di Mattia Ficano, Manuel Mogavero, Gabriele Vaccaro, Salvo Portella, Matteo Terramagra, Luigi Battaglia, Andrea Saccone e Manuel Di Fina
Classe 3A Liceo scientifico
di Azzurra Attanzio, Marzia Zito, Rosaria Matassa, Agata Corradino e Maria Rita Patti
Classe 3A Liceo scientifico
Ogni tanto la vita concede nuove opportunità
Dopo essere stato in silenzio per centinaia di anni, Paolo Malatesta ritrova la forza per parlare di ciò che Francesca, la sua amante, ha raccontato tempo prima al visitatore del cerchio dei lussuriosi. Richiede, pertanto, un incontro con Dante per narrare, dal suo punto di vista, la sua storia d’amore.
Passano i giorni e arriva finalmente l’ora dell’incontro.
D “Che bello rivederla dopo tutto questo tempo, caro Paolo. Mi sarebbe piaciuto incontrarla di persona, ma le mie condizioni purtroppo non me lo hanno permesso.”
P “Salve illustre poeta, anche per me è un piacere rivederla. Mi dispiace che abbia contratto il virus, ma spero stia bene. Tornando a noi, desidera pormi qualche domanda in particolare o preferisce che le racconti tutto sin dall'inizio?”
D “Mi piacerebbe ascoltare tutta la vostra storia dal suo punto di vista; quindi, si senta libero di esporre come crede. Se avrò da porle qualche domanda lo farò a tempo debito”
P “Tutto ebbe inizio in un pomeriggio di settembre nel salotto del palazzo di mio fratello, nonché marito di Francesca. Mi trovavo lì in visita, in occasione di una riunione di famiglia che si sarebbe svolta a giorni; io e Francesca stavamo leggendo insieme sul divano alcune pagine della storia di un amore illecito quando il mio petto si riempì di fuoco: i nostri sguardi si incrociarono ripetutamente ma solo in quel momento mi sembrò di vederla davvero con nuovi occhi. Non ebbi mai da allora altre certezze nella mia vita, se non una: la luce dei suoi occhi mi sarebbe bastata per sopravvivere, anche se fosse stata l’aria a mancare. Non riesco a ricordare, caro amico, cosa pensai in quel momento, perché l’esigenza di baciarla divenne così forte che fui indotto a cedere. In quel bacio trovai tutto ciò che non sapevo di aver perso. Pensavo di conoscere l’Amore, ma egli si presentò a me in modo del tutto nuovo, dirompente.”
D ”Il suo cuore amava già la bella Francesca o il sentimento nacque in quell’istante?”
P ”Il mio cuore l’amò dal primo istante in cui la vidi. Amore mi mostrò ogni suo bel lineamento e lo impresse nella mia mente. Ma era la moglie di Gianciotto, mio fratello e non potevo averla. Provai invano a non desiderarla. Nell’istante in cui le nostre labbra si incontrarono, la mia anima e quella della donna che era stata per tanto tempo l’oggetto dei miei pensieri, si legarono l’una all’altra con una forza che solo l’amore rende possibile. Il prezzo del nostro breve istante di felicità, come lei ben sa, fu la morte, ma neppure quella riuscì a separarci. Finalmente sono libero di amarla per sempre, pur nella eternità del castigo divino.”
D ”Amore riconobbe in voi dei cuori nobili e incrociò i vostri destini anche nella sventura. La ringrazio di cuore per aver chiesto questo incontro, Paolo. Ascoltare il suo dolore mi ha fatto molto piacere.”
P “Grazie a lei per avermi concesso del tempo”
Vale più la sicurezza o la libertà?
di Sabrina Di Fina
Quanto più la tecnologia e internet avanzano e si evolvono prendendo piede nella società, più gli uomini sono costretti ad abituarsi e ad adattarsi a tutti i cambiamenti che avvengono nel mondo, senza possibilità di opporsi o ribellarsi. Ciò vuol dire che il progresso riguarda ognuno di noi, direttamente o indirettamente, e non possiamo evitarlo.
A tal riguardo il giornalista Giuseppe O. Longo in un suo articolo sceglie di paragonare i feromoni che ciascun essere vivente rilascia nell'aria e che condizionano il comportamento, ai segnali che solo l'uomo tecnologico rilascia, percepisce e comprende.
Ciò sta a significare che, come i feromoni vengono rilasciati dal nostro corpo involontariamente e percepiti dagli altri altrettanto involontariamente, è così che agisce l'homo technologicus: rilascia dei segnali che solo un altro della stessa specie capisce e che, alla fine, travolge tutto ciò che lo circonda non lasciando via di scampo a nessuno.
Di conseguenza è anche impossibile, per quanto uno ci provi, tirarsene fuori a causa dell'abitudine che ha fatto della comodità la chiave della nostra vita, e ha distrutto la libertà. A causa di ciò non è neanche possibile opporsi a tutto ciò perché significherebbe rinunciare a cose e persone a cui non siamo ancora pronti a rinunciare. Più esattamente non abbiamo il coraggio di farlo. C'è anche da considerare che l'evolversi velocemente della tecnologia, qualora riuscissimo a rinunciare a qualcosa, non ci dà il tempo necessario per farlo e per trovare un sostituto che già si presenta davanti a qualcos'altro di utile, o inutile che sia, ma che poi per noi diventa di vitale importanza.
Una cosa a cui abbiamo sicuramente rinunciato, ma che crediamo ancora ci appartenga, è la privacy accompagnata dalla libertà.
Abbiamo ceduto colei che tanto reclamiamo a gente che ci ha “ipnotizzati” facendoci credere che fosse la cosa migliore e che loro l'avrebbero chiusa e custodita, cosa che ovviamente, non succede. Il giornalista usa gli aggettivi “acefalo”, “irresistibile”, “impositivo” e “tecnoburocratico” proprio per sottolineare che siamo vittime di un sistema manipolatore che non ci lascia scelta se non fare ciò che esso vuole.
In poche parole, cediamo la nostra libertà per una condizione all'apparenza conveniente, spacciata per sicurezza. Per questo motivo la riflessione di Beniamino Franklin Chi è disposto a barattare la libertà con una sicurezza temporanea non merita né l'una né l'altra e le perde entrambe, calza a pennello perché crediamo di possedere ancora la libertà quando, di fatto, l'abbiamo regalata in cambio di una pseudo sicurezza che di sicuro ha solo il fatto che non ha niente di sicuro.
Viviamo davvero dentro il Grande Fratello.
Dietro ogni nostra mossa, c'è sempre qualcuno che sa esattamente quello che stiamo facendo, quello di cui sto parlando e, poco ci manca, anche quello a cui stiamo pensando.
Non esiste la privacy. Ormai è solo un pensiero astratto e a tratti illusorio a cui conviene appellarci quando la mamma entra in camera senza bussare o quando il fidanzato controlla il telefono senza permesso. Ma sappiamo davvero cos'è? Sappiamo quale dovrebbe essere il valore inviolabile della parola? La privacy è quando di più sacro ci possa essere soprattutto per un adolescente che non vuole che si vengano a scoprire le cose che ha da nascondere come un brutto voto o le sigarette. È un valore che dobbiamo reclamare con senso anche quando non ci conviene, e non bisogna usarlo solo come scusa.
Se vogliamo che la nostra venga rispettata, dobbiamo rispettare anche quella degli altri.
Non per forza chi è riservato deve avere qualcosa da nascondere, può semplicemente trovare fastidioso che qualcuno si impossessi delle informazioni che riguardano il proprio vissuto, rendendole pubbliche e accessibili a tutti.
Alda Merini, una poetessa ‘folle’
di Simona Airirei
L’origine della Festa della Donna che si celebra l’otto marzo di ogni anno risale al 1917 quando a San Pietroburgo, in Russia, le donne manifestarono per festeggiare la fine della Prima guerra mondiale. La data è stata ufficializzata dall’ONU nel 1977. Inoltre, è anche ‘La giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale’.
La donna dà la vita. È moglie e madre. Dedica il suo tempo al bene dei figli. In una società maschilista spesso è sottomessa, è considerata inferiore, deve rimanere a casa a lavare ed a cucinare, ad essere umile ed ubbidiente.
Ma la donna ha la forza e il coraggio per affrontare e combattere questa mentalità. Un esempio è la poetessa Alda Merini. Speciale proprio per il fatto di essere poetessa, ed abbastanza forte per affrontare la vita.
Sua madre non la capiva. Alle elementari ebbe una crisi mistica, probabilmente dovuta al suo malessere interiore. Si vendicò dei tentativi di ‘correggerla’ presentandosi come una ‘povera orfana’. Il padre la costrinse a frequentare l’istituto professionale. Lei invece voleva fare gli studi al Liceo-Ginnasio Alessandro Manzoni, ma non superò la prova di italiano. A 15 anni venne aiutata e guidata a realizzare la sua vocazione, ma suo padre era contrario, per Lui ‘la poesia non dà il pane’.
Dopo il primo ricovero in una clinica psichiatra le viene diagnosticato un disturbo bipolare, patologia mentale considerata permanente e socialmente marginalizzante.
A pubblicare le sue prime opere è stato Giacinto Spagnoletti, l’editore Giovanni Scheiwiller.
Anche la sua vita sentimentale è stata complicata. A 22 anni finisce una difficile relazione con Giorgio Manganelli. Successivamente sposa Ettore Carniti, ma le continue incomprensioni peggiorano lo stato d’animo della poetessa. Nel 1955 muore suo padre per infarto e poco tempo dopo nasce la prima figlia, Emanuela e nel ’57 la seconda genita, Flavia. Dopo un periodo di ben otto anni di internamento nel manicomio mette al mondo altre due figlie, Barbara e Simona. Nel 1971, la figlia maggiore va via di casa e due figlie crescono presso famiglie adottive. Tre anni dopo sposa Michele, ex cardiologo.
Nel 1979 scrive i suoi testi più intensi descrivendo la sua esperienza nei ricoveri. Ed è per questo che viene etichettata come ‘folle’. Quando perde il marito si immerge ancora di più nella scrittura. Trova finalmente un periodo di pace. Muore nel 2009, all’età di 78 anni.
Alda Merini è un esempio di donna forte che ha dovuto subire tante umiliazioni. Era accusata di essere una ‘poetessa’, di avere un disturbo mentale, di essere stata ricoverata in un manicomio, di aver riflettuto sul modo in cui i pazienti dei manicomi venivano trattati e ‘curati’, di essere lontana dalla famiglia.
Lei invece alle persone che le sono state accanto ha dato, a modo suo, amore, nient’altro.
Ognuno di noi dovrebbe essere sempre attento, calmo e rispettoso con sua madre, sua figlia, sua moglie oppure semplicemente con un’amica.
Celebrare la festa dell’otto marzo non significa solo regalare una mimosa, ma rispettare, amare, dare un abbraccio e dire ‘’grazie’’ a tutte le donne che ci circondano e ci amano, anche se lo fanno a modo loro come Alda Merini.
di Chiara Giambrone
Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta
che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori,
ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza
e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore
e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano
per aiutarla
quando Lei crolla
sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno
della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate
che il cuore calmi il battito,
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare
tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi sù
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori,
non la strapperete mai.
William Shakespeare (1564/1616)