Vita Scolastica
Vita Scolastica
Premio letterario e artistico RICORDI DI GUERRA E LIBERAZIONE
a cura della classe 2^A
La signora Lina nella sua casa a Figline di Prato
Il 31 marzo scorso, la nostra scuola ha aperto le porte a una realtà lontana e difficile, ma che ci riguarda tutti da vicino. I ragazzi del Parlamentino e del Consiglio Comunale dei Ragazzi hanno avuto l’onore di incontrare il Dottor Filippo Pelagatti di Emergency, il neuropsichiatra Marco Armellini e il giornalista Lorenzo Tempestini. Non è stata solo una lezione, ma un viaggio crudo e necessario tra le macerie di Gaza e i traumi invisibili dei bambini che vivono la guerra. Attraverso il racconto di Matilda e Nicola, ripercorriamo le testimonianze di chi, ogni giorno, sceglie di curare dove tutto sembra crollare.
Gaza, voci di cura oltre le macerie di Matilda e Nicola, 2^F
Viaggio nella Memoria
La 3ª A tra il silenzio della Risiera e la solennità di Redipuglia
Il 26 e il 27 marzo 2026 resteranno per noi della 3ª A delle date da ricordare. Siamo partiti per un viaggio d’istruzione tra Trieste e Redipuglia con la curiosità di chi vuole studiare la storia, ma siamo tornati con la consapevolezza di chi l’ha quasi toccata con mano. È stato un percorso attraverso luoghi che parlano ancora oggi e che ci hanno insegnato quanto la memoria sia un legame fondamentale tra ciò che è stato e il nostro presente.
La prima tappa del nostro percorso è stata la Risiera di San Sabba a Trieste. Appena varcato l’ingresso, il silenzio è stato un mantello gelido che ci ha avvolti. Entrare in quel cortile, racchiuso da alti muri di mattoni, ci ha trasmesso un’oppressione immediata; abbiamo provato un brivido immaginando le migliaia di persone che, prima di noi, avevano varcato lo stesso cancello senza più uscirne.
Grazie alla guida esperta di Zeno, abbiamo compreso il contesto storico: dopo l'8 settembre 1943, Trieste divenne il cuore della Zona di Operazione Litorale Adriatico (OZAK) sotto il controllo nazista. La Risiera, nata per la pilatura del riso, fu trasformata in un campo di prigionia e di sterminio, l’unico in Italia dotato di un forno crematorio.
Dopo aver attraversato il cortile, Zeno ci ha condotti in una grande stanza centrale, la sala delle croci. È un ambiente immenso che ci ha lasciati senza fiato per la sua imponenza: le enormi travi di legno sembrano formare delle grandi croci scure, dando al luogo un’atmosfera quasi sacrale e solenne. Se un tempo, quando la Risiera era in funzione per la pilatura, qui venivano ammassati i sacchi di riso, durante l'occupazione nazista lo spazio si trasformò in un deposito umano: divenne infatti il dormitorio per i prigionieri, in particolare per i civili e i deportati in attesa di essere trasferiti nei campi di concentramento in Germania e Polonia.
Entrando nell'edificio contrassegnato come F nella pianta della Risiera, ci si trova davanti a un corridoio stretto e opprimente su cui si affacciano diciassette micro-celle. Questi ambienti erano stanze di detenzione, ma anche veri e propri loculi di tortura psicologica e fisica. Ogni cella misura appena 1,20 metri per 2 metri; è quasi impossibile immaginare come, in questo spazio minuscolo, i nazisti arrivassero ad ammassare fino a sei persone contemporaneamente. La mancanza di aria, di luce e lo spazio vitale ridotto a pochi centimetri servivano ad annientare la resistenza dei prigionieri fin dai primi istanti. Secondo i documenti e le testimonianze, queste celle erano riservate a prigionieri considerati particolarmente "pericolosi" o destinati a interrogatori brutali: partigiani, politici, membri della Resistenza ed ebrei che dovevano essere eliminati o deportati a breve termine. Qui il tempo si fermava nel terrore. La sala delle celle comunicava direttamente con gli spazi dedicati alle esecuzioni; i prigionieri potevano sentire i rumori provenienti dal cortile o dalle stanze vicine, vivendo in una costante agonia mentale, in attesa che la propria porta si aprisse per l'ultima volta. I documenti storici ci dicono che, prima della trasformazione in lager, l'edificio F ospitava i locali della sartoria e della calzoleria della pileria al piano terra. I nazisti svuotarono questi ambienti produttivi per costruire le celle, trasformando un luogo di lavoro in un luogo di reclusione estrema. Grazie alla guida di Zeno, abbiamo potuto riflettere su come questi spazi fossero progettati non solo per contenere i corpi, ma per spezzare lo spirito di chiunque vi entrasse.
Poco distante, al pianoterra (edificio D), si trova la cosiddetta "cella della morte". A differenza delle diciassette micro-celle, questo era un unico, grande ambiente buio dove venivano stipati i prigionieri prelevati dalle altre celle o appena arrivati, che sarebbero stati uccisi nel giro di poche ore o al massimo entro la notte. È qui che il senso di oppressione raggiunge il culmine: le pareti di questo locale hanno raccolto gli ultimi respiri e le ultime preghiere di migliaia di persone prima che venissero uccise brutalmente e che i loro corpi venissero trasportati al forno crematorio.
Dopo aver attraversato la penombra opprimente della sala delle croci, delle micro-celle e della cella della morte, siamo usciti nuovamente all'aperto, ritrovandoci nel cuore del complesso. È stato in quel momento che abbiamo osservato il cortile con occhi completamente diversi. Se oggi appare come uno spazio nudo, quasi immobile nel suo silenzio, grazie alle spiegazioni di Zeno abbiamo capito che un tempo questo era il centro pulsante di una trasformazione spaventosa: da luogo di lavoro e vita a ingranaggio spietato della "soluzione finale". Originariamente, infatti, la Risiera brulicava dell’operosità di una pileria; il cortile era pieno di carri, merci e operai intenti alla pilatura del riso. Con l'occupazione nazista, però, quella vitalità lasciò il posto a un'organizzazione della morte studiata nei minimi dettagli. Attorno al perimetro si affacciavano gli edifici chiave del lager: dalle autorimesse (edificio B1), dove venivano parcheggiati i mezzi delle SS e i famigerati autocarri convertiti in camere a gas mobili, fino al cuore più cupo della struttura, il forno crematorio (edificio E). Quest'ultimo era stato ricavato dall'ex essiccatoio e restava parzialmente nascosto agli occhi dei prigionieri dagli altri edifici industriali, proprio per mantenere segreto l'orrore dello sterminio. Zeno ci ha spiegato che le esecuzioni avvenivano qui con una crudeltà sistematica. Le vittime venivano uccise in modi atroci: colpi di mazza alla nuca, fucilazioni, impiccagioni o attraverso la gassazione con i tubi di scappamento dei furgoni scaricati nel vano di carico. Per impedire che i lamenti raggiungessero la città o gli altri detenuti, le SS mettevano in atto cinici stratagemmi sonori: tenevano i motori dei camion accesi a pieno regime, aizzavano i cani per farli latrare e diffondevano musica ad alto volume. Erano rumori che servivano a soffocare le grida dei moribondi. Oggi, dove un tempo sorgeva l'edificio del forno con la sua alta ciminiera di 40 metri, vediamo solo una traccia scura e piatta sul terreno, una sorta di "cicatrice" nella pietra. Quella ciminiera non c'è più perché nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, i nazisti in fuga fecero saltare tutto con la dinamite nel disperato tentativo di distruggere le prove dei loro crimini. Tuttavia, tra le macerie rimasero ceneri e frammenti ossei, testimonianze indelebili che non permisero all'oblio di trionfare. Al posto della ciminiera sorge ora una stele metallica, un segno verticale che rompe il vuoto di un cortile che oggi parla più di mille parole.
Ci hanno profondamente scosso le testimonianze dei sopravvissuti che la guida e la nostra docente ci hanno letto. Ascoltare il racconto di chi ha visto i propri compagni sparire o di chi ha descritto l’orrore quotidiano della fame e della paura ha reso tutto drammaticamente reale.
Nel museo il legame con queste vite è diventato ancora più forte osservando gli oggetti personali. Ci ha commosso la storia di una deportata che riuscì a salvare un lungo rotolo di carta su cui aveva appuntato nomi e indirizzi delle sue compagne di sventura. Lo tenne nascosto sotto l'ascella per mesi, proteggendo con quel gesto l'identità di donne che il regime voleva trasformare in semplici numeri. Abbiamo anche ricordato la storia delle sorelle Bucci, Andra e Tatiana, di cui avevamo già discusso in classe. Deportate giovanissime, passarono proprio per la Risiera prima di essere inviate ad Auschwitz. Sopravvissero perché lo spietato dottor Mengele le scambiò per gemelle, destinandole ai suoi esperimenti invece che alle camere a gas. Vedere i luoghi dove sono transitate ha reso il loro racconto ancora più vivo nei nostri cuori.
Nel pomeriggio ci siamo spostati nel centro di Trieste, raggiungendo la magnifica Piazza dell’Unità d’Italia. È una piazza che toglie il fiato per la sua apertura sul mare, ma che custodisce un’ombra cupa: proprio qui, nel 1938, Mussolini si affacciò dal balcone del Municipio per proclamare le infami leggi razziali. Abbiamo osservato con rispetto la targhetta commemorativa che ricorda quell’evento, un monito che stride con l’eleganza dei palazzi circostanti.
Non poteva mancare una visita alla Libreria Antiquaria Umberto Saba. Entrare lì è stato come fare un salto indietro nel tempo: il profumo della carta antica e l’atmosfera sospesa ci hanno fatto immaginare il poeta tra i suoi scaffali, circondato dai libri che amava. È un luogo magico che custodisce l’anima letteraria di Trieste.
L’indomani la nostra tappa è stata il Sacrario Militare di Redipuglia. Ad accoglierci è stato Riccardo Palazzo, del Ministero della Difesa, che con sapienza ci ha illustrato la storia di questo immenso monumento inaugurato nel 1938. Il Sacrario sorge sulle pendici del monte Sei Busi, teatro di violentissime battaglie durante la Prima guerra mondiale. Siamo rimasti impressionati dall'architettura a gradoni di pietra bianca del Carso: ventidue grandi gradini che custodiscono le spoglie di oltre 100.000 caduti. Su ogni gradone, migliaia di lastre ripetono la parola “PRESENTE”. In cima tre croci dominano il paesaggio, ricordando il sacrificio di migliaia di giovani che hanno combattuto sul fronte italiano. In seguito siamo scesi fino alla base del sacrario, dove riposa il Duca d'Aosta insieme ai suoi generali.
Siamo tornati a Prato con il cuore colmo di riflessioni. Abbiamo capito che la storia non è fatta solo di date sui libri, ma di luoghi che hanno voce e di persone che hanno sofferto. Visitare la Risiera e Redipuglia ci ha insegnato che la pace e la libertà non sono conquiste scontate, ma tesori preziosi che dobbiamo proteggere ogni giorno con la nostra consapevolezza. Ora tocca a noi essere i custodi di questa memoria, affinché quei “silenzi” e quei “presenti” non vengano mai dimenticati.
La classe 3ª A
E voi cosa ne pensate?
Preferireste una gita "vera" con i compagni di classe o una sessione di gruppo su Fortnite per esplorare l'Italia restando in pigiama?
Scrivetecelo nei commenti sul blog della scuola!
Preparate i controller e caricate le batterie: la gita scolastica quest'anno potrebbe non aver bisogno di zaini pesanti o panini schiacciati, ma solo di una buona connessione Wi-Fi.
Sembra incredibile, ma il Friuli Venezia Giulia è diventato la prima regione italiana a sbarcare ufficialmente su Fortnite! Non è uno scherzo e non serve per fare una Battle Royale tra i banchi: si tratta di un progetto serissimo per farci scoprire le bellezze dell'Italia mentre giochiamo.
Invece di atterrare nelle solite città del gioco, i giocatori possono entrare in mappe speciali che riproducono fedelmente i luoghi più belli di questa regione. Potete esplorare i castelli, correre tra le montagne della Carnia o visitare le piazze di Trieste. È un modo per imparare la geografia e la storia senza dover sbadigliare davanti a un libro di testo.
Per la prima volta, "i grandi" hanno capito che noi ragazzi comunichiamo e impariamo in modo diverso. Invece di dirci "spegni quella console", ci dicono: "Entra in game e vai a vedere quanto è bello quel monumento!". È un esperimento di turismo digitale che sta facendo parlare tutta l'Italia
Certo, non c’è il coro in fondo al bus, ma volete mettere la comodità di visitare una grotta gigante senza scarpinare per ore?
Tuttavia, la domanda che ci poniamo in redazione è: un'immagine su uno schermo può davvero sostituire il profumo del mare o il vento in faccia? Probabilmente no, ma è un inizio pazzesco per rendere lo studio meno noioso.
Dimenticate per un attimo i libri e allacciate gli scarpini! È arrivato il momento di stabilire, una volta per tutte, chi domina il campo. Parte ufficialmente il Torneo di Calcio riservato alle classi 3ª, un evento dove la tecnica incontra la grinta e la voglia di stare insieme.
Questo non è il solito torneo. Abbiamo scelto di riservarlo alle classi terze per garantire una sfida ad armi pari, basata su un livello fisico e di resistenza equilibrato. Ma non finisce qui:
Pari opportunità sul campo: La partecipazione è aperta a tutti! Ragazzi, ragazze e... sì, avete capito bene, anche i professori sono chiamati a scendere in campo!
Obiettivo Socializzazione: Oltre ai gol, l'importante è divertirsi insieme, conoscersi meglio fuori dalle aule e creare uno spirito di gruppo unico.
La Classe Regina: Quale sarà la sezione più forte della scuola? Dimostrate il vostro valore con il pallone tra i piedi.
Non perdere l'occasione di entrare nella storia della scuola. Il modulo è pronto, manchi solo tu: -->TORNEO CALCIO TERZE
Dietro le quinte del giornalismo: il nostro incontro con "La Nazione"
Taccuini in mano, occhi curiosi e tanta voglia di scoprire: con questo spirito il gruppo del giornalino scolastico ha varcato la soglia della storica redazione de La Nazione a Firenze. Un’esperienza unica che ci ha permesso di immergerci nel cuore pulsante del giornalismo e di comprendere come nasce e prende forma una pagina di giornale.
Accolti dai giornalisti della redazione, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire i segreti della professione, scoprendo come si sceglie una notizia, si costruisce un articolo e si imposta la grafica di una pagina. Un vero e proprio viaggio nel mondo dell’informazione, che ha acceso la nostra passione per la scrittura e la comunicazione.
A guidarci in questa avventura sono state le docenti Laura Finocchi e Patrizia Pistolesi, che con impegno e dedizione stanno accompagnando il nostro gruppo nella realizzazione del giornalino scolastico. Fondamentale anche il supporto del docente Alfonso Apicella, che ha reso possibile il trasferimento di quasi 40 alunni da Prato a Firenze, permettendoci di vivere questa straordinaria esperienza.
Grazie a questa giornata, torniamo a scuola con uno sguardo nuovo e con tante idee da trasformare in articoli. La redazione del nostro giornalino è pronta a mettere in pratica gli insegnamenti appresi, con l’entusiasmo di chi sa che ogni parola scritta può fare la differenza.