria di quel passato resta un dedalo di vie sotterrane che con la loro oscurità danno l'idea di quanto sia stato imponente lo sfruttamento e con esso la coercizione economica e militare imposta a quelle genti miti, che vivevano in armonia con una natura rigogliosa e ricca di corsi fluviali, tanto che a simbolo della città è stata posta la rana.



Passeggiando tra le sue piazzette si coglie l'impatto cruento tra due epoche storiche, una ricca di naturalezza dialogante con una natura, nutrice generosa, e l'altra arroccata in una logica egemonica (i conquistadores) suffragata dalle manie inquisitorie di un certo modo missionario.

Si comprende, così, tutto l'afflato pittorico e politico di Diego Rivera con tutta la maestra nel rendere giustizia, anche se su un semplice muro, alle sue genti martoriate. Non bisogna dimenticare che il Messico è stato il paese in cui la repressione dei tribunali di inquisizione ha avuto l'impatto più cruento, tanto da far chiedere il perdono a papa Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio, 1979. Gesto molto apprezzato dai messicani, che lo leggono ancora oggi come una riscatto morale delle sue etnie, ma malvisto da alcuni teologi che l'hanno letto come una forma blanda di sconfessione del dogma dell'infallibilità papale (Pio IX, 18 luglio 1870).


Al di là delle logiche, più o meno sfumate, di potere resta tuttavia il fatto che in quelle terre si s consumato un dramma storico, di cui si leggono ancora le cicatrici. Tutto ciò fa riflettere sulle capacità distruttive della mente umana, quando si mette al servizio delle logiche egoiste e necrofile.




Guanajuato - Università







dal Blog: 

sabato 29 novembre 2008

Ai margini del Caos: sviluppi della scienza e destino umano tra schiavitù e libertà



di Antonia Colamonico


Commento:

Meeting AI MARGINI DEL CAOS: FENOMENI DI AUTORGANIZZAZIONE IN SCIENZA, ARTE E UMANESIMO, tenutosi a Firenze 20, 21 Novembre 2008 - Palazzo Strozzi.


L'incontro è stato una vetrina sulle ultime frontiere del pensiero e delle produzioni umane; come l’affermarsi delle nanoscienze che stanno trovando delle applicazioni molto interessanti come la piastrella che si auto-pulisce o i vetri che non si sporcano, poiché sono state studiate ed isolate in laboratorio le proprietà delle foglie di loto. Oppure il restauro degli affreschi con nano granuli che vanno a ricomporre la struttura degli intonaci o il pensiero come un flusso di messaggi-movimenti che pare trascendano il corpo e aprano ad una visione di comunicazione cerebrale de-localizzata, anche a grandi distanze, fenomeno di telepatia.

Studi matematici, a scale diversificate, sui comportamenti organizzativi dei sistemi complessi o interazioni tra forme artistiche e teorie scientifiche. Studi di spazi eco-architettonici a salvaguardia delle armonie originarie degli ambienti naturali o il concerto di musica che si costruisce a tempo presente e che ha la vita di una serata.

L’ampiezza dei temi trattati che hanno allargato le conoscenze dei partecipanti, hanno avviato un processo di ripensamento sui luoghi comuni dei modelli mentali.

Personalmente, come biostorica, particolare attenzione ha suscitato in me l’idea di un pensiero che abbia un suo spazio che vada al di là del confine del corpo-testa. Fenomeni di telepatia sono sempre stati raccontati, ma la scienza è sempre stata restia a definirli fenomeni fisici reali.

Ora sembrerebbe che i pensieri abbiano una collocazione più ampia e se si legge ad esempio la notizia riportata sul Corriere della sera del 27 nov. 2008 a Pag. 29, Ecco il computer che legge il pensiero, riferito allo scienziato Stephen Hawhing, si comprende come sia possibile dare visibilità ai pensieri senza l’uso della stessa parola.

Nella mia relazione sui pieni e vuoti della spugna storica ho accennato a come la libertà sia un processo dinamico che non può ritenersi, una volta affermato, definitivo; ma soggetto a continui rimodellamenti che quella rendono fragile e in questo preziosa.

Poi nella tavola rotonda di chiusura dei lavori Paolo Manzelli ha ripreso il concetto di libertà, sottolineando un nuovo pericolo storico:

    • se il pensiero può essere decodificato da un nastro di sensori posti su una parete di un supermercato, allora il gestore potrebbe sapere dell’acquisto prima ancora che l’individuo prenda il prodotto e concludeva dicendo che, arrivati in cassa. si potrebbe trovare lo scontrino già stampato.

In qualità di biostorica e pedagogista, queste breve analisi di Paolo hanno messo in moto la mia capacità riflessiva:

  • Siamo oggi di fronte ad un nuovo pericolo per la libertà degli individui, il furto del pensiero.

La libertà è l’auto-referenzialità dell’individuo che posto di fronte ad una scelta A o B, decide di aprire una linea evolutiva della storia:

  1. se scelgo A, vado in bicicletta, da qui scaturiscono una serie di dinamiche storiche che aprono ad una cresta di evoluzioni di eventi;
  2. se invece scelgo B, resto a casa a scrivere sul PC, automaticamente le linee di futuro assumeranno una nuova direzione.

Per cui le ricadute storiche, come le organizzazioni storico-sociali, prendono dei versi di significati e di azioni completamente diversi.

Faccio un esempio storico:

    • quando nel 1861 si costruì il Regno Italico, i depositi bancari del Banco di Napoli, furono prelevati come risarcimento per aver liberato i meridionali dal loro re, e trasferiti a Torino. Questi servirono alla costruzione delle rete ferroviaria della Lombardia. Si può comprendere come dalla scelta storica a tempo presente, dipenda il futuro di una intera economia, se per assurdo i soldi fossero rimasti a Napoli, forse la Lombardia non avrebbe avuto la rete ferroviaria, ma il porto di Napoli o di Bari, avrebbero avuto un nuovo attracco, implementando le possibilità di mercato per l’agricoltura e non si sarebbero creati i vuoti di spugna.

Ora se io riesco a catturare il pensiero del mio vicino di casa, posso con altrettante felicità studiare degli strumenti nanotecnologici che pilotino il suo pensiero verso un mio privato tornaconto. Esistono già forme di plagio, ma in tale modo lo stesso individuo non sarebbe cosciente del furto, poiché fisicamente lui non avrebbe espresso alcun pensiero:

    • si pensi a cosa potrebbero attuare gli Hitler di tutti i tempi.

Mai come in questo momento è della massima importanza studiare delle tecniche pedagogiche di salvaguardia della libertà di pensiero, poiché per assurdo si potrebbero ideare degli allevamenti di menti, come gli allevamenti di pollami, che con appositi stimoli emotivi e cognitivi, abbiamo il solo scopo di produrre brevetti, teorie, tecnologie… per una società efficientissima.

Certo una sì fatta umanità non potrebbe essere immune da critiche, contestazioni, scioperi e ribellioni.

  • Quale potrebbe essere la rivolta dell’uomo pollo-mente?
  • Potrebbe, ad esempio, fabbricarsi una geografia mentale che si auto-difenda, organizzandosi in strutture di idee pluridimensionali e in linguaggi criptati?









La Divina Commedia con le sue allegorie è l'esempio di una forma criptata di un pensiero che si è auto-organizzato in una struttura topologica a multi-strato di significati, come risposta naturale del cervello-mente, di un uomo libero, alle strettoie di un sistema-nicchia inquisitore e tirannico. La trasformazione degli appigli informativi in strutture di strutture di immaginati e visualizzati, mostra la grandezza immaginativa e organizzativa dell'Alighieri e nel contempo l'afflato etico che nasce da un occhio-mente posizionato a punto-infinito (occhio eco-biostorico).











L'intelaiatura della vita
L'organizzazione a "fatto-tempo-spazio"




Sant'Agostino
definendo il tempo, ne
Le confessioni, ha evidenziato il suo carattere sfuggente:
"Allora che cosa è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più".
Proprio isolando tale difficoltà, egli ha sintetizzato tutto il limite cognitivo dell'uomo che, nell'azione del ricercare definizioni generali, resta circoscritto a giustificazioni particolari, legate alle inclinazioni soggettive di dicitura e di mappatura di una realtà che trasborda i confini dello sguardo:
  • La ricerca della verità si pone come la funzione storica che spinge l'osservatore (uomo) ad interrogarsi sulla vita e sulle sue implicazioni, ma in tale anelito al vero egli sa trovare solo delle soluzioni diversificate che gli danno una consapevolezza di breve durata, poiché basterà un nonnulla perché tutto quanto definito sia capovolto. In tale perenne stato del dubbio, la conoscenza assume la connotazione dell'incertezza, rivelando tutta quanta la fragilità del castello concettuale sin lì elaborato e da cui necessiterà ripartire per il successivo viaggio d'esplorazione. Ogni viaggio è un processo di chiarificazione della realtà percepita che di fatto è una "vestitura" di verità. Ogni conoscenza è un dare l'abito (status di abitante spaziotemporale) ad  un "quid" che assume la connotazione di senso-valore, circoscritto alle lenti-carte-scale cognitive e alla finestra-campo di lettura.

Ponendo il limite-contorno al sapere umano, Agostino ha dato, inconsapevolmente, una forma topologica alla dimensione temporale, definendo la particolare struttura a svincolo-nodi del contatto tra il tempo vitale (t. vissuto in ogni tempo 0) e il tempo compreso (t. immaginato-ricordato).  

Ogni avvistamento (azione del vedere) fa inglobare nella coscienza dell'osservatore-vivente i differenti campi-trame (le finestre-reti) delle aree dell'ora-adesso e dello ieri-domani, relativi sia alla dimensione dell'io-sé e sia a quella del mondo-altri come dei molteplici territori (topos) proiettabili nello spaziotempo (la mente multi-proiettiva), come tante immagini su di uno schermo che, a differenti aperture-videate (le finestre storiografiche), rendono possibili i percorsi di conoscenza che daranno spettro-visione alle azioni di risposte storiche:
  • Lo stato dell'essere presente, a sé e al mondo, accompagna ogni esplorazione del soggetto storico, quale spartiacque a tempo 0 che si fa bordo-soglia del contatto in cui si vincolano, allacciandosi e circoscrivendosi come in una cerniera, gli stati del fuori (universo) e quelli del dentro (io) che danno alla mente-pensiero la molteplice dimensione di una realtà a più mondi, percorribili lungo quella linea-cerniera di confine segnata dall'ora-adesso.
Ogni singola coscienza, indipendentemente dalle particolari indagini o azioni storico-disciplinari, nel suo viaggio nella vita, decide arbitrariamente d'indirizzare la sua attenzione o verso il mondo o verso il sé e, in tale capacità a volgere lo sguardo, mette in luce un'area della forma vitale e automaticamente in ombra un'altra zona, in relazione ad una molteplicità di stimoli percettivi che svolgono la funzione di ordinatori sensoriali di esperienze fattuali-fattibili. Si può parlare, in tal senso, di un costruttivismo soggettivo storico-epistemologico che vede lo stesso osservatore (ogni uomo) coinvolto nell'azione di lettura-definizione, in quanto ogni indirizzo-verso dello sguardo-mente vincola insieme, l'osservatore-soggetto e l'oggetto-osservato, nella carta-definizione  che è il risultato della ricerca di un particolare significato:
  • Ogni lettura è un indicatore di senso-direzione di sguardo-risposta alla vita di una singolarità che ha fatto di tale ricercare uno degli scopi della sua azione storica, trovando così, con il gioco-reti delle proiezioni immaginative di spazi-tempi-fatti delle soluzioni sufficientemente coerenti e condivisibili in carte-mappe. Sono le carte ad essere oggettive, cioè "oggetti" che si prestano ad essere intessuti (tessuti dentro) nelle osservazioni successive, anche di altri osservatori, e non le soluzioni che restano sempre vincolate all'occhio-mente di quel particolare uomo-lettore che in un databile e collocabile momento storico ha ritenuto opportuna la tale risposta storica e non la talaltra (soggettivismo della scelta).
    • Non si possono massificare le scelte-risposte di azioni, senza svuotare di significato storico le dinamiche vitali, in ciò si può leggere la gabbia cognitiva delle "società di massa" che hanno de-personalizzato le risposte, rendendole copie standardizzate di modelli astratti privi di identità concrete (le ideologie e le  mode). Nella perdita d'identità singolare si smarrisce lo scopo vitale della dialogica individuo/campo e di riflesso della capacità proiettiva dello sguardo-mente che si modella, uni-formandosi, al ristretto consumo dell'attimo, perdendo così la profondità elaborativa e proiettiva dello sguardo, con relativo depauperamento della spugna del pensiero (vero stato di povertà).
  • Ogni singola risposta dalla teoria scientifica più ricercata all'espressione artistica più raffinata, dall'azione più nobile a quella più deprecabile, è una ricerca privata di un soggetto lettore-attore-abitante storico, delimitato in una nicchia particolare di spaziotempo, che ha dato la sua versione-inclinazione alla dinamica degli eventi, che si fa visibile (oggettiva nei fatti) in una data azione o in un certo scritto o in una precisa dimostrazione o in una evidente scoperta o in un particolare manufatto... Ne consegue che il soggettivismo significante si fa oggettivismo significativo solo nella dialogica tra osservato-osservatore-osservazione. Si comprende come in una partecipazione attiva del soggetto storico, non tutte le risposte storiche possano essere trasferibili e quindi perpetuabili, in nome di una validità oggettiva, svincolata dall'individuo e dal campo che le hanno immaginate-attuate.

  • Ogni risposta è un “fatto-evento” che lega quella particolare nicchia storica (databile e collocabile) al suo privato soggetto (nominabile) che l'ha compiuta e in tale unità mente/campo sono un uno/tutto irripetibile. Ad esempio Napoleone Bonaparte accettò di scendere in Italia e dare spazio al sogno francese di un impero e alle aspettative dei giacobini italiani di libertà dalla tirannia dei monarchi assoluti. L'azione, assumendo una data e un luogo, concreti (campagna d'Italia del 1796-1797), si trasformò da proiezione mentale di immagini di futuro in uno stato di fatto e, nel compiersi, furono negoziate e limante le manie di grandezza napoleoniche con le aspettative francesi, con quelle italiane, per cui il risultato storico (oggettivo) fu un certo verso-direzione impresso (scritto dentro) alla dinamica del divenire dei campi vitali, in cui Napoleone ebbe un ruolo decisivo per quelle che sarebbero state le diramazioni d'evento (creste storiche) private, nazionali, internazionali. La medesima argomentazione vale per una teoria scientifica, ad esempio, la teoria della relatività allargata di Einstein che indirizzò le ricerche successive dando delle forme storiche a taluni eventi (effetto domino), inibendone altre; o per una particolare interpretazione pittorica dell'azione della luce, ad esempio, con Caravaggio, che influenzò il gioco di luce/ombra dell'arte successiva, aprendo all'impressionismo del primo '900; o per quant'altro. In tal senso Napoleone, Einstein e Caravaggio assumono il ruolo storico di perturbatori dello spazio-tempo, lasciando un'impronta nel divenire della storia che si fa orma indelebile del loro passaggio nella vita.

Ogni soggetto costruisce, nel gioco di stimoli-sguardi-significati-rimandi, la privata
spugna mentale che si fa mappa di proiezioni di realtà oggettiva a doppia polarizzazione io-mondo, incidendo così con il privato valore-indirizzo il fluire della vita e imponendo l'ombra-spettro dei personali gradi di chiaro/scuro ai sensi del sé e del mondo che resteranno per sempre influenzati:
  • La coscienza non è scissa dall'esperienza, che si fa sotto-strato che permea di sé ogni scelta d'azione, incanalando gli stati di umori, di sensazioni, di pre-certezze, di sofferenze e di già compresi verso una particolare angolatura di significato. In tale essere sempre presente a sé medesima la coscienza esperienziale, come la spugna naturale nel suo habitat marino, elabora in simultanea i significati-nome, gli spazi-forma e i tempi-durata relativi ai particolari quid storici avvistati che, assumendo presenza e connotazione di reale nel tempo 0, si imprimono nella memoria come “echi informativi”. In tale capacità recettiva la coscienza svolge l'azione di antenna-precettiva di segni vitali; gli stessi studi scientifici, oggi, indagano sulla forma del DNA e iniziano a isolare in essa una funzione di antenna, quale orecchio in ascolto, in grado di facilitare l'interazione dell'individuo (storico) con il suo habitat-nicchia (storico) al di là della stessa struttura bio-evolutiva di specie. Proprio in tale “abilitazione all'ascolto” di echi di campo si può parlare di apprendimento storico intrinseco all'intero processo vitale che rende ogni soggetto, di ogni livello-nicchia storica, attento ai segnali che poi dovranno essere decifrati e collocati, secondo i privati linguaggi, in un particolare senso-direzione evolutivo, indipendentemente dalla appartenenza al regno animale o vegetale o minerale... o se particella o onda o altro. 
    • Ogni collocazione-definizione è una riduzione  concettuale (del particolare uomo) intrinseca al processo di conoscenza e di chiarificazione della realtà esperita che, in sé, non ha nome. Esiste una consapevolezza storica (a campo allargato)che rende possibili le evoluzioni, pur nelle particolarità locali, come una grande memoria-madre (il Tutto-rete) da cui prendono a differenziarsi le memorie-figli di realtà (l'uno-nodo), in grado di apportare, ognuno, una particolare novità ed eccezionalità.
  • L'essere co-scienza (a rete uno/tutto, madre e figli) fa assume, alla Storia-campo, a finestra allargata, e all'individuo-soggetto, a finestra ristretta, il ruolo-funzione di vivente, quale saper essere, consapevolmente, con l'uno/ tutto, in ogni attimo di presente, a 360°; in tale consapevolezza si attualizza la dialogica individuo/campo, sempre filtrata dall'occhio-mente del singolare osservatore che avendo la capacità decisionale e interpretativa dei segni-echi storici, decide di volta in volta il cosa, il come, il quando e il perché rispondere o no.
La possibilità a rispondere, individualmente, agli stimoli informativi del campo, da un lato svincola la realtà da un meccanicismo automatico in cui tutto si ripete secondo canoni ben formalizzati ["struttura a orologio", in K. R. Popper. Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità. Armando Ed. 2005] , dall'altro rende possibili le gemmazioni vitali diversificate (processo moltiplicativo), essendoci la possibilità di una complessità di risposte particolari che legano, come in un abbraccio, ogni singolo individuo al suo spazio-tempo e questo a tutti gli altri spaziotempi, per cui non si può più parlare di determinismo storico essendoci una soglia di libertà, zona d'ombra di lettura, nei sistemi vitali, che rende non scontate le dinamiche future. Ed in tale stato d'incognita i processi si legano (nodo-svincolo) alle variazioni minime di campo (l'effetto farfalla) che, amplificando e ramificando le forme con una complessità di risposte storiche, fanno del processo creativo un diveniente (colui che diviene) e non un già compiuto, come inteso nel meccanicismo ad orologio del paradigma classico. 

La vita vista dal di fuori (occhio eco-biostorico a punto infinito) assume un corpo-membrana,  come sistema a uno-tutto di processo moltiplicatore che rende non finita e non scontata la creazione; in tale continuo rigenerarsi il nuovo può prendere forma, manifestandosi come l'aspetto più importante del processo storico che ha inscritto, in sé, la partecipazione attiva di ogni singolo soggetto-creatura-antenna, quale contributo inalienabile e privato al divenire storico:
  • La libertà è nella vita e la vita si riconosce nelle infinite possibilità di ogni individuo-agente storico (a 360°) che collocandosi, ciascuno nel suo campo-nicchia di realtà, può assumere a pieno il diritto di cittadinanza che fa di ogni campo-individuo un'unità singolare unica e irripetibile, come unici e irripetibili sono i fiori di un ramo di una data stagione e di un particolare albero. Le singolarità vitali come in una danza coabitano nello spazio-tempo che resterà per sempre informato e perturbato dal loro passaggio nella vita, a tempo 0.
Se si prova a disegnare la dinamica relazionale dei campi individuo-vita, in senso lato, essa assume una forma a insieme unico di molteplici sotto-sistemi che possono essere percorsi solo lungo il bordo del contatto-adesso che ne segna, secondo per secondo, il perimetro esplorativo e come uno svincolo stradale apre a più possibilità di direzioni, così la percezione-lettura-esperienza apre la privata coscienza o verso il soggetto (il sé) o verso l'oggetto storico (il campo altro da sé), che si strutturano come due orizzonti informativi diversi in comunicazione tra loro.

La comunicazione è nello stesso processo storico, proteso alla dinamica del divenire. L'osservatore-soggetto uomo, in tale gioco di percezione-lettura-significato, si posiziona come un occhio egli in un 3° campo a punto infinito, esterno ai due mondi, in tale essere un al di fuori alla dinamica io/mondo può esercitare la scelta e proiettare come su uno schermo: il come, il dove, il perché, il quanto e il quando di ogni rilevazione e iniziare così a intessere privatamente le trame storiche dei suoi apprendimenti, instradandosi ora verso il fuori-mondo, ora verso il dentro-io:
  • Tale terzo campo di lettura, come ulteriore livello ordinativo della coscienza, si posiziona quale area dell'attesa di giudizio, pari ad un grado di astensione o meta-posizione che rende discontinua la percezione del tempo ed è proprio in tale stato neutro di scelta che si comincia a distinguere l'unica realtà in due sotto-campi e questi in altri e altri sotto-campi ancora che dispiegano a loro volta le tante “de-rive di realtà” con sdoppiamenti ulteriori di sotto insiemi a cui viene data dignità di veste storica.
Il sistema cognitivo che ne scaturisce è più simile ad una forma geometrica a frattale che ad una linea retta, così come fu interpretata dagli storici classici. Essi figli del loro tempo, infatti, lessero il gioco riflessivo di Agostino sul tempo, secondo una visione a geometria euclidea, per cui l'organizzazione della conoscenza fu immaginata come semplice successione continua di tempi-presente, quale semplice procedere dallo ieri, linearmente, verso il domani e su tale linearità uni-dimensionale di organizzazione si disegnò, definitivamente, la carta storiografica (C. Cellario 1634-1707) come una freccia-tempo indirizzata dal passato verso il futuro. ... (continua)



© 2012 - Antonia Colamonico - Tutti i diritti sono riservati
















La vetrina di Biostoria


Pagine secondarie (2): Il vuoto di parola Preludio
Comments