Di Carlotta Maestri e Sofia Santana
Al giorno d’oggi sono ancora molti i casi di schiavitù nel mondo anche se è ufficialmente vietata ovunque; oltre 40 milioni di persone sono vittime di questo fenomeno, la maggior parte di loro fanno parte dei settori più poveri e vulnerabili della società. Si tratta in genere di appartenenti a gruppi con uno status sociale inferiore, a minoranze etniche o religiose, a popolazioni indigene o a gruppi nomadi, molto spesso donne e bambini perché la loro situazione li predispone alla povertà e allo sfruttamento e quindi alla schiavitù.
Ci sono numerose tipologie di schiavitù:
Schiavitù per nascita = Le persone sono schiave perché i loro antenati erano schiavi e la condizione si è tramandata di generazione in generazione.
Schiavitù per debiti = Le famiglie più povere ricevono prestiti da un proprietario terriero e devono dare in cambio il lavoro gratuito di uno o due dei loro membri. Dal momento in cui gli interessi sono molto alti, queste persone rischiano di lavorare per tutta la loro vita.
Lavoro forzato = Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sono 24,9 milioni le persone costrette al lavoro forzato.
Traffico e tratta di esseri umani = Secondo UNODC (United Nations Office of Drugs and Crime) tra il 2012 e il 2014 sono statI scoperti più di 500 flussi di tratta in 373 Paesi. Esistono vari tipi di traffico e qui a fianco ve ne elenchiamo solo alcuni.
Testimonianza:
Jennifer non ha ancora 18 anni quando parte per l’Europa insieme a suo fratello, con l'aiuto di un amico del padre; durante il viaggio viene rapita e il fratello, nel tentativo di salvarla, viene ucciso. Jennifer rimane da sola con l’amico del padre e quando arrivano in Italia lui abusa di lei e la costringe a dichiararsi maggiorenne e sua moglie. Dopo essere riuscita a scappare e ad arrivare in protezione, la prima cosa che Jennifer chiede è la celebrazione del funerale del fratello.
Commento:
A proposito della schiavitù, non di può fare molto, nonostante sia condannata e vietata in tutti gli stati, perché sono ancora in tanti a subire questa ingiustizia. È molto difficile, se non impossibile, immaginare la realtà in cui vivono queste persone: ai bambini viene negato il diritto di andare a scuola e sono costretti a lavorare anche a ritmi frenetici e a condizioni inumane. Bisognerebbe parlarne di più e rendere giustizia a queste persone che non meritano altro che la felicità.
LA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE
Oltre alla schiavitù, il mondo risulta succube di un altro fenomeno altrettanto grave: la mutilazione genitale femminile. Secondo l’OMS almeno 200 milioni sono le donne e le ragazze che vivono con mutilazioni genitali (MGF), ogni anno più 3 milioni sono a rischio di subire mutilazioni. Le MGF sono praticate soprattutto in 30 paesi africani e in alcuni paesi del Medio Oriente (Yemen) e in Asia.
I tipi di mutilazione
Esistono tre tipi di mutilazioni genitali: la clitoridectomia in cui viene tolta tutta, o parte, della clitoride; l’escissione che consiste nella asportazione della clitoride e delle piccole labbra; l’infibulazione, la forma estrema, che prevede oltre alla clitoridectomia e all’escissione, anche il raschiamento delle grandi labbra che sono poi fatte aderire e tenute assieme. Le mutilazione vengono praticate nella maggior parte dei casi in età compresa tra i 4 e i 14 anni. In alcuni paesi vengono mutilate bambine con meno di un anno di vita e nello Yemen anche neonate di pochi giorni.
Le conseguenze
Questa pratica causa intenso dolore, provoca shock ed emorragie post-operatorie che possono portare a morte le bambine. Vi possono essere inoltre danni permanenti agli organi vicini, ascessi e tumori benigni ai nervi che innervano la clitoride. L’uso di strumenti non sterilizzati, di spine di acacia e di crini provoca infezioni, e può essere veicolo di trasmissione di HIV. Nel caso dell’infibulazione le complicanze sono più gravi. Infatti, a lungo andare, la ritenzione di urina sviluppa infezioni che possono interessare sia il tratto urinario e i reni che la vagina. Il ristagno del flusso mestruale può provocare infezioni a carico all’apparato riproduttivo che possono portare alla sterilità.
Le motivazioni della pratica
I motivi che portano a praticare le mutilazioni sessuali possono suddividersi in 5 gruppi:
1. Identità culturale
In alcune società, la mutilazione stabilisce chi fa parte del gruppo sociale e viene mantenuta per salvaguardarne l’identità culturale.
2. Identità sessuale
La rimozione di clitoride e piccole labbra – “parte maschile” del corpo della donna – sarebbero indispensabili per esaltare la femminilità.
3. Controllo della sessualità
In molte società vi è la convinzione che le mutilazioni riducano il desiderio della donna per il sesso, riducendo quindi il rischio di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.
4. Credenze
Si ritiene che i genitali femminili esterni siano “sporchi” o pericolosi: alcuni gruppi credono che il contatto della clitoride con il pene di un uomo ne causerebbe la morte; altri che se la clitoride toccasse la testa del neonato, durante il parto, il bambino morirebbe.
5. Religione
La pratica delle mutilazioni genitali femminili è antecedente all’Islam e la maggior parte dei mussulmani non la usano. Tuttavia nel corso dei secoli questa consuetudine ha acquisito una dimensione religiosa e le popolazioni di fede islamica che la applicano adducono come motivo la religione. In realtà le mutilazione genitali vengono praticate anche da cattolici, protestanti, animisti, copti e falasha (ebrei etiopi) nei vari paesi interessati dal fenomeno.
Testimonianza:
Haweya, 27 anni, è stata sottoposta a una mutilazione genitale in Etiopia quando aveva solo 5 anni e ora ha potuto farsi operare al Triemli Spital di Zurigo per correggere le conseguenze di quella violenza. Haweya aveva solo cinque anni quando le venne detto che quel giorno sarebbe diventata una vera donna, purtroppo però non poteva immaginare che le avrebbe cambiato la vita per sempre. Le avevano raccontato che le avrebbero fatto una festa, in realtà venne legata e tenuta ferma dalla sua stessa famiglia; quando le praticarono l'infibulazione, lei svenne dal dolore. Quando si risvegliò, provò dolore nel fare tutto e da quel giorno diventò fredda, scontrosa e il suo rapporto con la madre cambiò, perché la riteneva colpevole dell’accaduto. Quando a 27 anni scopre che è possibile fare un'operazione correttiva, non avrebbe mai immaginato che la sua vita sarebbe potuta cambiare di nuovo, ma in positivo questa volta.
Commento:
La mutilazione è una pratica terribile e senza scusanti che lascia segni indelebili nelle vittime; fortunatamente sono state introdotte delle leggi a protezione delle donne vittime della mutilazione anche se si dovrebbe fare di più. Ci rendiamo conto che è difficile, ma bisogna fare qualcosa per salvare queste donne, ragazze e bambine che soffrono senza neanche potersi opporre.