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Shoah, la storia di Andra e Tatiana Bucci
di Manfredi Dispenza
Tatiana e Andra Bucci sono due sorelle italiane di origine ebraica e sono tra i pochi testimoni della Shoah ancora in vita. Ecco la loro storia.
Dopo l’otto settembre 1943 vennero applicate sul territorio italiano occupato dai nazisti le leggi razziali di Norimberga. Nella città slovena di Fiume, residenza della famiglia Bucci, erano già iniziate le deportazioni degli ebrei. Tatiana e Andra furono arrestate insieme alla madre, la nonna, la zia e il cuginetto. A denunciarle fu un membro della loro comunità. Quasi subito furono deportate ad Auschwitz. Il viaggio durò una settimana. I vagoni ‘bestiame’ dove erano stati ammassati erano piombati e non avevano cibo né acqua. Scesi dal treno la nonna fu inserita nella fila di sinistra, quella che portava alle camere a gas. Morì quella notte. Le due sorelle, la madre e la zia erano invece in quella di destra. Furono messe ai lavori forzati. Le due bambine si salvarono perché per la loro somiglianza furono scambiate per gemelle e come tali furono sottoposte agli esperimenti del dottor Josef Mengele (foto). Quelle poche volte che riuscirono a vedere la mamma, questa Le esortò a non dimenticare mai i loro nomi. Quando furono liberate quella raccomandazione gli servì per ricongiungersi con la famiglia.
Le due bambine ad un certo punto non riuscirono più ad accettare quella madre magra e sofferente, non era quella l’immagine che ricordavano di Lei. Sole e con il senso di abbandono, in poco tempo diventarono ognuna il punto di riferimento dell’altra. Ben presto si resero conto del contesto in cui erano e, loro malgrado, si abitueranno alla morte. Non piansero neppure quando la madre smise di andarle a trovare.
In quel luogo così drammatico ricevettero un po' d'amore dalla ‘Vigilante dei bambini’. La donna si era affezionata a loro due e correndo grossi rischi gli portava del cibo e dei maglioni. Un giorno di novembre la ‘Kapò’ prese Andra e Tatiana in disparte e disse loro: ‘Verranno degli uomini, raduneranno tutti voi bambini e vi diranno: chi vuole vedere la mamma e tornare con lei, faccia un passo avanti. Voi dovete rimanere ferme al vostro posto, non rispondere assolutamente nulla’. Le due sorelle lo riferirono anche al cuginetto Sergio che però non resistette alla tentazione di rivedere la madre. Lui, insieme ad altri bambini, venne sottoposto a crudeli esperimenti mortali.
Nel febbraio del 1945 dopo la Liberazione Andra e Tatiana vennero portate in un orfanotrofio a Praga. Restarono lì per 6 mesi e successivamente furono trasferite in Inghilterra. Poco tempo dopo arrivò una lettera dei loro genitori: cercavano notizie delle figlie. Le due ragazze furono portate a Roma dalla donna che le accudiva, lì la famiglia si ricongiunse. Ripresero uno stile di vita normale, cercarono di non ricordare, di riprendersi la loro vita. Oggi sono delle testimoni della Shoah.
Ogni 27 gennaio, ‘Giornata della Memoria’, ricordiamo la loro storia e non solo, e lo facciamo per non dimenticare e per impedire che quella tragedia possano ripetersi.
Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Memoria. È stato scelto questo giorno perché il 27 gennaio del 1945, le Armate Rosse hanno liberato il Campo di concentramento di Auschwitz.
Il motto della giornata è "per non dimenticare" tutte le vittime dell'Olocausto e tutti coloro che sono sopravvissuti riuscendo a scappare.
A distanza di 77 anni, preoccupano i dati odierni di campi di concentramento nel mondo e di persone che vengono ancora segregate.
In Cina, in Libia, in Corea, in Turchia e in molti altri posti del mondo, richiedenti asilo, minoranze etniche e omosessuali vengono perseguitati e portati in veri e propri campi di concentramento chiamati “centri di rieducazione”.
Sono esseri umani e vivono in condizioni disastrose, disumane e trattati senza alcun diritto.
Si tratta di luoghi dove, ancora oggi, la gente viene uccisa ogni giorno con le stesse modalità dei campi dei nazisti.
La Giornata della Memoria dovrebbe richiamarci a pensare anche a tutti coloro che, quell'incubo che noi sentiamo raccontare dai nostri nonni e leggiamo nei libri vivendolo da lontano, lo vivono ancora nel 2022.