Palazzo Poggi sorge nel cuore di Bologna e rappresenta uno dei complessi archittettonici più importanti del Rinascimento. L'edificio, edificato a partire della metà del XVI secolo per volontà del cardinale Giovanni Poggi, non è solo un esempio di raffinata dimora aristocratica, ma costituisce anche il fulcro dell'identità intellettuale della città.
Sotto il profilo più storico-istituzionale, la vera consacrazione di Palazzo Poggi avviene nel 1711, quando l'edificio viene eletto come sede dell'Istituto delle Scienze, fondato da Luigi Ferdinando Marsili con l'obiettivo di sviluppare la ricerca scientifica attraverso l'osservazione sperimentale. La sua eredità intellettuale è stata preservata nel corso del tempo, portando il palazzo a diventare la sede del Rettorato dell'Alma Mater Studiorum (l'Università di Bologna) ed a ospitare il prestigioso museo di Palazzo Poggi.
Varcando la sua soglia ci si immerge in quelle che possiamo definire sale del sapere che, affrescate da artisti come Pellegrino Tibaldi, Nicolò dell'Abate e Prospero Fontana, custodiscono collezioni che spaziano dall'anatomia alla storia naturale, dalla fisica alla nautica.
Tuttavia, la vera anima di Palazzo Poggi contiene anche una bellezza mitologica che sembra voler dialogare con la severità della ragione. Nelle sale del piano nobile, infatti, il nostro sguardo viene rapito dal fregio di Camilla, affrescato da Nicolò dell'Abate.
In questo fregio la narrazione si sposta sulle pagine dell'opera di Virgilio, celebrando la figura della vergine guerriera Camilla. E' un ciclo pittorico caratterizzato da una profonda eleganza e grazia, pur rappresentando scene di battaglia e moti impetuosi. Qui il fragore delle armi sembra trovare un equilibrio armonico con le forme manieriste. L'artista, Nicolo dell'Abate, non illustra solo un mito, ma dipinge Camilla di una nobiltà tragica, rendendola il simbolo di libertà e natura indomita.
Ma perché scegliere proprio una figura come quella di Camilla? Le motivazioni sono diverse. Prima di tutto è un desiderio di ostentazione culturale: richiamare Virgilio è il modo più immediato per dichiarare prestigio e appartenenza all'élite culturale del tempo. Ma se si ricercano le ragioni più profonde di questa scelta, basta riflettere alla descrizione che Virgilio offre di Camilla: una donna dai riflessi prodigiosi, in grado di correre sui campi di grano senza piegare le spighe e sfrecciare sopra il mare in tempesta, sfiorando le onde con i piedi ma senza mai bagnarli. Questa sua capacità di sfidare le leggi della natura la rende il simbolo perfetto per la ricerca scientifica, che mira, durante il Rinascimento come mai in precedenza, a superare i limiti dell'ignoto. Camilla è così l'emblema di un'energia vitale e in qualche modo anche di un'audacia intellettuale capace di tracciare sentieri nuovi, ricordandoci che il progresso appartiene a chi, proprio come Camilla, ha la velocità ed il coraggio di percorrere strade dove nessun altro è ancora riuscito ad arrivare.
I Volsci assalgono Metabo, padre di Camilla e tiranno di Priverno
Autore: Niccolò dell’Abate (1512-1571)
Data di realizzazione: 1550
Tecnica utilizzata: dipinto murale (affresco)
Luogo di conservazione: Palazzo Poggi, Bologna; parte del fregio che decora la sala di Camilla
Descrizione: l’affresco rappresenta il momento drammatico in cui Metabo, tiranno crudele di Priverno (città dei Volsci) e padre di Camilla, viene attaccato e cacciato dal suo popolo. Niccolò dell’Abate costruisce una composizione dinamica e tipicamente manierista: a sinistra sono rappresentati i Volsci, che irrompono sulla scena con un ritmo serrato di lance e scudi; sulla destra è invece rappresentato Metabo, che, nonostante la sua natura crudele, viene rappresentato dall’artista nel gesto protettivo di difendere sua figlia, la piccola Camilla, cingendola a sé, rendendo la fuga un momento di grande tensione emotiva.
Nella parte bassa si nota un ricco festone vegetale carico di frutta (mele, pere, uva) intrecciato con nastri azzurri. Questo elemento decorativo serve a separare visivamente il fregio dal resto della parete: non è un elemento isolato, ma una costante decorativa che incornicia l'intero ciclo delle Storie di Camilla.
Osservando l'opera è possibile notare come sia enfatizzata la tensione fisica: il corpo di Metabo che fa da scudo alla piccola Camilla contro gli assalitori mostra un amore paterno disperato e "ferino". Un rapporto che sembra essere lontano dalla dolcezza materna e più basato invece sulla sopravvivenza, sulla forza e sul destino eroico condiviso.
Metabo getta la lancia cui ha legato Camilla sull'altra sponda del fiume Amaseno
Metabo nutre Camilla con il latte di una giumenta
Camilla uccide Liri, Pegaso e Ornito
Autore:Niccolò dell’Abate (1512-1571)
Data di realizzazione: 1550
Tecnica utilizzata: dipinto murale (affresco)
Luogo di conservazione: Palazzo Poggi, Bologna; parte del fregio che decora la sala di Camilla
Descrizione: in questa parte di fregio dal ritmo compositivo frenetico ed incalzante sono rappresentati più episodi nella stessa scena. Camilla è rappresentata nella parte centro-sinistra dell’immagine e presenta una corporatura mascolina, con una muscolatura imponente ed enfatica, caratterizzata da una torsione tipica del manierismo. Sempre a sinistra sono presenti Liri e Pegaso (Liri mentre cerca di risalire sul cavallo e Pegaso che tenta di soccorrerlo). Mentre più a destra è rappresentata di nuovo Camilla, a cavallo, intenta ad uccidere con una lancia Ornito. Ai lati sono presenti degli amorini per separare le diverse scene del fregio.
Questa rappresentazione mette in risalto la virtus guerriera e la forza femminile. L'uccisione di questi guerrieri dimostra che Camilla non è solo una cacciatrice di boschi, ma una guerriera in grado di abbattere eroi esperti. Rappresenta il momento massimo di "furore" del personaggio.
Camilla uccide Orsiloco e accetta la sfida del figlio Aùno
Camilla uccide il figlio di Aùno
La morte di camilla
Acca e un’altra amazzone depongono Camilla morta dal cavallo.
Autore:Niccolò dell’Abate (1512-1571)
Data di realizzazione: 1550
Tecnica utilizzata: dipinto murale (affresco)
Luogo di conservazione: Palazzo Poggi, Bologna; parte del fregio che decora la sala di Camilla
Descrizione: l’affresco rappresenta il momento della morte di Camilla. La guerriera volsca, appena colpita a morte da Arrunte, viene sorretta dal suo cavallo dalla fidata compagna Acca e da un’altra amazzone. Camilla, morente, affida ad Acca le sue ultime parole da riferire a Turno: l’invito a continuare la battaglia ed a impedire che Enea e i Troiani raggiungano la città. Ai lati sono rappresentati degli amorini.
Sullo sfondo a sinistra si scorge una città sotto un cielo crepuscolare e nuvoloso, che riflette il tono malinconico dell'evento. L'uso dei colori di Nicolò dell'Abate qui si fa più cupo e denso rispetto ad altre scene più dinamiche del fregio.
In questa parte di fregio viene rappresentato il tragico epilogo della guerriera e la fragilità della gloria umana. La presenza di Acca, la sua compagna più fedele, conferisce alla scena un tocco di pathos e solidarietà femminile.
Le ninfe di Diana portano il corpo e le armi di Camilla alla dea