La Voce del Crespi cerca te!
meglio a distanza!
Avevamo grossi progetti: il ballo di fine anno, i festeggiamenti di fine anno, l’after show party, la messa di maturità, le vacanze, le uscite. Volevamo semplicemente FESTEGGIARE!
Ma purtroppo non è andata così.
A cominciare dall’ interrogativo se il nostro esame orale ci sarebbe mai stato, poiché, invece di ricevere le date degli orali il venerdì precedente come sempre, noi studenti di quinta attendevamo, impazienti e confusi da tutte le informazioni, la decisione finale.
Quello che, per un osservatore esterno, poteva sembrare un fine settimana qualunque, avrebbe potuto diventare infatti una sfida, nel caso si fosse dovuto organizzare un piano di studio last-minute. Il rinvio di una settimana ci avrebbe invece concesso tempo per rilassarci.
Se per i professori la maturità di quest’anno sembrava essere un’eccezione e si preoccupavano per noi, che ci trovavamo in una situazione insolita, noi eravamo, in questo senso, meno turbati. Del resto questo era il nostro primo esame orale di maturità e quindi non avevamo idea di come si svolgeva “normalmente”. In fondo per noi non faceva differenza se i professori sarebbero stati seduti ad una sola cattedra o a tre separatamente. In entrambi i casi sarebbe stato inoltre forse rassicurante che agli orali di quest’anno non ci sarebbero stati spettatori.
Oltretutto siamo contenti del fatto di avere già la maturità “in tasca”, mentre agli studenti degli altri Länder si prospetta ancora tutta la maturità in pieno corona virus.
Noi naturalmente davamo per scontato che avremmo ricevuto il nostro diploma sul palco, in modo solenne, con l’abito o in giacca e cravatta, insieme ai compagni e con la musica, così come avevamo visto fare gli anni passati. Ma questa gioia non ci è stata concessa. Quest’anno ognuno di noi è stato convocato in segreteria a ritirare la sua cartelletta.
Hanno avuto la premura di infilarci dentro, accanto al tanto desiderato diploma, un biglietto di carta firmato dalla dirigenza con parole buone e di incoraggiamento. Anche la funzione religiosa di maturità in formato cartaceo è stata infilata dentro la cartelletta. E così alla NOSTRA classe sono stati consegnati i risultati davanti alla mensa, sotto i pittoreschi mandorli in fiore.
Sulla chat della classe avevamo concluso: “Rinviare non è annullare” e abbiamo deciso per un ballo di maturità in piccolo, nell’aula magna della scuola. Non vediamo l’ora del “Männerballet” (il balletto degli uomini), uno dei momenti del programma da tutti più atteso.
La cancellazione è stata una grande delusione, non solo per i responsabili dell’organizzazione – quelli del catering, della location e soprattutto del servizio tecnico-, ma anche per le ragazze, che morivano dalla voglia di mostrare i loro abiti con gli accessori abbinati.
Anche se il ballo rimane in programma, certo ci manca comunque un commiato e un momento finale per chiudere definitivamente il capitolo scuola.
L’auto-isolamento e i divieti di assembramento ci fanno sentire di non poter andare avanti. I viaggi all’estero, le uscite con gli amici e la fine di un’era, con i suoi alti e bassi, non ce li siamo goduti adeguatamente e soprattutto non con i nostri compagni di scuola.
Considerati tutti gli aspetti negativi ma anche positivi, proviamo a tirare fuori il meglio dalla situazione attuale con videochiamate, puzzle, attività creative, leggendo, guardando Netflix e facendo tutto ciò che di solito si fa per far passare il tempo.
Auguriamo agli studenti dello scambio e alle loro famiglie salute e forza per far fronte a questo momento difficile.
In questo senso: Think positive!
Tanti saluti Debora e Vera
Traduzione a cura di Eleonora Tellatin, Angelica Rocca e Lucrezia Scandroglio - 4ªAC
von Debora und Vera (Worms) - 5 Juni 2020
Wir hatten große Pläne: Abiball, Abistreich, Aftershowparty, Abigottesdienst, Urlaub, Ausflüge und einfach FEIERN! Doch leider kam alles anders.
Angefangen bei der Frage, ob unser mündliches Abitur denn überhaupt stattfinden sollte. Denn statt den Freitag davor unsere Termine zu bekommen, wie üblich, wartete die gesamte Stufe ungeduldig und von verschiedenen Infos verwirrt, auf den endgültigen Beschluss. Was für den objektiven Betrachter nach einem harmlosen Wochenende klingt, ist für einen last-minute Lernplan eine organisatorische Herausforderung, da eine einwöchige Verschiebung Zeiten der vermeintlichen Entspannung erlaubt hätte.
Während für die LehrerInnen das diesjährige Abitur eine Ausnahme war und sie sich Sorgen um uns in dieser ungewöhnlichen Lage machten, waren wir in dieser Hinsicht weniger betroffen. Dies war schließlich unser erstes mündliches Abitur und wir hatten somit keine Vorstellung, wie es „normal“ abläuft. Letztendlich machte es für uns keinen Unterschied, ob die LehrerInnen an einem Tisch oder auf drei Tische verteilt saßen. Für den ein oder anderen war es zudem vielleicht beruhigend, dass es in den diesjährigen Prüfungen keine Zuschauer gab.
Darüber hinaus wissen wir es zu schätzen, dass wir unser Abitur „in der Tasche haben“, während SchülerInnen in anderen Bundesländern noch das gesamte Abi in Corona-Zeiten bevorsteht.
Obwohl wir natürlich davon ausgingen, unsere Zeugnisse ganz feierlich auf der Bühne mit Kleid bzw. Anzug, Stammkurs und Musik überreicht zu bekommen, sowie wir es bei den vorhergehenden Jahrgängen erlebt hatten, war uns diese Freude leider nicht vergönnt. Stattdessen wurde jeder einzeln ins Sekretariat bestellt, um seine Mappe abzuholen.
Als nette Aufmerksamkeit enthielt diese, neben dem lang ersehnten Abschlusszeugnis, eine von der Schulleitung signierte Karte mit lieben und aufmunternden Worten. Auch der Abigottesdienst fand in Kartenform den Weg in unsere Mappe. Außerdem erhielt UNSERE Stufe die Ergebnisse unter den malerisch blühenden Mandelbäumen vor der Mensa.
Im Stufenchat entschieden wir uns für: „Aufgeschoben ist nicht aufgehoben.“ und es ist geplant, den Abiball in kleinerem Rahmen in der Schulaula nachzuholen. Bei dieser Gelegenheit freuen wir uns auf bereits einstudierte Programmpunkte, darunter das allseits gefeierte Männerballett. Für die Verantwortlichen der Organisation – Catering, Location und vor allem Technik – war die Absage eher enttäuschend, aber auch für die Mädels, die darauf hingefiebert hatten, ihr Kleid samt passenden Accessoires auszuführen.
Auch wenn wir planen, den Ball nachzuholen, fehlt uns doch vorerst ein Abschied und Schlusspunkt, der das Kapitel Schulzeit endgültig beendet. Selbstisolation und Versammlungsverbot erwecken das Gefühl nicht voranzukommen. Auslandsaufenthalte, Ausflüge mit Freunden und das Ende einer Ära, mit Höhen und Tiefen, gebührend und vor allem mit unseren MitschülerInnen zu feiern.
Nach all den negativen, aber auch positiven Aspekten probieren wir das Beste aus der aktuellen Situation zu machen mit Videochat, puzzlen, kreativ werden, lesen, Netflix und was man sonst noch so macht, um sich die Zeit zu vertreiben.
Wir wünschen unseren AustauschschülerInnen und ihren Familien Gesundheit und Kraft diese schwere Zeit gut durchzustehen. In diesem Sinne: Think Positive!
Tanti Saluti Debora und Vera
di Katima Kranich - 11esima classe della scuola Rudi Stephan Gymnasium (Worms)
In risposta all'articolo di Antonio Catalano "L'illusione della fine", abbiamo l'articolo di Katima Kranich proveniente dalla scuola Rudi Stephan Gymnasium direttamente dalla Germania. Grazie all'aiuto della docente Edoarda Macchi abbiamo una traduzione.
Nulla può meglio descrivere la nostra situazione attuale del vecchio proverbio “ La speranza è l’ultima a morire!”. Tuttavia la realtà, nelle ultime settimane, si può dire negli ultimi mesi, è completamente diversa.
All’inizio tutto mi è sembrato, come probabilmente ad altri, un brutto scherzo e mi sono sentita come intrappolata nel film sbagliato. Dall’oggi al domani la nostra scuola è stata chiusa. La sera prima avevo studiato per una verifica di italiano e il mattino dopo tutto appariva semplicemente surreale. In un primo momento avevano detto che la nostra scuola sarebbe stata chiusa solo fino al venerdì seguente, ma dopo qualche giorno anche questa prospettiva è parsa impossibile. Di giorno in giorno la situazione si faceva più seria e la speranza andava assottigliandosi: prima la nostra scuola, chiusa a causa di un caso acuto di Covid-19, poi la chiusura di tutto il Land e quindi di tutto il Paese.
Eccoci seduti in camera: non si può andare a scuola, tutti i negozi sono chiusi, sono stati emanati divieti di contatto. Siamo qui seduti e non si sa cosa succederà domani, tanto meno la prossima settimana o tra un mese. Dall’oggi al domani è accaduto l’impossibile, tutto ciò che appariva ovvio, diventava un grande sogno, che si voleva semplicemente riavere e rivivere.
Da quando sono rimasta a casa ho contato i giorni e spuntato ogni giorno passato, ma non avevo nulla a cui aggrapparmi, né le vacanze di Pasqua, né il fine settimana con gli amici, nemmeno la prospettiva della riapertura della scuola. Così, dopo alcune settimane, ci si è dovuti reinventare una quotidianità, ognuno per sé. Perché, con tutto questo tempo a disposizione, bisognava in qualche modo imparare a sfruttarlo positivamente.
Se ripenso alle sette settimane trascorse, devo ammettere che ci sono state fasi belle, fasi tristi e fasi di rabbia. Non tutto è stato sempre facile, perché mi ero immaginata il 2020 diverso: volevo fare la patente, festeggiare il mio 18. compleanno e godere di momenti belli, proprio ora che era terminato il lungo inverno. Ma dopo un periodo di rabbia, di tristezza, di paura e dopo essermi sentita come se tutto il mondo avesse deciso di fare il matto e che non si potesse far altro che starsene seduti a casa a farsi piovere tutto addosso, dopo tutto ciò, ho deciso di trasformare queste emozioni in speranza.
Speranza che questo virus sparisca presto, così come è comparso, e che risparmi più persone possibili. Speranza che gli uomini imparino dalla lezione che il mondo ha voluto dare ad ognuno di noi e che come uomini si possa crescere insieme, più vicini, imparando a convivere. Speranza che questo tempo, durante il quale la vita di noi tutti si è fermata, rimanga per sempre nella nostra memoria, così che quando tutto ricomincerà, potremo apprezzare e godere tutto di più.
E guarda qui! Dopo 55 giorni di alti e bassi, in questo tempo che mi ha insegnato molto, che mi ha insegnato a distinguere ciò che è veramente importante nella vita - famiglia, amici, amore, salute e cultura -, sono felice di poter spuntare domani l’ultimo giorno del calendario che mi separa dalla riapertura –lunedì- della scuola. E anche se tutto sarà diverso, sono contenta, perché questo, per me, significa speranza nella normalità. Nessuno sa quando questa normalità/quotidianità tornerà così come l’abbiamo conosciuta, davvero niente è più duraturo del cambiamento…..
Davvero ho a lungo sperato nel giorno in cui avremmo potuto ritornare a scuola ed ora è qui, quindi ora apprezzerò ancora di più il ritorno alla normalità. Quindi continuo a sperare….
Cosicché tutti possano riavere, di nuovo e presto, la loro quotidianità!
Perché si sa, la speranza è l’ultima a morire!
Traduzione: Edoarda Macchi
von Katima Kranich - 11. Klasse, Rudi Stephan Gymnasium (Worms)
Nichts beschreibt besser unsere jetzige Situation als das altbewährte Sprichwort „Die Hoffnung stirbt zuletzt!“ auch wenn die Realität in den letzten Wochen, ja sogar jetzt schon Monaten, leider ganz anders aussah.
Für mich war das anfangs, wie wahrscheinlich für sehr viele andere Menschen da draußen auch, als wäre dies alles nur ein schlechter Witz und es fühlte sich so an, als wäre ich in einem falschen Film gefangen. Von heute auf morgen wurde unsere Schule geschlossen, am vorherigen Abend habe ich noch für einen Italienisch-Test gelernt, und am nächsten Morgen war einfach alles surreal, und auch wenn es anfangs hieß, unsere Schule sei nur bis zu dem darauffolgenden Freitag geschlossen… nach einigen Tagen schien aber auch diese Aussicht unmöglich. Jeden Tag wurde die Situation ernster und die Hoffnung verschwand immer mehr, erst wurde unsere Schule geschlossen wegen einem akuten Covid-19 Fall, dann im ganzen Bundesland und dann in ganz Deutschland. Nun saß man in seinem Zimmer, man darf nicht zur Schule, alle Geschäfte sind geschlossen und Kontaktverbote wurden verhängt, jetzt sitzt man da und weiß nicht, was morgen, geschweige denn nächste Woche oder gar in einem Monat ist. Von heute auf morgen war das Unmögliche eingetreten, all das, was man für selbstverständlich erachtete, war jetzt wie ein großer Traum, den man einfach wieder zurück haben und leben will.
Ich habe die Tage gezählt, seitdem ich zuhause bin, und jeden Tag abgehakt, wenn er vorbei war, nur hatte ich nichts, woran man sich festhalten konnte, weder die Osterferien, noch das nächste tolle Wochenende mit Freunden, nicht einmal die Aussicht, wann die Schule wieder beginnt, und so musste man nach einigen Wochen für sich selbst einen Alltag finden. Denn irgendwie muss man jetzt mit dieser vielen Zeit, die man auf einmal hat, lernen diese trotzdem positiv zu nutzen.
Wenn ich nun auf die letzten 7 Wochen zurück blicke, muss ich feststellen, dass es viele schöne, aber auch sehr viele traurige und wütende Phasen gab. Es war nicht alles immer so einfach, denn das Jahr 2020 habe ich mir anders vorgestellt, ich wollte meinen Führerschein machen, meinen 18. Geburtstag feiern und eine richtig schöne Zeit haben, jetzt nachdem die dunkle Winterzeit vorbei war, doch nach einiger Zeit der Wut, Traurigkeit, Angst und des Gefühls, dass einfach die ganze Welt verrücktspielt und man nichts weiter tun kann, als zuhause zu sitzen und alles auf sich zukommen zu lassen, habe ich beschlossen, all diese Emotionen in Hoffnung umzuwandeln.
Hoffnung, dass dieser Virus so schnell wieder verschwindet, wie er aufgetaucht ist, und so viele Menschen wie möglich von ihm verschont bleiben. Hoffnung, dass die Menschen aus dieser Lektion, die jedem von uns gerade auf der ganzen Welt erteilt wird, lernen und als Menschen noch näher und gemeinsamer zusammen wachsen. Hoffnung, dass diese Zeit, in der unser aller Leben still stand, für alle immer im Gedächtnis bleiben wird, und wenn alles wieder weitergeht, wir alles mehr schätzen und genießen.
Und siehe da! Nach 55 Tagen voller Höhen und Tiefen in dieser für mich sehr lehrreichen Zeit, um zu erkennen, was wirklich wichtig ist im Leben , Familie, Freunde, Liebe, Gesundheit und Bildung, freue ich mich sehr, dass ich morgen den letzten Tag meines Kalenders abhaken kann, bevor für mich ab Montag die Schule wieder losgeht. Und auch wenn alles anders sein wird, freue ich mich sehr, denn für mich ist dies die Hoffnung auf Normalität. Keiner weiß, wann diese Normalität/der Alltag wieder so da sein wird, wie wir es kannten, doch nichts ist beständiger als die Veränderung… doch ich habe so lange auf diesen Tag gehofft, wieder in die Schule gehen zu können, und jetzt ist er da, also werde ich jetzt diese wiederkehrende Normalität noch mehr schätzen. Also hoffe ich weiter… sodass bald alle wieder ihren Alltag wieder haben! Denn die Hoffnung stirbt ja bekanntlich zuletzt!
di Antonio Catalano - 5 maggio 2020
Distanti ma uniti è il motto che ci sta accompagnando in questo periodo di quarantena. Ed è anche il motto che contraddistingue una collaborazione fra la nostra scuola e il Rudy Stephan Gymnasium. Grazie ai contatti tenuti della professoressa Edoarda Macchi e dal corrispondente tedesco Daniel Wolf è stato possibile realizzare un articolo, scritto da Antonio Catalano, sulla situazione scolastica italiana in questi momenti difficili. E così dopo la pubblicazione dell’articolo sul sito della scuola tedesca, ecco che anche noi de “La Voce del Crespi” inseriamo questo pezzo nel nostro giornalino. Aspettando ovviamente che anche i nostri colleghi tedeschi ci scrivano qualcosa!
Ho perso il conto dei giorni dall’inizio della quarantena semplicemente perché non l’ho mai tenuto. All’inizio, durante le prime due settimane, mi ero illuso di rientrare nel più breve tempo possibile fra i banchi di scuola, magari sorseggiando la mattina quel gustosissimo caffè delle macchinette e concludendo l’ultimo anno di liceo nella normalità delle cose. Un’illusione, una grande illusione che si è andata man mano delineando col passare dei giorni. E col passare dei decreti.
Ho perso il conto dei giorni che mancano alla maturità semplicemente perché ad oggi non so ancora quando farò questa maturità e non ne conosco nemmeno le modalità. Pian piano l’esame di stato ha assunto le sembianze di un incontro al buio, mettendo a repentaglio il lavoro di docenti e studenti fatto finora.
È una situazione paradossale, alla quale però ormai è come se ci fossimo abituati. Accendere ogni mattina il computer e vedere i nostri compagni e docenti attraverso uno schermo sono azioni che sembrano essere accettate persino dalla nostra mente, tanto da poterle considerare routine. È un meccanismo ordinario che fa sembrare meno illogica questa situazione nonostante siamo tutti in attesa di una fine. Un’illusione, una grande illusione.
Ho perso la cognizione del tempo all’interno della settimana, che prima era scandita da allenamenti, partite, uscite il sabato sera e le immancabili vacanze. Ogni giorno è una fotocopia di quello prima, che viene ormai stampata da più di 40 giorni nella medesima edizione. Per dare un po’ di senso alle giornate scrivo qualche articolo per il giornalino della mia scuola e per dare anche qualcosa da leggere a tutti gli studenti; provando a rasserenarli in qualche modo e schivando la noia, che accompagna ogni singolo momento in questo periodo.
Ma anche schivare la noia è un’illusione, una grande illusione.
Anche quando però tutto sembra essere perso e la speranza sembra venire meno, una luce brilla sempre in fondo al tunnel. Come un faro che illumina quello scorcio di mare sicuro sul quale navigare, allontanandomi dal naufragio totale. Forse, in questa situazione, a salvarci è proprio la didattica a distanza. L’unico mezzo plausibile per dare un senso al tempo, alle giornate, alle settimane e a questi mesi. L’unico mezzo che mi fa rimanere in contatto con i professori e i compagni. L’unico mezzo che occupa gran parte del tempo e mi permette di organizzarne il restante a mio piacimento, senza perdersi troppo nell’ozio e sopravvivere al naufragio della speranza. L’unico mezzo che mi fa credere nell’illusione della fine.
von Antonio Catalano - 5 Mai 2020
Ich habe die Tage seit Beginn der Quarantäne nicht gezählt, einfach weil ich sie nie für wahr gehalten habe. Am Anfang, während der ersten zwei Wochen, hatte ich die Illusion, dass wir so schnell wie möglich in die Klassensäle zurückkehren, vielleicht morgens an dem super-leckeren Automaten-Kaffee nippen und das letzte Jahr des Liceo unter normalen Umständen beenden. Es war eine Illusion, eine große Illusion, die im Laufe der Tage – und im Laufe neuer Dekrete – immer klarer und deutlicher wurde.
Ich habe die Tage bis zum Abitur nicht mehr gezählt, einfach weil ich bis heute nicht weiß, wann und wie ich meinen Abschluss machen werde. Allmählich kommt mir die anstehende Abiturprüfung wie ein Blinddate vor, und die bisherige Arbeit von Lehrern und Schülern wird aufs Spiel gesetzt.
Es ist eine paradoxe Situation, an die wir uns aber inzwischen gewöhnt haben. Jeden Morgen den Computer einzuschalten und unsere Klassenkameraden und Lehrer durch einen Bildschirm zu sehen, wird sogar von unserem Kopf als eine neue Routine akzeptiert. Weil dieser Ablauf so alltäglich ist, erscheint uns diese Situation weniger unlogisch, auch wenn wir alle auf ein Ende warten. Eine Illusion, eine große Illusion.
Ich verlor den Überblick über den Ablauf der Wochentage, der zuvor durch Trainingsstunden, Sport-Termine, Partys am Samstagabend und die unvermeidlichen Feiertage geprägt war. Jeder Tag ist nun eine Fotokopie der vorherigen Tage, die nun seit mehr als 40 Tagen identisch ausgedruckt werden. Um den Tagen einen Sinn zu geben, schreibe ich einige Artikel für meine Schülerzeitung und auch, um allen Schülern etwas zum Lesen zu geben; ich versuche, sie in irgendeiner Weise zu beruhigen und die Langeweile zu erleichtern, die jeden einzelnen Moment dieser Zeit begleitet.
Aber auch der Langeweile auszuweichen ist eine Illusion, eine große Illusion.
Und selbst wenn alles verloren scheint und die Hoffnung zerschlagen scheint, leuchtet immer ein Licht am Ende des Tunnels. Wie ein Leuchtturm, der den Blick auf ein sicheres Meer erhellt, auf den man zusteuern kann und so den totalen Schiffbruch umgeht. Vielleicht ist gerade der Fernunterricht das, was uns in dieser Situation rettet. Der einzige plausible Weg, Zeit, Tage, Wochen und Monate sinnvoll zu ordnen. Das einzige Mittel, das mich mit meinen Lehrern und Klassenkameraden in Kontakt hält. Das einzige Mittel, das den größten Teil meiner Zeit in Anspruch nimmt und es mir erlaubt, den Rest so zu organisieren, wie ich will, ohne mich zu sehr im Nichtstun zu verlieren und den Schiffbruch der Hoffnung zu überleben. Das einzige Mittel, das mich an die Illusion des Endes glauben lässt.
Übersetzung: Daniel Wolf