Vita, incontri e opere di Marcel Proust
Vita, incontri e opere di Marcel Proust
alla scoperta del faubourg Saint-Germain
Iniziò a formarsi la leggenda di un Proust frivolo e snob.
L'ambiente che più lo affascinava era il faubourg Saint-Germain, il quartiere dell'aristocrazia, dove entrare non era facile, ma egli vi riuscì tramite il succitato Robert de Montesquiou "imparentato con quasi tutta l'aristocrazia europea".
Nel Faubourg Proust scoprì un mondo seducente, uomini e donne idealizzati, le dame all'Opéra erano "bianche divinità" dai "volti lucenti. sotto le loro capigliature di porpora disseminate di perle."
Soirée dans le Faubourg Saint-Germain e Sorti de l'Opéra di J. Béraud
Balcon du Cercle de la rue Royale di J. Tissot
[da Google Art Projec]
L'uomo in piedi col cilindro è Charles Haas, amico di Proust; si erano conosciuti nel 1890, nel salotto di Madame Straus.
Figlio di un ricco agente di cambio, membro del Jockey Club (l'unico di origine ebraica), amico prediletto del conte di Parigi e del principe di Galles, ricercato dall'alta società, frequentava i migliori salotti letterari, teatri, ateliers. Grande amante dell'arte, nel 1868 era stato nominato Ispettore Generale dei Monumenti Storici. Fu decorato per il suo ruolo nella guerra franco-prussiana. Fra le sue conquiste amorose vi fu Sarah Bernhardt.
"Occhi verdi sotto un'alta fronte circondata da capelli biondi quasi rossi, pettinati alla Bressant." Per molti aspetti sembra corrispondere a Charles Swann. Il suo rapporto affettivo con la figlia di Madame Straus, Luisita, sembra rispecchiare quello dell'affettuoso padre di Gilberte. Madame Straus notò le corrispondenze, tanto da riferirsi a lui come Swann-Haas, ma in in una lettera a Gabriel Astruc, del dicembre 1913 (Correspondance 12: 387), poco dopo la pubblicazione del primo volume, Proust negò di aver ritratto la realtà, tranne qualche monocolo, perché troppo pigro per creare qualcosa che semplicementte la duplicasse. Ma ammise che Haas era stato il punto di partenza per il suo Swann. [da https://www.proust-ink]
Charles Haas (1832-1902)
ritratto da Théobald Chartran
Questo quadro del 1903 può avere ispirato a Proust la danza delle 'fanciulle in fiore'?
Bal des jeunes filles
di Joseph-Marius Avy
I facili successi mondani non appagavano però il giovane Marcel che sapeva di trovare la felicità solo nel lavoro e nella sua vera vocazione:
"I veri libri non devono essere figli della notorietà e delle discussioni di salotto, ma dell'oscurità e del silenzio".
A differenza dei suoi colleghi che affrontavano temi impegnativi, Marcel mandava in redazione ritratti di donne di mondo, celebri cortigiani, racconti scritti in modo impeccabile, ma languido e artificioso. I compagni si convinsero che egli pensasse più a farsi accogliere in certi salotti nobili che a dedicarsi alla scrittura.
Robert de Fleur, Marcel Proust e Lucien Daudet, 1894
In questa foto il sedicenne Lucien Daudet (1878-1946), figlio del romanziere Alphonse, posa lo sguardo su Marcel. I due ebbero una breve relazione e in seguito restarono amici per tutta la vita.
Secondo quanto rivelato sul Journal da Jean Lorrain, provocò un violento litigio fra Proust e la madre.
Proust verso il 1895, ritratto da Otto Wegener
Il 14 gennaio 1895 il giornale Le Gaulois pubblicò il suo articolo Un dimanche au conservatoire in occasione di un'esecuzione della Quinta Sinfonia di Beethoven.
il primo libro pubblicato: Les plaisirs et Les jours
Nel 1896 pubblicò in un elegante volumetto, intitolato Les plaisirs et Les jours, i suoi primi testi (saggi giovanili, studi, abbozzi, caricature, fogli sparsi) alcuni inediti, altri già pubblicati in riviste quali Le Banquet, Le Gaulois, La Revue Blanche.
Anatole France, grazie all'intercessione di Madame de Caillavet, acconsentì a firmarne la prefazione. Lo impreziosivano alcuni ritratti musicali di pittori di Reynaldo Hahn, ispirati a versi di Proust, e numerose illustrazioni di Madeleine Lemaire.
Prima pagina della dedica all'amico Willie Heath
lllustrazione di M. Lemaire per Les Plaisirs et Les Jours
Il volume costava tredici franchi e mezzo, un prezzo esorbitante per l'epoca!
Come ricorda Robert Dreyfus, malgrado la sua celebre generosità, Proust si vide costretto a rinunciare alla spesa eccessiva per l'invio di una copia regalo di una così lussuosa pubblicazione a tutti i suoi amici, già molto numerosi all'epoca. La folla degli amici sacrificati dovette contentarsi di scuse complicate, infinite, ma tanto dolorosamente sincere e ingegnosamente eloquenti che, per un curioso fenomeno di mimetismo, la profonda e irrimediabile disperazione testimoniata da Marcel conquistò a poco a poco i suoi interlocutori che si sentivano in difetto, erano tentati di scusarsi a loro volta del dolore che potevano avergli involontariamente causato, astenendosi dal ringraziarlo per un invio che egli non aveva potuto fare.
L'opera fu stroncata dalla critica e l'autore accusato di essere un raffinato bibliofilo e un frivolo perdigiorno. Fu un insuccesso completo. E rischiò addirittura di costargli la vita: offeso dalla recensione eccessivamente sarcastica e offensiva del critico Jean Lorrain, Proust, con molto coraggio, lo sfidò a duello; assistito dal pittore Jean Béraud et da M. Gustave de Bordu si batté alla pistola. M. Béraud che aveva visto tanti duelli, serbò un ricordo molto netto di quella mattina piovosa d'inverno a la Tour de Villebon: "Proust m'écrit-il, malgré sa faiblesse physique, fut très crâne",
Per fortuna nessuno dei colpi andò a segno, l'onore fu salvo e i due si separarono salutandosi.
Robert Dreyfus ricorda: Je fis comme tout le monde, je cornai une carte. E je reçu cette lettre:
(continua)
Racconta ancora Robert Dreyfus che grazie a Jacques Bizet, allora studente in medicina, felice di accogliere e festeggiare gli amici, il loro piccolo gruppo di giovanotti, aveva un nuovo luogo dove riunirsi, dopo la chiusura del Banquet. Non lontano dall'ospedale Hôtel-Dieu, Bizet aveva scoperto e affittato un ultimo piano di una vecchia casa rispettabile dell'Île Saint-Louis, un piccolo atelier la cui finestra si apriva su una stretta terrazza da cui si vedeva una vista sublime su Parigi. Ne fece il suo luogo di lavoro e la sua garçonnière. Ogni venerdì sera vi riceveva amici e amici degli amici. Le serate al Quai-Bourbon non durarono più di un anno o due, ma furono sufficienti perché un gran numero di passanti fossero saliti fino all'atelier di Bizet, dove si fumavano sigarette chiacchierando di politica e letteratura, fra piacevoli compagni e amabili ragazze spensierate.
Probabilmente Marcel non era mai entrato nell'atelier di Jacques Bizet, apparentemente erano più di suo gusto i salotti del faubourg Saint-Germain, dove cominciava ad incontrare giovani persone titolate, a cui in seguito si sarebbe ispirato per animare il personaggio di Saint-Loup, dove apprendere gli usi e gli aneddoti del grand monde che studiava con la pazienza di un entomologo chino a studiare i costumi di certe tribù aristocratiche di formiche.
"Forse provava presso di essi anche la dolcezza di un'accoglienza più entusiasta, più affabile, più indulgente, meno aspra della nostra, e dunque più comprensiva. Ma se in lui si imponeva la necessità (che noi non riuscivamo allora a spiegarci) di impegnarsi 'dalla parte di Guermantes' - mentre noi scivolavamo verso la bohème - non finivamo per questo di seguire la sua ascesa a distanza, con un occhio divertito; i nostri sguardi non si staccavano dalla sua affascinante personalità; la nostra sorridente amarezza per essere 'snobbati' si tingeva, in egual misura, di ammirazione e di ironia.
Questa combinazione di sentimenti si tradusse, non senza clamore, in un episodio della nostra vista di studenti, episodio che devo raccontare perché chi legge possa cogliere le sfumature del disaccordo che intercorreva fra Marcel Proust e il piccolo gruppo di cui la sua vocazione di analista dei costumi mondani lo obbligava a liberarsi.
il teatro di ombre cinesi e la rivista satirica di Jacques Bizet
Jacques Bizet ebbe un giorno l'idea di trasformare il suo atelier in teatro di ombre cinesi. Acquistò una superba lanterna magica, la cui luce era prodotta tramite un grosso tubo di acetilene, che tutti noi contemplavamo con rispettoso timore, dato che egli affermava che, se quel tubo avesse ricevuto un colpo, la casa sarebbe saltata in aria seppellendoci sotto le macerie.
Fu battezzato le Chat-Bourbon (ispirandosi al celebre Chat-Noir). Bizet si offrì di mettere in scena con una ventina di tableaux, Berthe aux grands pieds di André Rivoir. Bizet propose anche a Dreyfus di collaborare ad una nuova rivista satirica, molto aristofanesque, che sull'esempio di quella plebe antica che non risparmiava i suoi lazzi ai generali vincitori, avrebbe rivolto i suoi ai giovani trionfatori letterari dell'anno, che per felice combinazione erano quasi tutti abituali frequentatori del suo atelier. Il 1886 era stato l'anno di Fernand Gregh, per la poesia, di Ernest La Jeunesse per la cronaca mondana, di Lugné-Poe (ancora un veterano del Condorcetm allievo di M. Jalliffier) per il teatro, infine di Marcel Proust che perseguiva una sorta di ariosa carriera offrendo ai salotti i suoi Les Plaisir et les Jours.
La rivista si intitolò Les Lauriers sont coupés. Silhouettes e decorazioni furono disegnate da amici artisti come Forain, Blanche, de Ochoa, Baignéres, Bouwens, Evenopoel, i Rouquès. I ruoli furono distribuiti a ciascuno a seconda del talento; il nostro amico Léon Yeatman che imitava voce e intonazioni di Marcel, accettò questo compito importante dopo un po' di resistenza, temendo di farlo arrabbiare.
Il primo atto era ambientato al parco della Maison de l'Enfance, in cui sfilavano le ombre di Coppée, Deschamps, Gregh, La Jeunesse, Proust, Napléon Ier, Barrès, Blanche, de Régnier... Questa scena rattristò Marcel. Il pastiche del suo linguaggio e della sua gentilezza, le allusioni scherzose al suo snobismo o al prezzo esorbitante del suo libro, tutto questo fu molto anodino. Bizet e Dreyfus avevano scelto di deridere i piccoli difetti di tutti i personaggi, ma con Marcel Proust il tentativo denotò l'imprudenza di un'età senza pietà. Più portato di nessuno al mondo per far ridere gli altri se lo avesse voluto, Proust cedeva con riluttanza a questa riprovevole inclinazione e non amava deridere volontariamente nessuno dei suoi amici in pubblico. Ma per un legittimo bisogno di reciprocità, soffriva per la minima ironia come per una ingiustizia unita alla stupidità. [...] Odiava essere preso in giro, fosse anche su piccoli difetti, che non lasciava per niente volentieri all'altrui stigamtizzazione.
Marcel aveva troppa dignità per far trapelare disappunto, ma si astenne dall'assistere allo spettacolo. Questo andò in scena per tre sere consecutive, il 18, 19 e 20 marzo 1897. Il successo accarezzò dolcemente la vanità degli organizzatori, giovani autori ancora non blasonati. Gregh, dimostrando buon carattere e anche tanta pazienza, accompagnò al piano il poema del suo rivale Rivoire, la cui fama crebbe felicemente grazie alla recita.
"Può essere che quelle nuvole dissipate, presto riformatesi per svanire e poi per riformarsi ancora, fossero rimaste visibili a Marcel Proust in lontanzza, quando scrisse nei Guermantes, a proposito di 'interferenze intermitenti' fra i propri personaggi, che 'l'opinione che abbiamo gli uni degli altri, i rapporti di amicizia, di famiglia, non hanno nulla di fisso tranne che in apparenza, ma sono altrettanto mobili del mare.' E sarei tentato di scoprire una scusante alla nostra impazienza giovanile verso un essere così raro, nella serenità di questa nota nelle Fanciulle in fiore:"
Scrisse in seguito Proust:
"La frequenza di virtù identiche in tutti non è meno strabiliante della molteplicitò dei difetti particolari di ciascuno. [...] Ma la varietà dei difetti non è meno stupefacente della similarità delle virtù. La persona più perfetta ha un difetto che urta o che ci fa andare in bestia. [...] Ognuno dei nostri amici ha talmente i propri difetti che, per continuare ad amarlo, siamo costretti a tentare di consolarci di essi - pensando al loro talento, alla loro bontà, alla loro tenerezza - o piuttosto spiegando tutta la nostra buona volontà, per non tenerne conto."
'Sì, verso i ventincique anni le imperfezioni di Proust ci scioccavano, ci facevano infuriare [...]. Eravamo riusciti, per bontà, a comprendere più tardi che, per continuare ad amare, ammirare la sua persona e la sua opera, occorreva dimenticare le imperfezioni, 'non tenerne conto e trascurarle a favore di tutto il resto.'
Ma quando sentimmo infine questo pienamente, noi che avevamo avuto la possibilità immeritata di conoscerla ai suoi inizi e che avremmo potuto contribuire a rendere la sua giovinezza più dolce, Marcel Proust stava per varcare per sempre la soglia degli Immortali, nel vero Regno delle Ombre." (R. D)