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Photo volunteer, press operations Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026
di Elisa Scandroglio - 01 aprile 2026
Quando pensiamo alle olimpiadi immaginiamo atleti, modelli di vita, storie di resilienza e altruismo, ma spesso tralasciamo tutto il resto, ciò che viene nascosto durante la trasmissione televisiva o ignorato dal vivo: la macchina di lavoratori, volontari e responsabili che permette l’esecuzione al meglio di un evento di tali proporzioni.
Mi piacerebbe farvi conoscere questo evento da un altro punto di vista,
da volontaria delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Ma non sarò solo io a fare da portavoce per quelle persone, che lavorano dietro le scene, bensì diversi tifosi, giornalisti e volontari con i quali ho parlato proprio durante la Cerimonia d’apertura dei giochi a Milano.
E’ proprio dall’inaugurazione dei giochi, che tutto è cominciato.
Innanzi lo stadio di San Siro, l’eccitazione era alta, tifosi da tutte le parti del mondo camminavano brandendo bandiere, cappellini e trombette.
Vivendo in prima persona questa grande festa, ancor prima di assistere al vero spettacolo, posso affermare con certezza che lo spirito olimpico, che unisce gli atleti di ogni nazione, dominava anche sulla folla creando un gruppo magico, pronto per assistere ad un evento storico.
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Tifosi statunitensi, da Boston mi hanno raccontato la loro emozione prima della cerimonia: “So excited, cannot believe this is really happening, it’s like a pinch me kind of moment” e alla domanda di quale sport fossero più entusiasti “figure skating definitely, we are going to see it on sunday!”
Pochi istanti dopo incontro dei tifosi italiani, la loro seconda partecipazione alle olimpiadi dopo Torino 2006, che finalmente, qui a Milano hanno l’occasione di vedere dal vivo il pattinaggio di velocità, uno sport che da sempre li appassiona.
Non sono gli unici fan degli sport di velocità: “It’s not our first time in Italy, we love Italy but Olympic games is near to Holland now, so we came yesterday and it was raining, but today the sun is out” augurando loro un buon soggiorno in Italia, domando se avessero biglietti per vedere gli sport olimpici .. “and we’re most excited to see speed skating of course (ndr l’Olanda è stata campione di quasi tutte le competizioni di pattinaggio di velocità a queste olimpiadi).”
Una coppia mamma-figlia, venute dal Canada raccontano di essere grandi tifose dell’Hockey sul ghiaccio “we have obviously tickets for some hockey games, me (the mom) i’m going to be at figure skating as well and me (daughter) I have tickets for short track skating.”
La signora canadese è uno degli esempi di quanto sia ampio il bacino culturale di un evento come le Olimpiadi “I’m also volunteering in Cortina, I’m so excited to see the Mogul skiing.”
Una gentilissima famiglia finlandese mi racconta di essere qui con il nonno di oltre 80 anni, come regalo del suo compleanno: “I live here” mi racconta la figlia “and my family is visiting, it’s the first time at olympics.”
Il nonno esclama di essere molto felice di poter assistere “my favourite sport is skiing, can’t wait to see it”.
Ci sono alcune interviste che però, valgono più di mille parole:
una giornalista e corrispondente dell’IIHL (International Ice Hockey League), un giornalista della Radio di Kiev, un membro della stampa della Mongolia, che nonostante le difficoltà linguistiche, è molto emozionato e orgoglioso di assistere a queste olimpiadi.
Ma non solo reporter, dei tifosi Messicani che con entusiasmo raccontano di quanto siano felici di tifare, per il primo pattinatore artistico messicano a competere alle olimpiadi.
Delle ragazze canadesi e una famiglia americana, tifose dell’Hockey ma anche grandi fan dell’Italia.
Spero che la loro emozione possa trasparire da queste registrazioni, che vale la pena ascoltare:
Interviste Olimpiadi MI-CO 2026
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Non tutti i tifosi sono stati così disponibili, ma d’altronde è un evento più che raro e condivido a pieno il voler goderselo fino all’ultimo secondo.
Già dalla cerimonia una delle figure centrali delle olimpiadi era proprio quella del volontario, dalle giovani ragazze all’esterno della venue, ai signori che si godevano la pensione gestendo le sezioni all’interno dello stadio, ovunque ti girassi un volontario era li, con il sorriso pronto ad aiutarti.
E’ con grande orgoglio che scrivo dei volontari, proprio perché qualche giorno dopo avrei iniziato anch’io il mio percorso con team26*, all’interno della Milano Ice Skating Arena.
La selezione per i volontari non è stata facile, basti pensare che solo 18,000 candidature sono state accettate, rispetto alle 130.000 inviate, per questo mi reputo estremamente fortunata.
Non starò ad annoiarvi con i corsi e i venue training course ai quali ho dovuto partecipare, che per quanto formativi fossero erano esclusivamente un assaggio di ciò che sarebbe stata veramente la mia partecipazione come PHOTO VOLUNTEER.
È difficile raccontare un’esperienza così significativa per me in poche righe, ma vi basti sapere che in soli 11 giorni (con turni da 10 ore circa) è possibile sentirsi in famiglia, creando legami e amicizie che entrano a far parte di noi.
Senza nulla togliere ai volontari di Event services, athletes support o Broadcasting operations, sono fortemente convinta di aver ottenuto il ruolo più divertente, immersivo ed impegnativo possibile.
I volontari che, come me facevano parte del gruppo di Photo volunteer, avevano accesso a tutte le aree di gara il FOP- field of play, FSK- figure skating practice rink, STK- short track practice rink (diventare pratici con gli acronimi è stato un salvavita).
L'opportunità di accedere in queste zone mi ha dato l’occasione di assistere ad allenamenti, gare e addirittura la serata di gala finale, sempre nei posti migliori.
Ovviamente, da entusiasta dello sport per me la gara in sé era già un evento raro ed emozionante ma lo è stato ancor di più svolgere il mio ruolo in maniera professionale, con i miei colleghi e responsabili.
Nonostante il titolo, il mio ruolo non consisteva solamente nel gestire le aree accessibili e riservate ai fotografi sulle tribune, sugli spalti e sul campo di gioco, ma anche a passare diverse ore nel VMC - Venue Media Center, cuore pulsante della MINSK - Milano ice skating arena.
Centinaia di cavi e televisioni circondavano posti e tavoli riservati ai giornalisti, fotografi, broadcasters e talvolta membri dei team delle nazioni partecipanti, la sera era proprio nel VMC che si teneva il Draft per le posizioni dei fotografi.
Il sorteggio era la parte più interattiva e imprevedibile, assegnare in maniera casuale le posizioni dei fotografi e procedere con il riconoscimento del numero, dell’accredito, scambiando le sleeve-maniche per quelle adatte alla ripresa televisiva, non è sempre stato facile, non potendo accontentare i desideri di tutti.
Ma il bello di quel momento era creare un legame, molti di loro poi erano più che disponibili a scambiare una parola o persino a raccontare della loro vita, come spesso mi è capitato in prima persona.
I momenti di alta tensione non sono da sottovalutare nemmeno per i volontari, più volte mi sono ritrovata a dover calmare la situazione, o chiamare un responsabile prima che sfociasse in rissa o abusi verbali.
La tensione non è solo gestire i conflitti ma garantire che i fotografi possano svolgere il loro mestiere in maniera più efficace e comoda possibile, per questo quando fotografi arrivavano da un’altra venue olimpica,trafelati e in cerca della loro posizione prima dell’inizio della gara era il mio compito accompagnarli e assisterli nel necessario.
Sicuramente, a parte competenze pratiche come la gestione delle situazioni (de escalation), l’organizzazione delle task di un gruppo e il confronto con il pubblico, ciò che mi rimarrà più a cuore è proprio i legami creatisi, la magia di camminare fianco a fianco ad atleti come Ilia Malinin, Pietro Sighel e tanti altri, assistere alla vittoria e alla cerimonia di premiazione.
Vedere gli atleti come persone normali è sicuramente strano ma poter condividere questa esperienza surreale con altre persone che la vivono come te è sicuramente speciale, ho conosciuto volontari di tutte le età, origini e ciascuno ha condiviso parte della sua storia con me, rendendo ancora più significativa l’esperienza.
Il fatto che momenti di lavoro diventano piacevoli e divertenti è rappresentativo del clima che vi era all’interno del mio team, ma in generale tra ogni volontario, che seppur sconosciuto non perdeva l’occasione per salutarti, scambiare una spilletta o avvisarti di qualche momento imperdibile.
La sensazione che gli atleti hanno quando vincono una medaglia, sicuramente non è paragonabile ma vedere che tutto è organizzato al meglio per festeggiare il coronamento di un sogno, e tu ne hai fatto parte è impagabile.
Ci sarebbero centinaia di frammenti del mio quotidiano come volontaria alle olimpiadi che vorrei raccontare ma lascio che siano le foto a farlo per me.
*team26: organizzazione/stakeholder volontari delle olimpiadi Milano-Cortina 2026
*Tutte le foto di LVDC
Foto di Licenze Creative Commons
Foto di Licenze Creative Commons
Ognuno di noi sa che fare sport comporta benefici di qualunque tipo: ci aiuta a crescere e a socializzare, è salutare e ci fa stare bene.
D'altro canto però il tempo libero è sempre meno e non sempre è possibile praticare un'attività. Infatti anche solo confrontandosi con dei compagni di classe, la risposta alla domanda: <<Perché non fai sport ?>> è sempre: <<Non ho tempo>> oppure <<Ho troppe cose da fare>> e tantissime altre risposte del genere. In effetti però non hanno del tutto torto perché moltissime sono le cose da fare durante una giornata. Un’altra delle possibili cause dell’abbandono di un’attività sportiva può essere il triste fatto che spesso i genitori e gli educatori sportivi scambiano un’attività sportiva con un contesto di estrema competizione tra ragazzi che diventa davvero difficile da sopportare. I dati che ogni anno vengono raccolti nelle statistiche parlano chiaro: infatti il tasso di persone che abbandonano la loro attività sportiva o qualsiasi altra attività è sempre più in crescita e, facendo un’indagine ancor più approfondita, le cause sono quasi sempre le stesse. Non è una buona notizia e infatti i numeri sono definiti dagli esperti "preoccupanti". Secondo molti, le cause sono quindi molteplici ma fortunatamente esistono dei rimedi
Come dicono gli esperti stessi, avere una buona organizzazione fa la differenza. Anche buona organizzazione dipende dalle cose e dagli impegni da portare a termine e un elemento prettamente psicologico che è anche stato studiato e messo in evidenza da molti psicologi è il fatto che, soprattutto nei ragazzi, avere degli orari aiuta a mantenere con più costanza l’impegno preso. Tuttavia questo non significa dover essere vincolati dagli orari, ma si tratta semplicemente di un modo per essere più organizzati e riuscire a conciliare tutti gli impegni. Ancora più fondamentale è la motivazione a fare qualcosa: l’attività prescelta che vuole essere fatta con passione e soprattutto deve piacere e, perchè no, può essere anche un hobby e non per forza uno sport! Inoltre per rendere ancora più piacevole l’attività si può anche praticare in compagnia.
Quindi praticare un’attività sportiva o qualsiasi altra attività che piace è importante e salutare. L’approccio che ognuno di noi ha verso lo sport è in grado di influenzarci molto ma si deve essere consapevoli che, se c’è bisogno, è importante chiedere aiuto a qualcuno che magari in passato si è trovato nella stessa situazione oppure semplicemente è più esperto e quindi sa come aiutare.
Tra novembre e dicembre del 2022 si svolgeranno i campionati del mondo di calcio in Qatar, un Paese dalla misera cultura calcistica: allora perché la FIFA, la federazione internazionale che gestisce il calcio, ha deciso di assegnare questi mondiali ad un piccolo paese della penisola arabica, causando, peraltro, lo svolgimento dell’evento durante il periodo invernale, per via delle proibitive temperature estive?
Nel dicembre del 2010 i 22 membri del comitato FIFA scelsero il Qatar come sede dei mondiali 2022, destando molti dubbi e preoccupazioni da un punto di vista sia organizzativo sia sociale tanto che si trattava dell’unica “candidatura ad alto rischio”: i problemi principali erano la scarsa presenza di stadi, le difficoltà logistiche e, soprattutto, l’ordinamento monarchico e teocratico in cui regnavano, e regnano tuttora, il maltrattamento dei lavoratori, l’estrema difesa della legge islamica e il conseguente atteggiamento ostile nei confronti dei diritti e dell’accettazione dei membri della comunità LGBTQ, di cui la FIFA sarebbe diventata uno strenuo difensore negli ultimi anni, a detta loro.
Per queste ragioni e a causa di passate controversie giudiziarie vissute da alcuni membri, si giunse a teorizzare un ipotetico scambio di voti, creando ombra sulla regolare procedura di assegnazione, tuttavia non vennero trovate delle prove effettive di corruzione.
Nel 2013 la rivista France Football ruppe gli indugi e scoperchiò il 'vaso di Pandora' portando alla luce un vero e proprio “Qatargate”, ossia un insieme di atti illeciti, di episodi anomali e di favori politici ed economici volti a permettere al ricchissimo Stato del Golfo di vincere le elezioni, per esempio la sponsorizzazione per 1 milione e 250 mila euro da parte dello stato qatariota per la CAF, ossia la confederazione del calcio africano, di cui facevano parte 4 membri del comitato FIFA oppure un insolito pranzo avvenuto all’Eliseo tra l’ex presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy, l’ex principe qatariota Al Thani e Michel Platini, l’allora presidente della UEFA, ossia la federazione del calcio europeo, il quale sarebbe stato convinto a concedere la propria preferenza all’emirato in cambio di esosi investimenti nel calcio francese.
L’anno successivo un’inchiesta giornalistica realizzata dal Sunday Times rivela le prove e le copie di email che attesterebbero i pagamenti versati dal dirigente sportivo qatariota Bin Hamman, squalificato a vita dalla FIFA per corruzione nel 2011, ad alcuni componenti del comitato al fine di assicurarsi il loro voto, tra cui una tangente di 1 milione e 600 mila euro destinata al rappresentante di Trinidad e Tobago Jack Warner.
Recentemente il quotidiano francese Libération avrebbe scoperto l’arresto di un imprenditore algerino, che possedeva alcuni dossier e prove riguardanti la compravendita di voti durante l’assegnazione dei campionati del mondo, ordinato dall’imprenditore qatariota Al-Khelaifi.
Ad oggi ben 11 membri del comitato FIFA del 2010 sono stati radiati dal comitato etico o incriminati dal dipartimento di giustizia degli Stati Uniti e, nonostante ciò, i mondiali verranno comunque ospitati dall’emiro: queste vicende mostrano agli occhi del globo intero il ruolo di estrema potenza che giocano i soldi in qualsiasi ambito della nostra società; soldi che riescono ad infettare anche il mondo dello sport, in cui noti dirigenti vengono contaminati dal piacere del denaro e dal desiderio di grandezza dei principi, relegando in secondo piano la passione, le virtù e gli insegnamenti tanto decantati e valorizzati a parole, meno tramite fatti concreti.
Questa maniacale ossessione di ottenere il profitto maggiore da qualsiasi attività rende cieco l’essere umano anche davanti a situazioni realmente vergognose e deprecabili, come lo sfruttamento dei lavoratori che hanno lavorato in condizioni quasi schiavistiche nella rapida costruzione degli stadi per ospitare il campionato: nella 'culla del petrolio' vige la cosiddetta “kafala”, vale a dire un istituto giuridico che abbandona il lavoratore, spesso un immigrato proveniente dall’India o dal Bangladesh, alla completa e totalizzante dipendenza al datore di lavoro, il quale esercita un volere assoluto su di esso, calpestando i diritti naturali dell’uomo tanto che viene considerata una forma di schiavitù moderna. Nonostante le varie pressioni da parte della comunità internazionale per quanto concerne la violazione dei diritti umani, il governo legittima questa legge al fine di sopperire alla mancanza di manodopera locale in favore di una manovalanza a costo zero e molto redditizia: gli abusi sugli operai sono sconcertanti, per esempio l’opportunità di lasciare il Paese è a discrezione dei Kafel, ossia i datori di lavoro, in quanto i passaporti vengono confiscati da loro oppure ricevono lo stipendio, ridotto all’osso rispetto a quanto promesso inizialmente, seguendo la logica del “pay when paid”, quindi solo nel momento in cui gli imprenditori vengono pagati a loro volta dallo Stato.
Inevitabilmente anche per la costruzione degli stadi, di nuove linee metropolitane o nuovi hotel che possano ospitare i tifosi giunti da tutto il mondo, le imprese si sono abbuffate senza pensare al conto: una traumatizzante analisi del giornale inglese The Guardian riporta che ben 6.500 operai sarebbero morti nei cantieri, attenendosi ai numeri diffusi dalle ambasciate dei Paesi natali dei migranti, visto che il governo qatariota non ha mai diramato dei dati attendibili, principalmente a causa di attacchi cardiaci provocati dal calore estremo.
Il nuovo corso della FIFA, a guida Gianni Infantino, non ha mai denunciato gli abusi e i crimini inauditi commessi dalle autorità qatariote, piuttosto ha rinvenuto molto coraggio nell’elogiare le attività che “avrebbero ridato orgoglio e dignità a un milione di lavoratori” dimenticando crudelmente le indegne e davvero poco orgogliose condizioni di lavoro e vita a cui gli operai stranieri sono sottomessi.
Malgrado gli scandali di corruzione e il terrificante sfruttamento dei lavoratori, le partite dei mondiali sono iniziate: negli stadi i tifosi si accomodano sulle sofferenze infernali patite dai lavoratori, mentre i calciatori rincorrono un pallone di indifferenza senza scrupoli, e dal comfort del proprio divano assistono ad uno spettacolo preconfezionato, privo di passione e reale interesse per il calcio e rinchiuso nella gabbia dell’interesse economico. L'élite qatariota e della FIFA aumenta gli introiti sfruttando la costante brama di piacere e distaccamento dalla stancante vita quotidiana di tutti coloro che parteciperanno indirettamente a questa caduta verso il fondo, proprio come la politica romana del “panem et circenses”: le questioni sportive saranno imperanti rispetto a quelle etiche e sociali che si vanificheranno con la tristezza di questo evento.
Parallelamente agli atteggiamenti dei membri del comitato della FIFA, anche noi siamo disposti a coprirci gli occhi pur di assistere ad una partita del mondiale: sinceramente, non so se aderire alle timide campagne di boicottaggio sarà utile; tuttavia, riflettere ed essere coscienti di ciò che è successo è il primo passo per non precipitare verso il fondo, dove loro sono miseramente piombati.
Fonte delle informazioni: qui
Siamo ormai giunti alla vigilia della 20esima giornata del campionato di serie A.
Arrivati al cosiddetto “Giro di boa” possiamo sicuramente trarre significative seppur parziali considerazioni riguardo l’andamento delle compagini coinvolte. La classifica è molto corta: le prime 6 squadre sono racchiuse in una manciata di punti ( più precisamente 9). Capolista con 46 punti, sin qui, è il Milan che, con il suo allenatore Stefano Pioli, ha infranto ogni tipo di record inanellando una serie di risultati utili consecutivi senza eguali; la stessa striscia positiva si è però interrotta durante le ultime gare contro Juventus prima ed Inter poi. I rossoneri hanno però recuperato immediatamente la “retta via” imponendosi per 2 reti ad una nell’ultimo match contro il Bologna.
A solamente due lunghezze dal Milan troviamo l’Inter di Antonio Conte. I nerazzurri dopo un inizio di stagione sensazionale caratterizzato da otto vittorie consecutive hanno avuto qualche passo falso di troppo contro squadre ampiamente alla portata del Biscione come Udinese o Sampdoria. L’Inter, insieme alla Juventus, è senza dubbio tra le squadre con la rosa più profonda; considerando anche l’uscita dei nerazzurri dalle competizioni europee, sulla carta, l’Inter è tra le squadre favorite per la vittoria al titolo finale.
Terza classificata a 40 punti troviamo la Roma, sicuramente tra le sorprese di questo campionato. Il punto di forza dei giallorossi è senza dubbio il tridente stellare d’attacco composto da Pedro, Mkhitaryan e Dzeko; lo stesso bosniaco è stato protagonista delle ultime ore di mercato soprattutto a causa di alcuni attriti con il tecnico fonseca che si sono però risolti nella giornata odierna con un chiarimento tra i due.
La Juventus è 4°. Fino a questo momento la squadra di Pirlo ha sicuramente disatteso le aspettative della vigilia perdendo qualche punto di troppo contro squadre quali Crotone,Verona,Benevento e Fiorentina. Dopo una partenza a dir poco incerta, I bianconeri si sono ripresi anche grazie alle ultime due vittorie maturate nelle sfide contro Bologna e Sampdoria. D’altronde, stiamo parlando della dominatrice indiscussa degli ultimi 9 campionati di serieA: come non aspettarci un suo ritorno?
In 5ª posizione, con 37 punti troviamo il Napoli (con una gara da recuperare) i ragazzi di Gattuso stanno cercando di trovare una continuità che è mancata in questa prima metà dei partenopei.
A pari merito con gli azzurri troviamo la Lazio; biancocelesti di Inzaghi che, dopo un inizio non brillante stanno trovando vittorie importanti soprattutto grazie alle reti del suo bomber: Ciro Immobile.
A sola una lunghezza vi è l’Atalanta che chiude il gruppo delle prime sette squadre tutte in piena corsa per una lotta a titolo e champions league.
A una lunghezza dai bergamaschi troviamo il Sassuolo, sicuramente tra le sorprese di questa stagione. Il suo punto di forza è certamente il bel gioco orchestrato da un De Zerbi ispirato che ha trasformato gli Emiliani stravolgendo completamente le ambizioni dei nero-verdi. Anche la lotta per non retrocedere è avvincente e da seguire fino all’ultima giornata.
La situazione è intricatissima anche nei “Bassi fondi “ della classifica in cui Spezia, Torino, Cagliari, Parma e Crotone sono racchiuse tutte in soli 6 punti. Alle porte della 20esima giornata di questo campionato 2020-2021 sembrerebbe quasi impossibile azzardare scommesse riguardo una possibile classifica finale; l’unica cosa certa è che, quest’anno più che mai il campionato sarà imprevedibile e inaspettato fino all’ultimo minuto della 38esima giornata.
C’è sempre una prima volta e spesso, siccome sentita come novità ed innovazione, la si guarda con dubbi e perplessità sulla buona riuscita dell’evento. Ne è un esempio il torneo invernale di calcetto del Crespi, svoltosi nella seconda metà di dicembre, all’oratorio Sant’Edoardo di Busto Arsizio. Le condizioni atmosferiche preoccupavano soprattutto perché si prevedeva una pioggia torrenziale in quei giorni. Tuttavia era comunque impossibile scardinare la tradizione del calcetto all’aperto solamente a causa di questi fattori atmosferici e quindi gli alunni del Crespi si sono trovati a giocare sotto la pioggia.
Ovviamente questo non ha frenato il divertimento e la gioia di passare dei momenti insieme, del tempo sottratto con beneficio alla mente e maleficio allo studio. Eppure, seguendo la regola secondo il quale il nostro Liceo non è solo costituito dal canonico e metodico studio, questo evento si è dimostrato essere un perfetto strappo alla norma.
La fortuna del primo giorno ha voluto che fossero le nuvole le uniche antagoniste di quel pomeriggio. Il resto è stato tutto all’insegna del divertimento e dell’equilibrio. Perché quest’anno, più che mai, è stato demistificato quel concetto secondo il quale: “i più grandi sono i più forti e vincono di conseguenza.” Le partite infatti sono state più spettacolari che mai, soprattutto poi le semifinali e le finali, che hanno visto le 4 compagini dare tutto sul campo.
La sportività ovviamente era la base del nostro gioco. E sottolineo nostro perché anche io faccio parte di una squadra che purtroppo ha perso una semifinale rocambolesca ed è poi arrivata terza. Sportività soprattutto perché in fondo siamo tutti del medesimo liceo, ogni mattina ci si vede a scuola e sarebbe inutile perdersi in quegli assurdi teatrini che vanno in scena in televisione.
Ciò che poi ha stimolato di più la partecipazione e la voglia di battersi fino all’ultimo pallone, forse, è stata anche la ricca gamma di premi procurati dal rappresentante d’Istituto Nicholas Burchielli e che ha suscitato molto interesse nei partecipanti. Ed è stata una mossa vincente anche per scongiurare ogni eventuale paura di prendersi un malanno sotto la pioggia incessante che ha caratterizzato soprattutto il giorno delle semifinali.
Credo sia anche giusto dedicare qualche riga di cronaca, non dettagliata, ma comunque sommaria che possa far capire le condizioni nelle quali ci siamo trovati a giocare. L’inizio ci ha tratti in inganno, solo le nuvole schermavano il blu del cielo. A poco a poco però la pioggia ha iniziato a scendere incessante ed eravamo solo alla prima partita. Sembrava ad un certo punto di pattinare sul campo e ciò aiutava molto lo spettacolo, con i tifosi che sghignazzavano sugli errori grossolani dei calciatori. E noi, in campo, che ci strizzavamo gli occhi e sorridevamo, uniti tutti nella stessa sorte.
La genuinità di questo sport forse si nasconde proprio dietro al segreto della fratellanza e della bellezza di rincorrere un pallone. Le emozioni, le esultanze, i goal, la pioggia e i premi: tutto è un’emozione unica e paradisiaca per chi è abituato ogni giorno a rimboccarsi le maniche dietro i libri. Trovare uno spazio da dedicarsi nel mare magnum degli impegni scolastici ed extra-scolastici che occupano la vita degli studenti di qualsiasi Liceo è stata una bella rivelazione.
Un modo per passare del tempo insieme. Nonostante il tempo, gli impegni e le preoccupazioni delle pagelle imminenti.
E se c’erano dubbi sulla prima volta del torneo invernale, ora questi sono stati tutti scongiurati. Ha vinto ancora una volta la bellezza di uno sport che accomuna tutti quanti, senza distinzioni. La bellezza di chi si scopre felice anche solo rincorrendo un pallone. E segnando il goal della vittoria.