Il Cyberbullismo è reato?
In Italia una condotta di cyberbullismo diventa reato nel momento in cui comporti una violazione del codice civile, del codice penale o del codice della privacy. Esistono diverse leggi e direttive ministeriali che spiegano in maniera chiara le linee guida da seguire in termini di prevenzione e di contrasto sia al bullismo che al cyberbullismo.
L’evoluzione tecnologica e l’accesso facilitato al mondo virtuale hanno causato, come effetto sociale negativo, un distanziamento tra le persone e una liquefazione delle relazioni personali. Non possiamo negare, infatti, che oggi molti giovani e adulti preferiscono comunicare via social, evitando l’incontro in presenza. In questo modo è possibile trasformarsi in chiunque, mimetizzandosi tra i milioni di profili senza mostrarsi come realmente si è. Da qui la nascita di profili falsi e l’instaurarsi di rapporti fondati esclusivamente su messaggi, foto riprodotte ad hoc e spesso non realistiche, con l’aumento esponenziale dei rischi di bullismo e cyberbullismo, soprattutto tra i giovani nelle scuole.
Proprio per arginare tale fenomeno, il Governo ha introdotto una norma che obbliga le scuole a nominare un referente per il bullismo, con compiti precisi di prevenzione e risoluzione di tali casi.
Le leggi introdotte in Italia contro bullismo e cyberbullismo sono la Legge n. 107/2015 conosciuta come "legge sulla buona scuola" e
la Legge n. 71/2017 che contiene una serie di norme atte a prevenire e contrastare il cyberbullismo, oltre all’introduzione di una figura obbligatoria in ogni scuola, il referente scolastico per tutte le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. La stessa legge ha lasciato un ampio spazio di autonomia alle amministrazioni scolastiche nelle decisioni che riguardano le attività curricolari, extracurricolari e le scelte degli insegnanti, le finalità organizzative ed educative attraverso un Piano Triennale di Offerta Formativa, che deve comprendere anche le attività di prevenzione del bullismo e del Cyberbullismo.
Obiettivo primario di tale progetto è quello di assicurare in modo diretto la prevenzione di ogni forma di violenza di genere e ogni forma di discriminazione. Si tratta di un documento soggetto all’approvazione del Consiglio d’istituto che deve contemplare specifiche attività, ma sempre in linea con quegli obiettivi previsti a livello nazionale. Proprio per questo deve essere progettato coinvolgendo le diverse istituzioni sociali, culturali ed economiche già operanti sul territorio, congiuntamente agli enti locali, valutando, infine, le proposte e i pareri delle associazioni degli studenti e dei genitori.
L’art. 4 comma 3 della legge n. 71 del 2017 inserisce una figura di sostegno in ogni istituto con specifici compiti di organizzazione e coordinamento delle iniziative di contrasto e prevenzione del fenomeno. Il referente, dunque, è una figura di riferimento scelta tra il corpo docenti presenti nell’Istituto Scolastico ed è in grado di agire in piena autonomia nei limiti dettati dalla normativa. Il referente, inoltre, può agire da solo o avvalendosi della collaborazione di soggetti esterni alla scuola come psicologi, carabinieri, polizia o esperti del settore.
La Legge n. 107/2015 con l'introduzione della figura del referente per la prevenzione del fenomeno del bullismo, ha fatto da apripista a una serie di iniziative, tra cui l’istituzione, nel maggio del 2021, di un Team Antibullismo e di un Team per l’Emergenza, che deve farsi carico dei casi di bullismo che si verificano all’interno del proprio Istituto. Tra le attività di prevenzione, il referente deve raccogliere tutte le pratiche educative positive e le azioni di monitoraggio per ottenere un vero e proprio modello di e-policy d’Istituto, che deve essere diffuso e letto da tutti gli studenti. Tale studio rappresenterà la base per la stesura o la revisione del Regolamento d’istituto o di quei documenti emanati dal dirigente come PdM, PTOF o Rav che contengono le misure di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Ma non solo, il referente assurge a punto di riferimento anche per le vittime, le loro famiglie e i docenti coinvolti, propone al Collegio dei docenti e organizza corsi di formazione e aggiornamento, coordina il team Antibullismo e quello per l’Emergenza e monitora in modo attento i casi di bullismo all’interno del proprio istituto.
Al referente spetta conoscere, prima di tutti, i casi di Bullismo e Cyberbullismo che si verificano all'interno delle classi, affinché possa prendere provvedimenti immediati. Si tratta di figure interne alla scuola ma adeguatamente formate, in grado di affrontare casi più o meno gravi in modo congruo. A tal fine il Ministero della Pubblica Istruzione, per venire incontro a queste problematiche, ha attivato la piattaforma digitale Elisa che mira a formare e guidare i docenti referenti.
Gli Uffici Scolastici Regionali promuovono la pubblicazione di bandi per il finanziamento di progetti finalizzati a realizzare azioni integrate di contrasto del cyberbullismo e di educazione alla legalità. Ciò, al fine di favorire negli studenti comportamenti di prevenzione e contrasto, rendendoli consapevoli del fenomeno e della condotta da tenere al riguardo.
I progetti sono elaborati da reti di scuole, in collaborazione con i servizi minorili dell’Amministrazione della giustizia, le prefetture – uffici territoriali del Governo, gli enti locali, i servizi territoriali, le Forze di polizia, con associazioni ed enti.
Un grande aiuto per sconfiggere il cyberbullismo arriva anche dalla Polizia di Stato. Chi è vittima di soprusi online, infatti, può denunciare il tutto sia nei Commissariati più vicini, sia attraverso il sito web Commissariato di PS online. I docenti o direttamente gli utenti, potranno inviare la loro segnalazione agli uomini della Polizia, con tanto di screen e altre "prove documentali" raccolte nel corso delle settimane.