L’ambasceria di Drance è un momento molto importante per l’andamento della guerra tra Turno ed Enea. Infatti in ambo le parti, per la prima volta, c’è un forte sentimento di ostilità nei confronti della guerra, che ha causato molti morti in entrambe le file dei rispettivi schieramenti. Viene quindi proposta una tregua di dodici giorni per onorare i caduti, che Enea vorrebbe “accordarla anche ai vivi”, nel senso di porre definitivamente fine al conflitto tra Troiani e Rutuli e tra i loro alleati, che ha fatto soffrire tutti questi popoli, per una controversia tra Enea e Turno soli. Il tema che mi ha colpito di più è stato appunto quello della esplicita contrarietà ai sanguinosi conflitti, nonostante infatti questa parte dell’opera venga definita iliadica, poiché riprende l’Iliade di Omero, in cui il conflitto era visto in tutt’altro modo. Virgilio pone quindi sotto cattiva luce la guerra, anche per venire incontro alla propaganda di Augusto, ma capisce lui ciò che l'essere umano non ha capito in duemila anni dopo il suo racconto: il fatto che le guerre sono sempre delle tragedie e che non esiste una guerra “giusta”. Tuttavia dopo questo episodio lo scontro ricomincia, più sanguinoso di prima e solo alla fine, con un colpo di spada, le ostilità sono concluse ma il pio Enea se ne va dal campo di battaglia, senza altro che morti. Ha conquistato la libertà sua e del suo popolo, che si stanzia ora nel Lazio, ma a quale gravoso prezzo.