The father of rock & roll, Bill Haley - cieco da un occhio fin dall'età di quattro anni - nasce a Detroit nel 1925. I suoi genitori sono entrambi appassionati di musica e a tredici anni il ragazzo riceve in dono la sua prima chitarra.
Nel 1947 Haley inizia a lavorare presso una neonata radio della città di Chester, la WPWA, dove condurrà uno spazio musicale per i sei anni a seguire.
Nel 1948 incide il suo primo singolo: ‘’Too many parties and too many pals’’, cover di una canzone del 1926. Al suo debutto discografico seguirono fra il 1949 e il 1950 altri cinque singoli. Il genere di Haley a quei tempi era la musica country, il rock & roll non esisteva ancora.
Nel marzo del 1951 il cantante Jack Brenston incise ‘’Rocket 88’’, un blues ritmato contenente più assoli di pianoforte e sassofono che parlava del sogno di possedere una bella macchina sportiva. Un paio di mesi dopo Bill Haley ebbe l’idea di registrare una cover di quel pezzo suonandola un po’ più veloce e utilizzando la chitarra elettrica invece del piano e del sax. Questa registrazione viene diffusamente indicata come il primo pezzo di rock & roll; era il 14 giugno del 1951.
Il testo si prestava bene per il rock & rollo: parla di un'auto, la "Rocket 88", che viene descritta come un veicolo moderno e potente, con un motore V-8 e un design elegante. Il protagonista è entusiasta di mostrare la sua auto sportiva con il tettuccio convertibile, che fa impazzire le ragazze. La canzone racconta di come lui e le ragazze si divertano a fare un giro in città, godendosi la velocità e la libertà che l'auto offre. È un inno alla giovinezza, alla spensieratezza e al piacere di guidare in stile.
Il ragionier Ugo Fantozzi è uno dei personaggi più celebri del cinema e della letteratura italiana. Ideata da Paolo Villaggio, la storia dell'impiegato della Megaditta appare inizialmente a puntate tra le pagine della rivista L'Europeo nel 1968, per poi essere pubblicata come libro nel 1971. Tale raccolta, intitolata semplicemente Fantozzi, ebbe un successo enorme, vendendo in Italia oltre un milione di copie. Molto apprezzato anche in Unione Sovietica, il libro fece vincere a Paolo Villaggio il premio quale miglior scrittore italiano tradotto in cirillico.
Con l'uscita dei primi due film della notissima e lunga saga, Fantozzi e Il secondo tragico Fantozzi, le sfortunate gag del ragioniere entrano nelle case di tutti gli italiani e nella storia del cinema come fenomeno culturale.
Ma Fantozzi fa solamente ridere? Per molti italiani purtroppo sì. Non sono tanti coloro i quali hanno percepito il messaggio, neanche troppo celato, che sta dietro alla comicità dei primi due episodi della serie (dal terzo in poi Fantozzi è solo un prodotto commerciale, paragonabile ai cinepanettoni).
Fantozzi non è solo lo sfigato che si chiude le dita nella portiera della macchina, non è solo il «vadi» o il «come è umano lei», non è solo questione di riconoscersi in situazioni da "capitano tutte a me". Fantozzi è un'analisi della nostra struttura sociale, è una critica al sistema lavorativo e a tutto ciò che gli ruota attorno.
L'esempio più eclatante di questo "fraintendimento" è senz'altro la celebre scena della Corazzata Kotiomkin. Diciamo la verità, quanta gente pensa che il fulcro della scena sia la battuta «è una pazzesca»? Paolo Villaggio non ce l'ha ovviamente con il cinema impegnato né critica l'intellettualismo, come diversi superficialmente evincono. Villaggio fa ribellare Fantozzi contro le imposizioni della ditta, contro il "sistema" che lo vuole prostrato, ubbidiente e sempre a disposizione. La reazione del ragioniere scatena la rivolta (è quello il clou), ma non può durare: la polizia interviene in favore del "padrone", non dei lavoratori che hanno subito l'ingiustizia. E poi non puoi fare la rivolta se al tuo fianco ci sono arrivisti e opportunisti come Calboni e Silvani.
Altro fraintendimento è la nuvoletta dell'impiegato. La sfiga? il destino o Dio che ce l'hanno con noi? No, in una critica alla società non si può dare colpa alla sfiga o al cielo. Pensiamo a quante volte capita un imprevisto di qualsiasi tipo proprio mentre siamo in vacanza. È sfortuna oppure il destino beffardo? No, la sfortuna non esiste. L'imprevisto può accadere in un qualsiasi momento, è il nostro tempo libero a essere programmato. Se i nostri momenti di relax sono esclusivamente interruzioni dal lavoro, le probabilità di essere felici diminuiscono aritmeticamente.
Ma allora chi è Ugo Fantozzi? È l'italiano medio del suo tempo e probabilmente di ogni tempo.
Per Fantozzi il lavoro è qualcosa di cui essere grati, anche se ci dovesse relegare a una vita insoddisfatta e a tratti umiliante. Il personaggio creato da Villaggio è intrappolato in una mediocrità esistenziale, dove "tempo libero" significa libero dal lavoro; dove le giornate, i mesi e gli anni della vita vengono scanditi dal calendario lavorativo.
Nel suo ruolo di ingranaggio del sistema, Fantozzi non ha mai avuto tempo di imparare a sciare, di giocare a biliardo o di coltivare un qualsiasi passatempo; e viene deriso per questo. Nelle sue grottesche vacanze (programmate) Fantozzi rappresenta gli italiani che cercano di scimmiottare pateticamente le classi dominanti, le quali vedono i loro "inferiori" quasi come degli strani animaletti esotici. Quando si fa festa è la "festa aziendale": il cenone di Capodanno è qualcosa che si "deve fare", uno svago codificato.
Fantozzi è infelice. La sua famiglia è il simbolo del piattume - anche culturale - che regna tra le mura domestiche di tanti italiani. la moglie e la figlia sono "brutte" per sottolineare visivamente l'infelicità del ragioniere in un contesto familiare che non ha mai sussulti e dal quale lui cerca di evadere corteggiando goffamente la signorina Silvani: il tentativo di trasgressione destinato all'insuccesso.
A un certo punto e brevemente nella vita di Fantozzi appare Folagra, il collega comunista che gli apre gli occhi, che porta il ragioniere a leggere Marx e à dire: «ma allora mi hanno sempre preso per il culo!». È una folgorazione momentanea perché Fantozzi viene rimesso subito "sui binari" dal megadirettore. «Io la penso come lei» gli dice. La presa per il culo si rivela e l'impiegato l'accetta. Continuerà a vivere dentro il ruolo che il sistema gli ha assegnato, nella sua eterna insoddisfazione, con il tempo libero che gli concede l'azienda.