Il libro XI dell’ Eneide è ricco di simboli e significati profondi e incisivi, ma allo stesso tempo anche accessibili e comprensibili a tutti, poiché il poema era stato scritto per un pubblico "universale" e per fare comprendere a tutti la grandezza del principato e del popolo romano.
Per esempio la morte di Pallante sicuramente ha un ruolo chiave, sia dal punto di vista narrativo, sia per la sfera psicologica, poiché contribuisce a cambiare, in positivo e in negativo, il rapporto fra i protagonisti e le figure dei personaggi stessi, oltre che le loro gesta future. Infatti rubando per arroganza il balteo a Pallante dopo averlo sconfitto, Turno decreterà la sua stessa fine. Il dolore per la morte e la perdita, come nel caso di Evandro per suo figlio Pallante (Il dolore di un padre per l’uccisione del giovane figlio) ci fanno anche apprezzare i personaggi dell’Eneide per alcune loro caratteristiche nascoste. Nel dolore per la morte, a differenza dei personaggi Iliadici che si concentravano solo sulla vendetta, nei personaggi del poema virgiliano si può osservare una sorta di processo di elaborazione e comprensione del lutto. Ne è un esempio il lamento funebre di Enea per Pallante, nei versi 96-98: “Nos alias hindi ad lacrimas rader horrida belli fata vocant: salve aeternum mihi, maxime Palla, aeternumque vale”.
Inoltre nel libro XI dell’ Eneide abbondano le rielaborazioni Iliadiche, ovvero il riadattamento dall’Iliade di valori e temi, anche con maggior sottolineatura della dimensione umana: possiamo per esempio comparare il dolore di Achille per la morte di Patroclo al dolore di Evandro e di Enea per la notizia della morte di Pallante. In entrambi i casi infatti viene evidenziato come anche gli eroi, ad esempio Enea o Achille, in apparenza intoccabili e perfetti, possano provare sentimenti umani e vivere dunque le emozioni, l’angoscia e le esperienze dei comuni esseri mortali. Ma è interessante notare inoltre come essi reagiscano in due modi diversi, simbolo di appartenenza a due culture opposte. Il dolore di Achille si traduce infatti nella disumanizzazione e nella completa distruzione del nemico per vendetta, mentre Enea ha una reazione composta, poichè lui è un pater populi ( padre di un popolo) ed è pius: egli guarda sconsolato il corpo di Pallante e prova un senso di colpa atroce, poiché aveva promesso a suo padre Evandro di riportarglielo vivo. Anche in questo caso quindi è interessante notare come in un fenomeno di grande portata, per esempio l’ elaborazione del lutto, si possano celare in realtà il costume, gli usi e i modi di un popolo o di una cultura. Una delle ragioni dell' eterno valore del poema virgiliano.