Vita, incontri e opere di Marcel Proust
Vita, incontri e opere di Marcel Proust
la famiglia - l'infanzia - le vacanze a Illiers
l'adolescenza - gli anni del liceo - le prime amicizie
gli studi universitari - la vocazione letteraria - la morte della nonna
il mondo dei salotti -nuove conoscenze e amicizie - Reynaldo Hahn
alla scoperta del faubourg Saint-Germain - il primo libro pubblicato
la malattia si aggrava - l'impegno nel caso Dreyfus
la scoperta di Ruskin - gli articoli per Le Figaro - Venezia
la morte del padre - esce la traduzione della Bibbia di Amiens
Calmette - Albaret e Agostinelli
Contre Sainte-Beuve - primi abbozzi della Ricerca - I Balletti Russi
alla ricerca di un editore - André Gide - l'amcizia con Jacques Rivière - l'arrivo di Céleste
fine di Agostinelli - la guerra
vivere per completare l'opera - riconoscimenti - la fine
(in costante aggiornamento)
la famiglia - l'infanzia - le vacanze a Illiers
A venticinque chilometri da Chartres, sulle rive della Loira, sorge la cittadina di Illiers (dal 1971, in occasione del centenario della nascita di Proust, denominata Illiers-Combray).
vecchia veduta di Illiers
I Proust vi si erano stabiliti fin dal XVI secolo [albero genealogico Proust - Weil].
I nonni paterni di Marcel Prost, Louis François Valentin Proust e la moglie Catherine Virginie Torcheux gestivano una drogheria sulla piazza del mercato. Ebbero tre figli: Elisabeth Françoise Josephine, Louise Virginie (morta a soli sei anni) e Achille Adrien.
Elisabeth si sposò con André Charles Jules Amiot il 4 maggio 1847. Essi ispireranno i due personaggi della Ricerca zia Léonie e zio Adolphe.
Adrien entrò invece dapprima in seminario, per assecondare il desiderio del padre, ma si accorse presto di non avere la vocazione e decise di rompere con la tradizione familiare, che voleva i Proust saldamente ancorati al borgo della Beauce, recandosi a Parigi a studiare medicina.
Nel 1866 fu ammesso con menzione speciale al concours d'aggrégration, l'esame di stato per l'abilitazione all'insegnamento nelle facoltà di medicina.
Quello stesso anno in Francia scoppiò una grande epidemia di colera e il dottor Proust si distinse per coraggio e abnegazione nella cura dei malati. Comprese che l'unica profilassi efficace consisteva nell'adottare un cordone sanitario per impedire il diffondersi del morbo dai focolai dei paesi orientali. Incaricato di scoprire per quali vie fosse penetrato in Francia dall'Asia, nel 1869 fu inviato in missione ufficiale in Persia presso lo scià e a Costantinopoli.
Divenuto epidemiologo di fama, supervisore presso l'ospedale Charité, nel 1870 Adrien fu insignito della Legion d'onore dall'imperatrice Eugenia.
Un mese dopo aver ricevuto l'onorificenza si sposò con Jeanne Clémenc Weil (nata a Parigi, il 21 aprile 1849) figlia di Nathé Weil (nato nel 1814), agente di cambio israelita e Adèle Berncastel (nata nel 1824) che ispirerà il personaggio della tenera nonna del narratore nella Ricerca). Jeanne era una bella ragazza "dal sereno volto di una vergine di Fiandra", di quindici anni più giovane di Adrien.
Per rispetto verso la sua famiglia Jeanne non abiurò la religione ebraica, ma il matrimonio fu celebrato con rito cattolico.
La coppia andò ad abitare in un appartamento di un palazzo nel nuovo stile haussmanniano, all'8 di rue Roy.
Il dottor Adrien Proust
in un dipinto di Lecomte de Noily
e
la giovane Jeanne
in un ritratto di Anaïs Beauvais.
L'8 di rue Roy [da Google Maps]
Il giorno precedente le nozze, il 2 settembre, a Sedan, i Prussiani avevano preso prigioniero più di metà dell'esercito francese e lo stesso imperatore Napoleone III. Il 4 settembre fu proclamata la Repubblica, mentre i Prussiani marciavano su Parigi.
Il 28 febbraio fu firmato l'armistizio, ma in marzo si accese la rivoluzione della Comune.
Parigi, in mano agli insorti, fu cinta d'assedio, bombardata e ridotta alla fame dalle truppe regolari di Thiers, che attuarono poi una sanguinosa repressione.
Adrien decise di trasferirsi, provvisoriamente, con la moglie, incinta, in una zona più sicura, Auteuil, allora sobborgo residenziale nei pressi del Bois de Boulogne, e luogo di origine di Jeanne, in un appartamento dello zio Louis Weil, al 96 di rue La Fontaine. In quella zona abitavano personalità in vista dell'epoca, tra le quali il pittore Blanche e i Goncourt.
Il 96 di rue La Fontaine
[da Google Maps]
Fu qui che Marcel Proust nacque il 10 luglio 1871. Il 5 agosto ricevette il battesimo cattolico. Dall'atto di nascita apprendiamo che fu chiamato Valentin, Georges, Eugène, Marcel.
[documento tratto da https://gw.geneanet.org/gntstarproustv?]
Alla nascita Marcel era talmente gracile da far temere per la sua sopravvivenza.
Jeanne aveva attribuito questo alle privazioni e allo stress sofferti in gravidanza; in un certo senso si sentì responsabile per il danno che la storia aveva arrecato al suo bimbo prima che nascesse e cercò di rimediarvi con un affetto forse eccessivo, tanto che Marcel dovette accorgersi che la madre lo amava di più quand'era malato e la malattia divenne per lui un mezzo per conquistare il suo amore. Le confessò un giorno: "J'aime mieux avoir des crises et te plaire que te déplaire et ne pas en voir"
Ventidue mesi dopo Marcel nacque il secondo figlio della coppia, Robert, un bel bambino robusto.
Nel romanzo sarà completamente assente la figura di un fratello del narratore.
Robert e Marcel a 3 e 5 anni
Robert e Marcel a 5 e 7 anni
Robert e Marcel con la nonna paterna Virginie [da Pinterest]
La famiglia Proust si trasferì in un bell'appartamento spazioso al primo piano di Boulevard Malesherbes, 9, nei pressi della chiesa della Madeleine e non lontano dal duomo di Saint-Augustin. Nella corte interna si trovava una bottega di sarto che ispirerà quella del giletier Jupien.
Fu la residenza di Marcel Proust e dei suoi genitori fino al 1900.
Dalle finestre si poteva vedere una delle celebri colonne Morris (ancora esistente) su cui erano affisse le locandine degli spettacoli teatrali, su cui sogna il giovane narratore della Ricerca, quando ancora i suoi genitori non gli permettono di andare a teatro.
colonna Morris in Boulevard Malherbes,
[foto di Charles Marville, 1853]
Dalla parte di Swann, 1.Combray:
Fantasie sul teatro e sugli attori famosi
🎧audiolettura (estratto)
casa dell'ìnfanzia a Illiers
zia Elisabeth Amiot
(1828 - 1886)
La sorella maggiore di Adrien Proust e suo marito, ricco commerciante in tessuti di lana, abitavano nella casa al n° 4 di rue du Saint Esprit, oggi Casa di zia Léonie e Museo Marcel Proust.
La famiglia visitava anche il giardino Pré Catelan che lo zio Jules, appassionato di orticoltura, aveva creato alla periferia della città.
Luoghi che più tardi, trasfigurati, avrebbero concorso a creare il paradiso perduto dell'infanzia a Combray.
la camera con gli oggetti cari
alla zia Léonie del romanzo
la lanterna magica
Dalla parte di Swann, 1.Combray:
Fantasie e malesseri seguendo le storie merovinge proiettate dalla lanterna magica
la sala da pranzo e di lettura
Dalla parte di Swann, 1. Combray:
riflessioni sul piacere della lettura
Giornate di letture furtive, quasi clandestine a Illiers. La mattina, quando i familiari uscivano per la passeggiata, Marcel scivolava in sala da pranzo che, insieme al giardino, era uno dei suoi luoghi preferiti, e restava in compagnia dei libri fino al loro ritorno. Poi, dopo la pausa per il pranzo, quando tutti riposavano nelle proprie stanze, tornava alla felicità della lettura nel suo "castello".
La sua mente vagava in mezzo ai personaggi favolosi che avevano fatto ingresso nella stanza.
Giungeva l'ora di andare a giocare e fare merenda al parco lontano dalla casa quasi un chilometro. Il libro portato con sé, era poggiato sull'erba col divieto di aprirlo se non dopo le corse, il gioco "obbligato".
Al rientro serale, Marcel, incurante del pericolo di essere punito se fosse stato sorpreso da qualcuno, continuava il capitolo iniziato. E terminatolo, per placare i "tumulti da troppo tempo scatenati" si alzava e camminava avanti e indietro per la stanza "con lo sguardo ancora fisso su qualche punto che si sarebbe invano cercato nella camera o fuori, perché era situato a una distanza d'anima".
I suoi primi autori preferiti furono George Sand, Victor Hugo, Charles Dickens, George Eliot e Honoré de Balzac.
La vocazione per la scrittura iniziò fin da bambino.
Quando aveva scorto nello stagno il riflesso rosato di un tetto di tegole, la sua gioia era stata tanta da gridare entusiasta: "Caspita, che bello!"
Al tempo stesso sentiva che sarebbe stato suo "dovere" non limitarsi "a quelle parole opache" e cercare di chiarire la sua estasi.
Un'altra volta la visione di tre campanili che si ergevano nella pianura lo riempì di una tale felicità che, presa una matita, tentò di esprimerla con le parolescrittte e dopo, sollevato, si mise a cantare a squarciagola.
Dalla parte di Swann, 1. Combray, I tre campanili : 🎧audiolettura 61
Per molti anni la vocazione avrebbe però urtato contro l'ostacolo della ricerca di intreccio romanzesco, l'obbedienza alle regole della composizione, che fu superato il giorno in cui accettò se stesso qual era, Proust spezzò le catene della tradizione della trama svolgentesi nel tempo e nello spazio, lasciando sgorgare senza costrizioni l'ispirazione che lo animava.
il cancello
il giardino
Dai Souvenirs di Robert Dreyfus:
"Sa santé, à lui, affligait déjà tout le monde. Tandis que son frére cadet Robert resplendissait d'exubérante et joyeuse vigueur, Marcel fut toujours délicat e voué à la souffrance physique dès son jeune âge. Un intolérable 'rhume des foins' faisait chaque année pour lui du printemps une saison atroce, jusqu'à lui interdire le séjour de cette maison d'Auteuil où l'attirait un vieil oncle qu'il aimait beaucoup. Telle fut la double tragédie de son destin. Marcel Proust adorait la campagne, la mer, et il ne pouvait subir les émanations de la nature ni ses forces violentes. Elles lui faisait mal. [...]
I soggiorni regolari in campagna furono interrotti quando Marcel iniziò a soffrire di asma, malattia che ebbe forti ripercussioni sulla sua vita quotidiana, le sue abitudini familiari, compresi i soggiorni ad Illiers che gli furono proibiti a causa dei fiori e dei pollini.
Il bambino stordito da una lunga lettura non avrebbe corso mai più in giardino con le braccia tese, immaginando di essere "un cavallo nella prateria, un gabbiano che sfiora la cresta dell'onda".
Da quel momento avrebbe passato le vacanze sulla costa della Manica.
Ma la malattia, in mancanza di cure adeguate, al tempo, continuò ad affliggerlo per tutta la vita.
Un giorno Proust rispose così a Céleste che gli aveva domandato in che modo avesse potuto contrarre quella malattia:
"Nessuno ha mai saputo dirlo, nemmeno mio padre, che pure era un grande medico. Una sola cosa è certa: che la prima crisi l'ho avuta quando ero ancora bambino, un giorno che giocavo nei giardini degli Champs-Élisées, e già allora non poterono farci niente."
"Non può immaginare cosa fosse allora! Quando la crisi mi prendeva, i miei genitori ne erano sconvolti. Più di una volta mia madre e mio padre hanno vegliato l'intera notte al mio capezzale credendo che stessi per morire, come l'ha creduto lei al ritorno da Cabourg".
E Céleste ricordava di un'altra volta in cui le aveva raccontato: "Una di quelle notti papà dovette andare a prendere nel suo studio tutti i suoi grossi dizionari di medicina per mettermeli dietro la schiena, al di là dei guanciali, in modo che stessi il più diritto possibile, perché affannavo al punto da non poter più respirare. E poiché non c'era niente che potesse darmi sollievo, chiamò uno dei suoi colleghi medici, il quale venne e non trovò altra soluzione che farmi una iniezione di morfina. Risultato: la crisi peggiorò".
Si era interrotto con un risolino, poi l'aveva guardata con un sorriso e aveva continuato:
"Cara Céleste, sapesse come ringrazio il Cielo che quella iniezione non abbia avuto altri effetti! Infatti, siccome l'asma non mi ha mai lasciato, se per sfortuna mi avesse dato qualche sollievo, sarei stato poi tentato, a ogni crisi, di farmi io stesso una iniezione, divenendo forse un morfinomane. Che orrore, quando ci penso! Sì, sarei potuto divenire un relitto umano, come un mio amico* che così si è rovinato."
*riferimento all'amico Jacques Bizet (1872-1922)
Marcel e Robert nel 1882 ca
[da www.magnoliabox.com]
"Una notte mi mostra una vecchia foto: 'Che ne dice, Céleste, di questo bambino?' 'Eh, Monsieur, è un principino. Dio, com'è bello, con quel bastoncino in mano! Fosse biondo potrebbe esser lei'. Disse ridendo: 'Ma, Céleste, io da bambino prima di esser bruno e con il naso rotto come ora, ero biondissimo!'
Si vedeva, comunque, che quel 'principino' gli aveva fatto molto piacere."
[Foto e citazioni da 'Monsieur Proust',
memorie di Céleste Albaret, SE, 2004]
Marcel vestito da Piccolo Lord Fauntleroy,
in occasione di una festa in maschera
Robert e Marcel nel 1885
[da 'Monsieur Proust', memorie di Céleste Albaret, SE, 2004]
Marcel e un compagno al parco Monceau
[www.mediastorehouse.com]
Fra il 1882 e il 1886 Marcel fu solito andare a conversare e giocare agli Champs-Élysées.
[https://fiveminutehistory.com/a-journey-back-in-time-down-the-avenue-des-champs-elysees/]
Dai Souvenirs sur Marcel Proust di Robert Dreyfus, di due anni più giovane, suo compagno di allora e in seguito studente nello stesso liceo:
"Au jardin des Champs-Élisées, près du restaurant des Ambassadeurs, le passant qui vient de l'avenue Gabriel contourne d'abord une assez grande pelouse ornée d'une fontaine que surmonte une statue de baigneuse nouant sa chevelure, puis rencontre deux manèges de chevaux de bois, aprés avoir vu s'éloigner une allée qui longe l'ancient Alcazar d'été.
[...]
Là, j'ai vu Marcel Proust enfant jouer aux barres ou, plus volontiers, converser avec les petits garçons de son temps et déjà nous réciter à tous des vers, mais nous quitter vite, dès qu'il voyait venir une jeune amie préférée. Là, je ne puis plus passer maintenant par hasard sans évoquer silencieusement tout un petit monde vif et lointain de personnages mêlés pour moi à la génése de Swann e de À l'ombre des jeunes filles en fleurs, léger groupe à jamais dispersé, mais dont l'image se reflète ou se transpose dans certains chapitres de ces livres inimitables."
"Jamais je n'oublierai nos entretiens de l'allée de l'Alcazar où il m'initiait, avec tant d'indulgente ardeur, à ses admirations natives, qui devenaient aussitôt les miennes. Racine, Hugo, Musset, Lamartine, Baudelaire chantaient déjà dans sa prodigieuse mémoire poétique, et je me souviens d'avoir connu par lui le nom de Leconte de Lisle. Si je ne craignais de commettre un anachronisme de quelques années, j'affirmerai qu'il parlait aussi avev ravissement d'Anna Karenine et des romans de George Eliot. Et je suis certain de son enthousiasme d'enfant pour Mounet-Sully et pour Mme Sarah Bernhardt, dont il a transmué le génie dans son personnage de la tragédienne Berma..."
"Être d'éxcéption, enfant d'une précocité originale et vertigineuse, il charmait ses petits camarades souvent bien plus rudes, et il les étonnait un peu. Mais qui Marcel Proust étonnait encore bien davantage, c'étaient les personnes d'âge plus respectable: elles étaient unanimes à s'émerveiller des raffinements de sa politesse, de sa grâce et de sa douceur, des complications de sa bonté.
Oui, je le revois, beau et très frileux, emmitoufflé dans des lainages, se précipitant au devant des dames vieilles ou jeunes, s'inclinant à leur approche et trouvant toujours les paroles qui touchaient leur cœur, soit qu'il abordât les sujets d'ordinaire réservés aux grandes personnes, soit qu'il s'informât tout simplément de leur santé."
Un pomeriggio del 1883, in una zona chiamata a partire dal 1969 Allée Marcel Proust, incontrò colei che in seguito definì "l'ivresse et le déséspoir de mon enfance": la giovanissima Marie de Benardaky, figlia di un maestro di cerimonie alla corte russa. Marie e la sorella, sorvegliate dalla governante, andavano ogni giorno al parco, per giocare con altri bambini di ricche famiglie borghesi.
"Je me souviens pourtant de deux sœurs, élégantes, grandes et belles, dont l'ainée inspirait au tendre Marcel une prédilection passionnée, et, comme elles ètaient d'origine ètrangére et 'fort du grand monde' (eût dit Saint-Simon), je crois qu'il prenait un plaisir infini à révéler à sa jeune amie les beautés de notre littérature." (R. D.)
In una lettera del 15 luglio 1887 ad Antoinette Faure che con la sorella maggiore Lucie faceva parte del gruppo di ragazzini che frequentavano il parco (erano figlie del futuro presidente della Repubblica Félix Faure), il sedicenne Marcel rievocava l'incontro con una bambina "très jolie et en plus en plus exubérante".
Antoinette Faure (1871 - 1950)
Marie de Benardaky (1874- 1949)
Marie ritratta da Nadar nel 1893
Proust rievocò spesso questo suo amore inespresso nella corrispondenza e nei romanzi.
Nel 1912 nelle Chroniques del Figaro scrisse: "Quand j'avais douze ans, je jouais aux Champs-Élisées avec une fillette que j'amais, que je n'ai jamais revue, qui s'est mariée, qui est aujourd'hui mère de famille et dont j'ai lu le nom l'autre jour parmi les abonnés du Figaro".
Presente nel suo primo romanzo, dimenticato in un cassetto, Jean Santeuil, col nome di Marie Kossichef, riapparirà nel personaggio della figlia di Swann, Gilberte, primo amore del narratore della Ricerca.
[foto e informazioni da https://terresdefemmes.blogs.com]
Dal Jean Santeuil:
"Così Jean non andò subito a scuola e, quando era a Parigi, con le gambe scoperte affinché il sole potesse scurirle, trascorreva l'intera giornata agli Champs-Elysées, senza che gli inviti dei ragazzini, le proposte delle ragazzine, o le minacce della sua governante, potessero convincerlo a rompere quel suo disperato silenzio e a lasciare la panchina dove si rifugiava nascondendo la testa contro lo schienale. Poi cambiò tutto. Aveva conosciuto una fanciulla russa dalla folta chioma nera, occhi chiari e ironici, guance rosee, e splendente di quella salute, quella vita e quella gioia che a lui mancavano., Ben presto, sin dal mattino non pensava ad altro che al momento in cui poteva vederla sorridere e giocare. E nel tempo che lei trascorreva là, le restava accanto, giocando a sbarra, a nascondino o a fare gli scivoloni. Verso le tre, quanto arrivava agli Champs-Élisées con la governante e la sorella, Jean sentiva un tale tuffo al cuore da rischiare ogni volta di cascare, e bianco come un cencio lavato, gli ci voleva qualche istante prrima di recuperare l'equilibrio. Misurava il piacere d'incontrarla dall'immensità del desiderio e del dispiacere di vederla andar via, perché la sua presenza non riusciva a godersela davvero. Troppo turbato quando arrivava, non era capace di vederla tanto bene come la mattina o la sera prima di addormentarsi. Ogni volta che lei gli rivolgeva la parola, come del resto faceva con gli altri, saltava di gioia lungo il viale, nell'ebbrezza di sentirsi amato. Ma dolendosene notava che la sua gentilezza verso di lui non somigliava all'amore che provava, e che lei poteva dirgli senza paura: 'Se domani piove, non vengo. A dopodomani'. Per fortuna, non era ancora mai piovuto. poi un giorno, arrivò la pioggia. [...]"
"Je crois que pour composer le visage de Gilberte, il a dût juxtaposer e fondre les traits essentiels de ses trés nombreuses amies des Champs-Élisées et d'ailleurs, ainsi que l'atteste l'allusion d'une dédicace qu'il mit sur mon exemplaire de Jeunes filles en fleurs, une de ces pages si longues et circonstanciées qu'elles devaient parfois renoncer d'elles-mêmes au rôle de simple dédicaces et se transformer en vraies lettres, dont elles prenaient soudain la tournure."
"Mais rien ne ressemble moins à une œuvre à clefs que À la Recherche du Temps Perdu, et il serait vain de citer des noms authentiques auprés de la plupart des figures: dans ces mémoires métamorphosés par l'imagination créatrice, le lecteur ne rencontre guére qu'un seul portrait fidéle, mais celui-là poussé jusque dans ses nuances les plus subtiles et profondes, et c'est le portrait di Marcel Proust lui-même." (R. D.)
Del piccolo gruppo degli Champs-Élisées che viveva in buona armonia intorno ai cavalli di legno, facevano parte bambini che sarebbero divenuti filosofi, industriali, negozianti, medici, ingegneri, economisti, deputati, un ambasciatore, giureconsulti, generali. Ma una statistica ben fatta rivelerebbe forse in quella generazione la predominanza di attitudini letterarie: con le parole di R. Dreyfus "que d'èvcrivains en herbe' auprès de nos bosquets!" Fra loro, oltre Marcel e Robert, anche Paul Leclercq, Louis de la Salle e Jean de Tinan.
Nei confronti degli altri bambini sembrava soffrire solo per la sua inferiorità fisica dovuta all'asma, ma vi suppliva con tante altre qualità apprezzate dai più intelligenti. Diceva alla sua fedele governante degli ultimi anni: "Quando ci penso, Cèleste, formavamo proprio un bel gruppo".