Stiamo attraversando un periodo d’inflazione, fenomeno assolutamente sfavorevole al risparmio in titoli a reddito fisso come i titoli di Stato o le obbligazioni societarie. Il valore del credito e gli interessi percepiti da chi presta i soldi risultano avere lo stesso valore nominale, mentre il valore reale o potere di acquisto diminuisce. Pertanto, potremo acquistare meno beni con la stessa quantità di moneta rispetto a prima.
Ne consegue che l’inflazione cagiona incertezza e instabilità. Si svaluta il debito pubblico, ma nello stesso tempo aumentano le risorse finanziare da destinare al pagamento degli interessi. In cosa si traduce questo? In un aumento dello spread.
Lo spread, o differenziale in italiano, è per l’appunto la differenza di rendimento tra i BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali) e i Bund tedeschi. Questi ultimi sono i titoli di riferimento (benchmark) per tutti i titoli di Stato europei. Ciò accade perché l’istituto emittente, ovvero il governo tedesco, viene considerato molto solvibile. Lo spread viene calcolato sia in punti base, sia in punti percentuali.
Il quattro marzo scorso gli interessi sui Btp rendevano l'1,53%, mentre il Bund toglie lo 0,10%. Il differenziale è arrivato a 162 punti base, ovvero a 1,62 punti percentuali. La risalita è evidente. Il 31 gennaio del 2022 era di 130 punti base e l’8 marzo dell’anno scorso era 102 punti base.
I massimi storici sono stati raggiunti durante la crisi finanziaria del 2011, quando lo spread balzò a 700 punti base. La situazione si è stabilizzata quando Mario Draghi, allora presidente della Banca Centrale Europea, ha adottato una nuova politica monetaria: il cosiddetto Quantitative Easing (QE). Esso consiste nell’acquisto di titoli di Stato su larga scala nel mercato secondario. L’intervento ha consentito di consolidare i bilanci nazionali di molti Stati dell’area mediterranea dell’UE.
In realtà la BCE può adottare diverse politiche monetarie per mantenere stabile il valore della nostra moneta. Pertanto, rappresenta un soggetto fondamentale per contrastare l’aumento dell’inflazione e non solo. E chi ne diventa presidente, di certo, non ha una missione facile.
Fonte borsaitaliana.it
Mai abbattersi ma guardare avanti
Nella storia ad ogni periodo di crisi, che sia essa economica, politica o sociale, è seguita un’epoca di forte sviluppo che ha riguardato tutti i campi della società, dall’Arte alla Letteratura, passando per la Scienza e l’Economia. Pensiamo, per esempio, al Rinascimento in cui l’uomo prende consapevolezza di sé dopo un Medioevo in cui egli si è sempre annullato in confronto al divino, oppure all’Illuminismo dove l’umanità ritrova la ragione dopo i secoli bui dell’Inquisizione e degli eccessi dell’assolutismo monarchico.
Oggi il mondo sta vivendo quella che potrebbe essere la crisi più spaventosa dell’intera umanità. Non si tratta solamente della crisi economica che sta flagellando i paesi occidentali da oltre un decennio, ma anche di una crisi sociale.
Riflettiamo, ad esempio, sull’immigrazione di massa che sta distruggendo l’ordine sociale di intere nazioni, oppure ancora sulla crisi climatica, i cui effetti sono sempre più evidenti e terrificanti.
I problemi della nostra società sono aggravati, inoltre, dalla recente crisi sanitaria, che ci ha costretti a riflettere attentamente sul nostro stile di vita.
Noi giovani, nella maggior parte dei casi, viviamo questo periodo con la rassegnazione verso un futuro che ci appare più incerto che mai e con rabbia verso le generazioni precedenti e le classi dirigenti, accusate di averci tagliato le ali ancor prima di poter spiccare il volo…
Andiamo allora avanti per inerzia, aspettando che un “nuovo Messia” ci salvi mettendo fine a tutti i nostri mali, oppure, nel peggiore dei casi, non conserviamo neanche questa ridicola speranza… alcuni, non vedendo alcuna luce all’orizzonte, decidono di farla finita.
Ignoriamo però il fatto che non siamo semplici fili d’erba al vento, ma gli artefici del nostro destino e che la felicità e il benessere non ci vengono donati da nessuno e dobbiamo combattere duramente per ottenerli e poi tenerli.
Io sono spesso descritto come un attivista e un idealista che non riesce a vedere il male che c’è nel mondo. A me ricordano di continuo come questa crisi spazzerà via le mie ambizioni, i miei sogni e le mie speranze.
Tuttavia, sono convinto che è proprio nei momenti più bui che la luce brilla più forte… la luce del cambiamento, del progresso e della speranza di poter vivere un giorno in un mondo più giusto, dove ognuno fa la sua parte.
Sono inoltre consapevole di non essere il solo su questa linea di pensiero, perché molta gente di tutte le età, contesti sociali e nazionalità diversificate, si sta mobilitando per cambiare attivamente il nostro futuro.
Pensiamo alle migliaia di manifestazioni che ogni giorno vengono organizzate in ogni luogo del mondo per sensibilizzarci sui temi più cari alla nostra società, per esempio il “Friday for future” o ancora il movimento “Black lives metter” o il Gay Pride che rivendicano l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani.
Tutti questi attivisti stanno mostrando al mondo che un futuro diverso, fatto di sogni e speranze, continua ad esistere e, soprattutto che bisogna “lavorare duro per evitare l’unica crisi che ci minaccia: la tragedia di non voler lottare per superarla.”(A.Einstein)
Quando la passione per il calcio incontra la passione per la finanza
di Salvatore Buccheri
È risaputo che non esiste altro gioco che attrae così tanti appassionati come il calcio. È lo sport nazionale degli italiani, ma lo è anche in tanti altri paesi ed è uno degli sport più popolari nel mondo. Le società di calcio costituite all’inizio del secolo scorso per volontà di pochi appassionati nel corso del tempo si sono trasformate in veri e propri strumenti per gestire ingenti risorse finanziarie. La popolarità degli eventi sportivi ha attratto imprenditori e fondi di investimenti. Negli ultimi tre decenni ha stimolato l’interesse anche dei miliardari cinesi ed arabi. I club europei più prestigiosi hanno cambiato proprietà. Ecco qualche esempio. Gli emiri padroni del petrolio hanno acquistato il PSG, il Manchester City e più recentemente il Newcastle. Tra questi, Al Khelaifi, presidente della squadra francese che portò Neymar a Parigi per circa 222 milioni di euro, ha compiuto l’operazione di calciomercato più onerosa di tutti i tempi.
No, il calcio non è più un giuoco. È una vera e propria industria. È nelle mani dell’economia e della finanza. Quando al bar si discute con gli amici delle partite nessuno può esimersi dal parlare anche della situazione economico-finanziaria di questa o quella società, dei contratti milionari stipulati con i calciatori e delle sostanziose parcelle dei procuratori.
Anche il linguaggio è cambiato. Sono state introdotte parole come calciomercato, fair play finanziario, plusvalenze, minusvalenze etc.
La quotazione in Borsa è stata un'inevitabile conseguenza di questo cambiamento, di questo bisogno cioè di nuove risorse finanziarie. In Italia lo hanno fatto la Lazio, la Roma e la Juventus. Questo ha spinto molti tifosi ad informarsi sull’andamento azionario della propria squadra del cuore.
Titoli che ora sono oggetto di speculazioni finanziarie. Chiunque può acquistare o vendere le azioni. Esistono diverse piattaforme online che consentono lo scambio dei valori mobiliari con pochi click sulla tastiera.
I trader professionisti e gli speculatori possono decidere di tenere i titoli in portafoglio per pochi minuti, per ore (day trading), per pochi giorni (swing trading) o per qualche mese (trading di posizione), lo scopo è sempre lo stesso: speculare sulle variazioni di prezzo del titolo.
Per capire come funziona questo meccanismo prendiamo come esempio le quotazioni della Juventus. Il 21 gennaio le azioni della società torinese hanno chiuso le contrattazioni a circa 0,35 centesimi di euro, cioè con un valore delle azioni dimezzato rispetto alla settimana precedente. La tendenza del titolo era già negativa. Nella prima parte dello scorso novembre il prezzo oscillava intorno ai 0,70 euro, mentre quindici giorni dopo è sceso da 0,68 e poi a 0,54. Il ribasso è stato continuo ed è stato determinato dalla notizia della necessità di aumento del capitale. Queste operazioni finanziarie determinano di solito una diminuzione del prezzo del titolo. Non è un caso che il minimo sia stato registrato a 0,3322, nel giorno conclusivo dell’aumento di capitale. Ora gli investitori ipotizzano una risalita delle quotazioni, ma molto dipenderà dalla gestione finanziaria e dai risultati sportivi della squadra.
Quando si opera in Borsa l’analisi tecnica e quella macroeconomica sono fondamentali. Per fare trading bisogna tenersi costantemente informati sulle vicende finanziarie delle società. Studio e dedizione possono trasformarsi in un'opportunità di lavoro. E per chi ha la passione per il calcio acquisire le competenze finanziarie di certo è più semplice e ‘piacevole’.