La Voce del Crespi cerca te!
Premiazione 20 dicembre 2025
di Giulia Casero - 24 dicembre 2025
Cari lettori, sabato 20 dicembre 2025, nell’Aula Magna della sede centrale del nostro Istituto, si è tenuta la cerimonia di distribuzione degli attestati e dei premi relativi a le Eccellenze Esame di Stato a.s. 24/25, al primo concorso nazionale di poesia multimediale Poetiamo, alle Certificazioni di Inglese a.s. 24/25 e alle certificazioni Certilingua a.s. 23/24.
All’evento hanno presenziato il Dirigente Scolastico Dott. Giovanni Ferrario, le professoresse Macchi, Cozzi, Dini e Biazzi, oltre ai premiati e i loro cari.
La cerimonia si è aperta con un breve discorso del Dirigente Scolastico, che si è complimentato con i beneficiari dei riconoscimenti per i traguardi raggiunti, augurando loro di portare avanti il loro brillante futuro con lo stesso impegno e la stessa dedizione dimostrati fino ad oggi.
Fotografia scattata alla premiazione del 20 dicembre 2025 nell’Aula Magna del Liceo Daniele Crespi.
I primi attestati a essere consegnati sono stati quelli di merito agli studenti che hanno concluso l’Esame di Stato a.s. 24/25 con un risultato di 100 e lode, distribuiti dalla Professoressa Macchi.
Successivamente, è stato consegnato il primo premio per il primo concorso nazionale di poesia multimediale “Poetiamo”, vinto da Beatrice Galli e Giacomo Bevilacqua, con la poesia “A sé stessa” di Beatrice Galli accompagnata musicalmente da un brano composto da Giacomo Bevilacqua e inserita in un video realizzato da Giacomo Bevilacqua.
Il risultato della loro collaborazione è toccante e profondo. Beatrice ha dichiarato di aver composto questa poesia di getto, per esprimere ciò che in parole più semplici non sarebbe possibile spiegare; Giacomo ha dichiarato di aver composto e adattato l’accompagnamento musicale al testo, per comunicare e accrescere le emozioni già trasmesse dalla poesia.
Vi consigliamo vivamente la visione del filmato:
Sono stati premiati Paolo Maffiolini e Lorenzo Ferrario, due alunni della Scuola Normale Superiore di Pisa. I due studenti hanno parlato di come, dopo un brillante percorso al Liceo Daniele Crespi, abbiano affrontato con coraggio e determinazione impegnative prove scritte e orali per entrare nel collegio.
Fotografia raffigurante Paolo Maffiolini e Lorenzo Ferrario.
Fotografia raffigurante Il Santo Padre e Gaia Anselmi, scattata durante il Giubileo dei giovani.
In seguito, Gaia Anselmi, diciannovenne che ha avuto l’opportunità di rivolgere una domanda al Santo Padre durante il giubileo dei giovani, ha portato la sua testimonianza.
Gaia descrive l’esperienza come emozionante e intensa, sia dal punto di vista personale sia dal punto di vista religioso, poiché lei ha posto una domanda da parte di tutti i giovani, cristiani e non.
Di seguito, il Testo domanda al Santo Padre.
“Santo Padre, mi chiamo Gaia, ho 19 anni e sono italiana. Questa sera tutti noi giovani qui presenti vorremmo parlarLe dei nostri sogni, speranze e dubbi. I nostri anni sono segnati dalle decisioni importanti che siamo chiamati a prendere per orientare la nostra vita futura.
Tuttavia, per il clima di incertezza che ci circonda siamo tentati di rimandare e la paura per un futuro sconosciuto ci paralizza. Sappiamo che scegliere equivale a rinunciare a qualcosa e questo ci blocca, nonostante tutto percepiamo che la speranza indica obiettivi raggiungibili anche se segnati dalla precarietà del momento presente.
Santo Padre, le chiediamo: dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l'avventura della libertà viva, compiendo scelte radicali e cariche di significato?"
La risposta del Santo Padre ha evidenziato l’importanza di trovare dei punti radicali su cui focalizzarci per fare determinate scelte. Gaia crede profondamente in queste parole, poiché tutti noi necessitiamo di punti saldi.
A seguire, la distribuzione delle premiazioni delle certificazioni Cambridge, consegnate dalla Professoressa Dini Vittoria, referente per le certificazioni linguistiche.
È poi stata la volta della premiazione per le certificazioni Certilingua 23/24, un riconoscimento di eccellenza a livello europeo, per la quale è necessaria la competenza B2 in almeno due lingue, almeno 70 ore di CLIL e un’esperienza significativa all’estero da documentare.
Infine, sono stati consegnati gli attestati agli studenti che hanno partecipato al Concours de théâtre en français pour le écoles de la Lombardie, un progetto teatrale svoltosi da ottobre a dicembre 2025.
La cerimonia si è conclusa con una breve testimonianza degli studenti che hanno ricevuto l’attestato di merito per l’Esame di Stato a.s. 24/25, i quali hanno parlato del loro attuale percorso di studi e dei loro progetti per il futuro.
Dopo la cerimonia, al suono della campanella del primo intervallo, i premiati e le loro famiglie sono stati invitati a consumare un rinfresco offerto dalla scuola.
Si è concluso così un evento significativo, che ha ricordato a tutti quanto l’impegno e la determinazione siano fondamentali per la realizzazione dei propri obiettivi.
Ci auguriamo che questo articolo possa toccare anche voi, cari lettori, non per trasmettere l’idea che l’eccellenza sia un traguardo obbligatorio, ma per ricordare quanto i vostri obiettivi contino e siano realizzabili, nonostante spesso possano sembrare irraggiungibili.
Ludi crespiani 2025
di Giulia Casero e Simone Piazza - 20 dicembre 2025
Cari lettori, come ogni anno il Teatro Manzoni di Busto Arsizio ha ospitato i Ludi Crespiani. Questa è ormai una tradizione che dura da tempo ed è probabilmente l’assemblea scolastica più apprezzata dell’anno. Si sono svolti il penultimo giorno prima della pausa natalizia ed è stata un’occasione che ha dato agli studenti del nostro Istituto la possibilità di esprimere i propri talenti e, ovviamente, i propri interessi.
Quest’anno, a mostrare le proprie abilità sono stati 20 studenti e studentesse, che hanno cantato, ballato, suonato e altro ancora ! A presentare lo spettacolo e i vari studenti e studentesse con rispettive esibizioni sono stati Filippo Della Casa e Giacomo Rusconi.
Prima dell’inizio delle esibizioni, 4 dei 17 studenti partiti per l’Erasmus in Spagna hanno preso la parola per condividere la loro esperienza con tutti i Crespiani. Tramite una presentazione proiettata alle loro spalle, hanno mostrato diverse fotografie scattate durante l’esperienza e, a conclusione della presentazione, hanno mostrato un video riassuntivo dei momenti più significativi vissuti assieme agli altri studenti. Questa esperienza ha sicuramente aiutato i partecipanti a fare nuove conoscenze e a perfezionare le proprie abilità linguistiche.
Ecco ora la lista dei 20 che sono saliti sul palco e che hanno donato gioia e divertimento al pubblico.
Il primo ad esibirsi è stato Pietro Silvestrini, noto cantante del nostro Liceo, che ha cantato “Spettri”, scritta da lui.
Subito dopo, la canzone “Girls just wanna have fun” della cantante statunitense Cindy Lauper è stata interpretata da Giovanna Loquercio.
Uno dei momenti più attesi, come sempre, è stata l’esibizione del professor Paolillo, quest’anno nei panni di Renato Zero con “Senza” e accompagnato dalle studentesse Kalhs Quattara e Aurora Luca che hanno tenuto la coreografia.
Poi, Eleonora Lorenzi si è calata nella celeberrima cantante Adele e ha portato al pubblico il suo brano “All I ask “.
Sempre interpretando Adele, Sofia Shehu ha cantato uno dei pezzi più famosi di questa artista, cioè “Skyfall”.
Altro cantante molto atteso è stato Leonardo Abbate, che ha cantato “Voglio lei”, scritto da lui.
A seguire, Beatrice Galli ha portato “What’s up?” del gruppo rock statunitense 4 Non Blondes.
Come è già stato detto, durante i Ludi Crespiani viene dato spazio a vari talenti, non solo al canto: è il caso del monologo “La religione dei vuoti”, scritto ed interpretato da Cassandra Abbattista.
Successivamente, la studentessa Aize Arala Osula ha interpretato “Where have you been”, uno dei brani più conosciuti ed apprezzati della cantante Rihanna.
Ad esibirsi per la seconda volta è stato poi Leonardo Abbate, che ha portato un’altra canzone scritta e cantata da lui, intitolata “Mood”.
Una delle tante voci nuove che si sono presentate durante questi Ludi è stata quella di Daniele Cattaneo, che ha cantato “Piccola stella” di Ultimo assieme a Tommaso Chiaravalli, che ha accompagnato il canto suonando la chitarra.
Dopo di loro , Niccolò Colucci e Alessandra Sella si sono calati nei panni di Lady Gaga e Bradley Cooper e si sono esibiti cantando “Shallow”.
Un pezzo che ha fatto sentire a tutti un po’ del calore e dell’ atmosfera natalizia è stato cantato da Kris Hazizi: parliamo di “It’s beginning to look a lot like Christmas” di Michael Bublé.
I Ludi sono poi proseguiti con la canzone “Oscar Winning Tears” di RAYE, cantata da Francesca Bramato.
Quindi, Abigail Quartana ha suonato con l’arpa il brano “Toccata” di Pietro Domenico Paradisi. A seguire, il brano di musica classica “Badinerie” di Bach suonato da Giorgia Mara con il flauto traverso.
Durante la seconda turnazione di classi, uno dei cantanti più conosciuti del nostro Istituto ha interpretato “Contrasti”, scritta e cantata da lui: parliamo di Marco Chiarello.
Si è andati avanti poi con la canzone “Tutta colpa mia” di Elodie, interpretata da Shanty ed Emy.
Per concludere, Francesco Rubino ha cantato “Bam Bam” di Banfy.
In conclusione, non possiamo fare altro che complimentarci con i Crespiani che si sono esibiti e ringraziarli per aver regalato a tutto l’istituto uno spettacolo indimenticabile.
Con questo spirito di condivisione e gioia, auguriamo a tutti i Crespiani di passare un sereno Natale e di avere il meglio per l’anno che verrà.
Il 25 novembre nel nostro istituto Daniele Crespi
di Jelena Somarelli - 20 dicembre 2025
Martedì 25 novembre 2025, nell’Aula Magna della sede centrale del nostro liceo Daniele Crespi, si è tenuto un incontro presieduto da due docenti del nostro liceo, durante il quale è intervenuto il dirigente scolastico Giovanni Ferrario con un discorso su questa giornata e delle studentesse con una poesia sulla violenza di genere. In seguito si sono collegati con l’evento “Libere” di Unisona in diretta nazionale. Per questioni logistiche, l’incontro era aperto solo ai rappresentanti di classe delle varie sezioni e agli studenti di ogni classe che volessero partecipare.
Il Dirigente Scolastico ha esordito chiedendo se i presenti sapessero perché è stato scelto il 25 novembre come giornata contro la violenza sulle donne, data di commemorazione per la vita, l’attivismo contro questo fenomeno e soprattutto il coraggio di tre sorelle: Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, anche soprannominate “Mariposas”, cioè farfalle, che hanno combattuto per la libertà nella Repubblica Dominicana. Dopodiché ha espresso una riflessione, ricordando che la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne deve essere una presa di coscienza collettiva, per cui prendersi carico di questo fenomeno vuol dire contribuire attivamente per eliminarlo, e questo deve diventare un sentimento e un interesse comune affinché si realizzi lo scopo di questa giornata.
Successivamente alcune studentesse hanno recitato la celebre poesia “Se domani non torno” di Cristina Torre Cáceres, diventata ormai manifesto di questa giornata, commuovendo i presenti, e hanno concluso citando i numerosi nomi con le rispettive età delle vittime di femminicidio di quest’anno in Italia. Da questi dati è emerso che il femminicidio è un fenomeno che riguarda tutte le età, ma soprattutto le donne dopo i 50 anni.
In seguito si sono collegati online all’evento “Libere” di Unisona in diretta nazionale dall’Istituto di Istruzione Superiore G. Galilei - R. Luxemburg di Milano, sostenuto dall’associazione “Una, Nessuna e Centomila”, di cui Presidente Onoraria è la cantautrice Fiorella Mannoia, Presidente Giulia Minoli e Vicepresidenti Celeste Costantino e Lella Palladino. All’evento era collegata solo la dottoressa Giulia Minoli, filosofa, regista e autrice teatrale, e come ospiti la cantante Ariete e l’attrice Nicole Rossi, sostenitrici della fondazione.
La Presidente ha spiegato che l’associazione si occupa della violenza tra pari, ma anche della difficoltà e dell'occhio giudicante degli adulti sulle giovani donne, che spesso non comprendono e non supportano. Gli ultimi dati ISTAT, che monitorano il fenomeno dal 2014, hanno registrato una stabilità del fenomeno ma una prevalenza di violenza subita tra i 16 e i 24 anni, cosa che ci fa riflettere sul disagio vissuto dalle nuove generazioni: spesso ragazzine che sembrano più grandi sono vittime del fenomeno di oggettificazione e sessualizzazione da parte di figure maschili. Questi dati sono preoccupanti soprattutto perché l'Italia è uno dei pochi Paesi europei che non ha un'educazione socio-affettiva nelle scuole (neanche il 50% degli studenti italiani ha fatto un corso di educazione sessuale a scuola), al contrario nei Paesi in cui è presente si è registrata una diminuzione delle gravidanze precoci, una diminuzione delle MST, acronimo che sta per Malattie Sessualmente Trasmissibili, (dato che invece in Italia è in aumento), un innalzamento della media dell'età in cui è avvenuto il primo rapporto con maggiore consapevolezza e una maggiore parità di genere. Per fare un esempio concreto della situazione italiana, hanno eseguito un sondaggio tra i ragazzi presenti e quelli collegati, chiedendo con quali figure parlassero di sessualità, e sono emersi i seguenti dati: il 71% dei ragazzi partecipanti parla con gli amici, il 13% con nessuno, l'11% con i familiari, il 3% con docenti o referenti scolastici e il 3% con l'AI. Purtroppo l'associazione ha riscontrato che tante volte sono i genitori a chiedere aiuto perché non sanno come parlare di questi argomenti con i propri figli; quindi si coglie come la nostra società sia impreparata su questi temi. Su questo argomento, Nicole Rossi ha fatto presente che in Francia l'educazione sessuale nelle scuole è stata ottenuta da parte degli studenti e che quindi siamo noi giovani per primi che dobbiamo lottare per i nostri diritti.
Poi ha ceduto la parola alla cantante Ariete, che ha condiviso una riflessione sul tema del “malessere”, oggi quasi una moda tra le adolescenti sentito come una condizione normale, quando spesso si nascondono già dei tratti di violenza. In questi casi si tende a normalizzare la comunicazione contraddittoria di un ragazzo, la mancanza di rispetto, il mancato interesse per la benessere interiore della partner e l’eccessiva gelosia e possessività, che tante volte diventano poi insulti, denigrazione della figura femminile, proibizioni, punizioni e violenza fisica. Inoltre Ariete ha citato l’importanza della musica nella percezione di queste tematiche, che è lo strumento preferito di espressione per gli adolescenti, ma è importante distinguere i diversi cantanti perché alcuni, come lei, nelle loro canzoni hanno uno scopo morale, mentre altri di incitazione a dinamiche disfunzionali.
In un secondo momento è intervenuta di Nicole Rossi, vittima di un sito che prendeva di mira personaggi famosi, modificando le loro foto per poi pubblicarle e sessualizzarle in un altro sito condiviso con 700 mila persone; ha raccontato un aneddoto in cui, secondo gli utenti del sito, lei aveva pubblicato una foto apposta per loro, come se avesse dato il suo consenso. Questo fa riflettere su come un gesto apparentemente innocuo, come un saluto, un sorriso o una gentilezza, venga preso come un consenso. In merito a ciò, la Presidente ha fatto presente come purtroppo le donne siano abituate a guardarsi le spalle, perché la maggior parte di loro ha sperimentato almeno una volta cosa significa essere toccate senza il loro consenso e molte sono rimaste in silenzio perché pensavano di aver frainteso: non bisogna fraintendere, è violenza! Fa riflettere su quante volte le donne non sappiano se considerare un gesto o un commento violenza perché temono di sembrare “esagerate”, ma quando c'è il dubbio è sempre violenza, dato che in qualche modo non si è stati complici dell'atto.
È stato fondamentale l’intervento da parte di alcuni studenti dell’istituto, che hanno sottolineato come noi giovani dovremmo imparare la differenza tra possessione e amore, portando queste tematiche nelle scuole, perché spesso l'origine di questo malessere sono i giovani, che confondono amore e gelosia, diventando aggressivi, violenti e repressivi nei confronti dell'altro. Bisogna anche considerare il ruolo della famiglia nella nostra società; perciò è fondamentale considerare la cultura in cui viviamo ancora oggi, che è molto tradizionalista e conservatrice nei confronti delle donne e sostiene ancora una visione distorta del fenomeno senza promuovere l’educazione nelle scuole.
Ha fatto seguito all'intervento degli studenti la riflessione di uno psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, che ha evidenziato la difficoltà del ruolo maschile nella nostra società, il cui disagio emerge nei dati registrati sulla salute mentale e sul suicidio, perché l’uomo comune sente il peso delle figure negative dei suoi simili e quindi subisce la pressione di dimostrare di essere diverso. Inoltre, la concezione della figura maschile impone di essere sempre forti, combattivi, capaci, ricercatori del sesso e risoluti, ma l'essere umano ha bisogno anche di sfogare la propria fragilità e, quando non ci riesce, si annienta.
Concludendo, bisogna considerare anche la narrazione negativa che viene fatta di questi fatti, che esalta sempre e solo gli eventi peggiori, quando in realtà sono sempre di più gli episodi che hanno un buon finale e negli ultimi sessant'anni sono stati tantissimi i progressi politici e sociali fatti. Quello che manca davvero tanto è l'educazione sessuale nei giovani, se si vuole sperare in un cambiamento radicale.
Elezioni rappresentanti di istituto 2025/2026
di Giulia Martina Casero e Simone Piazza - 24 ottobre 2025
Cari lettori, ben ritrovati su “La Voce del Crespi” e soprattutto un benvenuto a chi ci legge per la prima volta. Ci presentiamo: siamo due scrittori della redazione e con questo articolo vorremmo accompagnarvi in una delle vostre prime partecipazioni alla democrazia. Come sappiamo, lunedì 27 ottobre si terranno le votazioni propedeutiche all’elezione dei rappresentanti di classe, di istituto, dell’Organo di garanzia e del rappresentante della consulta provinciale. Ciascun candidato ha già avuto modo di presentare il proprio programma elettorale durante l’assemblea di istituto, tenutasi lunedì 13 ottobre presso il teatro sociale “A. Manzoni” di Busto Arsizio, divisa in due turnazioni di classi. In questo articolo, ci concentreremo sui rappresentanti di istituto.
Un rappresentante d’istituto, per definizione, ha il compito di rappresentare gli studenti di fronte al Consiglio studentesco e alla Presidenza. Nella nostra scuola, ogni anno, vengono eletti 4 rappresentanti d’istituto tra i vari candidati. Questi ultimi vengono scelti dagli studenti, i quali possono votare 2 rappresentanti appartenenti alla stessa lista. Dunque possiamo dire che senza la partecipazione dell’elettorato attivo, ovvero degli studenti votanti, questa forma di democrazia non può essere messa in atto. Ciò fa riflettere sull’importanza dell’impegno dato da entrambe le parti.
Le liste candidate alle elezioni di quest’anno sono quattro: “Il Ducato”, “Capolista “, “Riflesso Futuro”, “La Voce degli studenti”. A ciascuna di queste liste sono state poste cinque domande.
Prima di leggere l’intervista: al fine di garantire ai nostri lettori chiarezza, trasparenza ed oggettività, prima di arrivare al cuore vero e proprio dell’articolo, vorremmo fare la seguente premessa. Durante le fasi di intervista e di stesura delle risposte date si è sempre mantenuta imparzialità, al di là di opinioni e preferenze degli intervistatori. Di conseguenza, a tutti i candidati sono state poste le stesse domande con equivalenti possibilità di risposta. Inoltre, avendo l’intervista avuto luogo tramite messaggi “direct” sulle pagine ufficiali delle liste sul media “Instagram“, per riportare fedelmente parole o discorsi dei candidati sono trascritte di seguito domande e risposte sotto forma di discorso diretto.
Di seguito, i componenti di ogni lista e le risposte da loro fornite.
Partiamo proprio da “Il Ducato”, composto da Matteo Occhetta e Vittoria Raimondi, che alla domande poste hanno risposto così:
Perché avete scelto di candidarvi?
“Abbiamo deciso di candidarci perché crediamo che la scuola sia una piccola comunità, e come ogni comunità funziona meglio quando tutti partecipano.
Noi ci proponiamo di migliorare la nostra scuola, le sue attività, di rendere più felici gli studenti grazie alle nostre iniziative, a partire dalle cose più semplici fino all’esserci per loro per le questioni più complicate e di maggior importanza “.
Quanto tempo o impegno è stato necessario per sviluppare il vostro programma? Cosa vi ha portato a proporre le idee e i progetti che avete proposto?
“Abbiamo lavorato al programma per diverso tempo, confrontandoci tra noi e con studenti di classi e indirizzi diversi per capire le vere necessità dei crespiani.
Le nostre idee nascono infatti dall’ascolto: momenti di socialità, come le feste che organizzeremo, e proposte concrete per migliorare la vita scolastica quotidiana, come le tampon box. Il nome IL DUCATO rappresenta proprio questo spirito di unione e partecipazione: ognuno ha un ruolo e un valore all’interno della nostra “piccola comunità” “.
C’è un aspetto del vostro programma che vi piace di più e su cui vorreste investire particolarmente? Perché?
“Ci teniamo particolarmente ai momenti di socialità, quali feste e assemblee, e agli eventi mirati all’orientamento, le autogestite.
Quest’anno infatti, a differenza degli altri anni, le feste verranno organizzate da noi così da poter ridurre i costi per la partecipazione, e inoltre rinnoveremo l’autogestita aggiungendo nuovi poli, in quanto vediamo i nostri anni di liceo anche come una preparazione all’università, per la cui scelta è necessaria un’informazione puntuale. Per far ciò, spingeremo proprio per la partecipazione di voi tutti nel proporre nuove idee e poli da poter integrare “.
Pensate che sarà facile introdurre cambiamenti e agire nel bene di tutti?
“No, non sarà facile perché ogni cambiamento richiede tempo, collaborazione e impegno. Le nostre proposte sono ambiziose, e sappiamo che negli anni scorsi altre liste non son riuscite a portarle a termine, ma crediamo che, grazie alla nostra determinazione e al diverso approccio ai problemi, riusciremo ad attuare tutto ciò che vi abbiamo promesso. La chiave sarà il lavoro di squadra e l’apertura al dialogo tra rappresentanti, docenti e studenti “.
Vorreste dire qualcosa agli studenti che leggono questo articolo e stanno per votare?
“Sì: non sottovalutate il vostro voto.
Scegliete chi vi rappresenta davvero, chi ascolta e vuole costruire insieme.
Noi di IL DUCATO non promettiamo miracoli, ma impegno costante, trasparenza e disponibilità “.
Successivamente, “Capolista “, i cui componenti sono Alessia Casati, Sofia Castellotti, Mattia Colombo e Tommaso Pacelli, ha fornito alle domande le seguenti risposte:
Perché avete scelto di candidarvi?
“Un po’ perché alcuni di noi avevano già esperienza, un po’ perché volevamo metterci in gioco e dare il nostro contributo alla scuola “.
Quanto tempo o impegno è stato necessario per sviluppare il vostro programma? Cosa vi ha portato a proporre le idee e i progetti che avete proposto?
“Abbiamo lavorato molto a questo programma perché volevamo portare solo idee che avremmo realizzato al 100% e non solo proposte per farci votare. Siamo partiti dalle critiche fatte l’anno scorso e abbiamo cercato di migliorare quegli aspetti, aggiungendone anche di nuovi “.
C’è un aspetto del vostro programma che vi piace di più e su cui vorreste investire particolarmente? Perché?
“Teniamo a tutto il programma, ma se dobbiamo proprio scegliere diremmo la comunicazione con tutti gli indirizzi. Vogliamo far sentire ogni studente parte di questa scuola e non dividerla per indirizzi “.
Pensate che sarà facile introdurre cambiamenti e agire nel bene di tutti?
“Sappiamo che non sarà semplice ma ci impegneremo al massimo per portare dei cambiamenti che miglioreranno l’esperienza degli studenti “.
Vorreste dire qualcosa agli studenti che leggono questo articolo e stanno per votare?
“Citando il nostro motto, vi chiediamo di votare con la testa, votare per chi vuole migliorare la scuola; non votate per bellezza e simpatia perché coloro che eleggerete vi rappresenteranno per un anno intero “.
Poi, le risposte fornite da “Riflesso Futuro”, composto da Emanuele Perna, Edoardo Fichera e Kris Hazizi sono state queste:
Perché avete scelto di candidarvi ?
“Abbiamo scelto di candidarci come rappresentanti d’istituto perché crediamo nel potenziale del cambiamento. Vogliamo affrontare con serietà ciò che non funziona all’interno della scuola, dando agli studenti uno spazio reale per esprimere i propri problemi, le proprie idee e proposte. Il nostro obiettivo è costruire un dialogo costruttivo con la dirigenza e il corpo docente, per trovare soluzioni condivise e migliorare la vita scolastica di tutti. Essere rappresentanti non significa solo parlare a nome degli altri, ma ascoltare, agire e dare valore alla voce di ogni studente”.
Quanto tempo o impegno è stato necessario per sviluppare il vostro programma? Cosa vi ha portato a proporre le idee ed i progetti che avete proposto?
“ Il nostro programma è frutto di incontri, chiamate, messaggi e tanto dialogo. Abbiamo dedicato tempo ed energie per confrontarci, trovare momenti liberi e organizzare ogni proposta. Le idee nascono dalle nostre passioni, dalle necessità che viviamo come studenti e dalle richieste che ci sono arrivate direttamente dagli studenti. Abbiamo voluto proporre un programma vario, che rispettasse le tradizioni dell’istituto ma che portasse anche innovazioni concrete, evitando di ripetere gli errori del passato. Consideriamo importanti tutte le voci e invitiamo a un voto consapevole per valorizzare il contributo di ognuno “.
C’è un aspetto del vostro programma che vi piace di più e su cui vorreste investire particolarmente? Perché?
“ Crediamo che quattro dei nostri progetti più importanti possano essere la gara di dibattito, la modifica dell’autogestita, gli snack alle macchinette e la biblioteca vivente. La prima aiuta gli studenti a confrontarsi su temi attuali in modo consapevole, le altre due garantiscono opportunità eguali e un coinvolgimento inclusivo per tutti. Infine l'ultima è un progetto interessante e stimolante per tutti “.
Pensate che sarà facile introdurre cambiamenti e agire nel bene di tutti?
“ Siamo convinti che i cambiamenti siano realizzabili. Ogni punto del nostro programma è pensato per essere concreto e attuabile. Agire nel bene di tutti non è solo un obiettivo: è il nostro punto di partenza. Lo dimostriamo proponendo idee che promuovono equità, uguaglianza e partecipazione attiva. Invitiamo gli studenti a considerare ogni proposta con spirito inclusivo, ricordando che il contributo di tutti è fondamentale “.
Vorreste dire qualcosa agli studenti che leggono questo articolo e stanno per votare?
“ Votate con consapevolezza. Non scegliete in base alle amicizie o alle simpatie, ma prendetevi il tempo di leggere le proposte, confrontarle e capire chi davvero può rappresentarvi. Il voto è uno strumento potente: usatelo per costruire la scuola che volete “.
Infine, la lista “La Voce degli studenti”, il cui componente è Ruben Gianzini, non ha presentato disponibilità nello svolgimento dell’intervista.
Dunque, cari lettori, siamo giunti alla fine di questo articolo: speriamo di cuore che vi sia piaciuto, che il nostro contributo vi abbia fornito maggiore consapevolezza riguardo i concetti di voto e rappresentanza, ma che soprattutto sia stato utile a chiarire ulteriormente idee e programmi esposti in precedenza. Ringraziamo davvero tanto tutte le liste e i rispettivi candidati per la partecipazione, il tempo e la disponibilità che hanno dato, poiché sono stati imprescindibili per la realizzazione di questo articolo. Infine, grazie di cuore a voi lettori per averci seguito e per aver speso del vostro tempo nella lettura di questa intervista
Perciò, auguriamo a tutti gli studenti una buona votazione e auguriamo in anticipo alla lista vincitrice di fare un buon lavoro. Auguriamo a tutti voi un felice anno scolastico, specialmente a chi è appena entrato e chi, giunto alla fine del proprio percorso, sta per uscire.
Tutti vogliono essere start-upper
Il 27 Novembre il Teatro Manzoni di Busto Arsizio è stato sede della conferenza di Giacomo Gallazzi, ex-allievo crespiano ventunenne attualmente frequentante l’università IULM. Durante la conferenza, Giacomo Gallazzi ha illustrato le caratteristiche di una start-up collegandosi durante i vari passi a “Finanz”, start-up in cui lui è co-fondatore, e alla sua esperienza personale.
Ma che cos’è una start-up? Una start-up è una società di capitali costituita, anche in forma cooperativa, da non più di cinque anni. Durante la prima parte dell’incontro si sono analizzate le fasi per la creazione di una start-up: la mission, ovvero l’obiettivo del progetto, l’offerta del servizio; la vision, ovvero le modalità di organizzazione e la meta della proposta, quindi la pratica del progetto; le opportunità e le possibilità di guadagno, considerando tutte le risorse a disposizione, tra cui la comunicazione.
Nella trattazione di questo preciso punto della conferenza è stata esplicata l’importanza dei feedback, ritenuti importanti per migliorare il servizio offerto, basandosi però sulla veridicità delle fonti. Il presentatore ha affermato che “Bisogna saper cambiare. Ancorarsi alla propria realtà, alle proprie abitudini e alla propria comunità non è una mossa vincente”
Successivamente è stato mostrata un’intervista di Oscar Farinetti, fondatore di Unieuro ed Eataly, in cui si parlava di sostenibilità.
Nell’ultima parte dell’incontro Giacomo Gallazzi ha affermato che per trovare un problema da risolvere, fine principale di una start-up, bisogna sperimentare.
Infine è stata mostrata un’intervista a Tedua, in cui quest’ultimo elogiava l’autocritica e la forza di volontà.
Durante un’intervista, Giacomo Gallazzi racconta del particolare piacere nel presentare al Crespi, rispetto al resto d’Italia, date le sue “radici”, e spiega il suo ruolo all’interno di Finanz, incentrato sulla comunicazione, sottolinea poi come, nonostante il campo finanziario sia ben distante da percorso di studi da lui fatti, il suo ruolo sia essenziale in un progetto ad oggi così grande.
In conclusione, il maturo crespiano consiglia a tutti gli studenti e studentesse di prendere coraggio e buttarsi, uscire dalla comfort zone, di essere curiosi e propensi a conoscere persone e cose nuove.
Il muro della discordia
Durante la sera tra giovedì 14 e venerdì 15 novembre 2024 alcuni graffitari (coloro che realizzano scritte sui muri utilizzando le bombolette spray) hanno imbrattato le mura della sede centrale del liceo “D. Crespi”. In realtà, di graffiti, ne sono stati realizzati tanti altri, anche sulle mura della sede succursale del medesimo liceo. Tuttavia, se gli altri erano per lo più a sfondo politico circa tematiche attuali, due scritte in particolare sulle mura della sede centrale hanno toccato molti studenti ed insegnanti della scuola, suscitando grande dibattito anche in questi giorni. Le due scritte in questione dicono: “Il Crespi non è bello solo sui giornali” e “Cultura o tortura?”. Inoltre, queste erano circondate da simboli fascisti e, soprattutto, da altri simboli o scritte anarchiche.
Ad ogni modo, la spennellata di bianco che è stata passata sopra i graffiti pochi giorni dopo non è servita a spegnere le accese discussioni tra studenti e anche ex studenti della scuola. Inutile dire che, nel dibattito, studenti d’accordo coi graffiti si sono scontrati contro chi non è d’accordo, in modo anche abbastanza concitato. A promuovere la rapida diffusione delle foto delle mura imbrattate sono stati anche social media come Instagram, che sono stati luogo di polemica tra persone con pareri discordanti. A lezione in questi giorni se ne parla tanto, scambiandosi opinioni anche con gli insegnanti, e questo articolo serve proprio, oltre a raccontare l’evento, a dare voce a tanti pareri, cercando di spiegarli.
Così abbiamo deciso di chiedere agli studenti di dare una loro opinione sul gesto vandalico e di esprimere il loro pensiero sul significato che racchiudono queste parole taglienti. Per avere più punti di vista possibile, senza escludere nessuno in questo dibattito che riguarda ciascuno di noi, abbiamo rivolto la questione attivandoci personalmente e tramite il profilo Instagram: siamo passati in alcune classi a domandare cosa ne pensassero, abbiamo posto delle domande tramite le storie di Instagram con box domande e sondaggi e abbiamo avuto un confronto con le rappresentanti d’istituto che sono anche portavoce degli studenti.
Dalle nostre indagini è emerso che c’è un’ampia differenza tra chi non è d’accordo (il 61%) e chi è d’accordo (il 39%) significato che la scritta racchiude; tuttavia, questi ultimi non sono affatto una percentuale trascurabile, perciò è un dato che deve farci riflettere su come i crespiani vedano la nostra scuola. Nonostante ciò, nessuno studente condivide il mezzo con cui è stato dichiarato questo malessere perché, secondo alcuni, con un gesto vandalico si rischia di concentrare l’attenzione sulla gravità dell’atto e non sul suo contenuto; qualcuno ha sottolineato il fatto che chi l’ha scritto non si è esposto pubblicamente e non ha cercato un confronto con gli altri per capire se qualcun altro vivesse la stessa situazione, mentre altri sostengono che per avviare una protesta sono necessari gesti eclatanti per attirare l’attenzione, ma non sfociando nel penale.
In generale, non sono state riscontrate problematiche gravi che giustificherebbero la clamorosità del gesto; qualcuno ha fatto presente che i professori non si parlano e non si accordano sulla gestione di verifiche e interrogazioni, così che poi gli studenti si ritrovano ad avere dei periodi esageratamente pieni di cose da fare. D’altro canto, non sono mancati commenti positivi e incoraggianti di chi trova il nostro liceo bello in tutto, sia per la preparazione che offre a noi futuri adulti, sia per le persone che vi si trovano, tra compagni e alcuni professori che mostrano una grande disponibilità e trasmettono passione ai loro studenti. Riguardo alla modalità su come si vive l’ambiente scolastico, tutti hanno dato un riscontro positivo, ad eccezione di un/una studente che, anche se si trova bene, ha confessato di aver avuto grossi problemi con la preside precedente.
Dal momento che quello che è successo è stato un grido d’aiuto, abbiamo chiesto a voi studenti se abbiate mai parlato delle vostre problematiche con qualcuno e se vi siate sentiti ascoltati: la maggior parte ne ha parlato (quasi tutti con i professori, alcuni con i coordinatori di classe e pochissimi con il dirigente scolastico), poco più della metà si è sentito ascoltato e una lieve percentuale non ne ha mai parlato con nessuno.
Infine, non dimentichiamoci del confronto con le nostre rappresentanti d’istituto: “Noi pensiamo che sia giusto dire la propria opinione, protestare se necessario, ma non così. Si può far sentire la propria voce in vari modi parlando con noi, con i professori e con il preside fino ad arrivare a fare scioperi e proteste ma senza danneggiare gli spazi pubblici come la scuola. Il Crespi, lo facciamo anche noi: solo facendo sentire la nostra voce possiamo cambiarlo e farlo – non solo apparire, ma anche – essere un posto piacevole in cui stare!”
Così si chiude il caso dei graffiti, o almeno questo è ciò che può sembrare. Probabilmente molti si sono già scordati dell’episodio, ma tutti noi sappiamo che tale avvenimento ha posto un segno indelebile nei cuori degli studenti del nostro liceo, poiché rappresenta un genere di ribellione controversa.
I giovani hanno voglia di dire la loro, e dimostrano costantemente che si può fare, ma dobbiamo sempre ricordarci che il rispetto e la reciprocità sono elementi chiave di un dialogo sano e proficuo.
Noi con questo articolo ci auguriamo che l’episodio non venga dimenticato e che se ne parli con maggiore consapevolezza e in maniera pacifica.
Adesso lasciamo a voi lettori la possibilità di dire la vostra su questa questione!
Gaio Giulio Cesare, nato nel 100 a.C e morto nel 44 a.C, fu console e dittatore della repubblica romana. Uomo di grande cultura e combattente che portò Roma alla gloria, viene ricordato in diversi modi: chi lo vede come un tiranno e altri come un eroe.
Tuttavia, pur volendo, la storia non sarà mai oggettiva. Così, la 2CSU sceglie di ricordare Cesare e, a modo proprio, di ricordare la sua morte.
N:<< Questa è una storia di uomini forti di carisma e con grandi ambizioni, come Cesare, che nella sua vita ha sconfitto decine di eserciti e uomini potenti, arrivando a conquistare il potere assoluto di Roma. Benché la sua vita sia stata ricca e interessante, questa storia non inizia dalla sua ascesa, ma dalla sua fine, nel giorno 15 marzo 44 a.C. >>
*Bruto e Cassio entrano in scena, Bruto si siede*
C :<< Oggi è il giorno. Abbiamo un piano pronto da mesi. È facile da eseguire, abbiamo l'effetto sorpresa e la tacita complicità da parte di tutti gli altri senatori >>
B:<< Non è così semplice >>
C:<< Il Giulio Cesare che hai conosciuto non c'è più, Bruto. È ora di lasciarlo andare >>
B:<< È stato come un padre per me. Questo dovrebbe significare almeno qualcosa >>
C:<< Io lascio la decisione a te. Se durante l'incontro tu ti alzerai all’improvviso, lo prenderò come un segno, e farò in modo che Casca lo uccida a sangue freddo. Altrimenti, aspetterò che Roma marcisca fino a quando non ci ritroveremo governati come se fossimo dei barbari >>
*Cassio va alla porta, dove accoglie il resto dei senatori, il gruppo si saluta e poi va a sedere. Poco dopo arriva Cesare, in ritardo e si posiziona in piedi davanti al tavolo dei senatori*
GGC: << Scusate il ritardo, ora possiamo iniziare. Ho appena ricevuto una buona notizia... nel nuovo calendario da me istituito, il mese di luglio porterà il nome di uno dei migliori dittatori che Roma abbia mai avuto: il mio >>
*Tutti i senatori trasaliscono*
Un senatore: << Sei sicuro di questa decisione? Non credo che il popolo approverà>>
GCC:<< Il popolo capirà che io tengo solo al bene di Roma. E in ogni caso, non possono fare nulla al riguardo >>
B:<< Ma tu ti sei sempre appoggiato al consenso del popolo >>
GCC:<< E continuerò a farlo, ma in quanto dittatore, merito il rispetto di un imperatore >>
B:<< Questo è troppo, non ti riconosco più >> *Bruto si alza drammaticamente*
C: <<Casca, adesso! >> *Casca, uno dei senatori, si avvicina minacciosamente a Cesare e lo accoltella, poi passa il coltello a Cassio, che lo accoltella a sua volta. Nel frattempo, Cesare si dimena e cerca di colpire i suoi aggressori, fino a quando il coltello non arriva in mano a Bruto. A quel punto, smette di dimenarsi e si lascia cadere a terra dove viene sorretto da alcuni senatori. Tende la mano a Bruto*
GCC:<< Quoque tu Brute, fili mi >>
*Bruto accoltella Cesare, ma nel frattempo guarda altrove. Volta le spalle alla scena e Cassio gli poggia una mano sulla spalla*
C:<< Honor rei publicae fiat >>
N:<< I giorni seguenti furono giorni rocamboleschi, in quanto con la morte di Cesare, c’era tutto il potere che si era preso da spartire fra varie persone >>
Notaio :<< Ecco il testamento di Cesare: egli voleva che il suo potere spettasse al suo pronipote e figlio adottivo Ottaviano …>>
*Marco Antonio e i senatori, gli unici presenti, trasaliscono*
Notaio:<< e lascia al luogotenente Marco Antonio il controllo delle sue legioni >>
Un senatore: << Vendetta per Cesare!!>>
*Anche il resto dei senatori si agita*
MA: << Calmatevi tutti, ci penserò io a vendicare Giulio Cesare>>
*TUTTI I PERSONAGGI ABBANDONANO LA SCENA *
N:<< Questa notizia però, non piacque a Marco Antonio, il console in carica all’epoca, il quale mirava al diventare successore di Cesare. Perciò, all’inizio, tentò di remargli contro ma perse la causa nella battaglia di Modena del 43 a.C. Nonostante avesse perso, Ottaviano decise di allearsi con lui, e trascinò nell’accordo anche Marco Emilio Lepido, dando così vita al secondo triumvirato>>
* Mentre il narratore parla, Marco Antonio e Ottaviano combattono in un duello di spade. Marco Antonio a un certo punto cade e gira la testa verso il pubblico tendendo le mani avanti per difendersi. Ottaviano invece lascia cadere a terra la spada e lo aiuta ad alzarsi. Marco Emilio Lepido entra in scena e i tre si stringono la mano a vicenda *
N: << Insieme divennero i triumviri rei publicae constituendae, cioè i triumviri per la ricostituzione della repubblica. Si spartirono i domini romani: Lepido prese l’Africa, Ottaviano l’Occidente e Marco Antonio ebbe l’Oriente, dove incontrò la regina Cleopatra e se ne innamorò profondamente >>
*Escono di scena Lepido e Ottaviano*
*Entra in scena Cleopatra che Marco Antonio prende per mano e le fa fare una piroetta*
N: << I triumviri inoltre decisero di togliere di mezzo Cicerone, e riuscirono ad avere la meglio su Bruto e Cassio, che si suicidarono con la stessa lama usata per uccidere Cesare>>
* Marco Antonio e Cleopatra escono di scena per mano. Entrano Bruto e Cassio *
C: << È giunta l’ora Bruto >>
B: << Roma, morituri te salutant >>
*Bruto e Cassio si pugnalano a vicenda *
Registi: Garzonio Giorgia, Crenna Eva
Attori: Zekaj Romina, Rigolio Giorgia, Foglia Sofia, Crenna Eva, Mulazzani Gaia, Colombo Marta, Garzonio Giorgia, Essis Tristan.
Sotto la supervisione della prof. Elsa Celano
Colloquio con TOMMASO BRACCINI
di Alberto Corolli e Pietro Silvestrini - 28 maggio 2024
Tommaso Braccini è nato a Pistoia, classe 1977. Nel 2002, si è laureato in Letteratura greca a Firenze, nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca in Antropologia del Mondo Antico a Siena e dopo essere stato Ricercatore di Filologia classica, dal 2011 al 2016, e Professore associato di Lingua e letteratura neogreca, dal 2016 al 2019, presso l’Università di Torino, dal 2019, è Professore associato di Filologia classica presso l’Università di Siena.
È stato ospite presso il nostro istituto il 15 marzo u.s., presentando il suo libro, “Miti Vaganti”, una raccolta delle più strampalate leggende metropolitane dei nostri giorni paragonate con quelle che ideavano e immaginavano le civiltà classiche in passato. Durante l’intervista ha spiegato di come si sia avvicinato a questo mondo e come si sia appassionato a queste vicende piuttosto uniche e singolari.
Il libro Miti Vaganti è un prodotto distante dai classici canoni, dei saggi che solitamente siamo abituati a leggere. Come è nata l'idea per questo libro?
L'idea, come mi succede spesso, diciamo, è nata dal desiderio di raccontare. Di raccontare qualcosa che avevo scoperto, che avevo trovato e che mi è sembrato utile condividere. Perché sono già diversi anni che mi occupo di narrazioni folcloriche nel mondo antico. Sembra un po' strano, no? Uno, insomma, associa all'antichità quasi sempre solo a grandi opere, figure solenni. Però, come in tutte le società, insomma, anche nell'antichità avevano fiabe, barzellette, eccetera, eccetera.
E muovendosi in questa sorta di sottobosco si trovano anche leggende, diciamo, che noi chiamiamo comunemente metropolitane, leggende contemporanee, che sono divertenti spesso e anche vedere la storia che hanno è da un lato affascinante e dall'altro anche rivelatore, no? Perché in alcuni casi aiuta a smascherare anche alcune di queste narrazioni. E quindi, da qui, l'impulso di scrivere questo libro e anche di cercare di renderlo più leggibile, per così dire, e meno polveroso (rispetto ai libri di questa categoria, n.d.r.) però il desiderio proprio di condividere questi racconti che ho trovato.
Qual era il suo rapporto prima di scrivere il libro con queste leggende?
Mi hanno sempre suscitato curiosità, perché tutti più o meno ne abbiamo sentiti alcune, no? Per esempio gli alligatori nelle fogne di New York, è quasi una barzelletta, insomma.
Sempre curiosità e in qualche caso stupore quando scoprivo che un racconto che mi era stato servito come vero, per così dire, era invece una leggenda metropolitana, insomma, contemporanea, che dir si voglia, non pensavo originariamente che in tanti casi potessero risalire così indietro nel tempo. Indubbiamente, non sapevo che avrei scoperchiato poi un calderone che portava molto, molto verso il passato.
I suoi colleghi forse sono più legati con un approccio tradizionale alla cultura classica. Ci sono stati dei giudizi da parte loro, come hanno giudicato questo libro?
Allora, vi dico questo, c'è il mio professore di liceo con cui sono rimasto in buoni rapporti e che spesso vado a trovarlo. E lui, insomma, mi dice sempre, sì, dice che va bene scrivere questi libri divertenti, ma dovresti fare un'edizione appunto più paludata, non dovresti fare sempre bischerate, no? Questo è il termine che usa lui, ma me lo dice ovviamente con affetto e io altrettanto con affetto recepisco.
Allora, è chiaro, come dire, che nel lavoro dello studioso ci sono vari piani e nel mio piccolo, anche a me, come dire, capita di scrivere articoli dove faccio magari edizioni di testi o lavori di tipo più canonico. Questo ci mancherebbe, anche perché chiunque si occupi del mondo antico, bene o male, a mio giudizio deve chiaramente basarsi sui testi, partire da testi, avere un approccio filologico. Quindi le basi ci devono essere, sono sacrosante e appunto mi è capitato, mi capita di insegnare anche i rudimenti della filologia classica, che è veramente la base di tutto.
Però dico anche che quello che io desidero è arrivare a vedere il mondo antico a 360° e allora in questo caso bisogna chiaramente, secondo me, anche vedere altri lati. In linea di massima comunque devo dire che al di là appunto di reazioni come questa del mio professore, poi alla fine, devo dire, tanti colleghi, quasi tutti, hanno colto anche più che altro lo spunto attuale di un libro come questo, che fa vedere poi come lo studio del passato, anche di quello più lontano, come può essere quello classico, poi in realtà è fondamentale per uno sviluppo di uno spirito critico, per sapersi anche accostare e confrontare con tutti questi stimoli che ci arrivano dalla rete, fake news e altro, e quindi insomma alla fine il messaggio è stato compreso, ecco.
Lei ha dedicato un intero capitolo all'11 settembre. Ha affermato nel suo libro che dopo quel giorno, come per il sacco di Roma, nulla è più stato come prima. Si sono generate parecchie leggende intorno a questo fenomeno di complottismo, il famoso inside job, no? Forse è stato l'evento nella storia contemporanea più vicina a noi, diciamo, che veramente ha segnato l'umanità. Secondo lei, tenendo comunque presente le nature differenti dagli eventi che stiamo trattando, il covid, la pandemia arriveranno in futuro, che potrebbe essere già il nostro presente, a plasmare la nostra società in quel modo e a diventare effettivamente un anno zero e un punto di ripartenza, come uno spartiacque?
Sì. Allora, intanto grazie anche per questa domanda. La mia impressione, devo dire la verità, è che come spesso succede con le epidemie, non che io ne abbia vissute molte, diciamo, anche io di pandemia, come voi, ho vissuto solo quella del covid. Potremmo aggiungere forse l'AIDS negli anni Ottanta che era una cosa un po' diversa, anche se l'impatto fu molto forte e forse anche un po' più duraturo.
Chiaramente non è poi nemmeno finito. Però, ecco, la mia impressione è che forse le epidemie, quando si oltrepassano, spesso tendono a rimuovere o ad azzerare tutto il portato, diciamo, che hanno condotto. Perché io, appunto, ricordo due, tre anni fa, quando eravamo nel pieno, dicevano tutti, ah sì, questo rimarrà, vedrete, cambierà tutto.
In realtà mi sembra, ecco, devo dire, è passato pochissimo, sono passati un paio d'anni, il desiderio di rimuovere tutto è fortissimo. È rimasto forse quello che io vedo e che secondo me non è ottimale: un uso incrementato di attività a distanza, eccetera, incrementato, ma che alla fine vedo che viene comunque molto osteggiato, nel senso, sì, è rimasto una sorta di appendice, perché tutti più o meno hanno dovuto farci conti, ma ovviamente si cerca quando si può di ritornare alle cose in presenza. La mia impressione, ripeto, è che in realtà l'impatto sarà meno forte, sicuramente credo dell'11 settembre, perché appunto è stata una cosa grave, è stata una cosa che ha coinvolto tutti, però a mio giudizio l'impatto dell'11 settembre è stato più forte e più sconvolgente.
Cioè, vi dico questo, prima dell'11 settembre, per esempio, prendere un aereo era infinitamente più semplice di adesso. La gente portava acqua, bottiglie, qualsiasi cosa, a bordo i controlli erano molto meno stringenti. Anche sulle valigie, per esempio, cioè si utilizzavano i beauty case.
Esatto, si portava il beauty case, andare negli Stati Uniti era molto semplice, perché dopo lì veramente è cambiato tutto e non siamo più tornati indietro. E non credo che torneremo mai più indietro, no? Ecco, questo, e si parla, sono passati 23 anni. Io appunto fra una ventina d'anni, magari sbaglierò, ma faccio fatica a credere che l'impatto del Covid sarà ancora, diciamo, così forte come quello dell'11 settembre, effettivamente.
E sempre parlando di leggende metropolitane in questo ambito, ormai ai giorni nostri è impossibile non parlare, quindi, dell'intelligenza artificiale che si sta sviluppando. Ora, a differenza di innovazioni e novità che sono arrivate nel corso della storia, secondo lei c'è qualcosa di differente in questo tipo di innovazione? Perché comunque l'intelligenza artificiale avrà un impatto diverso e il pensiero pubblico come virerà? Potrà andare a sostituire un uomo?
Beh, già ora, che probabilmente siamo forse agli albori di questo sviluppo, l'impatto, secondo me, è notevolissimo, è fortissimo. Anche senza andare appunto a scomodare questi modelli ultimi, ma se uno pensa ai traduttori, quelli automatici, che effettivamente, lo dico con orrore io, dato che fino a dieci anni fa, ma anche meno, si diceva no, ma la macchina non riuscirà mai a tradurre la complessità; poi, in realtà, i traduttori, sia quelli, diciamo, gratuiti, magari offerti da grandissime compagnie, sia quelli a pagamento funzionano benissimo e hanno cambiato, credo, la vita di tanti.
Ad esempio, se è necessario consultare un testo in slovacco, lingua che, per esempio, io purtroppo non conosco, devo dire che con qualche accorgimento utilizzando questi traduttori si arriva a capire anche bene, spesso, insomma, di che si tratta. Quindi, l'impatto è fortissimo, da questo punto di vista. Questi modelli nuovi, gli ultimi di cui si parla tanto, effettivamente, per certi versi sono impressionanti, quello non c'è alcun dubbio.
Vedo che già stanno iniziando, come dire, anche a fare qualche, qualche, diciamo, danno, insomma. Vi dico questo, appunto, che di recente uno studente che sta facendo la tesi con me, mi dice che ha trovato l'indicazione di alcuni articoli che doveva consultare per la tesi, dice ma li ho trovati, ma non riesco a riferirli da nessuna parte. Quindi, nemmeno il cartaceo, nemmeno sfruttando gli strumenti che si hanno all'università, si chiamano prestito interbibliotecario, cioè uno chiede alla biblioteca il libro X o l'articolo Y e la biblioteca si attiva e lo fa arrivare, no? Anche dall'altro capo del mondo.
Lo faccio venire da me a ricevimento, ne parliamo e mi mostra una lista, appunto, di articoli o libri i cui autori erano persone effettivamente esistenti che si erano occupati dell'argomento. I titoli ci potevano stare. Le sedi, anni, editori, titoli di riviste ci stavano.
Dico, ma strano però che non li abbia trovati. Ci mettiamo in due e io, ripeto, questi articoli non li trovavo. Poi alla fine faccio la domanda e dico, ma scusi, ma lei questa lista dove l'ha trovata? E mi confessa, ma con candore totale, dice no, ma io ho chiesto all'intelligenza artificiale di fornirmi una bibliografia sull'argomento X. E quindi questi erano tutti, ve li si chiamano hallucinations, cioè l'intelligenza artificiale aveva creato, ma erano plausibilissime, erano tutte cose plausibili, nomi di autori plausibili, titoli plausibili, tutto plausibile, ma tutto inventato. Questo è successo la settimana scorsa, quindi è una cosa recentissima. Sono rimasto, devo dire, molto colpito, effettivamente. E credo, appunto, che questo sia solo l'inizio.
Poi ovviamente l'intelligenza artificiale dipende molto dal corpus sul quale viene addestrata, no? D'altro canto, ripeto, credo che l'impatto sarà sempre più ampio. A mio giudizio, ecco, quello che riflettevo è che magari proprio nel mondo della scuola e dell'università alla fine questo farà sì che, secondo me, prima della fine verrà data sempre più importanza a verifiche orali e saranno le uniche dove non è possibile, a meno che non venga inventato un chip poi impiantato nella testa delle persone che permetterà di interfacciarsi con questi strumenti.
Credo che siamo per l'ennesima volta sull'orlo di uno sviluppo che cambierà parecchie cose. Prima è stato Internet che, appunto, anche quello era demonizzato all'inizio, sembrava che fosse solo uno strumento per pervertiti. È uno scherzo, eh! Fine anni Novanta, no? Sembrava che questa cosa servisse solo a quello, no? Fosse una stranezza e vedete ora non se ne riesce più a fare a meno.
È inquietante la capacità proprio mitopoietica, secondo me, che ha l'intelligenza artificiale, che crea questi, appunto, contenuti che sembrano veri, che sono anche plausibili e che sono falsissimi. Quindi potrebbe essere un generatore di leggende metropolitane, ecco, volendo anche, oltre a tante altre cose.
Ai giorni nostri, il fenomeno della globalizzazione è, diciamo, all'apice della sua effettiva concretizzazione. Secondo lei, nelle leggende metropolitane, quando si parla magari di terre lontane, esotiche, questo fatto come ha influito sugli episodi di discriminazione? influito, magari, in episodi di discriminazione? Non so se mi spiego.
Sì, allora, le leggende metropolitane sono da sempre, alcune di esse, perlomeno uno strumento di discriminazione. Nel senso che servono a individuare un campo respiratorio, generalmente, di inquietudini, paure. In genere questo campo respiratorio, che è il diverso, è il diverso. È, quindi, appartenente a minoranze, di qualsiasi tipo. E questo, già, ripeto, dall'antichità, giravano, appunto, leggende, prima sugli ebrei, poi sui cristiani, poi sui pagani, cioè, e così via, e così via.
Quindi, sono da sempre, come dire, proprio un frutto avvelenato di pregiudizi, paure e quant'altro. Con la globalizzazione, appunto, è successo che il contatto con il lontano, il diverso, si è intensificato. E quindi, in tanti casi, sono fiorite, o rifiorite, o si sono sviluppate storie, leggende, che, per esempio, stigmatizzano, da un lato, chi va all'estero.
Ce ne sono tante di persone che vanno a fare vacanze tropicali e si sono sviluppate dagli anni Ottanta, quando poi il fenomeno, diciamo, è diventato di massa, e o prendono malattie, o riportano oggetti, e poi si rivelano letali, perché magari il tronchetto della felicità, che contiene il ragno velenoso, il presunto cagnolino messicano, e poi un ratto infettano, insomma, cose di questo genere. Quindi, da un lato, viene stigmatizzato, diciamo così, il turismo di massa, dall'altro, invece, appunto, girano storie che parlano di chi, magari, è arrivato, come dire, si è spostato, è giunto in un nuovo paese e, appunto, rientra in questa categoria delle minoranze che, in genere, viene sempre vista con sospetto. E questo, ripeto, ovviamente stimola poi la generazione di questo tipo di storie da tutte le parti.
Appunto, una delle più curiose, secondo me, che abbiamo, ora credo sia pressoché stinta, ma, insomma, non mi stupirei, girava in Francia, credo parzialmente in Italia, fra anni 70-80, ed era che le donne che andavano in negozi di abbigliamento gestiti, diciamo, da stranieri, correvano il rischio di essere rapito. Quindi, si diceva nei camerini, ci sarebbero stati dei trabocchetti dove cadevano e poi venivano, diciamo, rapite e portate in questi paesi lontani dove erano vendute in harem o cose di questo genere. Quindi, chiaramente, più c'è un circolo di diversità e più, come vediamo costantemente, questo suscita delle tensioni, suscita delle preoccupazioni, e più viene stimolata la nascita, appunto, di storie di questo tipo.
Ma, ripeto, questo influisce magari sulla varietà, ne fa nascere di nuove o ne fa rinascere di vecchie, ma la leggenda contemporanea, cosiddetta metropolitana, è da sempre proprio uno strumento magari sbagliato, magari malato, per superare paure di questo tipo o puntare il dito contro qualcuno, trovare un capo da spiaggia. C'è un po' un parallelismo, quindi, fra ciò che è nuovo, le innovazioni, e lo straniero, ciò che è per noi diverso. Esatto, perché è quello che crea inquietudini, quindi il diverso, quello che scombina lo status quo, tende da un lato a spaventare e dall'altro, quando c'è un problema di qualsiasi tipo, a essere individuato come il latore, la causa del problema, il parafulmine, diciamo, del problema, e quindi proprio il catalizzatore, ecco, di queste storie.
Nella società contemporanea, attualmente, c'è un rifiuto verso le informazioni riportate dai canali ufficiali. Spesso si scelgono, magari, dei canali di secondaria importanza che diffondono delle fake news. Secondo lei, questa caratteristica, quanto è ereditata dai greci e dai romani, e come l'avvento dei social ha plasmato ancora maggiormente questo fenomeno?
Certamente i greci e i romani non erano esposti a fonti di informazioni periodiche onnipervasività come abbiamo noi. Qualcosa c'era, c'erano gli atti, per esempio, del Senato a Roma, ma, come dire, non c'era sicuramente un sistema, un sistema di informazioni come lo abbiamo noi. Non a caso, appunto, le notizie si propagavano molto lentamente tramite, appunto, opere scritte e libri. E poi si parlava della fama, no? La fama che aleggiava, si spostava, no? Descritta come questa sorta di macchina, dei rumores, però, appunto, era una società, effettivamente, da questo punto di vista, diversa.
Noi, invece, siamo bombardati continuamente da notizie e abbiamo, come giustamente diceva, da un lato fonti ufficiali, quindi, chiamiamole ufficiali, comunque, insomma, testate giornalistiche, telegiornali e quant'altro, o fonti ufficiali, e poi, ultimamente, si impongono, appunto, social e cose di questo genere. Con i social, da un certo punto di vista, quella che viene scatenata, più che altro, è la fama, è ritornata la fama 2.0, no? Quindi, si muove tramite questi nuovi canali ed è inarrestabile, si spinge ovunque, è velocissima, sicuramente molto più spesso dei canali ufficiali. Quello che c'è da dire, appunto, è che in tanti preferiscono i social, ma perché, beh, da un lato, forse, perché c'è l'idea di essere di fronte a notizie che vengono veicolate da nostri pari, quindi, forse, sembrano più vicine.
E poi, anche, questo, insomma, c'è chi lo studia, c'è chi lo sa molto meglio di me, guarda caso, i social, vedendo le nostre scelte, vedendo quello che cerchiamo, vedendo, magari, a chi mettiamo like, poi, alla fine, fanno modo di propinare, di segnalare, perlomeno, notizie che sono vicine al pensiero dell'utente, no? Quindi, uno finisce per ritrovarsi in una bolla quasi confortante, dove finisce per vedere sempre più notizie che confortano quello che già crede o che corroborano quello che già crede. Mentre, invece, quelle dei canali ufficiali, che, ovviamente, non sono tagliate apposta per lui, ma sono presentate per un pubblico più ampio, finiscono, sempre più, per sembrargli irritantemente lontane da quello che crede, fuori fuoco o, magari, anche tendenziose. Quindi, qui è una sorta di circolo vizioso, secondo me, che si è innescato.
Certo è, ecco, ripeto, che in tutto questo, per me, quello che sarebbe veramente importante sarebbe proprio la memoria, come dico sempre. È questo, secondo me, che permette, tante volte, anche, veramente, di riconoscere le bufale, di riconoscere fake news o riconoscere l'implausibilità di certe notizie. Questo, per me, è la cosa più importante.
La memoria dove si trova? Innanzitutto, proprio anche a partire dalla scuola e, devo dire la verità, soprattutto da una scuola come Classico, che è quella che, secondo me, espone di più a un contatto anche con testi passati, dà qualche strumento, diciamo, per affrontarli, per leggerli e per gestirli e questo, a mio giudizio, è quello che veramente fa la differenza, in ogni caso. Proprio perché, in genere, le fake news e i meccanismi alle fake news sono vecchi, vecchi, vecchissimi, vengono riproposti ciclicamente, proprio perché poi la memoria si riazzera, ci si scorda di tutto, e invece, diciamo, coltivarla è sempre fondamentale. Qui, insomma, si potrebbe discutere a lungo, però, ecco, quello che dovrebbero fare, secondo me, sia canali ufficiali, sia chi si vuole muovere, diciamo, nel mondo dei social, è di provare sempre a mettere tutto in una prospettiva più lunga, perché lì tante magagne nelle formazioni verrebbero fuori.
Nel tempo, un po', ho elaborato questo pensiero che, forse, c'è una sorta di demiurgo dietro a queste fake news, a queste leggende metropolitane, che sembrano proprio create ad hoc per rispecchiare il pensiero di questi complottisti, di queste persone che non credono, come dicevamo, appunto, prima con Pietro, ai canali ufficiali. Quindi, secondo lei, è plausibile una visione di questo tipo? Magari anche nell'antichità, nel periodo classico, di un possibile, una sorta di deus ex machina, cioè, una sorta di regia Esatto, che sta dietro, che in realtà è consapevole della fallacità di ciò che dice, però, crea, comunque, elabora queste leggende.
In tanti casi, è chiaro che qualcuno ha dei vantaggi. Semplicemente, anche chi propone, magari, rimedi alternativi o cose di questo genere per varie affezioni o chi, sicuramente, c'ha un vantaggio Sicuramente, c'è chi ha vantaggio a rimestare nel torbido a sfruttare il malcontento anche per fini politici: è chiaro che qualcuno in malafede anche più di uno in malafede c'è. Cioè, c'è da un lato chi manipola volontariamente più che un'unica regia forse, secondo me, è proprio una galassia di persone che a vario titolo ci hanno da guadagnare e allora, alla fine, remano in questa direzione Dall'altro, sempre l'impressione parlo, ma l'impressione è che di fronte proprio a certi problemi o a certi traumi o a certe situazioni allora lì, è quasi l'animo umano che tende a elaborare soluzioni o scorciatoie magari analoghe che sono erronee, sostanzialmente Il fatto dell'epidemia, per capirsi Allora, anche lì, nel corso della storia si vede in tantissimi casi che scoppia un'epidemia e la colpa viene data sempre a qualcuno che si dice che volontariamente la diffonderebbe quindi gli untori del Manzoni.
Tanto per dirne una però, per esempio, già al tempo dell'impero romano quando c'è stata la peste Antonina, Cassiodione ci racconta che ci sarebbero state persone misteriose che giravano con questi spilli avvelenati e che pungevano la gente che si ammalava e moriva; dice che questi fossero i primi ad essere isolati? ma non si sa da chi e anche quando ci sono state poi le epidemie più recenti come ben sappiamo sorge l'idea che ci sia sempre un mandante umano.
Qui viene da pensare che magari è quello che non si accetta, che fa paura e che si cerca di esorcizzare con questo tipo di spiegazioni fallaci e erronee. un'epidemia, appunto, purtroppo può scoppiare dal nulla: il giorno prima stiamo tutti bene, la settimana dopo metà di noi sono malati, magari sono a rischio di morte, questa cosa fa paura e destabilizza e allora, come si fa diciamo, a livello psicologico per controllare la cosa? si dice eh no, ma c'è qualcuno è chiaro che non è casuale perché è il caso, magari, che fa paura cioè, il fatto che senza nulla, senza che nessuno ci possa far nulla da un giorno all'altro scatti questa cosa.
Quinid si dice che ci sia qualcuno, un mandante magari segreto, che mette in atto simili manovre e che, al limite, può essere il diavolo come si diceva al tempo della peste dei Promessi Sposi che metteva in giro questi untori, può essere qualche figura potentissima che sta nell'ombra, ma la sola impressione, l’idea che comunque ci possa essere un colpevole, e come tale individuabile e arrestabile, probabilmente è più confortante se così si può dire o perlomeno, diciamo dà più una possibilità, un senso di poter agire di dire no.
Infine, lei ha mai dubitato della verità? Cioè ha mai creduto ai miti vaganti, alle teorie complottiste?
Ho creduto a qualche leggenda contemporanea, salvo poi scoprire appunto che era falsa; però personalmente non credo molto al complottismo, ma per un semplice motivo, per il fatto che tante volte le capacità organizzative, la capillarità che viene imputata a questi mandanti, a questi colpevoli del complottismo, mi sembra francamente eccessiva, inconcepibile, ci vorrebbero complotti diciamo di natura planetaria che personalmente insomma credo sia difficile diciamo ipotizzare e, ripeto, più che altro quando vedo delle trame che si ripetono uguali dall'antichità a oggi, allora io credo che piuttosto insomma siamo proprio in presenza della fama, per così dire, che salta fuori, si diffonde, ma non è assolutamente vera; quindi no, a ipotesi complottiste no, non credo assolutamente, a qualche leggenda contemporanea devo dire soprattutto in passato ho creduto, però salvo poi rimanere molto stupito quando mi sono accorto in realtà che non era vero niente.
Il professor Braccini ci lascia con un messaggio chiaro ed esplicito: tutte le storie che vengono narrate sono storie umane e, quindi, relative all’uomo, come tali sono imperfette, fallibili e talvolta erronee. Risultano il frutto di un bisogno innato dell’uomo di spiegare ciò che lo circonda.
Quello che, secondo Tommaso Braccini, risulta fondamentale, al contemporaneo, è il non farsi ingannare, il non credere ad una notizia fallace, scevra di verità. Ciò è possibile attraverso la conoscenza, la cultura, che devono essere profonde e solide, e un pensiero critico che sia il più ampio ed elastico possibile.
Le leggende, le storie, le narrazioni fanno e faranno sempre parte della cultura e dei costumi di ogni popolo, da sempre è insito nella nostra natura elaborare questi racconti. Interessanti, talvolta verosimili, ma quasi sempre mendaci. È, dunque, giusto e naturale che queste storie rimangano sempre dei miti, miti vaganti.
di Matilde Bianchi e Iris Vellone - 21 maggio 2024
Anche quest’anno gli studenti e le studentesse del Liceo Crespi hanno dato il loro contributo alle Giornate del FAI di primavera che si sono tenute sabato 23 e domenica 24 marzo, presentando ai visitatori Villa Gianetti, un bene aperto per l’occasione dall’associazione nella città di Saronno. Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) è un’associazione che si prende carico di tutelare e valorizzare il patrimonio artistico e paesaggistico nel nostro Paese. Tuttavia ci si potrebbe domandare che cosa siano le Giornate del FAI. Potremmo definirle come dei momenti in cui l’associazione apre al pubblico alcuni dei suoi beni, oppure proprietà private o pubbliche che non sono abitualmente aperti a tutti. Queste giornate sono un’opportunità esclusiva per conoscere nuovi siti, monumenti e opere di importante valore artistico presenti nei nostri territori, che spesso non vengono valorizzati adeguatamente. Grazie all’aiuto di volontari, è possibile visitare questi luoghi accompagnati da una guida che si occupa di raccontarne la storia.
Per quanto riguarda la villa aperta, si tratta di una proprietà comunale costruita nei primi anni del Novecento commissionata dalla famiglia Gianetti, una famiglia saronnese che si arricchì durante i tempi della prima Guerra Mondiale grazie alla produzione di cerchioni per carri che vendeva all’esercito italiano. Purtroppo il loro benessere economico durò soltanto pochi anni, infatti poco dopo la sua costruzione la villa venne venduta al Comune, che successivamente l’avrebbe resa la sua sede istituzionale. La villa al suo interno ospita due collezioni: una di queste è dedicata alla vita della cantante lirica saronnese Giuditta Pasta, divenuta famosa in tutto il mondo per il suo talento; la seconda è dedicata a Francesco de Rocchi, un pittore del chiarismo italiano che, come Giuditta Pasta, è nato a Saronno.
I ragazzi del Crespi hanno contribuito al progetto prendendosi l’incarico di spiegare ai visitatori la storia, l’architettura della casa e le due collezioni che vi si trovano all’interno. Inizialmente la preparazione è stata svolta a scuola dalle professoresse che hanno accompagnato i futuri Ciceroni durante questa esperienza, con l’aggiunta della partecipazione di una volontaria del FAI nell’ultima lezione. In seguito ci si è diretti in loco per dei sopralluoghi, approfondendo ulteriormente le conoscenze già acquisite a scuola grazie alla collaborazione di due esperti.
Per la conclusione di questo percorso, lunedì 22 aprile nella nostra scuola sono venuti due rappresentanti dell’associazione FAI per rilasciare un attestato a tutti coloro che hanno fatto questa esperienza. Il rappresentante della Delegazione del Seprio, Carlo Magni, si è complimentato con tutti i ragazzi alla consegna degli attestati per il contributo dato. Citiamo alcune sue parole scritte nella lettera di ringraziamento indirizzata alle docenti: “… Vi preghiamo altresì di estendere i nostri ringraziamenti agli Apprendisti Ciceroni, i quali a loro volta hanno ricevuto un plauso particolare da parte dei visitatori.” Gli apprendisti ciceroni hanno riflettuto sull’importanza di questa esperienza che è stata molto significativa dal punto di vista formativo, poiché è stato possibile sviluppare nuove competenze che in futuro potrebbero tornare utili nel confronto con altre persone. Nonostante le difficoltà iniziali i ciceroni del FAI si ritengono soddisfatti e appagati del loro operato.
Foto di LVDC
di Ruben Gianzini, Giulia Casero, Sara Hadif e Iris Daniele - 23 aprile 2024
Da un po' di tempo al liceo Crespi ha fatto la sua comparsa un angolo accuratamente allestito con un tavolo e un mobiletto: non passa certamente inosservato e lo avrete notato, ma qual è la sua utilità? Nell’articolo odierno scopriremo quest’iniziativa lanciata da alcune nostre studentesse!
Foto di LVDC
Il 24 Novembre 2023, in occasione della giornata internazionale contro la violenza verso le donne, al Crespi si è svolta una cerimonia in cui nel cortile interno della scuola è stata installata una panchina rossa, per omaggiare e ricordare le vittime dei femminicidi, ma soprattutto per volgere lo sguardo al futuro e migliorare la situazione attuale. Proprio per questa ragione, e fare in modo che la giornata contro la violenza sulle donne non sia solo un giorno e la panchina rossa solo un oggetto, delle studentesse nella nostra scuola hanno ideato il progetto “L’angolino”, per permettere a tutti di “urlare al mondo” i propri pensieri riguardo a questo tema.
Per raccontarvi al meglio di cosa si tratta, come e perché è nato, e come funziona, la
nostra redazione ha pensato di intervistare le tre ragazze che gli hanno dato inizio.
Ecco a voi Anna Frustillo, Francesca Quaglia e Sara Ruzza:
Com’è nato il progetto?
“Inizialmente la prof. De Napoli ha proposto alla classe di realizzare una bacheca a seguito di ciò che è successo a Giulia Cecchettin. Noi abbiamo scelto di aderire e poi l’idea della bacheca si è trasformata nel progetto dell’angolino.”
Siete state aiutate in questo progetto?
“Sì, dalla prof De Napoli che ci ha aiutate a sviluppare la nostra idea e a reperire i materiali necessari”
Come vi sentite ad averlo in mano?
“È sicuramente un’importante responsabilità che ci siamo prese con piacere. Infatti crediamo sia essenziale diffondere consapevolezza sul tema della violenza di genere, cercando di rompere quei muri di silenzio e indifferenza dentro cui viene cancellata la realtà”
Il vostro lavoro è collegato ad altri progetti?
“No, non è connesso ad altri progetti, ma vuole essere una porta di sviluppo del progetto della panchina rossa”
Cosa rappresenta per voi questa iniziativa?
“Per noi rappresenta un punto di partenza, un luogo in cui sentirsi liberi di esprimere il proprio parere. E’ inoltre un punto di ritrovo e di informazione”
Cosa avete provato lavorandoci?
“Ci siamo sentite utili ed eravamo veramente elettrizzate quando abbiamo steso il progetto. Spesso ci siamo messe in dubbio perché dovevamo capire cosa potesse interessare agli studenti e dovevamo sempre interrogarci sul contenuto di ciò che poi avremmo esposto, poiché non sempre venivano utilizzati linguaggi consoni all’ambiente scolastico. Però, grazie al sostegno e alla guida della prof De Napoli, abbiamo sempre trovato una soluzione per rendere questo spazio un luogo efficace.”
Foto di LVDC
Il progetto dell'angolino, che all'inizio era partito come l’idea di una semplice bacheca, è diventato qualcosa di più.
Questo progetto vuole abbattere le violenze di genere; questo progetto vuole rompere il silenzio e far aprire gli occhi sui problemi della società; questo progetto vuole essere parte del cambiamento a cui la nuova generazione ambisce, perché gli studenti del liceo Crespi credono nel cambiamento e nella possibilità di un futuro migliore.
Le ragazze che hanno curato l’iniziativa hanno dedicato molto tempo e impegno a questo lavoro. Loro stesse sono consapevoli dell'importanza della responsabilità presa, ma sono state mosse dai loro ideali di uguaglianza e rispetto. E sperano di poter portare avanti questi ideali trasmettendoli ai nuovi studenti.
Noi della voce del Crespi ringraziamo le ragazze che hanno deciso di portare questo tema anche all’interno dei muri della nostra scuola, e ci auguriamo che il progetto possa continuare nel migliore dei modi!
di Alex Di Mattei - 30 gennaio 2024
Il 22 Dicembre, ultimo giorno di prima della pausa natalizia, si sono svolti i ludi crespiani al Teatro Manzoni: questi sono un'occasione di socialità, rafforzamento del senso di comunità degli studenti e possibilità, per chi decide di esibirsi, di mostrare un proprio talento. L’evento si è svolto in due turni, generalmente al primo partecipano le classi del biennio e al secondo quelle del triennio.
Ci sono state varie esibizioni di canto, ballo o recitazione.
Seguono gli artisti e le loro esibizioni.
•Aurora C. ha ballato la canzone "Pink Venom" (delle Black Pink)
•Asia C. alla voce, Emanuele M. al basso, Marco C. alla chitarra, Gabriel L. alla chitarra, Diego M. alla batteria hanno suonato "Use Somebody" dei Kings of Leon
•Alice S. ha cantato "Happier" di Marshmallow e Bastille
•Gaia A. si è esibita con "tatoo" di Loreen
•Giorgio C. con la canzone "Let her go" dei Passengers
•Beatrice B. ha cantato "The one that got away" di Katy Perry
•Lucia F. ha cantato "1 step forward, 3 steps back" di Olivia Rodrigo
•Elena L. si è esibita con la canzone "Someone like you" di Adele
•Marianna M. ha cantato "Mary on a cross" dei Ghost
•Eleonora D. C. ha recitato un monolocale inedito chiamato "Dolce metà"
•Beatrice G. ha cantato "I love you" di Billie Eilish
•Giulia V. ha recitato il monologo "viva"
•Sofia R. ha ballato sulla canzone "Impurities" de Le Serrafin
•Mateo O. e Andrea G. hanno cantato "una storia disonesta" di Stefano Rosso
•Francesca di B. e Marta A. alle voci, Emanuele alla chitarra hanno suonato "riptide" di Vance Joy
•Marta D. A. ha cantato "set fire to the rain" di Adele
•Francesca P. si è esibita con "niente canzoni d'amore" di Elodie
•Elisabetta C.e Tommaso F. hanno suonato "Back to Black" di Amy Winehouse
•Chiara R. ha cantato "take me to church" di Hozier
•Mattia C., Diego M. si sono esibiti con la canzone inedita "cambiare"
•Gemma P. ha cantato "all americans bitches" di Olivia Rodrigo
•Aurora M. ha ballato "god's menu" degli Stray Kids
•Emanuele M. al basso, Diego M. alla batteria, Gabriel L. alla chitarra hanno suonato "fuel" dei metallica
•Giovanna L. alla voce, Sofia R., Aurora Q., Hana C., Beatrice C., Aurora M. e Maria Sofia M. ballando si sono esibite con "thriller" di Michael Jackson
Il pubblico ha dato voce alle emozioni, sostenendo gli aspiranti artisti e intonando con loro le canzoni più famose e commoventi. I ludi hanno riscontrato molto successo ed entusiasmo e, nonostante un breve ritardo, sono stati apprezzati da tutti.
Sono dovuti i complimenti agli artisti estremamente talentuosi, ai rappresentanti, alla sicurezza e a tutte le altre persone che hanno partecipato all'organizzazione di questa giornata.
Tutte le foto di LVDC
di Alex Di Mattei - 10 dicembre 2023
Sabato 2 Dicembre si è svolto l'open day di scienze umane, dalle 15 alle 18 nella sede centrale del Liceo Crespi.
I partecipanti si sono divisi in due gruppi: un gruppo ha seguito il discorso della Preside mentre l'altro visitava la scuola e le varie attività, poi si sono dati il cambio.
Il discorso della Preside ha toccato diversi aspetti, come la storia della nascita del Liceo delle Scienze Umane e la differenza tra questa tipologia di liceo e l’indirizzo socio economico. La Dirigente ha poi descritto le competenze richieste e le attività proposte dalla scuola.
Ha preso parte anche la corale che, accompagnata dal Maestro Bottini e la Maestra Balabio, ha intrattenuto gli ospiti proponendo brani del repertorio del musical Grease.
Inoltre hanno partecipato tre ragazze che hanno terminato il percorso di scienze umane e hanno iniziato l'università. Due di loro hanno continuato con un percorso umanistico, la terza ha scelto giurisprudenza. Hanno dato la loro testimonianza sulla scuola e sulla transizione dal liceo al percorso universitario, sottolineando le strade che hanno aperto loro gli studi fatti durante i cinque anni di superiori in questa scuola.
La scuola ha messo a disposizione dei visitatori diverse attività per raccontare le specifiche materie e l'approccio adottato e rispondere alle domande di genitori e studenti.
Abbiamo raccolto delle considerazioni di alcuni ragazzi che hanno organizzato la giornata…
“Come sta andando l'open day?”
“c’è molta gente, questo permette un confronto diretto con studenti e professori”
“c’è molta affluenza?"
•”C’è più gente delle aspettative, è molto piena la scuola”
•”ci sono meno persone degli anni scorsi, ma è comunque molto pieno”
“come si svolgono le attività?
•“i ragazzi possono vedere anche materie che non conoscono, come filosofia, nelle varie aule. Dove i professori presentano la scuola e la materia”
•”l’organizzazione è proprio non semplice perché ci sono molte persone, ma non è assolutamente un peso”
…e professori
“Come sta andando l'open day?”
Positivo, le persone hanno molto interesse e fanno molte domande. Anche se è stancante”
“c’è molta affluenza?"
“Meno degli altri anni, ma più coinvolgimento, probabilmente per il calo demografico”
“Alcune persone hanno notato meno interesse nei ragazzi, cosa ne pensa?”
“Secondo me sono più imbarazzati che svogliati, anzi, sono uscite molte considerazioni interessanti”
“è stato complicato organizzare questa giornata?”
“Non è stato difficile da organizzare, è sempre bello incontrare i ragazzi che sono stati bravissimi"
Inoltre abbiamo potuto avere un confronto anche con alcuni visitatori:
“Come sta andando l'open day?”
“Mi sta piacendo, è molto ricco”
“che impressione hai avuto della scuola?”
“la scuola e le aule sono molto grandi, e sono tutti amichevoli e gentili”
“ti sembra esserci molta affluenza?”
“ci sono tanti ragazzi, ma il numero credo sia gestibile”
“hai visitato altre scuole prima?”
“sì, ma solo un'altra scienze umane”
“Come sta andando l'open day?”
“Abbastanza bene è organizzato bene, mi sento a mio agio”
“Hai già fatto la tua scelta?”
“sono indecisa con il classico, perchè mi piace molto la letteratura ma anche le materie di scienze umane che insegnano a relazionarsi”
“Che impressioni ti sei fatta?”
“I prof sono competenti e i ragazzi molto ospitali. Poi la struttura è bellissima”
“Come sta andando l'open day?”
“Bene, è molto interessante. Abbiamo parlato molto con i ragazzi, ed è molto valido”
“sei già stato ad altri open day?”
No, è il primo che vediamo
“come ti sembra?”
“Molto organizzato, e tutti molto disponibili, la scuola è accogliente”
“c’è qualcosa che ti intimorisce?”
“Intimorire lo studio, ma se mi aiutano e mi forniscono un metodo di studio ce la posso fare”
TESTIMONIANZA DELLE RAGAZZE UNIVERSITARIE
“Come sta andando l'open day?”
•“C'era più gente, anche se ci sono state poche domande, e le poche erano solo pratiche”
•”Non cose che davvero serve sapere, cose burocratiche”
“I ragazzi come vi sono sembrati?”
•“Ragazzi spaesati, ma ci sta, sono ancora piccoli”
•”Poco interessati, lo erano più i genitori”
“Quando hai scelto di fare giurisprudenza, ti ha preoccupato il fatto di aver frequentato un liceo con un indirizzo differente?”
“Non mi ha preoccupato la cosa, solo Scienze Umane fa diritto, a parte l’economico sociale, anzi, sono molte le persone persone provenienti da scienze umane che fanno giurisprudenza"
“invece nella facoltà di psicologia vengono tutti da scienze umane?”
“no no, ci sono anche altre persone provenienti da altre scuole”
Quindi l’open day è andato molto bene, l’organizzazione è stata da tutti percepita come ottima e le attività interessanti. Sull’affluenza ci sono percezioni differenti: alcuni sono stupiti dalla grande quantità di partecipanti, mentre altri hanno notato un’affluenza minore rispetto agli anni scorsi.
Sono sicuramente meritati i complimenti ai professori, ai ragazzi e alla preside che hanno organizzato questa giornata e hanno stimolato nelle famiglie l’interesse per la nostra scuola.
Foto di LVDC
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di Giulia Casero - 21 novembre 2023
Sabato 18 Novembre il Liceo Daniele Crespi ha aperto le sue porte alla prossima generazione di classicisti; gli ospiti sono stati accolti e guidati da alunni e docenti, che hanno mostrato loro le meraviglie di questo istituto.
In aula magna la Preside del Liceo e gli insegnanti hanno tenuto un interessante discorso per illustrare i progetti e le statistiche.
In seguito, nel laboratorio di scienze sono stati svolti degli esperimenti originali. Per l’occasione sono state dedicate anche delle aule a materie come Greco, Latino, Filosofia e Storia.
Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare alcuni visitatori.
-“Come stai affrontando questo periodo? Trovi sia difficile trovarsi di fronte ad una scelta del genere?”.
-“La sto vivendo con tranquillità, almeno per ora; a scuola stiamo svolgendo molte attività che per me sono di grande aiuto e i miei genitori mi supportano molto” ci racconta Marica.
A quanto pare i ragazzi riescono ad affrontare con serenità questa scelta difficile grazie all’aiuto dei loro docenti e delle persone più care, e noi ne siamo davvero felici.
-“Quali sono le tue più grandi passioni e cosa ti spinge a provare interesse verso il liceo classico?”
-“Mi appassiona molto la letteratura, soprattutto classica, e mi piace molto la storia”.
-“Hai altre opzioni?”.
-“In realtà sono abbastanza convinta di iscrivermi al Liceo Classico, proprio per la mia grande passione per le materie umanistiche. Dopo il discorso della preside, le presentazioni degli insegnanti e dopo aver parlato con gli studenti sono completamente certa che questa sia la scuola giusta per me”.
Inoltre abbiamo richiesto ai ragazzi un piccolo feedback riguardo al pomeriggio passato a scuola.
-“Ciò che hai visto fino ad ora è stato di tuo gradimento?”.
-“Si, ho trovato molto interessante la presentazione realizzata dai docenti di Greco e Latino; inoltre, nonostante la scienza non sia di mio particolare interesse, ho apprezzato molto gli esperimenti svolti”.
Grazie all’impegno di tutti l’open day è andato per il meglio, e ci auguriamo di poter accogliere molti nuovi studenti il prossimo anno.
di Elisa Scandroglio e Rebecca Cordara - 19 novembre 2023
Sabato 11 Novembre si è tenuto l’Open Day del liceo linguistico: una grande opportunità per i ragazzi di terza media di visitare il nostro liceo per farsi un'idea su quello che potrebbe essere il loro futuro scolastico. Hanno potuto vivere in “anteprima” l’esperienza liceale, che tutti gli studenti del Crespi vivono.
Nella scuola le aule sono state allestite come dei punti informativi in cui sono state presentate le caratteristiche principali delle materie di indirizzo: Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Giapponese con la presenza e il supporto prezioso di tutti i docenti compresi i madrelingua. In queste aule i ragazzi hanno avuto l’opportunità di scoprire il metodo di studio e d'insegnamento delle varie lingue. Gli stessi studenti del liceo linguistico si sono messi in gioco e insieme alle professoresse hanno raccontato come è vivere il liceo Crespi.
Nell’aula dedicata all'Internazionalizzazione, sono state presentate anche le molteplici opportunità a cui si può accedere frequentando questo indirizzo, come, per esempio, vacanze studio, stage linguistici all’estero, mobilità e-Twinning ovvero gemellaggio di lingua fra scuola europee e USA.
Noi liceali abbiamo avuto il ruolo di tutor; infatti, abbiamo accompagnato e guidato i ragazzi e i loro genitori alla scoperta della scuola. Di grande aiuto anche i codici QR, realizzati dalla redazione ‘La Voce Del Crespi’: posizionati sui muri della scuola, potevano essere inquadrati dai visitatori per esplorare le varie aule allestite e i progetti proposti.
I ragazzi si sono mostrati molto interessati e partecipi; infatti, uscivano dalle aule entusiasmati dalle proposte raccontate e vogliosi di approfondire la conoscenza del Crespi.
Nei brevi momenti di pausa tra una spiegazione e l’altra, noi della Voce del Crespi abbiamo deciso di dare, appunto, “voce” alle prime impressioni dei ragazzi delle medie con alcune brevi domande:
“Quale classe è stata più coinvolgente in termini di progetti?” chiediamo ad una famiglia con due ragazzi, pronti a continuare il loro percorso scolastico al Crespi.
“Sicuramente quella di internazionalizzazione, io sono molto appassionato allo studio della lingua e amo viaggiare, sicuramente i progetti proposti sono interessanti”
racconta uno dei due ragazzi.
Fuori dalla classe di francese, domandiamo com’è il rapporto con questa lingua alle medie; alcuni studenti rispondono “Non è una materia che viene affrontata con la stessa serietà di inglese, ma dopo questa introduzione fatta dai professori, ci piacerebbe conoscere e approfondire meglio questa lingua”
Dopo le tante parole entusiastiche sui nostri prof e sul coinvolgimento da parte degli studenti Crespiani, abbiamo provato a sentire anche i ragazzi più intimiditi e indecisi ancora sulla scelta di questo nuovo percorso.
“Sembra necessario molto studio e sono richieste capacità che non penso di avere” confessa una studentessa delle medie.
Quello che noi, studenti del Crespi, vogliamo consigliare a coloro che sono ancora indecisi, è di non farsi spaventare o influenzare negativamente fermandosi a valutare solo quantità di studio.
Il liceo linguistico è una scuola che ha la possibilità di darvi una formazione universale e anche molte opportunità non solo in termini scolastici, ma umani e formativi.
Speriamo che tutti gli studenti abbiano passato un bel pomeriggio e ci auguriamo che facciano la scelta migliore per il loro futuro!
"Festa improvvisata" di fine anno: cos'è successo al Crespi
di Ruben Gianzini - 13 giugno 2023
Un'auto imbrattata durante i festeggiamenti
Foto di LVDC
Qual è, per voi, il momento più atteso di ogni anno? Il compleanno, il Natale, o… la fine della scuola? Qualunque sia la vostra risposta, per molti è l’ultima delle opzioni. La gioia di uscire da 8 mesi di studio per andare a godersi la tanto attesa estate è una sensazione con pochi pari, tanto che alcuni si lasciano andare un po’ troppo provandola.
È questo il caso di alcuni studenti del Liceo Daniele Crespi che, alla fine delle lezioni l’8 giugno, hanno fatto trambusto davanti all’istituto, andando avanti fino all’intervento della polizia locale.
Coriandoli, lanci di vernice (cancellabile, ma comunque irrispettosa nei confronti delle cose degli altri) e un chiasso incontrollabile; un grande disordine durato circa un’ora culminato all’arrivo degli agenti della polizia che da tutta la mattinata stavano pattugliando Busto per controllare gli studenti nel giorno della fine delle lezioni di scuola.
La polizia è riuscita a calmare le acque, anche se non del tutto visto che gli studenti sono stati semplicemente allontanati dalla via davanti all’ingresso della scuola.
Davanti a tante scuole si è verificato lo stesso problema: in alcuni casi, si è deciso persino di far rimanere a casa gli studenti durante la giornata finale per evitare casi simili.
E allora dovremmo pensare: è bello e giusto festeggiare con gli amici alla fine dell’anno, ma farlo in questo modo creando disordine e lasciando per strada spazzatura è irrispettoso e non fa di certo fare bella figura, specialmente agli studenti e all’istituto.
Non è così che si commemora l'ultimo giorno, con toni rabbiosi, come se si volesse buttare via la scuola invece che essere contenti dei propri traguardi.
È sicuramente un momento da condividere, ma certi modi risultano più nocivi che altro, e da un momento di felicità l’ultimo giorno di scuola può diventare un momento di disagio per tutti, e non va bene soprattutto se poi le forze dell'ordine devono mettersi a disposizione per controllare questa giornata in teoria felice.
Abbiate buonsenso!
di Elisa Scandroglio e Rebecca Cordara - 17 aprile 2023
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Venerdì 24 marzo 2023, esattamente 702 anni dopo la morte di Dante Alighieri, si è tenuta una giornata commemorativa per il noto poeta, scrittore e politico Fiorentino, noto anche come “Durante Alighieri degli Alighieri”.
La nostra scuola ha aperto le porte a tutti gli studenti della scuola secondaria di primo grado desiderosi di conoscere meglio il “Sommo Poeta”e mantenere vivo il ricordo.
Il viaggio non è iniziato in una selva oscura, bensì nell’Aula Magna del liceo Crespi, dove la Preside e la Vicesindaco Manuela Maffioli,anche assessore alla cultura di Busto Arsizio, hanno tenuto un discorso introduttivo.
Dante, come la Preside Boracchi ha spiegato, tratta di temi ed argomenti che ancora oggi risultano attualissimi e forniscono spunti per comprendere meglio la società odierna.
A seguire, sempre in Aula Magna, Giulia ed Edoardo, due studenti della III B del Liceo Classico hanno presentato agli alunni delle medie accorsi all’evento, un racconto dettagliato sulla vita e le opere di Dante:
colonna portante di tutta la letteratura italiana, egli non fu solo l’autore della “divina” commedia, ma anche di altre meravigliose opere come il prosimetro “la Vita Nova”.
Il grande scrittore Boccaccio definì “divina” la stessa vita di Dante mentre noi oggi, con questo aggettivo, descriviamo la sua capacità di scrittura, attraverso la quale ha denunciato i peccati capitali dell’uomo come la lussuria, la superbia e l’avarizia, rappresentate dalle celebri fiere del leone, della lonza, della lupa leone, la lonza e la lupa.
I ragazzi sono stati poi invitati ad attribuire un significato personale e diverso ad ogni animale scrivendo le proprie considerazioni su biglietti adesivi poi affissi su appositi cartelloni.
Vi siete mai chiesti come sarebbe oggi attraversare i tre regni ultraterreni descritti da Dante nella Commedia?
Ecco, i nostri partecipanti ai laboratori, hanno avuto la possibilità di sperimentare, e di immedesimarsi nei personaggi danteschi,
attraverso un gioco dell’oca ambientato proprio tra inferno, purgatorio e paradiso.
Moltissime le altre attività didattiche e ludiche che i ragazzi hanno seguito nelle diverse aule, condotti in questo viaggio dalle nostre studentesse del nostro liceo che si sono offerte di calarsi nei panni di “Virgilio” che, proprio come il personaggio della Commedia, hanno accompagnato gli studenti nel in questo viaggio in onore di Dante, all'insegna della condivisione e dell'allegria.
In parallelo a questa attività si è tenuto il Dantedì rivolto agli studenti del liceo.
I ragazzi si sono ritrovati in un’aula dove studenti delle classi III A e IV B classico hanno presentato una serie di approfondimenti relativi ad alcune opere di Dante. Sono stati trattati molti argomenti e in alcuni casi sono stati operati dei collegamenti con altre opere di Dante e di altri autori.
Interessante anche notare come l’amore sia uno dei temi centrali di molte opere di quell’epoca. Si tratta però di un tipo di amore diverso da quello di oggi. Un esempio si trova nel terzo capitolo della Vita Nova di Dante, in cui l’autore incontra Beatrice per la seconda volta e poi la sogna in un modo particolare. Beatrice, nel sogno, è rappresentata nuda, coperta solo da un drappo sanguigno. In questo sogno la donna mangia con esitazione un cuore datole in pasto da Amore. Il tema del cuore mangiato, come ha spiegato Alice S., autrice dell’approfondimento, ritorna anche in altre opere, tra cui la novella di Tancredi e Ghismunda all’interno del Decameron.
A seguire Anna P. ha affrontato il tema del rapporto tra luce e ombra nelle opere di Dante; Leonardo B. ha proposto una riflessione sulla figura di Ulisse nella Divina Commedia e Marta B. ha elaborato un percorso sulla similitudine tra la fragilità della vita umana e quella delle foglie nei testi di diversi autori, tra cui Dante.
Due studentesse di IV B, Gaia B. e Aminah C., hanno invece presentato una Graphic Novel dal titolo “Ingiusto feci me contra me giusto”, incentrata sulla figura di Pier delle Vigne.
C’è anche stato spazio per rivolgere un omaggio a un giornalista televisivo scomparso da poco, Maurizio Costanzo. Ad opera di Alberto C., e con la collaborazione di Stefano P. e Alessio C., è stata infatti immaginata un’intervista tra Costanzo e Dante, in cui il giornalista chiede al sommo poeta se in paradiso ci sia il gelato al cioccolato, cibo di cui Costanzo era molto ghiotto. Alla fine due grandi protagonisti della cultura italiana di epoche tanto lontane hanno dialogato in maniera leggera e scherzosa, come solo due grandi menti avrebbero potuto fare.
Per concludere questa giornata all’insegna del divertimento e della conoscenza del Sommo Dante Alighieri, la redazione della “Voce del Crespi” ha deciso di intervistare alcuni studenti.
Grazie ai numerosi riscontri positivi, possiamo affermare con piacere che i ragazzi interessati a questi eventi sono in continua crescita.
La scuola continuerà quindi a promuovere giornate legate alla cultura, con la speranza di lasciare un segno ad ogni persona partecipante.
Clicca qui per maggiori informazioni
di Alice Vigorito - 28 marzo 2023
Anche al Liceo Crespi arriva la Pasqua… Tutti pronti all’ultima pausa prima dello sprint finale? Che Pasqua è, però, senza uova di cioccolato? Ma tranquilli per questo ci ha già pensato il liceo: come ogni anno sarà possibile acquistare le uova di cioccolato del Comitato Letizia Verga. Cos’è questo Comitato? Nel loro sito (Comitato Maria Letizia Verga per studio e cura della leucemia del bambino) e, in particolare, alla voce “Chi siamo” è possibile leggere: “L’associazione “Comitato Maria Letizia Verga” ODV, fondata nel 1979, riunisce genitori, volontari, amici sostenitori, ricercatori, medici e operatori sanitari in un’alleanza che ha per obiettivo il miglioramento della qualità complessiva della vita del bambino e ragazzo affetto da malattie ematoncologiche e malattie ad alta complessità terapeutica metaboliche e genetiche”. Cerchiamo di capire che cosa siano queste malattie che dal solo nome incutono timore. Proprio per questo motivo possiamo però capire l’importanza di avere accanto un’associazione come il Comitato Letizia Verga, pronta a sostenere i bambini e le loro famiglie durante il difficile percorso di cura. In particolare, le malattie ematontologiche sono i tumori che colpiscono le cellule del midollo osseo, il sistema linfatico e il sistema immunitario; le malattie ad alta complessità terapeutica metaboliche e genetiche, invece, sono malattie causate da un’alterazione di quei processi biochimici che consentono alla cellula di utilizzare e scomporre sostanze come i carboidrati, le proteine e i lipidi in composti più semplici per ricavarne energia. Sul sito del Comitato Letizia Verga ve ne sono elencate alcune, come per esempio la leucemia linfoblastica acuta o l’anemia di blackfan-diamond, e vi sono anche le spiegazioni e il percorso di cura per ognuna di queste in modo dettagliato. Sempre sul sito ci vengono forniti dei dati che offrono speranza, ma che ci dicono anche che dobbiamo continuare a combattere contro queste malattie: “Grazie ai progressi compiuti dalla ricerca oggi più dell’85% dei bambini con leucemia o linfoma guarisce, contro il 30% del 1979. Il Comitato continuerà a lavorare a sostegno della ricerca, perché anche quel 15% di bambini che oggi non ce la fa possa raggiungere la completa guarigione”. Ma cosa possiamo fare noi? Se ne abbiamo la possibilità, possiamo donare, così da riuscire a mandare avanti la ricerca che da ben quarantadue anni lotta contro queste malattie. Nel nostro piccolo, poi, possiamo acquistare un uovo di cioccolato, al link inserito nella circolare apposita, o, per gli esterni e per gli studenti Crespiani in ritardo, direttamente dal sito Comitato Maria Letizia Verga per studio e cura della leucemia del bambino alla voce “shop”. In questo modo, non renderemo soltanto la Pasqua più dolce, ma accresceremo la speranza, anche se solo di poco, di ogni bambino affetto da una malattia rara.
È giusto, infine, ricordare che le associazioni che lottano contro malattie rare e che un tempo si pensavano incurabili, sono molte: si possono vedere le pubblicità di queste in televisione, ma si possono trovare anche semplicemente cercando su internet (prima di donare verificate però la loro serietà e affidabilità).
Cosa aggiungere ancora? Non vi resta altro che aiutare chi in questo momento ha bisogno di una mano.
Intervista alla dott.ssa Alessandra Generani
di Letizia Carena - 13 marzo 2023
L’idea di questa intervista è nata poco prima di capodanno, quando nelle storie di Instagram del profilo del giornalino la risposta più popolare alla domanda “Cosa fa il crespiano medio a capodanno?” è stata “Si porta avanti con l’ansia per il 2023”.
La nostra generazione tende sempre a ironizzare molto sul grande carico di ansie che ci portiamo dietro, ma questo argomento è diventato ancora più pressante e bisognoso di essere discusso quando, durante il XXIV Congresso nazionale della SINPF (Società Italiana di Neuro-Psico-Farmacologia) aperto il 25 gennaio, è emerso che almeno un giovane su dieci oggi fa uso di psicofarmaci senza la prescrizione di un medico.
A questo proposito ci è sembrato opportuno intervistare la dott.ssa Generani, la psicologa della scuola, per farci spiegare meglio cos’è l’ansia, come la si può contrastare (o ascoltare, come poi leggerete) e come si può aiutare un amico in difficoltà a causa di essa.
1. Cominciamo dalle basi: qual è la definizione di “ansia”, a cosa è dovuto questo fenomeno?
L’ansia, poverina, che viene sempre tanto criticata è uno strumento innato di noi umani che ci serve per muoverci in modo più sicuro nel mondo. Sono stati fatti degli studi e si è riscontrata un’attivazione fisiologica in situazioni che noi percepiamo come pericolose. A differenza della paura, che smette nel momento in cui quello che ci fa paura non c’è più (ad esempio: qualcuno ha schiacciato il ragno che avevo visto in camera mia, quindi io posso smettere di averne paura), quando si tratta dell’ansia la situazione un pochino si complica perché l’ansia è una percezione del pericolo soggettiva.
Se penso che nella mia stanza potrebbe esserci un ragno, e non so bene come potrei comportarmi in quella situazione, il mio fisico si mette in allerta perché sente che c’è qualcosa che non va. Nel caso di un evento che non si è mai affrontato prima, come la tua richiesta di un’intervista, l’ansia è un meccanismo di protezione innato del nostro organismo. Quando arriva viene naturale attrezzarsi come meglio si può, e magari l’ansia non va via, ma nemmeno ci impedisce di portare a termine il nostro compito. Se sbaglio, se va male, pazienza.
Prendendo per esempio la nostra intervista, quando mi hai chiesto se ci potevamo incontrare, mi sono chiesta: “qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere? Potrebbe essere noioso o inutile per chi leggerà poi il pezzo”. Ma, per quanto uno dei primi istinti possa essere quello di rifiutarsi di fare quello che ci mette in ansia (che sia rifiutare la nostra intervista o saltare una verifica), scappare non è il modo giusto di affrontare l’ansia. Quindi l’ansia, ad un livello medio (perché è poi la sua escalation a portare tutti in farmacia), è ciò che ci serve per andare attrezzati nel mondo.
È nostra amica, nostra alleata anche se spesso l'obiettivo (sia dei ragazzi sia degli adulti) è quello di soffocarla. Invece è meglio ascoltarla, perché mi permette di andare attrezzata nel mondo. Sentiamo arrivare uno stato di allerta e questa sensazione ci permette di attrezzarci per affrontarla. L’ansia nelle quantità giuste è buona, ed è importante che questo si capisca.
2. Come si fa a riconoscere, e soprattutto, come si fa a capire quando è troppa e rischia di diventare dannosa per la nostra mente e il nostro corpo?
Questa è una bella domanda. Il problema dell’ansia è il discorso della quantità: quanto più io ho paura di aver paura, di non essere attrezzato, di non aver studiato adeguatamente, di deludere genitori e insegnanti o di fare brutta figura con i compagni, più l’ansia aumenta e a quel punto può sopraggiungere la sensazione di non riuscire a gestirla. L’ansia nelle quantità giuste però è buona. Questo è fondamentale che si capisca.
L’ansia, siccome ci mette in uno stato di allerta, ha delle ripercussioni sul corpo. Le manifestazioni che normalmente si accompagnano all’ansia sono: battito lievemente accelerato, il respiro che si fa più corto, la bocca asciutta, a certe persone si chiude lo stomaco e ad altre viene una fame nervosa, eccetera… Finché sono queste le manifestazioni però noi dovremmo metterci in una posizione di ascolto dell’ansia: sento l’ansia arrivare ma questa non mi toglie la capacità di agire.
La differenza tra ansia e panico è tutto un discorso di quantità: quando il battito diventa molto accelerato, quando la chiusura di stomaco diventa nausea, quando il fiato diventa talmente corto che si fa fatica a respirare, quello è il punto in cui devo chiedere una mano, perché questi sintomi significano che sto perdendo il controllo della situazione. Bisogna cercare, nel momento stesso in cui arriva, di capire perché siamo in ansia, cosa temiamo che succeda esattamente (anche fuori dal contesto scolastico: perché ho paura di questa cena, questa festa, di uscire con queste persone, di affrontare questa situazione…?)
3. Come si può affrontare ed eventualmente superare l’ansia?
Partendo sempre dal presupposto che l’ansia è il campanellino che si accende nella nostra testa prima di qualcosa che noi avvertiamo come pericoloso, bisogna cercare di capire quando si attiva questo campanellino. Secondo me le strategie cambiano un po’ a seconda del contesto: tutta l’ansia che si respira nelle scuole prima di verifiche, interrogazioni, esami ecc… ha dietro delle strategie anche molto semplici di cui i vostri insegnanti sono più esperti di me. L’ansia, legata alla prestazione e al voto, quindi al contesto scolastico, ha dietro delle strategie di organizzazione di un certo tipo: spesso quando io mi interfaccio con ragazzi in ansia per l’interrogazione o la verifica riscontro difficoltà nell’organizzazione dello studio e della gestione del tempo e del materiale.
La prima cosa da sistemare per cercare di ridimensionare l’ansia scolastica è l’organizzazione. Qui mi permetto di aprire una parentesi: guai ai genitori o ai ragazzi che tolgono lo sport o gli hobby extrascolastici per avere più tempo a disposizione da dedicare allo studio. Non ho mai visto questa strategia funzionare. Per ridurre l’ansia bisogna intercettare il corpo. Il nostro corpo ha bisogno di stancarsi: togliendo lo sport non è detto che io riesca a fare meglio. Per contenere l’ansia c’è bisogno di una buona organizzazione che ovviamente viene poi affinata con il tempo.
Ci si può confrontare con i compagni, chiedere delle dritte agli insegnanti, fare il planning della settimana quando iniziano ad arrivare le verifiche e le interrogazioni. Attenzione anche a questo però: se non riesco a fare tutto quello che mi ero programmato per quella giornata pazienza, recupererò. Il planning è solo un’indicazione che deve certo essere seguita in modo diligente, ma non deve diventare un ulteriore motivo di stress. Un altro consiglio che mi sento di dare è regolare la respirazione: come abbiamo già detto l’ansia tende a provocare un po’ di fiato corto. Il nostro primo alleato dunque è il respiro. Fermarsi un momento e dedicarlo al respiro è fondamentale: respirare con la pancia e non il diaframma, già questo riporta le energie e il corpo sotto controllo e permette di riprendere il comando della situazione. Respirare ci aiuta anche a distogliere l’attenzione dall’iperattivazione del nostro corpo dovuta all’ansia.
Anche qui si presenta un problema di quantità: ascoltare il nostro corpo è fondamentale, ma essere ipervigili rischia di peggiorare la situazione. Spostare il pensiero da ciò che mi mette in ansia aiuta a calmarsi.
Ovviamente in alcuni casi ciò di cui abbiamo paura succederà: sbaglieremo, le cose andranno storte, ma questo non si deve riflettere negativamente su come percepiamo noi stessi. Nel momento in cui ci si accorge di un errore bisogna valutare il comportamento, l’azione sbagliata, mai la persona che sbaglia. “Come mai non è andata bene?” Mai: "Perché non sono andato bene?”. Sempre il come mai sull’oggetto, non sulla persona, perché voi ragazzi non avete niente che non va bene, però ogni tanto sbagliate come capita a tutti. Magari avete sbagliato strategia, magari mancava un pezzo, magari c’era qualcosa che sembrava chiaro ma non lo era.
4. Abusi a parte, i tranquillanti, omeopatici o meno, sono un modo valido per combattere l’ansia?
Io ti dico quello che so e quello che ho imparato dalla mia esperienza, anche se non sono specializzata in farmaci: gli ansiolitici, essendo chimici, fanno di sicuro molto per togliere i sintomi dell’ansia, ma devono essere davvero consigliati da un medico. Per quanto riguarda gli omeopatici ho sentito di tante persone, tanti studenti, che hanno trovato giovamento dal loro utilizzo. Se avere un paio di pastiglie di valeriana o i fiori di bach in tasca o anche solo un antistress o delle caramelle che possiamo tenerci in bocca ci fa sentire meglio, perché no?
Inoltre vorrei ribadire che l’ansia non va combattuta. Certo, va ridimensionata quando sta per farci perdere il controllo, ma nelle quantità minori è un aiuto e bisogna ascoltarla. Ascoltandola possiamo imparare un sacco di cose di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri.
5. Espressioni come: “è tutto nella tua testa” e “passerà” sono notoriamente deleterie per una persona già in uno stato di ansia: qual è il modo giusto per aiutare i nostri amici, fratelli e compagni?
Mai banalizzare, ricordiamoci sempre che l’ansia non è una recita, quindi mai banalizzare su quello che sta succedendo all’altra persona, neanche per rassicurarla. Nel momento in cui l’ansia crea difficoltà, minimizzare non aiuta.
Quello che può aiutare è una vicinanza silenziosa. Quando mi accorgo che la persona che ho a fianco sta perdendo il controllo posso far capire che ci sono (non consiglio di farlo attraverso il contatto perché potremmo incontrare reazioni avverse), ma stare vicino nel momento peggiore e offrire il proprio sostegno quando la tensione scema può fare tanto. Se ci accorgiamo che a questa persona succede spesso di ritrovarsi in questa situazione, le si può suggerire di cercare l’aiuto di un esperto.
6. Spesso, anche sui social, si sente parlare di attacchi d’ansia e attacchi di panico: qual è la differenza?
L’attacco di panico di cui si sente spessissimo parlare si colloca su un continuum: paura, ansia lieve, ansia moderata, ansia intensa, panico e perdita di controllo. La differenza è che le reazioni somatiche sono molto pervasive e molto intense. Il DSM, che è il nostro manuale degli “psi”, il nostro dizionario delle patologie, dice che l’attacco di panico è un episodio in cui si verificano almeno quattro dei seguenti sintomi: battito accelerato (sopra i centoventi-centotrenta battiti al minuto), sudorazione o brividi, nausea intensa, senso di soffocamento, derealizzazione (quindi perdita di contatto con la realtà che ci circonda), paura di impazzire e di morire e la perdita totale del controllo.
L’attacco di panico è molto più raro di quanto si pensi: a volte l’ansia acuta viene confusa con l’attacco di panico, ma l’attacco vero arriva all’improvviso, anzi, solitamente in momenti neutri, anche senza minacce imminenti (seduti sul divano, in camera a leggere ecc…), non ha ragioni facilmente visibili come l’ansia. La persona vittima di un attacco di panico ha davvero l’impressione di impazzire o di morire. Nella vita di una persona può esserci un attacco di panico, possono essercene più alla settimana, dipende. Nel caso di una frequenza eccessiva si parla di disturbo di panico, ma altrimenti è solo un attacco: arriva, sconquassa tutto, e ti fa sentire senza il minimo controllo.
Normalmente raggiunge il suo apice in una decina di minuti, poi piano piano va a scemare.
L’attacco di panico è un pericolo percepito dal nostro corpo ancora prima che dalla nostra mente.
Si conclude qui la nostra intervista. Ricordo a tutti i lettori che la dottoressa Generani è sempre disponibile via e-mail per prenotare un appuntamento, in cui parlare di ansia, ma anche di tutto quello di cui voi doveste avere bisogno.
Nuove dal Caffè letterario
di Isacco Speroni - 7 marzo 2023
Il Caffè letterario è una realtà all'interno della nostra scuola che pochi conoscono. Ma tra i vari gruppi di studenti e professori che in questa scuola si occupano di coltivare le loro passioni è certamente uno dei migliori. In fondo non è forse la lettura uno dei primi momenti in cui l'uomo apprende qualcosa di significativo? Abbiamo quindi intervistato Fedra Macchi di 3a DL, e la prof. De Napoli, entrambe frequentatrici del caffè.
Prima di parlare propriamente dell’ultimo libro che avete letto, di cosa si occupa il Caffè letterario?
Fedra Macchi:
Il Caffè letterario è una sorta di “club del libro”, in cui si riuniscono sia studenti, sia professori; le prof di riferimento sono la prof. Torreggiani, la prof. Iotti e la prof. De Napoli, che insegnano tutte e tre lettere. Durante gli incontri loro propongono dei libri, che noi dobbiamo leggere nel lasso di tempo che intercorre tra un incontro e l'altro. Poi nell'incontro successivo andiamo a commentarlo e a condividere con gli altri membri le nostre opinioni, le frasi che ci sono sembrate significative, e tutto quanto possiamo aver notato, sia in positivo che in negativo, in una discussione molto partecipata.
Ecco cosa risponde alla stessa domanda la prof De Napoli:
Ci piace definire il Caffè letterario più che come un progetto come uno spazio aperto, uno spazio di confronto. Diciamo pure che il Caffè letterario è un’occasione per chi ama la lettura di confrontarsi con persone che sono mosse dalla stessa passione per le storie, per le parole e che sentono l’esigenza di condividere tutte le riflessioni e le emozioni che leggere è in grado di suscitare. Per cui abbiamo una serie di appuntamenti fissi durante i quali si discute di un libro che abbiamo letto, e che è stato scelto da noi moderatrici. (In questo caso più che insegnanti ci piace definirci così…). Ci incontriamo qui a scuola, nel pomeriggio: parliamo, ridiamo, ci emozioniamo, ci scambiamo consigli e qualche volta bigliettini da custodire con cura, che riportano citazioni dei libri che abbiamo letto.
Qualche titolo di cui avete discusso o discuterete?
Fedra Macchi:
Quello che abbiamo recensito durante l'ultimo incontro s'intitola “Mia nonna saluta e chiede scusa”, dell'autore svedese Fredrik Backman. Quello che stiamo leggendo adesso invece è “Fiore di roccia”, di Ilaria Tuti, ambientato durante la Grande Guerra. Se qualcuno degli studenti o degli insegnanti del Liceo, che non fa ancora parte del gruppo, lo ha letto e volesse unirsi a noi, ovviamente può farlo.
C'è un criterio nella scelta del libro o meno?
Prof. De Napoli:
Noi moderatrici cerchiamo innanzitutto delle storie che possano suggerire degli spunti di riflessione importanti e di dare spazio agli autori contemporanei, quelli che generalmente non vengono trattati durante le ore di lezione a scuola. Inoltre scegliamo libri di generi anche molto diversi tra loro, in modo da venire incontro ai gusti di più persone ma anche di offrire l’occasione di sperimentare, di leggere qualcosa che altrimenti non si sarebbe scelto di leggere. Siamo convinte che alcune delle migliori storie si scoprano così
Solitamente quelli che leggete sono libri abbastanza conosciuti o sono qualcosa che potremmo dire più “di nicchia”?
Fedra Macchi:
Riguardo al primo non so quante copie abbia venduto: io però onestamente non lo conoscevo. So invece che è stato abbastanza di successo quello che stiamo leggendo ora. Lo avevo già sentito citare, e ne avevo letto il titolo su vari giornali, per cui già ne ero a conoscenza. Credo che sia un po' meno di nicchia rispetto a “Mia nonna saluta e chiede scusa”.
La risposta della prof De Napoli amplia quella di Fedra:
Entrambe le cose. Proprio per quello che dicevamo prima. L’importante è che il libro parli di qualcosa di significativo. Una delle cose belle che accadono durante i nostri incontri è che si parte discutendo del libro, ma inevitabilmente si finisce con il fare collegamenti alle altre storie che ognuno ha letto, si riesce così a compilare liste di libri che varrebbe la pena di leggere. E queste liste possono davvero contenere di tutto: dal classico al best seller, al libro edito dalla piccola casa editrice e che quasi nessuno conosce. Il potere dei libri: raccontano una storia, ma parlano di tanto, tanto di più…
L'ultimo libro è piaciuto a voi del caffè?
Sì, mi sembra proprio che in generale sia piaciuto. Ci sono state tuttavia alcune perplessità sullo stile: alcuni hanno evidenziato il cambio frequente della focalizzazione che può spiazzare il lettore, altri il linguaggio, che, adattandosi al personaggio principale (una ragazzina di 12 anni) risulta a tratti molto semplice. Personalmente ho apprezzato molto il libro, proprio per questo modo di scrivere, perché contribuisce a rendere coerente il racconto, e la protagonista risulta così credibile e ben caratterizzata.
Anche qui la prof De Napoli amplia, ma in fondo conferma la risposta:
Sì, sono piaciuti, ma ovviamente anche qui occorre fare una piccola precisazione.
Il gruppo è molto variegato in fatto di gusti, ma quando i libri parlano di qualcosa di importante e lo fanno con ironia, brio, leggerezza, delicatezza, quasi sempre mettono d’accordo tutti.
È impossibile dire che lo stesso libro sia piaciuto a tutti allo stesso modo, forse è successo solo per Oliva Denaro di Viola Ardone, letto lo scorso anno, ma di certo i libri che proponiamo sono sempre molto apprezzati e questo anche grazie al confronto tra i partecipanti all’incontro.
Spesso accade che lo sguardo e le parole dell’altro sulla storia mettano in luce particolari che non si erano notati, che ci si aiuti a riconoscere il valore dei messaggi veicolati dallo scrittore. Il Caffè letterario arricchisce l’esperienza della lettura, che da attività individuale diventa così un’esperienza partecipata e collettiva.
Abbiamo notato che tutti ci affezioniamo molto ai personaggi, a prescindere della storia, che si finisce per parlarne con affetto e rispetto, proprio come se fossero persone in carne e ossa. Certo capita anche che qualcuno di loro ci infastidisca o addirittura ci irriti. Una cosa è certa, finiscono per essere parte del gruppo anche loro.
Ecco il caffè letterario è proprio uno spazio in cui c’è posto per tutti.
Il consiglio mio e di tutta la redazione è di prendere parte a questo gruppo. Può veramente rappresentare per un lettore la possibilità di riuscire ad acquisire un metodo in grado di rendere più significative le nostre esperienze di lettura e magari di riuscire a comprendere più in profondità ciò che il nostro autore preferito ha voluto nascondere tra le righe, perché in fondo già lo sappiamo: un libro ci parla anche di ciò che non dice e molta della sua bellezza, forse, sta proprio in questo.
Crespi fashion-week
di Alberto Vigorito - 22 febbraio 2023
Da quando sono in questa scuola, una o anche più volte all’anno è sempre arrivato il messaggio che ci spiegava i temi. Vi starete chiedendo che temi… partiamo dal principio.
Gli anni passati era nota come “Spirit Week”, quest’anno, invece, l’abbiamo chiamata “Fashion-Week”. Ma in cosa consiste esattamente? Avete mai partecipato ad una festa a tema? Ecco, per una settimana intera il Liceo Crespi ospita una specie di festa a tema, ovviamente una ogni giorno. Quest’anno la grande festa è durata dal 13 al 18 febbraio e i temi erano: “Boomer day”, “San Valentino”, “Coppie”, “Film e Cartoni”, “Cantante spotify” e “College”, quindi ogni giorno ci si vestiva inerenti alla tematica proposta, ovviamente senza obblighi, partecipa solo chi vuole. E soprattutto non si deve per forza partecipare a tutte le giornate a tema, si possono scegliere quelle che si preferiscono, quindi non andate nel panico se nel vostro armadio non trovate niente di rosso da indossare per la giornata a tema “San Valentino”, d’altronde se il rosso non è in palette!! Scherzi a parte, questo è per dire a chi magari è al suo primo anno di superiori ed era la prima volta che sentiva parlare di questa “Fashion-Week” e non sapeva minimamente come vestirsi, di stare tranquillo perché ci saranno molte altre fashion-week ad aspettarlo.
È stato un evento molto richiesto, infatti l’unica domanda delle scorse settimane era proprio “ma la spirit week quando si fa?” e così le nostre rappresentanti hanno organizzato tutto. Come sempre c’è stato spazio per ogni singolo studente che ha potuto proporre un tema e le proposte sono state talmente tante che, ovviamente, non si poteva soddisfare tutte, ma ci hanno promesso che ci saranno altre occasioni.
Questi eventi ricordano che la scuola non è solamente un edificio nel quale andiamo per imparare nozioni che appena torniamo a casa già ci siamo dimenticati, ma la scuola è e deve essere un posto sicuro, in cui ognuno si senta accolto, in cui non solo regna la serietà, ma anche l’allegria e le risate, perché basta un pizzico di felicità e spensieratezza per rendere non solo lo studio più piacevole, ma anche e soprattutto la scuola un posto più caldo e accogliente, e come fare, se non con eventi come questi?
Anche questa “fashion-Week” è andata... ci risentiamo alla prossima!
Homo fui, HOMO SUM et homo ero
di Alberto Corolli - 20 febbraio 2023
S. Poles, M. Bettini e A. Corolli
Foto di D. Ferré
M.T. Messina e M. Bettini
Foto di C. De Napoli
Classe 1947, toscano. Maurizio Bettini, professore ordinario di filologia greca e latina presso l’ateneo senese, al giorno d’oggi, è considerato uno dei massimi esperti di antropologia del mondo antico. Nel 1986 fonda il centro interdipartimentale di studi antropologici sulla cultura antica dell’Università di Siena, meglio conosciuto come AMA (Antropologia del Mondo Antico). Il suo approccio alla cultura classica costituisce un elemento di innovazione negli studi del settore, le sue ricerche fanno ricorso ai metodi della filologia classica e della linguistica storica. È stato ospite nella nostra scuola in occasione degli eventi celebrativi per il centenario, il 26 gennaio scorso.
Come si è avvicinato al mondo dell'antropologia? E perché ne è tanto affascinato?
Non è nel percorso normale, di un filologo classico, il passare all’antropologia, perché ai miei tempi erano due discipline profondamente separate e, anche ora, persiste una certa ostilità nei confronti di queste discipline, da parte di alcuni classicisti. Io mi ci sono avvicinato tramite la linguistica, in particolare tramite gli studi di Émile Benveniste, il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, e anche tramite quella che, negli anni Settanta, era considerata una “Vogue” culturale, l’antropologia di Claude Lévi-Strauss. Questi erano personaggi di libreria e quello che più mi attrasse era questa apertura verso un mondo altro; quindi con un altro amico e collega, Alberto Borghini, intraprendemmo questa strada che però passava sempre dall'analisi delle parole.
La storia dell'umanità sembra essere una storia di parole; talvolta, con il passare dei secoli, esse, lette da civiltà ormai molto diverse, vengono reinterpretate o anche propriamente distorte rispetto al significato originario. Fino a che punto la mentalità di un popolo rifluisce sulle sue parole?
Sì. A differenza dell’opera letteraria che riflette inevitabilmente anche le opinioni e i punti di vista di un determinato autore, la parola singola è un bene comune condiviso un po' da tutte le classi sociali e i gruppi culturali, quindi è uno specchio un po' più fedele delle linee generali di una cultura. Qualora dovessimo prendere in esame “De Brevitate vitae” di Seneca, rispecchierebbe la visione della vita che ha Seneca. Se invece dovessimo prendere una parola come αἰών, facendo un parallelismo con il latino e con il sanscrito, per esempio, riuscirei ad avere una visione più approfondita riguardo il significato della vita, indipendentemente dalle ricostruzioni filosofiche specifiche di un autore.
Alla luce dei suoi studi e dei fatti che stanno avvenendo nel mondo in questo particolare periodo storico, come si sente di definire l'uomo? E che previsione ha per il futuro?
Mi sento di dire che l’uomo è come l’abbiamo sempre conosciuto, non lo vedo molto diverso, se non per aspetti secondari. E il futuro? Su questo ho un'opinione un po' pessimistica. La nostra è una società estremamente piatta e fissata sul presente, si comunica solo con i propri contemporanei, cioè si comunica con i propri pari, con coloro che appartengono al nostro stesso tempo. Non si comunica quasi più con il passato, il che corrisponde anche alla decadenza del libro. L'approfondimento del passato che per secoli è stato raccontato nella cultura, oggi lo è sempre meno. Io credo che questa mancanza di comunicazione con il passato corrisponda anche all'incapacità di presentarsi al futuro, perché comunque siamo sempre proiettati sul presente. Io parlo con te e con lui [indicando i presenti, n.d.r.] e con nessun altro. Secondo me l’essere disabituati a dimensioni differenti sarà un problema anche nell’interfacciarsi col futuro.
Quindi non si arriverà mai ad un momento in cui l'uomo smetterà di combattere e annienterà questa indole di sopraffazione?
No. Anche perché forse quell’indole è ancora più forte nell’uomo, che non a caso è una specie che si è imposta su tutte le altre. Quindi questo fatto significa che l’uomo cela un’indole violenta, perciò io non credo avverrà mai tale cambiamento.
Il prof. Maurizio Bettini, oltre ad averci affidato la sua personale visione del futuro, ci ha trasmesso tutta la passione che, nel corso della sua carriera, ha animato la sua vita.
Si percepisce quanto sia preoccupato per noi giovani, nei confronti di un futuro incerto e che si prospetta assai complicato e difficile. Ci ha invitato a lavorare duro affinché il mondo in cui vivranno i nostri figli possa essere migliore.
La tomba dell’uomo è il non sapere; forse, quello che lo contraddistingue da tutte le altre specie viventi, quel qualcosa in più rispetto agli altri, è il senso di curiosità, di scoprire sempre qualcosa di nuovo: quella scheggia di infinito che ognuno di noi si porta nel cuore e che contribuirà sempre a far mutare l’uomo silenziosamente, nel bene e nel male; cambiando, in base alle esigenze, ma senza mai variare la sua reale essenza.
Martinitt e stelline
di Alice Vigorito - 11 febbraio 2023
Foto di Alice Vigorito
Sicuramente non sono l’unica che ha pensato almeno una volta nella sua vita di voler accedere ad archivi di documenti antichi, sfogliarli e ricostruire la vita di persone che neanche conosce.
Ecco, la professoressa Goggi, che insegna storia dell’arte, ha proposto a me e ad altri compagni un’attività che prevede proprio ciò che ho citato prima. Ovviamente ho colto al volo quest’occasione e il 9 gennaio mi sono ritrovata catapultata in Corso Magenta a Milano, dove si trova il museo “Martinitt”. Ho trascorso una settimana lavorativa, 5 giorni, a sfogliare i fascicoli degli orfani che hanno soggiornato all’interno dell’orfanotrofio negli gli anni che vanno dal 1932 al 1953 (non abbiamo potuto visionare i fascicoli degli orfani più giovani e vicini a noi per questioni di privacy).
È difficile spiegare cosa si provi ad acquisire tutti quei dati estremamente sensibili di una persona che non si conosce e che ha vissuto un’infanzia completamente diversa da quella della maggior parte di noi, sia per il contesto storico sia per la situazione familiare. È difficile spiegare cosa si provi a ricostruire la vita di questi orfani che a 6 anni, i più piccoli, sono entrati all’interno dell’Istituto e sono usciti a 21, i più grandi, senza sapere davvero che cosa fosse la vita al di fuori dell’orfanotrofio perché all’interno di questo vi era un mondo completamente diverso.
Abbiamo avuto anche la possibilità di intervistare degli ex-Martinitt che ci hanno raccontato cosa volesse dire vivere in un orfanotrofio, cosa volesse dire entrare in un piccolo paesino circondati da altri bimbi che loro definiscono “uguali a noi”, per la situazione familiare, cosa volesse dire dover stare a delle regole rigide e cosa volesse dire rientrare nel mondo “reale” al quale non si è abituati al termine del soggiorno in orfanotrofio.
Le emozioni provate sono davvero tante, a partire dalla felicità in quanto mi sono divertita molto a leggere le note che gli orfani prendevano, perché nel fascicolo oltre al certificato di nascita, un documento che attesta la povertà della famiglia, il certificato di morte del padre o madre, vi erano anche tutti i documenti che riguardavano il percorso scolastico di ogni bambino: le pagelle, le note… Ma ovviamente c’è stato spazio anche per la tristezza: alcuni bambini hanno vissuto un’esperienza globalmente positiva, altri, purtroppo, un’esperienza negativa.
Questo è emerso durante le interviste nelle quali sono stati esposti, appunto, anche dei ricordi negativi, riguardo soprattutto a punizioni che hanno dovuto subire. Sicuramente anche le motivazioni per le quali questi bambini sono finiti in orfanotrofio mettono molta tristezza, soprattutto quando ho visto storie di bambini orfani e abbandonati dall’altro genitore ancora in vita. E come non citare il nervosismo nel leggere che la madre di un orfano è stata incarcerata per cinque anni e sei mesi perché aveva aiutato un’altra donna ad abortire. Un turbine di emozioni complicato da spiegare, ma che ho avuto la fortuna di provare.
Presenting Jasa
di Isacco Speroni - 7 febbraio 2023
Foto di Laura Fontana
È una figura conosciuta all'interno della nostra scuola. Jacopo Agliati, in arte Jasa, 5^AC. Si è esibito in occasione dei Ludi Crespiani di quest'anno, sia da singolo che in band, ma nonostante il suo indubbio successo, almeno all'interno delle mura del nostro liceo, il nostro rapper non ha mai ricevuto un'intervista singola, a tutto tondo.
Ho quindi cercato di rimediare. Una volta presi i contatti e accordatici, lo raggiungo fuori da scuola un mercoledì, dopo la campanella delle due. Mi rivela che questa è, appunto, la prima intervista diretta soltanto a lui, ma non è affatto a disagio di fronte alle mie domande. È un ragazzo spigliato, senza maschere, come un qualsiasi ragazzo della nostra età.
Come e perché hai iniziato a scrivere brani?
Ho iniziato tanto tempo fa, ma senza un vero perché. Con mio cugino, nel 2015, a undici anni, ci siamo messi a comporre qualche pezzo rap, semplicemente per divertirci, e poi, sempre per caso, ho continuato, e quando mi ispira lo scrivo.
Quanto impieghi a comporre un brano?
Varia veramente tanto, a volte in un mese e mezzo è finito, altre volte in un mese e mezzo è ancora a metà.
Sono stupito, e chiedo chiarimenti.
Con anche la base?
Sì, sì, a volte tutto in un pomeriggio. Per esempio il mio ultimo, “Quartier”, l'ho finito in un pomeriggio soltanto: testo, base, mix, entro sera era tutto completo. Altri pezzi invece hanno bisogno di molto più tempo per essere a punto.
Non posso fare a meno di complimentarmi prima di porre la mia domanda seguente.
Intendi far diventare questa tua attività qualcosa di più che una semplice passione?
Sì, anzi, in realtà è già qualcosa di più. Pian piano gli ascolti salgono, e questo poi ti fa anche andare avanti.
Hai mai pensato a una collaborazione con qualche altro artista?
Sì. Ne dico tre: uno italiano è Ketama 126, uno francese è La Fève, e americano invece Kanye West. Qualcuno mi dà dell'illuso, ma sinceramente non vedo perché non possa pensare alle collaborazioni che voglio. Ne ho fatte anche alcune con artisti emergenti, ma non le ho pubblicate perché per ora ho fatto uscire brani soltanto miei.
Dei brani che hai composto finora, qual è il tuo preferito?
Il prossimo, sempre il prossimo. Per forza. Deve sempre piacermi più di quelli di prima, altrimenti non riesco a pubblicarlo.
Sul tuo ultimo brano, puoi dirci perché l'hai composto?
In realtà non c'è un vero motivo. Spesso scrivo totalmente a caso, senza un perché. Anzi, ultimamente scrivo tutti i giorni. Addirittura Quartier non l'ho composta veramente scrivendola, perché spesso faccio i pezzi ma freestyle, magari registro una frase, registro subito quella dopo, senza scrivere veramente il testo. Quartier poi riguarda la riscoperta della solitudine, in senso positivo; riuscire a riapprezzarla dopo molto tempo in cui non eri riuscito.
Ci salutiamo amichevolmente l'intervista è finita. Mi ha fatto riflettere, e spero faccia lo stesso effetto anche a te, lettore o lettrice.
Terza media e superiori: il temibile passaggio
di Alessia Trotti - 19 gennaio 2023Ormai siamo circa a metà gennaio e molti studenti stanno effettuando l’iscrizione alle scuole superiori. Tra pochi mesi per i “ragazzi grandi” delle scuole secondarie di primo grado inizierà una nuova avventura. Tuttavia prima bisogna finire l’anno e superare gli spaventosi esami di Stato a giugno. Inoltre, come sarà la nuova scuola? Sarà quella giusta per me, oppure dovrò cambiare? E i miei compagni? Mi saranno simpatici? Per non parlare delle paure legate ai professori, che tutti spesso descrivono come spietati. Questo periodo di cambiamento è spesso fonte di incertezze e molti ragazzi non riescono a cogliere appieno la bellezza dell’attesa, data la paura per il futuro.
Ebbene, in questo articolo, vi racconterò la mia esperienza, dimostrando che il “temibile passaggio” tra scuole medie e superiori non è così terribile dopotutto!
Io sono una studentessa del primo anno del liceo classico e devo ammettere che anche io ero molto spaventata e avevo tantissimi dubbi. Infatti ho impiegato circa tre mesi a compiere la mia scelta e, solo alla fine, ho scelto il Liceo Classico Crespi.
Prima di tutto ho dovuto fare i conti con il giudizio altrui, poiché da sempre lo stereotipo del classico è quello di essere la scuola più difficile è inutile.
Vi do un consiglio: qualsiasi cosa scegliate, dovete farlo sia col cuore che con la testa e non fatevi abbattere dalle critiche, poiché sta a voi decidere quale sia la scuola giusta. Tuttavia, non rifiutate i consigli di chi vi sta accanto, specialmente dei professori e il loro consiglio orientativo.
Come disse la mia vecchia insegnante di italiano: “Se ci dovete sbattere la testa, sbattetela da soli”.
Dopo aver effettuato la scelta, la paura più grande sono gli esami. Io ricordo che faticavo ad addormentarmi all’idea di dover parlare di fronte ai miei professori oppure al pensiero degli scritti (matematica è sempre stata un po’ la mia acerrima nemica). E mi arrabbiavo se qualcuno mi diceva che erano facili e di non preoccuparmi, perché spesso gli adulti non prendono sul serio le ansie di noi ragazzi all’ultimo anno di medie. Però, per quanto possa essere difficile, fidatevi di qualcuno che ha sostenuto gli esami meno di un anno fa e che è ansiosa di natura: dategli il giusto peso, non prendeteli sotto gamba, ma non fatevi assalire dall’ansia. Certo, un pizzico ne serve sempre, perché è poi quella che alla fine ti fa lavorare bene, ma non stressatevi la notte sugli esami. Posso dire che i miei vecchi professori hanno fatto di tutto per metterci a nostro agio e quando potevano ci davano delle dritte.
Dopo le vacanze e la meritata pausa estiva, torna settembre e, con lui, le paure...
C’è chi ha scelto di stare con un amico conosciuto alle medie o prima, e anche chi, da vero temerario, decide di lanciarsi in questa avventura da solo. Io faccio parte della seconda categoria.
E anche io ero molto agitata il 12 settembre, perché non sapevo chi avrei avuto in classe. Certo, il Liceo Crespi offre il progetto della Peer Education (che consiglio vivamente, poiché lì ho conosciuto delle persone a cui ora tengo tantissimo), ma non conoscevo quasi nessuno della mia attuale classe. Ora posso dire, dopo circa cinque mesi con i miei compagni, che nutrivo riserve insensate nei loro riguardi. Ricordate che non state andando in mezzo ad una giungla piena di mostri, ma in una nuova classe piena di ragazzi e ragazze che alla fine, in fondo, hanno nutrito i vostri stessi timori. Altro motivo di preoccupazione sono i professori, che solitamente hanno la fama di essere severi, rigidi. Bene, facciamo crollare questi miti. Nessun professore, fidatevi, vorrà mai il vostro male. Il loro ruolo è spronarvi a crescere, quindi se a volte sono molto esigenti è per questo motivo. Solo, cercate di capire il loro modo di insegnare e cosa chiedono, poiché ovviamente non sono i professori che avevate alle medie, non vi conoscono, ma non fatevi problemi: sono sicura che diventeranno presto un punto di riferimento.
Infine, che dire riguardo alla paura del voto e all’eccessivo carico di studio. Ora, so bene che lo avrete già sentito ripetere molte volte, ma non date peso al voto. Se un vostro compagno prende 9 e voi 8 non demoralizzatevi, non è un giudizio alle vostre capacità! Ovviamente, il carico di studio è diverso. Poi è anche una cosa soggettiva, c’è chi è abituato a studiare dalla mattina alla sera e invece chi viene sconvolto dal primo impatto. Però non preoccupatevi: se avete fatto la scelta giusta sarete destabilizzati solo all'inizio, poi “si ingrana”.
Spero che dopo aver letto questo articolo le vostre paure si siano placate, almeno un po’. Ora posso solo augurarvi un buon proseguimento con gli studi che deciderete di affrontare e ricordatevi che, molto spesso, è la paura che ci ferma dal compiere delle scelte, ma l’importante è riuscire ad affrontarla.
Il "museo al Liceo" Daniele Crespi
di Isacco Speroni - 17 gennaio 2023Abbiamo tutti notato le teche che da qualche mese ci tengono compagnia, e forse ci incuriosiscono nei corridoi del piano terra della sede centrale del liceo. Era uscita poi una circolare sul progetto “Il museo al Liceo”, che però chiariva poco o nulla sul tema, e abbiamo quindi deciso di intervistare uno dei referenti del progetto, il prof. Luca Belotti, per cercare di fare chiarezza, e magari di incuriosire i lettori.
Da cosa è nato il progetto scuola museo?
È un progetto nato grazie ad una donazione effettuata dal signor Rivolta. Il signor Rivolta è stato uno studente del Crespi, mentre suo padre era un collezionista, amante di tutto ciò che poteva essere catalogato, archiviato, studiato… in questo caso fossili e minerali. Il padre usciva la domenica con un gruppo di amici, bustocchi, ed effettuava delle ricerche fossilifere e mineralogiche in tutto il nord e centro Italia, ma si è recato anche all’estero. Ha raccolto in circa vent’anni migliaia e migliaia di reperti, che catalogava di sera nel suo studio. Difatti abbiamo un catalogo ben preciso con numero di archiviazione, nome scientifico, quindi nomenclatura binomiale per quanto riguarda fossili animali e vegetali, e formula chimica e nome chimico per quanto riguarda i minerali. Tutto era classificato e archiviato in vetrine opportunamente predisposte e costruite da lui. Nell’arco degli anni ha veramente raccolto migliaia e migliaia di reperti.
Sarà poi possibile capire per ogni oggetto l’origine e una eventuale storia?
Sì: oltre al rifacimento delle vetrine contenenti i reperti come erano stati archiviati dal signor Rivolta senior, il progetto prevede la creazione di un supporto multimediale: quindi un sito realizzato ad hoc, suddiviso in pagine: nel sito tutti gli utenti avranno la possibilità di informarsi sulla tipologia di fossile e di minerale, leggerne le caratteristiche, quindi trovare delle schede predisposte, trovare degli aneddoti e delle storie; il sito prevede anche una sorta di “memoriale” della vita del signor Rivolta senior con tutte le sue uscite sul territorio, la relativa compagnia bustocca naturalistica, la storia della sua vita… Nel sito sarà presente una serie di schede di approfondimento, e ci sarà anche un personaggio che è stato scelto dai primi ragazzi che hanno partecipato al progetto, ossia il pesce palla fossile che abbiamo in una vetrina, che dovrebbe condurre l’utente nel sito. Sulle vetrine saranno poi disposti opportuni QR code, che rimanderanno al sito e rimanderanno anche a podcast, immagini, realtà virtuali e realtà aumentate, proprio per coinvolgere il più possibile l’utente. Noi infatti lo chiamiamo museo al liceo, perché è vero che è all’interno dell’istituto, ma deve diventare poi aperto alla cittadinanza.
Il progetto è anche applicabile alle teche con i vecchi materiali scientifici del Crespi?
Esattamente: in realtà il progetto era nato da quello. Prima della pandemia era nato un progetto che aveva un risvolto fortemente manageriale, perché ai ragazzi era stato chiesto di progettare il museo, definire cosa un museo moderno dovesse avere o non avere, come influenzare l’opinione pubblica attraverso il museo e come attirare gli utenti all’interno del museo stesso. Per cui si prevedeva, ed è ancora previsto all’interno di questo macroprogetto, la classificazione e l’archiviazione dei materiali di fisica e di scienze presenti all’interno di queste teche che purtroppo per adesso sono messi un po’ alla rinfusa. L’idea è proprio quella di fare uno studio su questi materiali, soprattutto sugli strumenti scientifici di fisica adatti alla misurazione di vari fenomeni, alcuni dei quali sono anche molto rari. Per cui bisogna togliere tutto dagli armadi, e creare, a seconda delle tipologie di esperimenti e misurazioni che questi strumenti permettevano, e permettono tuttora di compiere, degli archivi monotematici con descrizione, un po’ sulla falsariga dell’altro progetto. Però poi è subentrata la collezione, che aveva la priorità, perché dovevamo liberare la casa in cui era allestita.
Lei invece cosa pensa di questo museo?
L’idea di creare un museo a scuola, di strumenti e di materiale scientifico in un liceo che scientifico non è, mi fa chiaramente spalancare un portone. E appassiona anche un po’ i ragazzi, perché ho già visto degli studenti e dei genitori si soffermano davanti alle teche, alcune delle quali per adesso risultano predisposte ma non al completo: manca il codice, manca il riferimento al sito…
Io mi immagino che tutto questo sarà allestito in qualcosa di buono tra due anni, perché il lavoro è oggettivamente tanto, perché non si tratta solo di trasportare il materiale: questo è stato prelevato dalla casa, ma non in modo casuale: ogni vetrina è stata fotografata, ogni oggetto è stato fotografato sul piano in cui si trovava, sono stati poi catalogati all’interno di sacchetti e ogni sacchetto aveva un codice, perché possiamo poi riallestire le vetrine come le aveva allestite il signor Rivolta. C’è stata un’opera di analisi scientifica del sistema di classificazione operato “a monte”, per poi poterlo riproporre “a valle”. Per cui noi dobbiamo fare tutto questo, però poi bisogna rendere il museo qualcosa di molto moderno e accessibile. L’idea è anche di creare dei diorami: alcuni ragazzi stanno creando questi finti paesaggi, come sfondo delle teche, per creare l’ambiente in cui questi minerali o fossili sono stati trovati; poi anche delle schede descrittive, dei cartelli, dei video, lavorare anche con dei visori per realtà virtuale: il lavoro è tantissimo, ma ci vedo veramente una possibilità di applicazione di tecnologia, arte, scienze, Italiano per i testi, Latino, per la nomenclatura binomiale ma non solo, magari anche Greco. Per me è uno dei progetti più belli realizzati fino ad ora.
Vediamo quindi che il prof è molto speranzoso al riguardo di quello che può essere un progetto veramente interessante: speriamo che sia veramente l’occasione di valorizzare ciò che è materiale interessantissimo, sia quello delle collezioni Rivolta sia quello del liceo scientifico, per poter in pratica salvare tutto ciò che ha un valore culturale, che possiamo considerare come la vera missione del nostro Liceo Crespi.
Foto di Marcella Colombo
Foto di Andrea Gallazzi
Foto di Andrea Gallazzi
Foto di Marcella Colombo
Foto di Andrea Gallazzi
I Ludi Crespiani - Le interviste
22 Dicembre: le vacanze di Natale sono ormai alle porte e, per salutare il primo trimestre, gli studenti del Liceo Crespi hanno avuto l'occasione di dare spettacolo al Cinema Teatro Manzoni in un emozionante evento che ha coinvolto centinaia di persone, siano esse spettatori, organizzatori o talentuosi, che hanno voluto trasmettere le proprie passioni esibendosi sul palco.
L'evento è stato organizzato dalle rappresentanti di Istituto che, lavorando insieme, sono riuscite a metterlo in piedi efficientemente. Ho avuto anche l'occasione di intervistarle, ma ci arriveremo dopo!
Come inviato, sono stato dietro le quinte per intervistare i presenti. Ho fatto domande sia a persone che attendevano di esibirsi che a persone che si erano già esibite.
La prima intervista è stata alle due cantanti Giovanna Loquercio e Elena Lorenzi, che attendevano di esibirsi insieme:
Pensate di esservi preparate bene per l'esibizione?
"Beh sì, ci stiamo preparando da circa un anno insieme"
"Ieri abbiamo fatto le prove e sono state soddisfacenti, quindi crediamo che andrà bene"
Avete fiducia in voi e vi sentite sicure o siete in ansia?
"Allora, un po' di agitazione c'è sempre, però non troppa"
"Io ho molta fiducia perché è una canzone che canto da tanto tempo, e ho comunque aspettato molto questo momento"
La tua esibizione riflette una tua passione quasi professionale che pratichi nella vita di tutti i giorni o è semplicemente una cosa che ti piace fare?
"Allora, per me è una cosa che pratico tutti i giorni anche nel piccolo ma che comunque faccio sempre anche senza accorgermene, ed è come una passione"
"Anche per me è una passione che esercito da un molto tempo, diciamo che non è una cosa che vorrei fare a livello professionale ma è una cosa che mi appassiona tanto perché mi fa sentire bene farlo"
Vi siete fatte aiutare durante la preparazione?
"Io sì, mi sono fatta aiutare da genitori, amici, e comunque persone che mi sentivano e mi hanno aiutato"
"Io sinceramente no perché l'ho sempre provata da sola, però qualche volta facevo venire qualche amico a casa per darmi un parere, ma non è stato un aiuto a livello professionale"
Pensi che sarà un'esperienza divertente?
"Sì, credo lo sarà perché, anche se va male, spero comunque di divertirmi"
"Anche io penso che sarà un'esperienza divertente perché canto davanti alla mia classe, e sarà emozionante perché tengo ai miei compagni"
Passiamo alle interviste a chi si era già esibito; ecco a voi quella fatta ad Alice Severini, che ha cantato il brano The Thousand Years, di Cristina Perri:
Come pensi di essere andata?
"Penso abbastanza bene, ero un po' tesa"
La preparazione è stata sufficiente?
"Io ieri mi sono presentata in aula magna per le prove ma sono dovuta andare via, non ero prontissima. Ho fatto anche altre prove a casa"
Dicci qualcosa del brano che hai cantato.
"Dunque, è una canzone che ho scelto all'ultimo momento, ed è molto importante per me perché è una canzone che piace un sacco a una delle mie migliori amiche a cui sono legata"
Hai avuto delle difficoltà durante la performance?
"Solo un po' di imbarazzo e difficoltà tecniche, però è andata bene"
Esibirsi è stato bello?
"Molto, è un'emozione che non si può spiegare"
Alice Severini
Alice Severini
Ho avuto poi l’occasione di intervistare la giovane band composta da Mattia Casadei, Jasa, Marco Chiarelli e Gabriele Sculco, quartetto che si è esibito suonando il brano Nuvole, composto da loro. Hanno anche raccontato di com’è nato il loro pezzo:
Come pensate di essere andati?
“Io dico molto molto bene, possiamo andare meglio”
“Bene ma si poteva andare meglio, siamo molto soddisfatti”
La preparazione è stata sufficiente?
“Sì, abbiamo passato giorni a esercitarci, ci vedevamo spesso”
Diteci qualcosa del vostro brano, anche com'è nato.
“Si intitola Nuvole. Era un mercoledì, eravamo in aula magna dopo scuola, a Mattia e Jasa ho detto "ho scritto questa cosa". A una certa, Jasa dice "canta!", dandomi il microfono. Non sapevo che scusa inventarmi e ho cominciato a cantare. Ha un po' modificato il ritornello e abbiamo cominciato a registrare col telefono. Poi Mattia ha cominciato a creare una strofa improvvisata; lavorandoci poi è venuta bene”
Avete avuto delle difficoltà durante la performance?
“No, è stato molto divertente ed eravamo presi”
Esibirsi è stato bello?
“È stato bello. Ripeto che se non ci fossimo stati tutti noi, non ce l'avremmo mai fatta”
Mattia Casadei
La giovane band
Passiamo poi al trio composto da Marika Piccolo, Valentina Puricelli e Chiara Tibaldo, che ci ha deliziato con una poesia:
Come pensate di essere andate?
"Spero bene, e spero che si sia capito il significato del testo"
"A parte il microfono, che a quanto pare non era acceso quando ho cominciato la mia parte, spero bene"
La preparazione è stata sufficiente?
"Sì, abbiamo provato molto, ci siamo viste a scuola o la sera per provare, da due mesi"
Diteci qualcosa della poesia che avete recitato, e perché proprio un testo in poesia.
"L'ho scritta io, Valentina. Ho proposto la poesia perché è il modo in cui riesco a esprimermi meglio. Parla di un periodo buio, che però alla fine contiene il messaggio che puoi farcela e puoi vedere la luce anche nel buio se ci provi"
Avete avuto difficoltà nella performance?
"Sì. Avevamo ansia, e c'è stato un problema tecnico con il microfono"
Esibirsi è stato bello?
"Sì, eravamo appunto prese dall'ansia, ma poi siamo riuscite a superarla e siamo soddisfatte di aver portato il significato della poesia agli altri"
Marika Piccolo, Valentina Puricelli e Chiara Tibaldo
Le prossime domande vanno invece ad Aurora Moscato, che davanti a tutti si è esibita danzando sulle note del K-Pop:
Come pensi di essere andata?
"Abbastanza bene, stavo per cadere un po' di volte però comunque tutto sommato non male"
La preparazione è stata sufficiente?
"Secondo me dovevo prepararmi un po' di più sul ritornello, però ci ho passato un mese quindi era più che sufficiente"
Dicci qualcosa del tuo ballo, e perché proprio il ballo?
"Questa era una canzone che mi ha introdotto al genere del k-pop che tutt'ora mi piace. Ho fatto ginnastica ritmica per dieci anni, quindi il ballo mi ha sempre accompagnato durante la vita e quando ho l'occasione di dimostrare cosa posso fare, mi butto. È anche un modo per esprimere come mi sento, indipendentemente dalla canzone o dal ritmo"
Hai avuto delle difficoltà durante la performance?
"In realtà no. Una leggera mancanza di fiato, e a volte ho rischiato di cadere, però nulla di grave"
Esibirsi com'è stato?
"Esibirsi è stato emozionante. Avendolo fatto anche l'anno scorso è stata una grande esperienza. Con il pubblico che continuava ad incitarmi è stato molto bello"
Aurora Moscato
L'attenzione poi va a Gabriele Sculco, parte del quartetto già intervistato, che però si è esibito anche da solista, suonando al violino il brano Stearling:
Come pensi di essere andato?
"Bene. Credo di non aver suonato male, nonostante abbia fatto qualche errorino"
La preparazione è stata sufficiente?
"Sì. Mi sono preparato abbastanza, da un paio di settimane, suonavo nel tempo libero"
Dicci qualcosa del brano che hai suonato.
"È un pezzo di musica particolare; è un intermezzo tra classico e pop"
Hai avuto delle difficoltà durante la performance?
"Ero un po' in ansia. Questa ha causato appunto gli errorini che ho fatto"
Esibirsi è stato bello?
"Sì. Mi piace molto suonare davanti alle persone"
Gabriele Sculco
Oltre agli studenti che si sono esibiti, ho voluto intervistare anche coloro che erano coinvolti più direttamente nell'evento. Per questo, ho fatto domande ad Andrea Carnelli e Marco Cappai, che hanno fatto da presentatori allo spettacolo, ma che hanno svolto un grande ruolo anche nell'organizzazione:
Credete di essere riusciti bene ad organizzare e gestire tutto?
"Sì, siamo riusciti a organizzarlo bene, non è stato facile e c'è molta improvvisazione, ma i ragazzi sono molto bravi e noi siamo come solo un contorno"
È stato difficile fare tutto questo?
"Sì. È stato organizzato anche e soprattutto dalle rappresentanti di Istituto. Bisogna trovare la disponibilità di almeno trenta persone e gli strumenti, e non è facile"
Quanto tempo ci avete messo?
"Per pianificare tutto ci sono voluti un paio di mesi. Soprattutto è stato difficile trovare i tecnici audio, che sono molto costosi"
Avete fatto un buon lavoro di squadra?
"Sì, anche con le rappresentanti, il lavoro di squadra è stato fondamentale per la riuscita del progetto"
Avete qualche commento?
"Abbiamo piacere che La Voce Del Crespi sia qui ad intervistarci perché la libertà dello studente è importante, e vogliamo dire che Ruben Gianzini è il migliore!"
I presentatori
Come già anticipato prima, ho avuto l'opportunità di intervistare le nostre bravissime rappresentanti di Istituto che si sono prese carico della gestione di questa edizione dei Ludi Crespiani che altrimenti non ci sarebbero stati. Quindi, ecco a voi Veronica Ramella, Giulia Fantini, Lucia Reni e Eleonora De Clementi, le principali organizzatrici dello spettacolo:
Credete di essere riuscite bene ad organizzare e gestire tutto?
"Allora, potevamo fare meglio, però dopo un'assemblea che non è andata benissimo, i ritardi, e soprattutto contando che è una prima volta, è andata bene"
È stato difficile fare tutto questo?
"Sì. Abbiamo incontrato molte difficoltà tutte in una volta, abbiamo dovuto contattare un sacco di persone che poi magari per diverse ragioni non sarebbero potute venire, poi serviva il consenso della Preside, senza contare il fatto che i Ludi Crespiani sono stati a ridosso di un altro evento, ed è stato arduo. Ma per fortuna tutte e quattro collaborando e dividendoci il lavoro siamo riuscite a gestirlo"
Quanto tempo ci avete messo?
"Due settimane, iniziando a parlare con la Dirigente anche prima. Una volta ottenuta l'approvazione, ci siamo mobilitate per affittare il teatro e organizzare il resto"
Avete fatto un buon lavoro di squadra?
"Assolutamente sì. È stato anche molto utile avere sia qualcuno in centrale e succursale per raccogliere i fondi necessari"
Avete qualche commento?
"Purtroppo la scaletta e la programmazione non sono andate come volevamo"
"Devo dire che l'organizzazione è stata complicata e molte cose sono state decise all'ultimo. Sono soddisfatta del fatto che molte persone ci siano venute incontro, sia studenti sia professori. Abbiamo finito il primo trimestre, e attendiamo di gestire la seconda parte dell’anno scolastico che sarà più difficile"
Eleonora De Clementi e Giulia Fantini
Questa è la conclusione. È stato veramente bello scrivere questo articolo, ma lo è stato ancora di più andare dietro le quinte dello spettacolo ed esplorarlo. Voglio ringraziare tutti gli organizzatori per aver permesso alla nostra Redazione di introdurci al concerto e di raccontarlo.
Ma soprattutto, grazie a te che hai dedicato il tuo tempo a questa lettura! A presto!
Foto: Laura Fontana
Le tradizioni del Crespi si portano avanti anche quest’anno
Attesissimi dalla maggior parte dei “crespiani” ecco finalmente ritornati i “Ludi”: assemblea studentesca durante la quale emergono i talenti che frequentano il Crespi. Da cantanti a musicisti, da ballerini a scrittori, chiunque voglia mostrarsi per quello che è e che ama fare, sale sul palco del Teatro Manzoni di Busto Arsizio e, fatto un bel respiro, si esibisce davanti alle classi.
I Ludi sono proprio una tradizione del Crespi, pensate che anche durante la pandemia, quando ognuno era chiuso nella propria camera, sono stati fatti in diretta su Instagram: fortunatamente quest’anno abbiamo potuto goderceli dal vivo. Ancora una volta il teatro si è animato con i nostri calorosi applausi e si è illuminato durante le esibizioni dei nostri cantanti e musicisti: le torce dei telefoni si sono accese una dopo l’altra per sostenere i nostri talentuosi compagni. Con la capacità di intrattenere e la padronanza del palco che contraddistinguono i nostri presentatori, Andrea C.i e Gabriele C., abbiamo conosciuto tutti i talenti crespiani 2022-2023.
I nostri cantanti e musicisti ci hanno allietato sia con canzoni italiane che straniere, da Adele a Shawn Mendes, da Marco Mengoni a Lady Gaga, dai Queen ai Kodaline, ma anche canzoni composte dagli stessi studenti. E proprio come in un grande festival, sul palco non sono saliti solo singoli artisti, ma anche giovani band, alcuni studenti si sono esibiti anche più volte, prima singolarmente e poi in gruppo e viceversa. Il palco, come ogni anno, ha dato spazio anche ad altri talenti, come il ballo e la scrittura con i monologhi scritti e interpretati da studenti e studentesse. Come sorpresa finale, dato che Natale si avvicina sempre di più, si sono ritrovati catapultati sul palco anche ex-studenti del Crespi che, però, hanno lasciato un segno sia nella scuola che nei nostri cuori: Francesco C. e Jack G.
Così, purtroppo, si è conclusa questa assemblea che ci ha regalato sorrisi e risate, ma anche lacrime, per la commozione ovviamente…
Assemblee come questa fanno emergere la solidarietà che spesso non si vede per i corridoi perché ognuno è troppo preso dalla materia che deve recuperare o dalla verifica che ha dopo l’intervallo; fanno emergere quello “spirito crespiano” che molti dicono essere sparito in questi anni, ma che forse è solo un po’ nascosto, come i nostri volti sono stati nascosti dalle mascherine per ben tre anni, ma dato che siamo tornati a vedere ognuno il sorriso dell’altro direi che è ora di ritrovare anche quell’unione che ci rendeva umani: oggi è stata la prova che questo spirito c’è, bisogna semplicemente scavare un po’ per ritrovarlo.
Un ringraziamento va sicuramente alle persone senza le quali tutto ciò non sarebbe mai accaduto: in primis alle nostre Rappresentanti d’Istituto, Lucia R., Giulia F., Veronica R. e Eleonora D., ma anche ai nostri talentuosi artisti, Asia C., Jacopo A., Beatrice B., Marianna M., Lucia F., Giovanna L., Gemma P., Nicola P., Gabriele S., Elena L., Mariachiara M., Lorenzo F., Sofia T., Francesca C., Gaia A., Giovanna L., Elena T., Marika P., Chiara T., Giorgio C. e Marco C., Mattia C., Gabriel L., Diego M., Emanuele M., Marco C., Aurora C. e Aurora M., Anna A., Daniele C., Valentina P. e Viola D., e come dimenticare i nostri presentatori e gli ex-Crespiani, ma soprattutto come dimenticare tutti voi, studenti e professori, che avete sostenuto e incoraggiato ogni singolo compagno sul palco?
Continuate a seguirci per entrare dietro le quinte dei Ludi... presto torneremo a parlarne!
“A novembre la città si spense in un istante” e, di questi tempi, potremmo dire che la frase della cantante Giusy Ferreri sia azzeccatissima, ma posso dire che, pur di non rinunciare agli open day che tengono occupati gli studenti nei sabati di novembre, il liceo si accende in un istante, si apre digitalmente.
Eh già, a causa della pandemia non si sono potute aprire le porte della nostra scuola ai ragazzi delle medie, ma è stato creato un sito per presentare gli indirizzi che compongono il nostro liceo. Una cosa è certa: un virus non potrà mai fermare lo spirito crespiano.
Tutte e tre le sezioni del sito hanno in comune una presentazione generale del nostro istituto con un tour virtuale girato dalle ragazze e dai ragazzi di 5aBL, i video sul progetto “ben.essere” e quelli di alcuni docenti che spiegano, ad esempio, lo sport come strumento di conoscenza, nonché l’inimitabile brochure con l’offerta didattica del Crespi.
Le tre pagine hanno, ovviamente, i loro contenuti particolari: Il classico mostra i motivi per studiare la lingua di Omero e quella di Virgilio e le curvature dell’indirizzo, il linguistico presenta le proprie lingue e la loro importanza, le scienze umane fanno vedere come esse possano approfondire la conoscenza dell’Io. I contenuti sono molti di più di quelli citati, non mancano le testimonianze di intere classi, degli studenti e degli ex-crespiani, quelle dei docenti e fotografie delle attività svolte.
Eppure c’era una volta volta un open day dove una ragazza o un ragazzo delle medie entrava dal portone principale in via Carducci, percorreva i corridoi gremiti di famiglie, entrava in aula per ascoltare la voce del docente della materia “x” e dei suoi studenti pensando: “sarà un mio professore? L’anno prossimo starò seduto tra questi banchi? tra questi ragazzi della mia età ci sarà un mio futuro compagno di classe?”. Invece, dall’altra parte, c’erano dei crespiani che vedevano l’open day come un momento di incontro dopo le lezioni, preparavano le aule per l’evento pomeridiano e le eventuali risposte da dare a ragazzi e genitori. Da studente del linguistico, ricordo che uno dei momenti clou era la degustazione di alcuni snack dei vari Paesi: non oso immaginare cosa avrebbero provato le nostre papille gustative nell’aula di giapponese…
Quel sabato pomeriggio si concludeva sul far della sera, tra le luci delle vetrine del centro bustocco e tra le auto nelle strade; anche i sabati di questo novembre 2020 si sono conclusi verso sera, ma le luci del centro sono spente, le auto sono quasi assenti e le persone che escono da scuola non ingorgano le vie di uscita dell’edificio, al massimo rallentano la rete internet delle proprie case.
“Guarda che se parli ancora ti metto in banco da solo!”
Ve la ricordate questa frase? Quando eravamo piccoli, rappresentava la più crudele minaccia che una maestra potesse rivolgerci. Sicuramente la rammentano i bimbetti più allegri, quelli un po’ esuberanti, che spesso e volentieri vedevano le parole trasformarsi in fatti.
Oggi però, in tempo di pandemia, il “banco singolo” non è più una punizione, ma il nuovo modo di stare in classe e così, i piccoli marmocchi dai sei anni in su devono imparare a convivere mezza giornata con questo banchetto fastidioso che, tra l’altro, non è più grande come quelli di una volta, ma quasi dimezzato.
Da piccola avrei sopportato una cosa simile? Proprio io che quando il vicino di seduta era assente mi davo immediatamente da fare per trovare un rimpiazzo o mi spostavo accanto a qualcun altro? Impossibile. E non è tutto, perché questo strano tempo ci vuole più soli ma anche fermi, ed ecco che non posso non pensare anche a quanto, sempre da bambina, la seggiolina e il grande banco mi stavano proprio stretti, saltellavo sempre di qua e di là per la classe e stare ferma era un’attività da me praticata solamente durante “Un, due, tre, stella!” (e, anche in quel caso, non mi riusciva molto bene).
Nonostante i più piccoli siano anche i più penalizzati, il dramma del banco singolo, però non riguarda solo la scuola primaria. Le distanze minime imposte come soluzione al “grande problema covid” ci fanno sentire isolati, impotenti, menomati. Sentiamo tutti che a questa nuova scuola manca un pezzo e sappiamo che non è colpa di nessuno.
Tuttavia quel “rimani al tuo banco” nelle nostre giovani menti diventa facilmente un incentivo all’asocialità, alla solitudine, un vero e proprio “stai nel tuo”.
Tornare a scuola è stato un grande passo, una sorta di rivincita: ci siamo ripresi un pezzo di quotidianità che ci mancava. Ma con questo rientro ci si presenta una grande sfida: superare le distanze fra noi pur rimanendo distanziati, avanzare a denti stretti e fare in modo che un metro non sia ciò che fa la differenza tra l’anno scolastico che vivremo e quello che vorremmo vivere.
Come? Questo ancora non lo so, ma di sicuro insieme.
L’anno scolastico 2019-2020 è stato molto particolare per tutti gli studenti d’Italia. Sin dal primo annuncio di chiusura a causa della pandemia di Covid-19, la mancanza di punti di riferimento in uno sconvolgimento di tale calibro ha condotto l’intero apparato dell’istruzione a vere e proprie situazioni di congelamento, i cui strascichi sono ancora tangibili. Ciò nonostante, la nostra Redazione non si è fermata né è andata mai in pausa, ma anzi, ha fornito ai lettori sempre più spunti, articoli e dirette sui social network per trasmettere la propria vicinanza anche nel periodo di lockdown.
La Voce del Crespi ha mosso i suoi primi passi a gennaio, in parte recuperando le ceneri dell’omonimo giornalino scolastico dell’anno scolastico 2018-2019, in parte reclutando gli studenti che hanno preso parte al progetto BlogLab. Fondamentale per l’identità del nuovo giornalino e per una certa educazione al rigore e alla cura verso i dettagli è stato il contributo delle professoresse Colombo e De Napoli, senza le quali probabilmente il giornalino avrebbe concluso la sua parabola con la chiusura dell’anno scolastico.
Dopo aver imparato a camminare sulle proprie gambe, il nostro primo nucleo di articolisti si è allargato, fino ad includere gli attuali ventuno studenti, ognuno dei quali apporta i propri colori e interessi al giornalino, e contribuisce a coinvolgere sempre più anche la collettività degli studenti del Liceo Crespi.
Alcuni dei nostri progetti, in seguito all’annuncio di lockdown, sono sfumati, ma è stata proprio la sventura a consentirci di reinventarci in modo creativo e a farci adottare soluzioni che altrimenti forse non avremmo nemmeno adottato: le interviste con modalità a distanza, gli appuntamenti periodici in live sui social network, o anche i contest.
In questo semestre, a piccoli passi, siamo riusciti a conquistare una discreta fetta di pubblico affezionato, e abbiamo l’ambizione di espanderci ancora a partire dall’anno prossimo, sia per raggiungere un pubblico più ampio, sia per rinnovare continuamente l’invito a collaborare con noi indirizzato a tutti gli studenti curiosi, ambiziosi, creativi.
In quest’ultimo periodo, in particolare, noi della redazione abbiamo gettato le basi per i progetti che realizzeremo concretamente l’anno scolastico venturo.
Innanzitutto, avrà luogo un trasferimento di dominio del nostro sito web, per rendere più intuitiva e professionale la nostra homepage, per rendere più chiara la catalogazione dei nostri articoli, e per aumentare la frequenza di indicizzazione all’interno dei motori di ricerca.
Inoltre, assumeremo un piano editoriale con una calendarizzazione precisa, per assicurare ai nostri lettori un certo numero di articoli alla settimana in giorni prestabiliti.
Infine, annunciamo che il nostro giornalino darà appuntamento ai tutti i suoi appassionati lettori oltre che nelle dirette su Instagram, anche nella nostra personale web-radio, progetto che attendiamo con particolare gioia di mettere in atto.
Prima di riprendere le nostre regolari attività e di inaugurare le novità sopracitate, salutiamo e ringraziamo tutti i nostri lettori, i nostri seguaci sui social network, nonché la dirigente e le professoresse che hanno reso possibile tutto ciò, gli studenti che hanno collaborato con noi e tutti gli intervistati.
Vi auguriamo buone vacanze!
A partire dalla seconda metà del secolo scorso hanno preso piede le videointerviste, che in seguito non avrebbero più abbandonato gli schermi.
Oggi abbondano e si differenziano per il genere di ospiti, della qualità dei giornalisti, dell’ argomento principale, della profondità delle domande e per la lunghezza. Ci sono interviste più o meno interessanti, più o meno scorrevoli, preparate o no, ma tutte hanno lo stesso identico e magico potere: se ben strutturate arricchiscono esponenzialmente l’intervistato, l’intervistatore e lo spettatore. Noi de La Voce del Crespi abbiamo cercato di offrire questa possibilità a tutti coloro i quali hanno deciso di seguirci.
Io e Irene Beonio Brocchieri, la mia fantastica collega, siamo partiti per questa avventura a fine marzo, con l’intenzione di creare un rapporto di amicizia con ogni ospite, così da lasciare un bel ricordo per noi, per il pubblico, ma soprattutto per l’intervistato. Chi viene da noi si diverte, si rilassa, si appassiona. Si deve sentire a casa (più di quel che è già) perché è in questa situazione che ognuno si puó lasciare andare, dove puó sentirsi a suo agio, dove può scoccare quella scintilla negli occhi che accende la chiacchierata, che dimostra, crea e mantiene alti energia e interesse.
Il nostro lavoro richiede tempo, ma dà gioia; provoca prima ansie, ma di volta in volta migliora la sicurezza; necessita dedizione, ma ricompensa con una crescita umana e culturale molto importante.
Scoprire punti di vista nuovi, originali, diversi dal proprio, offre la chance di aprire la mente e pensare a tante soluzioni diverse per ogni situazione. Permette di aumentare la propria creatività, di accettare nuove sfide e di automotivarsi.
Perciò abbiamo scelto di portare questo format.
Il consiglio che vorrei dare per una fruizione più piacevole è quello di ascoltare le nostre chiacchierate mentre si svolge un’attività prettamente manuale, come cucinare, giocare ai videogiochi, disegnare e correre. Tutto questo per rendere meno noiosa l’attività grazie al sottofondo audio.
Io mi sento cambiato video dopo video, perciò vi invito caldamente a consultare il nostro canale Youtube La Voce del Crespi e a lasciare un commento, un mi piace, ma anche una critica se non vi fosse piaciuto qualcosa. Non mi resta altro da dirvi che... Buona visione!
Lo scorso dicembre la redazione ha lanciato un concorso sulla pagina Instagram del giornalino (@lavocedelcrespi) dedicato a tutte le classi dell’istituto per diffondere e documentare lo spirito natalizio del nostro liceo.
Che cosa prevedeva il contest?
Per partecipare ogni classe doveva scattare una foto della propria aula addobbata e mandarla alla nostra redazione attraverso i social. Successivamente abbiamo esaminato e valutato tutte le foto che ci sono arrivate e abbiamo decretato un vincitore.
La 2ªBSU ci ha conquistati attraverso la cura per i dettagli, l’originalità del video che ci ha inviato e le splendide lucine. Le ghirlande, la scritta “buon Natale” e l’alberello hanno donato all’aula il calore di una vera e propria casa, addobbata con la collaborazione di tutta la classe.
Il babbo Natale più bello: Francesco Colombo
Senza alcun rivale, il nostro rappresentante d’istituto Francesco Colombo si aggiudica questo titolo creato ad hoc per lui: egli, dopo aver consegnato in veste rossa classe per classes i “doni di Natale”, ossia il merchandising della scuola a tema natalizio, ripropone l’iconico outfit anche per l’assemblea d’istituto del 21 dicembre conquistando l’intero liceo.
Il presepe più innovativo: 4ªAC
Trovandosi alle soglie del Natale privi dei protagonisti del presepe (Gesù bambino, Maria e Giuseppe) e quindi con solo una capanna, il bue e l’asinello, gli studenti della 4ªAC, sotto consiglio della professoressa Marcella Colombo, decidono di risolvere la terribile situazione.
Con i mezzi che avevano a disposizione, ossia carta, colla e una spiccata (ma non troppo) indole artistica, si sono cimentati nell’arte del bricolage creando innovative statuette da presepe che ricordano vagamente i monoliti di Stonehenge.
L’albero di Natale più bello: 1ªBSU
Con questo splendido albero la 1ªBSU sale in vetta alle classifiche.
Dotato anche di regali e di neve aggiunta in post-produzione, incarna a pieno lo spirito del Natale crespiano.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. Presto ci saranno altri contest: siete tutti invitati a partecipare!
Il 20 dicembre 2020 il Liceo Daniele Crespi è stato protagonista del primo dei tre eventi musicali che scandiranno quest’anno scolastico: la prima edizione dei Ludi Crespiani.
Ideati da Francesco Colombo, i Ludi prendono questo nome dalla parola “ludus”: gioco, ma anche e soprattutto gioia, felicità. Felicità è la parola più importante, perché rende bene il concetto di cosa è rimasto agli spettatori e a chi si è esibito in questo spettacolo.
Lo posso confermare io stesso, che, incaricato per “assenza di personale” da Francesco, ho presentato parte dei ragazzi che si sono esibiti e ho coordinato le attività dietro le quinte. È stato un lavoro estenuante (basti pensare che alle 5 del mattino eravamo già in piedi e non ci siamo seduti prima delle 13:30), ma estremamente soddisfacente, la reazione del pubblico è stata fantastica, almeno vista dal palco.
I ragazzi sono stati disponibilissimi, hanno collaborato in tutto e hanno offerto grandi performance nonostante i problemi tecnici che, in particolare al primo turno, hanno ostacolato la riuscita dello spettacolo. Tuttavia la prontezza e la capacità di improvvisare dei presentatori hanno salvato a piú riprese lo spettacolo.
Il secondo turno si è svolto senza problemi e con l’aggiunta di elementi divertenti come le conversazioni tra Babbo aka Francesco Colombo, Cata e Jack, balletti improvvisati con l’amata special guest di questo spettacolo, Riccardo Crisafulli, e con la replica delle esibizioni piú apprezzate del talent.
In seguito a tutto ciò, per concludere al meglio la giornata e saziare la fame che era naturalmente venuta a tutti, una centinaia di crespiani, tra cui il sottoscritto, si sono riuniti nell’ormai famoso e tradizionale ristorante Mammà.
Ci vediamo a maggio con la seconda edizione dei Ludi Crespiani 🍾
Stay tuned 🤩